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Cronaca

MARSALA: ANCORA UNA RAPINA IN PIENO CENTRO STORICO

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I ladri, dopo aver sottratto il bottino, si sono dileguati per le vie del centro facendo perdere le loro tracce.

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di Angelo Barraco
 
Marsala (TP) – Torna l’incubo rapine a Marsala, alle ore 16:00 di venerdì 22 gennaio è stata compiuta una rapina presso la banca Unicredit di Via XI Maggio, in pieno centro storico. Cinque banditi si sono introdotti all’interno della banca e hanno agito. Si apprende  che i malviventi non avrebbero mostrato armi  ai soggetti presenti in banca e non hanno esercitato violenza nei confronti di nessuno. I ladri, dopo aver sottratto il bottino,  si sono dileguati per le vie del centro facendo perdere le loro tracce. Non è dato sapere a quanto ammontasse l’importo sottratto. In seguito sono giunti sul posto  Carabinieri e Polizia per chiarire la dinamica di quanto accaduto e quantificare la somma sottratta dai malviventi e raccogliere informazioni ed eventuali testimonianze preziose ai fini dell’individuazione dei ladri. Ricordiamo inoltre che vi sono telecamere in quella zona.
 
Gli arresti. La Polizia ha tratto in arresto 4 Palermitani e 3 soggetti risiedenti nella provincia di Trapani poiché accusati di essere gli autori della rapina avvenuta lunedì scorso presso la Banca di Credito Cooperativo “G.Toniolo” di Marsala. L’operazione è stata condotta dalla sezione investigativa del Commissariato di Bagheria e di Marsala. I sette soggetti sono stati fermati all’interno di un appartamento di Petrosino ritenuto il covo. La sezione investigativa di Bagheria aveva da tempo puntato la lente d’ingrandimento su alcuni soggetti di Palermo e Villabate a seguito di alcune rapine avvenute a Bagheria. I sette arrestati sono: Ignazio Lo Monaco, 40 anni di Villabate; Filippo Bruno, 25 anni di Palermo, figlio di Natale Bruno e ritenuto ai vertici della famiglia mafiosa di Brancaccio; Giovanni Cerrito, 36 anni di Villabate; Salvatore Borgognone, 20 anni di Palermo; Marco Buffa, 42 anni di Petrosino; Antonino Maltese, 45 anni di Petrosino; Matteo Foggia, 35 anni di Mazara del Vallo. 
 
La rapina: Uno dei rapinatori sarebbe entrato all’interno della banca armato di forbici, mentre un secondo complice lo avrebbe aiutato bloccando la bussola della porta velocizzando la via di fuga disponibile. La cifra sottratta è di circa 9.800 euro.  Altri due soggetti avrebbero fatto da palo, gli altri si sarebbero occupati di compiti logistici. Compiuta la rapina si sarebbero ritrovati tutti nella base esterna, ovvero presso l’appartamento a Petrosino. Gli inquirenti stanno indagando anche su eventuali altre rapine compiute dalla banda. Ricordiamo che nel periodo pre natalizio sono state compiute diverse rapine nel centro storico e nella periferia Marsalese.
 
Lo scorso 24 dicembre 2015 è stato arrestato Mario Ferrera, 29 anni, arrestato in flagranza di reato e ritenuto responsabile di due rapine ai danni di due supermercati marsalesi. Lunedì 14 viene compiuta un’altra rapina ai danni del supermercato Sisa di Contrada Cuore di Gesù, che era già stato rapinato il 21 novembre quando  Un uomo a volto coperto ha minacciato uno dei cassieri con un coltello e lo ha intimato di farsi consegnare il denaro presente in cassa, che ammontava a poche centinaia di euro. Non ci sono state colluttazioni e nessuno ha subito danni fisici, il titolare del supermercato ha prontamente chiamato i Carabinieri che hanno svolto gli accertamenti di rito. Anche nella recente circostanza, l’uomo è entrato con coltello e cappuccio e ha minacciato la cassiera, facendosi consegnare 640 euro, allontanandosi poi nelle vie limitrofe. I militari sono giunti poco dopo sul posto e hanno visionato le immagini immortalate dal sistema di videosorveglianza che aveva ripreso tutto. I Carabinieri stavano già indagando sulla precedente rapina, queste immagini sono state fondamentali per analizzare la posizione dei pregiudicati della zona. Gli inquirenti non hanno avuto dubbi che la mano armata fosse la stessa, poiché la dinamica era identica . I Carabinieri hanno inoltre notato che il rapinatore aveva gli stessi abiti di Mario Ferrera, si sono messi immediatamente sulle sue tracce e non trovandolo presso la sua abitazione hanno capito che quella era la pista giusta. I Carabinieri hanno eseguito una perquisizione a casa del Ferrera e hanno rinvenuto gli abiti utilizzati nella rapina alla Sisa del 21 novembre e anche quelli usati nella rapina del Megamarket in data 24/11/2015. Trovato Ferrera, indossava gli stessi abiti che aveva il rapinatore poche ore prima. In seguito agli accertamenti di rito, il Giudice ha convalidato l’arresto per Ferrera emettendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. 
 
Rapine Ferrera. 25 novembre 2015 E’ stata compiuta la quarta rapina nel giro di pochi giorni e la vittima è ancora una volta un supermercato, precisamente il Conad che si trova in Contrada Terrenove Bambina, noto come Megamarket, che si trova di fronte la Pizzeria Siciliana. La Rapina sarebbe avvenuta intorno alle ore 19 circa di martedì 24 novembre e sul posto sono intervenuti i Carabinieri a fare gli accertamenti di rito. Al momento non è dato sapere ulteriori dettagli su questa rapina, vi aggiorneremo presto. Il luogo in cui è avvenuta questa ennesima rapina non è molto distante dal luogo in cui è avvenuta la precedente. Ed è la quarta rapina compiuta nell’arco di poco tempo nel territorio marsalese. Sabato 21 alle 18,30  è stata compiuta la terza rapina ai danni di un supermercato Sisa in contrada Strasatti. Un uomo a volto coperto ha minacciato uno dei cassieri con un coltello e lo ha intimato di farsi consegnare il denaro presente in cassa, che ammontava a poche centinaia di euro. Non ci sono state colluttazioni e nessuno ha subito danni fisici, il titolare del supermercato ha prontamente chiamato i Carabinieri che hanno svolto gli accertamenti di rito.
 
Le rapine. Il 18/12/2015 un uomo già noto alle forze dell’ordine, tale Leonardo Zichittella, si è recato presso l’Oviesse di Via Cammareri Scurti intorno alle ore serali. L’uomo ha tentato un furto all’interno dell’attività commerciale, ha avuto anche una colluttazione con la sicurezza dell’Oviesse nel tentare la fuga ma è stato fermato dai Carabinieri che si trovavano sul posto. L’uomo aveva diversi precedenti penali e dopo le formalità di rito il Giudice ha deciso per l’uomo la residenza obbligatoria nel Comune di Marsala. Sempre in data 18/12/2015, è stato arrestato in flagranza di reato Emanuel Davide, di 25 anni, un richiedente asilo ospite in uno dei centri di accoglienza della città di Marsala. L’uomo è stato arrestato per rapina aggravata poiché con la complicità di un complice, ancora non identificato, ha avvicinato tre donne connazionali presso Contrada Ferla e le ha minacciate con un coltello affinché le donne consegnassero le borse all’altro uomo. Una delle donne è riuscita a scappare e ha chiamato prontamente il 112. Non appena le autorità sono giunte sul posto hanno notato le donne in stato d’agitazione che indicavano alle forze dell’ordine i malviventi. In attesa della convalida d’arresto è stato condotto presso la Compagnia di Via Mazara.
 
Lo scorso 17 dicembre è stata attuata l’ennesima rapina in pieno centro storico di Marsala, ai danni dell’attività commerciale “Mistretta Mobili”, in via Biagio Di Pietra, che è di proprietà di Antonio Mistretta. La rapina è stata compiuta alle ore 20:00, quando all’interno del negozio di arredamenti sono subentrati due soggetti, si presume di nazionalità italiana. I soggetti sono arrivati in prossimità dell’attività commerciale con uno scooter, sono entrati all’interno di essa e lì c’era Antonio Mistretta e un’impiegata. La ragazza è stata legata con nastro adesivo ad una sedia, l’uomo invece è stato costretto dare l’intero contenuto presente in cassaforte ai ladri poiché è stato minacciato con una pistola. Il bottino sottratto dai ladri sarebbe ingente. Malgrado il titolare dell’attività commerciale avesse consegnato il contenuto presente in cassaforte e malgrado non avesse reagito, è stato brutalmente picchiato dai rapinatori. L’allarme è stato dato da un passante che ha visto del sangue per terra e ha chiamato le forze dell’ordine. I rapinatori avrebbero inoltre lasciato lo scooter sul posto e sarebbero andati via a piedi. Il mezzo era stato rubato la mattina e sono in corso indagini di rito. Antonio Mistretta è stato trasportato al pronto soccorso dell’Ospedale Paolo Borsellino di Marsala e ha riportato diverse ferite e una sospetta frattura al naso. Al vaglio degli inquirenti il sistema di videosorveglianza, che può essere utile per l’individuazione dei due rapinatori.
 
14 dicembre 2015 una donna di 53 anni è stata scippata nel tardo pomeriggio in Via Mazzini, a Marsala. Il furto è stato messo in atto da un uomo a bordo di una bicicletta che poi si è dileguato in mezzo al traffico, facendo perdere le sue tracce. La donna non ha riportato ferite. I Carabinieri stanno lavorando su questo evento e stanno cercando di rintracciare l’autore che era a bordo di una bicicletta e dopo si è allontanato. Inoltre  stanno analizzando le varie telecamere presenti sul posto e stanno cercando di rintracciare eventuali testimoni poiché, essendo una zona abbastanza centrale con diverse attività commerciali, l’intento è quello di capire se qualcuno ha visto qualcosa e se anche la minima cosa vista da un soggetto presente sul posto possa essere determinante ai fini di acquisire elementi nei confronti del responsabile.
 
Venerdì 19 novembre 2015 alle ore 19 è stata rapinata in Via XI Maggio, di fronte la sempre popolatissima Piazza della Repubblica, chiamata comunemente dai marsalesi Piazza Loggia, la famosa gioielleria gestita da Saverio D’Angelo (che abbiamo intervistato in esclusiva). La rapina è avvenuta alle ore 19.00, orario in cui il flusso di cittadini che percorre quelle vie del centro è intenso. Due rapinatori a volto scoperto si sono introdotti all’interno della gioielleria e hanno preso diversi gioielli, il gioielliere ha reagito ai malviventi ma è stato picchiato da essi che, in seguito al saccheggio si sono dileguati per le vie del centro storico, confondendosi con la folla, senza destare alcun sospetto. L’allarme è stato lanciato proprio dal gioielliere che è stato condotto presso l’ospedale “Paolo Borsellino”, ha riportato un trauma alla mandibola. Dei ladri invece non c’è traccia, ma vi sono videocamere nel centro storico e sicuramente da quelle immagini si riuscirà ad individuare chi ha compiuto il furto e il danno fisico al gioielliere.
 
Ventiquattro ore dopo la rapina alla gioielleria, due uomini armati di fucile e a volto coperto sono entrati all’interno di una tabaccheria, prima dell’orario di chiusura. La rapina è avvenuta in Via Colocasio, di fronte al Pronto Soccorso del vecchio ospedale San Biagio. Uno dei due rapinatori ha puntato l’arma contro la proprietaria della tabaccheria e si è fatto consegnare l’intero incasso. La donna non ha reagito poiché ha temuto per la sua vita, per quella del figlio e di un cliente e ha consegnato l’incasso ai malviventi. Dopo aver preso l’incasso i due uomini si sono dileguati e hanno fatto perdere le proprie tracce, non è esclusa l’ipotesi che con loro ci fosse un terzo uomo in macchina ad attenderli. La donna ha poi chiamato subito le forze dell’ordine che hanno svolto gli accertamenti di rito. Non è dato sapere a quanto ammontasse l’incasso, le indagini sono indirizzare su due uomini di nazionalità italiana che hanno dimostrato, dal modus operandi, di non essere alla prima esperienza.

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Euro2020, al via il monitoraggio sulla pubblicità del gioco online

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Con l’avvio di Uefa Euro 2020, in cui l’Italia dei record ben si sta dimenando, si sono avviati anche i monitoraggi in tema betting. Non solo la regolarità delle partite sotto monitoraggio, ma anche le relative scommesse e pubblicità ruotanti attorno al gioco online. Al punto che l’EGBA, l’European Gaming and Betting Association, organo numero uno del gioco online europeo, si è espressa a rappresentanza dei maggiori operatori di giochi e scommesse online sul territorio europeo.

Come riferito dai gambling analyst di Bonus Mania, i vertici EGBA hanno manifestato il loro impegno in prima linea per operare una pubblicità responsabile. In pieno rispetto del codice di condotta online.

Il codice stesso verrà monitorato, nel corso dell’Europeo, da un organismo indipendente. Il monitoraggio sarà condotto dall’EGBA stessa. Affiancata dalla Nielsen, società che si occupa di analisi, deputata al controllo del materiale pubblicitario dei membri EGBA su tutti i media di informazione digitale e non in ben quattro paesi dell’UE: sono Grecia, Romania, Svezia e Irlanda. L’EGBA riceverà un’analisi con tutti i risultati del monitoraggio, cosa che permetterà all’EASA di avanzare raccomandazioni specifiche.

Il segretario dell’EGBA, Maarten Haijer, ha sottolineato ancora una volta l’impegno dei membri dell’organo per una pubblicità responsabile, in maggiore misura nel corso di eventi importanti.

Il codice di condotta sulla pubblicità responsabile è pensato in questo caso. “Il monitoraggio del codice da parte di terzi sosterrà la conformità e la fiducia stessa nel codice” – ha dichiarato in un recente comunicato. Tema scottante, quello pubblicitario, nel settore del gioco. Le responsabilità da assumersi sono troppe. Le autorità del gioco in Europa, dal loro punto di vista, dovranno riconoscere gli sforzi di EGBA per migliorare gli standard pubblicitari responsabili.

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Smantellato cartello della droga: arrestate 15 persone tra Roma, Milano e Viterbo

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ROMA – Dalle prime luci dell’alba, nelle province di Roma, Milano e Viterbo, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma unitamente ai Comandi Arma territorialmente competenti, hanno eseguito l’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 15 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti con l’aggravante della transnazionalità, cessione e detenzione ai fini di spaccio.

Il provvedimento restrittivo si basa sulle risultanze acquisite dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di “Via in Selci” nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “SANTIAGO”, condotta mediante complesse attività tecniche e di riscontro sul campo negli anni 2018 e 2019.

Le indagini prendono il via da una nota informativa delle Direzione Centrale dei Servizi Antidroga relativa all’arresto, operato in Cile dalla locale polizia, nei confronti di una donna poco più che ventenne del posto, la quale era stata bloccata mentre stava trasportando circa 10 kg di sostanza del tipo cocaina che, da accertamenti esperiti, sarebbe dovuta giungere a Roma mediante l’utilizzo del vettore aereo.

Dai successivi approfondimenti investigativi eseguiti dai Carabinieri è stato individuato il destinatario del carico di narcotico, identificato in un soggetto di nazionalità cilena dimorante nella Capitale, considerato uno dei referenti del sodalizio criminale attivo nello specifico settore.

Le complesse investigazioni hanno consentito, dunque, di delineare l’esistenza di una strutturata associazione operante tra più Stati e composta principalmente da soggetti sudamericani che, da quanto ricostruito, gestivano i contatti con fornitori esteri del Perù attraverso utenze telefoniche intestate a soggetti fittizi, ovvero intrattenevano rapporti con acquirenti in territorio italiano, ai quali facevano pervenire le partite di droga ordinate tramite l’uso di corrieri.

I soggetti incaricati del delicato e rischioso compito del trasporto del narcotico, perlopiù di sesso femminile, occultavano la sostanza in bottiglie di bevande e di prodotti fito-terapici, oppure all’interno di ovuli ingeriti prima di salire a bordo di aerei di linea delle tratte Santiago del Cile – Lima – Roma.

Tra i destinatari delle partite di stupefacente importate dal gruppo di sudamericani, emerge anche la figura di un italiano residente in provincia di Crotone, il quale nel mese di marzo dell’anno 2019, avrebbe dovuto ricevere a domicilio il campione di una fornitura di stupefacente al fine di testarne le qualità.

Uno dei promotori dell’attività di narcotraffico si identifica in YBANEZ NINAMANGO classe 1995, il quale si occupava di reperire lo stupefacente in Perù per poi affidarlo, per il trasporto, a soggetti reperiti in Sudamerica che giungevano nella Capitale.

Nell’ambito delle investigazioni è stato accertato il pieno coinvolgimento di diverse donne sudamericane, le quali collaboravano con i vertici dell’organizzazione criminale nelle seguenti attività:

  • preparazione della documentazione amministrativa di soggiorno o per motivi di turismo, necessaria ai corrieri per entrare in Italia e superare i controlli alla frontiera;
  • individuazione nella città di Roma delle strutture ricettive presso le quali accogliere i corrieri per consentirgli l’espulsione degli ovuli di stupefacenti;
  • vendita al dettaglio delle partite di cocaina che giungevano in territorio nazionale;
  • custodia del denaro provento dell’attività illecita che, in parte, inviavano nel loro paese di origine attraverso operazioni di money transfer.

Le cessioni al dettaglio, da parte di alcuni sodali, venivano effettuate nei quartieri “Alessandrino” e “Centocelle” di Roma e si svolgevano mediante conferma telefonica, durante le cui conversazioni si utilizzavano espressioni criptiche (la sostanza, ad esempio, veniva indicata con la parola “panino”).

Le prolungate e meticolose attività di riscontro dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno consentito di:

  • arrestare in flagranza di reato 11 persone per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti;
  • sequestrare complessivamente kg. 12,600 di sostanza del tipo cocaina.

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DDL Zan, il Vaticano avverte: “l’Italia viola il Concordato”

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Il Vaticano si schiera contro il ddl Zan. E lo fa nel modo più clamoroso. Ovvero attraverso una nota ufficiale della Segreteria di Stato in cui sostiene che la proposta contro l’omotransfobia che si trova all’esame in commissione Giustizia al Senato violerebbe in alcuni contenuti l’accordo di revisione del Concordato tra Stato e Chiesa. E si tratta di un atto senza precedenti perché mai, finora, il Vaticano era intervenuto per contestare una legge ancora da approvare esercitando le facoltà previste dai Patti Lateranensi.

A comunicare la nota all’ambasciata italiana presso la Santa Sede è stato Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati della Segreteria, di fatto il “ministro degli esteri” di Papa Francesco. Tecnicamente si tratta di una “nota verbale”, ovvero di una comunicazione formale non firmata. E nel testo si sostiene che «Alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato».

Si tratta dei commi che si trovano nell’Accordo di Villa Madama del 1984, firmato da Bettino Craxi e dal cardinale Agostino Casaroli. E che assicurano alla Chiesa «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale» ( comma 1). Mentre garantiscono «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione» (comma 2).

Secondo il Vaticano il Ddl Zan viola la libertà di organizzazione perché non esenta le scuole private dall’organizzare attività in occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, che viene istituita con la legge. E, più in generale, minerebbe la libertà di pensiero dei cattolici. La nota è stata consegnata al gabinetto del ministro degli Esteri Luigi Di Maio lo scorso 17 giugno. Ma, secondo il quotidiano, non è stata ancora portata all’attenzione del presidente del Consiglio Mario Draghi e del Parlamento.

In teoria, le regole prevedono che di fronte a una presunta violazione del Concordato e a un problema che riguarda la sua corretta applicazione si attivi la “commissione paritetica” – disciplinata dall’articolo 14 – che è deputata a ricercare un’”amichevole soluzione”. Ma la Conferenza Episcopale Italiana si era già fatta sentire contro la legge. Una volta nel giugno 2020, quando aveva sostenuto che «Esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio». E la seconda volta con una nota del presidente Gualtieri Bassetti: « Una legge che intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza».

Approvato dalla Camera il 4 novembre 2020, il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia si intitola «Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità». Prende il nome da relatore, il Dem Alessandro Zan. Il testo prevede la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro nei confronti di chi commette o istiga ad atti di discriminazione. E prevede anche il carcere da 6 mesi a 4 anni nei confronti di chi istiga o commette violenza, o per chi partecipa a organizzazioni che incitano a discriminazione o violenza.

Il testo, che si compone di 10 articoli, prevede l’estensione dei cosiddetti reati d’odio per discriminazione razziale, etnica o religiosa a chi compia discriminazioni verso omosessuali, donne, disabili. E porta quattro modifiche nella normativa già esistente: la prima (articoli 2 e 3) riguarda l’aggiunta dei reati di discriminazione basati «sul sesso, genere, orientamento sessuale o identità di genere o disabilità» all’articolo 604-bis e 604-ter del codice penale. La seconda (articolo 6) tocca l’articolo 90-quater del codice di procedura penale: viene definita la «condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa» (ora c’è solo la specifica relativa all’odio razziale). La terza (articolo 8) riguarda il dl 215/2003 sulla parità del trattamento degli individui indipendentemente dal colore o dalla provenienza etnica. La quarta (articolo 5) riguarda la legge Mancino.

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