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Editoriali

Messina: di certi abusi non si parla

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di Vincenzo Giardino

I fatti di cronaca andrebbero comunicati tempestivamente per consuetudine giornalistica, ma anche nel rispetto dell’informazione ai cittadini. Avendo raccolto solo ora la testimonianza della protagonista di uno spiacevole episodio, non abbiamo esitato a pubblicarlo nonostante siano trascorsi tre mesi, in quanto da adito a spunti di riflessione.

 

La sera del 31 maggio di quest’anno alle 22:30 circa, in una stradina del centro di Messina, M.G., (una ragazza della quale non possiamo dare le generalità in quanto sono ancora in corso le indagini dell’autorità giudiziaria) viene aggredita e molestata pesantemente da una persona di colore, mentre si apprestava ad entrare nella propria autovettura parcheggiata nei pressi della sua abitazione. Solo la presenza di spirito della giovane donna ed il generoso interveto di persone che sono state allarmate dalle urla della stessa, hanno impedito che l’episodio avesse un tragico epilogo. Traumatizzata e impaurita M.G. sporge denuncia particolareggiata all’autorità giudiziaria e nei giorni scorsi è stata convocata per il riconoscimento dell’uomo attraverso foto segnaletiche, in questa occasione scopre di non essere stata l’unica a subire questo tipo di aggressione.

 

Ebbene, la cosa sconcertante è che questi casi non hanno avuto né un trafiletto nei giornali locali e nemmeno un minimo di attenzione da parte della cronaca tv delle emittenti televisive di Messina. In qualunque altra città dell’Italia “continentale” si sarebbe data un eco anche troppo esasperato, invece a Messina viene taciuto. Si è talmente diffuso tra la gente il luogo comune che in Sicilia non accadono episodi di molestie sessuali da parte di extracomunitari che le domande che sorgono spontanee sono: esiste un tacito accordo a non diffondere determinati fatti? Quali altre possono essere le motivazioni al silenzio? Certe notizie vengono tacitate per non fomentare l’odio razziale?

 

A voler pensare male ci potrebbe essere un’altra motivazione più banale e prosaica. La città di Messina è affollata di extracomunitari che vivono di espedienti, bighellonano per le strade cittadine, disturbano giornalmente gli automobilisti che si fermano ai semafori obbligati a subire le varie puliture dei vetri e dulcis in fundo alcuni sono dediti ad attività illecite. E dove alloggiano queste persone? Molti sono accatastati in appartamenti nei quali vivono ai limiti della decenza pagando cifre procapite di circa 200/250 euro. E chi sono i proprietari di gran parte di questi alloggi? Molti vanno ricercati in quelli che rappresentano l’establishment cittadino che, quando non possono più affittarli agli studenti, perché troppo degradati, vedono più profittevole l’affitto agli extracomunitari.

 

L’ultima riflessione, sempre a voler pensare male: Questi proprietari di immobili sono forse in grado di condizionare i media locali affinché non si faccia troppo rumore sulle malefatte dei propri inquilini? Messina attualmente ha come primo cittadino Accorinti (per chi non se lo ricordasse è il sindaco che veste la t-shirt pluristagionale). Nella sua campagna elettorale si presentò come il sindaco antisistema, ma è sotto gli occhi di tutti che Messina continua a subire un inarrestabile degrado anche per colpa della cattiva gestione amministrativa.

 

Messina come tante altre città italiane è diventata poco sicura, perché i controlli sono pochi e rari ed il rischio che episodi scabrosi, come quello che abbiamo narrato, possano diventare più frequenti è molto alto, pertanto è un dovere dei media informare la popolazione su certi rischi.

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Cronaca

Pozzuoli, Solfatara: lo shock dopo la tragedia

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POZZUOLI (NA) – Nell’antichità la Solfatara di Pozzuoli era considerata la porta dell’Inferno, i Pink Floyd la scelsero come location per il film-concerto-documentario dal nome: “Live at Pompei”, diretto da Adriano Maben e persino Toto girò due film “Totò all’inferno”; e “47 morto che parla”, De Sade paragonò le persone passionali all’attività
tellurica flegrea.
Lo scenario è sempre lo stesso, lunare con i segni dello zolfo vicino le rocce dove si trovano le fumarole di colore verdastro, i sentimenti contrastastanti, di attrazione e di paura che si prova verso questo luogo quando lo si visita è lo stesso da sempre, come testimoniano le opere letterarie e pittoriche, persino Dante la menziona, attorno ad essa c’è una fitta vegetazione come a voler nascondere da lontano quello che è capace di fare la natura. Era consuetudine dipingere Gouaghes nell’Ottocento avendo come
soggetto la solfatara, venne definita dal presidente Charles de Brosses la “marmitta di vulcano”, Goethe la mensiona suo libro “Viaggio in Italia” durante il Grand Tour.
Il cancello nei giorni dopo la tragedia si apriva solo per i campeggiatori, fuori al bar vicino all’entrata non si parla dell’altro, i puteolani che vivono nelle vicinanze della Solfatara hanno tutti il volto sotto shock dell’incubo che ha vissuto quasi un’intera famiglia del nord in gita e in cerca di spensieratezza ma, invece hanno trovato la morte. Eppure è successo lì e li ha inghiotti senza pietà, come un mostro, facendo ricordare a noi persone contemporanee che la natura è bella, ma anche crudele, che decide lei quando e come andarla a trovare. Il confine che unisce la vita e la morte e talmente sottile che non tradisce l'etimologia del significato dei Campi flegrei dal greco FLègo, dal significato “Brucio, Ardo”. Giuseppina Ercole

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Editoriali

Immigrazione: dalla padella africana alla brace italiana

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Sogni di paradisi lontani: quanti falsi miti, quanti venditori di sogni e quanti ingenui che rincorrono miraggi nella terra del bengodi, lasciandosi dietro “Cieli infiniti e volti come pietra, mani incallite ormai senza speranza.” Salutando frettolosamente la terra amata, abbandonano i loro paesi inconsapevoli di finire in una situazione peggiore di quella che lasciano.

 

Mancanza di fiducia nel loro domani: Mentre attraversano il mediterraneo con i loro zaini pieni di sogni, lasciano alle loro spalle un vasto continente ricco di risorse idriche, forestali, minerarie ed energetiche come petrolio e gas naturale. Solamente che tutta questa “ricchezza” è mal distribuita sull’intero territorio e il più delle volte non coinvolge la popolazione locale nel ricavo economico. Interi territori presentano le migliori condizioni per l’energia pulita come  quella solare, quella  idroelettrica e la eolica, energia che ben sfruttata potrebbe concorrere all’irrigazione delle coltivazioni, che in Africa abbondano.

 

Dategli la canna per pescare non il pescato: Uno dei tanti aiuti che si possono dare “a casa loro” potrebbero  essere dei finanziamenti e progetti per sfruttare questa energia  e renderla accessibile alle piccole iniziative, concedendo  maggiore partecipazione alla giovane imprenditoria  locale  per disincentivarli ad abbandonare la loro terra.

 

Terre da mille opportunità:  Scorrendo alcuni dati dell’Economia dell’Africa e Povertà in Africa,  si scopre che il Kenya è la  terza economia dell’Africa  subsahariana dopo Sudafrica e Nigeria. Nel quinquennio 2002-2007 il Kenya ha avuto uno balzo nella crescita dal 3,5%  al 6,5%  annuo. Un risultato di tutto rispetto. Chi ha beneficiato di queste risorse? E’ facile indovinare. Il 60% di queste risorse sono andate  in mano al 2% della  popolazione. Non considerando una piccola percentuale di classe media,  l’83% della popolazione non ha migliorato la sua posizione sociale perché è stata  esclusa dalla divisione della nuova ricchezza. Questo dato ci dice che i giovani non fuggono dalla povertà bensì dalla mala distribuzione delle risorse. I vantaggi economici che offre il Continente lo hanno ben capito la Russia, la Cina, l’India ed il Brasile, paesi che stanno investendo  miliardi di dollari in Africa per assicurare le risorse naturali necessarie alla loro economia e nel contempo affermare la loro influenza politica. Si calcola che entro il 2020, grazie anche al dinamismo del Sudafrica, il Pil del Continente raddoppierà. Quanto appena detto, rende difficile capire perché si preferisce di emigrare in Europa e non sfruttare le prospettive che offre loro il Continente.

 

Africa terra di conquista: I paesi della fascia subsahariana rappresentano una realtà straordinariamente dinamica e promettente. L’agricoltura costituisce il settore trainante  dello sviluppo economico africano. L’arrivo sul territorio di nuove tecnologie ed infrastrutture  è dovuto alla  crescita degli investimenti stranieri, maggiormente provenienti dai paesi emergenti dell’area asiatica e dell’America Latina.

 

L’immobilismo dell’Europa in ritardo con i tempi: E’ imbarazzante l’immobilismo dell’Europa in tutto questo scenario mentre  il proprio  interesse sarebbe  partecipare più attivamente allo sviluppo dei paesi della fascia subsahariana da dove partono principalmente i migranti che arrivano sulle coste italiane. Tante vite sono state salvate nel mediterraneo dalle Ong. Meglio farebbero ad aiutare i giovani africani a non lasciare i paesi d’origine, evitando loro“ l’inferno” nei centri di accoglienza in Libia. Le suddette organizzazioni umanitarie potrebbero offrire loro consulenze  ed attività sindacali , dandogli altresì istruzioni sul come utilizzare le nuove tecnologie senza dover spostarsi dal proprio paese. La Costa d’Avorio con la sua prospera economia e grandi potenzialità merita ogni cooperazione dell’Europa , delle istituzioni internazionali e non solo.

 

“Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni” (Karl Marx): Le Ambasciate, i Consolati e anche i Nunzi Apostolici,cioè i rappresentanti diplomatici permanenti della Santa Sede presso gli Stati,  potrebbero, secondo  chi scrive, incoraggiare  quei giovani a non abbandonare il loro paese , al contrario convincerli di rimanere  per accompagnare  il processo produttivo, lottare  reclamando migliori condizioni sociale, contribuire  a fare  progredire la vita della loro comunità. Guardare al futuro con più fiducia anziché accontentarsi di raccogliere i pomodori in terra altrui a condizioni degradanti. Quello che si è detto della Costa d’Avorio si può tranquillamente dire della Repubblica Democratica del Congo. Il Congo è anche esso ricchissimo di risorse naturali, forestali e minerarie. Dopo il Sudafrica ha l’economia più industrializzata del Continente. Rimane sempre il terzo produttore mondiale di diamanti. L’agricoltura anche qui gioca una parte molto importante dell’economia ed eccelle in silvicoltura,l’allevamento del bestiame e la pesca. Nell’agricoltura trovano lavoro il 75% della popolazione e il settore contribuisce per il 40% al Pil.

 

Le previsioni per il suo sviluppo sono molto incoraggianti: Non si spiega, anche qui, la voglia di espatriare di questi giovani che arrivano sulle coste italiane. L’Africa ha altri paesi come questi e ciò dimostra che“ il diavolo non è così brutto come lo si dipinge”.  In fin dei conti la “padella africana” non si discosta molto da altre “padelle italiane”.

 

È ora che le parole lascino spazio ai fatti: L’Europa come istituzione dovrebbe fare TUTTO nel suo potere affinché il migrante non arrivi in Libia. Lo dovrebbe fare  l’Europa, e non capisco perché si pretende lo debba fare  l’Italia da sola.

 

L’inconsistenza della politica estera europea: Occorre investire nei paesi subsahariani  come lo stanno facendo i paesi emergenti,  evitando a coloro che sognano “paradisi oltre il  mediterraneo” di passare dalla padella africana allo sfruttamento della brace italiana.

Emanuel Galea

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Cronaca

Milano: un corteo per dire no al genocidio in Birmania

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La coda umana che è iniziata a Piazza della Repubblica, protetta da uomini della Polizia Locale e dei Carabinieri, è stata composta di padri, bambini e donne coperte dal velo.

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MILANO – Nel pomeriggio di Sabato, Milano si è trasformata nella piazza ideale per mostrare a tutta la nostra scossa penisola cosa vuol dire integrazione. Un gruppo di circa 200 stranieri islamici si sono riuniti in corteo per “bloccare il genocidio” che si sta consumando in Birmania. Le vittime del silenzioso sterminio al quale il popolo islamico milanese cerca di dar voce sono gli islamici della minoranza rohingya (150mila persone) per mano della maggioranza buddista rakhine, religion, quella buddista, professata dall’ 89% dei 55 milioni di birmani. La coda umana che è iniziata a Piazza della Repubblica, protetta da uomini della Polizia Locale e dei Carabinieri, è stata composta di padri, bambini e donne coperte dal velo. Gli slogan principali, inneggiati in arabo ed in italiano, sono stati contro la procrastinazione della violenza verso i bambini ed in favore di uno stato di pace e di sicurezza.

 

É immediato comprendere il clima surreale che si respirava tra le vie milanesi: persone avvezze ormai alla discriminazione che hanno levato un inno di pace verso un paese cosi lontano. Nello stesso giorno in cui il sindaco di Lampedusa, Totó Martello, afferma con voce sicura come quei 180 immigrati dell’hot spot (centro di prima identificazione) siano la causa precipua delle “minacce, molestie e furti” che hanno condotto l’ isola sicula al collasso con la complicità dell’ex sindaco, premio Unesco per la pace, Giusi Nicolini. Martello ha chiesto infine l’intervento diretto del ministero dell’interno, presieduto da Marco Minniti, il quale il 3 settembre alla festa de Il Fatto Quotidiano ha, per primo, introdotto il binomio “immigrazione ed integrazione”. Un grandioso esempio di quest’ultimo è raccontato da Dacia Maraini che si è recata a Pescasseroli, dove l’Associazione Mamma Africa procura beni di prima necessità e le bici utili a quei migranti che come Bubbacar, Sulay e Gibril vogliono lavorare, mantenersi ed integrarsi.

A tal proposito è doveroso, se non umano, citare lo Ius Soli che sembra essere stato dimenticato dalla classe politica italiana e che dovrebbe al contrario tornare in auge. Il decreto legge è più volte oggetto di accesi dibattiti anche se in dettaglio poco conosciuto e compreso. Questa nuova proposta di legge, definita “temperata”, prevede che può diventare italiano solo chi è nato in Italia da genitori stranieri di cui, almeno uno, sia in possesso del permesso di soggiorno Ue. Il ragazzo che compie, in seguito, la maggiore età può scegliere se rinunciare alla cittadinanza acquisista oppure confermarla. Un’idea non nuova che molti dei nostri partners europei hanno già largamente introdotto e che porterebbe in primis un sorriso a quei bambini che sabato, al corteo Milanese, avevano accompagnato a mani congiunte i loro piccolo amici di diversa provenienza e religione ed, in secundis, un altro monito alla politica di disuguaglianza trumpista dopo quello più incisivo già espresso da una piccola americana che ad una delle tante manifestazioni di protesta scriveva “she is my best friend, she is very nice” riferendosi alla sua compagna di origine araba.

Oggi più che mai, bisognerebbe essere solidali e disposti all’accoglienza ed all’integrazione , dato che, come ricorda il sopravvissuto romano ad Auschwitz Piero Terracina “il clima di antisemitismo che si respira in questo periodo è paragonabile a quello degli anni 30”. Le istituzioni, a partire dalla scuola, hanno l’onore e l’onere di spiegare ai giovani la differenza sostanziale che intercorre tra immigrazione, terrorismo e proselitismo ed il compito di far presente come gli adepti adolescenti ingaggiati dall’ISIS provengano dalle periferie europee e non da oltre frontiera.

di Gianpaolo Plini

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Castelli Romani

Albano Laziale, cultura: ecco le falle della decantata politica della trasparenza

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Forse la politica, apparentemente innovativa, del Customer Satisfaction Management che ricerca, soprattutto nelle Università, giovani stakeholders, si arresta davanti ad un’esperienza politica contestabile

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ALBANO LAZIALE (RM) – Il territorio dei Colli Albani, ed in particolare quello di Albano Laziale, risulta essere abitato sin dal paleolitico-medio (300.000 anni fa) ma è durante l’età del ferro che nasce Albalonga. Dopo la distruzione voluta dal re Tullio Ostilio, Albalonga diviene il punto nevralgico della Seconda Legione Partica dislocata dall’imperatore Settimio Severo nel secondo secolo dopo Cristo. Per garantire il rifornimento idrico dell’accampamento militare si pensa alla costruzione dei “Cisternoni”, in grado di assicurare 10.132 metri cubi di acqua. Tale opera di massima ingegneria situata in Via Aurelio Saffi, è tutt’oggi in funzione e permetterebbe di assaporare le grandi glorie di un passato che non passa se non fosse per una Res Publica moderna inefficace soprattutto per quanto riguarda i lavori pubblici e la manutenzione.

È interessante analizzare, attraverso il sito del Comune di Albano Laziale, come quella politica della trasparenza (che vorrebbe i cittadini sempre dettagliatamente informati) interessi solo settori economici e quasi mai di protezione del nostro patrimonio, basti infatti passeggiare per le ville di Albano Laziale che versano in condizioni poco dignitose e che sono ormai spesso ritrovo di vandali e drogati. Altro che luogo di cultura e trasmissione storica!

Le politiche di promozione culturale sono politiche di mera promozione economica. La gestione comunale riguardante il patrimonio sembra essere dettata dalla linea guida del guadagno: gestire il turismo, assicurare servizi nei pressi delle aeree di interesse. Tutto normale se non fosse che ci sono molti slogan ma non altrettanti fatti. I cisternoni, per esempio, sono aperti solo poche ore a settimana (anche se le informazioni sugli orari di apertura cambiano come i venti) e non vedono una ristrutturazione o, almeno, un’assicurazione nella stabilità dell’impianto dall’epoca repubblicana (quella romana). In più, la certa indignazione per mancata competenza viene giustificata dal Comune riferendosi all’ art.1, comma 557, della Legge 27.12.2006,n.296es.m.i. ex art.76,comma7delD.L.n.112/2008,convertito con la Legge n.133/2008 es.m.i. art.9,co.28,del D.L.n.78/2010,convertito in Legge n.122/2010es.m.i. che “ha impedito il reclutamento attraverso concorsi pubblici per sopperire alla contrazione di personale” limitando il naturale miglioramento nell’efficacia dei servizi.

L’assessorato al patrimonio è infatti affidato ad Alessio Colini, che fortunatamente non rientra nella lista degli indagati dal Tribunale di Velletri per abuso di ufficio e concorso in corruzione elettorale nel 2016 al contrario del sindaco Nicola Marini e altri. Nulla togliendo alle sue abilità di assicuratore e di libero professionista, nonché alla sua esperienza politica nelle fila della Lista Civica Impegno Cittadino, DS e PD, i cittadini si aspetterebbero alla direzione di tale assessorato un professionista nella questione della storicità del territorio e non delle sue economicità.

Forse la politica, apparentemente innovativa, del Customer Satisfaction Management che ricerca, soprattutto nelle Università, giovani stakeholders, si arresta davanti ad un’esperienza politica contestabile ed al sistema di amicizie e fiducie cittadine che conducono alla stanza dei bottoni non statisti ed incontestabili professionisti ma come spesso accade in Italia politici o, peggio, politicanti.

Non resta, quindi, che sperare nella Meritocrazia e nella sua resurrezione nel 2019, quando scadrà il secondo mandato del sindaco Marini.
Gianpaolo Plini

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Editoriali

Propaganda fascista: caro Fiano il nemico oggi è un altro…

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Che l’onorevole Fiano, per suoi motivi propagandistici personali, abbia voluto far sua una proposta della presidente della camera Laura Boldrini, ai più appare un’iniziativa poco intelligente.

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di Roberto Ragone
Sono passati settanta e più anni, ma ogni tanto spunta fuori qualche nostalgico. Non parlo di coloro che, bene o male, giocano a fare i fascisti o i nazisti, ma di coloro che, memori delle atrocità del deprecato ventennio, con un colpo di coda degno di uno scorpione, vogliono colpire vestigia storiche ormai delegate soltanto appunto alla nostra memoria. Tutto ciò che riguarda il fascismo, come tutto ciò che riguarda Hitler e il regime nazista, fa parte della storia, e, grazie a Dio, non potrà mai più essere riesumato.

Che l’onorevole Fiano, per suoi motivi propagandistici personali, abbia voluto far sua una proposta della presidente della camera Laura Boldrini, ai più appare un’iniziativa poco intelligente. Ricordare di Mussolini solo le leggi razziali – abominevoli, senza dubbio, ancor più perché adottate per non mettersi in contrasto con l’alleato germanico – non risponde a verità storica. Bene o male, nel ventennio fascista furono fatte opere pubbliche rilevanti, che qui non mette conto di ricordare, perché sarebbe piaggeria fuori posto e non basterebbe lo spazio di questo articolo. Diciamo solo che, a questo punto, bisognerebbe demolire tutti i palazzi storici di Roma, costruiti da Mussolini, come ad esempio tutto il quartiere della Garbatella – ma anche a Bari, mia città natale, il lungomare, la Legione dei Carabinieri, la Questura e quant’altro ce n’è – per eliminare ogni traccia evidente nelle linee e nell’architettura ‘stile ventennio’: per coerenza. Ma quest’ultima qualità pare che sia disprezzata proprio da coloro che della coerenza dovrebbero fare il loro pane quotidiano, visto che noi cittadini – bene o male, chissà! – abbiamo affidato loro, per interposta persona, l’amministrazione della cosa pubblica.

Pretendere oggi di cancellare le scritte sugli obelischi e sui monumenti – alcuni palazzi a Roma portano ancora la scritta riguardante l’anno di costruzione calcolato sull’era fascista – non è decisamente una nostra priorità, e dimostra mancanza di coerenza. Dovremmo allora, in accordo con i Tedeschi, eliminare quell’odiosa frase che campeggia all’ingresso di numerosi campi di sterminio,, quell’ARBEIT MACHT FREI che oltre ad essere un insulto per chi aveva la sventura di esservi internato, suona anche come un estremo, cinico insulto per la vita umana, tenuta in nessuna considerazione. Ricordare, a proposito delle leggi razziali, che all’inizio in Italia esse venivano applicate all’acqua di rose, sarebbe una difesa inopportuna, né cambierebbe l’astio di chi vuol cancellare un pezzo di quella che ormai è solo storia, e che, al contrario, suona come un ammonimento alle nuove generazioni. Né si puo pensare – attività molto ardua per molti – che eliminando la scritta DUX e MUSSOLINI dall’obelisco incriminato cambierebbe qualcosa.

 

Cancellare la nostra storia non è intelligente: farne tesoro, sì. Non si può prevedere il futuro senza conoscere il passato: non è una frase di chi scrive, ma è un principio autentico. Ormai il fascismo è alle nostre spalle, né rischiamo che ci si ripresenti. Il nemico oggi è un altro, ma è più comodo far finta di nulla, quando magari non ne si è addirittura complici. Oggi il pericolo è la globalizzazione, l’assorbimento delle nostra identità nazionale, la sua omologazione a canoni che non ci appartengono, la nostra schiavizzazione economica e sociale a poteri che del denaro fanno un’arma di conquista – leggi Bilderberg, Nuovo Ordine Mondiale, Rotschild, Rockfeller, JPMorgan, Goldman Sachs eccetera.

 

Venezia sta morendo, e i potenti della terra se la stanno comprando a quattro soldi, ormai deserta e disabitata. Una delle nostre perle. Con tutte le sue smanie di conquista, Mussolini non è riuscito neanche quasi a conquistare un posto sicuro al cimitero di Predappio, visto che i soliti imbecilli ogni tanto ne fanno oggetto di un’incursione devastatrice. Lasciamo dormire in pace i morti. Le leggi razziali non sono un pretesto sufficiente per deturpare i simboli della nostra storia più recente, per operare una devastazione che ai bambini di domani suonerebbe come un’idiozia. Né possiamo rinnegare tutto ciò che è successo. Chi scrive non è mai stato per un’estremismo di un certo colore molto scuro: ma questo accanirsi contro scritte e simboli potrebbe – questo sì – creare una reazione ‘uguale e contraria’. Che i morti dormano in pace, finalmente, e lasciamoli alla storia, i nostri MUSSOLINI DUX come gli ARBEIT MACHT FREI, che i Tedeschi mai si sognerebbero di togliere dall’ingresso dei criminali campi di sterminio, nei quali, fra indicibili sofferenze fisiche e morali, hanno trovato la morte più di sei milioni di nostri simili, soltanto perché erano ebrei.

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Editoriali

Carabinieri, stupratori per legge: ma stiamo davvero scherzando?

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di Roberto Ragone
Diciamo subito che il comportamento ‘latino’ dei due militi dell’Arma non è piaciuto a nessuno. È comunque frettoloso e ingiusto chiamarli ‘stupratori’. Non c’è paragone, infatti, fra ciò che è accaduto a Firenze, e il massacro che si è consumato sulla spiaggia di Rimini: quello, sì, un vero, autentico stupro alla ‘Arancia meccanica’.
Se esaminiamo i soggetti coinvolti nel fattaccio, possiamo subito constatare che fra le due parti esiste un divario culturale enorme: e, a scanso di equivoci, non s’intende ‘culturale’ nel senso di titolo di studio conseguito, ma di costume e usanza, insomma, in una parola di vissuto. È facile capire che due studentesse americane in trasferta in Italia hanno una base di emancipazione che non è di certo quella di chi ha fatto una scelta di vita a servizio della comunità. Né il capopattuglia dell’Arma può vantare i gradi da ufficiale, il che lo renderebbe ancora più colpevole: è uno dei tanti oscuri sottufficiali che proteggono le nostre vite, di noi Italiani, a volte a costo della propria. Non così le due ragazzine, che erano così ubriache da far scattare l’accusa di stupro ‘per legge’ nei confronti dei due Carabinieri. Ingenui? Certamente. Sprovveduti? Sicuro! Anche se ti aprono sotto gli occhi il barattolo della marmellata, nessuno ti autorizza a infilarci dentro le dita.

Resta comunque una serie di fatti da chiarire. Se le due ragazze erano tanto ubriache – e l’esame alcolemico lo ha confermato – da far scattare l’accusa di stupro ‘per legge’ nei confronti dei due eroi notturni, intervenuti in discoteca per ristabilire l’ordine perché chiamati da qualcuno, dobbiamo pensare che non erano nuove a bravate del genere, cioè che abitualmente assumono tanto alcol da sentirsi ‘in cimbali’, come si diceva una volta; insomma tanto alcol – e magari non solo quello – da ‘sballare’, come piace fare oggi ad una generazione che ha perso troppi valori. Dobbiamo pensare che per un’abitudine acquisita, nonostante l’alcol assunto, fossero perfettamente in grado di intendere e volere, e in quel momento abbiano voluto e sollecitato un rapporto sessuale con due divise: le divise affascinano sempre, e un trofeo come quello avrebbe fornito argomenti di grandi racconti, una volta tornate in patria.
Dobbiamo, per dirla volgarmente, stabilire ‘chi ha scopato chi’, e magari invertire l’ordine dei fattori. Di certo la parte dominante non erano i due Carabinieri, ma le due smaliziate ragazzine. Dalla filmografia USA siamo abituati ad assistere ad un popolo di solitari, che cercano incontri occasionali, soprattutto nei bar; siamo anche abituati a vedere studentesse che, nei college, hanno rapporti a ripetizione con i loro colleghi maschi, il tutto in una ricerca di un momento di piacere, pur sempre occasionale. Allora, consideriamo gli usi e i costumi di queste mine vaganti in trasferta, tenendo come esempio di conclamata infedeltà Amanda Knox, la quale, pur avendo in America un fidanzato, aveva irretito un Sollecito molto meno ‘emancipato’ di lei, fino a coinvolgerlo in una brutta storia.

La magistratura ha dato il suo verdetto, in proposito, ma so’ che nell’animo di tanti rimangono dei dubbi: specialmente nel parenti della vittima. L’America è un paese matriarcale, lo è stato fin dalle sue origini, e continua ad esserlo ancora oggi. È ridicolo il fatto che se il tasso alcolemico delle due ‘malcapitate’ fosse stato più basso, non sarebbe stato possibile accusare di stupro i due della pattuglia. Che abbiano commesso un errore, non c’è dubbio: ma da questo all’accusarli di stupro, soltanto magari per incassare il premio della polizza dedicata a questo argomento, ce ne corre. Non c’è storia, insomma, fra due ragazze americane in trasferta per motivi di studio in Europa, e due militi dell’Arma, sicuramente soccombenti sul piano culturale e di costume. Fermo restando che l’errore che hanno commesso è grave, non è giusto che tutti gettino loro la croce addosso. Non è stata una ‘ragazzata’, come tante volte sentiamo definire uno stupro di branco di minorenni nei confronti di una coetanea: ma non è neanche giusto che addirittura il Comune di Firenze si costituisca parte civile nel procedimento nei loro confronti. Servilismo nei confronti dell’America? Pare tanto di sì.

Da parte di chi scrive, sarebbe giusto che, dopo una punizione militarmente adeguata, la si smettesse di gettare il mostro in prima pagina, magari per distogliere l’attenzione da altre notizie, molto più importanti ma più scomode, che passano sotto silenzio. Come ad esempio l’epidemia di stupri – quelli veri – da parte di immigrati con permesso di soggiorno per ‘motivi umanitari’: e abbiamo appreso da certi giornali che i ‘motivi umanitari’ sono a volte frutto di grande fantasia. Un bengalese che violenta una ragazza finlandese alla stazione Termini, a Roma, non è fantasia, né la ragazza era ubriaca. Lo stupro vero ha dei connotati ben precisi, non ultimi quelli riguardanti lividi, escoriazioni e segni di violenza fisica, cosa che le due ‘facili’ americanine non hanno presentato, all’esame clinico. Concludendo, errore sì, e da matita blu. Stupro no, piuttosto raggiro da parte di chi ne sa più di loro. Stupidi sì, stupratori no: specialmente se lo stupro è tale ‘per legge’, soltanto in base al tasso alcolemico delle ragazze, perfettamente in grado, a quel punto, di capire cosa stava succedendo. Ma stiamo davvero scherzando?

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