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Marina Militare Italiana, tragedia di Lampedusa: quando la verità naufraga in una fiction

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di Tiziana Bianchi

L’ 11 ottobre 2013, alle ore 17:07, si ripete l’ennesima tragedia del mare: il naufragio di un barcone nel quale perdono la vita 26 persone con un numero di dispersi, ancora oggi, indefinito. Sulle circa 300 persone stimate a bordo, 212 sono tratte in salvo da nave Libra della Marina Militare Italiana e da un pattugliatore maltese.

Ma dalle accuse di alcuni sopravvissuti si aprono ben tre inchieste, all’esito delle quali vengono indagati sette ufficiali della Marina Militare italiana.

Come troppe volte osservato, in questo Paese, in barba alla verità e al rispetto del lavoro della magistratura, la macchina del fango si mette in moto, dando vita al solito teatrino della corsa al linciaggio mediatico, senza alcuna reale contezza dei fatti e delle reali circostanze di cui si parla. La verità è oramai un’esigenza di secondo piano, d’altronde le indagini sono inesorabilmente lunghe e, allora, bisogna trovare in fretta “il mostro” da dare in pasto all’opinione pubblica.

 

Ma esaminiamoli questi fatti, così come riportati in atti e non semplicemente “raccontati” ad arte in una fiction, da chi, come il pilota dell’aereo militare maltese, ha dichiarato, senza alcun pudore, che di queste dichiarazioni risponde soltanto al suo Paese. Afferma, il pilota, di aver chiesto aiuto immediato per l’imbarcazione avvistata sul canale 16, quando, invece, come riportato in atti, Roma apprendeva da Malta solo alle 16:44 che l’aereo aveva riferito che l’imbarcazione era ferma. Com’è noto a chi naviga, se avesse chiesto aiuto sul canale 16, la richiesta sarebbe stata senz’altro captata e rilanciata da altre imbarcazioni. Afferma, inoltre, di aver scattato foto (mai prodotte da Malta) e di aver abbassato la quota per vedere meglio, proprio quando il natante si è fermato, per ribaltarsi pochi minuti dopo, alle 17:07 (dalle 14:35 Malta aveva assunto formalmente il coordinamento delle operazioni). Ancora, dalle 16:22, momento in cui Malta chiede intervento per “assess status”, cioè per valutazione ed informazione, senza imminenza di pericolo incombente si passa rapidamente a ruolo “SaR”, cioè ricerca e salvataggio per ribaltamento imbarcazione (17:07). Come ipotizzato dal PM “la causa del ribaltamento del natante deve essere molto probabilmente individuata nel movimento dei migranti a bordo dell’imbarcazione, che sbracciandosi per chiedere aiuto all’arrivo dell’aereo maltese, possono aver determinato il peggioramento delle già precarie condizioni di stabilità e navigabilità del mezzo”. Il pilota dell’aereo, nel filmato confessa che dopo il naufragio ha lasciato le forze armate e gli incubi non lo abbandonano.

Una ricostruzione degli eventi quelli della fiction senz’altro limitata ed artificiosa che, anzitempo, “condanna” sette ufficiali della Marina Militare Italiana alla gogna mediatica, addirittura un mese prima del pronunciamento dell’esito dell’indagine da parte del PM.

Ma nei titoli di coda non passa inosservato che la produzione è a cura di “Malta 24 field producer Ivan M. Consiglio”, guarda il caso, ex ufficiale per 25 anni delle forze armate maltesi, esperto di media, nella fiction in cui un pilota militare maltese, accusa gravemente gli italiani.

 

Una fiction nella quale, insieme con l’imbarcazione di migranti, è inequivocabilmente naufragata anche la verità. Ma quel che stride e sorprende sono le dichiarazioni del Ministro della Difesa Pinotti che, ospite d’onore all’anteprima della fiction, rivolgendosi ai familiari delle vittime ha dichiarato: “da persona e da cittadina italiana io mi sento in dovere di chiedere a loro scusa” mentre il presidente del Consiglio del tempo del naufragio, Enrico Letta ha dichiarato a Repubblica: “dall’inchiesta giornalistica emergono responsabilità evidenti. Uno Stato non può archiviare una tragedia del genere senza garantire piena giustizia. Un lavoro giornalistico di denuncia, che dovrebbe essere presentato in tutte le scuole”. Ma, in quelle stesse scuole, andrebbe anche spiegato e sottolineato come qualsiasi esternazione di un Ministro della Repubblica o di un ex premier, si riflettano sull’immagine dell’Italia nel mondo e, forse, non proprio positivamente, quando intervengono su fatti ancora oggetto d’indagine da parte della magistratura.

 

L’interpellanza Parlamentare

Dello stesso avviso, probabilmente, anche i Senatori Giovanardi, Quagliariello Gasparri che, insieme con altri otto colleghi, il 29 novembre scorso hanno presentato un’interpellanza al Presidente del Consiglio ed al Ministro della Difesa per “per conoscere se il Governo italiano non intenda astenersi dal promuovere ed avvallare fiction cinematografiche senza doverosamente attendere che su quanto accaduto di pronunci la magistratura.”

 

La richiesta di archiviazione del Pm

Il PM, intanto ha chiesto l’archiviazione per tutti e sette gli ufficiali indagati; il GIP accogliendone quattro, ha disposto per il comandante di nave Libra, Catia Pellegrino, un supplemento d’indagine e la richiesta di formulazione di un’imputazione precisa per altri due ufficiali sulla quale si riserverà di decidere per il rinvio a giudizio o sul non luogo a procedere.

Il Comandante Catia Pellegrino, prima italiana al comando di una nave militare, nell’ottobre 2015 ha ricevuto dal Presidente Mattarella l’onorificenza di Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica proprio “Per la competenza e la sensibilità con le quali ha coordinato numerosi drammatici salvataggi in alto mare nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum”. Dalla sua esperienza nell’ottobre 2014 è stata tratta la serie televisiva trasmessa su Rai 3 “La scelta di Catia”. Oggi, invece, viene presentata in tutt’altra veste.

È indescrivibile il dolore e la tristezza che si provano ascoltando le testimonianze dei sopravvissuti di questa ignobile tragedia: hanno perso quanto di più caro al mondo, la famiglia, i figli. Ma il doveroso rispetto di questa condizione, non può e non deve esimerci dalla ricerca della verità. Una verità che deve, necessariamente, incardinarsi tra le parole di questi genitori ed i fatti di coloro che, ogni giorno, nello svolgimento del proprio dovere, mettono costantemente al servizio del prossimo la propria vita.

Le dichiarazioni di Malta che non vuole rendere pubblici i documenti del naufragio, sostenendo che “potrebbero danneggiare le relazioni internazionali tra Malta e l’Italia” e l’assordante silenzio del Governo italiano, rendono ancor più triste ed avvilente i contorni di questa tragica vicenda.

Sequenza degli eventi (La sintesi)

Il primo contatto telefonico
Sono le 12:26 del’11 ottobre 2013 quando Roma IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Centre, Capitaneria di Porto) riceve la richiesta di soccorso da parte dell’imbarcazione, è il dott. Jammo al telefono. Si susseguono telefonate fino alle 12:40 mentre, attraverso la società per la gestione delle comunicazioni satellitari, viene acquisita la posizione del natante in difficoltà ad inizio e fine comunicazioni, rivelando che, contrariamente a quanto affermato nel colloquio telefonico, era in movimento e non ferma. Alle ore 13:00 Roma informa Malta della situazione in quanto l’imbarcazione si trova in zona SaR (Search and Rescue) di competenza maltese.

Gestione operazioni da parte di Malta
Alle 13:05 Malta conferma a Roma l’assunzione del coordinamento (richiesto successivamente anche per iscritto da Roma). Alle 13:15 IMRCC avvisa il Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) che più tardi (alle 13:23) emette un messaggio diretto a tutte le unità in navigazione nella zona. Alle 13:34 l’Ufficiale superiore in servizio presso la Centrale Operativa Aeronavale (COAN) del Comando in Capo della Squadra Navale, il C.F. Nicola Giannotta chiede al collega capo sezione delle attività reali, il C.F. Licciardi se nave Libra potesse dirigersi sulla posizione. Il collega risponde “ancora no” perché il Comando Generale delle Capitanerie aveva passato a Malta e alla Libia i nominativi di due mercantili nelle vicinanze che avrebbero dovuto essere inviati sul posto. Ore 14:35 Roma riceve il fax di formale assunzione coordinamento delle operazioni da parte di Malta. Alle 15:31 IMRCC informa CINCNAV che Malta aveva assunto il coordinamento e che stava inviando una motovedetta. A questo punto (15:34) il C.F. Giannotta avendo adempiuto all’obbligo ricognitivo ed informativo, contatta il comandante di nave Libra, l’ufficiale Catia Pellegrino ordinandole di rimanere a circa un’ora dall’imbarcazione.

Prima richiesta di intervento “Assess status”
Ed è soltanto alle 16:22 che Malta, informando Roma dell’avvistamento dell’imbarcazione da parte di un aereo militare chiede il supporto di nave Libra – ad una distanza di 19 miglia nautiche – per valutare ed informare sulla situazione.

Alle 16:44 l’aereo riferisce che l’imbarcazione si era fermata. Scende di quota per migliorare l’osservazione.

Alle ore 17:04 C.F. Licciardi viene informato del fatto che Malta aveva inviato fax con richiesta di dare ordine di “assess the status”, cioè valutare e riferire.
Pochi minuti dopo tale richiesta, alle 17:07 Malta informa del rovesciamento dell’imbarcazione.

Alle 17:16 nave Libra assume ruolo Controllo Flussi Migratori inviando, in pochi minuti, l’elicottero verso l’imbarcazione, grazie al quale si sono potute salvare un maggior numero di persone.

Com’è evidente, Malta, diversamente da casi analoghi precedenti, assumendo il coordinamento delle operazioni, pur informata che in zona fosse presente la nave italiana, invia un suo pattugliatore per intercettare la nave di migranti, chiedendo supporto soltanto alle 16:22, a circa due ore dall’assunzione formale del coordinamento e oltre tre dalle prime comunicazioni con Roma.

 

 

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1 Comment

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  1. Vincenzo Abruzzese

    2 Dicembre 2017 at 17:35

    È sconcertante con quanta facilità si possa gettare fango su Uomini e Donne della Marina Militare che ogni giorno rischiano la propria vita per il bene del nostro Paese.
    Quando le indagini verranno concluse, e come certo, con la piena assoluzione dei sette ufficiali indagati, vorrei che venga richiesta la radiazione dall’albo giornalistico per il sig Gatti che ha magistralmente manipolato una tragedia di questo tipo con l’unico scopo di farsi pubblicità.
    Pervi membri del governo invece, auguro l’allontanamento immediato dalla vita politica italiana.

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Salute

Covid-19: partita la sperimentazione del vaccino “Made in Italy”

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Partita la sperimentazione del vaccino tutto italiano anti Covid-19 ideato dalla Takis di Castel Romano (Roma) e sviluppato in collaborazione con la Rottapharm Biotech di Monza.

Il primo volontario sano degli 80 previsti per la fase 1 è stato vaccinato oggi nell’ospedale San Gerardo di Monza, uno dei tre centri italiani che, in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca.

E’ coinvolto nella sperimentazione clinica con l’Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e l’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l’Ospedale San Gerardo di Monza.

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Politica

Draghi rimuove Arcuri e nomina il Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19

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Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha nominato il Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliuolo nuovo Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. A Domenico Arcuri i ringraziamenti del governo per l’impegno e lo spirito di dedizione con cui ha svolto il compito a lui affidato in un momento di particolare emergenza per il Paese.

Figliuolo dal 2018 è comandante logistico esercito – Il generale Francesco Paolo Figliuolo, nominato da Draghi nuovo commissario all’emergenza Covid, è originario di Potenza, ha maturato esperienze e ricoperto molteplici incarichi nella Forza Armata dell’Esercito, interforze e internazionale.

Ha ricoperto l’incarico di Capo Ufficio Generale del Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal 7 novembre 2018 è Comandante Logistico dell’Esercito. In ambito internazionale ha maturato esperienza come Comandante del Contingente nazionale in Afghanistan, nell’ambito dell’operazione ISAF e come Comandante delle Forze Nato in Kosovo (settembre 2014 – agosto 2015). Il generale Figliuolo è stato insignito di numerose onorificenze. Tra le più significative la decorazione di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia, la Croce d’Oro ed una Croce d’Argento al Merito dell’Esercito e Nato Meritorius Service Medal.

Salvini: ‘Rimosso Arcuri. Grazie Draghi, missione compiuta’ – “Rimosso il Commissario #Arcuri, al suo posto designato il Generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo. Grazie presidente Draghi. Missione compiuta!”. Lo scrive su Twitter il leader della Lega, Matteo Salvini.

Tajani: ‘Draghi ci ha ascoltato, bene Figliuolo’ –  “Il governo ha recepito le proposte di Forza Italia a favore di un concreto cambio di passo e della nomina di un nuovo commissario per l’emergenza  Covid 19. Un successo politico che va nella direzione dell’interesse nazionale. Buon lavoro al generale Figliuolo!”. Lo afferma Antonio Tajani, Coordinatore nazionale di Forza Italia.

Renzi: ‘Scelta Figliuolo va in direzione chiesta da Iv’ – “La scelta del Presidente Draghi di sostituire il commissario Arcuri con il generale Paolo Figliuolo, responsabile logistico dell’Esercito, va finalmente nella direzione che Italia Viva chiede da mesi. Bene! Servizi segreti, vaccini, Recovery plan: buon lavoro al Governo Draghi”. Così Matteo Renzi su Fb.

Meloni: ‘Bene rimozione Arcuri, Fdi la chiese per prima’ – “Bene ha fatto il presidente Draghi a rimuovere Domenico Arcuri da commissario straordinario per l’emergenza Covid-19. Come Fratelli d’Italia siamo stati tra i primi a chiedere di dare un netto segnale di discontinuità sulla pessima gestione del governo precedente”. Lo dice la leader di Fdi Giorgia Meloni. “Lo abbiamo detto chiaramente già durante le consultazioni, quando abbiamo consegnato al presidente Draghi un dossier con tutte le anomalie e zone d’ombra della gestione commissariale. Buon lavoro al generale Francesco Paolo Figliuolo per questo importante e delicato incarico. Le nostre idee, le nostre proposte e il nostro contributo in Parlamento sono a sua disposizione”, conclude.

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Ambiente

Parco del Circeo: daini a rischio vita

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Adozioni difficili e cessioni a macelli e aziende faunistico venatorie facilitate

I Daini del Circeo sono a rischio vita. Infatti, sono recentemente stati pubblicati tre bandi che riguardano la cessione di questi animali, prevedendo però, oltre all’adozione da parte di enti e associazioni, anche la traslocazione in aziende alimentari o faunistico venatorie.

 “Anche se apprezziamo l’apertura del Parco Nazionale del Circeo per la teorica possibilità di adozione dei Daini” -commentano in una nota unitaria dalle associazioni AM.AN.T Odv  – Animal Aid italia – Arcamica – Earth – ENPA – Gaia – LNDC- “ravvisiamo che non vi è alcuna priorità o prelazione alle adozioni e a soluzioni non cruente”. “Inoltre, siamo fortemente preoccupati per i numerosi paletti imposti proprio a chi vuole salvare gli animali: paletti che non sono previsti per le aziende alimentari o faunistiche venatorie, dove i cacciatori potranno divertirsi a sparare a queste creature.”

Secondo le associazioni, tra le richieste per chi adotta vi è la creazione di un cordolo di cemento lungo chilometri per circondare l’area in cui dovrebbero stare i daini, e ovviabile semplicemente con una buona rete elettrosaldata. “Dubitiamo che aziende faunistico venatorie abbiano tali infrastrutture. D’altro canto non le ha neppure il Parco Nazionale del Circeo che, al contrario, ha recinzioni fatiscenti che consentono ai daini – ma non solo – di attraversare la strada e che necessiterebbero di essere riparate.

Altra preoccupazione è rappresentata dai tempi ristretti per partecipare al bando. “Siamo perfettamente consapevoli che i daini non sono “bambi” così come tutta la fauna selvatica non è quella rappresentata nei cartoni animati e favole, e siamo altresì consapevoli che la loro gestione non può essere improvvisata e deve garantire alcuni standard – ad esempio impedire la fuga e la riproduzione. Proprio per questo, occorre più tempo. Non vorremmo veramente che enti e associazioni che possono ospitare gli esemplari siano costretti a rinunciare, consentendo il via libera alle uccisioni degli animali.

Le associazioni lanciano un pubblico appello sia al Presidente del Parco, già dimostratosi sensibile al tema, sia al Ministero della transizione ecologica. “Mentre si stanno valutando anche azioni legali, chiediamo subito che sia data assoluta precedenza alla salvaguardia della vita degli animali, e chiediamo che sia presa in considerazione anche la possibilità che il Parco stesso, in una zona delimitata, possa tenere i daini sterilizzando le femmine in modo da impedire ogni riproduzione. “La responsabilità di una decennale mancata gestione di questi animali è dell’ente Parco: occorre collaborare, e non condannare a morte i daini facendo pagare loro il prezzo di inadempienze e errori umani”.

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