Connect with us

Cronaca

MARSALA BUFERA NEL PD, POSTI DI LAVORO IN CAMBIO DI VOTI: A PROCESSO IL CONSIGLIERE CIMIOTTA. ECCO L'INTERVISTA

Clicca e condividi l'articolo

L'osservatore d'Italia affronta la questione chiedendo i dettagli con una intervista al diretto interessato

Print Friendly, PDF & Email

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
di Angelo Barraco
 
Marsala (TP) –  A Marsala è scoppiata una bufera mediatica e politica, il Sindaco Alberto Di Girolamo, segretario comunale del PD, dovrebbe essere sentito in Commissione Antimafia in merito al caso  Cimiotta, consigliere comunale del PD di Marsala che sarebbe stato  rinviato a giudizio per voto di scambio. Intanto Cimiotta si è  autosospeso dal PD in seguito alla situazione che si è venuta a creare. L’inchiesta che avrebbe portato al rinvio a giudizio del consigliere è stata coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dalla Guardia di Finanza della Procura di Marsala e  avrebbe fatto emergere  un fatto molto grave. Il giovane avvocato penalista , prima delle recenti elezioni amministrative, avrebbe promesso posti di lavoro nel bar dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala a due disoccupati, il tutto in cambio di voti. I voti in questioni sembra che li avrebbe chiesti per se e, sembra anche, per l’allora candidato Sindaco Alberto Di Girolamo. I fatti in questione avrebbero trovato riscontro nel racconto dei soggetti e in altri aspetti investigativi che hanno portato ad ulteriori riscontri oggettivi. Il Sindaco Alberto Di Girolamo non è stato indagato. A livelli di cronaca nazionale,  emerge inoltre un legame con la “Vivenda spa” (Roma), società vincitrice dell’appalto per il bar dell’ospedale. Cosa c’entra tale società? La “Vivenda” appartiene al gruppo “La Cascina”, emersa ai rigori della cronaca in seguito al commissariamento della rete delle società  da parte del Prefetto Gabrielli , poiché quattro dei manager sono coinvolti nella vicenda “Mafia Capitale”.
 
Questo è un frammento della nota di sospensione di Cimiotta: “Per ragioni di correttezza e rispetto del gruppo politico cui appartengo, mi sono determinato ad autosospendermi dal Gruppo Consiliare del Partito Democratico, in attesa dell’esito del giudizio che con serenità affronterò. Considerata la classificazione del reato contestatemi tra quelli per i quali, dato il modesto indice di offensività, non è prevista dal nostro codice di rito l’udienza preliminare, sarà necessario ed imprescindibile la verifica dibattimentale, nel corso della quale, per la prima volta dall’inizio delle indagini, mi sarà consentita la difesa dinanzi ad un Giudice.
Sono assolutamente fiducioso nella giustizia e ritengo di poter provare in dibattimento la assoluta correttezza e trasparenza del mio operato nel corso della campagna elettorale”. Pd al Marsala è il nome di post scritto da Beppe Grillo sul suo blog in merito alla vicenda, ecco il testo integrale: “Davanti al giudice monocratico, dovrà difendersi dall’accusa di voto di scambio il consigliere comunale del Pd Vito Daniele Cimiotta. Per il giovane esponente politico marsalese la Procura ha, infatti, disposto la citazione diretta a giudizio.
Dalle indagini, svolte dalla sezione di pg della Guardia di Finanza della Procura, è venuto fuori che Cimiotta ( in foto), alla vigilia delle ultime elezioni amministrative, avrebbe promesso un posto di lavoro nel bar dell’ospedale di Marsala a due disoccupati in cambio di voti per se e anche per il candidato sindaco Alberto Di Girolamo.
Quest’ultimo, comunque, è risultato all’oscuro del contestato accordo e per questo non è stato indagato. Inoltre, nell’ambito dell’indagine su Cimiotta (presidente della Commissione consiliare “Bilancio e Finanze – Patrimonio e Contenzioso”) sarebbe anche emerso un singolare legame con la società “Vivenda spa” di Roma, che ha vinto l’appalto indetto dall’Asp per la gestione del bar/punto ristoro dell’ospedale di Marsala (per altro, per un certo periodo chiuso per “certificazione inizio attività incompleta”).
La “Vivenda”, infatti, fa parte del Gruppo “La Cascina” di Roma, venuto alla ribalta in quanto oggetto di un’interdittiva antimafia da parte del Prefetto di Roma, Gabrielli, che ha deciso il commissariamento della rete di tali società cooperative in quanto quattro manager del Gruppo sono stati coinvolti nel secondo capitolo dell’indagine “Mafia Capitale”. Ma di tutto questo, probabilmente, Vito Cimiotta non sapeva nulla”.
 

Noi de L'Osservatore d'Italia anziché riportare i fatti col "copia e incolla" abbiamo voluto intervistare i diretti interessati. Questo sempre per mantenere quella netta distinzione tra chi opera con l'obiettivo di informare con la maiuscola e chi si allena a fare altro. 
 
– Consigliere Cimiotta, Lei è stato rinviato a giudizio per voti di scambio…

No, ecco, un attimo. Io voglio precisare questa cosa, mi è stato notificato un decreto di citazione diretta a giudizio e non si tratta del reato di voto di scambio, ma si tratta di Promessa Elettorale. Questo reato è previsto da un decreto del Presidente Della Repubblica, nello specifico art. 86 dpr n. 570 del 1960. E’ un reato che se ci fosse stata ancora la Pretura sarebbe stato giudicato dal Pretore perché è un reato considerato, rispetto ad altri reati, di scarsa offensività. Quindi non si tratta del voto di scambio previsto dal codice 416 Ter o quello che vogliono fare apparire, non c’è nessuna aggravante di tipo mafioso, si chiama Promessa Elettorale ed è tutto un altro reato. Ed è la promessa di un’utilità in cambio di un voto, alla fine un voto mi contestano.

– Come ha reagito quando le hanno notificato questa accusa?
 
-Quando mi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini non me l’aspettavo assolutamente, però poi coi passare dei giorni ho capito che si tratta di una macchinazione, mi sembra, molto politica più che giudiziaria messa in atto da qualcuno che voleva farmi fuori, perché è una fesseria. Questo soggetto al quale io avrei promesso il posto è un amico d’infanzia, quindi che bisogno avevo io di promettere un favore in cambio del voto ad un soggetto amico? 
 
– Si parla di due soggetti…oppure è uno il soggetto in questione?
 
Sono due, due amici d’infanzia, due frequentatori del mio comitato. Non avevo proprio nessun interesse, è una cosa proprio assurda. A me la cosa che da più fastidio è che stanno cercando di accomunarmi a fatti molto più gravi e con interferenze mafiose. 
 
– Come ha reagito il partito in merito alla vicenda che si è venuta a creare…

Il partito mi è stato sempre vicino, ma secondo un principio costituzionalmente  garantito che è quello della presunzione di innocenza. Ci sono tre gradi di giudizio, qui neanche è iniziato il processo e già qualcuno parla di dimissioni. Il partito mi è stato sin dall’inizio, dal momento della notifica di conclusione delle indagini fino a quello del decreto di citazione, mi è stato sempre molto vicino. Io mi sono autosospeso dal partito per evitare di mettere in imbarazzo un partito che mi era stato vicino, quindi allo stato attuale io faccio parte di un gruppo misto, non ho alcun contatto con il Partito Democratico. Malgrado ciò loro mi sono vicini e continuano a difendermi.  
 
– La decisione di autosospendersi come è maturata…
 
Io mi son detto: nel momento in cui mi viene notificato e se mi viene notificato la citazione in giudizio mi autosospendo così il partito non si trova in difficoltà. 
 
– Il Sindaco verrà sentito in Commissione Antimafia in merito alla questione…
 
Questo non credo, questa è una notizia secondo me errata. E’ stato il senatore, credo, del Movimento Cinque Stelle a chiedere alla Commissione Antimafia di escutere tutti i sindaci che hanno delle criticità all’interno della propria maggioranza. Tra questi loro ritengono che ci sia anche il Sindaco Di Girolamo, se sarà sentito e se questa è la volontà di sentirlo andrà la a dire che qua di mafia non se ne parla, quindi figuriamoci.
 
– E’ stato fatto anche il paragone con Quarto…

Altra assurdità, ho sentito anche qualche esponente di Movimento Cinque Stelle paragonare la mia situazione a quella di Quarto dove effettivamente ci sono delle intercettazioni, c’è un’interferenza della camorra, ora io non so nello specifico ma so che quelli sono fatti in cui c’è l’interferenza di un’organizzazione mafiosa, qui si tratta di fatti e di reati come le ho spiegato, completamente diversi, che non hanno a che vedere l’uno con l’altro. Molti giornali hanno scritto che la procura ha voluto saltare l’udienza preliminare e andare direttamente al giudizio, ma non è così. Per questo reato non è nemmeno prevista l’udienza preliminare, non è prevista perché non c’è nemmeno un controllo delle indagini tanto è poco offensivo considerato. Reati che passano dall’udienza preliminare sono quelli più gravi, quelli che non passano dall’udienza preliminare sono reati meno gravi quindi la mia vicenda con quella di Quarto non c’entra nulla. Ognuno poi può chiedere quello che vuole, il Movimento Cinque Stelle può chiedere le dimissioni, ma io non ho nessuna intenzione di dimettermi perché c’è un principio di garanzia costituzionale che fino al terzo grado di giudizio siamo tutti innocenti, quindi se dobbiamo rispettare la costituzione come dicono loro la rispettiamo in tutti i casi, giusto? Ne stanno facendo più che altro una lotta politica tra PD e Movimento Cinque Stelle, ma io dal PD mi sono autosospeso. 
 
– Come pensa si concluderà questa vicenda?

Io sono assolutamente tranquillo, sereno, so perfettamente che è qualcosa che si risolverà, non dico nel più breve tempo possibile perché i tempi del giudizio sono quelli che sono dovrò aspettare, ma sono tranquillo e fiducioso nella magistratura, anche da Avvocato non potrei fare altrimenti e sono sicuro nell’assoluzione piena perché il fatto non esiste, ne sono convinto.


Print Friendly, PDF & Email

Cronaca

Milano, arrestati i 10 componenti della banda criminale dei bancomat

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Tra febbraio 2017 e aprile 2019 sono 73 gli assalti portati a compimento dal sodalizio in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, con un bottino che supera i 3, 5 milioni di euro

MILANO – Alle prime ore di questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, a conclusione di una lunga attività di indagine, hanno arrestato i dieci componenti della banda criminale responsabile di aver assaltato diversi sportelli bancomat in tutta Italia.

In manette 10 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di furti di denaro contante presso gli sportelli ATM di istituti di credito su tutto il territorio nazionale mediante assalto con miscela esplosiva, riciclaggio ed altro.

Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo e dirette dalla Procura della Repubblica di Milano, hanno consentito di disarticolare un sodalizio, i cui capi ed organizzatori abitano e sono cresciuti nel quartiere “Pilastro” di Bologna, specializzato nella realizzazione di assalti notturni in danno di sportelli bancomat.

Le violente esplosioni causate per scardinare gli sportelli bancomat hanno spesso provocato ingenti danni alle strutture e in alcuni casi con conseguenze di inagibilità ad interi edifici.

Tra febbraio 2017 e aprile 2019 sono 73 gli assalti portati a compimento dal sodalizio in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, con un bottino che supera i 3, 5 milioni di euro.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Cronaca

Emilio Orlando, una firma della cronaca sull’Albo dei Giornalisti

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Il giornalista Emilio Orlando figura nuovamente nell’albo dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio come pubblicista dopo che nel 2019 il suo nominativo non compariva nell’elenco dell’Ordine dei Giornalisti.

A quanto risulta oggi la sua posizione di iscritto è regolare. Emilio Orlando svolge attività giornalistica principalmente su casi di cronaca nera e di giudiziaria e spesso è ospite di trasmissione televisive.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

Cronaca

Antonio Catricalà: si suicida con un colpo di pistola l’ex presidente dell’Antitrust

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo

Antonio Catricalà, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed ex Garante dell’Antitrust, è stato trovato morto nella sua abitazione a Roma, nel quartiere Parioli.

Catricalà, secondo quanto si apprende da fonti investigative, si sarebbe suicidato sparandosi un colpo di pistola. Sul posto è presente la Polizia e la Scientifica.

Catricalà aveva 69 anni, dal 2017 era presidente del cda della società Aeroporti di Roma e nei giorni scorsi era stato nominato presidente dell’Igi, l’Istituto grandi infrastrutture.

Il pm di turno Giovanni Battisti Bertolini si è recato in via Antonio Bertoloni nel quartiere Parioli.

L’Aula del Senato ha rispettato un minuto di silenzio, su invito della presidente Elisabetta Casellati, in memoria di Antonio Catricalà.

Casellati, al termine della commemorazione di Franco Marini, ha informato che “è venuto a mancare” l’ex sottosegretario, esprimendo “il cordoglio personale e dell’Assemblea” alla famiglia.

Molti i messaggi di cordoglio alla famiglia dell’ex presidente dell’Antitrust

“Grande amico, grande servitore dello Stato, Antonio Catricalà lascia un incolmabile vuoto in tutti quelli che lo hanno conosciuto e hanno avuto l’onore e il privilegio di lavorare con lui”, scrive su Facebook il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, aggiungendo che “è un dolore fortissimo”.

“Siamo sgomenti, sconvolti e addolorati per la morte di Antonio Catricalà. Fine giurista, uomo di Stato che ha saputo rappresentare le Istituzioni con disciplina e onore. Mancherà profondamente alla comunità politica di Forza Italia, mancherà all’Italia. Alla famiglia le più sentite condoglianze”, scrive in una nota Giorgio Mule’, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

Print Friendly, PDF & Email

Continua a leggere

I più letti