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Editoriali

Minniti: cellula impazzita della sinistra

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Nei primi tre mesi del 2017 in Italia sono giunti, da questi paesi, 24.500 immigrati. A prima vista questo quadro giustifica, in pieno, la strategia di Minniti.

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di Emanuel Galea
Ci spiega la biologia che l’interno della cellula possiede una carica elettrica negativa, mentre nell’ambiente esterno prevalgono le cariche positive. Proviamo a considerare Minniti come se fosse una cellula impazzita, vagante nell’ambiente esterno del Pd, libera da condizionamenti e come tutte le cellule, adattandosi al momento contingente e reagendo alla crisi dell’immigrazione, proporrebbe soluzioni immediate ed a lungo raggio.

Minniti, attualmente si trova ad operare in un quadro politico caotico e privo di qualsiasi via di sbocco. Ad avversarlo trova le organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare e il solito “fuoco amico”

Nel dedalo in cui tutta la sinistra vagheggia, non si intravede alcuna indicazione verso la via d’uscita. Senza alcuna esitazione si può dire che la sinistra non ci sia più. Del resto non ci sono più nemmeno i partiti. Questi sono tempi del caos politico, del pressapochismo. Si assiste a un vero suq “del sotto vuoto politico”, tanti gruppi e gruppetti, tanti cespugli e nessuna quercia.
L’altro giorno seguivo per radio il dibattito alla Festa del Fatto Quotidiano in Versiliana, un dibattito aperto, confronto molto franco tra un pragmatico Minniti ,un teorico Furio Colombo e Milena Gabanelli, custode di una certa coscienza nazionale. Proprio in quel dibattito il ministro si è rivelato essere una cellula impazzita , libero da condizionamenti di scuderia, deciso ad osare ove il suo predecessore dimostrava riluttanza e la solita e cronica indecisione.

Il ministro spiegava che si era incontrato precedentemente con Milena Gabanelli per sentire le sue proposte in merito al tema della “immigrazione” e durante il dibattito ha dichiarato che il suo progetto aveva accolto gran parte delle proposte di Milena e senza entrare nel merito annunciava un “ piano nazionale per l’integrazione” .
Mentre il ministro ribadiva, giustamente, il suo mantra: “Esistono i diritti di chi è accolto, ma anche quelli di chi accoglie”, non sono mancati i soliti luoghi comuni che senza entrare nel merito del fenomeno, avanzavano la solite proposta di utilizzare gli spazi pubblici, come le caserme ecc..

Furio Colombo invece si è sentito investito a rappresentare le ragioni dell’Ong Msf, contenuti nella lettera inviata ai membri degli Stati europei ed al presidente Gentiloni. Con irruenza Colombo decretava: “Migranti bloccati in Libia sono la seconda Shoah”. Così dicendo Colombo riportava una realtà, la stessa cruda realtà riportata nella lettera di Msf. E’ una realtà ma non è completa la loro analisi. Quella realtà non è affatto da addebitare al “codice Minniti” come vuole fare credere Colombo e Msf sua fonte d’informazione, perché quella realtà esisteva già un anno fa e prima ancora, quando il “codice” non esisteva e quando le navi delle Ong traghettavano i migranti dalla Libia all’Italia, quando nel mediterraneo morivano sepolti tra le onde migliaia e migliaia di povera gente.

Ad essere obiettivi, dove ospita quei poveri migranti Erdogan, assunto dall’Ue per tre miliardi più altri tre miliardi di euro per fare da diga ai profughi che cercano di passare in Europa? Non risulta che li ospiti in alberghi di lusso! Perché Furio Colombo e Msf non li nominano? Le ideologie sono controproducenti perché fanno scordare i veri target da colpire e le mete da raggiungere.
Dopo quattro anni di slogan vuoti della sinistra, ora, che finalmente una cellula impazzita sta facendo qualcosa di giusto, bisogna essere onesti intellettualmente ed ammetterlo. Il ministro dice: “Il primo punto è “investire in Africa” – “Investiamo economicamente e in classi dirigenti, perché è un continente ricco. E una parte significativa della sua povertà dipende dal tradimento della classe dirigente che si è impossessata di quella ricchezza.”. Ha ragione Minniti, l’Italia e l’Europa non possono limitarsi solo alla parola “accoglienza”.

Souad Sbai, giornalista e politica italiana, di origine marocchina, in un interessante articolo apparso su la Nuova Bussola descrive con competenza il quadro politico di alcuni paesi africani da dove partono i migranti:
– Guinea , nessuna guerra in atto, economia povera e in lento sviluppo, grandi risorse minerarie;
– Bangladesh, nessuna guerra in atto, paese musulmano moderato a maggioranza sunnita. Goldman Sachs per il 2025 lo pronosticava tra le prime 11 economie mondiali;
– Costa d’Avorio , paese pacifico, dopo la guerra civile del 2010, economia prospera e di grandi potenzialità;
– Gambia , paese modesto, con un’economia ancora poco sviluppata, ma niente conflitti;
– Senegal , nessuna guerra, una democrazia semipresidenziale stabile, un’ economia in pur lento sviluppo
– Marocco ,monarchia costituzionale, nessuna guerra, economia in lenta ma costante crescita

Nei primi tre mesi del 2017 in Italia sono giunti, da questi paesi, 24.500 immigrati. A prima vista questo quadro giustifica, in pieno, la strategia di Minniti. La soluzione non si dovrebbe fermare ai centri d’accoglienza in Libia come insiste Colombo e quelli che la pensano come lui. Bisognerebbe investire in quei paesi e convincere questi migranti a non lasciare le loro terre perché altrove, il paradiso che sognano è solo un miraggio.

 

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Editoriali

Una democratura sovrana

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Il fattaccio

L’Esecutivo pentastellato sopravvive e il Paese esala i suoi ultimi respiri. La sanità langue in stato pietoso, l’economia è in terapia intensiva e della giustizia è rimasto solo il ricordo. Il governo Conte canta vittoria e i cittadini piangono miseria.

La “sfiducia” rimane sempre in agguato

Il Senato ha votato e Conte ha avuto la sua fiducia di Pirro. La dissennata scelta di tirare dritto caparbiamente, nonostante l’esito risicato, conduce alla sconfitta finale e allora non basteranno i voti di Ciampolillo e Nencini a salvare la sua completa disfatta. Dalla votazione il governo Conte è uscito più debole di quanto si  pensasse. Inspiegabilmente i renziani si sono astenuti nella votazione ed il risultato finale di 156 Sì e 140 No, politicamente avrebbe dovuto convincere Conte che il suo esecutivo era arrivato a destinazione. Si deve, da oggi in poi, tirare semplicemente a campare senza mai abbassare la guardia perché la “sfiducia” rimane sempre in agguato.

Infortunio alla quarta gamba del governo Conte

A prova di ciò la notizia che Lorenzo Cesa, segretario generale dell’Udc, risulta indagato nell’ambito di una maxi operazione contro la ‘ndrangheta, condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro. Ciò vuol dire che la probabile “quarta gamba” sulla quale confidava Conte è andata storta mentre il peggio incombe sempre dietro l’angolo. La Commissione Giustizia di palazzo Madama, prevista per mercoledì prossimo, non fa presagire nulla di buono per Conte. Turbolenze e vuoti di decisioni fanno tremare il transatlantico, facendo crollare certezze, inducendo PD a miti consigli.

Non un governo “grande” ma un “grande governo”

Recitava un vecchio spot pubblicitario: “Non un pennello grande ma un grande pennello”. In questo caso, anagrammando lo spot pubblicitario, con tranquillità si può asserire che in questa contingenza non ci vuole un governo grande, allargato, con quattro o più gambe. Ci vuole un grande governo, grande come qualità, come personaggi, veri politici capaci di un progetto per il Paese, grandi conoscitori. Tutto il contrario di quanto si sente parlare tra pseudo politici, deputati e senatori dell’ultima ora e cronisti e giornalisti allineati.

Conte errante tra la task force Colao e il “costruttore” Ciampolillo

Alfonso “Lello” Ciampolillo, fino ad ora ai più uno sconosciuto, si è rivelato essere un signore prestato alla politica, classe “politico dell’ultima ora”. Un personaggio che poco può contribuire, sembra, alla soluzione della crisi attuale. Di idee originali, poco tecniche e molto controverse, come la sua negazione della Xylella, quel batterio che ha messo in ginocchio i coltivatori della Puglia.

Ciampolillo “avrebbe salvato” gli uliveti semplicemente con “sapone e onde elettromagnetiche”. Il “costruttore” di cui si parla tanto questi giorni, fa sentire la sua, anche a proposito della mascherina anti-covid: “La mascherina è obbligatoria per limitare la diffusione del coronavirus ma in realtà blocca solo quello dell’influenza. Non vi sentite neanche un po’ presi in giro?” In contrasto con le raccomandazioni del governo, al riguardo delle vaccinazioni, il “responsabile Lello” si dichiara contrario alla  vaccinazione in quanto, secondo  lui,  “ci sono evidenze di danni collaterali, paralisi facciali, morti”. In alternativa alla vaccinazione suggerisce una dieta vegana. Questi ed altre “idee progressiste” formano il programma del succitato “costruttore responsabile”.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo: sono affari suoi, è libero di pensarla come vuole, siamo in democrazia. No, no e poi no perché al presente soggetto il governo Conte deve, al suo voto, anche se giunto oltre il “90esimo minuto”, la fiducia ottenuta al Senato. Importa e come ai cittadini perché il signor transfugo avanza certe pretese, stando a quanto si dice, a riguardo di una sua candidatura al Ministero dell’Agricoltura al posto di quello lasciato vacante dalla Bellanova. Se questa dovesse risultare la scelta di Conte, la conclusione non potrebbe essere che una, cioè: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, e se so di che cosa ti occupi saprò che cosa puoi diventare. (Goethe)

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Cronaca

Bimba morta per una “challenge”, lo psicologo: “Riflettiamo sull’utilizzo dei social e sulla cultura della competizione”

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La morte di una bambina di 10 anni, a Palermo, collegata forse a un gioco perverso sui social, impone alcune riflessioni. Cosa cambia, in fondo, rispetto alle prove di coraggio che i bambini di qualche generazione precedente sostenevano tuffandosi per esempio da una scogliera? Probabilmente la circostanza secondo cui il pericolo, per via di un utilizzo non corretto dello smartphone, può trovarsi direttamente nelle nostre case. “Entrare dentro i fatti di cronaca è sempre molto difficile, soprattutto quando si configurano come tragici incidenti di percorso di cui poco sappiamo. Forse è più utile – spiega lo psicologo e psicoterapeuta Calogero Lo Piccolo – riflettere sul terreno che ha reso possibile, non determinato, quel particolare incidente. Perché gli incidenti per definizione fanno parte della quota di precarietà dell’esistenza. In questa vicenda il terreno è formato dal mezzo, i social, e dall’uso dello stesso”.

Dunque il potenziale pericolo è legato allo strumento o all’utilizzo che se ne fa? “Discutere dell’ipertrofia assunta dai social, ma dalla vita in virtuale in genere, in questa particolare contingenza storica diventa persino ridondante. Ne siamo tutti catturati, ben al di là delle soggettive intenzioni. Più interessante – aggiunge lo psicologo nonché consigliere dell’Ordine degli psicologi della Regione Siciliana – potrebbe essere cercare di riflettere su questi particolari giochi cui si partecipa attraverso i social: la challenge, la sfida. Che certamente non nasce dal social e che tra ragazzini e non solo si sono sempre svolte. A volte con esiti ugualmente tragici. Prove di valore e coraggio come le gare di tuffi da alte scogliere”.

Una tragedia come quella che si è consumata nella Kalsa, cuore del centro storico palermitano, ci conduce probabilmente verso alcuni quesiti. “Cosa colpisce quindi – si chiede Lo Piccolo – rispetto a un tragico fatto come la morte accidentale di una bambina di 10 anni? Che il rischio arrivi dentro casa? Che tutto avvenga in solitudine? Che crolli l’illusione della protezione e della sicurezza che un genitore o un adulto può offrire? Probabilmente tutto questo assieme, e molto altro. Forse però sarebbe utile riflettere su quanto la cultura di esaltazione della competizione in cui tutti ci troviamo immersi possa fare da fertilizzante per l’assunzione di rischio soggettiva”.

Uno dei problemi potrebbe essere legato a ciò che l’avvento dei social hanno determinato nella nostra società. “La competizione non è più considerata nella cultura contemporanea come un problema in sé, si preferisce rimuovere tutti gli aspetti distruttivi – conclude lo psicologo – che potenzialmente sono sempre insiti nella stessa. Siamo tutti dentro un reality show che richiede performance ammirevoli, dentro un talent in cui guadagnare voti. Dentro la dicotomia figo-sfigato. Tutti partecipi, complici e vittime allo stesso tempo. I social hanno solo moltiplicato all’infinito la platea e i palchi. E con questo facciamo i conti, anche negli esiti estremi”.

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Costume e Società

Risse tra i giovani, escalation di violenza e bullismo: Politica a confronto con Silvestroni (FdI) e Cirinnà (PD) e l’analisi del fenomeno da parte della psicologa Caponetti

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Violenza tra giovani il tema affrontato nella puntata di Officina Stampa di giovedì scorso dove sono intervenuti l’onorevole Marco Silvestroni Deputato FdI e Referente per la provincia di Roma del partito di Giorgia Meloni, la senatrice del partito Democratico Monica Cirinnà e la psicologa e psicoterapeuta dr.ssa Elisa Caponetti.

La puntata di Officina Stampa del 21/01/2021

Un fenomeno al quale si assiste sempre più spesso che vede soprattutto ragazzi sempre più piccoli macchiarsi di efferate azioni criminose, a danno anche di loro coetanei e a volte senza un reale motivo che li spinga.

Il video servizio trasmesso a Officina Stampa del 21/01/2021

In particolare i minorenni, tendono ad unirsi per sentirsi più forti o semplicemente per non essere esclusi, compiendo in massa violenze, dando vita al fenomeno sociale delle baby gang. E uno degli ultimi episodi è quello dello scorso sabato avvenuto in un parco pubblico ad Albano Laziale, in provincia di Roma, dove è scoppiata una rissa tra ragazzi e dove due di questi sono rimasti feriti. Il più grave, un ragazzo romeno di 23 anni ha riportato tagli alle gambe, un trauma cranico e la scheggiatura di una vertebra. 

La crescente violenza delle bande giovanili viene spesso associata almeno in parte al coinvolgimento delle bande nello spaccio e all’assunzione di droghe, soprattutto metanfetamine, cocaina ed eroina.

Un fenomeno che va capito per poterlo contrastare ma l’aspetto che ancora troppo poco, o troppo genericamente, viene preso in considerazione è il ruolo dell’educazione. Al di là di generiche istanze teoriche mancano forse volontà forti e strumenti efficaci da parte degli adulti di riferimento, anzi molto spesso certe drammatiche realtà rimangono ad essi sconosciute. La famiglia appare condizionata, sempre più spesso i genitori sono incapaci di dire ai figli i necessari “no” e al tempo stesso sono ossessionati dal bisogno di offrire loro cose, beni materiali che non facciano sentire i ragazzi inadeguati rispetto al contesto in cui vivono; non di rado per compensare le assenze o le inadeguatezze che pensano di avere.

“La scuola è l’unica differenza che c’è tra l’uomo e gli animali. Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera. Il ragazzo crescendo ci aggiunge qualche cosa e così l’umanità va avanti”, scriveva don Milani. L’altra più importante agenzia educativa è infatti la scuola, che presenta oggi carenze ancora più significative e vive una forte crisi di ruolo. Soprattutto la scuola secondaria continua a percepire come dicotomia l’istruire e l’educare.

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