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Cronaca

MARSALA, SAN TEODORO: IL GIALLO DEI CAMION ALL'ISOLA LUNGA

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Le saline che si trovano all’interno della Riserva Naturale versano in uno stato di completo abbandono

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di Angelo Barraco
 
Marsala (TP) – Lo scorso mese di agosto ci siamo recati presso la riserva naturale Isola Lunga a Marsala, attraversando quella lingua di mare che la separa dalla spiaggia di San Teodoro e salendo il piccolo molo in legno, che ormai è diventato l’ingresso principale per i turisti che visitano questa riserva naturale in maniera assidua, quello che si è presentato dinnanzi ai nostri occhi ci ha letteralmente sorpresi.
 
Fibrocemento, vetroresina, materiale che ricorda l'eternit e che qualora la notizia trovasse conferma si tratterebbe di un pericolo amianto, è quanto abbiamo visto sull’isola, non appena varcato l’ingresso, Visitando l’area abbiamo trovato cisterne e altro materiale accatastato, ma anche frigoriferi e copertoni abbandonati vicino al mare. Quanto visto e documentato su quella che dovrebbe essere una riserva naturale ci ha spinti ad approfondire l’argomento e così abbiamo deciso di contattare la direzione ambiente del Libero Consorzio Comunale di Trapani che in merito alla situazione della riserva naturale ci ha riferito che non si esclude la presenza di amianto.
 
Inoltre è emerso che L’Ente Consorzio ha indetto una gara negoziata per bonificare l’area dall’amianto che è stata vinta con un singolare ribasso d’asta del 52,2%  dall'associazione temporanea di imprese (ATI) UGRI S.N.C. di Urso Massimiliano & C. – I.S.E.A. S.R.L.
 
E’ emerso inoltre che per partecipare al bando indetto dall’ex Provincia, per bonificare l'area, era necessario essere iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali in cui sono comprese le categorie di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, di bonifica di siti contenenti amianto: materiali edili contenenti amianto legato in matrici cementizie o resinoidi e di attività di bonifica di beni contenenti amianto.
 
Le saline che si trovano all’interno della Riserva Naturale versano in uno stato di completo abbandono 

Pochi giorni fa ha avuto luogo presso il Tribunale di Marsala la terza udienza del processo che vede imputata  per violenza privata e occupazione abusiva la signora Ombretta Nizza, titolare del lido Tre Torri di San Teodoro a Marsala e difesa dall’Avvocato Giacomo Frazzitta. La decisione di portare in aula di Tribunale la Signora Nizza è stata presa dalla Procura della Repubblica di Marsala per i reati  già citati.

Il tutto è scaturito in seguito ad una denuncia dell’Avvocato Scimemi. La vicenda ha avuto inizio nel 2011 quando la Sosalt non riusciva ad attraversare il tratto di mare che collega San Teodoro e l’Isola Lunga poiché la Signora Nizza, a quanto afferma la ditta, non rimuoveva i giochi in acqua e le altalene che ostruivano il passaggio. In aula è stato ascoltato il Sergente Mancuso, assenti invece i testi Arena e D’Alì. Il primo step di domande lo ha fatto il Pubblico Ministero chiedendo il tipo di accertamento svolto, l’estensione del lembo di occupato dalla Signora Nizza e se fu fatta un’ingiunzione di sgombero. L’aula si riempie, c’è silenzio e l’Avvocato Frazzitta inizia a porre diverse domande partendo da un semplice quesito, ma fondamentale, perché ci si reca presso la signora Nizza a fare i controlli? Le domande incalzano e si cerca di capire meglio come mai in una riserva naturale si facciano passare i camion, l’avvocato chiede se la zona è una riserva naturale è il Sergente conferma. 
 
Nel corso dell’intervista fatta ai gestori del lido dove spiegavano le vicissitudini subite negli anni, ci hanno mostrato le foto dei camion che attraversavano la spiaggia di San Teodoro in direzione Isola Lunga e alcuni di questi prendevano fuoco in mare con la conseguenza di disperdere il carburante in un'area naturale protetta..
 
Il passaggio generava enormi solchi e gravi danni all’ecosistema marino poiché i camion in questione non erano idonei all’attraversamento e inoltre, faceva notare in maniera molto arguta l'avvocato Frazzitta, non è previsto nel codice della navigazione che un camion possa attraversare il mare, soprattutto una riserva naturale.
 
In seguito a quanto emerso e alla vicenda che stiamo seguendo con molta attenzione, abbiamo fatto un salto indietro ad agosto di quest’anno, quando abbiamo fatto il reportage presso l’Isola lunga. Ispezionando il territorio in quell’afoso pomeriggio siamo giunti nella zona centrale, precisamente in una costruzione edile, dove nel retro, poco visibili ai meno attenti abbiamo trovato e fotografato tre camion. Questi mezzi erano della stessa tipologia mostrataci in foto dai proprietari del lido.
 
Uno dei camion era sprovvisto di targa e un altro aveva una targa soltanto sul vetro anteriore, il terzo invece aveva le targhe posizionate in maniera regolare. In seguito ad alcune verifiche che abbiamo svolto abbiamo scoperto che i camion appartengono alla società Renda, che si occupa di trasporto. I camion sono alimentati a gasolio ergo altamente inquinanti per l’ecosistema dell’isola. Per quanto riguarda la presenza dei camion e di altri dettagli ne abbiamo parlato in un’accurata intervista fatta all’avvocato Frazzitta qui in basso. Da evidenziare infine che oltre ai camion c’erano mezzi che vengono normalmente utilizzati per asfaltare le strade. Come mai si trovano in una Riserva Naturale?
 
Intervista all’Avvocato Giacomo Frazzitta
 
E’ stata la Sosalt Srl a portare in aula di Tribunale la Signora Nizza?
No, a portare in aula di Tribunale la Signora Nizza è la Procura della Repubblica di Marsala per il reato di violenza privata e occupazione abusiva. E’ chiaro che tutto scaturisce da una denuncia dell’Avvocato Scimemi che lamentava che le altalene davano fastidio per i camion. Quindi praticamente queste altalene davano fastidio ai camion Euro1 anzi -1. Sul lido c’è stato un sequestro che è durato un paio d’anni, io sono riuscito a far dissequestrare l’anno scorso, quindi dal 2012 al 2014 sono stati chiusi. Io poi nel frattempo, in questo momento, stiamo preparando un’opposizione alla richiesta d’archiviazione e la Procura di Trapani ha svolto un lavoro eccellente di verifica di tutte le questioni amministrative che erano sospese a questo passaggio dei camion, rilevando che la salvaguardia dell’ambiente è stata in realtà dagli enti che avrebbero dovuto tutelarlo, ed è un fatto di una gravità inaudita, perché tra la salvaguardia dell’ambiente con –per esempio- gli studi geologici d’impatto di questo passaggio di camion, il ripristino del molo, tutte questo non veniva fatto dalla Sosalt, la Sosalt continuava a ricevere per ogni anno, un’eccezionale autorizzazione dall’ARPA che sarebbe l’ente regionale che si occupa di risorse ambientali e di tutela dell’ambiente e l’ARPA rilasciava eccezionalmente ogni anno questa autorizzazione a discapito di tutte le attività recettivo-turistiche che invece, nel momento in cui si  creava un’ostruzione elementare al passaggio dei camion venivano immediatamente revocate. Con una velocità e con un’attenzione da parte degli organismi di tutela dell’ambiente esagerata se messa a confronto con l’inosservanza plateale e macroscopica delle norme alla salvaguardia che invece venivano sottomesse alla volontà della Sosalt. Se noi pensiamo che il sequestro è cominciato con l’immobile. Nel 2011 la Capitaneria di Porto avevano riscontrato che c’erano questi giochi, queste attrezzature ludiche che potevano ostruire, contestualmente avveniva questo e contestualmente la Procura di Marsala richiedeva che venissero tolti questi mezzi e che anche si procedesse a consentire ai camion di passare, contestualmente la stessa Procura faceva un’indagine nel febbraio del 2011 poiché era stato rilevato che il punto di passaggio dal mare all’isola da parte dei camion era stato fatto con uno scivolo di cemento armato abusivo. 
 
Lei ha chiesto al militare nel corso dell’udienza se fosse a conoscenza di un’indagine in merito alla costruzione di un illecito proprio sull’Isola, in merito a questa costruzione di un illecito citata in sede processuale volevo chiederle se si riferiva a qualcos’altro
No mi riferivo esclusivamente a questo e soprattutto la tempistica in cui ciò avveniva cioè mentre la Procura stessa interveniva per far passare i camion, allo stesso momento la Procura stessa era a conoscenza, attraverso dei sub che avevano fatto degli accertamenti il 17 febbraio 2011, era a conoscenza del fatto che c’era uno scivolo abusivo. Tutto questo mi sembra veramente incredibile perché se c’è uno scivolo abusivo e se dei camion passano attraverso il guado e cioè in una zona marina protetta è evidente che siamo di fronte ad una macroscopica violazione di tutte le norme, e tutto ciò ha determinato un vantaggio in questi anni per la Sosalt, perché è chiaro che la Sosalt in questa maniera risolveva mille problemi, non andava a fare il ripristino del molo. E’ chiaro che tutto questo veniva messo da parte per l’interesse della Sosalt a proseguire in questo percorso altamente inquinante. La Sosalt, vedendo le condizioni dell’Isola Lunga, perché non segnalava quelle condizioni all’autorità Giudiziaria.
 
Avvocato un’altra domanda, lei quando ha rivolto le domande al Militare ha parlato della Capitaneria di Porto; la Capitaneria di Porto che ruolo ha in questa vicenda?
La Capitaneria di Porto ha avuto un ruolo di gestione del traffico in mare da parte degli automezzi terrestri non anfibi e quindi regolamentava questa randagia. Per cui diciamo che c’è tutta una serie di inerzie, di trascuratezza, di disattenzione, in cui fa da contraltare una condotta di disciplina severa nell’attenzione dell’attività recettiva turistica condotta dalla Signora Nizza, cioè c’è questo bianco e nero che salta in evidenzia leggendo gli atti d’indagine che la Procura di Trapani ha adesso posto in discovery perché ha fatto la richiesta di archiviazione reputando non sussistente il reato di abuso d’ufficio nei confronti di tre dirigenti tra cui anche il dirigente dell’ARPA e un dirigente della Provincia regionale di Trapani. Però noi stiamo proponendo opposizione alla richiesta di archiviazione poiché reputiamo; uno ritenendo fondato l’illecito, la Procura di Trapani tuttavia ritiene non integrato il reato di abuso d’ufficio. L’interpretazione è errata per cui abbiamo proposto opposizione anche chiedendo non solo che si proceda al rinvio a giudizio nei confronti di chi ha commesso questi gravi reati, ma inoltre di valutare l’opportunità di fare un approfondimento ulteriore. Quindi diciamo che questo è il quadro in questo momento della vicenda che è in evoluzione in senso positivo, noi ci auguriamo che il gip che assumerà l’incarico di valutare la nostra opposizione alla richiesta di archiviazione ci dia ragione perché significherebbe che partirebbe un processo per abuso d’ufficio ma forse anche processi per reati più gravi, sempre contro la pubblica amministrazione e contro chi si è macchiato di questi abusi che hanno a loro volta causalmente determinato un grado d’inquinamento della zona marina protetta. 
 
Lei chiede al Militare come avveniva il trasporto del sale e il Militare ha risposto che il trasporto del sale era autorizzato dall’ex provincia. Esiste questa autorizzazione?
Certo che esiste, era un’autorizzazione che in alcuni anni veniva meno, rimanendo quella dell’ARPA, poi alcuni anni c’era quella dell’ARPA, quella della Provincia Regionale e quella della Capitaneria, poi alcuni anni c’era quella dell’ARPA e quella della Capitaneria, insomma i pareri e le autorizzazioni e i provvedimenti di regolamentazione di questi trasporti in ogni caso erano sempre, o abusivi evidentemente o mancanti addirittura di tutto. La cosa che mi stupisce è che la Procura della Repubblica di Marsala imbastisce il secondo provvedimento contro Nizza, il primo era per tentata estorsione addirittura nei confronti del marito e sono stati assolti tutti e ha subito pure sei mesi di carcerazione nel 2008 il Signor De Vita e poi assolto. Quindi se la Procura, non intendo necessariamente questa Procura ma in generale i sostituti che si sono succeduti dal 2008 ad oggi, all’analisi di questa vicenda, diciamo che i sostituti hanno avuto poca attenzione all’analisi di questi atti per cui direi hanno avuto, direi, una disattenzione. E’ chiaro che avranno avuto le loro ragioni ma se avessero preso tutta la documentazione acquisita dalla procura di Trapani forse ne sarebbe uscito un quadro differente sul trasporto di questi automezzi perché in ogni caso sia la prima volta che la seconda i procedimenti erano occupazione abusiva, per estorsione e oggi per violenza privata cioè sempre riconducibili al trasporto dei camion.
 
Avvocato ma allo stato attuale i camion possono stare sull’Isola Lunga?
I camion non possono stare sull’isola, c’è un problema proprio di abbandono di carcasse quindi credo sia una responsabilità non indifferente. C’è un reato penale grave, carcasse abbandonate addirittura in una zona marina protetta, dovrebbero indignarsi tutti di questo, ma continuano a guardare semplicemente se l’ombrellone della Signora Nizza è messo dritto o è messo storto.
 
Quindi a prescindere dal fatto se l’isola sia di un privato o meno un camion li non può starci
Certo, neppure a casa nostra può stare un camion abbandonato con perdita di olio, di idrocarburi o di altro. Non esiste. Tu non puoi a casa tua inquinare il tuo pezzo di terreno. La norma sull’inquinamento è particolarmente restrittiva, le norme attuali sono particolarmente restrittive, quelle varate ultimamente. Siamo dinnanzi ad una condizione che seppur in un ambiente privato è comunque reato, a maggior ragione se l’ambiente privato è inserito in un contesto di area protetta.

Cronaca

Firenze, ritrovato da un giornalista il piccolo Nicola: era in fondo a una scarpata

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E’ stato ritrovato vivo Nicola, il bimbo di appena 21 mesi scomparso dalla sua casa a Palazzuolo sul Senio. Lo rende noto prefettura di Firenze.

Da quanto spiegato dalla prefettura, il bimbo, Nicola Tanturli, sarebbe stato trovato a circa tre chilometri dalla sua abitazione.

E’ stato un giornalista della Vita in diretta della Rai, Giuseppe Di Tommaso, a far ritrovare il piccolo Nicola: risalendo versa la casa del bambino ha sentito rumori e lamenti.

Il bambino era in fondo a una scarpata, a ridosso della strada e profonda una cinquantina di metri ed è stato poi recuperato da un carabiniere.

Il piccolo Nicola ha già visto i suoi genitori e, trasportato con l’elisoccorso è arrivato all’ospedale pediatrico Meyer per effettuare controlli medici. “E’ già stato sottoposto a una prima visita che ha rilevato la presenza di escoriazioni superficiali, ma le sue condizioni generali non destano particolari preoccupazioni. Il piccolo verrà comunque trattenuto in osservazione in attesa di completare gli ultimi accertamenti”. Così in una nota l’ospedale.

Nicola ha chiesto subito della mamma. Il piccolo è stato tratto in salvo dal comandante della stazione dei carabinieri di Scarperia, Danilo Ciccarelli, che si è calato a 25 metri. Lo stesso luogotenente lo ha riportato sulla strada serrata riconsegnandolo alla madre.

“Sono contento e ringrazio tutte le persone che si sono impegnate”. Sono le parole del padre di Nicola Tanturli, ai microfoni del Tg4.

Per i carabinieri impegnati negli accertamenti in seguito alla scomparsa di Nicola, il piccolo si sarebbe allontanato da solo, vagando poi per i boschi circostanti la casa dove vive con i genitori. Gli investigatori, secondo quanto si apprende, escludono altre possibili ipotesi. Degli accertamenti i carabinieri riferiranno alla procura, interessata già da ieri quando ha aperto un fascicolo sulla scomparsa, senza alcun indagato.

Alla notizia del ritrovamento del piccolo Nicola tutto il Paese di Palazzuolo sul Senio è esploso in una grande festa e il parroco don Alessandro Marsili, che ha partecipato lui stesso alle ricerche, ha suonato le campane a distesa per cinque minuti. “Tutto il Paese – riferisce all’ANSA – è esploso in una grande gioia, qualcuno ha detto che è stato un miracolo. C’è stata un’ampia mobilitazione civile e di tante associazioni nelle ricerche. Proprio qui davanti alla chiesa è atterrato l’elicottero che lo ha preso per portarlo in ospedale e tutti i bambini del centro estivo sono corsi nel piazzale gridando ‘Nicola! Nicola!'”. “Mi è sembrato in buone condizioni, contento, parlava, sicuramente era disidratato” precisa don Alessandro Marsiliche ha visto poi Nicola questa mattina poco dopo il ritrovamento. “Parlava molto – racconta – le parole che ho colto sono state ‘Mamma, mamma’ e poi appena ha visto il papà gli si è buttato in braccio”.

Avrebbero cercato il figlio per diverse ore prima di dare allarme ai carabinieri i genitori di Nicola Tanturli, il bimbo di 21 mesi allontanatosi da casa nella notte tra lunedì e martedì e ritrovato nei boschi questa mattina. Secondo quanto ricostruito, la coppia si sarebbe accorta dell’assenza del bambino intorno a mezzanotte mentre i carabinieri sarebbero stati avvisati alle 9 di ieri mattina. Un lasso di tempo nel quale, in base a quanto appreso, la coppia avrebbe cercato il figlio intorno a casa, sperando di poterlo ritrovare. Riguardo a questo ritardo nel dare l’allarme, eventuali profili di responsabilità, al momento non emersi, saranno valutati nei prossimi giorni dall’autorità giudiziaria che, come è prassi, ieri era stata interessata per la scomparsa del bimbo.

Il sindaco – “Non abbiamo dormito per due giorni, ma questo ci ripaga di qualsiasi sforzo. Penso che di più non potevamo sinceramente fare, non potevamo ottenere di più: la prefettura ci ha messo nelle condizioni di avere tutto il personale necessario, lo Stato si è immediatamente attivato, abbiamo calcolato di aver avuto circa 1000 uomini in due giorni”. Lo ha detto il sindaco di Palazzuolo sul Senio (Firenze), Gian Piero Philip Moschetti, durante la conferenza stampa convocata dopo il ritrovamento del piccolo Nicola. “Questa volta è andata in modo diverso da tante altre perché si è lavorato bene insieme – ha aggiunto – è una vera vittoria dello Stato, la vittoria di una macchina che ha funzionato in maniera efficiente, e di una comunità”. Nicola Tanturli “dicono che possa aver camminato per 4-5 chilometri” ha detto il sindaco rispondendo a una domanda di un giornalista se del caso saranno interessati i servizi sociali il sindaco ha risposto: “E’ una cosa che non spetta a noi direttamente, spetterà alla Società della salute ed eventualmente ai servizi sociali stessi, che ci hanno già contattato. Noi ieri abbiamo già parlato con i servizi sociali, anche su come potenziare il supporto alla famiglia”.

Il comandante della stazione dei carabinieri di Scarperia – “Siamo stati fermati da un giornalista che diceva di aver sentito un lamento. Siamo scesi dalla macchina, ho sentito anche io il lamento, ma secondo me poteva essere un capriolo o un daino. Abbiamo deciso di verificare, anche se il terreno era molto scosceso. Mi sono calato dalla scarpata, chiamavamo continuazione il bambino ma non rispondeva. Poi ho sentito dei lamenti più chiari, e mi aspettavo che uscisse fuori un animale: invece è sbucato Nicola con la testolina tra l’erba alta, mi ha detto ‘mamma’, mi sono avvicinato. Mi ha abbracciato subito”. “Ho provato una sensazione molto bella. Ho verificato subito se aveva qualche lesione: non aveva nulla, solo un piccolo bernoccolo e qualche graffio. Poi mi si è aggrappato al collo, e l’ho portato piano piano in strada, anche con l’aiuto del giornalista nell’ultimo tratto. E’ stata una gioia bellissima, è stato bellissimo riportarlo fra le braccia della sua mamma”. “Non ho avuto l’impressione che abbia trascorso lì la notte, secondo me c’è arrivato tramite il bosco, perché secondo me la strada da fare era più agevole”. Il militare ha spiegato di non aver “avuto l’impressione che abbia trascorso” la notte in fondo alla scarpata dove il piccolo è stato ritrovato, perchè “l’erba non era schiacciata, non aveva fatto un giaciglio. Secondo me si è mosso”. Il militare sta partecipando alla conferenza stampa convocato dal sindaco di Palazzuolo sul Senio.

Il giornalista Rai che per primo ha sentito la voce di Nicola – “E’ stata una grande emozione, sono ancora scosso”. Sono le parole di Giuseppe Di Tommaso, il giornalista della Vita in diretta che ha trovato per primo questa mattina Nicola Tanturli, il bimbo di due anni che era scomparso ormai da più di 24 ore. “Ero in macchina con la troupe quando ho chiesto di scendere – racconta -. Sono rimasto da solo e ho sentito una voce in fondo ad un burrone. Ho pensato fosse suggestione ma mi sono messo a urlare ‘Nicola, Nicola’. La risposta è stata ‘mamma, mamma’. Così sono risalito di corsa e ho fermato una macchina, che era quella dei carabinieri, che poi sono scesi a recuperare il bambino”. “Mi hanno abbracciato e ringraziato, poi sono andati con il bimbo in ospedale” ha aggiunto Giuseppe Di Tommaso. “Ero tornato al lavoro proprio oggi dopo aver subito un intervento – racconta -. Mi ero quasi pentito dicendomi che forse avevo troppo anticipato i tempi”. “Il bimbo era tra i rovi nel bosco ma aveva solo qualche graffio – spiega ancora Di Tommaso -. All’inizio, quando ho incontrato i carabinieri, quasi non mi credevano. Ero tutto sporco e loro pensavano potesse essere qualche animale. Poi, per fortuna, abbiamo avuto la conferma che si trattava del bambino. E’ stato il più importante riconoscimento ricevuto nella mia carriera, essere stato utile a salvare una vita, quella di un bambino di 21 mesi”.

La notte di ricerche – Le ricerche sono proseguite tutta la notte. Già da stamani erano partite nuove operazioni, coi cani molecolari, coi cani da soccorso e coi volontari. Il territorio è impervio e la vegetazione è molto fitta. Le squadre dei soccorritori si sono già date più cambi. Ci sono pure difficoltà di comunicazione perché la copertura della rete mobile in questa parte dell’Appennino è incompleta e ha molti vuoti lontano dagli abitati.

Il piccolo era scomparso la notte tra il 21 e il 22 giugno da un casolare sull’Appennino dove vive coi genitori e il fratellino di 4 anni. La famiglia vive in una casa isolata. Zona impervia, raggiungibile solo da una mulattiera. Lunedì sera babbo e mamma hanno messo a letto i due figli, anche Nicola. Quando sono andati a svegliarlo, hanno trovato un lettino vuoto. Hanno cercato per tutta la casa, poi nei terreni intorno. Hanno dato l’allarme ai carabinieri. Nicola è un bimbo che vive in campagna e ha sviluppato presto autonomia nei movimenti, abituato a muoversi da solo oltre i margini dell’abitazione e le immediate vicinanze.

L’ipotesi ritenuta più probabile è che durante la notte, non è chiaro in quale orario, si sia svegliato, sia sceso dal letto e sia uscito di casa, dove non ha più fatto ritorno. Potrebbe aver camminato a lungo e si sarebbe perso, non riuscendo più a trovare la strada di casa. Quando i genitori hanno denunciato la scomparsa ai carabinieri della zona, la prefettura ha attivato il piano di ricerca per le persone disperse. La famiglia abita in un luogo dove non arriva o è scarsissimo il segnale del cellulare, quindi pure internet.

A due chilometri dalla loro casa c’è l’ecovillaggio di Campanara, comunità che da decenni pratica agricoltura biologica. Tutti gli appartenenti si sono uniti alle ricerche: “Io sono rimasta coi nipotini – racconta un’anziana residente – I genitori sono sconvolti, tutta la nostra comunità è in giro per i boschi a cercare il bambino”. Sul posto il sindaco di Palazzuolo sul Senio, Gian Piero Philip Moschetti: “E’ un bambino molto attivo – racconta – molto vispo, potrebbe camminare per un chilometro all’ora, non sappiamo quanta distanza possa aver fatto. Era abituato ad uscire dalla casa, a vivere all’aria aperta. I genitori lo hanno messo a letto dopo cena. Al risveglio si sono accorti che non c’era più e hanno dato l’allarme”.

Imponente la macchina delle ricerche messa in campo con il coordinamento della prefettura. L’area scandagliata è ampia circa 10 chilometri quadrati. Sul posto vigili del fuoco, con circa 40 uomini e un elicottero, carabinieri, soccorso alpino, volontari del soccorso alpino e volontari della protezione civile. Sono arrivati anche i sub dei pompieri, per ispezionare un laghetto artificiale ma l’esito è stato negativo. Per trovare Nicola sono state usate le unità cinofile, anche con i cani molecolari, al cui olfatto sono stati sottoposti alcuni vestiti.

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Cronaca

Abolito il carcere ai giornalisti per diffamazione. Una vittoria della categoria

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Stampa Romana chiede che ora riparta il percorso che protegga i cronisti dalle liti temerarie in sede civile in Parlamento e sia finalmente rispettoso del diritto di informare

La Corte costituzionale da seguito alla decisione dello scorso anno, sospesa in attesa di interventi legislativi che non sono avvenuti, e fa decadere il reato di diffamazione legato all’articolo 13 della legge sulla stampa del 1948 considerando quella norma incostituzionale e non compatibile con le norme europee.

Salva invece il terzo comma dell’articolo 595 del codice penale dove la pena detentiva è mantenuta in alternativa alla multa, riservando tuttavia il carcere alle situazioni di eccezionale gravità.

La Corte costituzionale rinvia al legislatore il bilanciamento tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela della reputazione individuale.

Stampa Romana ringrazia l’Ordine Nazionale dei Giornalisti anche questa mattina in udienza come amicus curiae e chiede che il percorso che protegga i cronisti dalle liti temerarie in sede civile riparta in Parlamento e sia finalmente rispettoso del diritto di informare.

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Bimbo scomparso dalla sua casa: proseguono senza sosta le ricerche

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Il piccolo è scomparso la notte tra il 21 e il 22 giugno da un casolare sull’Appennino dove vive coi genitori e il fratellino di 4 anni.

Ancora nessun esito dalle ricerche del bimbo di 21 mesi scomparso dalla sua casa nell’Alto Mugello, dopo una notte di perlustrazioni nel territorio di Palazzuolo sul Senio (Firenze). Le ricerche sono proseguite tutta la notte e andranno avanti per l’intera giornata.

Già da stamani sono in previsione nuove operazioni, coi cani molecolari, coi cani da soccorso e coi volontari. Il territorio è impervio e la vegetazione è molto fitta. Le squadre dei soccorritori si sono già date più cambi. Ci sono pure difficoltà di comunicazione perché la copertura della rete mobile in questa parte dell’Appennino è incompleta e ha molti vuoti lontano dagli abitati. I droni sorvoleranno ancora le aree scoperte, fuori dai boschi, per rilevare eventuali segni del passaggio del bambino.

Il piccolo è scomparso la notte tra il 21 e il 22 giugno da un casolare sull’Appennino dove vive coi genitori e il fratellino di 4 anni. La famiglia vive in una casa isolata. Zona impervia, raggiungibile solo da una mulattiera. Lunedì sera babbo e mamma hanno messo a letto i due figli, anche Nicola. Quando sono andati a svegliarlo, hanno trovato un lettino vuoto. Hanno cercato per tutta la casa, poi nei terreni intorno. Hanno dato l’allarme ai carabinieri. Nicola è un bimbo che vive in campagna e ha sviluppato presto autonomia nei movimenti, abituato a muoversi da solo oltre i margini dell’abitazione e le immediate vicinanze.

L’ipotesi ritenuta più probabile è che durante la notte, non è chiaro in quale orario, si sia svegliato, sia sceso dal letto e sia uscito di casa, dove non ha più fatto ritorno. Potrebbe aver camminato a lungo e si sarebbe perso, non riuscendo più a trovare la strada di casa. Quando i genitori hanno denunciato la scomparsa ai carabinieri della zona, la prefettura ha attivato il piano di ricerca per le persone disperse. La famiglia abita in un luogo dove non arriva o è scarsissimo il segnale del cellulare, quindi pure internet.

A due chilometri dalla loro casa c’è l’ecovillaggio di Campanara, comunità che da decenni pratica agricoltura biologica. Tutti gli appartenenti si sono uniti alle ricerche: “Io sono rimasta coi nipotini – racconta un’anziana residente – I genitori sono sconvolti, tutta la nostra comunità è in giro per i boschi a cercare il bambino”. Sul posto il sindaco di Palazzuolo sul Senio, Gian Piero Philip Moschetti: “E’ un bambino molto attivo – racconta – molto vispo, potrebbe camminare per un chilometro all’ora, non sappiamo quanta distanza possa aver fatto. Era abituato ad uscire dalla casa, a vivere all’aria aperta. I genitori lo hanno messo a letto dopo cena. Al risveglio si sono accorti che non c’era più e hanno dato l’allarme”.

Imponente la macchina delle ricerche messa in campo con il coordinamento della prefettura. L’area scandagliata è ampia circa 10 chilometri quadrati. Sul posto vigili del fuoco, con circa 40 uomini e un elicottero, carabinieri, soccorso alpino, volontari del soccorso alpino e volontari della protezione civile. Sono arrivati anche i sub dei pompieri, per ispezionare un laghetto artificiale ma l’esito è stato negativo. Per trovare Nicola sono state usate le unità cinofile, anche con i cani molecolari, al cui olfatto sono stati sottoposti alcuni vestiti. “L’area – aggiunge Moschetti – dove si concentrano le ricerche è estesa e impervia con boschi e fitta vegetazione. Stiamo setacciando la zona, le ricerche continuano con tutte le forze e i mezzi a disposizione. Un’intera comunità lo sta cercando”.

Le ricerche proseguiranno tutta la notte. “Lo stiamo cercando e lo continueremo a cercare, non ci fermiamo – dice ancora il sindaco – Ci sono 200 persone che cercano questo bambino, lo cerchiamo coi droni, con i cani, con i cani molecolari”. “Sappiamo che è uscito di casa e non ha fatto ritorno”, ha concluso il sindaco confermando che i tempi di attivazione delle ricerche sono stati immediati: “L’allarme è stato dato dai genitori all’Arma dei carabinieri alle 10, l’Arma ha avvisato il Comune e ci siamo attivati subito”.

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