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Cultura e Spettacoli

Misteri d’Italia, distruzione dei Conservatori di musica: ecco di chi è la “gelida manina”

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Sulla questione AFAM – precari dei Conservatori di Musica – e dell’emendamento fantasma proposto dal Senatore Bartolomeo Amidei, che appare e scompare poi in commissione, prima della sua approvazione, oltre che all’argomento della stabilizzazione di precari di Conservatorio, che si trascina vergognosamente da quasi vent’anni, nella più totale indifferenza di un governo che bada soltanto a raccattare voti, senza sanare la situazione di precariato storico degli appartenenti ad una delle eccellenze della nostra nazione, appunto l’AFAM, Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, e in più appoggia chi vorrebbe colpire al cuore i Conservatori Musicali, abbiamo registrato il parere autorevole del professor David Macculi, docente di composizione, direttore d’orchestra e compositore, membro dell’Istituto per gli Incontri Culturali Mitteleuropei, attualmente docente al Conservatorio di Adria, in provincia di Rovigo.

 

Professor Macculi, a proposito della annosa questione dei precari a vita, di cui i Conservatori di Musica si sono serviti, e si servono ancora oggi, per il loro malpagato funzionamento, e per l’inserimento finalmente in ruolo dei quali sarebbe di giovamento approvare l’emendamento presentato dal senatore Amidei, emendamento che sparisce ogniqualvolta ci si avvicina ad una approvazione, nell’assenza di una qualsivoglia certezza, lei non può riferire l’autore/autrice di questa sparizione. Tuttavia, ragionando in ipotesi, per ovvie ragioni, lei me ne potrebbe fare qualcuna?

Bè, le ipotesi sono un po’ a tirare a indovinare. Tuttavia, l’insistenza con la quale il governo fa fallire qualsiasi tentativo di sistemare questi precari, fa pensare che ci sia dietro qualcos’altro, perché altrimenti non si spiega tutto questo impegno, qui non stiamo parlando di servizi segreti, o di armi segrete, o di appalti miliardari. Stiamo parlando di ottocento precari, non sono ottantamila, sono ottocento. Sono precari già in carico dello Stato, che quindi, dal punto di vista della finanziaria non costano quasi niente, o niente; cioè c’è solo l’adeguamento dello stipendio, ma stiamo parlando di poche briciole. E tra l’altro costa di più tenerli precari che tenerli a ruolo. Di fronte a questo, si può pensare che ci potrebbe essere, o ci potrebbe essere stato, dato che la cosa io l’ho già denunciata nell’incontro pubblico che c’è stato l’anno scorso a Rovigo, nel settembre del 2016. Se si va nell’ipotesi di smantellare, o comunque chiudere i Conservatori, o defunzionalizzarli o ridurli, o quello che sia, è ovvio che questi precari danno fastidio. Metterli in ruolo è un problema in più, per cui fa comodo sfruttarli finchè servono, e poi… tanti saluti. L’anno scorso c’era anche in piedi – ma comunque adesso è difficile trovare una documentazione scritta che lo possa dimostrare – ma c’era anche l’ipotesi che il DPR sul reclutamento, quello che dovrebbe uscire adesso, finalmente – ma l’anno scorso aveva tutt’altro tipo di impostazione – e cioè, secondo il DPR come era l’anno scorso che doveva essere presentato il 26 settembre del 2016, – una settimana dopo, nel 2016 ci fu l’incontro di Rovigo – ecco, questo DPR prevedeva che i precari della 128 avrebbero dovuto fare concorsi prima nazionali, poi, dopo averli superati, anche concorsi di sede. Mentre nel frattempo si sarebbe proceduto alla statizzazione dei pareggiati non si sa in che termini, ma a condizione che, secondo il MEF, una volta statizzati, non aumenti il tetto di spesa complessiva. Per non aumentarlo, bisogna che si faccia una riforma che porti alla chiusura di alcuni Conservatori. Così l’organico complessivo in Italia rimarrebbe invariato. Ecco questo è più o meno lo scambio che si era pensato di fare l’anno scorso. Io questa situazione l’ho denunciata pubblicamente in un incontro a cui erano stati invitati sette parlamentari, e uno dei promotori fu proprio il senatore Amidei, e lui in quell’occasione fece un intervento molto energico e molto incisivo sulla legge 128 e su questa situazione. Poi, il 19 settembre era stato già preceduto da un’interrogazione parlamentare del marzo del 2016, il cui testo fra l’altro lo scrissi io, in cui già adombravo questa ipotesi, che cioè i precari della 128 fossero merce di scambio. Il risultato di quell’incontro è stato che il DPR che era già pronto, e doveva essere presentato il 26 settembre, non è stato più presentato. Lo stanno presentando adesso, ma in tutt’altra forma. Questo DPR prevedeva non solo il concorso che quindi sarebbe andato avanti per degli anni, ma il concorso su posti che nel frattempo sarebbero stati occupati dai docenti dei pareggiati, i quali sarebbero entrati in ruolo senza concorso e senza niente. Tenendo presente che questi dei pareggiati sono stati assunti con procedure sconosciute, e non si sa neanche se sono musicisti, e i pareggiati tra i docenti precari della 128, di concorsi ne hanno fatti a centinaia, e tutti basati su titoli artistici, e quindi è una doppia presa in giro. Non solo, ma addirittura ci sono diversi colleghi della cosiddetta graduatoria della 128 che furbamente sono andati a insegnare nei pareggiati, proprio paventando questo tipo di situazione. Perché poi ci troviamo in una situazione in cui si va anche contro l’art. 3 della Costituzione, dato che il governo tratta in modo diverso docenti precari della stessa graduatoria, e cioè: se sono stati docenti di Istituti parificati, sono più meritevoli che non quelli che sono stati docenti di Istituti statali. E questo lo dice il governo, non lo dice Macculi. Questo rende l’dea di dove stiamo andando a finire. Quindi questa cosa è stata denunciata pubblicamente, oltre che con interrogazioni parlamentari, per cui hanno dovuto tentare di annacquare in qualche modo, hanno fatto finta l’anno scorso di voler risolvere il problema della 128, in modo da togliere armi all’opposizione, e poi all’ultimo momento l’hanno fatto saltare, quando non c’era più niente da fare. Quest’anno stanno ripetendo lo stesso gioco. La cosa si era risolta con la legge Madia, eravamo arrivati fino al Consiglio dei Ministri, quindi le Commissioni tutte d’accordo, Senato e Camera, e qui c’è stata la manina segreta che ha tolto il comma, dal Consiglio dei Ministri, quando di solito è il Consiglio dei Ministri, quello del 19 maggio, discute semplicemente se approvare o no, non si mettono a vedere i commi, non entrano nel merito. Quindi c’è stata una manina che ha continuato. La stessa cosa è successa adesso al Senato. Per la commissione bilancio era tutto a posto, l’emendamento del senatore Amidei presentato, segnalato con priorità, io ho parlato anche con la Puglisi, la senatrice, la relatrice della settima commissione, tutto a posto, poi all’ultimo momento il testo 1 ce l’aveva, il testo 2 ce l’aveva, nel testo 3 non c’era più.

 

Resta da chiedersi chi sia materialmente che opera queste manovre

Quello è da capire. Infatti il 19 settembre di quest’anno c’è stato un grosso scontro in Senato. Io ho cercato di capire chi e perché, e nella lettera al capo dello Stato l’ho scritto chiaramente, “Signor Presidente della Repubblica, voglio sapere chi e perché ha interesse a mantenere i Conservatori in questa situazione di completo dissesto organizzativo e funzionale, oltre che di disagio anche per la vita personale e professionale di così tanti docenti”. Che ci sia questo interesse è evidente, ed è evidente che si tratta di qualcuno del governo, ed è grave. Io suppongo si tratti di Paolo Troncon. È stato il direttore del Conservatorio di Castelfranco Veneto, dove poi non è stato più rieletto, ed è stato presidente della Conferenza dei direttori fino all’ottobre dell’anno scorso, del 2016. Lui è il mentore segreto – non tanto segreto, lo sappiamo tutti, – sia di Elena Ferrara, senatrice della 7^ Commissione, sia soprattutto di Filippo Crimì, deputato della 7^ e relatore eccetera eccetera. Non il Crimi, senatore dei M5S. Questo è il Filippo Crimì, deputato del PD di Modena. Questo Crimì ha studiato anche musica ed è stato anche allievo di Troncon. E Troncon ha l’ambizione di fare il supermanager dei futuri Politecnici musicali. Io poi, nella lettera al Capo dello Stato, lì ho anche scritto cosa significa cambiare denominazione e struttura al Conservatorio. Io ne ho scritto anche la storia, ho scritto, ve lo ricordate, il Conservatorio esiste come denominazione e come struttura da cinquecento anni. Quasi come l’Università che esiste da ottocento in tutto il mondo, che ha copiato non solo la struttura, ma anche il nome. Nel 1795 a Parigi è stato aperto il Conservatoire de Paris, stiamo parlando della Rivoluzione Francese. E poi è stato aperto il Konservatorium, scritto con la kappa, a Lipsia, a Praga, a Berlino, insomma, in tutti i paesi centroeuropei, nella prima metà dell’Ottocento, Budapest, e finanche in Sudamerica e in Nordamerica, in Inghilterra, dove assunse il nome di Conservatory, sempre derivato dall’italiano. Per arrivare a Pechino, ma non Pechino adesso, che c’è di tutto, io sto parlando di Pechino anni ’40, cioè ai tempi della Lunga Marcia, della guerra civile. Fra le tante cose Mao Tse Tung si è preoccupato di aprire un Conservatorio con la struttura e la denominazione italiana, derivata dall’italiano, a Pechino. E non è stato chiuso neanche con la Rivoluzione Culturale. Adesso la Elena Ferrara, Crimì e Troncon sono andati oltre la rivoluzione culturale, perché in Italia, se lei legge la legge 508 del ’99, dove c’è il cambio di denominazione, e si chiameranno Istituti Superiori di Studi Musicali, ecco l’Italia sarà il primo e unico paese del mondo a non avere più il Conservatorio. Si sta andando verso i poli musicali o politecnici, in modo che i Conservatori diventino più o meno licei musicali, e come tali non abbiano più la capacità di avere rapporti e relazioni nazionali e internazionali come adesso, cioè, se in un Conservatorio piccolo come Adria, dove insegno, ci vengono allievi dalla Cina, dal Giappone, dal Brasile, capisce bene che qui stiamo parlando di un’indotto, che qui non si tratta di migranti extracomunitari disperati, con tutto il rispetto, naturalmente, ma stiamo parlando di un’indotto di fascia altissima, cioè di gente che ti porta soldi, che non te ne chiede, ma sono loro che li stanno dando a te. E a loro volta fanno pubblicità nel loro paese, sull’Italia, abbiamo una pubblicità che non è quella dei profughi, è una pubblicità di cui abbiamo bisogno.

 

Ma com’è possibile che due o tre persone possano condizionare tanto la politica italiana?

Non lo so, sono poche persone. Tutti lo sanno, ma non riusciamo a fermarle.
Tutti lo sanno, ma nessuno fa niente.
Esatto, Amidei queste cose le sa benissimo adesso. E poi lui è molto attivo perché sa benissimo che se chiude il Conservatorio di Adria, dalla cui circoscrizione viene lui, non ci fa una bella figura, e non fa un bel servizio. Cioè, ad Adria, se lei chiude il Conservatorio, non ci rimane nient’altro. anche Campobasso, lei chiuda il Conservatorio a Campobasso, e che ci rimane? Se chiude il Conservatorio di Foggia, che ci rimane?

 

Quindi il bersaglio è l’AFAM, in definitiva?
Sì, esatto, non so se le ho dato in’idea di quello che ci si prospetta. Io questo l’ho denunciato nella mia lettera al capo dello Stato. Le posso dire già da adesso, che mi ero dimenticato di dirle prima, che già il 12 settembre del 2016, cioè con un DPR, decreto presidenziale, firmato dal Presidente della Repubblica, fatto di notte, col quale i docenti dell’Istituto pareggiato di Ancona, che nel frattempo era fallito, sono stati immessi nei ruoli dei Conservatori di Stato, senza nessun concorso, senza nessuna verifica. Dopodichè Troncon fa polemica anche sui giornali, soprattutto sui giornali, contro i docenti della 128 che vogliono entrare in ruolo senza concorso e senza titoli artistici. Proprio lui. E poi è strano che proprio lui che è veneto che porta avanti un discorso che porta alla rovina soprattutto del Veneto, la regione che ci rimette più di tutti è il Veneto, che ha sette Conservatori.

 

Mi sbaglio, o chi ci guadagna di più sarebbe la Toscana?

Ne ha solo uno, ma con la statizzazione diventano quattro. Anche l’Emilia Romagna, che, essendo di sinistra, da cinque Conservatori se ne ritrova dieci. I pareggiati lì sono Ravenna, Rimini, Modena, Reggio Emilia e Carpi. Poi a Reggio Emilia non vorrebbero essere statizzati, perché stanno bene così. Questa cosa di Ancona, che io ho messo nella lettera al capo dello Stato, la tenga presente, perché è una cosa grave. Ed è contro la Costituzione. E questo quando eravamo sotto referendum per la riforma costituzionale, ecco, un governo che ci ha fatto fare un referendum per la riforma della Costituzione, e poi ci propone delle situazioni così incostituzionali.

 

Ringraziamo il professor Macculi per la sua disponibilità, soprattutto nel dire chiaramente le cose come stanno, secondo lui. Per ciò che riguarda il prof. Paolo Troncon, gia ad aprile del 2016 definiva i Conservatori come “Un’auto di marca che non fa tagliandi da anni, con problemi meccanici e di carrozzeria di varia natura, che non sono stati risolti e che si sono stratificati l’uno sull’altro.” In definitiva, riconoscendo l’incapacità, l’incompetenza e il menefreghismo del governo dell’epoca – ministro dell’istruzione Stefania Giannini – nel voler finalmente risolvere l’annosa questione di ingiustizia sociale. Ma da questo, su cui possiamo anche essere d’accordo, specialmente quando si attribuisce al governo la colpa di ciò che non è stato fatto, a voler demolire l’auto di marca per sostituirla con una flotta di più svelte ed economiche utilitarie, che di marca non sono, e che non garantiscono le stesse prestazioni e la stessa qualità, ce ne corre. Senza contare, come descritto dal professor Macculi, di voler essere colui che questa operazione di rinnovamento vuole ascrivere a suo merito, ma a modo suo.

L’ingiustizia, e non solo la presunta incostituzionalità dell’operazione, andrebbe a colpire chi ha fatto della musica il proprio scopo di vita, scartando altre soluzioni magari più redditizie e meno scomode, accontentandosi di uno stipendio certamente inadeguato alle proprie competenze e ai propri titoli faticosamente conquistati alla tastiera di un pianoforte o sulle corde di un violino, solo per amore di ciò che si fa. Sperando che un giorno qualcuno avrebbe riconosciuto il loro valore e li avrebbe comparati ad impiegati di concetto, magari meno preziosi, ma certamente meno silenziosi e più ammanigliati. Pare poi che la senatrice Ferrara abbia riconosciuto la paternità della manina galeotta, cioè abbia ratificato quello che si è dimostrato essere un segreto di Pulcinella, dato che più o meno tutti ne erano al corrente – il che porterebbe in causa anche l’on. Crimì – difendendosi col dire che lei è d’accordo con l’operazione Troncon: e questo sarebbe anche legittimo. Lo diventa meno, quando si va a vedere che la senatrice Ferrara, durante l’intervento del senatore Amidei alla sala Koch, aveva dichiarato la sua approvazione dell’emendamento 56.13. Il metodo adottato per evitare l’approvazione dell’emendamento Amidei, poi, lascia riflettere molto. Il fatto che sia sparita parte di ciò che è all’approvazione del Senato, senza invece manifestare il proprio dissenso e chiedere un dibattito nel merito, o dissociarsi ufficialmente dall’approvazione, non è degno di una persona che voglia essere nella pubblica amministrazione alla guida di un paese. Naturalmente se ciò che è ipotizzato risultasse vero, ma le stesse reazioni della senatrice Ferrara sui social, verso chi l’accusa, lasciano riflettere su chi esprime certe tesi.

Non ci rimane che esprimere fortissimi dubbi riguardo specifiche competenze nel campo specifico della musica della senatrice Elena Ferrara.

 

Curiosità, diciamo così, desta anche la risposta alla lettera inviata dal prof. Macculi al Presidente della Repubblica [LETTERA AL PRESIDENTE MATTARELLA] nel merito di questa questione e che il presidente Mattarella ha fatto redigere ed inviare al professor Macculi da un suo collaboratore, [RISPOSTA DEL PRESIDENTE MATTARELLA] e nella quale dichiara che il presidente “Non può adottare misure nel senso da Lei richiesto. Egli, infatti, non dispone di alcuno strumento diretto di intervento su altri Organi dello Stato nell’esercizio di competenze ad essi assegnate dall’ordinamento.” Tutto ciò, dopo aver ‘salvato’ l’Istituto pareggiato di Ancona, già fallito, con un DPR redatto di notte, e che il 12 settembre del 2016 ha trasformato in docenti di ruolo, a tutti gli effetti, gli insegnanti di detto Istituto pareggiato, senza alcun concorso, nè verifica.

 

Roberto Ragone

Cultura e Spettacoli

Giornata Internazionale dei Musei, Tagliente interviene subito dopo Mikhail Piotrovsky: “Filippelli al servizio dell’arte e della cultura”

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Oggi 18 maggio ricorre, ormai dal 1977, la “Giornata Internazionale dei Musei | International Museum Day (IMD)promosso da ICOM.

Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto. ( La definizione è di ICOM recepita anche dal Decreto ministeriale MIBAC 23 dicembre 2014).

Per questa edizione 2020, il Presidente delle Attività artistiche del Centro Espositivo Leo – Lev di Vinci, Architetto Oreste Ruggiero, ha inteso rendere omaggio al neo Direttore dei Musei Nazionali di Palazzo Mansi e Villa Guinigi di Lucca, architetto Franco Filippelli, recentemente e prematuramente scomparso.

Il sito del Centro Espositivo Leo Lev ( https://www.leolev.it/) oggi, ospita oltre 20 contributi tra i quali il mio, nella veste di Questore e Prefetto in Toscana, impegnato anche nella valorizzazione dei monumenti con interventi di restauro e manutenzione conservativi e socio onorario degli “Amici dei Musei e Monumenti Pisani”.

L’intervento del Prefetto Francesco Tagliente nella veste di Delegato ai rapporti istituzionali
dell’ANCRI è stato inserito in apertura, subito dopo quello di Mikhail Piotrovsky, Direttore Generale Museo Statale Ermitage, San Pietroburgo.

Ecco l’omaggio al Direttore Franco Filippelli

Aderisco volentieri all’iniziativa del Presidente delle Attività artistiche del Centro Espositivo Leo-Lev di Vinci, Architetto Oreste Ruggiero, di celebrare la Giornata internazionale dei musei 2020, rendendo omaggio a Franco Filippelli. Per ricordarlo mi piace ripercorrere alcuni momenti importanti della sua vita al servizio dell’arte e della cultura. Penso al suo l’incarico come Soprintendente presso la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca e Massa Carrara, alla sua direzione dei Musei nazionali di Lucca, Palazzo Mansi e Villa Guinigi, e al suo ruolo al Polo Museale della Toscana. Ricordo gli incarichi, come funzionario, presso la Soprintendenza di Firenze, come responsabile del cantiere presso gli Arsenali Medicei di Pisa per l’esposizione del restauro di 11 navi romane tornate alla luce alla fine degli anni Novanta. Oltre a quello di servitore del “mondo dell’arte e della cultura” ricordo il suo modo di essere un architetto – come interpretato da Oreste Ruggiero – che non si occupa di solo tecnica, ma assume il ruolo di antenna ricettiva degli umori, dei cambiamenti, dei sentimenti e delle necessità dell’uomo di prefigurare il futuro. E, prefigurando il futuro, è stato un elemento basilare per il Centro Leo-Lev, in virtù del suo ruolo di Soprintendente Reggente pro tempore, per il restauro dell’Arcangelo Annunciante della Pieve di San Gennaro e per l’esposizione, di cui è stato fra i protagonisti all’inaugurazione, presso il Centro di Vinci. Il Centro espositivo e polifunzionale che ospita ancora quella scultura in terracotta policroma dell’Arcangelo Annunciante di San Gennaro in Lucchesia, attribuita alla Scuola del Verrocchio e a Leonardo da Vinci, restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, e gli Skyline – Le Città di Leonardo, realizzati da Oreste Ruggiero e dedicati ai luoghi che hanno accompagnato il percorso di vita del genio di Vinci. Parlo delle Opere realizzate da Oreste Ruggiero: Firenze Skyline sulla parete della sala Convegni della Questura nello storico Palazzo Bonifazio; Roma Skyline nella Sala conferenze al primo piano del Palazzo San Vitale, sede della Questura di Roma e, con il coinvolgimento degli Amici dei Musei e Monumenti Pisani, Pisa Skyline, nel Palazzo Medici sede della Prefettura di Pisa. La mattina del 16 marzo, se non fosse stato impedito dall’emergenza pandemica, quella mostra a Vinci sarebbe stata visitata da un folto gruppo di soci dell’Associazione Nazionale insigniti dell’Ordine al merito della Repubblica italiana (ANCRI), guidati dal presidente Tommaso Bove, e degli Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani, guidati dal presidente Piera Orvietani. Quella cerimonia ci avrebbe dato l’opportunità di ricordare, tutti insieme, il compianto benemerito della cultura e dell’arte Franco Filippelli. Auguriamoci di poterlo ancora fare prossimamente. Francesco Tagliente

Protagonista assoluto della celebrazione della giornata dedicata all’INTERNATIONAL MUSEUM DAY 2020, che vede anche l’omaggio al Direttore museale Architetto Franco Filippelli, è l’architetto Oreste Ruggiero che, oltre alla introduzione degli interventi, chiude l’evento nella veste di presidente del Centro espositivo Leo – lev, ringraziando i protagonisti dei singoli contributi, espressione di sentimenti veri, profondi, talvolta commoventi.

“Mi piace condividere, – ha detto il Prefetto Tagliente – concludendo questa mio contributo per le celebrazioni della ”Giornata Internazionale dei Musei 2020” , che le espressioni del Direttore generale Prof. Mikhail Piotrovsky, del Museo Ermitage, nei confronti del Centro espositivo Leo-Lev di Vinci, rafforza l’importanza della scelta di quella struttura per l’evento ANCRI, programmato prima della pandemia di Coronavirus per il 16 marzo. Questo momento collettivo infatti si è rivelato significativo di sincera umanità, ma altrettanto importante arricchito da un messaggio significativo del Direttore generale del Museo Ermitage per lo sviluppo della grande arte, della cultura e dei rapporti fra Italia e Russia. Temi quelli dell’arte e della cultura che sono stati sempre al centro della mia attenzione sia nel ruolo di Questore e Prefetto della Repubblica che in quello di socio onorario associazione Amici dei Musei e dell’ANCRI. Sono certo che attraverso il Centro vinciano Leo-Lev e col suo presidente Commendatore Oreste Ruggiero, Socio Nazionale ANCRI, possono aprirsi a progetti importanti, di respiro internazionale”.

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Cultura e Spettacoli

Taranto, museo archeologico nazionale, nuova piattaforma digitale in 8 lingue: oggi la presentazione su Facebook

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Oggi alle 18.00, nel corso della Giornata Internazionale dei Musei, la direttrice Eva Degl’Innocenti presenta la piattaforma digitale MArTA in 8 lingue in una diretta Facebook sulla pagina del Museo. La nuova normalità richiede rinnovati strumenti di fruizione, anche per i musei, e il MArTA, Museo Archeologico Nazionale Di Taranto, ritorna nel nuovo scenario con uno strumento digitale altamente inclusivo, tappa di un ampio progetto di rinnovamento e di valorizzazione denominato “Il Museo MArTA 3.0”. Finanziato dal Programma Operativo Nazionale FESR “Cultura e Sviluppo” 2014/2020, il piano di rilancio del Museo ha visto cambiare radicalmente, in questo ultimo biennio, anche le modalità di fruizione da parte dell’utenza, in un percorso tracciato nel segno della nuova identità visiva e digitale del MArTA. Uno dei più importanti musei archeologici al mondo per la storia delle sue collezioni e la ricchezza del patrimonio culturale del suo territorio si dota quindi di un nuovo strumento digitale, una piattaforma web che arricchisce e rinnova la sua offerta, preparandosi alla riapertura.

“Si apre una nuova fase per il museo MArTA. Lo scenario in cui torneremo ad interagire vedrà il museo fortemente orientato a considerare la persona- utente al centro di tutti i processi di fruizione” spiega Eva Degl’Innocenti,attraverso una nuova strategia digitale continueremo a creare contenuti di alto valore puntando sul coinvolgimento emotivo e la partecipazione attiva e sociale del visitatore, consentendogli di iniziare l’esperienza prima di arrivare al museo e di continuare dopo. L’offerta digitale è complementare alla visita fisica”.

La presentazione avviene attraverso una diretta Facebook sulla pagina del MArTA. Dopo i saluti istituzionali del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, dell’Assessore Regionale al Turismo Loredana Capone, del Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e dell’Assessore alla Cultura di Taranto Fabiano Marti, la direttrice illustrerà le caratteristiche della piattaforma digitale introducendo il tema di come reinventare il futuro nel mondo della cultura, dei musei e dell’arte nello scenario attraverso nuove frontiere in cui gli enti museali potranno coinvolgere il pubblico, utilizzando le possibilità offerte dal digitale per definire una rinnovata crescita collettiva basata sulla partecipazione.

L’evento, moderato dalla giornalista Maristella Bagiolini, vedrà la presenza del direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN Paolo Giulierini, che illustrerà le azioni messe in campo durante il periodo di blocco Covid 19, di Michele Riondino, attore e organizzatore del Primo Maggio Taranto, di Alberto Mattiello, dirigente Future Thinking di Wunderman Thompson Miami, uno degli riferimenti più conosciuti a livello mondiale nel settore dell’innovazione e di Gaetano Contento, CEO di NeverBefore Italia, azienda che con Meeting Planner si è aggiudicata la gara ad evidenza pubblica relativa al progetto di rinnovamento e di valorizzazione denominato “Il Museo MArTA 3.0”.

 “Abbiamo deliberatamente scelto di chiamarla piattaforma perché, per noi, si tratta di un corpo vivo, epicentro di un’interazione di valore tra il museo ed il suo pubblico attuale e prospettico” illustra Gaetano Contento, “un punto di incontro tra domanda e offerta di cultura, servizi e contenuti di valore in un mercato digitale fatto di bit all’interno del quale generare dell’informazione e dare un contributo nel percorso di crescita collettiva. È per questo che abbiamo puntato su un prodotto che fosse: interattivo, inclusivo, che consente al MArTA di portare i suoi reperti al di fuori di uno spazio solo fisico”.

“La Puglia si arricchisce di un nuovo strumento di fruizione” spiega Maddalena Milone, CEO di Meeting Planner, “un sito in 8 lingue che ci pone come modello nel mondo della cultura italiana e che consentirà ai turisti di lingua italiana, inglese, francese, spagnola, tedesca, russa, cinese e araba di vivere l’esperienza di questo grande attrattore culturale della nostra regione”. Il MArTA si propone come elemento positivo di crescita di una città di cui troppo spesso emergono solo elementi negativi. L’evento si concluderà con un saluto molto speciale, quello dell’artista Vinicio Capossela, che regalerà una lettura, dedicata al MArTA, tratta dal libro “Dalle Macerie” di Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore tarantino.

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Cronaca

Parma sarà Capitale Italiana della Cultura anche nel 2021

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E’ ufficiale: Parma sarà Capitale Italiana della Cultura anche nel 2021. Lo ha stabilito il Decreto Rilancio approvato dal Governo mercoledì 13 maggio accogliendo la richiesta fatta a gran voce nei mesi scorsi dalla città e dalla regione e sostenuta da moltissime città italiane in corsa a loro volta per il titolo.

L’emergenza sanitaria ha sospeso tutte le attività legate alla nomina, rischiando così di vanificare il lavoro e gli investimenti fatti per rendere questo anno eccezionale. Ma Parma non si è mai arresa.

«Quando tutto è o pare perduto semplicemente bisogna mettersi all’opera e ricominciare dall’inizio. È quel che faremo dopo la splendida notizia arrivata dal governo.» Dichiara il sindaco di Parma Federico Pizzarotti. «Parma Capitale Italiana della Cultura 2021 rappresenta una decisione giusta e lungimirante: la città e la sua gente hanno lavorato tanto per creare un anno della cultura all’altezza delle aspettative del Paese, avevamo una gran voglia di dimostrare tutto il potenziale di Parma. Ce l’abbiamo tuttora: nel 2021 torneremo ancora più forti. La cultura continuerà a battere il tempo e a essere metronomo della nostra crescita.»

L’anno da Capitale Italiana della Cultura rappresenta una grandissima opportunità per tutto il territorio circostante, come dimostra il sodalizio con Piacenza e Reggio Emilia, che ha dato vita a Emilia2020, soprattutto per quei settori – cultura e turismo – che rappresentano la vera forza del paese e che si ritrovano in questo momento a pagare un prezzo altissimo.

La decisione del Governo, in primis del Ministro Dario Franceschini, sulla quale Parma è sempre stata fiduciosa, dimostra che dalla cultura può davvero partire la rinascita dei territori riportando quelle esperienze e quel desiderio di condivisione di cui, al termine di questo periodo di privazioni, ci troveremo più affamati che mai.

«Il prolungamento di Parma 2020 al 2021 rappresenta una sfida culturale e gestionale» afferma l’Assessore alla Cultura del Comune di Parma Michele Guerra «cui ci accostiamo con lo stesso entusiasmo che ha fin qui accompagnato l’avventura di Capitale Italiana della Cultura. Il tema del Tempo, oggi sospeso, recluso, iperconnesso, rimane il filo rosso di un programma che sarà in grado di parlare anche al passaggio storico che stiamo vivendo. Avremo infatti la responsabilità di sostenere la nostra proposta culturale in questo periodo di impensati mutamenti comportamentali e di grandi incertezze e dovremo dimostrare, con ancora più forza, che è dai territori della cultura che può muovere i suoi primi passi il pensiero di una nuova vita comunitaria.»

Parma dunque è pronta a ripartire riprendendo il cammino iniziato, raddoppiando gli sforzi per portare a compimento quello che ancora si potrà fare nel 2020 e soprattutto preparando un nuovo anno, il 2021, da grande Capitale Italiana della Cultura.

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