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MARINA MILITARE: EROI SILENZIOSI, EROI OGNI GIORNO – IL VIDEO REPORTAGE DI TIZIANA BIANCHI

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Tempo di lettura 8 minuti La giornalista Tiziana Bianchi dal 27 novembre al 5 dicembre scorsi è stata imbarcata su due unità della Marina Militare impegnate nell’operazione “Mare Sicuro"

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Redazione

Una chiacchierata davanti a un caffè con la giornalista Tiziana Bianchi che ci ha raccontato una esperienza emozionante. Bianchi dal 27 novembre al 5 dicembre scorsi, con specifica autorizzazione del Ministero della  Difesa, è stata imbarcata su due  unita` della Marina Militare (il Bergamini ed il Cigala Fulgosi) impegnate nell’operazione “Mare Sicuro” nel mare prospiciente la Libia . Dopo gli attentati di Parigi, “Mare sicuro”, iniziata nel marzo di quest’anno e` stata implementata. La Marina Militare, oltre a sottrarre da morte certa le vite di migranti, svolge anche attività` di polizia di alto mare per la sicurezza delle  navi, trasposto merci e pescherecci.Durante questo periodo Tiziana Bianchi ha vissuto a stretto contatto con l’equipaggio: “Sono stata trasferita da una nave all’altra in elicottero trovandomi, tra l’altro, a trascorrere la festività di Santa Barbara, patrona della Marina Militare, che a bordo si vive in maniera del tutto singolare. Insieme con i militari, sono stata calata su un’idrobarca, avendo l’opportunità` di osservare e vivere in prima persona il salvataggio di migranti. Nell’arco di 5 ore da notte fonda all’alba, in 3 diversi eventi, ne sono stati salvati 301”. Buona visione


Di seguito l’articolo – reportage redatto da Tiziana Bianchi
Il 2015 nel mondo e, in particolare, per noi italiani, sarà certamente ricordato per due straordinari eventi: l’EXPO e l’apertura dell’anno giubilare. Si tratta di eventi di natura molto diversa, al centro dei quali si pone l’uomo in relazione alla propria vita terrena da un lato e spirituale dall’altro. L’essere umano che oggi, proprio su questi aspetti, è chiamato a difendersi dall’espressione di un’involuzione di se stesso verso un cinico individualismo o, peggio, egoismo, teso ad alterare il rapporto tra gli uomini di culture diverse. Un vero e proprio declino di valori, che nella realtà, lo scorso anno, si è tradotto in trentacinque attacchi terroristici commessi dal Daesh e costato la vita ad oltre 890 persone. Ciò che è accaduto a Parigi il 13 novembre scorso, poi, ha definitivamente segnato i confini tra un’Europa aperta, culla dei valori di civiltà e pacifica convivenza, e l’Europa pervasa dalla paura che, in nome della sicurezza dei propri cittadini, si è sbilanciata verso pericolosi nazionalismi a dispetto di azioni comuni e coordinate tra gli Stati membri. L’innalzamento di muri di confine e la chiusura delle frontiere contro l’ingresso dei migranti ha, d’un colpo, rinnegato i principi cardine sui quali questa Europa affonda le proprie radici.
Come sottolineato anche dal Presidente Mattarella il 14 dicembre scorso, “limitare gli ambiti di libertà equivarrebbe a cedere al terrorismo e tradire i principi di democrazia e tolleranza”. Per il Capo dello Stato, infatti, “chiudere le porte di fronte a queste masse di esseri umani che fuggono da guerre, fame ed oppressione, equivale a cancellare conquiste civili e sociali faticosamente raggiunte”. In linea con le parole del Presidente, bisogna dar atto che l’Italia, oltre a non chiudere le proprie frontiere, perseguendo sempre la linea del dialogo, nel rispetto della sacralità della vita umana, non ha atteso il verificarsi dei tragici eventi per predisporre adeguate misure di prevenzione a tutela della sicurezza. Infatti, dal 12 marzo scorso, dispiegando quattro unità navali della Marina Militare, quattro elicotteri, e circa mille uomini e donne costantemente nel mare prospicente la Libia, ha dato inizio all’operazione Mare Sicuro.
Ed, invero, alla luce dei numerosi attacchi successivi, quasi due terzi dei quali concentrati nella cintura nord africana, tra Libia, Tunisia ed Egitto, la decisione di vigilare proprio quel tratto di mare che ci separa da questi Paesi ha, certamente, sottratto all’illegalità un’importante via di accesso all’Italia e, attraverso essa, all’Europa intera. Peraltro, dopo Parigi e gli altri attentati in Mali e in Libia, Mare Sicuro è stata implementata e, oggi, il Gruppo Navale si compone, di cinque unità.

L’operazione si caratterizza per l’attività di polizia di Alto Mare su una vasta area di 80.000 miglia nautiche quadrate, tutelando la sicurezza dei cittadini e gli interessi economici del Paese. Tenuto conto che il traffico nel Mediterraneo Centrale negli ultimi 13 anni è aumentato del 123%, il Gruppo Navale svolge attività di tutela sia del traffico di merci che della flotta peschereccia italiana, (la terza dei Paesi europei). Un settore che in Italia produce 43 miliardi di valore aggiunto, dando lavoro a 800mila persone. In quel tratto di mare, inoltre, la Marina Militare protegge i siti italiani di estrazione energetica, non solo per esigenze di approvvigionamento, vista la nostra scarsità di risorse, ma anche a tutela di possibili danni ambientali derivanti da un eventuale attacco. Si tratta, insomma, di proteggere specificatamente rilevanti interessi nazionali, di considerevole valore per l’intera economia italiana. Inoltre, le nostre navi contrastano le organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti, compreso lo sfruttamento del traffico di migranti, provvedendo alla sottrazione dei mezzi e all’arresto dei responsabili.
Ma sono i numeri a testimoniare il positivo esito di questa intensa attività, grazie alla quale, nel 2015 sono stati assicurati alla giustizia ben 502 scafisti e tratte in salvo circa 35 mila persone, senza considerare le oltre 151 mila salvate nel 2014 nell’operazione Mare Nostrum. Sì, “persone”, è cosi che preferisco ricordare a me stessa che l’aggettivo “migrante”, altro non riguarda che un essere umano che, esattamente come me, prova dei sentimenti, delle emozioni e condivide gli affetti familiari….Salvare una vita in mare, per un marinaio, è un obbligo morale. “Nessuno può essere lasciato morire in mare”, mi ha rammentato il Comandante Francesco Laghezza a bordo del Cigala Fulgosi.

Ci troviamo a largo del canale di Sicilia, ed è proprio il Comandante Alberto Tarabotto, al comando della Fregata Bergamini, al quarto turno dell’Operazione che, con disarmante naturalezza, mi racconta dell’abbordaggio di un peschereccio che trainava un’imbarcazione con oltre 250 persone: l’intervento del team della Brigata Marina San Marco e degli incursori di Marina (COMSUBIN) hanno consentito di mettere in salvo i natanti in difficoltà e, contestualmente, assicurare alla giustizia 5 malviventi.
Ma chi sono questi speciali uomini e donne della Marina Militare che, non dimentichiamo, analogamente ai militari delle altre forze armate, giurando fedeltà alle istituzioni repubblicane, mettono a disposizione la propria vita, fino all’estremo sacrificio?

Lo domando al Contrammiraglio Pierpaolo Ribuffo, a bordo di nave Bergamini, al comando dell’operazione Mare Sicuro. Ci troviamo in zona operazioni, proprio davanti alle coste libiche, raggiunte dopo circa due giorni di navigazione.
D. Ammiraglio, lei è rimasto a bordo con i suoi uomini per oltre 6 mesi consecutivi, ci può spiegare quali sforzi comporta per un marinaio svolgere questo genere di attività?
R. Si tratta, da un lato, di saper dosare le proprie emozioni, le proprie forze, il proprio stato d’animo e riuscire ad affrontare situazioni di pericolo, contro agguerriti criminali, per sventare tentativi di sequestro ai danni dei nostri pescherecci o a soccorrere con mare agitato i migranti. Dall’altro, di far fronte alla mancanza protratta nel tempo dei propri affetti, ma in questo le nostre famiglie ci sono di conforto, abbiamo delle famiglie consapevoli e molto speciali.
D. La Marina Militare si caratterizza per un elemento non comune ad altre forze armate, l’equipaggio. Che cosa significa far parte di un equipaggio e cosa significa comandarlo?
R. L’Equipaggio è un gruppo di persone direi straordinarie, all’interno del quale, quando si va per mare, si creano delle dinamiche virtuose, si condividono le stesse emozioni, le avversità del momento, la lontananza dai propri cari. Comandarlo significa avere la capacità di essere immersi in questo gruppo, a stretto contatto per percepirne gli umori ma, allo stesso tempo esserne distaccato per poterlo condurre senza che nessuno abbia mai la percezione o il dubbio che un ordine possa essere discusso.
D. Il 28 dicembre 2014, lei è stato protagonista di uno dei più importanti salvataggi nella storia della Marina, della navigazione in generale, per numero di vite tratte in salvo. Al termine delle operazioni, svolte in coordinamento con la Guardia Costiera e l’Aeronautica Militare, sono state salvate 427 persone e anche 2 cani. Una Marina Militare più vicina e al servizio della popolazione?
R. La Marina Militare appartiene alla popolazione ed è al servizio della popolazione nella quotidianità. Siamo orgogliosi di aver fatto bene il nostro lavoro.
D. Nella società odierna la Marina Militare si fa portatrice di valori per così dire, d’altri tempi, di passione, di lavoro, di condivisione?
R. È cosi, basiamo il nostro modo di vivere sui valori, sulle nostre tradizioni. Devo dire che i giovani sono assetati di valori, ne hanno bisogno per crescere e scoprire loro stessi. Abbiamo dei giovani straordinari che, quotidianamente, ci sorprendono in positivo. Siamo davvero ottimisti, è bello averli con noi.

Sul Bergamini incontro anche, il Comandante Catia Pellegrino, Capo Servizio Operazioni,
recentemente insignita dal Presidente Mattarella con il titolo di Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana per il salvataggio di numerose vite in mare, autrice del libro edito da Mondadori, "La scelta di Catia", scritto a bordo di nave Libra. La Marina rappresenta per lei una vera e propria scelta di vita che con orgoglio e fierezza le consente di svolgere il lavoro che ama. “Le persone che operano in Marina sono persone che sacrificano tutte se stesse per gli altri senza risparmiarsi, a dispetto della stanchezza, della fatica…”, ha tenuto a precisare. Secondo il Comandante Pellegrino, il vero appagamento, “arriva dagli uomini che lavorano con te tutti i giorni, che ti riconoscono quello che fai con un sorriso o uno sguardo fiero dritto negli occhi”.
Qualche giorno dopo, restando davanti alle coste libiche, a bordo di un elicottero mi trasferisco sul pattugliatore Com.te Cigala Fulgosi, che vigila un diverso quadrante di mare. È una nave più piccola, diversa, ma è proprio grazie a questa diversità che posso verificare quanto l’equipaggio e la nave siano in simbiosi. La nave non è solo lamiera assemblata, ma è un’entità che riesce a influenzare il proprio equipaggio, esattamente come nell’ippica è il rapporto cavallo e cavaliere. È il binomio che vince o che perde. Sul Cigala Fulgosi, 80 uomini circa, condividono piccoli spazi che obbligano ad una continua e forzata convivenza anche nelle ore di riposo dal servizio.

Ma ciò che di certo ha segnato questa esperienza, è accaduto nel cuore della notte del 3 dicembre scorso. Non avevo sonno e mi trovavo in plancia, dove di notte c’è un’atmosfera magica, indescrivibile, e puoi di certo trovare qualcuno disposto a scambiare qualche parola. Non c’è alcuna illuminazione se non quella del riflesso della luna e della strumentazione elettronica che, grazie alla pazienza ed alla generosità di nocchieri e radaristi (che ho tormentato di domande), ho iniziato anche a comprendere. Ecco, arriva la segnalazione di probabili natanti in difficoltà.

Li troviamo, sono visibili sul monitor dello SVIR, il sistema di rilevazione ad infrarossi.
“Aggiornamento situazione: l’imbarcazione si trova a circa 3 miglia, probabile gommone con migranti a bordo…”. Ci dirigiamo verso di loro per soccorrerli, sono avvolti dalla totale oscurità, appena visibili dal bordo bianco del gommone, già in pessime condizioni di galleggiamento. Le due idrobarche con a bordo la Brigata Marina San Marco, cominciano il trasferimento di 103 persone. A distanza di un’ora arriva una seconda segnalazione, intorno alle 5:00 ne troviamo altre 118.

È l’alba, ci segnalano un ulteriore gommone, andiamo a salvare anche loro.
Mi calo a bordo dell’idrobarca per seguire da vicino le operazioni di salvataggio. Ci siamo, davanti a noi un centinaio di persone disperate che con il terrore negli occhi, vorrebbero, tutte insieme, salire sull’idrobarca che forse, al massimo, può trasportarne 15.Mi rendo conto che la situazione è delicata e potenzialmente pericolosa.
È in quelle condizioni che ho potuto comprendere quanto sottile fosse il confine tra un salvataggio ed un disastro marittimo, tutto era letteralmente nelle mani del nostromo e del componente la Brigata Marina San Marco. Qui la comunicazione verbale è sostanzialmente irrilevante ma, questi uomini, con preparazione ed esperienza, attraverso pochi gesti, comunicano loro che,mantenendo la calma e l’ordine,sarebbero stati tutti salvati. È difficile da spiegare, ma in pochi minuti, improvvisamente, le assordanti grida di disperazione si arrestano.
Loro ci guardano, immobili, senza neanche tendere più le braccia verso di noi. È allora che il nostromo sporge le proprie verso di loro e, uno dopo l’altro, inizia a trarli bordo.
Ed è in quel momento che si compie il miracolo, quegli enormi occhi neri, pieni di paura e tristezza, s’illuminano di speranza. Le persone sottratte alla morte salgono a bordo sul ponte di volo che, nel frattempo, si è trasformato in un vero è proprio centro di accoglienza galleggiante, con tanto di assistenza sanitaria, supportata anche da due eccezionali infermiere volontarie della Fondazione Francesca Rava.
Durante i due giorni di navigazione per rientrare a terra non si risparmia nessuno, giorno e notte. I marinai sono infaticabili, la stanchezza non sembra segnare i loro volti dai quali, invece, puoi leggere, come in un libro aperto, l’orgoglio e la soddisfazione di aver svolto il proprio dovere fino in fondo.

Ma chi sono questi uomini e donne? Sono gli eroi silenziosi, gli eroi di ogni giorno, coloro ai quali non esiterei ad affidare la vita, che ti fanno sentire al sicuro, quelli che, incredibilmente, ti riconciliano con il mondo quando ti sembra di appartenere ad un pianeta diverso.A bordo di una nave militare si respira professionalità, lealtà, rispetto, orgoglio, senso di appartenenza, un ambiente caratterizzato da valori umani e professionali di elevato spessore. Sono i valori che nutrono lo spirito, quelli che solo le persone speciali possono essere in grado di accogliere nel proprio animo.
Questi mille eroi nel Mediterraneo, e tutti gli altri impegnati in diverse missioni nel mondo, sono i nostri eroi silenziosi che ogni giorno rendono migliori le nostre vite. “Il mondo militare deve aprirsi a quello civile”, perché “la Difesa non è un costo ma una risorsa per la collettività”. Parole facilmente attribuibili ad un militare ma, in questo caso, invece,appartengono al nostro Ministro della Difesa, Roberta Pinotti e non possono che essere condivise.
 

Cronaca

Guida contromano nella galleria dell’autostrada per 4 km: il pronto intervento della Polizia stradale evita il peggio

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[VIDEO] L’irrazionale manovra è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza di Autostrade Spa

Quando ai telefoni e alle radio del Centro Operativo Autostradale della Polizia Stradale  arriva la segnalazione di un veicolo contromano la tensione operativa e l’adrenalina salgono vertiginosamente in quanto il conseguente intervento è tra i più complessi e rischiosi a cui sono chiamati gli uomini della Polizia di Stato.

E’ quanto accaduto in A23 pochi giorni fa; erano da poco passate le ore 13:00 e, durante una fitta nevicata, un automobilista italiano alla guida di una Fiat 500L, dopo aver imboccato l’autostrada all’altezza di Camporosso, nel Comune di Tarvisio, in direzione Sud, ha invertito la marcia e percorso in contromano, sulla corsia di sorpasso, tutta la galleria Spartiacque lunga quasi 2 chilometri, parte dei quali in curva, proseguendo nella percorrenza contromano per altri 2 chilometri.

Una buona dose di fortuna ed il pronto intervento, dapprima del personale di Autostrade Spa, poi della Polizia Stradale, ha permesso di porre fine alla folle corsa del veicolo che aveva percorso oltre 4 chilometri contromano.

L’irrazionale manovra è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza di Autostrade Spa, immagini raggelanti visto l’incrocio con altri veicoli regolarmente in transito.

Gli operatori di polizia, a veicolo fermo, hanno chiesto al conducente spiegazioni e questi ha risposto che la pericolosissima condotta era da attribuirsi ad una distrazione; distrazione costata molto cara al conducente in quanto è stato multato con una pesante sanzione amministrativa pecuniaria e gli è stata revocata la patente.

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Cronaca

Venezia, arrestato tunisino membro di una cellula dell’ISIS

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La Polizia di Stato di Venezia ha arrestato un  cittadino tunisino di 25 anni, raggiunto da un mandato di cattura internazionale ai fini estradizionali emesso dal Tribunale di Tunisi per “partecipazione ad associazione terroristica e atti di terrorismo”.

L’arresto è stato eseguito dai poliziotti della Digos di Venezia e Gorizia, coordinati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.

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Cronaca

Potenza, colpo al clan Martorano-Stefanutti”: misure cautelari per 38 persone

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Applicate 28 misure di custodia cautelare in carcere, 9 misure di arresti domiciliari e un divieto di dimora nel territorio della provincia di Potenza

POTENZA – A seguito di una vasta ed articolata attività di indagine dei poliziotti della squadra mobile, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza , si è proceduto, con il supporto e la collaborazione dei poliziotti degli omologhi uffici di altri   venti capoluoghi d’Italia e dei Reparti Prevenzione Crimine di Lazio, Campania, Umbria, Abruzzo, Puglia, Sicilia e Calabria, di due unità cinofile e di un equipaggio eliportato di Reggio Calabria, all’esecuzione, nel corso delle indagini preliminari,  sul territorio di Potenza ed in  diversi Comuni della provincia, di 38 provvedimenti cautelari.

Le misure restrittive riguardano soggetti  ritenuti gravemente indiziati di appartenere all’associazione di tipo mafioso denominata “Martorano-Stefanutti”, operante sul territorio di Potenza e provincia, con estensione anche sul territorio di Matera, ovvero indagati a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi da fuoco, danneggiamento seguito da incendio ed altro, aggravati dall’agevolazione e dal metodo mafioso.

In particolare, sono state applicate 28 misure di custodia cautelare in carcere; 9 misure di arresti domiciliari e un divieto di dimora nel territorio della provincia di Potenza.

Nel corso del medesimo contesto operativo sono stati disposti ed eseguiti, inoltre, n. 7 provvedimenti di perquisizione domiciliare e personale nei riguardi di altrettanti soggetti, dimoranti sul territorio di Potenza e Comuni viciniori.

L’indagine – frutto di una vasta, capillare e complessa attività svolta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza e dalla locale Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile, attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, pedinamenti tradizionali e a distanza, tracciamenti GPS,  acquisizioni documentali, numerosi interrogatori di testimoni e collaboratori di giustizia dissociatisi dai sodalizi mafiosi – lucani, calabresi e siciliani – di rispettiva appartenenza – ha consentito di raccogliere un grave quadro indiziario in merito alla permanenza ed alla continuità operativa del clan “Martorano-Stefanutti” di Potenza ritenuti al vertice della consorteria potentina, ampiamente riconosciuta dalla ‘ndrangheta calabrese e dai clan mafiosi lucani, siciliani e pugliesi.

Le investigazioni, nel corso delle quali sono stati acquisiti documenti contenenti veri e propri riti di affiliazione, regole, organigrammi e ruoli di vertice delle cosche della ‘ndrangheta, hanno disvelato l’esistenza di solidi legami intrattenuti e consolidati nel corso degli anni dal sodalizio lucano con alcuni dei clan maggiormente accreditati sul territorio nazionale, come quello dei “Pesce-Bellocco” di Rosarno (Rc) e quello dei Grande Aracri” di Cutro (Kr), con cui è stato intessuto un consistente e duraturo rapporto di collaborazione criminale coltivato negli anni, specie nel settore elettivo dei videogiochi, per il quale la D.D.A. potentina ha già svolto in passato altra indagine.

Altre proiezioni criminose extraterritoriali interessano esponenti sia della mafia siciliana, legati al sodalizio dei SANTAPAOLA di Catania, sia di sodalizi presenti e operativi in Puglia e Basilicata.

L’indagine ha fatto luce sulla capillare compenetrazione del sodalizio potentino nel tessuto economico ed imprenditoriale cittadino, perseguita anche attraverso il reiterato ricorso ad eclatanti azioni intimidatorie.

La ricostruzione investigativa di oltre quindici anni di azioni delittuose riconducibili a esponenti del sodalizio ha permesso di tracciare – sulla base di indizi ritenuti gravi dal Gip – il solco di un nuovo corso criminale attivo nella città di Potenza, chiaramente mirato a conseguire e consolidare il monopolio su specifici settori, tra cui l’installazione e la gestione di macchinette video-poker ed i servizi di sicurezza e vigilanza all’interno delle discoteche.

Nello spettro strategico-operativo del sodalizio è emersa la spiccata capacità di infiltrarsi nella gestione diretta o indiretta di appalti di opere e servizi pubblici attraverso una fitta rete di contiguità e connivenze insinuatasi persino nelle sfere istituzionali, come nel caso di una sigla sindacale attiva nel comparto sanitario che, anche attraverso il ricorso a metodi impositivi ed intimidatori, ha consentito per lungo tempo una gestione “addomesticata” dei dipendenti di una società, già affidataria dei servizi di pulizia presso l’Ospedale San Carlo di Potenza, favorendo di fatto il concentrarsi del controllo delle assunzioni e dei licenziamenti proprio nelle mani del sodalizio criminoso, che in tal modo ha guadagnato una forte sfera di influenza  e di credito sociale sul territorio.

L’indagine ha inoltre disvelato la regìa comune e condivisa della consorteria potentina con il clan GRANDE ARACRI di Cutro anche nell’azione estorsiva perpetrata in danno di un’altra società affidataria di servizi di raccolta e smaltimento rifiuti presso l’Ospedale San Carlo di Potenza,  azione per la quale è stato già condannato in via definitiva un componente del sodalizio lucano. 

Le risultanze investigative hanno restituito il quadro indiziario di una rinnovata stagione criminale snodatasi anche attraverso il ripetersi di azioni intimidatorie condotte secondo stilemi tipicamente mafiosi, evocativi della garanzia di protezione sul territorio e della necessità di assistenza ai detenuti, anche attraverso il ricorso all’uso delle armi, talvolta impiegate anche per regolamenti di conti interni, come nel caso di una pistola sequestrata nell’agosto del 2020 nel contesto di una discussione per crediti di droga.

Proprio le armi e la droga risultano rappresentare un altro settore di preminente interesse del sodalizio, come confermato anche da pregressi arresti eseguiti nel maggio del 2020, a seguito del rinvenimento di due pistole, oltre che di cocaina e marijuana che gli stessi detenevano in un’abitazione rurale alla periferia di Potenza, e da altri arresti e sequestri di stupefacenti, effettuati nel corso del corrente anno proprio a riscontro delle risultanze investigative.

Il redditizio settore della droga ha permesso al clan  di movimentare cospicue somme di denaro, destinate in parte anche all’assistenza in favore dei sodali detenuti, secondo il consolidato sistema della cd. “bacinella”, tipico delle associazioni mafiose, ovvero una forma di mutua assistenza anche nei confronti di esponenti detenuti presso la Casa circondariale di Melfi dove, oltre a ricevere costante assistenza materiale, si impartivano specifiche direttive verso l’esterno, anche attraverso la consegna di “pizzini”, così continuando a mantenere il controllo del sodalizio.

Le numerose misure restrittive adottate a conclusione  delle indagini, sulla base di grave indizi di colpevolezza, che ovviamente dovranno essere consolidati in fase dibattimentale, rappresentano un ulteriore tassello della complessiva azione  di contrasto alla criminalità organizzata mafiosa lucana, specie delle provincie di Potenza e Matera, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza.

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