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Cronaca

MATERA CAPITALE DELLA CULTURA: TEATRO DUNI SENZA CORRENTE E RISCALDAMENTI

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"Sarebbe opportuno che il sindaco chiedesse un sopralluogo all’apposita commissione di vigilanza"

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di D.L.
Matera – È ufficialmente iniziata e già chiusa, la nuova stagione teatrale 2015-2016 a Matera in quanto al Teatro Duni manca la corrente elettrica e manca il riscaldamento. Questo in sintesi l’inglorioso stato in cui versa il Cineteatro Duni, nella Matera futura capitale europea della cultura, nella città che si appresta ad ospitare Rai1 e la sua diretta per accogliere il 2016 in eurovisione.

L’ironia non addolcisce i contenuti di un amaro comunicato diffuso dal Consorzio dei Teatri Uniti di Basilicata che pubblichiamo di seguito nella sua forma integrale:

“Ieri è ufficialmente iniziata, e per quel che ci riguarda già chiusa, la nuova stagione teatrale 20152016 a Matera. Stagione, organizzata dal consorzio Teatri Uniti di Basilicata in collaborazione con il Comune di Matera, e che come sempre si avvale del Cineteatro Duni come contenitore degli spettacoli, sempre numerosi e di qualità, che caratterizzano l’offerta del cartellone teatrale. Prima vittima, di una gestione quantomeno discutibile di quello che ad oggi è l’unico spazio coperto in cui i materani possano assistere ad una qualsiasi rappresentazione teatrale, l’ILIADE, della compagnia Mitmacher, nella rassegna di teatro ragazzi. Un testo destinato ai più giovani fruitori del teatro, che in un teatro freddo, senza luce, non è stato naturalmente possibile mettere in scena.

“Ecco perché noi del Consorzio che a Matera, Potenza” è detto ancora nella nota “ed in molte altre località del territorio lucano, organizza cartelloni teatrali ponendo attenzione ai gusti del pubblico, intercettando le compagnie e gli spettacoli più interessanti, più ambiti, abbiamo deciso nostro malgrado di annullare la stagione teatrale nella città di Matera. Far trovare un teatro, quale il Duni è, in condizioni fatiscenti – sono ormai annose le lamentele che le compagnie riversano su noi, incolpevoli organizzatori circa lo stato di degrado dei camerini e dei locali retrostanti il palcoscenico – e per di più freddo perché non riscaldato (sono ancora vive in quelli che le hanno lette sui giornali, le parole di Amii Stewart, che aveva dichiarato il clima non certo accogliente durante il suo concerto lo scorso 3 dicembre a Matera)”.
La fatiscenza del Duni è sotto gli occhi di tutti, come lo è stata sotto quelli delle Amministrazioni che si sono succedute nel tempo, che hanno esultato alla vittoria della “loro” città, che hanno promesso il restyling cittadino e la creazione di infrastrutture adeguate ad una futura capitale della cultura. E, aggiungiamo, ad una cittadinanza che non merita di vivere senza un vero teatro, confortevole e adeguato.

Sarebbe opportuno che il sindaco chiedesse un sopralluogo all’apposita commissione di vigilanza, di cui fra l’altro è Presidente, perché si dichiari l’inagibilità del teatro Duni. Forse questo scuoterà chi ha finora mal gestito o non ha gestito affatto, la salvaguardia, il ripristino del contenitore culturale più importante della città, l’unico che nella stagione invernale può garantire una programmazione completa, aperta ai cittadini.

Con amarezza, ed anche una certa rabbia, ci vediamo costretti a non far partire una stagione teatrale che già ci sta costando, e ancor più ci costerà, in termini di pubblicità e promozione.
Quando, ormai tre anni fa, fummo invitati a partecipare ad una riunione del Comitato Matera 2019, e ci fu chiesto di esprimere un desiderio, non esitammo nel rispondere che il sogno nel cassetto era quello di un teatro a Matera. Era una provocazione, ma anche l’auspicio che Matera potesse avvalersi di un teatro degno di tale nome, non di un luogo abbandonato a se stesso, dalla proprietà e dal soggetto pubblico. Perché possedere un teatro da una parte, e decidere di occuparsi della sua gestione dall’altra, non può e non deve essere solo un baratto dialettico, ma un impegno nei confronti della collettività, della società, che può dirsi davvero civile quando ha spazi adeguati dove crescere e confrontarsi. Anche culturalmente.

Analoghi disagi nel novembre del 2013 Teatro e auditorium congelati a Matera, nota di Lisbona (Incompagnia), precisazioni del gestore del teatro Duni Francesco Buonantuono

Sul dibattito avviato a seguito dei disagi segnalati dal pubblico presente al teatro Duni in occasione del concerto di Karima ed Enrico Ruggeri pubblichiamo una nota inviata dal gestore del teatro Duni Francesco Buonantuono. “Prima dello spettacolo è stata accertata la rottura dell’impianto di riscaldamento e poichè non era possibile garantire una riparazione in tempi rapidi ho fatto installare un impianto di riscaldamento provvisorio a pompa sostenendo un costo aggiuntivo di 600 euro. Quindi ho fatto il possibile per contenere al massimo i disagi determinati da una temperatura piuttosto rigida che si è registrata durante la serata del concerto a Matera”.

Francesca Lisbona, presidente dell’Associazione Incompagnia, ha inviato una nota alla nostra redazione sul dibattito scaturito a seguito dei disagi avvertiti dal pubblico in occasione dell’ultimo concerto al teatro Duni di Matera di Karima ed Enrico Ruggeri.
"E’ opportuno precisare prima di leggere questa nota che il nuovo gestore del teatro Duni, Francesco Buonantuono, ha già investito risorse per la pulizia e il decoro del teatro, provvedendo ad intonacare le pareti del foyer, della galleria e della platea e a mandare in lavanderia tutti i sedili.  Di seguito la nota integrale.
Scoppia il caso dei teatri gelati? Se fosse davvero così dovremmo dire che prima del ‘caso’ ci siano stati climi migliori, ma non è così. Sono trent’anni che i contenitori culturali della città non sono adeguati ad accogliere nella minima decenza pubblico ed artisti. Si ricordano paradossalmente più le eclatanti rimostranze (Gabriele Lavia, ad esempio, oltre vent’anni fa) che le loro esibizioni.

Di fronte a questo lungo tempo, se vogliamo che finalmente cambino le cose, dobbiamo ammettere la crisi cronica del sistema culturale materano ed affrontarla una volta per tutte con le dovute cure, a prescindere, ripeto: a prescindere dall’ingresso di Matera nella short list 2019. Fa bene a puntualizzare Antonella Ciervo su Il Quotidiano che “la variegata realtà associazionistica cittadina non sia stata finora in grado di presentare progetti unitari al comune, lasciando che l’improvvisazione prendesse piede”, ma anche questa incapacità ad aggregarsi nemmeno per un bisogno primario comune va vista come  sintomo cronico dell’atteggiamento complessivo di questa comunità nei confronti del ‘bene cultura’.  Se il Teatro Duni, l’Auditorium, la Casa Cava, la Cava del Sole, il Teatro de La Martella, il Teatro Comunale, il Teatro Kennedy, Il Parco del Castello, gli stessi Sassi, fossero considerati dall’intera comunità come i ‘salotti buoni’ di ogni propria singola casa, avremmo tutti la naturale preoccupazione a renderli confortevoli e pronti ad accogliere ospiti e noi con loro. Ma, duole dirlo, da trent’anni riceviamo visite in sgabuzzini fatiscenti. Forse perché abbiamo da trent’anni considerato più importanti altri ambienti della nostra ‘Casa’, la ‘cucina’ (ristoranti, locali ricettivi) e camere da letto (B&B), ad esempio? Di fatto oggi viviamo in una casa quantomeno  bizzarra piena di fornelli e  letti, senza salotti e senza stanze per bambini: casa impraticabile e soprattutto priva di ‘calore’. Io credo sia obbligatorio  fare migliorie, ritinteggiare, ridisegnare questa casa, magari abbattere qualche muro e ripristinare i salotti, più che abbandonarla a sé stessa per trasferirsi in una nuova abitazione: abbiamo talmente tanti ambienti,  da rimettere a posto, certo,  che non vedo la necessità di costruirne altre. In questo clima di emergenza giungono a proposito i 24 milioni che il Ministero per la Coesione territoriale ha assegnato alla nostra città – casa comune, i soldi ci sono: e la volontà a rimboccarsi le maniche e iniziare immediatamente i ‘lavori’? Chiedo una riflessione pubblica seria  tra le associazioni culturali sulla crisi cronica del sistema culturale materano; chiedo che le ristrutturazioni degli edifici culturali siano realizzate sulla base delle esigenze degli operatori culturali ed eseguite da esperti del settore; chiedo ai cittadini di esprimersi sulla necessità di vivere in una casa-città dotata di salotti e stanze per bambini; chiedo al sindaco di convocare immediatamente le associazioni culturali per iniziare una nuova fase che scongiuri altri trent’anni di gelo culturale."

Cronaca

Milano, 5 rapine in tre mesi: identificato pluripregiudicato già detenuto a San Vittore

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Nel fine settimana i Carabinieri della Tenenza di Paderno Dugnano hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Monza, su richiesta della locale Procura, nei confronti di un pluripregiudicato di 41 anni residente a Milano, nel quartiere Quarto Oggiaro. L’uomo nel 2019, in appena 3 mesi, si era reso responsabile di cinque rapine, una delle quali armato di pistola, tutte commesse a Paderno Dugnano, tre di queste ai danni del supermercato IN’S di via Sibellius e due ai danni del supermercato U2 di via Sempione, che gli hanno fruttato complessivamente un bottino di oltre 6 mila euro. Il rapinatore agiva sempre in solitaria e completamente travisato.

I militari si sono messi sulle sue tracce in seguito ad una rapina avvenuta il 19 giugno 2019 ai danni del supermercato U2, in quell’occasione il malvivente, completamente travisato da sciarpa, cappellino con visiera e guanti, dopo aver minacciato la cassiera che le avrebbe sparato, senza però mostrare l’arma, si era impossessato della somma di euro 2.360,00. Una volta acquisiti i filmati delle telecamere di sicurezza presenti nella zona, i Carabinieri avevano individuato un’autovettura Citroen di colore scuro con la quale il malvivente, prima di entrare in azione, aveva effettuato il sopralluogo. Grazie agli accertamenti sul veicolo, risultato essere di proprietà della sua convivente, i militari erano riusciti ad identificare con assoluta certezza il rapinatore. Analizzando poi il suo modus operandi e mettendo a confronto le immagini dei diversi filmati acquisiti in occasione di altre rapine ai danni di supermercati della zona, gli inquirenti lo avevano identificato come l’autore delle altre quattro. 

Il provvedimento restrittivo gli è stato notificato presso il carcere di Milano “San Vittore”,  ove l’uomo si trova già detenuto per fatti analoghi.

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Patrimonio culturale: torna dal Belgio raccolta archeologica di inestimabile valore

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Dopo lunghe e articolate indagini estese a livello internazionale, un’intera raccolta archeologica costituita da pezzi di eccezionale rarità e inestimabile valore è stata riportata dal Belgio in Italia dai Carabinieri del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Bari, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, e con il determinante contributo di EUROJUST.

Le indagini, avviate nel 2017 a seguito di una segnalazione del Laboratorio di Restauro della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta, Andria, Trani e Foggia, hanno consentito di individuare, nella disponibilità di un facoltoso collezionista belga, una stele daunia dalle peculiarità decorative tipiche dell’area archeologica di Salapia, agro del Comune di Cerignola (FG), pubblicata sul catalogo realizzato in occasione della mostra intitolata “L’arte dei popoli italici dal 3000 al 300 a.C.”, tenutasi dal 6 novembre 1993 al 13 febbraio 1994 presso il Museo Rath di Ginevra (Svizzera), e su quello dell’esposizione che ha avuto luogo presso il Museo Mona-Bismarck Foundation di Parigi (Francia) dal 1° marzo al 30 aprile 1994.
Il reperto appariva incompleto nella parte centrale, mancante in particolare di un’iscrizione decorativa corrispondente a un frammento custodito presso il Museo Archeologico di Trinitapoli (BAT) che, secondo l’intuizione di un funzionario del Laboratorio di Restauro, completava il disegno del margine inferiore dello scudo e la parte superiore del guerriero a cavallo, raffigurati nell’antico manufatto.

I successivi accertamenti effettuati in Svizzera tramite il servizio INTERPOL, finalizzati all’identificazione del detentore del bene d’arte di provenienza pugliese, e gli elementi investigativi raccolti sul potenziale possesso di ulteriori reperti ceramici di interesse storico-artistico trafugati da corredi funerari di tombe scavate clandestinamente in territorio apulo, hanno portato i Carabinieri del Nucleo TPC di Bari ad avanzare, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, la richiesta di emissione di un Ordine Europeo di Indagine (OEI) per la ricerca e il sequestro di ulteriori beni archeologici di provenienza italiana potenzialmente nella disponibilità del collezionista in Belgio. Egli risultava tra l’altro fra i partecipanti ad alcuni convegni sulla Magna Grecia nell’ambito di una rassegna annuale che si svolge a Taranto e alla quale partecipano numerosi collezionisti e studiosi. Nel dicembre 2018 la Procura della Repubblica di Foggia ha emesso l’OEI, poi eseguito dalla Polizia Federale belga con la partecipazione di militari del Nucleo TPC di Bari, che hanno individuato la stele daunia presso l’abitazione del collezionista in un comune della provincia di Anversa, verificando che il frammento conservato presso il Museo di Trinitapoli era perfettamente sovrapponibile e completava la parte mancante del disegno della stele.

Nel corso della perquisizione è stato recuperato un vero e proprio “tesoro archeologico”, costituito da centinaia di reperti in ceramica figurata apula e altre stele daunie, tutte illecitamente esportate dall’Italia, che sono state quindi sottoposte a sequestro in Belgio. La conseguente richiesta dell’Autorità Giudiziaria italiana, volta a ottenere il mantenimento del sequestro e il trasferimento dei beni in Italia per gli esami scientifici e tecnici da parte del personale specializzato, è stata accolta dall’Autorità Giudiziaria estera, diventando oggetto di ripetuti ricorsi da parte dall’indagato belga (tutti nel tempo respinti).
Il successo della presente operazione rappresenta il frutto di una sinergica ed unitaria azione che ha visto quali protagonisti decisivi i magistrati italiani e belgi in servizio presso EUROJUST, nella preziosa funzione di coordinamento della cooperazione internazionale e ausilio nella interlocuzione tra Autorità Giudiziaria italiana ed Autorità Giudiziaria belga.

L’esame tecnico effettuato in Belgio dal consulente archeologo italiano ha evidenziato l’autenticità e il valore storico-culturale dei 782 reperti archeologici trovati nella disponibilità dell’indagato, tutti provenienti dalla Puglia.

Figurano fra questi un numero elevato di vasi apuli a figure rosse, anfore, ceramiche a vernice nera, ceramiche indigene e attiche, a decorazione dipinta geometrica e figurata, stele figurate in pietra calcarea dell’antica Daunia, oltre a numerosissime terrecotte figurate c.d. “tanagrine”, testine fittili, statuette alate, ecc. Si tratta di beni nazionali databili tra il VI e il III secolo a.C., tutelati ai sensi del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, di un valore commerciale pari a circa 11 milioni di euro, depredati e smembrati dai contesti originari, ora rimpatriati.

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Omicidio Desireè Mariottini, emesso il verdetto della III Corte d’Assise

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Due ergastoli e due pesanti condanne: è la sentenza per l’omicidio di Desireè Mariottini, la 16 enne di Cisterna di Latina uccisa il 19 ottobre del 2018 a Roma in uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo.

In serata, dopo aver ascoltato le repliche delle parti e dopo oltre nove ore di camera di consiglio, i giudici della III Corte d’Assise hanno emesso il loro verdetto: Mamadou Gara e Yussef Salia sono stati condannati al carcere a vita; 27 anni di reclusione sono stati inflitti ad Alinno China e 24 anni e sei mesi a Brian Minthe, per il quale la Corte d’Assise aveva disposto la scarcerazione per l’accusa di droga ma che resterà in carcere. All’uomo è stata, infatti, notificata in queste ore una nuova ordinanza cautelare per l’accusa di omicidio della minorenne.

Nei confronti dei quattro cittadini africani le accuse vanno, a seconda delle posizioni, dall’omicidio volontario alla violenza sessuale aggravata, alla cessione di stupefacenti a minori.

I pm Maria Monteleone e Stefano Pizza avevano sollecitato il carcere a vita con l’isolamento diurno per tutti mentre avevano chiesto l’assoluzione per Gara solo dalle accuse di cessione di stupefacenti e induzione alla prostituzione. “Mi attendevo quattro ergastoli, non sono soddisfatta di questa sentenza soprattutto perché uno degli imputati torna libero e questo non doveva succedere.

Non ho avuto giustizia”, aveva detto Barbara Mariottini, madre di Desireè dopo la sentenza. Ancora più arrabbiata una donna la cui voce si alza dal pubblico: “Maledetti possiate bruciare all’inferno”, ha urlato. Dalle carte dell’indagine è emerso che gli imputati avevano assicurato alla ragazza, che si trovava in crisi di astinenza, che quel mix di sostanze composto anche di tranquillanti e pasticche non fosse altro che metadone. Ma la miscela, “rivelatasi mortale” era composta da psicotropi che hanno determinato la perdita “della sua capacità di reazione” consentendo agli indagati di poter mettere in atto lo stupro in uno stabile fatiscente nel cuore dello storico quartiere romano.

Nell’ordinanza con cui il gip dispose il carcere si affermava che il gruppo ha agito “con pervicacia, crudeltà e disinvoltura” mostrando una “elevatissima pericolosità e non avendo avuto alcuna remora” nel portare a termine lo stupro e l’azione omicidiaria. Nel provvedimento sono citate anche alcune testimonianze.

“Meglio che muore lei che noi in galera”: è la frase choc che secondo alcuni testi avrebbero pronunciato tre dei quattro accusati. Gli indagati inoltre “impedirono di chiamare i soccorsi per aiutare” Desireè. Gli esami disposti dalla Procura hanno confermato che sotto le unghie e sugli abiti di Desireè è stato trovato il Dna del branco.

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