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Macerata, mezzogiorno di fuoco: è tutta colpa di Salvini?

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Chi pensa di ridurre l’episodio gravissimo del giovane Traini ad un rigurgito fascista, si sbaglia di grosso. Ventotto anni, armato di ‘una pistola semiautomatica di produzione straniera’, come recita il rapporto dei Carabinieri che l’hanno arrestato, e di due caricatori, che si suppone abbia scaricato nel suo raid anti-immigrati, già candidato per la Lega alle comunali di Corridonia del 2017, nelle quali non racimolò neanche un solo voto, allontanato dalla palestra che frequentava a causa delle sue posizioni estremiste, un dente di lupo – simbolo di Terza Posizione, movimento neo fascista fondato da Roberto Fiore, attualmente leader di Forza Nuova – tatuato sul sopracciglio destro, il giovane Luca Traini ha dato luogo nella giornata di ieri ad una corsa della morte per le strade di Macerata.

Lui stesso riferisce che la scintilla è scattata quando per radio ha sentito per l’ennesima volta parlare della morte della diciottenne Pamela Mastropietro, e soprattutto dei particolari dello smembramento del corpo della ragazza, chiusa in due trolley e gettata lungo una strada di campagna a Pollenza, vicino a Macerata. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, nella mente di una persona che non aveva mai fatto mistero delle proprie idee xenofobe. A questo punto – è sempre Traini che parla – avrebbe rinunciato ad andare nella palestra in cui si stava recando, sarebbe tornato a casa, avrebbe aperto la cassaforte, preso la sua pistola, regolarmente detenuta, e sarebbe partito, prendendo di mira i luoghi dello spaccio. Alcuni colpi sono stati anche sparati contro la vetrina della sede del PD, responsabile, a sentir lui, dell’immigrazione incontrollata che l’Italia sta subendo da anni.

Si è fatto catturare dai Carabinieri, intervenuti con prontezza, a cui ha fatto il saluto romano, avvolto dalla bandiera tricolore, lasciandosi poi docilmente ammanettare. È chiaro che non si può giustificare un gesto simile, se non riconducendolo ad una mente squilibrata: tutti gli estremismi vanno condannati. Ma è altrettanto chiaro che questa reazione – perché di tale si tratta – è soltanto la punta dell’iceberg di una situazione che gli Italiani stanno subendo da troppi anni, e che ha il suo inizio dal governo Monti.

Le manovre del primo governo tecnico hanno ridotto l’Italia in povertà, colpendo, fra l’altro, il mercato immobiliare, vera colonna portante dell’economia nazionale. La politica portata successivamente avanti da un Renzi troppe volte inadempiente nei confronti delle sue sue stesse promesse; il non aver dato ascolto alla voce dei cittadini, troppe volte insultati a torto con la definizione di ‘populisti’, al punto che oggi il populismo sembra essere la radice di tutti i mali; l’aver coniato un altro termine usato in senso dispregiativo, ‘sovranisti’, riferito a chi vorrebbe maggior rispetto per la propria nazione nei confronti di un’Europa mal sopportata, le cui incongruenze sono sotto gli occhi di tutti; l’immigrazione selvaggia imposta a tutta la nazione, insieme alle elargizioni nei confronti di ‘migranti’ – nuovo termine coniato ad hoc per sostituire quello più appropriato di ‘clandestini’ – troppo spesso ingrati e prepotenti: “Cibo no buono, non c’è la televisione, vogliamo più soldi”, a fronte di Italiani costretti dall’effetto deleterio delle iniziative del governo a vivere sotto i ponti; stupri, omicidi, spaccio di droga, aggressioni a Polizia, Carabinieri, controllori dei treni e dei mezzi pubblici, commessi da quei viaggiatori dei barconi che pensano di avere tutti i diritti; mezzi pubblici sui quali nessuno paga il biglietto, e non c’è chi possa costringere nessuno farlo; zone delle nostre città trasformate in ghetti di fatto, in cui la prepotenza di pochi impone la legge delle giungla; giovanotti di settanta-ottanta chili bene in salute che girano per le nostre città in gruppi, provvisti di smartphone e auricolari, a fronte di immagini desolanti – tese a raccogliere denaro – che passano in TV di bambini africani che muoiono di fame: eccetera eccetera. Tutto questo ha suscitato un sentimento di repulsione nei confronti di un viso dal colore scuro, comunque sia.

Qualcuno ha indicato Salvini e la Lega come responsabili morali di questa sparatoria

Noi diciamo che Salvini ha soltanto denunciato una situazione che sta sfuggendo di mano all’autorità costituita, rifiutando quel buonismo ipocrita che sembra essere tanto di moda specialmente nei nuovi ‘talk show’ della mutua così frequenti in RAI, costruiti per orientare l’opinione di un popolo che troppe volte s’è fatto suggestionare dalle parole di un Renzi marinaio. E che oggi ancora pontifica dai pulpiti elettorali, mentre i Tiggì della RAI gli offrono ogni volta non un piccolo servizio relativo alla notizia, ma un lungo monologo con domande concordate, in apertura, come fosse una tribuna elettorale: alla faccia della ‘par condicio’ di infelice memoria.

Non si tratta quindi soltanto di un rigurgito fascista, come ad alcuni fa comodo sentenziare, perché in esso è implicita la condanna anche penale di un periodo che per legge non può essere riesumato. Consigliamo poi a Roberto Saviano, se vuole assumere il ruolo di accusatore, di mettersi in gioco entrando in politica. Troppo comoda è la posizione di chi può attaccare chicchessia, – in questo caso Salvini – forte della sua passata reputazione di anti-camorra, posizione che ancora oggi gli porta non pochi vantaggi economici con poca fatica. L’Europa sta stretta a molti, in questo paese, ed è quella che oggi condiziona le scelte dei nostri politici, per qualsiasi motivo: ma non certo per l’interesse dei cittadini, vessati da troppe tasse – nonostante i proclami contrari: chi fa i conti tutti i giorno con la spesa lo sa bene – con troppe pensioni troppo basse, dovendo sopportare il sopruso delle pensioni d’oro e dei vitalizi intoccabili perchè ‘diritti acquisiti’, vittime di sprechi istituzionali, di aumento incontrollato e progressivo del debito pubblico, di numerose ingiustizie sociali quotidiane. Non per nulla abbiamo già scritto su queste colonne che la classe politica attuale è decisamente la peggiore, dal 1948 ad oggi, al punto da far dubitare del fatto che il nostro sia uno Stato democratico: e che ‘Democratico’ sia solo un aggettivo senza senso appiccicato al ‘Partito’ di Renzi pe confondere il prossimo. Se noi diciamo ‘prima gli Italiani’, non commettiamo un reato, né bestemmiamo: ci sembra sacrosanto pensare prima a chi è più vicino, a chi a noi è più ‘prossimo’, alla nostra famiglia, ai nostri figli. E se l’Europa, tanto decantata e desiderata anche da una riesumata Bonino, piace tanto ad alcuni, bene, che vadano fuori da un’Italia che non è dello stesso parere. La pace sociale non conquista imponendola dall’alto per convenienze che con la nazione non hanno nulla a che fare, come il bilancio delle banche che ormai comandano in Europa e nel mondo.

L’episodio di Macerata, gravissimo e condannabile, ha tuttavia scoperchiato un vaso di Pandora che bisogna considerare con molta attenzione, senza relegarlo a semplice reato razzista e xenofobo. Se la situazione dovesse continuare in questo senso, la pressione sociale aumenterebbe, e gli episodi come questo troverebbero numerosi e facili emulatori. L’assassino della giovane fatta a pezzi era uno spacciatore clandestino, già condannato e scarcerato, e avrebbe dovuto stare in galera o al suo paese: vogliamo anche di questo dare la colpa a Salvini?

Roberto Ragone

 

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Editoriali

Tutti contro il governo pentaleghista, tra clown involontari e circo mediatico: siamo alla comica finale

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E il nuovo governo cerca di dispiegare le vele, con Giuseppe Conte al timone. Tranne M5S e Lega, tutti soffiano contro, tanti piccoli Eolo. La televisione ci porta la testimonianza di questo, nei Tiggì e nei Talk Show dedicati alla politica. Di contorno, anche qualche discutibile umorista – tipo Crozza , o involontario anche lui, come Fazio, otto milioni di euro all’anno dalla RAI ‘servizio pubblico’ – in altre trasmissioni, che con la politica non hanno nulla a che fare. Ma tant’è, l’Italiano medio – vorremmo dire mediocre – si occupa di politica quando non dovrebbe, e viceversa, quando sarebbe necessario approfondire per dare un indirizzo al paese, almeno evitando le castronerie che ci ammanniscono senza par condicio – vedi il defunto Renzi – si rifugiano nella plebiscitaria presenza sui canali che trasmettono partite di calcio. Non importa quali, purchè sia calcio. Quelle sono le occasioni in cui si sentono talmente patriottici, da esporre al balcone una bandiera tricolore comprata al mercato. Insomma, siamo messi proprio male.

Dicevamo della TV. È diventata un circo

Qualcosa che ormai è fuori moda, e soltanto pochi tenaci nostalgici continuano in queste imprese, il più delle volte con le toppe al sedere. C’è però uno spettacolo che non passerà mai di moda, ed è quello dei clown, dei pagliacci, per dirla in italiano. Grandi scarpe sformate, viso dipinto con labbra assurde, ciuffi di capelli applicati con una cuffia di gomma, e di solito un simulacro di frack, papillon enorme tutto storto, e poi tanta fantasia in un abbigliamento che deve soltanto provocare ilarità. La TV è diventata un circo, a cui alternativamente s’affacciano vari modelli di clown, – involontari – e le risate che suscitano non sono nelle loro intenzioni.

Il nuovo governo – e ancor più il nuovo presidente del Consiglio – hanno suscitato aspre critiche da tutte le parti politiche non coinvolte nel governo.

Ma proprio tutte. Cominciamo con il centrodestra, escluso dalla preclusione di Gigi Di Maio. Un Berlusconi sempre più appannato e malfermo ha tracciato la linea: a morte il governo, ma soprattutto il M5S. E se la prende anche con Mattarella, colpevole, a sentir lui, di non avergli consentito di provare a trovare i voti in parlamento. Come un sol uomo – ah, il dio danaro, cosa fa! – tutti gli azzurri, e purtroppo anche una frastornata Giorgia Meloni (4,2%) si sono accodati compatti a dire le stesse cose. Gasparri è un vero campione di logorrea, la retorica è la sua scienza. Riesce a dire tutto e il contrario di tutto quasi nello stesso momento. È stato perciò delegato a partecipare praticamente in modalità costante ad Agorà il ‘bel’ programma del mattino ‘leggermente’ orientato ancora verso il PD.
Poi ci sono Rosato, Maggiore, Romano, Fiano – tutti ‘onorevoli’, – e le varie soubrette Piddine e non solo che si alternano davanti alla telecamera. Il tema è sempre quello. Gli argomenti sempre quelli. Governo delle destre (quante, non era una sola?), governo pericoloso (perché?), attacco ai risparmiatori e alle fatiche annose del loro lavoro (come se Renzi non lo avesse già fatto, con pretesti vari), programma irrealizzabile (a priori? Aspettate un attimo), governo populista (termine oggi assunto al rango di insulto), premier che ha mentito sul curriculum (già fatto anche quello, una regola per un ministro PD: e la Fedeli?),eccetera eccetera.

I clown di Bruxelles

Junker (ma quanto beve a pranzo? O bisogna intervistarlo solo al mattino?), Moscovici, Dombrowski, ora perfino Macron (da che pulpito) criticano un governo ‘populista’, ‘antieuropeista’, ‘delle destre’ e via così. Il tutto sullo sfondo del solito spread (ormai il re è nudo) manovrato ad arte, ma che non va oltre un certo limite, perché c’è gente che ci rimette. È chiaro che preferivano – loro – quello di prima. Siamo arrivati all’assurdo. Ora quando il faccione di uno di questi personaggi appare sullo schermo, scoppiamo a ridere. Ormai la gente li ha relegati al pari dei comici, e neanche bravi. Senza parlare dei ‘nostri’, dei quali potremmo doppiare gli interventi, togliendo l’audio, tanto sono sempre uguali i loro disgraziati piccoli discorsi. Possiamo dirlo? Smettetela, fate ridere. Forse vorreste portare acqua al mulino di Renzi, Martina e PD – già avevamo dimenticato il buon Martina, il nemico degli uliveti pugliesi – ma sortite esattamente l’effetto contrario. Potremmo reclutarli in blocco e farne uno spettacolo itinerante, magari con un bel tendone variopinto, ma senza tigri e cammelli, e girare per l’Italia; e magari anche a Bruxelles, loro patria di adozione. Ci fermiamo qui.

Savona l’antieuropeista?

Intanto il combattuto forse ministro dell’economia Paolo Savona ha rivelato che la nostra attuale condizione dell’Italia in ambito europeo è esattamente quella a cui tendeva il programma di un ministro del governo di Hitler, negli anni ’40. Nel quale si era prevista, come si è realizzata oggi, una ‘gabbia’ tedesca per l’Italia,- IV Reich? – delegata al rango di luogo ameno e di villeggiatura, al pari della Francia, mentre alla Germania sarebbe toccato di gestire industrie di vario genere. Esattamente ciò che si è ottenuto oggi con l’ingresso nell’area euro e nella UE. Pochi sanno che nel convegno di Yalta, a fine conflitto, si decise che all’Italia fossero posti dei paletti sine die, limitandone l’espansione economica e politica. Esattamente quello che invece Aldo Moro riuscì a realizzare. Purtroppo, al pari di Mattei – che voleva dare impulso alla nazione e ci era riuscito, rendendola autonoma sotto il profilo energetico, e surclassando gli Inglesi – fu ucciso. E la spinta propulsiva dell’Italia, in campo economico ed energetico, cessò improvvisamente. Savona, il quasi ministro dell’economia, fa paura, non solo per le sue idee anti-euro, ma anche perché, come ricordava qualcuno, a 82 anni non ha remore a dire fuor dai denti ciò che pensa.

6 Italiani su 10 vorrebbero uscire dall’Unione, e dall’euro

E se pensiamo a come queste condizioni sono state imposte e sfruttate – comprendendo anche inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio operato alla chetichella – possiamo capirli e dar loro tutte le ragioni. Finalmente, aggiungiamo noi, qualcuno ha incominciato ad aprire gli occhi. Se l’Italia dovesse attuare quella che si chiama Italexit, l’Unione Europea traballerebbe, forse senza speranza. E la Germania potrebbe andare a cogliere margherite. Insomma, lo sport nazionale è diventato, anche sui social, criticare la coalizione di governo, criticare il curriculum di Conte, criticare i programmi, e tutti si accodano – è molto ‘trendy’, vuoi vedere che rispuntano i ‘radical chic’? – dietro al pifferaio di Hamelin. Tutte queste reazioni ci dicono una cosa sola: l’Europa, ma soprattutto la Germania, temono l’Italia libera da pastoie europeistiche, fino a rendere concreta, all’opinione pubblica italiana, la possibilità di uscita dall’euro. Il che ci renderebbe tutti più liberi e felici, e finalmente la nostra nazione – ingiustamente sanzionata da Yalta in poi, quando addirittura s’era deciso di dividerla in quattro diverse zone d’influenza, – USA. UK, Francia e URSS – potrebbe rinascere, con una economia sana e veritiera, non pilotata dall’alto. E dettare noi le leggi all’UE, quelle che fanno meglio ai cittadini italiani e alla nazione. Discorso populista, sovranista? Certo. E’ ora di finirla di assimilare questi termini ad insulti. Semmai sono reati d’opinione, e la UE, grazie a Dio, non è ancora arrivata a sanzionare la libertà di pensiero – ma non ci manca molto, se continuiamo così. Il Professor Savona è in rampa di lancio, ma come al solito le banche, lo spread, l’UE, la Merkel e le agenzie di Rating pretendono di scegliere il nostro governo, condizionando pesantemente il parere di Mattarella, – quello di Napolitano era autoprodotto, essendo lui un feroce e interessato propugnatore della nostra sottomissione – e quindi rischiamo di dover tornare a votare. Cosa che noi ci auguriamo.

In definitiva, la sorpresa più grossa l’avrebbero tutti gli europeisti e schiavisti che ci vogliono sotto il tallone dell’establishment europeo

Diciamo chiaro a queste gente che siamo stufi delle loro ingerenze in casa nostra. Che rispettino il voto di undici milioni di Italiani. In politica, come altrove, si vince e si perde: loro hanno perso, affidandosi a chi affidabile non era, e non è, tuttora, don Matteo Renzi. Non Tiziano, quello deciderà la magistratura se sia affidabile o meno. Se questo è sovranismo, ben venga. Abbiamo altre tradizioni noi, che quelle europeiste, specialmente di ‘questa’ Europa. Rimane la pena che certi parlamentari aggiogati a questo o a quel carretto, e per caso concordi, ma per ragioni opposte, suscitano in chi davanti al televisore vorrebbe sentirli finalmente pronunciare qualcosa di serio, e non solo buffonate vestite da dichiarazioni politiche. Se ne sono capaci.

Roberto Ragone

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Editoriali

Il rododendro, un omaggio floreale per il pd

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Ce lo aspettavamo, ed è accaduto. Il governo più contrastato della storia repubblicana ha ormeggiato la sua barchetta al molo di Palazzo Chigi, salvo Mattarella. La RAI trasmette, puntualmente, ogni giorno, per ogni Tiggì, l’intervento velenoso e rabbioso di un Martina che ha perso il suo aplomb, e si scaglia violentemente, con invettive più rabbiose che reali – “Non glie lo consentiremo, non glie lo consentiremo, non glie lo consentiremo” – contro il sodalizio Lega-Cinquestelle, sul quale nessuno avrebbe scommesso un centesimo appena una settimana fa.

Vorremo, per questo, offrire a Martina e ai ‘martinesi’ – oltre che ai renziani – un omaggio floreale, il rododendro, che di solito si invia a chi ‘si rode dentro’, non riuscendo ad accettare un evento contrario – come in questo caso. Mentre tutti gufavano e davano già per morta la coalizione, e gli Italiani, truffati da chi non riusciva a mettersi d’accordo e “perdeva tempo” a spese della nazione. Navigando di bolina, Matteo e Luigi sono arrivati in porto.

Ora speriamo che, nonostante i parlamentari PD continuino a dire che sono a rischio “I risparmi degli Italiani”, non è chiaro per quale meccanismo, né lo spiegano, esprimendo una sorta di terrorismo psicologico, destinato ad influenzare le menti più semplici, Mattarella non ci metta lo zampino, approvando in tempo record, visto che sono passati già sessanta giorni, il governo che gli è stato sottoposto, con un suggerimento per il presidente del Consiglio, nella persona di Giuseppe Conte, giurista, con un curriculum di diciotto pagine. Sul quale, immediatamente, le malelingue hanno operato un controllo, scoprendo che, ahimè, della frequentazione del nostro presso la New York University non si trova traccia nei documenti dell’ateneo. In realtà, la presenza di Giuseppe Conte riguarda soltanto un ‘perfezionamento’ che lo stesso avrebbe conseguito presso quell’istituto dal 2008 al 2012, confermato dallo scambio di alcune e-mail con Mark Geitsfeld, “autorevole studioso della responsabilità civile della NYU School of Law”, come riporta un quotidiano oggi. Proprio durante il soggiorno del 2014, secondo le e-mail, Conte incontrò Geitsfeld e lo inserì nel comitato scientifico della rivista ‘Giustizia civile’, di cui lo stesso Giuseppe Conte è direttore. Su Twitter un docente di Oslo, Mads Andenas, dichiara che per tali ‘perfezionamenti’ i professori studiano in biblioteca durante le vacanze estive, e non sono ‘staff’ o ‘students’”.

Ma il ‘pezzo’ del corrispondente da Roma del NYT, Jason Horowitz, ha fatto da sponda al malumore del PD, nonostante le sue conclusioni siano affrettate e faziose. Così nella memoria dei meno provveduti rimarrà sempre il ricordo di quel sospetto seminato ad arte per intossicare il cammino di un governo che undici milioni di Italiani hanno alla fine votato, ma che è inviso soprattutto a chi vorrebbe che la situazione in Italia rimanesse com’era quando al timone c’era Renzi. A contestare la tesi della falsificazione curricolare, rimane il curriculum di Conte, un documento di diciotto pagine che non può essere contestato: altrimenti oggi ben più alti lai si leverebbero dai banchi degli sconfitti. Non possiamo credere alla buona fede di chi ha redatto un articolo del genere. La spinta filoeuropea parte da lontano, e si serve anche di materiale d’oltreoceano. Vorremmo, per dovere di cronaca, ricordare che in Italia, nel governo appena smantellato, abbiamo avuto dei casi che in altri paesi avrebbero provocato dimissioni certe e veloci. Per esempio, la tesi di laurea del ministro Madia, che, è stato dimostrato dall’indagine di una puntigliosa giornalista, esser stata copiata. Oppure il caso limite del ministro della Pubblica Istruzione – proprio lei! – che si è autoattribuita, in curriculum, una laurea mai conseguita realmente. Oggi questi personaggi sono ancora al loro posto, né l’opinione pubblica ha inteso protestare, segno evidente del convincimento di una certa ineluttabilità e abitudine alla menzogna a cui ci siamo assuefatti.

Roberto Ragone

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“Che dio ce la mandi buona“… per il domani

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Ormai, la frase che ogni onesto italiano deve pronunciare al mattino è “Che Dio ce la mandi buona“. Questo purtroppo, fa riflettere sul degrado attuale della vita di tutti i giorni, e lo scoramento che si è radicato profondamente nell’animo della maggior parte della popolazione. Per chi ha una certa età, riconoscere questa Italia d’oggi è veramente difficile, dove regna l’anarchia più completa, l’arroganza, l’egoismo, la cattiveria e si potrebbe andare avanti con gli aggettivi più negativi. Ognuno guarda egoisticamente il proprio orticello, dimenticando le regole essenziali ed indispensabili, necessarie per la vita di una società civile. Il nostro paese, vola letteralmente verso una condizione di vita da terzo mondo, cancellando in pochi anni la storia e la nostra cultura, civiltà esportata ovunque.

L’ oppressione delle tasse, il continuo aumento arbitrario dei prezzi su tutti i servizi e su tutti i prodotti, non producono miglioramenti come dovrebbero, ma stanno spingendo la maggior parte della popolazione verso la povertà. Le pensioni, per la maggioranza, non consentono di condurre una vita dignitosa, per non parlare delle minime, veramente vergognose per un paese civile, e gli stipendi che rimangono stabili al contrario dell’aumento vertiginoso del costo della vita.

Ma dove vanno tutti i soldi che noi paghiamo? Le strade dissestate, producono continuamente incidenti, spesso mortali, e quando va bene bisogna riparare i danni meccanici. Il rimedio, per chi governa, è mettere un cartello del limite di velocità di trenta all’ora su una strada nazionale, per scaricare le responsabilità di eventuali tragedie sul cittadino. Vergognoso! Non potersi difendere nella propria casa da delinquenti che entrano per rubare i nostri sacrifici di una vita, con il rischio che qualche giudice possa condannarci a risarcire i suddetti nel caso uno riesca a sopraffarli e ferirli. I rom, tutelati dalle leggi esistenti, spadroneggiano malgrado decine di denunce, fanno piangere giornalmente una moltitudine di persone oneste e turisti che rappresentano una risorsa economica notevole. Dicono di rubare per sopravvivere, ma sono possessori di auto nuove di grossa cilindrata e di kg d’oro. Gli immigrati che continuano a sbarcare in questa groviera di paese, a cui si da assistenza e sostentamento, ci ricambiano con prepotenze, violenze, spaccio di droga, prostituzione e dulcis in fundo, il terrorismo. Le nostre forze dell’ordine sono eccellenti, ma limitate dalle leggi esistenti e dai finanziamenti. Rischiano la vita per arrestare i delinquenti, per poi vederli subito dopo di nuovo in strada. Gli arresti domiciliari sono una vera presa in giro, se poi possono uscire ed avere la possibilità di continuare a delinquere, magari commettendo degli omicidi. I trasporti pubblici nella capitale, sono come si suol dire, allo sfascio completo. Rotture di mezzi obsoleti, scioperi continui, disservizi, non tutela dei passeggeri, hanno portato alla disperazione la popolazione. A Roma capitale, una persona, pur possedendo l’abbonamento della metro, con gli scioperi puntuali durante il mese, è costretta a prendere l’auto, così, oltre l’inquinamento, paga in più la benzina, e qualche eventuale multa per i parcheggi, causa forza maggiore. La tariffa per i rifiuti aumenta sempre di più, ma la sporcizia regna ovunque, anche se c’è da fare una considerazione, quella, dell’inciviltà delle persone che non osservano le regole di convivenza. Ed allora non resta che imporre questa civiltà con molta severità, per non scivolare sempre più nel degrado assoluto.

Il cittadino torna a casa dopo il lavoro, mesto, afflitto da mille pensieri, ma sollevato per aver superato indenne un’altra giornata. Il pensionato vive con la preoccupazione di centellinare ogni piccola spesa, sperando nella salute, poiché altrimenti non avrebbe la possibilità di curarsi, ma tutti accumunati da un identico pensiero ed un’unica speranza, “Che dio ce la mandi buona“ per il domani.

Mario Vito Torosantucci

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