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MAFIA: ALTRI GUAI IN VISTA PER IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA SICILIA

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Dopo la Procura di Caltanissetta, anche quella di Catania ha acceso i fari su Antonello Montante

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di Enzo Basso
Ad aprire le danze è stata la Procura di Caltanissetta. Ma altri guai al capo di Confindustria Sicilia Antonello Montante potrebbero presto arrivare dalla Procura di Catania. Qui, al fascicolo già aperto sul conto dell’imprenditore nisseno, si sono aggiunte le esplosive dichiarazioni di Nico Marino, ex assessore regionale all’Energia del governo Crocetta, che ha polemicamente rassegnato le dimissioni ed è tornato ad indossare la toga di magistrato alla Corte di appello a Roma.

Le pressioni di D’Alia al centro dell’indagine “gli affari in corso” con la Regione del presidente di Unioncamere Sicilia, balzato agli onori della cronaca per il rating di legalità di Confindustria, che investe direttamente il governo Crocetta, del quale Montante è stato il principale sponsor.
Il senatore Gianpiero D’Alia, che ha sempre rivendicato il ruolo di “padrino” per avere pressato su Casini perché si desse il via libera alla candidatura alla Presidenza della Regione dell’ex sindaco di Gela, in un momento in cui il governo Crocetta vacillava, ne ha preso le distanze con una imperdonabile gaffes
politica: “Crocetta? Mi è stato segnalato dal presidente di Confindustra Montante e da Bernava della Cisl…”.

Parole che ora pesano come pietre E investono un governo che della legalità ha fatto il suo tratto di svolazzante marketing sui media. Dal governo Lombardo in poi, l’assessorato alle Attività Produttive, è stato appannaggio di Confindustria, quasi fosse un partito della legalità, con Marco Venturi prima e Linda Vancheri poi.

Oggi le situazioni sono ribaltate Marco Venturi, secondo le indagini della Procura di Caltanissetta, che lo ha sentito a verbale, è uno dei principali accusatori di Montante e dei suoi metodi di gestione del potere associativo, non solo ad Assindustria.
Una crisi che investe anche i rapporti dello stesso Montante con il vicepresidente nazionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, già al Banco di Sicilia, ora nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica, il cuore degli affari di Stato.

Un terremoto silenzioso, imbarazzante, che zittisce tutti i politici A tuonare sono solo i Grillini. Chiedono subito le dimissioni di Montante da tutte le cariche operative, come fa il vicepresidente nazionale dell’Antimafia, Claudio Fava.

Poi solo imbarazzati silenzi. Di Crocetta, che ha continuato a incontrare l’imprenditore e si limita a dire “speriamo si chiarisca tutto”, e di Beppe Lumia, per anni l’alfiere dell’esperienza di legalità che si è visto prima condannare l’ex presidente Raffaele Lombardo e ora si trova al centro di una più che imbarazzante danza di vorticose indagini dove non si capisce, come cantava Giorgio Gaber, “dov’è la destra e dov’è la sinistra”, dove sta la mafia e dove sta l’antimafia. Proprio in compagnia di Lumia, ha raccontato il magistrato Nico Marino ai suoi colleghi etnei, in una imbarazzante riunione all’hotel Excelsior di Catania, Montante avanzò pressioni sul tema dei rifiuti e delle discariche, lì dove ha interessi manifesti il vicepresidente regionale dell’associazione Giuseppe Catanzaro, gestore della discarica di Siculiana, entrato in rotta di collisione con il magistrato assessore per una serie di ispezioni disposte dalla Regione nelle discariche siciliane, a Mazzarrà Sant’Andrea, alla Oikos di Motta Sant’Anastasia e in quella dell’Agrigentino.

Arriva il commissario Se i primi due impianti sono poi stati chiusi per ordine della magistratura, quello di Catanzaro ha superato indenne le ispezioni e continua a lavorare a tamburo battente nell’emergenza continua della Sicilia che va avanti con una ordinanza al mese. Sempre alla ricerca di un “piano b” che non arriva, compresoil trasferimento
all’estero dei rifiuti.

Un fatto che preoccupa molto il governo nazionale
, che ha deciso un nuovo “commissariamento” dell’Isola. Nel nuovo piano nazionale sono previsti due inceneritori, uno dei quali a San Filippo del Mela nella centrale Edipower acquisita al 100% dalla A2a nel’ambito del riordino della ex Edison. Decisione presa senza consultare il presidente della Regione Siciliana che continua a dichiararsi contro e a chiedere un piano più articolato con sei mini inceneritori.

La partita rifiuti Ma la nascita di due maxiinceneritori, ridisegna ora il mercato dell’emergenza-rifiuti: con la Sicilia ancora fanalino di coda nella raccolta differenziata e l’Unione Europea sempre pronta ad infliggere continue sanzioni per i ritardi decennali ad affrontare la problematica. Si è passati dall’emergenza degli Ato, alla vertenza di undicimila dipendenti da ricollocare non si sa più come con la riforma degli Aro.

Un disastro gestionale che come una miccia accesa si sposa a una indagine esplosiva, quella che riguarda Montante e la ragnatela diffusa dei suoi interessi. Una serie di affari che toccano nel cuore il governo Crocetta. Dai trasporti pubblici, dove Montante, titolare di una partecipazione nella Jonica Trasporti, società che fa capo all’Ast regionale, ha presentato una richiesta di risarcimento da 1, 2 milioni di euro al governo Crocetta per la mancata capitalizzazione della società, per arrivare alle scelte pilotate all’Irsap, l’ente chiamato a liquidare le ex Asi, le aree industriali, e alle Camere di Commercio. Proprio su questo fronte si sta giocando in Sicilia una cruciale partita per il controllo della Sac, la società che gestisce l’aeroporto internazionale di Fontanarossa, che sta per approdare in Borsa: Irsap e Camere di Commercio di Catania, Siracusa e Ragusa, oggi riunite sotto un unico ombrello nella Sicilia Orientale, hanno di fatto il controllo della maggioranza del capitale.

Secondo le stime dell’Imi, l’advisor che sta accompagnando a Piazza Affari la Sac, la quotazione porterà in dote allo scalo internazionale etneo una capitalizzazione di seicento milioni di euro. Affari, insomma, all’ombra del distintivo della lotta alla mafia, che hanno portato Franco La Torre, figlio del deputato Pci trucidato nel 1982 dalla mafia, ad avanzare sospetti sulla gestione di “Libera” e di alcuni esponenti dell’antimafia. Circostanze in qualche modo confermate ora dall’indagine della magistratura, che ha decimato la sezione misure di prevenzione di Palermo, guidata da Silvana Saguto e che investono direttamente anche l’Agenzia per i beni confiscati alla Mafia, della quale Antonello Montante era consigliere nazionale, carica dalla quale si è dimesso.

Un pasticcio istituzionale senza precedenti, dagli imprevedibili sviluppi giudiziari. Confindustria nazionale, dopo avere difeso d’ufficio con le dichiarazioni del presidente Giorgio Squinzi l’operato di Antonello Montante, alla luce delle nuove investigazioni ordinate in tutta Italia si mostra ora più cauta. Confindustria nazionale dovrebbe presto andare al voto per il rinnovo delle cariche elettive e a contendersi la corsa dovrebbero essere Giorgio Squinzi e Alberto Bombassei. In Sicilia, invece, il delfino di Montante, Giuseppe Catanzaro, potrebbe vedersela con Gianfelice Rocca, imprenditore sanitario dell’Humanitas.

Confindustria Sicilia è ora in una fase di stallo:
se a Siracusa, patria di Ivan Lo Bello, è stato silurato il direttore reo di avere solo trasformato un contratto co.co.co a tempo indeterminato, ed è stato inviato da Messina il commissario Ivo Blandina, a Messina ora bisogna sostituire Alfredo Schipani, un tempo re delle manutenzioni elettriche al Comune di Messina, la cui gestione è il caso di dire è “andata in corto circuito”. In Sicilia l’associazione industriale si appresta a cambiare “governance” trasformandosi in semplice entità territoriale, sotto un unico ombrello regionale.

Come ai tempi di Mimì La Cavera, il precursore della regione imprenditrice.
Che si è ora trasformata nella regione dei commissari, in bilico sulla revoca.

Come alla Camera di Commercio di Messina. Dove il commissario Francesco de Francesco è stato revocato dall'assessore Maria Lo Bello senza essere sostituto. Perché quello di Crocetta è il governo dei commissari, dalle Province, all’Irsap, all’Esa, a chi più ne ha più ne metta, ora sempre più commissariato
dall’alto, dal duo Faraone-Renzi, in bilico sul più odioso dei sospetti: il concorso esterno. Non alla Rivoluzione. Ma a certi affari “montanti”, definiti dalla procura di Caltanissetta “opachi”.

Esteri

Inghilterra, 12 morti a causa variante indiana nonostante doppia dose del vaccino

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42 sono le persone morte in Inghilterra, fino ad oggi, a causa della variante Delta del Covid-19 meglio nota come variante indiana. Di queste persone 12 avevano ricevuto la doppia dose di vaccino da almeno 14 giorni. Quanto agli altri, 23 non erano vaccinati e sette avevano ricevuto la prima dose da almeno 21 giorni.

I dati sono pubblicati da Public Health England (Phe) citati dal Guardian, che conferma anche che il 90% dei nuovi casi in Inghilterra sia dovuto alla mutazione Delta, che mostra un tasso di diffusione più elevato del 60% in ambito familiare rispetto alla variante Alfa. 

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Ambiente

Anbi: non si può parlare di transizione ecologica e autorizzare le trivellazioni in alto adriatico

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“Riproporre le trivellazioni in Alto Adriatico non è rispettoso del tributo già pagato da quelle popolazioni – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi  per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).  E’ ingiusto che territori di Veneto ed Emilia Romagna, fra l’altro importanti asset turistici, rischino di essere penalizzati dalle conseguenze di  scelte governative localmente non condivise.”

 “I territori delle province di Rovigo, Ferrara e del comune di Ravennaricorda Giancarlo Mantovani, Direttore dei Consorzi di bonifica polesani –   sono stati interessati dallo sfruttamento di giacimenti metaniferi dal 1938 al 1964; l’emungimento di acque metanifere innescò un’accelerazione, nell’abbassamento del suolo, decine di volte superiore ai livelli normali: agli inizi degli anni ‘60 raggiunse punte di 2 metri ed oltre, con una velocità stimabile fino a 25 centimetri all’anno; misure successive hanno dimostrato che l’abbassamento del territorio ha avuto punte massime di oltre 3 metri dal 1950 al 1980. Rilievi effettuati dall’Università di Padova hanno evidenziato un ulteriore abbassamento di 50 centimetri nel periodo 1983-2008 nelle zone interne del Delta del Po.”

L’ “affondamento” del Polesine e del Delta Padano ha causato un grave dissesto territoriale, nonchè ripercussioni sull’economia e la vita sociale dell’area; il sistema di bonifica, indispensabile per mantenere l’equilibrio idrogeologico locale, è attualmente costituito da oltre 500 impianti idrovori e l’aggravio sui bilanci degli enti consorziali per la sola energia elettrica è di circa 20 milioni di euro.

La conseguenza dell’alterazione dell’equilibrio idraulico fu  infatti lo sconvolgimento del sistema di bonifica. Tutti i corsi d’acqua si trovarono in uno stato di piena apparente, perché gli alvei e le sommità arginali si erano abbassate, aumentando la pressione idraulica sulle sponde ed esponendo il territorio a frequenti esondazioni. Gli impianti idrovori cominciarono a funzionare per un numero di ore di gran lunga superiore a quello precedente (addirittura il triplo od il quadruplo), con maggior consumo di energia e conseguente aumento delle spese di esercizio a carico dei Consorzi di bonifica.

Si rese inoltre indispensabile il riordino di tutta la rete scolante così come degli argini a mare.

“Per questo, alle popolazioni di questi territori servono segnali concreti nel segno della sostenibilità, non il riproporsi di paure per situazioni, che continuano a pagare – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI –  Che senso ha parlare di transizione ecologica ed autorizzare la ripresa delle trivellazioni nell’Alto Adriatico?”

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In evidenza

Ddl Zan e legge Mancino, cosa cambia? GayLib e Movimento Nazionale a confronto

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Ddl Zan al centro dell’approfondimento giornalistico ad Officina Stampa di ieri dove la conduttrice giornalista Chiara Rai insieme al giornalista Daniele Priori Segretario Nazionale di GayLib e al portavoce del Movimento Nazionale Giustino D’Uva hanno approfondito quelli che sono i vari aspetti di questa proposta di legge anche confrontandoli con la così detta legge Mancino che al momento è l’unica realtà italiana che punisce i reati d’odio e discriminazione.

Officina Stampa del 10/06/2021

Omotransfobia ma non solo. Il disegno di legge presentato dal deputato del PD Alessandro Zan mira a proteggere omosessuali ma anche donne e disabili dai cosiddetti reati d’odio cioè gli atti violenti discriminatori nei loro confronti o anche solo l’istigazione a commetterli.

I suoi 10 articoli vogliono estendere le norme che già puniscono le discriminazioni o le violenze a sfondo razziale, etnico o religioso anche a quelle basate su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità colpendo anche chi organizzi o partecipi ad associazioni che per gli stessi motivi istighino alla discriminazione alla violenza

Il DDL Zan consentirebbe anche l’apertura di centri anti discriminazione case rifugio per le vittime di odio omofobo e l’istituzione della giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia con l’obiettivo di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Una legge attesa da 25 anni visto che la prima proposta presentata da Nichi Vendola risale al 1996, ma nonostante la lunga attesa sono ancora tante le riserve che accompagnano il cammino del ddl Zan cui vengono rimproverate prima di tutto alcune ambiguità interpretative a cominciare dalle identità di genere definita come l’identificazione percepita manifestata di sé in relazione al genere anche se non corrispondente al sesso indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione.

La legge dell’82 che tutela la persona transessuale non dice che basta l’autopercezione per essere riconosciuto di un genere diverso dal sesso di nascita. Il DDL Zan cancellerebbe invece il dualismo uomo donna a vantaggio di un’autopercezione individuale per la quale non viene richiesta alcuna forma di stabilità.

Il disegno di legge contro l’odio e la discriminazione per alcuni sarebbe invece intollerante verso chi sostiene che la differenza uomo donna esiste e rischierebbe di violare il suo diritto alla libera manifestazione del pensiero per questo nel passaggio alla camera è stata inserita la clausola salva idee per la quale sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte. 

Le modifiche agli articoli del Codice Penale

Il disegno di legge Zan nella prima parte del testo modifica gli articoli del Codice Penale introdotti dalla legge reale del 1975 e successivamente modificati dalla legge 205 del 25 giugno 1993 nota come legge Mancino che ad oggi rappresenta il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini d’odio e dell’incitamento all’odio.

Si tratta degli articoli 604 bis e 604 ter che prevedono il carcere per chi propaganda o istiga la discriminazione alla violenza per motivi razziali etnici nazionali o religiosi. Con il disegno di legge proposto dal deputato del PD Alessandro Zan a questi si aggiungerebbero il sesso, il genere, l’orientamento sessuale, l’identità di genere e la disabilità.

In concreto chi discrimina o usa violenza contro una persona per una di queste ragioni incorrerebbe in un reato d’odio e non più soltanto in una aggravante per futili motivi.

La seconda parte del testo introduce il 17 maggio di ogni anno la giornata nazionale contro omofobia e lesbofobia, bifobia e transfobia, estende la condizione di particolare vulnerabilità definita dall’articolo 90 quater del codice di procedura civile alle persone discriminate per il loro sesso genere orientamento sessuale e identità di genere e colma una mancanza Quella sui dati relativi alle discriminazioni e le violenze lo fa prevedendo che l’Istat realizzi un monitoraggio statistico con cadenza triennale

L’articolo 4 del provvedimento, infine, vuole tutelare la libertà di espressione stabilendo la non punibilità delle opinioni che non determinano un concreto pericolo di atti discriminatori o violenti. 

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