Connect with us

Editoriali

MATERA: OMBELICO DELLA CULTURA D'ITALIA NONOSTANTE LE STERILI POLEMICHE

Clicca e condividi l'articolo

Tempo di lettura 6 minuti Molti sono i giudizi che si esprimono sulla diretta RAI da Matera nella notte del Capodanno 2015/2016

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 6 minuti
image_pdfimage_print

di Domenico Leccese

Matera – Il costo complessivo per l’operazione che prevede di portare a Matera circa cinquantamila turisti è di 585.000,00 euro iva compresa (cioè 480.000,00 euro). Fondi stanziati dalla regione Basilicata presi dai programmi Fesr 2013/2017 dell’unione Europea. La delibera di giunta è la numero 1616 del 15 dicembre 2015 che ha come obiettivo quello di potenziare la promozione turistica della Basilicata mediante, cosi dice l’atto normativo, l’organizzazione di un grande evento nella città di Matera – Capitale europea della cultura 2019. La delibera ha fatto seguito ad uno stretto accordo della Regione Basilicata con la Rai radiotelevisione italiana per 4 anni cioè 2015/2019. Il documento presentato qualche tempo fa a Roma, negli studi Rai, alla presenza del Presidente della giunta regionale lucana Marcello Pittella, prevede, per tutto il periodo, la possibilità di trasmettere il programma televisivo in diretta in prima serata ogni 31 dicembre.

Quello di quest’anno, sempre, secondo gli accordi, appare come la punta di diamante di una collaborazione più ampia. Infatti sono stati programmati non solo due interventi di circa 6/7 minuti ciascuno all’interno del programma Community e simili. Ma anche momenti di promozione del territorio della regione all’estero trasmessi su Rai Italia Prevista l’istituzione di un tavolo con il compito di valutare l’ipotesi di coproduzioni nell’ambito della tecnologia digitale tra la stessa regione Basilicata, Rai e Fondazione Matera 2019. Importante appare la circostanza che entro il 31 luglio prossimo la Regione Basilicata dovrà comunicare per iscritto alla  Rai, la volontà di collaborare alla realizzazione del programma per le annualità 2016, 2017, 2018, 2019 impegnandosi a versare all’azienda nazionale per ciascun anno di vigenza contrattuale una somma non inferiore a 585.600,00 euro.

La Regione Basilicata per i 4 anni di vigenza contrattuale sborserà circa due milioni di euro. Molti si chiedono, la spesa vale l’impresa?. Avremo un ricavato superiore alla spesa? Si potevano diversificare gli accordi con altre aziende programmando diverse iniziative turistiche? {i buoni giornalisti, prima di scrivere, si informino, la delibera è qui: http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/files/docs/DOCUMENT_FILE_3005365.pdf

In 50mila a Matera, anche la logistica ha funzionato senza sbavature: Sono state oltre 50 mila le persone che a Matera (Capitale europea della Cultura 2019) hanno assistito alla trasmissione di Capodanno “L’anno che verrà” di Rai 1: i conduttori Amadeus e il lucano Rocco Papaleo hanno salutato e fatto gli auguri a Claudio Lippi, assente sul palco di piazza Vittorio Veneto a causa di un lieve malore che lo ha colpito nel  pomeriggio dell'ultimo dell'anno.Il 70enne conduttore è sotto osservazione presso l’Unità di terapia intensiva coronarica dell’ospedale Madonna delle Grazie della Città dei Sassi. In migliaia hanno festeggiato il nuovo anno nel centro storico e nel “presepe” dei rioni Sassi, anche ben oltre il termine della diretta televisiva.

Non è stato registrato alcun problema di ordine pubblico: ha funzionato la macchina organizzativa attivata dalla Prefettura, dalle forze dell’ordine e dall’amministrazione comunale, che si è avvalsa anche di numerosi volontari. Il pubblico (gran parte degli spettatori aveva riempito piazza Vittorio Veneto già dalle prime ore del pomeriggio) ha raggiunto in maniera disciplinata i punti di accesso all’area dello spettacolo, lasciando l’auto a casa o nei parcheggi consentiti, e rispondendo pienamente all’invito di non portare petardi e bottiglie di vetro. Il resto lo hanno fatto i controlli discreti e la sapiente dislocazione di tre maxischermi nella stessa piazza Vittorio Veneto, in piazza San Francesco d’Assisi e in piazzetta Pascoli, dove hanno trovato sistemazione quanti hanno deciso di raggiungere comunque i luoghi del maxiconcerto, anche da fuori regione, dopo aver cenato o dopo gli auguri di mezzanotte.

Le polemiche sul capodanno Rai a Matera. Non ho mai seguito il capodanno in Tv, sempre troppo impegnato a mangiare per poi uscire, per cui non saprei fare un confronto. Una cosa, però, mi salta all'occhio immediatamente, a mia memoria il capodanno Rai è sempre stato fatto in paesi del nord Italia, a mia memoria è la prima volta che il capodanno Rai ai festeggia nella colonia interna meridionale. Anche in questo piccolo simbolo Matera è la bandiera di un sud che si riscatta, che non ne può più dell'immagine piagnona e dimenticata da Cristo che si è fermato ad Eboli. Trovo normale che la grande stampa  del nord, la televisione, la politica dei poteri forti attacchino il capodanno materano notando che il conto alla rovescia sia,partito dieci secondi prima, evidenziando che è sfuggita una parolaccia ed una bestemmia fra gli sms mandati da casa (quanta sensibilità da parte di organi che difendevano le bestemmie,di Charlie), fanno il loro dovere, difendono i loro padroni. Trovo grottesco che la stessa cosa, in nome di un malcelato e patetico campanilismo, accada in Basilicata e al Sud. Ascari involontari, mosche nocchiere, servi non pagati scatenano la propria inconsapevolezza e, invece di essere felici, che tutta Italia ha ammirato quella che un tempo era una vergogna dell'umanità si affezionano ai propri difetti. Anche da Matera the South Will Rise Again. Sicuramente si è trattato di un evento importante perché ha lanciato Matera sulla ribalta internazionale e anche perché ha dimostrato che la città è pronta ad affrontare, dal punto di vista organizzativo, i grandi eventi che la caratterizzeranno nei prossimi anni. Ho letto anche critiche sull'errore RAI nel conteggio dei minuti (non sparate sulla croce rossa però….), e c'è anche il tentativo, pur di parlare contro Matera, di denigrare l'evento con mille argomenti speciosi, tra cui spiccano, in tutta la loro debolezza, le critiche per non aver mai nominato durante l'evento la città capoluogo e la sua funzione. Bisognerebbe invece partire proprio dal successo mediatico dell'iniziativa e dalla risposta della città per proporre alcune riflessioni.

Matera è stata scelta come Capitale europea della cultura e non come Capitale europea della “Industria culturale” e dei suoi meccanismi di mercato. Per me Matera meritava un concerto migliore nella sua qualità artistica. Alcuni eventi importanti sono già stati organizzati a Matera (Carreras, Mannoia e tanti altri); eventi che hanno  caratterizzato l'impegno culturale di quella città. Proporre a Capodanno un concerto di quel tipo può avere avuto una larga dimensione mediatica, ma della qualità meglio non parlarne.

Non so chi ha trattato con la RAI nazionale la presenza degli ospiti e dei conduttori, ma si legge con chiarezza la debolezza, che da tempo si scorge,  di strutture importanti regionali di adeguamento agli indirizzi e alle scelte dell'industria culturale italiana e europea. E' questa la scelta su Matera 2019? spero proprio di no. Per non parlare di questo personaggio, Rocco Papaleo, che continua a imperversare sulle scene lucane per rappresentare una visione della Basilicata e del lucano che sta solo nei suoi ricordi d'infanzia, ma non nella realtà. Qualcuno gli dica che non ne abbiamo bisogno,  per cui eviti di esibirsi in una dimensione astratta e senza professionalità. Altri artisti lucani affermati hanno più rispetto per questa terra, penso ad Arisa a Dino Paradiso, a diversi attori e scrittori che ben ci rappresentano e che quando parlano della Basilicata lo fanno con dignità, con sentimenti veri e senza malizia alcuna. Si parta, quindi, da questo evento per rilanciare la qualità del ruolo di una capitale europea della cultura, della sua capacità di presentarsi come luogo di costruzione di una dimensione culturale che rimanga negli anni e sia visibile a tutto il mondo.

Gli anni non hanno tempo  "La televisione ha detto che il nuovo anno, porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando", cantava Lucio Dalla. Alla domanda più inflazionata di un quadro che tenta invano di spiegare la profondità dell' astratto: "Con quale desiderio Lei entra nell'anno nuovo?" Karl Kraus rispondeva "Con il desiderio di essere risparmiato da domande del genere". Avrei risposto anch' io la stessa cosa. Per Cesare Pavese tutti gli anni erano stupidi, ma diventavano interessanti solo una volta trascorsi, probabilmente per la quantità di avvenimenti che nel preciso istante in cui accadevano venivano frivolamente sottovalutati, in attesa di occasioni che non si sono poi mai presentate. Victor Hugo salutava il nuovo anno che invecchia le amicizie senza invecchiare il nostro cuore, ammesso lo si abbia da qualche parte. Un anno è fatto di numeri, ma al contrario del denaro, che altro non è che una serie di numeri stampati, il tempo non si può possederlo però si può ugualmente usarlo, non si può conservarlo però si può spenderlo, una volta che lo si è perso purtroppo non puoi si può più averlo indietro, forse per questo è così prezioso, più del denaro. Anche ad Harvey MacKay bisogna dunque dar ragione, senz' ombra di dubbio. Per Wheeler il tempo è ciò che impedisce alle cose di accadere tutte in una volta, il che è una fortuna, considerando che esiste chi non riesce a gestire nemmeno un' emozione per volta, bella o brutta che sia, perchè tenta di controllare anche le emozioni come tutto quello che per ragioni di importanza crede sia a lui sottoposto. Il fatto certo, che si fa strada svirgolando tra tutte queste grandi riflessioni senza tempo, è che ad ogni inizio d' anno si stila nella mente la lista patinata dei classici nuovi propositi, che diventano ancor più interessanti nel momento in cui nessuno di questi verrà mantenuto, perchè a parole il mondo si ferma, ma nella realtà continua a girare quasi sempre nella stessa direzione. Si tenta di trovare accordi: nella vita, nelle relazioni, nella politica, ma spesso tutto continua a viaggiare spostandosi in direzioni uguali e contrarie a quelle del passato, ma sempre sui binari del disaccordo, e così si finisce sempre col pensare che gli unici accordi universalmente riconosciuti siano quelli scritti su un pentagramma. C'è chi vorrebbe regalare a tutti un mondo diverso per il nuovo anno che verrà, ma purtroppo non ha niente nemmeno per sè, se non la voglia di cambiare e le tasche piene della generosità di pensare in grande e di pensare a tutti, generosità che certamente rende oltre che nelle parole nel volto e negli occhi luminosi e puliti, ormai una rarità. Ogni minuto che passa è un'occasione per rivoluzionare tutto completamente, ed è proprio questa l' essenza del gusto di vivere il tempo, al di là dei buoni propositi o di qualsiasi discorso basato sulla progettazione della vita a scadenza, perchè non c'è una scadenza per le cose importanti, ogni cambiamento importante ha il suo tempo e l' orologio per scandire questo tempo non è in un numero che aumenta, ma nell' aumentare della nostra persistenza nel luogo esatto in cui abbiamo deciso di raggiungere un preciso obiettivo, che piccolo o grande che sia è per noi importante. (del Dott. Patrice Makabu V./Presidente Associazione Culturale Borgo Antico Portasalza)
 

Continua a leggere
Commenta l'articolo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Editoriali

Querele temerarie, a chi vorrà farsi carico il “caffè è pagato”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 8 minuti
image_pdfimage_print

Chiedo alla categoria tutta, a l’organismo di cui mi pregio appartenere di non lasciare da solo chi cerca di essere un giornalista libero

Ci sono giornalisti che ammiro perché timbrano il cartellino e non si sentono neppure in dovere di fare i conti con la propria coscienza quando qualcuno si rivolge a loro per sottoporgli “un caso” e loro fanno spallucce e lasciano stare. Vivono sicuramente meglio perché in realtà non fanno alcun servizio concreto alla collettività che ogni tanto si aspetta che qualche professionista dell’informazione sollevi quel tappeto polveroso e ricerchi la verità sostanziale dei fatti nell’interesse di una comunità che ha il diritto dovere di essere informata.

Una premessa per dire che la sottoscritta, iscritta all’ordine dei giornalisti, categoria Professionisti, tessera numero 083762, si sente lesa nei suoi diritti inviolabili. Mi sento messa a tacere da chi ha le spalle più larghe di me, da chi non vuole giornalisti “rompipalle” tra le scatole.

Tutti gli avvocati che ho sentito mi dicono che la persecuzione va provata ma il puzzle è difficile, ci vuole tempo, i giudici devono crederci e allora il desiderio di giustizia e la sana voglia di continuare a fare il mio mestiere sembra volermi abbandonare sempre di più.

Mettiamo un piccolo comune in provincia di Roma dove mi sono spostata con la mia famiglia nel 2005. Arrivo e Nemi è un paesino meraviglioso, sembra una piccola Svizzera innevata (siamo arrivati a dicembre, era pressappoco la Vigilia di Natale quando abbiamo messo piede in casa). In quella cornice pulita, verde e che infonde serenità decidiamo di fermarci. Proprio lì muovono i primi passi i nostri figli, proprio da lì inizia il mio percorso per diventare giornalista.

Non sò se è stata più la voglia di far emergere situazioni, di voler fornire un servizio a quella che era la mia comunità adottiva ma inizio a scrivere, senza paura delle ripercussioni. Le prime querele nei miei confronti le firma il sindaco di Nemi Alberto Bertucci per una serie di motivi tra cui probabilmente la presa d’atto che non sarei stata mai una “brava giornalista”.

Il Comune di Nemi, ovvero i cittadini, hanno iniziato ovviamente a pagare le spese legali (non sarebbe stato meglio lasciar perdere?). Tra i primi articoli ne scrissi uno di cronaca che diceva semplicemente che il cimitero era chiuso durante un giorno festivo, una settimana prima della commemorazione dei defunti. Misi anche la foto del cancello chiuso a corredo dell’articolo ricco di dichiarazioni di chi era andato al cimitero e non aveva potuto portare i fiori. Scrissi quell’articolo 9 anni fa, il 28 ottobre 2012, decidendo di dare voce ai cittadini che mi chiamarono per denunciare il fatto. Fu il primo di una lunga serie che mi portò a ricevere tanta attenzione da parte dell’attuale amministrazione. La querela fu archiviata perché ovviamente il fatto era vero.

Nel frattempo, a darmi il benvenuto, un vicino di casa, grande elettore e amico del sindaco decise di farmi una serie di esposti chiedendo di verificare se l’abitazione che avevamo comprato fosse in regola con il distanziamento dai confini, l’utilizzo della cantina…ecc.

A spingerlo a fare esposti, forse le segnalazioni di movimenti di terra sul costone del lago sempre segnalatoci (anche mio marito ha sempre seguito l’attività del giornale) dai residenti. Segnalazioni a cui demmo voce, ci furono controlli e in quel caso se ne occupò anche l’autorità competente. Poi demmo anche voce al comitato I Corsi che chiedeva di saperne di più su una lottizzazione nella zona. Prima regola di un giornalista “gobbo” mai dare voce alle minoranze, mai rompere piuttosto meglio raccontare che Nemi è praticamente perfetta grazie a chi l’amministra.

Ricordo quando entrarono in casa nostra le forze dell’ordine: sembrava di essere in un film. Misurarono tutto, entrarono dappertutto, quasi come se nascondessi qualche carico di stupefacente o un pericoloso latitante. Anche quella fu una forte pressione da sopportare. Ma più pensavo dentro di me che qualcuno stesse abusando del suo potere e più mi convincevo che scrivere sarebbe stato il mio antidoto. Credevamo di fare la cosa giusta ma non sapevamo che ci saremmo scontrati contro forze ben più grandi.

Quel periodo la moglie di questo vicino mi scrisse dei messaggi di minaccia a me e alla mia famiglia. Querelai per paura di ripercussioni ma poi persone vicine mi convinsero a rimettere la querela, “in fondo non era poi un atto così grave, c’era d’aspettarselo visti gli articoli”.

Sempre nel 2012 o giù di lì (molte cose le ho volute rimuovere per non lasciarmi fagocitare) purtroppo per me che avrei dovuto dare la notizia, arrivò l’imputazione e poi il rinvio a giudizio e poi il processo per turbativa d’asta e frode nei pubblici incanti per il sindaco di Nemi Bertucci. Un lungo processo terminato soltanto tre anni fa circa con la prescrizione. Senza che si sia chiarito nulla. Puff… il tempo ha cancellato tutto.

Era Aprile del 2013 quando all’epoca scrivevo sul quotidiano Il Tempo come collaboratore per la cronaca di Roma e Metropoli. Dopo diversi accertamenti e segnalazioni scrissi su Il Tempo: “Stipendio doppio per il sindaco Ma non gli spetta”. Approfondii il caso su questo quotidiano L’Osservatore d’Italia. Naturalmente il sindaco Bertucci non querelò il quotidiano Il Tempo per l’articolo da me firmato ma querelò sempre e soltanto me e il mio giornale per diffamazione. In seguito la Procura della Corte dei Conti chiese in merito al sindaco Bertucci la restituzione di somme “indebitamente percepite” ma poi non si seppe più nulla neppure di questa vicenda se nonché dovemmo difenderci con l’avvocato anche da questa causa, finita poi in prescrizione. E pure qui, nonostante le interrogazioni dei consiglieri di opposizione, non si è mai avuta risposta sulle successive attività amministrative.

Proseguo o devo fare un inciso su tutta la pressione che abbiamo dovuto sopportare soltanto per aver svolto il nostro lavoro? E poi volendo parlare dell’enorme esborso economico: migliaia di euro contro pochi spiccioli pagati per gli articoli scritti. L’unica grande consolazione è aver agito con la schiena dritta e senza che nessuno, nonostante i biechi tentativi, ci zittisse. Abbiamo scritto e detto e io, in fondo in fondo, ho sempre creduto che a proteggerci fosse la buona fede, la professionalità e soprattutto gli articoli 3 e 21 della Costituzione italiana che dovrebbero tutelare soprattutto chi sceglie di fare un mestieraccio come il giornalista di inchiesta.

Proseguo. Seguimmo una inchiesta sugli Ncc a Nemi che 8 anni fa portò ai sequestri di licenze a 8 persone che le avevano ottenute con false attestazioni. Un’altra operazione innescata con gli articoli de L’Osservatore D’Italia.

Sette anni fa denunciammo insieme a coraggiosi cittadini di Nemi la volontà di costruire delle ville nel Parco (ai Verbiti). Abbiamo scritto innumerevoli articoli con fotografie e atti. Quattro anni fa i carabinieri hanno definitivamente chiuso il caso e sequestrato il complesso.

Intanto ancora interrogativi in paese e la gente chiede spiegazioni. Tra una querela e uno sgambetto, il Comune ha addirittura acquisito l’intonaco esterno della mia abitazione. Poi, il macigno. Arriva un progetto dal nome inglese. Nel 2017 questo progetto prende un finanziamento dall’Europa di oltre due milioni di euro, tramite Horizon. In concomitanza con l’arrivo del finanziamento, molti cittadini di Nemi ci segnalano una moltitudine di acquisti immobiliari sul territorio da parte di “stranieri”.

Avremmo potuto girarci dall’altra parte e fare finta di nulla. Ma ancora una volta ci siamo chiesti: è giusto ignorare le tante segnalazioni? Fatti i doverosi accertamenti, qualche anno per accumulare visure, dichiarazioni, atti e interviste per poi pubblicare quattro articoli, soltanto la minima parte di quanto avevamo acquisito, gli unici articoli totalmente supportati da visure catastali e carte che ne comprovassero l’attendibilità. Circa un anno fa pubblichiamo la notizia: dalle visure emerse che gli stranieri che in poco tempo avevano acquistato 12 immobili figuravano anche nel progetto beneficiario dei fondi europei. Non abbiamo trovato solo questi elementi ma altri particolari che abbiamo preferito non pubblicare perché li ritenevamo “pesanti”, cose che poveri giornalisti di un “giornalino online” non avrebbero potuto sostenere. Così, abbiamo ritenuto di affidarci alle autorità competenti.

La Guardia di Finanza ha fatto accertamenti, consegnato di recente in Procura un fascicolo con delle rilevanze che non sappiamo che fine faranno e se verranno prescritte ma intanto, la signora straniera presente negli articoli, anziché ricorrere al diritto di replica, alla rettifica oppure anziché accogliere la mia richiesta d’intervista per fare chiarezza ha iniziato uno dei più pesanti affronti alla libertà di stampa: ha presentato due querele penali per diffamazione e mi ha citata in sede civile chiedendomi 100 mila euro di risarcimento per presunti danni che avrebbe avuto a causa dei quattro articoli che abbiamo scritto.

Il giudice ha respinto le richieste della straniera tra cui la richiesta dei 100 mila euro e la richiesta di cancellare gli articoli, ha riconosciuto la fondatezza delle informazioni degli articoli ma ha rilevato che in alcuni passaggi io abbia “superato la continenza”, ovvero abbia in qualche modo indotto il lettore ad avere dubbi sulla liceità della loro azione. Abbiamo rispettato la sentenza e stiamo pagando le spese legali pari a circa 11 mila euro.

Ben 500 euro al mese per aver detto cose vere ma secondo il giudizio del giudice civile le abbiamo dette male o meglio avremmo potuto dirle meglio. Ebbene, non siamo ancora nella fase del primo grado, l’ordinanza del giudice civile che ci condanna alle spese legali è di settembre e qualche giorno fa, tanto per rimanere in tema di “querele temerarie”, la signora straniera ci ha citati in giudizio davanti al giudice ordinario civile chiedendoci 500 mila euro (nel frattempo la somma è lievitata) perché le abbiamo cagionato delle perdite di commesse, dei danni economici oltre che psicologici.

La signora, che quasi ogni giorno vediamo sorridente a Nemi e che si beffa di noi insieme a un suo stretto amico (di recente qualcuno ha anche scritto qualcosa di poco edificante su un muro) nel suo ufficietto con il suo business perché è una imprenditrice, nel frattempo a luglio ha aperto anche un’altra attività e sempre insieme all’altro “straniero” con qui ha comprato i 12 immobili. La signora ha rinunciato agli utili della società in favore del suo socio che paga le tasse in un altro Paese.

Nel frattempo abbiamo affrontato altre spese legali per fare un reclamo rispetto all’ordinanza del giudice civile che ci condanna a spese legali per noi insostenibili soltanto perché a suo avviso abbiamo superato la continenza pur dicendo cose vere. L’udienza per il reclamo si terrà il 10 gennaio prossimo.

Ad Aprile ci aspetta la prima udienza per difenderci da una richiesta di 500 mila euro e nel frattempo stiamo pagando 500 euro al mese di spese legali. La legge sulle querele temerarie (che permetterebbe un canale giudiziario diverso) è ferma in Senato perché alcuni partiti sono contrari alla tutela dei giornalisti rispetto richieste esagerate di risarcimento economico soltanto per cercare di fermarli. Nel frattempo mio marito è stato querelato dal sindaco Bertucci perché da amministratore del gruppo Facebook Nemi Notizie ha pubblicato una domanda rivolta al primo cittadino formulata da uno sconosciuto che voleva avere chiarimenti. Sarebbe colpevole di aver permesso che una persona formulasse questa domanda. I primi giorni di dicembre si terrà l’udienza.

Questo articolo o meglio commento personale che ho scritto è in realtà una richiesta di attenzione per una categoria messa in ginocchio. I giornalisti che scavano, che ascoltano le segnalazioni che ci mettono la faccia e scrivono nero su bianco anche le cose più indigeste.

La signora straniera, oltre al mezzo milione di euro, ha chiesto che mai più e per sempre non si parli del progetto e di lei.

Devo dire che il desiderio di gettarci tutto alle spalle c’è perché al netto di tutto quello che è successo mi ritrovo con una pressione addosso troppo sproporzionata rispetto al beneficio del diritto dovere di informare la cittadinanza. Il servizio pubblico costa troppo. Meglio parlare di ricette di cucina, del fatto che a Nemi non esiste il Covid o che sia stata trovata la terza nave o fatto causa alla Merkel.

Noi giornalisti siamo esseri umani in carne ed ossa, anche non volendo, forse, esprimiamo dei sentimenti ma ciò che ci spinge a scrivere è soltanto l’interesse di fornire un servizio alla collettività.

Se la signora avesse davvero voluto che non si parlasse del progetto avrebbe potuto rispondere semplicemente a delle domande senza chiedere cifre stratosferiche a una professionista e madre di famiglia. E io non posso permettermi perizie sui danni morali che mi stanno cagionando. Non so’ fin quando potrò permettermi di pagare le spese legali per difendermi, per il momento lo facciamo a testa alta perché fortunatamente lavoro e sono una apprezzata professionista.

Chiedo alla categoria tutta, a l’organismo di cui mi pregio appartenere di non lasciare da solo chi cerca di essere un giornalista libero. Mio padre che non c’è più mi ha sempre detto che da piccola avevo una postura retta. Camminavo con il viso alto e la schiena dritta. Oggi non mi vergogno di guardarmi allo specchio e quando entro al Tribunale per parare i colpi penso che alla fine la giustizia e la verità avranno la meglio.

Il dieci gennaio e ad aprile prossimo non sarò da sola perché faccio parte di una rete di persone di valore che credono nei principi fondamentali della nostra Costituzione. E comunque vada il verdetto lo rispetterò, sicura che la vita è una ruota che gira e che se semini bene raccogli infinite soddisfazioni. Al netto di tutto mi considero molto fortunata perché nonostante gli “schiaffi” ricevuti da persone senza scrupoli ho tanta forza e tanta fede. Il benessere non ha prezzo ma confido nelle azioni delle persone oneste che siedono al vertice dell’Ordine Nazionale dei giornalisti e di quello del Lazio, di FNSI, del sindacato di Stampa Romana, di Articolo 21, del Governo, affinché la voce afona di chi fa inchiesta non venga sottaciuta da richieste economiche impossibili. Per chi vorrà farsi carico il “caffè è pagato”.

Continua a leggere

Editoriali

Lucarella: “Tre mosse auspicabili per cambiare la giustizia e il volto del Paese. Ma serve la politica”

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

La riforma Cartabia ha dovuto fare i conti con quel che rimaneva in piedi della c.d. “Bonafede” e il Governo Draghi si appresta, anche in vista dei primi passi post delega fiscale, ad intensificare gli interventi normativi in ambito giudiziario.

Il comparto giustizia, come risaputo, è anche motore di sviluppo e, traduzione economica vuole, condiziona nel bene o nel male la vita quotidiana, l’andamento del PIL, ecc.

Abbiamo voluto sentire su questo tema l’opinione dell’avvocato Angelo Lucarella, vice pres. coord. della Commissione giustizia del Ministero dello Sviluppo Economico, saggista ed attento conoscitore delle dinamiche politiche.

“Indubbiamente il Min. Cartabia sta facendo il possibile stando a quanto, come ho avuto modo di dire qualche mese addietro, l’Unione Europea ci obbliga a fare dal 2016 in special modo con la direttiva sulla non regressione delle tutele e garanzie per gli imputati.

D’altronde nella relazione della Commissione Lattanzi quest’ultimo passaggio è stato evidenziato. Diciamo che intervenire sulla dinamica della prescrizione era un atto dovuto da parte del Governo Draghi e il Ministro della Giustizia, certamente, non si è sottratta alla chiamata di responsabilità.

Il vero problema sarà nella prossima legislatura perché, al netto di questi primi interventi di restyling, c’è da capire quale visione di Paese si voglia mettere a disposizione degli italiani.

Sarei dell’idea che almeno su tre fronti si possa ulteriormente intervenire, ma servirà una politica coesa, consapevole delle sfide e, soprattutto, pronta a confrontarsi con alla base un pensiero di nuova prossimità al cittadino considerando gli inediti assetti che si creeranno a seguito del taglio dei parlamentari.

Al di là di ciò che si sente ormai da mesi (se non anni), come ad esempio la separazione delle carriere, tempi della giustizia, ecc., penso a tre cose:

– costituzionalizzazione della giustizia tributaria e, al contempo, migliorare i Principi di Giusto processo con integrazioni specifiche;

– rivisitazione dell’obbligatorietà dell’azione penale legandola ad una riserva di legge (escludendo reati medi e di grave entità);

– strutturazione, presso la Corte Costituzionale, di una sorta di ufficio delle pregiudiziali e delle incostituzionalità a cui i cittadini possano ricorrere direttamente (ovviamente ciò implica, evitando la genesi di fatto di un soggetto in sé pletorico, un ridisegno del numero e/o delle funzioni sul fronte del già costituzionalmente previsto atteso che buona parte dell’ingolfamento contenzioso, oggi in mano ai giudici delle leggi, riguarda i famosi conflitti di competenza tra Stato e Regioni attesa la riforma del Titolo quinto di vent’anni fa). 

Ma senza investire sulla formazione e sulle carriere sin dal momento universitario (anche se sono convinto si possa addirittura intervenire prima e cioè sulle scuole), non si può sperare molto.

Occorrono almeno 20 anni per portare a frutto la complessa opera di ridisegnamento di un sistema come quello giudiziario italiano.

Tuttavia, a monte ci deve essere la buona volontà perché non si può pensare solo ad ingolfare la magistratura di leggi. Ecco, questo è un altro elemento da considerare. Occorre snellire il quadro normativo il più possibile e miglioralo dove c’è bisogno. Ci si può ancora fossilizzare sul concetto che il cittadino possa avere a che fare con migliaia di norme, regolamenti, ecc. per fare qualcosa? Così si rischia che non la faccia più o, peggio il contrario, che cada per forza di cose in situazioni non legittime o lecite. E questa è anche una questione che interferisce con il realismo lavorativo e, di riflesso, sul Pil.

La giustizia è un tema sul quale non si può più temporeggiare. Ne va della credibilità del Paese anche difronte alle sfide del PNRR”.

Continua a leggere

Editoriali

Perché Mimmo Lucano è stato condannato a 13 anni e due mesi?

Pubblicato

il

Clicca e condividi l'articolo
Tempo di lettura 2 minuti
image_pdfimage_print

La condanna di Mimmo Lucano è arrivata a una quantificazione pari al doppio di quella dell’accusa. Alla fine è stato infatti condannato per la commissione di 16 reati e, nel caso in cui si profilino le caratteristiche del reato continuato, ovvero della commissione di diversi reati accomunati da un medesimo disegno criminoso, il calcolo della pena viene effettuato tenendo presente la pena del reato più grave che potrà essere aumentata dal giudice fino al triplo.

In questo caso il reato peggiore contestato è quello di peculato. Questo reato si ricorda consistere nell’appropriazione di denaro o cosa mobile altrui in ragione della propria funzione di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio. Secondo gli inquirenti questa tipologia di reato è stata commessa dall’imputato in vari episodi, con l’aggravio del fatto che il danno costituisse una rilevante entità.

Un reato, purtroppo, tra i più diffusi tra coloro che esercitano pubbliche funzioni, tanto da indurre di recente il legislatore ad introdurre pene più severe, con l’emanazione della legge n. 190 del 2012 prima, e della legge n. 69 del 2015 dopo, che hanno fatto passare, infatti, la pena minima da tre a quattro anni e la massima da dieci anni a dieci anni e sei mesi. Quindi si presume che il computo della pena per Mimmo Lucano non sia stato fatto tenendo come base di calcolo il minimo (quattro anni) moltiplicato per tre, ma che sia stata utilizzata una base di calcolo più alta, anche in ragione della natura degli aggravi degli altri reati ad esso ascritti.

Si ricorda che l’accusa aveva chiesto una condanna di 7 anni e 11 mesi, per i reati, tra gli altri, di falso in atto pubblico, abuso d’ufficio e associazione a delinquere e concussione, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quest’ultimo reato, era il più grave secondo i PM. Per la concussione, infatti, la pena va da sei a dodici anni. Ma il Tribunale ha assolto l’imputato da questo reato, riconoscendo come reato più grave, quindi, quello di peculato.

Tra gli altri reati più gravi, per cui il Lucano è stato dichiarato colpevole sono: abuso d’ufficio, truffa aggravata e associazione a delinquere.

Per i giudici di primo grado, i fatti contestati e posti alla base della condanna scaturiscono da una complessa attività di indagine che ha visto l’ex sindaco di Riace adoperarsi nel combinare matrimoni con il solo fine di far ottenere la cittadinanza a soggetti extracomunitari e per aver messo a disposizione di questi ultimi delle case abbandonate e poi recuperate. Altra accusa era relativa all’affidamento diretto di appalti per la raccolta dei rifiuti alle cooperative Eco-Riace e L’Arcobaleno, per il periodo che va da ottobre 2012 fino all’aprile 2016, senza che fosse stata imbandita una gara d’appalto e senza che le due cooperative fossero iscritte negli albi previsti dalla legge.

Si tratta di una sentenza di primo grado e destinata da ora a raggiungere la Corte di Cassazione. Non sono da escludere colpi di scena per i successivi gradi di giudizio. La pronuncia sulla questione Lucano ha fatto chiaramente molto rumore da un punto di vista politico, nonché mediatico e l’interesse nazionale sulla questione è molto alto perché si sentono tirati in ballo gli ideali contrapposti tra chi si ritiene aperto alle politiche di accoglienza e chi invece preferisce chiudere i confini al prossimo.

In definitiva si può dire che la questione è assai delicata perché da un punto di vista prettamente tecnico-giuridico quello che viene preso in considerazione non è il fine morale dell’operato (suscettibile quindi di una valutazione ideologica) ma la commissione di fatti previsti dalla legge come reato.

Continua a leggere

I più letti