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Cronaca

MILANO, STRAGE TRIBUNALE: GIARDIELLO CHIEDE SCUSA

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Ha ripercorso tutta la sua vicenda spiegando di essere entrato via San Barnaba, dall'entrata con i controlli, con la sua pistola addosso

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di Angelo Barraco
 
Milano – Oggi Claudio Giardiello è stato in procura a Brescia per essere interrogato dal Procuratore Tommaso Buonanno e dal pm Isabella Samek Ludovici. Giardiello è l’uomo che il 9 aprile ha ucciso tre persone presso il Tribunale di Milano. L’uomo si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere. “Ha ripercorso tutta la sua vicenda spiegando di essere entrato via San Barnaba, dall'entrata con i controlli, con la sua pistola addosso” ha riferito il suo avvocato Andrea Dondè e ha aggiunto che “Ha avuto delle difficoltà,  si è dovuto interrompere, ma ha risposto a tutte le domande compreso il tragitto fatto all'interno del tribunale”.  L’avvocato aggiunge inoltre che Giardiello “ha chiesto scusa pur essendo consapevole che nulla può far arrabbiare in questo momento come uno che chiede scusa, è però avvilito per i danni arrecati. Lui voleva farla finita quel giorno”
 
Ma ripercorriamo i fatti: di Claudio Giardiello, il killer che con la sua beretta ha sparato in Tribunale a Milano. La sparatoria avvenne nell’aula della seconda sezione penale dove proprio Giardiello stava affrontando un processo per bancarotta. Giardiello sparò due colpi contro l’avvocato Appiani, uno dei quali andò a vuoto, un altro contro Erba e un altro ancora verso Limongelli che è rimasto ferito. Altri due colpi, sulle scale, hanno colpito Stefano Verna e altri due colpi colpirono in modo fatale il giudice Ciampi. Emergono anche i motivi per il quale Giardiello era stato condannato in passato; nell’aprile del 2013 venne condannato in primo grado per molestie e in via definitiva ad un’ammenda di 4110 euro per aver assunto un immigrato in nero, era stato invece assolto nel corso di un altro processo dove era accusato di estorsione. . L’11 aprile Giardiello doveva essere interrogato dal gip e  mentre si trovava nella sala colloqui  ha avuto un malore ed è svenuto, il suo avvocato, per quella circostanza ha riferito che l’uomo in questo momento si trova in stato confusionale tant’è che non è in grado di riconoscere nemmeno il suo difensore. Il difensore ha aggiunto che: “L'udienza di convalida  si e' quindi tenuta senza la presenza del mio assistitto e l'interrogatorio di garanzia non e' stato fatto”. Gardiello è stato portato presso l’infermeria del carcere. Il gip, dopo questo episodio, dovrebbe deporre un’istanza in cui chiede esami medici per accertare se il malore è stato reale oppure è stata una messa in scena per ottenere l’infermità mentale. I dubbi sul malore di Giardiello sono palesi, poiché l’uomo ha avuto la lucidità di entrare in Tribunale armato e ha avuto anche la lucidità di sparare ed uccidere all’interno di un’aula di Tribunale senza porsi il minimo dubbio in merito alla sicurezza dell’aula e senza porsi scrupoli sui controlli e sulle conseguenze che tale gesto potesse avere sulla sua già complicata posizione giudiziaria. 
 
Successivamente si è svolto davanti al gip Patrizia Gallucci e al pm Franca Macchia, l’interrogatorio di garanzia a Claudio Giardiello, il killer del Tribunale. L’uomo però si è avvalso della facoltà di non rispondere. A riferire la circostanza è stato il suo avvocato Nadia Savoca che ha ribadito nuovamente che il suo assistito è in stato confusionale, ha inoltre detto che non è stata disposta nessuna perizia psichiatrica ma è stata fatta una valutazione medica, dopo il malore avvenuto sabato scorso e che ha impedito l’interrogatorio.E’ stato interrogato in carcere a Monza dal pm della Procura di Brescia Isabella Samek Lodovici, titolare dell'inchiesta, ma l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il gip Lorenzo Benini ha confermato la custodia in carcere per l’uomo. L’uomo si era avvalso della facoltà di non rispondere anche davanti al gip  Patrizia Gallucci e al pm Franca Macchia per l’interrogatorio di garanzia. Il suo avvocato in quella circostanza aveva ribadito che il suo assistito era in stato confusionale.
 
L’avvocato di Giardiello ha posto una questione morale al consiglio degli avvocati di Milano chiedendo di rimettere il suo mandato, ma l’ordine degli avvocati gli ha vietato la richiesta. L’avvocato ha detto: “Con quale stato d'animo potrei assistere l'assassino di un mio collega?”. Tale osservazione fatta dall’avvocato ha posto un dibattito all’interno del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Milano, ma la conclusione è stata che l’avvocato deve mantenere la difesa a Giardiello, l’imposizione dell’Ordine all’avvocato è stata motivata con tali parole: “Per rimettere il mandato è necessario non fare più parte delle liste dei difensori d’ufficio”. Se l’avvocato rinunciasse, rischierebbe un procedimento disciplinare. I guai giudiziari non finiscono; Giardiello è stato rinviato a giudizio per aver falsificato la firma dell’ex moglie su una fideiussione da 250mila euro. il killer del Tribunale di Milano è stato mandato a processo dal pm di Monza Salvatore Bellomo. Per questo processo il dibattimento inizierà il 14 ottobre presso il Tribunale di Monza.
 
La Procura di Brescia sta lavorando ad una nuova ipotesi che riguarda l’ingresso all’interno del Tribunale di Milano di Claudio Giardiello, 57 autore della strage avvenuta il 9 aprile scorso. Secondo la nuova ipotesi su cui sta lavorando la Procura di Brescia, dopo l’acquisizione di diversi elementi, Giardiello non sarebbe entrato dall’ingresso privo di metal detector, bensì dall’ingresso normale dotato di metal detector quindi avrebbe superato i controlli malgrado l’apparecchio elettronico avesse suonato l’allarme. Questa ipotesi è tanto sconvolgente quanto logica poiché sarebbe stato anche difficile e rischioso per lui –malgrado lo sia stato anche con questa- entrare dall’ingresso posto in Via Manara, un ingresso laterale riservato ad avvocati, un ingresso privo di controlli di metal detector e dove chi vigila e chi controlla conosce bene chi entra da quella porta poiché gli avvocati al loro ingresso mostrano il tesserino di avvocato, l’ipotesi che Giardiello avesse contraffatto il tesserino per eludere i controlli? 
 
Via Manara era priva di metal detector per mancanza di liquidità, era stato deciso piuttosto di spostare il metal detector in Porta Vittoria per presidiare il nuovo ufficio relazioni con il pubblico. Gli inquirenti avevano trovato un elemento probatorio che potesse dimostrare l’entrata in Tribunale di Giardiello dalla Via Manara, la prova era un fotogramma preso dalle telecamere interne. Ma la qualità era talmente pessima che vi erano dubbi se fosse realmente lui o meno, Giardiello poi si è avvalso della facoltà di non rispondere come ben sappiamo e allora il dubbio è rimasto dubbio e non ha avuto ne smentite ne conferme. I pm di Brescia, in merito alla nuova pista dicono: “Non possiamo esprimerci in termini di certezza, ma c’è questa possibilità sulla quale stiamo lavorando”. La pista è avvalorata dal fatto che Giardiello arriva con il suo scooter in Via San Barnaba dove sosta lo scooter, proprio in questa via vi è uno dei sei ingressi del Tribunale. E’ un ingresso dove vi è il metal detector per gli spettatori e coloro che vogliono entrare e invece non vi è metal detector per gli avvocati. Giardiello sarebbe entrato da quell’ingresso è le cose sarebbero andate più o meno così: Giardiello è in fila per entrare e davanti a lui vi è un’altra persona, la persona davanti a lui non passa subito poiché suona il metal detector, viene controllata e successivamente viene lasciata passare. Poi tocca a Giardiello che poggia la sua borsa nel rullo per il controllo ai raggi X, l’apparecchio elettronico suona ma le guardie lo fanno entrare ugualmente senza ulteriori controlli, dopo Giardiello tocca ad un’altra persona, suona nuovamente l’apparecchio di controllo e le guardie questa volta controllano manualmente. Si attendono conferme ma se i fotogrammi in mano agli inquirenti dovessero dare conferma, la colpa non ricadrebbe alle guardie di Via Manara ma a quelle di Via San Barnaba.

Cronaca

Rieti, positivo al Covid e destinatario di provvedimento di isolamento va in giro per la città come se nulla fosse

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RIETI – Va in giro per Rieti nonostante sia positivo al Covid-19 e destinatario di un provvedimento sanitario di isolamento presso la sua abitazione.

Una pattuglia della D.I.G.O.S. della Questura di Rieti ha individuato nel quartiere di Quattro Strade un pregiudicato reatino che usciva, in compagnia di una donna, da un locale esercizio pubblico. Gli Agenti della Polizia di Stato lo hanno sottoposto a controllo, accertando che lo stesso risultava positivo al Covid-19 e quindi destinatario di un provvedimento sanitario di isolamento presso la sua abitazione.

Invitato a far rientro presso il proprio domicilio, nel suo stato di isolamento, al fine di evitare che potesse contagiare altre persone, si è giustificato asserendo che si stava recando presso il locale Drive-in per essere sottoposto a tampone di controllo che, tuttavia, era stato prenotato per alcune ore prima.

L’uomo è stato, quindi, denunciato in stato di libertà alla competente Autorità Giudiziaria, davanti alla quale dovrà rispondere dell’inosservanza del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione per le persone risultate positive al virus COVID-19 rischiando, in caso di condanna, la pena dell’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5000 Euro e, nel caso più grave, qualora venga configurato dall’Autorità Giudiziaria il reato di epidemia (art. 438 del C.P.), così come indicato nell’art. 452 del Codice Penale, addirittura, la pena della reclusione da 1 a 10 anni o, in caso di morte del contagiato, la pena della reclusione da 3 a 15 anni.

Analoga denuncia in stato di libertà è stata effettuata dagli Agenti del Posto di Polizia di Passo Corese nei confronti di quattro cittadini extracomunitari, un nigeriano, un afgano, un pakistano ed un marocchino, domiciliati in un appartamento del centro cittadino della frazione di Fara in Sabina, attualmente considerata “zona rossa”, tutti positivi al Covid-19 e, quindi in isolamento fiduciario.

La pattuglia della Polizia di Stato li ha sorpresi mentre, ben consci di essere positivi, hanno ospitato nella loro dimora un altro cittadino extracomunitario negativo al Covid-19, rischiando di contagiarlo.

I servizi di controlli del territorio della Polizia di Stato, predisposti per le finalità anti-COVID-19, proseguiranno senza sosta, al fine di garantire la sicurezza e la salute pubblica.

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Rieti, 13 aprile 1945: la Polizia di Stato commemora il Commissario Filippo Palieri

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Filippo Palieri si adoperò per evitare la deportazione nei campi di lavoro in Germania di circa 300 artigiani reatini nascondendo i loro nominativi e avvisandoli personalmente del pericolo

Oggi ricorre il 76° anniversario dell’estremo sacrificio del Commissario Filippo Palieri, il quale assolse il duplice compito di tutore della legge e testimone della deportazione degli ebrei con quella rigorosa coerenza che, dovendo scegliere fra la propria vita e quella di tanti concittadini innocenti, lo condusse al sacrificio supremo.

Il Questore di Rieti, Maria Luisa Di Lorenzo insieme ad alcuni rappresentanti della locale sezione A.N.P.S., per ricordarne la memoria ha partecipato alla celebrazione eucaristica officiata da Don Fabrizio Borrello, cappellano della Polizia di Stato, questa mattina alle ore 10.30 presso la Chiesa di S. Barbara in Agro sita in Via Chiesa Nuova.

Filippo Palieri nacque a Cerignola il 22 maggio 1911, fu un Ex-Allievo della Scuola Militare Nunziatella di Napoli, si laureò in Giurisprudenza a Roma nel 1933 ed entrò nella Polizia di Stato in giovane età, percorrendo una rapida carriera che lo portò a diventare il Capo di Gabinetto della Questura di Rieti.

Proprio durante il suo servizio a Rieti, Filippo Palieri si adoperò per evitare la deportazione nei campi di lavoro in Germania di circa 300 artigiani reatini nascondendo i loro nominativi e avvisandoli personalmente del pericolo.

Nello stesso periodo, Palieri fu un attivo collaboratore della Resistenza italiana che operava sulle montagne della Sabina fino al giorno del suo arresto quando fu deportato nel lager di Wietzendorf dove morì il 13 aprile 1945 a causa degli stenti e delle torture subite.

A Filippo Palieri sono state dedicate la sezione locale dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato, una via della città di Rieti ed un cippo marmoreo nell’area del Santuario della Madonna delle Grazie di Allumiere (Roma).

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Ioapro, sit in non autorizzato: tensioni tra manifestanti e polizia

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Centro storico di Roma ‘blindato’ per la manifestazione non autorizzata lanciata dal movimento IoApro.
Tensione a piazza San Silvestro con un lancio di petardi ed oggetti da parte dei manifestanti contro le forze dell’ordine schierate in tenuta antisommossa.

I manifestanti chiedono di andare verso Montecitorio

Presente il dirigente nazionale del Sinlai (Sindacato Nazionale Lavoratori Italiani) Giustino D’Uva: “Nonostante l’atteggiamento pacifico dei manifestanti, la polizia non ha voluto sentire ragioni ed ha negato l’accesso a piazza Montecitorio. Il nostro unico intento – continua D’Uva – era portare al governo le istanze di tutte le categorie economiche più colpite dalle restrizioni scellerate. Evidentemente – conclude il rappresentante del Sinlai – Draghi non ha intenzione di ascoltare il Paese reale, che è nella disperazione; di questo passo il tessuto produttivo nazionale è destinato al fallimento”.

“Lamorgese a casa”. È questo il grido dei manifestanti a piazza San Silvestro dopo le tensioni che si sono registrate con la polizia e durante le quali sono stati lanciati petardi, fumogeni e bottiglie di vetro. Mostrando le manette, simbolo degli “arresti domiciliari ai quali siamo costretti da un anno”, i manifestanti rivolti al ministro dell’Interno hanno detto: ‘Noi non siamo criminali ma pacifici. Siamo qui solo per dire che vogliamo lavorare, è un nostro diritto”. Un manifestante è rimasto ferito nel lancio di oggetti contro le forze dell’ordine. Il manifestante, colpito da una bottiglia, ha riportato una lieve ferita alla testa.

 Diverse pattuglie anche della Polizia Locale sono impegnate nei servizi di viabilità e nelle chiusure nell’area attorno a piazza di Montecitorio. I primi gruppi di manifestanti si stanno radunando a piazza San Silvestro e intonano cori “Libertà, libertà”. “Non siamo partite Iva, siamo persone, siamo famiglie – dice un manifestante arrivato da Napoli – non siamo delinquenti, siamo persone che lavoravano 14 ore al giorno”. Mentre un altro aggiunge: “Ci negano anche il diritto di manifestare. E’ stata un’impresa arrivare qui”.

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