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Cronaca

Milano, ragazza violentata per strada: arrestato un 29enne senza fissa dimora

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L’uomo è stato rintracciato dai Carabinieri in un parco pubblico nelle vicinanze di via Lodovico Montegani

MILANO – Arrestato e portato in carcere un 29enne di cittadinanza marocchina, con precedenti di polizia, ritenuto responsabile di una violenza sessuale ai danni di una studentessa italiana di 20 anni.

A mettere le manette ai polsi all’uomo, la notte di sabato scorso, i Carabinieri della Compagnia Milano Duomo su ordine emesso dalla Procura della Repubblica.

Il provvedimento restrittivo scaturisce dalle attività investigative avviate dal Nucleo Operativo della Compagnia Duomo il 6 Febbraio scorso quando la giovane universitaria, dopo essere stata trasportata, in codice giallo, presso la Clinica Mangiagalli di Milano, perché vittima di una violenza sessuale subita in strada, era stata ascoltata dai Carabinieri ai quali aveva fornito alcuni dettagli sull’episodio subito.

Le immediate indagini, svolte sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, hanno permesso, in poco tempo, di raccogliere gravi indizi di reità a carico del 29enne il quale, alle 3 circa del 6 Febbraio, dopo aver avvicinato la vittima nei pressi della fermata del tram in Viale Bligny con il pretesto di chiederle un accendino, l’aveva indotta a seguirlo per fumare una sigaretta nella vicina via Rontgen dove, una volta giunti, l’aveva bloccata, afferrandola per i fianchi, e costretta a subire un rapporto sessuale, nonostante le resistenze opposte dalla ragazza che era riuscita poi a divincolarsi e a darsi alla fuga solo grazie all’intervento di una coppia di giovani in transito.

Fondamentali, nel corso delle attività investigative condotte dai Carabinieri, si sono rivelate le analisi degli impianti di videosorveglianza della zona che, integrate dalle dichiarazioni testimoniali rese da dalla coppia nonché dagli esiti degli accertamenti dattiloscopici sulle tracce rilevate sul luogo del fatto dalla S.I.S. del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Milano, hanno consentito di formulare a carico dell’indagato un quadro indiziario grave, pienamente condiviso dall’Autorità Giudiziaria che ha poi emesso il provvedimento.

L’uomo, un senza fissa dimora, è stato rintracciato all’esito di ininterrotte ricerche in un parco pubblico nelle vicinanze di Via Lodovico Montegani dove, una volta localizzato, è stato arrestato e portato presso la casa circondariale di Milano San Vittore, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Arezzo, aggressioni e rapine: smantellata la baby gang che terrorizzava i giovani della città

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9 misure cautelari (6 custodie in carcere e 3 collocamenti in comunità) emesse dal Tribunale per i Minorenni di Firenze su richiesta della Procura della Repubblica sono state eseguite dalla Polizia di Stato insieme alla Polizia Municipale di Arezzo

AREZZO – Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze e condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Arezzo e dal Nucleo Investigativo della Polizia Municipale, hanno permesso di ricostruire le responsabilità di 9 minorenni, tutti residenti in Arezzo e di età compresa tra i 16 e i 17 anni, in relazione a episodi violenti quali rapine, aggressioni per futili motivi, minacce aggravate,  commesse a volte anche con l’utilizzo di armi improprie (coltelli, tirapugni, colli di bottiglia) avvenute tra il 2021 e il 2022.

L’ordinanza del G.I.P. ha inoltre confermato l’ipotesi investigativa che inquadra la baby gang oggetto d’indagine come una vera e propria associazione a delinquere caratterizzata da posizioni gerarchiche ben definite e con la possibilità di fare carriera al suo interno. Tale associazione si è rivelata estremamente coesa al suo interno, tanto da essere conosciuta come “famiglia Montana”, denominazione che deriva dal nickname “Montana” che alcuni dei sodali utilizzano nei social con chiaro riferimento al personaggio cinematografico Tony Montana del film Scarface. Il sodalizio criminale ha evidenziato una precisa organizzazione anche nel condurre le azioni violente avvenute sempre con lo stesso modus operandi: la vittima, spesso sola e minorenne, solitamente veniva avvicinata con un pretesto per poi ritrovarsi improvvisamente accerchiata dal branco che con violenza si impossessava di telefonini, cuffie o portafogli. Nelle azioni violente ogni componente ricopriva un preciso ruolo: c’era chi attirava la vittima con un pretesto, chi materialmente l’aggrediva, mentre gli altri fungevano da “palo” per avvisare circa l’eventuale presenza delle forze di Polizia. A volte le aggressioni scaturivano per futili motivi anche senza la volontà di impossessarsi di qualcosa, ma al solo scopo di dare sfogo alla violenza o semplicemente per affermare la supremazia territoriale della baby gang in alcune parti del centro storico cittadino con particolare riferimento alla zona di Piazza Sant’Agostino. Alcune aggressioni infatti sono state compiute per uno sguardo “sbagliato” o  solo perché il gruppo non “gradiva” la presenza di un ragazzo in Piazza Sant’Agostino, più volte citata nei post diffusi sui social come la loro “fottuta piazza”. 

Anche le analisi dei telefoni sequestrati hanno fornito conferme agli investigatori circa l’attività di spaccio di stupefacenti del gruppo, già accertata dai numerosi servizi di osservazione effettuati; dalla visione di alcune chat è emerso addirittura che era stata organizzata una vera e propria spedizione punitiva verso un clochard con il cane che aveva infastidito la baby gang in Piazza Sant’Agostino, confermando una propensione estremamente violenta del gruppo pronto a vendicare in maniera coesa e compatta l’affronto subito da uno dei sodali.

Estremamente significativa anche l’analisi dell’attività della baby gang sui social, con la pubblicazione di post in cui si ritraggono travisati, vestiti di nero, con armi e con l’immancabile dicitura 52100 ( Codice Postale di Arezzo)  ad indicare il territorio di pertinenza della banda.

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Stragi di Capaci e via D’Amelio: a Palermo la manifestazione “Vele al Vento” per non dimenticare

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Presente anche la Polizia di Stato con 43 allievi della Scuola di Vibo Valentia, accompagnati dal Direttore Stefano Dodaro

PALERMO – Si è svolta questa mattina, lungo l’asse centrale della città di Palermo, la manifestazione “Vele al Vento”, ideata e promossa dall’Associazione “Quarto Savona 15”, dall’Associazione “Cassaro Alto” e dall’Associazione “Cassaro D’Amare” che  ha coinvolto  cittadini, scolaresche ed istituzioni, nella commemorazione degli attentati del 1992 al fine di rinnovare la memoria di tutte le vittime.

Presente anche la Polizia di Stato con 43 allievi della Scuola di Vibo Valentia, accompagnati dal Direttore Stefano Dodaro.

Alla manifestazione, inoltre, hanno preso parte  anche il Direttore dell’Istituto per Sovrintendenti di Spoleto Maria Teresa Panone ed i Direttori delle Scuole allievi agenti di Caserta, Alessandra Calvino e di Peschiera del Garda, Gianpaolo Trevisi.

In questa cornice è stata inaugurata, presso il Piano della Cattedrale, l’infiorata rappresentante il Logo Araldico della Polizia di Stato dedicato alle vittime delle Stragi di Capaci e di via D’Amelio, realizzato dai Maestri Infioratori di Noto (SR).

Infine, un corteo composto prevalentemente da giovani studenti, ha percorso un lungo itinerario fino alla  Cala e durante il tragitto gli allievi della scuola di Polizia di Vibo Valentia e gli studenti,  hanno sorretto 11 lenzuoli piegati raffiguranti i volti dei Caduti nella strage di Capaci e di via D’Amelio, che sono stai poi consegnati  ai comandanti delle 11 barche a vela organizzate dalla Lega Navale, in attesa nel porticciolo della Cala.

Qui, 11 allievi agenti della scuola di Polizia di Vibo Valentia e 11 studenti sono saliti sulle barche a vela e hanno navigato all’interno del golfo di Palermo.

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Tragedia all’Aquila, auto sui bimbi: la donna indagata chiede scusa

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“Le mie figlie hanno visto le drammatiche scene e sono sotto shock: siamo distrutti e addolorati, chiediamo e chiederemo ancora scusa alla famiglia del povero Tommaso e dei bambini feriti”. E’ il drammatico racconto fatto all’ANSA della mamma indagata per omicidio stradale per il tragico incidente di ieri pomeriggio all’Aquila nella scuola dell’infanzia di Pile, dove è morto il piccolo Tommaso e sono rimasti feriti altri cinque bimbi.

“Ho parcheggiato la macchina in pianura, ho inserito la marcia, non mi ricordo di aver inserito il freno a mano”, ha poi proseguito la donna madre di tre figli di cui due iscritte alla scuola d’infazia Primo Maggio. La donna verrà ascoltata nei prossimi giorni dal sostituto procuratore Stefano Gallo. Domani intanto in Procura è previsto l’affidamento dell’incarico sulla perizia tecnica sull’auto all’esperto Cristiano Ruggeri, e sempre in mattinata è in programma una riunione alla presenza dell’anatomopatologo Giuseppe Calvisi per verificare l’eventualità chiesta da investigatori ed inquirenti di evitare la autopsia sul corpo di Tommaso effettuando una ricognizione cadaverica.

È in attesa di essere convocata per l’interrogatorio davanti al pm Stefano Gallo la 38enne di origini bulgare che conduceva la Passat, poi parcheggiata davanti all’asilo di Pile, frazione del comune dell’Aquila, con a bordo il figlio 12enne, per andare a riprendere i suoi due gemellini di cinque anni, che ha travolto la recinzione uccidendo un bimbo di 4 anni ferendone cinque.

La donna è indagata per omicidio stradale, reato che prevede l’arresto immediato. Secondo fonti investigative, la donna potrebbe essere ascoltata domani alla presenza del difensore Francesco Valentini, del foro dell’Aquila, per rendere le prime dichiarazioni ufficiali. Finora, non è stata ascoltata proprio perché unica indagata nell’ambito della inchiesta della Procura aquilana. Da fonti investigative emerge che la 38enne e suo figlio sono sconvolti e in stato di shock.

Si potrebbe allagare e vedere altri indagati la inchiesta sul tragico incidente di ieri pomeriggio all’Aquila nella scuola dell’infanzia di Pile, frazione del Comune dell’Aquila, dove una Passat parcheggiata da una donna, indagata per omicidio stradale, con a bordo il figlio 12enne per andare a riprendere i suoi due gemellini di cinque anni, ha travolto la recinzione uccidendo un bimbo di 4 anni ferendone cinque: la Procura della Repubblica e la Squadra Mobile dell’Aquila stanno facendo accertamenti sulla questione della sicurezza all’esterno dell’asilo e negli spazi circostanti. In particolare gli approfondimenti documentali e tecnici tendono a chiarire se le macchine potessero parcheggiare e se a norma e sufficiente la recinzione nel giardino.

Sono stabili le condizioni delle due bambine di circa 4 anni, tra i bimbi feriti nell’incidente nell’asilo dell’Aquila, ricoverate da ieri pomeriggio presso la terapia intensiva pediatrica del policlinico Gemelli, dove proseguono le cure. È quanto si apprende dallo stesso ospedale.

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