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MARO’, COLPO DI SCENA: I PROIETTILI SCAGIONANO I DUE UFFICIALI

di Cinzia Marchegiani

 

Del caso Marò si parla già di truffa ai danni dell’Italia e ai due ufficiali Latorrre e Girone. Il fattaccio, se fosse confermato, potrebbe aprire scenari inediti e inclinare i rapporti finora volutamente tenuti “low profile” tra Italia e India.

 

Si parla di truffa? A smascherare la truffa ai danni di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono le stesse carte che il governo indiano ha depositato al Tribunale Internazionale per il Diritto del Mare di Amburgo in cui verrebbe ricostruito l’episodio dove i sue pescatori Valentine, alias Jelastin, e Ajesh Binke' hanno perso la vita il 15 febbraio 2012. Ci si chiede già ora come si stato possibile aver perso tutto questo tempo, più di tre anni.

 

Il fatto. Emergerebbe dal referto autoptico depositato che ad uccidere i pescatori indiano sono state armi diverse da quelle italiane, poiché si cita un'ogiva, estratta dall'anatomopatologo K.S. Sasikala dal corpo di una delle vittime, lunga 31 millimetri, con una circonferenza di 20 millimetri alla base e di 24 nella parte più larga. Proiettili decisamente diversi dal calibro 5,56 Nato in dotazione ai marò, che utilizzano i fucili mitragliatori Beretta AR 70/90 e Minimi.
Insomma un vero boomerang offerto su un piatto d’argento ai due ufficiali italiani, e ad un caso ormai troppo dibattuto che ha fatto emergere come la diplomazia e il carattere del governo italiano non goda proprio di ottima salute.

Anche i documenti fotocopia, le testimonianze dei superstiti. Il Quotidiano Nazionale ricostruisce la truffa sulla base delle testimonianze-fotocopia da parte dei testimoni, i tre pescatori sopravvissuti alla sparatoria del 15 febbraio 2012, che si troverebbero alla 46 eima pagina del referto depositato raccolte il 30 luglio 2015. Qui il comandante del peschereccio Freddy Bosco, 34 anni, residente nello stato meridionale del Tamil Nadu, e il marinaio Kinserian, 47 anni, dichiarano 'onestamente e con la massima integrità' che alle 16,30 del 15 febbraio 2012 il natante 'finì sotto il fuoco non provocato improvviso dei marinai Massimiliano Latorre e Salvatore Girone della Enrica Lexi'. Ma entrambi, sbagliano nello stesso modo il nome della petroliera, la Enrica Lexie. Entrambi aggiungono che i 'tiri malvagi' hanno provocato la 'tragica morte dei cari amici e colleghi Valentine, alias Jelastin, e Ajesh Binke'. La loro vita dopo la presunta sparatoria è descritta nello stesso modo: 'Indicibile miseria e una agonia della mente, una perdita di introiti'. 'La nostra ordalia – concludono – non è finita'".

Le testimonianze sono in realtà tre e sembrerebbero una fotocopia, si fa notare come anche un terzo pescatore Michael Adimai, sentito il 4 agosto e con le identiche parole e come i primi due, denuncia la sua incapacità di portare avanti 'le attività quotidiane..

Il mistero del GPS. Altro elemento che emergebbe sempre dalle carte depositate, rivela il quotidiano, riguarda il Gps del Saint Antony, il peschereccio indiano, non fu consegnato da Bosco alla polizia appena arrivò in porto, ma otto giorni dopo, il 23 febbraio 2012, assieme a un computer malridotto. Un tempo certamente comodo per poter manomettere i dati registrati dalle apparecchiature dell’imbarcazione.

Sono passati più di tre anni e solo ora emergono questi documenti che parlano di incompetenza e superficialità nell’aver gestito un caso diplomatico che ha intrappolato in India sue ufficiali della nostra Marina Militare e ora restituisce molti dubbi e vuoti che qualcuno seriamente dovrà dare spiegazione.