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Metro Exodus, un’odissea post atomica

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Metro Exodus, l’ultimo capitolo della serie basata sui romanzi dello scrittore russo Dmitry Glukhovsky è finalmente arrivato su Pc, Xbox One e Ps4. L’ultima fatica di 4A Games e Deep Silver è stata attesa con molta ansia dai fan, considerando che l’ultimo gioco della saga è stato rilasciato quasi sei anni fa e in questo lasso di tempo gli appassionati hanno potuto solo giocare alle versioni remastered del titolo originale e del suo seguito. Per chi non lo sapesse l’universo di Metro è un universo catastrofico dove la storia dello scorso secolo ha lasciato il genere umano ferito, saccheggiato nell’animo da due guerre devastanti. I precari nuovi equilibri politico-economici fra Est e Ovest che ne conseguirono scissero il mondo nella seconda parte del ventesimo secolo, portando il pianeta sull’orlo di una guerra nucleare senza scampo, per nessuna fazione. Nel 2010 lo sviluppatore ucraino 4A Games diede vita al racconto di Dmitrij Gluchovskij ambientato nella metropolitana di Mosca con Metro 2033 e, successivamente, Metro Last Light, first person shooters dalle sfaccettature horror in cui meccaniche survival e stealth assecondano una caratterizzante anima narrativa. Adesso con Metro Exodus, anch’esso ispirato al terzo e ultimo romanzo dell’autore russo, le claustrofobiche meccaniche di gioco che hanno caratterizzato la serie vengono accantonate a favore di una giocabilità più esplorativa. Fuori dai tunnel della metropolitana di mosca il mondo ancora esiste, ferito, irrimediabilmente mutato, ma in ogni caso vivo. Andando più nello specifico, in Metro Exodus si vestono ancora una volta i panni di Artyom. Egli, sposatosi con Anna, la bella e determinata figlia del Colonnello Miller, il leader dell’Ordine di Sparta, sogna ancora un futuro lontano dal giogo opprimente della metropolitana e delle mostruosità nate dalle radiazioni che hanno reso Mosca una terra arida e inospitale. E proprio tenendo saldamente a sé quest’idea che gli eventi del prologo del gioco conducono il protagonista e suoi compagni ad abbandonare lo scenario in cui si sono svolti i precedenti capitoli in cerca di una nuova speranza a bordo dell’Aurora, un treno a vapore che li conduce in un vero e proprio esodo per la sopravvivenza che durerà un anno intero. Lungo l’arco di questi 12 mesi l’alternanza delle stagioni coincide con il sopraggiungere di nuove e differenti insidie, legate a filo doppio alle novità di gameplay introdotte con Exodus: attraversando ciò che resta della vecchia Russia, Artyom e compagni si trovano a esplorare vaste regioni dalle caratteristiche uniche dove mostri e fanatici di ogni genere sono pronti a fare di tutto per ostacolare la ricerca di una destinazione finale tanto sfuggente quanto ambita. La trilogia di Metro è sempre stata un’esperienza esplicitamente dedicata al single player, ed Exodus, nonostante lo stravolgimento delle ambientazioni, non è da meno. Come nei vecchi capitoli della serie, dove erano previsti dei finali multipli e di conseguenza anche delle scelte morali che andavano a incidere direttamente sul karma del protagonista, anche stavolta il sistema è il medesimo. Compiere determinate scelte, adottare una certa condotta piuttosto che un’altra determinerà il destino di Artyom, e anche il finale della storia. Anche stavolta sarà necessario fare molta attenzione a ciò che si fa, in quanto la condotta non è effettivamente rappresentata chiaramente mediante un qualsiasi indicatore. Se si commette un errore, si avvertirà solo un lieve suono accompagnato da una specie di flash. Fortunatamente basta tenere le orecchie bene aperte e prestare attenzione alle parole dei compagni di d’avventura: quasi sempre, infatti, consiglieranno la condotta più adatta, che in genere si basa sulla regola d’oro del “non uccidere gli innocenti”. Il punto è che coloro che sono liberi dal peccato non sono sempre riconoscibili, e per aggirare il problema l’unica via è quella dell’approccio stealth. Tale modo di affrontare il gioco è diventato ancor più centrale in questo capitolo, e lo sviluppo verticale di alcuni livelli lo rende anche particolarmente stimolante. Per evitare l’omicidio bisogna muoversi nell’ombra, o in alternativa è necessario arrivare alle spalle del nemico per poi sferrargli un colpo deciso fra capo e collo. Le soddisfazioni ci sono anche in questo caso, ma è chiaro che scegliendo la “via del buono” si spara molto meno, e in alcuni casi il basso profilo viene imposto per molto tempo, e forse non a tutti potrebbe piacere tale tipo di approccio. D’altra parte, è bene sottolineare che bastano pochi errori per compromettere il finale “positivo” e l’alternativa non è esattamente un “happy ending”. Quindi se si desiderà un’esperienza più difficile, immersiva e appagante, consigliamo la via del bene. Se invece si cerca un approccio più action, più shooter e più adrenalinico, a patto di accettare un finale negativo, Metro Exodus potrà garantire tanto divertimento anche in questo senso.

In questo titolo, come già nei suoi predecessori, per forza di cose la narrativa riveste un ruolo fondamentale. Essa, infatti, deve invogliare il giocatore a proseguire il viaggio, e per farlo necessita di uno scopo e di una tavolata di personaggi di spessore su cui poter contare. A bordo dell’Aurora, il treno con cui si muovono i protagonisti, tutto questo c’è, e il tema dell’esodo verso la terra promessa è affrontato con grande pathos. Esempio clou ne è uno dei primi filmati che con una dissolvenza catapulta il giocatore nel passato, all’interno di un vagone della metro, ancora brulicante di persone. Le ruote si muovono verso chissà dove, mentre chi sta con il pad in mano osserva dal finestrino il teatro della condizione umana; fuori la città cambia, dapprima sferzata dai venti di guerra lontana e poi demolita dal fragore nucleare, e infine il silenzio, poi le porte si aprono. Davvero di grande effetto. All’inizio di Metro Exodus ci si trova ancora a Mosca, a poca distanza dagli eventi di Last Light, ed Artyom, fra un’uscita e l’altra, non ha ancora abbandonato l’idea che ci sia vita oltre i confini della città. Per una serie di sfortunati eventi, spiegati purtroppo in maniera un po’ brusca e superficiale, la comitiva degli Spartani si ritrova ad apprendere una terribile verità, e ovviamente poco dopo la situazione precipita, costringendoli a fuggire per sempre dalla capitale russa. Il loro mezzo è un vecchio treno corazzato, denominato in seguito Aurora, che fungerà da nuova casa per tutto il viaggio. A bordo ci sono tutti: Artyom, sua moglie Anna, Miller, Alyosha, Idiota e anche qualche nuovo arrivo. Ognuno di loro ha le sue paure, i suoi sogni, e anche se non sono disponibili delle vere e proprie interazioni, dal momento che il protagonista è ancora una volta completamente muto, durante il pellegrinaggio verso est ci saranno numerose occasioni per fare la loro conoscenza; girovagando per il campo base, di volta in volta allestito in modo diverso, capita spesso di origliare scambi di battute, storie di folklore, dialoghi e perfino litigi che contribuiscono a tratteggiale i loro profili. In Metro Exodus il giocatore sarà sempre uno spettatore passivo, ed è una scelta che oggi mostra più che mai i suoi limiti, eppure dopo ogni missione, quando si ritorna all’Aurora, viene sempre voglia di ascoltare i discorsi dei compagni di viaggio, di osservarli mentre sono seduti su uno sgabello intenti a fumare una sigaretta piegata o a sorseggiare una vodka di pessima qualità, e nonostante la scarsa possibilità d’interazione, ci si sente a casa, al sicuro e circondati da persone amiche. Proprio queste atmosfere speciali sono il punto di forza di Metro Exodus. Infatti il gioco riesce a coinvolgere emotivamente chi gioca e tutto ciò dà energia alla voglia di proseguire nell’avventura e di scoprire cosa accadrà proseguendo nella storia. Nell’ultima fatica di 4A Games e Deep Silver c’è spazio per la speranza e il desiderio personale, per la delusione e la disillusione, e anche per la ricerca della tranquillità. Peccato che quest’ultima sia una merce molto rara, anche perché nel cuore della Russia post nucleare si incontrano personaggi bizzarri e strane tribù dalle intenzioni poco pacifiche, come fanatici che ripudiano la tecnologia e anche schiavisti della peggior specie, e alcune di queste riusciranno a far rimpiangere i tempi delle buie gallerie della metropolitana. Le atmosfere sono sempre magnifiche e quando la trama riprende la narrazione lineare il risultato è sempre alto.

A livello di giocabilità, come vi dicevamo all’inizio, Metro Exodus propone qualcosa di molto diverso rispetto a quanto è stato visto nei capitoli precedenti. Una volta entrati in contatto con le aree denominate Volga e Caspio, la sensazione è quella di perdersi da un momento all’altro. La mappa a disposizione di Artyom dice poco o nulla su ciò che bisogna fare, almeno finché qualcuno non indica la strada al protagonista. Ogni location è stata creata a misura d’uomo, e a parte rari casi dove bisogna aggirare ostacoli, si riesce a correre da una parte all’altra in una manciata di minuti, a patto però di sopravvivere ai mutanti e ad altri temibili orrori, ovviamente. Il rischio di una struttura del genere era alto, anche perché in realtà non esistono delle vere e proprie missioni secondarie, non ci sono personaggi opzionali da scoprire e neppure le solite vecchie fetch quest, eppure 4A Games è riuscita a trovare l’equilibrio perfetto. in Metro: Exodus la storia ci porta costantemente da un punto A ad un punto B, ma nel mentre è impossibile non lasciarsi contagiare dalla voglia di esplorare i piccoli centri abitati e le numerose rovine disseminate in giro, magari a bordo di un piccolo quattroruote di fortuna o di una barchetta a remi da cui entra acqua da tutte le parti. Il più delle volte ad attirare l’attenzione del giocatore sarà proprio il paesaggio stesso, magari grazie a uno scorcio particolarmente ispirato, un dettaglio o un’architettura che si staglia in lontananza. Tali aree spingono ad “abbandonare” momentaneamente la missione principale per scoprire cosa si nasconde fra quelle misteriose case o in quella fabbrica allontanata o fra quei rottami apparentemente abbandonati. Tutto questo arricchisce l’esperienza di gioco e ne espande la longevità. Naturalmente, oltre a quanto detto, sulla mappa sono presenti anche alcuni dungeon, che spesso prendono le sembianze di bunker abbandonati, fogne e fabbriche prebelliche diroccate. Tali aree sono sezioni relativamente piccole, caratterizzate da una progressione lineare e dall’utilizzo della maschera antigas, ma svolgono benissimo il loro lavoro. Esse servono a staccare dal free roaming, ma sono comunque location curatissime e articolate, che riportano in primo piano il vecchio e glorioso feeling dei primi due capitoli. Che si tratti di rovistare fra gli archivi sepolti dell’esercito o di farsi strada attraverso una diga pericolante, quelli appena citati sono senza dubbio fra i momenti più riusciti della produzione, e riescono ad incastrarsi perfettamente con il resto dell’avventura. In Metro Exodus la pratica del frugare fra i rifiuti per trovare oggetti utili veste ancora una volta un ruolo centrale e lo fa più di quanto visto in passato, anche perché in questo capitolo non esistono mercanti, e tutto passa per un pugno di pezzi di metallo e qualche oncia di sostanze chimiche. All’inizio questo sistema può apparire un po’ macchinoso, ma una volta che si sarà familiarizzato con il “trova e ricicla” sarà un vero piacere poter creare tutto ciò che occorre attraverso i materiali di scarto. Si può creare praticamente tutto in regolare autonomia, dai medikit ai filtri per la maschera, passando anche per le migliorie per le armi. Insomma, il concetto di base è: più si passa tempo a cercare materiali utili fra i rifiuti, maggiore sarà la possibilità di creare equipaggiamento per sopravvivere. Ovviamente per montare gli oggetti più complessi e ingombranti sarà necessario servirsi di un banco da lavoro, sempre reperibile al campo base o all’interno delle zone disseminate in giro per la Russia post nucleare. Assemblare le proprie scorte e prepararsi prima di ogni singola spedizione non diventerà soltanto un rito, ma presto ci si accorgerà che è proprio uno degli elementi trainanti del gameplay, che scandisce il ritmo dell’avventura. A livello di combat system, gli scontri a fuoco risultano sempre molto realistici e ben realizzati, ogni proiettile sparato da Artyom sembra diverso da quello precedente, come a voler ribadire l’artigianalità dell’arma, e il feeling è sempre lento e pesante. In Metro Exodus però i movimenti sono differenti dai normali shooter, quindi scordatevi scivolate rapide e scatti fulminei di 180 gradi. Nel gioco, essendo parecchio simulativo, per perdere la pellaccia basta scordarsi di pulire il vetro della maschera antigas o di ricaricare l’arma prima di sporgersi da un angolo. Detto ciò, se non si è abituati alle dinamiche della serie consigliamo caldamente di affrontare la difficoltà normale, ben bilanciata e più che adatta a comprendere come si gioca. Al contrario, se si è veterani di Metro e si è alla ricerca della vera “Metro Experience” allora è il caso di scegliere sulla difficoltà estrema, dove ogni proiettile raccolto fra la polvere vi farà gridare al miracolo, ma soprattutto dove sopravvivere sarà un vero e proprio incubo.

A livello grafico Metro Exodus è un titolo davvero ben Fatto. La realizzazione tecnica di alto livello e l’accompagnamento sonoro di buon livello del mondo di gioco, riescono a trasmettere a pieno il senso di desolazione e pericolo che attanaglia l’intero viaggio dell’Aurora. A dispetto di qualche calo di fluidità in alcune delle fasi più concitate, il colpo d’occhio generale è sempre di alto livello e gode di un orizzonte visivo più che apprezzabile. La contrapposizione fra la l’illuminazione naturale degli ambienti esterni e quella artificiale dei luoghi chiusi regala giochi di luce e riflessi di grande pregio. Questi uniti ai tanti effetti grafici presenti restituiscono un’immagine viva e sempre ricca di dettagli. Insomma, nulla da eccepire. Peccato solo per l’assolutamente voluto senso di pesantezza che si ha mentre ci si muove e si prende la mira che sicuramente rende l’esperienza di gioco meno fluida e un po’ snervante. In ogni caso, una volta compreso come gestirla, l’avventura di Artyom sarà assolutamente una storia avvincente, ricca di colpi di scena e incredibilmente profonda. Tirando le somme, questo Metro Exodus è un ottimo esempio di come sia possibile integrare elementi nuovi pur preservando e dando maggior spicco ai tratti più caratteristici di una serie. La novità delle sezioni liberamente esplorabili ha aggiunto quantità e varietà all’offerta, permettendo agli sviluppatori di studiare le parti più lineari dell’avventura senza compromessi in termini di intensità. Il viaggio di Artyom e dei suoi compagni a bordo dell’Aurora resta dunque fedele ai tratti caratteristici che hanno reso famosi i giochi precedenti, ma in questo nuovo capitolo essi sono stati arricchiti in maniera estremamente positiva nella loro formula base da elementi completamente inediti e da un comparto tecnico di alto profilo. Insomma, dopo tanta metropolitana e ambienti bui e angusti un po’ d’aria fresca, seppur infarcita d terribili mutanti e personaggi estremamente crudeli e senza scrupoli, era quello che ci voleva. Ovviamente se si vuol giocare bene e comprendere a fondo Questo terzo capitolo della saga, consigliamo di giocare i precedenti o quantomeno di aver letto i libri. Ovviamente Metro Exodus può essere giocato anche senza conoscere quanto è accaduto in precedenza, ma a livello di trama potrebbe essere difficile comprendere l’universo di gioco e alcuni riferimenti. In ogni caso crediamo che ogni buon gamer che si rispetti, specialmente chi è rimasto affezionato ai titoli single player dovrebbe acquistarlo. Ore e ore di gioco ben scritte e realizzate sono solo la base di quest’opera che se affrontata come si deve è in grado di dare molte e appaganti soddisfazioni.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8,5

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Disintegration, lo shooter strategico in tempo reale

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Disintegration è un videogame particolare, può infatti essere classificato come un mix fra uno shooter e uno strategico in tempo reale con visuale principale in prima persona. Il titolo è ambientato in un futuro prossimo nel quale la Rayonne, la corporazione presieduta dal Tenente Colonnello Black Shuck, sta mettendo in atto “l’integrazione” ovvero un processo che consente di conservare il cervello umano all’interno di un corpo meccanico in stile robot, dando vita ad una sorta di “umano in un contenitore metallico”. Questa procedura, originariamente ideata per salvaguardare la razza umana, flagellata da anni di guerre, epidemie e carestie nell’attesa di un nuovo equilibrio, è diventata in poco tempo un’imposizione da parte di alcuni fanatici estremisti schierati apertamente contro l’idea di un ritorno alle origini arrivando a costringere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra, i così detti “Naturali” a scegliere fra la trasformazione o la morte. Per evitare che avvenga tutto ciò, è stata costituita la Resistenza capitanata dall’ex pilota di gravicicli Romer Shoal che, con il prezioso aiuto della sua squadra di Fuorilegge, membri dell’equipaggio che hanno subito l’Integrazione ma che combattono contro la Rayonne, dovrà combattere i nemici per liberare i Naturali e far rinascere l’umanità come tutti la conosciamo. Chi gioca, ovviamente, vestirà i panni da protagonista di Romer Shoal pilotando un Graviciclo. Tale mezzo è un veicolo a levitazione gravitazionale armato fino ai denti ma che ha allo stesso tempo il comando tattico di una squadra di Fuorilegge, ognuno dotato di un’abilità speciale che potrà essere utilizzata singolarmente per abbattere il nemico o in combinazione con le abilità dei compagni di squadra per sviluppare una potenza di fuoco di grande portata. Insomma, in Disintegration non solo si spara, ma si comandano squadre sul campo di battaglia e si studia la strategia migliore per vincere. Il gioco è suddiviso in 12 missioni, ognuna delle quali è spezzettata in checkpoint intermedi. Ognuno di essi è preceduto da filmati ben fatti e da una sorta di briefing durante il quale verranno di volta in volta indicati gli obiettivi da raggiungere per poter guadagnare punti. Andando più nello specifico, questi consisteranno nel distruggere tutti i nemici a schermo utilizzando un’arma in particolare o una combinazione di armi fra quelle disponibili oppure difendere le installazioni terrestri dagli attacchi nemici o ancora terminare la missione in un tempo prefissato. Ovviamente al termine di ogni missione bisognerà liberare i Naturali, imprigionati in una sorta di gabbia, dai mercenari della Rayonne.

La “motocicletta a levitazione” è la vera chiave di lettura del gioco di V1 Interactive: a differenza di quanto accade negli sparatutto tradizionali, in Disintegration non ci si può affidare solo alla propria potenza di fuoco, ma bisogna sfruttare la privilegiata posizione di guida per controllare le truppe di terra, in un inedito ibrido tra FPS e RTS. Il timore per un sistema di controllo troppo complicato viene fugato dopo pochi minuti, perché i comandi, ridotti al minimo indispensabile, sono tutti facilmente raggiungibili dalle dita. Il mix progettato da Lehto e i suoi funziona bene, specialmente nel single player. Il giocatore recita un ruolo attivo nella battaglia, ingaggiando i nemici con una delle due armi principali che equipaggiano il graviciclo; tuttavia mobilità, artiglieria e resistenza sono del tutto inadeguate per pensare di sterminare le orde avversarie senza l’ausilio delle unità terrestri. Queste ultime sono governate principalmente da una buona intelligenza artificiale: bisogna soltanto indicare il punto da raggiungere o il nemico su cui concentrare il fuoco e la CPU si occuperà di tutto il resto, senza che si verifichino fastidiosi problemi di pathfinding. A seconda della missione se ne possono controllare due, tre o quattro; ciascuna è contraddistinta da un’abilità specifica che, una volta selezionata, rallenta il tempo per consentire di scegliere con precisione l’area in cui utilizzarla. L’efficacia maggiore si ottiene combinandole: ad esempio, prima lanciando un campo che rallenta i nemici al suo interno e poi scaricandovi una raffica di mortaio. Spiegato in questo modo, il gameplay di Disintegration potrebbe apparire macchinoso, invece si rivela immediato e fluido, grazie ad un’interfaccia utente snella e intuitiva. Ne conseguono battaglie appassionanti, impegnative e non troppo frenetiche, ma altrettanto scevre di momenti morti. Il ritmo è la chiave essenziale per avere la meglio dei nemici, il cui grado di sfida diventa impegnativo a partire dal terzo dei quattro livelli di difficoltà; utilizzare al momento giusto la limitata spinta propulsiva del graviciclo, coordinare il fuoco sui nemici e orchestrare gli attacchi speciali sono le tecniche da padroneggiare per avere la meglio sull’IA dei nemici. Senza dubbio va promossa la freschezza del sistema di combattimento di Disintegration, in cui abbiamo letto una libera ispirazione a quello di un MOBA o di un Brutal Legend, con la convinzione che sarà di ispirazione anche a future produzioni.

Per quanto riguarda la campagna per giocatore singolo, il canovaccio narrativo, pur con delle premesse fragili, riesce ad intrattenere per tutta la durata della campagna, grazie soprattutto all’ottima caratterizzazione dei personaggi. L’iniziale scetticismo sulle potenzialità carismatiche di un gruppo di robot ha rapidamente lasciato il posto alla simpatia che Romer Shoal e la sua stravagante ciurma di rinnegati hanno saputo trasmettere sia nelle cut-scene che durante le missioni stesse, dove non mancano battute irriverenti e doppi sensi che tuttavia non scendono mai nella volgarità. Un vero e proprio marchio di fabbrica in grado di far passare in secondo piano una certa ripetitività del sistema di gioco che offre ben poco oltre alle fasi di combattimento di cui si è già trattato. Le mappe lineari prevedono il tragitto dal punto A al punto B; nel mezzo una notevole quantità di unità memiche le cui fila vengono rimpinguate da frequenti rinforzi aerei. Nel tragitto si trovano poi casse contenenti punti esperienza e chip di potenziamento; possono esserci delle zone in cui il respawn è continuo sino a quando non si distrugge una struttura o passa un certo lasso di tempo; non manca nemmeno qualche boss di fine livello, ma, in linea di massima, non c’è molto altro da fare. Le missioni secondarie fornite dai compagni con cui interagire nel rifugio tra un livello e l’altro riguardano soprattutto lo stile di combattimento e pertanto non aggiungono varietà all’offerta della campagna per giocatore singolo che presenta un basso tasso di rigiocabilità. Per quanto riguarda il comparto online, possiamo dire che l’idea alla base del multiplayer è interessante, poiché esistono nove “crew”, ciascuna dotata di graviciclo e soldati specifici, alcuni dei quali introdotti nella campagna single player. C’è quindi la squadra di tank lenta ma con una grande capacità di assorbire danni, così come quella di sentinelle, veloci ma fragili. Nel mezzo un lodevole numero di combinazioni in grado di soddisfare la maggior parte degli stili di combattimento. Al momento ci sono tre modalità: Controllo Zona; Collezione, dove per fare punti bisogna raccogliere il case contenente il cervello dalle carcasse dei nemici abbattuti; Recupero, che è una sorta di cattura la bandiera. Gli sfidanti si affrontano sempre in due gruppi da cinque; in base agli obbiettivi ottenuti durante un match si ottengono dei punti con cui personalizzare esteticamente moto e abbigliamento, mentre al momento non sono previste classifiche. Se le premesse sembrano interessanti, nel passaggio dalla teoria alla pratica il combat system di Disintegration si annacqua per un paio di motivi in particolare. Il primo, e fondamentale, è che il focus della battaglia viene completamente spostato sui gravicicli: mentre nel single player le moto Rayonne compaiono di rado e la maggior parte della potenza di fuoco viene concentrata sulla miriade di unità terrestri, nella competitiva online il bersaglio principale è rappresentato dall’avversario in carne ed ossa. La frenesia degli scontri finisce col bistrattare le truppe di terra che già in partenza si vedono ovviamente “depotenziate” del rallentamento del tempo presente nel single player. In sintesi, la posizione critica che avevamo assunto dopo aver testato la beta tecnica di fine gennaio non si è modificata, nonostante alcune tangibili migliorie marginali relative all’interfaccia.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico possiamo dire che la realizzazione tecnica, nel suo insieme è più che buona sia su Pc che su Xbox One che Ps4: il dettaglio grafico si attesta su ottimi livelli, la colonna sonora che è presente lungo il gioco è davvero ben fatta e i comandi sono oltremodo intuitivi! Non vi capiterà mai di fermarvi a pensare quali tasti utilizzare per effettuare un determinato tipo di attacco. Anche l’utilizzo combinato del graviciclo con visuale in prima persona e della squadra di terra non darà alcun tipo di problema diventando quasi “naturale” guidare il veicolo in aria e comandare le truppe a terra. Disintegration è il classico gioco che non può piacere a tutti a prescindere: se amate gli FPS ma non gli strategici in tempo reale allora avrete una piacevolissima sorpresa che vi terrà incollati allo schermo nonostante qualche piccola mancanza che, a nostro avviso, non influisce in modo esagerato sulla buona riuscita del gioco, se invece siete amanti del genere tattico rimarrete probabilmente delusi dalla semplicità della parte, strategica del gioco. E’ bene sottolineare che il gioco è esclusivamente in inglese per la parte audio con sottotitoli in varie lingue fra le quali l’italiano. Un doppiaggio audio nella nostra lingua non avrebbe di certo guastato, ma fortunatamente le scritte a piè di schermo fanno il loro lavoro. Tirando le somme, vale la pena dare una chanche a questo Disintegration? A nostro avviso sì. Lo sforzo fatto per miscelare due generi, unito a una grafica di livello e a una giocabilità interessante, fanno di questo prodotto un titolo da provare a tutti i costi. Nonostante non sia un videogame perfetto, di buone idee e di potenziale ne ha parecchio. Provare per credere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Galaxy A31 il nuovo smartphone di Samsung

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Samsung annuncia il nuovo smartphone Galaxy A31. Il dispositivo, dotato di una quadrupla fotocamera multiuso, un display immersivo Infinity-U e una potente batteria da 5.000 mAh, introduce avanzate funzionalità e innovazioni nella popolare serie Galaxy A. “La serie Galaxy A è sempre stata sinonimo di valore”, commenta Paolo Bagnoli, Head of Marketing della divisione Telefonia di Samsung Electronics Italia “Galaxy A31 prosegue su questa linea, offrendo caratteristiche premium a un prezzo accessibile”. Il display Infinity-U da 6,4 pollici di Galaxy A31 assicura un’esperienza completamente immersiva. Grazie all’ampio formato, il contenuto riempie lo schermo da un bordo all’altro. È possibile guardare video, giochi e live streaming con la qualità FHD+ della tecnologia Super AMOLED. Lo schermo è alloggiato in un sottile dispositivo con soli 8,6 mm di spessore, che si adatta perfettamente alla mano. Grazie all’incredibile fotocamera principale da 48 MP di Galaxy A31, è possibile scattare foto e riprendere video ad alta risoluzione con la massima chiarezza. Con il suo campo visivo di 123 gradi, la fotocamera Ultra-grandangolare da 8 MP permette di catturare ancora di più. La fotocamera Macro da 5 MP consente di eseguire scatti ravvicinati estremamente dettagliati, mentre la fotocamera di Profondità da 5 MP permette di scattare foto con la modalità Fuoco Live in grado di far risaltare al massimo il soggetto. Quando si è fuori casa, è fondamentale avere un dispositivo con una buona autonomia. La batteria da 5.000 mAh di Galaxy A31 offre tutta la potenza necessaria per guardare film in streaming, condividere contenuti e giocare. In caso di necessità, grazie alla tecnologia di Ricarica Rapida a 15W, basta ricaricare lo smartphone per 30 minuti per avere un’autonomia sufficiente per tutto il giorno. Galaxy A31 dispone di un avanzato processore Octa-core, 4GB di RAM e tecnologia Game Booster basata sull’intelligenza artificiale. La memoria interna da 64GB, espandibile fino a 512GB con microSD, permette di scaricare file in tutta libertà, senza preoccuparsi di esaurire spazio. Completamente integrato nell’hardware e nel software di Galaxy A31, Samsung Knox protegge il dispositivo dal momento in cui viene acceso. Il lettore di impronte digitali integrato nello schermo fornisce un’autenticazione biometrica ad alta tecnologia, consentendo di sbloccare lo smartphone con un semplice tocco e realizzare pagamenti con Samsung Pay in totale sicurezza. Galaxy A31 sarà disponibile dalle prossime settimane al prezzo di 299,90 euro nelle colorazioni Prism Crush Black e Prism Crush Blue.

F.P.L.

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Namco Museum Archives 1 e 2, un tuffo nel passato

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Namco Museum Archives 1 e 2 sono dei tioli dedicati esclusivamente a chi ha vissuto gli anni ’80, periodo magico del gaming, e ha nostalgia di quei vecchi videogame con cui è cresciuto. Namco Museum Archives propone 11 giochi in ambo i volumi che ne compongono la produzione. Si tratta di un insieme di titoli scelti fra: produzioni già uscite nelle precedenti edizioni, titoli inediti e giochi che non hanno mai avuto una localizzazione in occidente, quali Dragon Spirit e Mappyland. Il primo volume della raccolta comprende: Galaxian, Pac-Man, Xevious, Mappy, Dig Dug, The Tower of Druaga, Sky Kid, Dragon Buster, Dragon Spirit: The New Legend, Splatterhouse: Wanpaku Graffiti, e Pac-Man Championship Edition; mentre il secondo volume offre: Galaga, Battle City, Pac-Land, Dig Dug II, Super Xevious, Mappy-Land, Legacy of the Wizard, Rolling Thunder, Dragon Buster II, Mendel Palace, e Gaplus. Un agglomerato di produzioni che, seppur storiche per certi versi, non troviamo rappresenti il meglio della, oltre, cinquantennale carriera di Namco. In ogni caso, anche se il rapporto qualità prezzo di Namco Archive Museum non è oggettivamente il suo punto di forza, (ogni raccolta costa circa 40 euro) discorso diverso va fatto per il confezionamento di queste raccolte antologiche che, pur non offrendo alcuna proposta particolarmente innovativa, riescono a donare un’esperienza di gioco più che accettabile. I menù sono molto semplici e chiari, ci si sposta orizzontalmente attraverso i vari titoli presenti, si può visionare una breve anteprima prima di iniziare a giocare e si possono scegliere alcune opzioni grafiche atte a simulate i monitor a tubo catodico, celebri un paio di decadi fa. Ogni produzione presente in Namco Museum Archives presenta la possibilità di salvare liberamente, creando dei punti di interruzione con cui il giocatore potrà riprendere la partita esattamente nel punto in cui l’aveva interrotta precedentemente. La oramai nota, nel campo delle emulazioni ufficiali, funzione “rewind” è presente anche in queste due raccolte. Tale funzione permette al giocatore di ritornare indietro nel tempo in caso di game over accidentali, ricominciando a giocare pochi secondi prima dell’errore appena compiuto. Una feature questa che in molti avrebbero desiderato una trentina di anni fa.

In linea generale, l’esperienza di gioco è nel complesso gradevole, l’interfaccia di gioco è pulita, minimale e tutto e studiato per mettere i giochi al primo posto eliminando ogni tipo di orpello aggiuntivo, presente in altre raccolte antologiche. In termini di longevità e qualità dei titoli è davvero complesso esprimersi in merito a produzioni uscite nei mitici anni ottanta. Namco Museum Archives è un titolo pensato per gli amanti del retrogaming, per quei giocatori interessati nel preservare sulle macchine da gioco attuali, i classici del passato nella loro versione migliore. Se siete quindi parte di questa categoria di giocatori, e il prezzo elevato non è un deterrente, indubbiamente sarete felici dalla produzione della software house nipponica. Tirando le somme possiamo dire che Namco Museum Archive 1 e 2 ci offrono due raccolte di buona qualità, ma con due difetti evidenti: il prezzo e la lista dei titoli a disposizione. Questo implica automaticamente che le raccolte non sono destinate al grande pubblico, ma più indirizzate a quei giocatori che non possono fare a meno di conservare nella propria collezione digitale queste perle del passato. Se siete amanti del retrogaming e il prezzo non vi spaventa non dovete avere dubbi su questo acquisto. Personalmente avrei voluto, visto il prezzo, una quantità maggiore di titoli o una unificazione delle due raccolte. Un’esperienza di gioco molto più che buona, inficiata da una strategia di mercato quantomeno discutibile. Un must have per gli appassionati, ma che difficilmente attirerà il grande pubblico. Insomma, se siete dei nostalgici, se avete desiderio di rivivere quelle atmosfere che si respiravano a casa propria o di amici oltre 30 anni fa, allora queste raccolte siamo certi facciano per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica 6

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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