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MARO': LUNEDI' DAVANTI AL TRIBUNALE DI AMBURGO PER DECIDERE LA LORO SORTE

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C’è la possibilità che Latorre possa tornare in Italia

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di Angelo Barraco

Roma – Si torna a parlare dei due Marò e lunedì sarà un giorno importante ad Amburgo poiché presenzieranno i massimi esperti di diritto internazionale. Il destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è in ballo davanti al Tribunale internazionale del diritto del mare (itlos) Davanti la corte c’è la possibilità che Latorre possa tornare in Italia e che Girone invece può tornare nel nostro paese quando l’arbitrato internazionale deciderà chi ha ucciso i due pescatori. Da lunedì inizia la partita, da una parte c’è David Bethlehem, con il suo team legale a rappresentare l’Italia e dall’altra parte due noti principi del foto indiani, ci saranno inoltre: PL Narasimha, Alain Pellet, un avvocato francese che e' stato presidente della Commissione di Diritto Internazionale dell'Onu, e il britannico Rodman Bundy. L’udienza la presiederà il giudice Vladimir Golitsyn. Farà parte del tribunale anche il professore di diritto internazionale Francesco Francioni. L’udienza si svolgerà lunedì ma le parti si incontreranno probabilmente domenica pomeriggio in modo informale. Lunedì l’Italia presenterà le sue ragioni oralmente, nel pomeriggio toccherà all’India, poi si sceglieranno 3 giudici, uno scelto dall’Italia, uno dall’India e uno neutrale. L'Italia deve dimostrare che c'e' competenza del tribunale e che c'e' anche urgenza nell'applicazione delle misure richieste per i due maro', per non vanificare le decisioni che saranno prese dal tribunale arbitrale. 
 
La storia: La storia di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone ha inizio il 15 febbraio 2012, quando due pescatori indiani, Valentie Jalstine e Ajesh Binki vengono uccisi da colpi di arma da fuoco, a bordo della loro barca, a largo delle coste del Kerala. I principali accusati per la loro morte sono Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che prestavano servizio anti pirateria sulla petroliera Enrica Lexie. I due Marò sostengono di aver sparato in aria come avvertimento. Il fatto sarebbe avvenuto in acque internazionali a sud dell’India. Il 19 febbraio 2012 ai due marò scatta il fermo, per il governo indiano non vi è dubbio alcuno che, trattandosi di un peschereccio indiano e di due vittime indiane, si debba attuare la legge territoriale. Per l’ambasciatore Giacomo Sanfelice, l’episodio era avvenuto su una nave battente bandiera italiana, oltretutto l’episodio era avvenuto in acque internazionali. Il 20 febbraio 2012 il villaggio di Kollam, nel cuore dell’India del Kerala, diventa un’area piena di una folla inferocita e di militanti politici che inveiscono contro i Marò che giungono in quel villaggio per l’avvio del procedimento giudiziario. I militanti politici gridano “Italiani mascalzoni, dateci i colpevoli, giustizia per i nostri pescatori, massima pena per i marines”. Il 24 marzo 2012, la Corte del Kerala afferma che l’atto compiuto dai Marò “E’ stato un atto di terrorismo”, e tale affermazione accende la tensione tra Italia ed India. Il 10 aprile 2012, dall’India arriva la notizia che la perizia balistica andrebbe a sfavore di Latorre e Girone. Un responsabile del laboratorio di Trivandrum conferma che i proiettili sono compatibili con i mitragliatori usati da Latorre e Girone. Il 5 maggio 2012, dopo 80 giorni di sosta forzata presso il porto di Kochi, nel sud dell’India, la petroliera Enrica Lexie salpa dopo aver ottenuto i permessi. La nave fa rotta sullo Sri Lanka e con essa vi sono 24 uomini di equipaggio e 4 militari dell’unità antipirateria, non partono ovviamente Latorre e Girone. Il 13 maggio 2012 anche il sottosegretario agli esteri, Staffan De Mistura torna in India per proseguire l’azione per il rilascio dei Marò e afferma il suo essere ottimista e che non vi è alternativa al rilascio. Il 25 maggio 2012, dopo aver passato 3 mesi nel carcere indiano di Trivandrum, Latorre e Girone vengono trasferiti in una struttura a Kochi e viene loro concessa la libertà su cauzione e il divieto di lasciare la città. Il 20 dicembre 2012 la loro richiesta di poter avere un permesso speciale e poter trascorrere le festività natalizie in Italia viene accolta, con l’obbligo di tornare in India entro in 10 gennaio. Latorre e Girone atterrano il 22 dicembre a Roma e ripartono il 3 gennaio. Il 18 gennaio 2013 la Corte Suprema indiana stabilisce che il governo del Kerala non ha giurisdizione sul caso e chiede che il processo venga affidato ad un tribunale speciale da costituire a New Delhi. Il 22 febbraio 2013 la Corte Suprema indiana concede ai due Marò il rientro in Italia, per quattro settimane, per votare. Il 9 marzo 2013 il governo indiano avvia a New Delhi le procedure per la costituzione del tribunale speciale. L’11 marzo 2013 l’Italia decide che i due Marò non rientreranno in India perché New Delhi ha violato il diritto internazionale. Roma si dice disponibile a giungere ad un accordo. Il 12 Marzo 2013, New Delhi convoca l’ambasciatore italiano Daniele Mancini, esigendo il rispetto delle leggi. Il giorno successivo, 13 marzo, il premier indiano Manmohan Singh minaccia seri provvedimenti e vi sono anche le dimissioni dell’avvocato Marò in India, Haris Salve. Il 14 marzo 2013 la Corte Suprema indiana ordina all’ambasciatore italiano Mancini di non lasciare l’India. Vi è anche un intervento di Napoletano che propone una soluzione basata sul diritto internazionale. Tre giorni dopo la Corte Suprema indiana decide di non riconoscere l’immunità diplomatica di Mancini, la reazione che ha l’Italia è quella di accusare l’India di Evidente violazione della convenzione di Vienna. Il 20 marzo 2013, la procura militare di Roma sentirà i due Marò e riferisce che sono indagati per “Violata consegna aggravata”. Il 21 marzo 2013 è un giorno in cui tutto si capovolge, Palazzo Chigi annuncia che i due Marò torneranno in India, precisando che in cambia è stata ottenuta un’assicurazione scritta sul trattamento e la tutela dei diritti dei due militari, viene precisato anche che l’India ha garantito che non ci sarà la pena di morte. Il 22 marzo 2013 i due Marò rientrano in India e si trasferiscono all’ambasciata italiana a Delhi. Il ministro degli esteri indiano Salman Kurshid dichiara che il processo in India che vede imputati i due Marò non prevede la pena di morte. Il 25 marzo 2013 è costituito il tribunare per giudicare i due militari, a New Delhi. Il tribunale ha potere di imporre pene solo fino a 7 anni di carcere. L’11 novembre 2013, durante le indagini vengono ascoltati altri 4 militari che si trovavano a bordo della Enrica Lexie. C’è una perizia della marina secondo cui gli spari arriverebbero dalle loro armi e non dalle armi di Latorre e Girone. Il 28 marzo 2014 vi è una nuova svolta sul caso, la Corte Suprema indiana accoglie il ricorso presentato dai due fucilieri. I giudici hanno sospeso il processo a carico dei Marò presso il tribunale speciale. Il 12 settembre 2014 i giudici indiani danno a Latorre il via libera per un rientro di 4 mesi in Italia per problemi di salute. Il 16 dicembre 2014 la Corte Suprema indiana ha negato le istanze di Latorre e Girone. Latorre chiedeva un’estensione del suo permesso in Italia. Girone chiedeva invece di poter trascorrere le festività in Italia. 

Esteri

Caso Marò, è finita: chiusi tutti i procedimenti a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre

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La Corte Suprema indiana ha ordinato la chiusura di tutti i procedimenti giudiziari nel Paese a carico di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due Marò coinvolti nella morte di due pescatori indiani nel 2012. Lo riporta il giornale indiano in lingua inglese The Hindu.

La Corte Suprema indiana aveva rinviato la chiusura del caso lo scorso 19 aprile perche’ l’indennizzo di cento milioni di rupie (circa 1,1 milioni di euro) che l’Italia doveva versare alle famiglie delle vittime non era stato ancora depositato.

Nel corso dell’udienza del 19 aprile, che era stata presieduta dallo stesso presidente della Corte – Sharad Arvind Bobde – il procuratore generale dello Stato, Tushar Mehta, aveva dichiarato che “l’Italia ha avviato il trasferimento di denaro”, aggiungendo però che la somma non era ancora disponibile. Il nove aprile scorso la Corte aveva deciso che il caso sarebbe stato chiuso solo dopo il deposito del risarcimento pattuito. I due militari erano accusati di aver ucciso nel 2012 due pescatori indiani, al largo delle coste del Kerala: i fucilieri, che erano impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave commerciale italiana Enrica Lexie, videro avvicinarsi il peschereccio Saint Antony e, temendo un attacco di pirati, spararono alcuni colpi di avvertimento in acqua. A bordo della piccola imbarcazione, però , morirono i due pescatori Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, e rimase ferito l’armatore del peschereccio, Freddy Bosco. Dopo un lungo contenzioso, nel luglio del 2020 il tribunale internazionale dell’Aja, che aveva riconosciuto “l’immunità funzionale” ai fucilieri, aveva stabilito che la giurisdizione sul caso spettava all’Italia e aveva disposto il risarcimento alle famiglie delle vittime.

“Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda”. Lo scrive su twitter il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio.

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Ambiente

Cina, paura per la centrale nucleare ma per le autorità tutto nella norma

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Uno dei reattori EPR della centrale nucleare di Taishan, nel sud della Cina, ha fatto registrare “un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario”, ha fatto sapere il gruppo francese EDF.

EDF, uno dei gruppi che ha partecipato alla costruzione dell’impianto, “è stata informata dell’aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario del reattore n.1 della centrale nucleare di Taishan, gestita dal TNPJVC, joint-venture di CGN (70%) e EDF (30%)”, si legge in un comunicato. Il circuito primario è un circuito sigillato che contiene acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto di elementi combustibili.

Fra i gas cosiddetti “nobili” o rari, ci sono l’argon, l’elio, il krypton, l’argon o il neon

“La presenza di alcuni gas nobili nel circuito primario – precisa EDF – è un fenomeno noto, studiato e previsto dalle procedure di gestione dei reattori”. La tv americana CNN, sulla base di una lettera inviata da Framatome al Dipartimento per l’Energia americano, ha parlato di una possibile “fuga” nella centrale, dove ci sono due reattori EPR con tecnologia francese. Secondo la CNN, le autorità per la sicurezza cinesi avrebbero rilevato limiti “accettabili” di radiazioni all’esterno del sito per evitare di sospendere l’attività della centrale. 

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Esteri

Salvaguardia dell’ambiente e interdipendenza al centro della Biennale di Helsinki

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Dal 12 giugno al 26 settembre 2021

 “The Same Sea” (”Lo stesso mare”) è il tema della prima Biennale di Helsinki, in programma (pandemia permettendo) dal 12 giugno al 26 settembre 2021 a Vallisaari, un’isola al largo di Helsinki nel Mar Baltico. Un progetto che trae spunto proprio dall’ambiente naturale che ospiterà l’evento per proporre ai visitatori una riflessione sulla salvaguardia dell’ambiente e sull’interdipendenza.

L’edizione della Biennale di Helsinki, rinviata lo scorso anno a causa della pandemia, riusnisce 40 artisti finlandesi e stranieri e presenta, per oltre il 75%, nuove commissioni e opere “site-specific” create appositamente per essere inserite all’interno del meraviglioso contesto marittimo che le accoglie. I curatori Pirkko Siitari e Taru Tappola, curatori del Museo d’Arte di Helsinki (HAM), invitano a un dialogo tra artisti e collettivi provenienti da Finlandia, Australia, Cambogia, Germania, India, Giappone, Kenya, Lettonia, Polonia, Corea del Sud, Tailandia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.  Mario Rizzi è l’artista italiano che rappresenta il nostro Paese.

Accogliendo sia i cittadini finlandesi che i visitatori provenienti da ogni parte del mondo, questo importante momento della traiettoria culturale di Helsinki afferma la sua posizione di capitale artistica e culturale: “Arte e cultura costituiscono una parte essenziale della storia di Helsinki. Riconosciamo come l’investimento nelle arti contribuisca positivamente allo sviluppo della città, ma anche direttamente al benessere dei nostri cittadini. La Biennale di Helsinki, aperta gratuitamente a tutti, provocherà e ispirerà il pubblico, affrontando importanti tematiche globali. Inoltre, la sua collocazione su un’isola conferirà all’esposizione un’allure unica di continuo scambio fra l’arte e la natura circostante“, commenta il sindaco di Helsinki, Jan Vapaavuori.

Le nuove commissioni abbracciano temi diversi che vanno dalle relazioni, alla natura, ai confini, alle identità, alle tracce umane, al tempo e all’empatia. Come manifestazione fisica dell’interconnessione, la grande costruzione in legno Quay 6 di Jaakko Niemelä accoglie i visitatori che sbarcano al molo nord di Vallisaari. Facendo riferimento allo scioglimento della calotta glaciale settentrionale della Groenlandia, la costruzione raggiunge i sei metri di altezza, rispecchiando l’innalzamento del livello del mare nel caso in cui il ghiacciaio dovesse scomparire completamente.

Christine e Margaret Wertheim portano il loro progetto Crochet Coral Reef a Helsinki, The Helsinki Satellite Reef, uno dei più grandi progetti scientifici e artistici partecipativi al mondo. Realizzata in plastica riciclata, compresi i sacchetti di plastica in disuso, la barriera corallina fatta a mano viene creata con gli abitanti di Helsinki, richiamando l’attenzione sugli ammassi di rifiuti in plastica che minacciano gli oceani.

Anche altre commissioni hanno coinvolto le comunità locali di Helsinki, come la collaborazione fra Paweł Althamer e la vicina Suomenlinna Open Prison for Seven Prisoners; un documentario in due parti e un film VR che invita gli spettatori a unirsi a sette detenuti (tra cui lo stesso Althamer) per una fuga dalla prigione, attraverso acque aperte e paesaggi mutevoli.

Attraverso l’uso di materiali riciclati, il Faro di Vallisaari di Tadashi Kawamata diventa un punto di riferimento temporaneo costituito da materiale trovato su Vallisaari. Situato in cima ad un vano ascensore simile a un bunker e innalzato fino a raggiungere diversi metri di altezza, il faro può essere visto da vari punti di osservazione in mare, dalla vicina isola di Suomenlinna e dal lungomare di Helsinki. Anche l’opera di Marja Kanervo attinge alle infrastrutture esistenti sull’isola. Lavorando in loco su tre piani del blocco A della Pilot House, gli interventi di Kanervo – forme e segni impressi nello spazio – si fondono con le tracce degli ex residenti, in bilico tra vita reale e finzione.

Posizionata all’esterno della Alexander Battery – una delle principali sedi della biennale – la scultura in grande scala di Laura Könönen rappresenta un’esplosione di frammenti di roccia rotti. L’opera, che appare come se le strutture fossero a un certo punto un solido completo, ci costringe a rivisitare le nostre idee di stabilità e permanenza. La scultura fa parte dell’opera più grande No Heaven up in the Sky, che sarà esposta in modo permanente nel parco Hyväntoivonpuisto di Helsinki dopo il 2020. Il grande dipinto in situ di Katharina Grosse maschera le pareti esterne dell’ex edificio scolastico di Vallisaari, convergente con il paesaggio circostante. Più che un dipinto convenzionale, il risultato del processo pittorico di Grosse è più simile a una scultura che emerge da una posizione geografica.

Facendo eco all’impegno della Biennale di Helsinki di ispirare il dibattito pubblico sul rapporto tra umanità e natura, l’Unità di ricerca BIOS istituirà la Stazione di ricerca di Vallisaari all’interno dell’ex deposito antincendio dell’isola. Ospitando seminari e conferenze di scienziati in visita durante tutta la biennale, il progetto del BIOS si concentra in particolare sulla connessione perduta e spezzata tra l’ambiente e l’economia.

Unendo l’isola marittima alla città, la Biennale di Helsinki estende la sua presenza anche alla terraferma; le opere di EGS, Janet Echelman, Janet Echelman, Rirkrit Tiravanija & Antto Melasniemi e Zodiak, oltre a una mostra personale di Gustafsson&Haapoja all’HAM (3 aprile-16 agosto 2020), saranno integrate da una speciale collaborazione con il Dipartimento d’Arte di Facebook. Inoltre, per tutta l’estate un programma di mostre, eventi, workshop e attività didattiche si concretizzerà nell’Helsinki Biennial Inspired.

Presenza italiana

Mario Rizzi (1962), artista audiovisuale e multimediale, pugliese che vive a Berlino, affronta ampi fenomeni sociali attraverso i ricordi collettivi e le storie individuali di emarginati sociali, spesso dimenticati o non raccontati. I film dell’artista sono ritratti umani di persone che sono lasciate fuori dallo sguardo occidentale.

Marco Rizzi

La guerra in Bosnia nei primi anni ’90 fu il primo contatto di Mario Rizzi (1962) con la cultura islamica. Si interessò alle persone che venivano facilmente raggruppate in un unico gruppo uniforme e percepite come estranee in relazione alla cultura occidentale. Per vent’anni, Rizzi ha interpretato il mondo islamico e la sua trasformazione. I suoi film hanno affrontato i movimenti politici emersi in Medio Oriente e Nord Africa nel 2010. Negli ultimi quindici anni, ha vissuto a lungo in Turchia seguendo il suo cambiamento sociale. Rizzi affronta temi di migrazione, nozioni di confine, questioni di identità e appartenenza per ritrarre ampi fenomeni sociali.. Come artista e regista, Rizzi interpreta le persone con un approccio umano. La vera connessione è al centro di ciò che fa, e ha trascorso molto tempo con i suoi soggetti, nelle loro case, nei campi profughi o ovunque vivano. La trilogia cinematografica di Rizzi BAYT è stata ispirata dalle memorie di Anthony Shadid (1968-2012) House of Stone, dove medita sull’esilio e sul desiderio universale di casa, che è ritenuto sacro in Medio Oriente. Nel primo film, Al Intithar (The Waiting), la casa è ridotta a una tenda in un campo profughi nel mezzo di un deserto giordano. Il film segue sette settimane nella vita della sua protagonista principale, Ekhlas, una donna instancabile che è fuggita dalla guerra siriana insieme ai suoi tre figli. Le tragiche ramificazioni della guerra si fanno sentire profondamente nella vita quotidiana della famiglia di rifugiati.

La prima parte della trilogia sarà proiettata nel blocco D della Pilot House sull’isola di Vallisaari.

HAM ospiterà le proiezioni dell’intera trilogia di Rizzi (2013-2019): Al Intithar / The Waiting (2013), Kauther (2014) e The Little Lantern (2019).

Vedi: rizziart.com

Maija Tanninen-Mattila, è direttrice della Biennale di Helsinki dal 2013

Pirkko Siitari è la responsabile delle mostre alla HAM, Taru Tappola, è curatrice della Biennale di Helsinki 2020. La Biennale di Helsinki è sostenuta dalla Città di Helsinki e dalla Fondazione Jane e Aatos Erkko.

https://helsinkibiennaali.fi/en/

Tutti gli eventi qui: event calendar

Instagram, Facebook e Twitter: @helsinkibiennial

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