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Esteri

Migranti, Salvini sveglia la Ue: verso la fine dei barconi. Fondi a Turchia e Africa

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“Il Consiglio europeo dà il benvenuto all’accordo raggiunto per il finanziamento” della seconda tranche da tre miliardi “per i profughi in Turchia” ed il “Fondo fiduciario per l’Africa”: lo si legge nella nuova bozza delle conclusioni del vertice Ue, da poco in circolazione e di cui l’Ansa ha preso visione. Nelle scorse settimane, l’Italia aveva chiesto alla Commissione Ue garanzie affinché vi fossero risorse sufficienti per il Fondo fiduciario per l’Africa, ponendo la riserva sulla formula di rifinanziamento dell’accordo Ue-Turchia.

Sembra proprio che Matteo Salvini abbia svegliato la Ue. Lui che ha saldamente respinto barche piene d’immigrati portando l’Europa a prendere coscienza che l’Italia non può fare tutto da sola e non può essere l’unico Paese punto di primo arrivo. Questo anche alla luce dei 10 obiettivi presentati da Conte a Bruxelles

Sulla riforma del “Regolamento di Dublino è necessario trovare l’unanimità basata su un equilibrio tra responsabilità e solidarietà. La presidenza di turno austriaca entrante è invitata a continuare col lavoro”, si legge ancora nell’ultima bozza di conclusioni del vertice europeo di giovedì circolata.

“Per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale – si legge ancora nella nuova versione della bozza delle conclusioni del summit Ue, di cui l’ANSA ha visione -, gli sforzi per fermare i trafficanti che operano dalla Libia o da altri luoghi devono essere intensificati. L’Ue continuerà ad essere al fianco dell’Italia e degli altri Paesi in prima linea. Rafforzerà il suo sostegno alla Guardia costiera libica, alle comunità costiere e meridionali, così come la cooperazione con gli altri Paesi di origine e transito”.

“I movimenti secondari dei richiedenti asilo tra Stati membri – dice l’ultima bozza di conclusioni del vertice europeo circolata – rischiano di mettere in pericolo l’integrità del Sistema comune europeo d’asilo e quello di Schengen. Gli Stati membri devono prevedere tutte le misure legislative e amministrative necessarie per contrastare tali movimenti, e cooperare gli uni con gli altri a questo fine”.

“Per smantellare il modello di business dei trafficanti, evitando tragiche perdite di vite, occorre eliminare l’incentivo ad imbarcarsi – si legge nella nuova versione della bozza di conclusioni del vertice Ue -. Questo richiede un nuovo approccio agli sbarchi di quanti sono soccorsi nei salvataggi. In questo quadro, il Consiglio europeo sostiene lo sviluppo del concetto di piattaforme di sbarco regionali, in stretta collaborazione con i Paesi terzi, così come Unhcr e Oim”.

Esteri

Salvaguardia dell’ambiente e interdipendenza al centro della Biennale di Helsinki

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Dal 12 giugno al 26 settembre 2021

 “The Same Sea” (”Lo stesso mare”) è il tema della prima Biennale di Helsinki, in programma (pandemia permettendo) dal 12 giugno al 26 settembre 2021 a Vallisaari, un’isola al largo di Helsinki nel Mar Baltico. Un progetto che trae spunto proprio dall’ambiente naturale che ospiterà l’evento per proporre ai visitatori una riflessione sulla salvaguardia dell’ambiente e sull’interdipendenza.

L’edizione della Biennale di Helsinki, rinviata lo scorso anno a causa della pandemia, riusnisce 40 artisti finlandesi e stranieri e presenta, per oltre il 75%, nuove commissioni e opere “site-specific” create appositamente per essere inserite all’interno del meraviglioso contesto marittimo che le accoglie. I curatori Pirkko Siitari e Taru Tappola, curatori del Museo d’Arte di Helsinki (HAM), invitano a un dialogo tra artisti e collettivi provenienti da Finlandia, Australia, Cambogia, Germania, India, Giappone, Kenya, Lettonia, Polonia, Corea del Sud, Tailandia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.  Mario Rizzi è l’artista italiano che rappresenta il nostro Paese.

Accogliendo sia i cittadini finlandesi che i visitatori provenienti da ogni parte del mondo, questo importante momento della traiettoria culturale di Helsinki afferma la sua posizione di capitale artistica e culturale: “Arte e cultura costituiscono una parte essenziale della storia di Helsinki. Riconosciamo come l’investimento nelle arti contribuisca positivamente allo sviluppo della città, ma anche direttamente al benessere dei nostri cittadini. La Biennale di Helsinki, aperta gratuitamente a tutti, provocherà e ispirerà il pubblico, affrontando importanti tematiche globali. Inoltre, la sua collocazione su un’isola conferirà all’esposizione un’allure unica di continuo scambio fra l’arte e la natura circostante“, commenta il sindaco di Helsinki, Jan Vapaavuori.

Le nuove commissioni abbracciano temi diversi che vanno dalle relazioni, alla natura, ai confini, alle identità, alle tracce umane, al tempo e all’empatia. Come manifestazione fisica dell’interconnessione, la grande costruzione in legno Quay 6 di Jaakko Niemelä accoglie i visitatori che sbarcano al molo nord di Vallisaari. Facendo riferimento allo scioglimento della calotta glaciale settentrionale della Groenlandia, la costruzione raggiunge i sei metri di altezza, rispecchiando l’innalzamento del livello del mare nel caso in cui il ghiacciaio dovesse scomparire completamente.

Christine e Margaret Wertheim portano il loro progetto Crochet Coral Reef a Helsinki, The Helsinki Satellite Reef, uno dei più grandi progetti scientifici e artistici partecipativi al mondo. Realizzata in plastica riciclata, compresi i sacchetti di plastica in disuso, la barriera corallina fatta a mano viene creata con gli abitanti di Helsinki, richiamando l’attenzione sugli ammassi di rifiuti in plastica che minacciano gli oceani.

Anche altre commissioni hanno coinvolto le comunità locali di Helsinki, come la collaborazione fra Paweł Althamer e la vicina Suomenlinna Open Prison for Seven Prisoners; un documentario in due parti e un film VR che invita gli spettatori a unirsi a sette detenuti (tra cui lo stesso Althamer) per una fuga dalla prigione, attraverso acque aperte e paesaggi mutevoli.

Attraverso l’uso di materiali riciclati, il Faro di Vallisaari di Tadashi Kawamata diventa un punto di riferimento temporaneo costituito da materiale trovato su Vallisaari. Situato in cima ad un vano ascensore simile a un bunker e innalzato fino a raggiungere diversi metri di altezza, il faro può essere visto da vari punti di osservazione in mare, dalla vicina isola di Suomenlinna e dal lungomare di Helsinki. Anche l’opera di Marja Kanervo attinge alle infrastrutture esistenti sull’isola. Lavorando in loco su tre piani del blocco A della Pilot House, gli interventi di Kanervo – forme e segni impressi nello spazio – si fondono con le tracce degli ex residenti, in bilico tra vita reale e finzione.

Posizionata all’esterno della Alexander Battery – una delle principali sedi della biennale – la scultura in grande scala di Laura Könönen rappresenta un’esplosione di frammenti di roccia rotti. L’opera, che appare come se le strutture fossero a un certo punto un solido completo, ci costringe a rivisitare le nostre idee di stabilità e permanenza. La scultura fa parte dell’opera più grande No Heaven up in the Sky, che sarà esposta in modo permanente nel parco Hyväntoivonpuisto di Helsinki dopo il 2020. Il grande dipinto in situ di Katharina Grosse maschera le pareti esterne dell’ex edificio scolastico di Vallisaari, convergente con il paesaggio circostante. Più che un dipinto convenzionale, il risultato del processo pittorico di Grosse è più simile a una scultura che emerge da una posizione geografica.

Facendo eco all’impegno della Biennale di Helsinki di ispirare il dibattito pubblico sul rapporto tra umanità e natura, l’Unità di ricerca BIOS istituirà la Stazione di ricerca di Vallisaari all’interno dell’ex deposito antincendio dell’isola. Ospitando seminari e conferenze di scienziati in visita durante tutta la biennale, il progetto del BIOS si concentra in particolare sulla connessione perduta e spezzata tra l’ambiente e l’economia.

Unendo l’isola marittima alla città, la Biennale di Helsinki estende la sua presenza anche alla terraferma; le opere di EGS, Janet Echelman, Janet Echelman, Rirkrit Tiravanija & Antto Melasniemi e Zodiak, oltre a una mostra personale di Gustafsson&Haapoja all’HAM (3 aprile-16 agosto 2020), saranno integrate da una speciale collaborazione con il Dipartimento d’Arte di Facebook. Inoltre, per tutta l’estate un programma di mostre, eventi, workshop e attività didattiche si concretizzerà nell’Helsinki Biennial Inspired.

Presenza italiana

Mario Rizzi (1962), artista audiovisuale e multimediale, pugliese che vive a Berlino, affronta ampi fenomeni sociali attraverso i ricordi collettivi e le storie individuali di emarginati sociali, spesso dimenticati o non raccontati. I film dell’artista sono ritratti umani di persone che sono lasciate fuori dallo sguardo occidentale.

Marco Rizzi

La guerra in Bosnia nei primi anni ’90 fu il primo contatto di Mario Rizzi (1962) con la cultura islamica. Si interessò alle persone che venivano facilmente raggruppate in un unico gruppo uniforme e percepite come estranee in relazione alla cultura occidentale. Per vent’anni, Rizzi ha interpretato il mondo islamico e la sua trasformazione. I suoi film hanno affrontato i movimenti politici emersi in Medio Oriente e Nord Africa nel 2010. Negli ultimi quindici anni, ha vissuto a lungo in Turchia seguendo il suo cambiamento sociale. Rizzi affronta temi di migrazione, nozioni di confine, questioni di identità e appartenenza per ritrarre ampi fenomeni sociali.. Come artista e regista, Rizzi interpreta le persone con un approccio umano. La vera connessione è al centro di ciò che fa, e ha trascorso molto tempo con i suoi soggetti, nelle loro case, nei campi profughi o ovunque vivano. La trilogia cinematografica di Rizzi BAYT è stata ispirata dalle memorie di Anthony Shadid (1968-2012) House of Stone, dove medita sull’esilio e sul desiderio universale di casa, che è ritenuto sacro in Medio Oriente. Nel primo film, Al Intithar (The Waiting), la casa è ridotta a una tenda in un campo profughi nel mezzo di un deserto giordano. Il film segue sette settimane nella vita della sua protagonista principale, Ekhlas, una donna instancabile che è fuggita dalla guerra siriana insieme ai suoi tre figli. Le tragiche ramificazioni della guerra si fanno sentire profondamente nella vita quotidiana della famiglia di rifugiati.

La prima parte della trilogia sarà proiettata nel blocco D della Pilot House sull’isola di Vallisaari.

HAM ospiterà le proiezioni dell’intera trilogia di Rizzi (2013-2019): Al Intithar / The Waiting (2013), Kauther (2014) e The Little Lantern (2019).

Vedi: rizziart.com

Maija Tanninen-Mattila, è direttrice della Biennale di Helsinki dal 2013

Pirkko Siitari è la responsabile delle mostre alla HAM, Taru Tappola, è curatrice della Biennale di Helsinki 2020. La Biennale di Helsinki è sostenuta dalla Città di Helsinki e dalla Fondazione Jane e Aatos Erkko.

https://helsinkibiennaali.fi/en/

Tutti gli eventi qui: event calendar

Instagram, Facebook e Twitter: @helsinkibiennial

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Esteri

Inghilterra, 12 morti a causa variante indiana nonostante doppia dose del vaccino

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42 sono le persone morte in Inghilterra, fino ad oggi, a causa della variante Delta del Covid-19 meglio nota come variante indiana. Di queste persone 12 avevano ricevuto la doppia dose di vaccino da almeno 14 giorni. Quanto agli altri, 23 non erano vaccinati e sette avevano ricevuto la prima dose da almeno 21 giorni.

I dati sono pubblicati da Public Health England (Phe) citati dal Guardian, che conferma anche che il 90% dei nuovi casi in Inghilterra sia dovuto alla mutazione Delta, che mostra un tasso di diffusione più elevato del 60% in ambito familiare rispetto alla variante Alfa. 

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Cronaca

Chico Forti ancora aspetta l’estradizione: “Stremato”. Intervenga la ministra Cartabia

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Una vergogna l’attesa cui è ancora costretto un uomo che da oltre 20 anni è detenuto in carcere in America ingiustamente. A Natale sembrava cosa fatta, ma sono passati sei mesi e ancora nulla è successo. Psicologicamente è stremato e in attesa ogni giorno che si sblocchi l’iter”. E’ un nuovo appello al governo italiano quello lanciato da Gianni Forti, zio del produttore televisivo che da oltre 20 anni è detenuto negli Stati Uniti, condannato all’ergastolo per un omicidio al quale si è sempre dichiarato estraneo.

“L’ultima mail di Chico Forti è della settimana scorsa: si trova ancora in un carcere statale della Florida. Per l’estradizione in Italia deve essere prima trasferito in una prigione federale dal Dipartimento di giustizia americano” – spiega lo zio, che poi continua: “Se il governo italiano non sollecita gli americani, loro di certo non si fanno prendere dalla fretta”.

“La Farnesina – dice – ha fatto il suo lavoro, ora deve farlo il ministero della Giustizia. Se la prima lettera alle autorità americane non ha avuto risposta, spero che la ministra Cartabia ne invii un’altra. Ormai le mail di Chico arrivano a singhiozzo. Nell’ultima, a parte cose personali, ha scritto che ha piena fiducia che le istituzioni italiane accorceranno il più possibile la sua attesa. Ma si capisce che è una situazione atroce”.

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