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Cronaca

MODENA ACCADEMIA MILITARE: GLI ALLIEVI UFFICIALI GIURANO FEDELTA' ALLA REPUBBLICA

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Nella stessa cerimonia è stato attribuito il titolo di "cadetto ad honorem" alla Signora Silvia Guarda, madre di un allievo precocemente scomparso.

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Redazione

Modena – Ieri mattina presso l'Accademia Militare di Modena, alla presenza del Ministro della Difesa Senatrice Roberta Pinotti, del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli,  del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale Claudio Graziano e del Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, Generale Leonardo Gallitelli, gli Allievi Ufficiali del 195° corso “Impeto” hanno prestato giuramento di fedeltà alla Repubblica.
 
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, dopo aver salutato e ringraziato le autorità intervenute e gli ospiti, rivolgendosi agli Allievi Ufficiali del 195° corso "IMPETO",  ha ricordato la storia del prestigioso Istituto e i valori che hanno costituito la guida degli Ufficiali formatisi presso l'Accademia Militare.
 
Il Generale Graziano ha esortato gli Allievi a improntare il proprio "stile di vita alla sobrietà, concretezza, onestà intellettuale e professionale, rispetto delle Istituzioni e coraggio, giustamente considerato la prima delle qualità umane e certamente la fondamentale per un Comandante, perché è quella che garantisce tutte le altre" ha sottolineato il Generale Graziano.
 
"Le stesse doti vi dovranno accompagnare anche nell'impegnativo servizio all'estero, un ambito in cui l'Esercito ha garantito lo sforzo principale in termini di risorse umane e materiali, con il 75% del totale delle Forze impiegate nelle varie missioni durante le quali ha versato un elevatissimo tributo di sangue".
"Il coraggio è necessario tanto nelle operazioni fuori dai confini quanto nel quotidiano operare nel territorio nazionale a servizio della collettività, quanto ancora nell'addestramento che pure presenta rischi correlati alla vita e all'unicità della condizione militare"  ha aggiunto il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito che ha poi ricordato le figure del Maggiore Giuseppe La Rosa, medaglia d'oro al Valor Militare alla Memoria, caduto in Afghanistan lo scorso anno, del Generale Calligaris e del Capitano Lozzi, caduti in servizio a seguito di un incidente durante un volo addestrativo.
 
Il Generale Graziano ha poi indicato agli Allievi "il momento di profonda trasformazione della Forza Armata nell'intento costante di fronteggiare in modo efficace le nuove esigenze operative con l'ambizioso, quanto indispensabile, obiettivo di ridurre le dimensioni quantitative dello strumento terrestre non inficiandone, nel contempo, l'efficienza operativa e mantenendo inalterati gli standard qualitativi della Forza Armata."
 
"Una modernizzazione – ha concluso il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito –  che deve essere rivolta alla sicurezza del personale in operazioni e che significa anche disporre di sistemi in grado di garantire la conoscenza della situazione informativa e l'indispensabile interoperabilità operativa con i Paesi amici e alleati".
 
Nella stessa cerimonia è stato attribuito il titolo di "cadetto ad honorem" alla Signora Silvia Guarda, madre di un allievo precocemente scomparso.
 
Il 195° corso “Impeto” è composto da 164 allievi Ufficiali, di cui 25 donne.
 
L'accademia ospita anche 27 frequentatori stranieri provenienti da Afghanistan, Albania, Giordania, Armenia, Niger, Tailandia e Libia.
L'Accademia Militare, attualmente comandata dal generale dell'Esercito, Giuseppenicola Tota, fu istituita il primo gennaio del 1678 con il nome di Reale Accademia ed è l'Istituto Militare di formazione più antico del mondo, precedendo l'Accademia russa di San Pietroburgo, la Royal Military Academy, la Ecole Royale Militaire e West Point.
 

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Trinitapoli, rubano 7 quintali di uva: due fratelli in manette

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I Carabinieri della Stazione di Trinitapoli hanno dato esecuzione nella mattinata odierna alla misura cautelare della custodia in carcere a carico di C.V., classe ’94, pregiudicato e del fratello C.G., classe ’98, anch’egli pregiudicato. I due malviventi, entrambi residenti a Trinitapoli, sono ritenuti responsabili del reato di furto aggravato. L’articolata attività d’indagine dei militari dell’Arma ha permesso di ricostruire i fatti criminosi commessi dagli arrestati, che hanno poi consentito all’A.G. di emettere il provvedimento di custodia in carcere e agli arresti domiciliari.
I fatti sono riconducibili al mese di luglio scorso, allorquando i due fratelli, dopo essersi introdotti all’interno di un vigneto, in località “Coppa Malva Felice” del comune di Trinitapoli, asportavano sette quintali di uva, dal valore complessivo di euro 800,00 ca., per poi dileguarsi a bordo di un’autovettura risultata in uso ad uno dei malfattori.
Le immediate indagini consentivano di individuare nei due fratelli gli autori del furto nonché di accertare che l’autovettura usata dagli stessi per caricare la refurtiva ed allontanarsi fosse riconducibile ad uno di essi.
Così come disposto dall’Autorità Giudiziaria, C.V. è stato tradotto presso il Carcere di Foggia mentre C.G. è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
L’attività investigativa dell’Arma, si inquadra in una più ampia attività di controllo del territorio e di contrasto al deplorevole fenomeno dei furti all’interno delle aziende e dei terreni agricoli.

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Dipendenti pubblici, dal 15 ottobre si torna in presenza

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La modalità ordinaria di lavoro nelle Pubbliche amministrazioni dal 15 ottobre torna ad essere quella in presenza. Lo prevede il Dpcm firmato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi.

Le Pa assicureranno che il ritorno in presenza avvenga in condizioni di sicurezza, nel rispetto delle misure anti Covid-19.

 “Con la firma del presidente del Consiglio decreto che fa cessare il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella Pubblica amministrazione, sottolinea, – afferma il ministro della Pubblica Amministrazione – si apre l’era di una nuova normalità e si completa il quadro avviato con l’estensione dell’obbligo di green pass a tutto il mondo del lavoro: dal 15 ottobre i dipendenti pubblici torneranno in presenza, e in sicurezza”.

“Con successivo decreto ministeriale, aggiunge, fornirò apposite indicazioni operative affinché il rientro negli uffici sia rispettoso delle misure di contrasto al Covid-19 e coerente con la sostenibilità del sistema dei trasporti. Nel frattempo, sono in corso le trattative per i rinnovi dei contratti pubblici, che garantiranno, una volta concluse, una regolazione puntuale dello smart working.

Non pregiudicare i servizi, avere strumenti tecnologici per comunicazioni sicure tra amministrazione e dipendenti come “una piattaforma digitale o un cloud” e piano per lo smaltimento degli arretrati. Sono alcune delle condizioni che saranno indicate nel decreto per il rientro graduale dei dipendenti pubblici in ufficio che sta preparando il ministro Renato Brunetta. Per il ricorso dello smart working nella pubblica amministrazione a partire dal 15 ottobre – e finché non arriveranno le regole con il rinnovo del contratto – si tornerà agli accordi individuali. 

Entro il 31 gennaio 2022, inoltre, ogni amministrazione dovrà presentare il Piano integrato di attività e organizzazione, all’interno del quale confluirà il Pola per il lavoro agile”. Con le regole e con l’organizzazione, conclude – “potrà finalmente decollare uno smart working vero, strutturato, ancorato a obiettivi e monitoraggio dei risultati, che faccia tesoro degli aspetti migliori dell’esperienza emergenziale e che assicuri l’efficienza dei servizi, essenziale per sostenere la ripresa del Paese, e la soddisfazione dei cittadini e delle imprese: il mio faro”. 

Su 3,2 milioni di dipendenti pubblici, 320mila, dunque il 10% dell’intera platea, non sarebbero ancora vaccinati. E’ la stima del governo contenuta nella relazione illustrativa che accompagna il Dpcm. 

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Fanpage, la Procura di Roma revoca il sequestro del video su Durigon

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Alla redazione di Fanpage.it è stata notificata la revoca del decreto di sequestro relativo all’inchiesta giornalistica sui fondi della Lega e sull’ex sottosegretario Claudio Durigon. Lo rende noto la stessa testata: “La Polizia Postale ha inviato alla direzione un nuovo provvedimento, firmato dalla Gip Claudia Alberti, dal procuratore della Repubblica Michele Prestipino Giarritta e dal procuratore aggiunto Angelantonio Racanelli, con cui si dispone la revoca delle misure che ci erano state notificate poco tempo prima”. 

Il direttore responsabile di Fanpage.it, Francesco Cancellato, ha spiegato in un video quanto accaduto: “Grazie.

È l’unica cosa che riusciamo a dire, dopo queste incredibili ventiquattro ore. La polizia postale ci ha notificato il decreto con cui la Procura di Roma ha disposto la revoca del sequestro preventivo e dell’oscuramento dei video relativi all’inchiesta Follow The Money sui fondi della Lega. Grazie, quindi. Perché senza l’enorme mobilitazione in difesa di Fanpage.it di colleghi, politici e di tanti, tantissimi cittadini, non crediamo che tutto questo sarebbe accaduto. Grazie, anche se non c’è nulla da festeggiare perché abbiamo semplicemente difeso un diritto che credevamo acquisito, quello della libertà della stampa, che invece ci era stato improvvisamente e incredibilmente negato”.

L’inchiesta di Fanpage risale ad alcuni mesi fa, ed aveva dato il via alle polemiche sull’allora sottosegretario all’Economia della Lega Durigon poi riaccese – fino alle dimissioni di fine agosto dall’esecutivo – dalla sua proposta di dedicare un parco di Latina, ora intitolato a Falcone e Borsellino, al fratello del duce, Arnaldo Mussolini. Nel video del giornale on line, ricorda la redazione, “l’onorevole Claudio Durigon diceva a un suo interlocutore che non bisognava preoccuparsi dell’inchiesta della procura di Genova sui 49 milioni di euro che la Lega avrebbe sottratto allo Stato italiano perché il generale della Guardia di Finanza ‘l’abbiamo messo noi'”.

Affermazioni che, secondo il decreto di sequestro del Tribunale capitolino, apparivano “lesive dell’immagine e della reputazione professionale e personale del comandante generale della Guardia di Finanza”, il generale Giuseppe Zafarana. La notizia del sequestro dell’inchiesta di Fanpage aveva suscitato ieri commenti allarmati da parte dell’Ordine dei giornalisti, della Fnsi e di esponenti politici di diversi partiti, dal Pd al M5s a Italia Viva.

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