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Costume e Società

Mondello e la villa infestata dai fantasmi: nessuno la compra ma è bellissima

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Tra credenze popolari e pura fantasia, nessuno da circa 50 anni mette piede lì

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di Paolino Canzoneri

MONDELLO  – Leggenda metropolitana o pura fantasia popolare, quel che resta certo è che le case ritenute "infestate", da sempre, hanno suscitato fascino e curiosità riuscendo a tramandare la propria terribile storia di generazione in generazione, resistendo nel corso degli anni e divenendo racconti da brivido di morti, sangue, poltergeist e chissà quant'altro. Facile fare "spallucce" ed essere scettici se non fosse che spesso ci si imbatte in luoghi specifici come la famosa "villa di Mondello" abbandonata dagli anni 80 e ad oggi invenduta anche agli scettici nonostante la gestione fosse passata ad un istituto bancario che la svende per poche migliaia di euro cosi come si sente da "rumors" a livello locale. Nessuno scettico sembri si sia fatto avanti per acquistarla eppure la villa è posizionata a pochi passi dal mare, di fronte ad uno degli alberghi più importanti di Mondello e questo rende merito quanto certe leggende resistano nel tempo e condizionano ogni modo di vedere questo tipo di cose. La villa in stile Liberty come le più belle della famosa località marittima a pochi chilometri da Palermo, venne costruita negli anni 40 e abbandonata definitivamente dopo circa 50 anni. La leggenda vuole che durante la guerra mondiale sia stata casa di piaceri per i soldati tedeschi, un bordello frequentato  che ebbe un tragico epilogo in una notte quando un commando di soldati americani irruppe sterminando violentemente soldati e prostitute e causandone il disperato girovagare delle anime in pena per la tragica e violenta morte subita. Altra versione racconta invece che a causare lo sterminio non fu una truppa americana ma una violenta lite scoppiata che si concluse tragicamente con lo sterminio di soldati e donne. Sembra anche che questa villa fosse anche luogo di fermo e reclusione per prigionieri il cui triste destino riservava in loco torture a morte. Altri racconti meno legati a risse o sterminio ma pur sempre riferiti al periodo bellico raccontano una vicissitudine più incline ad una storia d'amore dal sapore romanzesco cinematografico che coinvolse una figlia di un contadino promessa sposa ad un signore legato alla nobiltà locale che essendosi innamorata di un soldato americano si incontrava di sotterfugio con lo spasimante presso un capannone adiacente alla villa fino a quando un giorno il nobile credette di aver scoperto in flagrante l'amplesso della coppia e preso dalla rabbia sbarrò la porta e dette fuoco al capannone causando però la terribile morte della donna che invece era da sola e da allora leggenda vuole che vaghi nella villa nell'attesa del suo amante. Storie dal sapore romantico e tragico come ricetta impone ma sembra anche che l'ultima famiglia che visse nella villa trovò morte orribile e violenta. Chiunque sappia della villa non può fare a meno di lanciare una occhiata curiosa, magari nella speranza di vedere o sentire qualcosa di poco terreno e sembra che i pochi avventori coraggiosi e scettici che hanno trascorso una notte all'interno abbiano sentito sinistri rumori, passi, singhiozzi e pure rubinetti che si aprivano da soli come anche luci ad intermittenza proveniente da finestre vicine. Non mancano coloro che hanno vissuto incontri ravvicinati più intensi come alcuni che dicono d'esser caduti in "trance" perdendo la cognizione del tempo o invitati da "una persona anziana" ad entrare dentro la villa. Pezzi di trame fantasiose per un ottimo film dell'orrore ma è pur vero che ad oggi nonostante il prezzo sembri sia sceso alla cifra necessaria per l'acquisto di una qualsiasi grande automobile, nessuno si fa avanti e questo la dice lunga su quanto leggenda metropolitana o fantasia popolare, tutti scettici o non scettici, preferiamo lasciare perdere.

LEGGI ANCHE: Mondello e la storia della villa infestata dai fantasmi: è solo una leggenda e non è gestita da Istituto Bancario

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Claudio Durigon ospite a “Ci vediamo a via Veneto”: fase 2 tra economia e ripresa

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L’onorevole Claudio Durigon, deputato, componente commissione Lavoro e coordinatore della Lega di Roma e provincia, ospite a “Ci vediamo a via Veneto” per l’intervista con Chiara Rai.

Una puntata, quella di sabato 23 maggio 2020 che sarà trasmessa dall’esterno dello storico locale dell’Harry’s Bar, direttamente dalla strada della “Dolce Vita”.

La trasmissione, può essere seguita direttamente su questa pagina oppure su YouTube  su Facebook o su Instagram a partire dalle ore 18 di Sabato 23 maggio 2020

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Napoli, policlinico Federico II: la professoressa Annamaria Colao conquista il premio Geoffrev Harris Award 2020

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È partenopea la vincitrice del Premio Geoffrev Harris Award 2020, questo prestigioso riconoscimento va quest’anno alla Professoressa Annamaria Colao Direttore Clinica Malattie Endocrine e Metaboliche, Azienda Universitaria Policlinico Federico II di Napoli. La Professoressa è la prima donna vincitrice del premio assegnato dalla Società europea più quotato in campo neuroendocrinologo e tra le curiosità che emergono tifa per la Squadra di Calcio del Napoli, è un’esperta conoscitrice di ricamo, uncinetto e maglia ed ama moltissimo leggere.

Colao è stata premiata per il suo lavoro con pazienti con tumori ipofisari che ha avuto inizio durante gli anni da studentessa, la dedizione di una tutta una vita a migliorare la diagnosi e la terapia per i pazienti con malattie neuroendocrine, compresa la pubblicazione di oltre 850 articoli fino ad oggi.

L’Osservatore d’Italia ha voluto intervistare la Professoressa Annamaria Colao con qualche domanda

Professoressa dove ha studiato?

Sono stata molto fortunata perché ho cominciato il mio percorso di studio alla Scuola Svizzera, una scuola internazionale che permetteva ai bambini di studiare in italiano, tedesco e francese in un programma prolungato al pomeriggio quando tutti invece rientravano a casa ad ora di pranzo, esami di profitto tutti gli anni, studio aggiuntivo della storia e geografia Svizzera, insomma tanto di più dei miei coetanei napoletani…questa impostazione proseguita poi al Ginnasio e Liceo Pontano, ancora tanto, tanto studio, mi ha dato la base per affrontare con tranquillità lo studio della Medicina alla Federico II di Napoli dove sono restata anche per la specializzazione e il dottorato di Ricerca…e non sono più andata via.

Dove è vissuta Professoressa Colao?

Sono nata orgogliosamente a Napoli, e se escludiamo una pausa di 2 anni di vita a Marsiglia città che mi ha ospitato per i lavori scientifici della mia tesi di dottorato, sono vissuta sempre a Napoli.

Se lo aspettava un riconoscimento così importante?

No. I riconoscimenti importanti arrivano perché altri considerano il tuo percorso degno di nota. Io posso dire di aver sempre lavorato con grande determinazione e coraggio e con la fortuna di avere con me, fin dall’inizio, un gruppo di giovani talentosi ricercatori. Era nell’aria che prima o poi il mio curriculum balzasse agli occhi, ma non sempre chi merita ha poi i giusti riconoscimenti quindi sono molto contenta che ciò sia accaduto a me, e ancor di più di essere la prima donna in Europa a ricevere questo riconoscimento negli ultimi 25 anni.

Per arrivare al suo livello ha fatto tanto sacrifici, se le va di parlare di questo, un messaggio per i giovani…

Sacrifici tantissimi… ma soddisfazioni superiori ai sacrifici. Quando dentro di te hai un obiettivo, il sacrificio che fai per raggiungerlo è davvero un sacrificio?
Io ho sempre considerato la mia dedizione alla ricerca, allo studio, all’Università come un investimento. Ho sempre creduto di poter riuscire di dimostrare che nella mia capacità intellettuale e creativa ci fossero idee originali per migliorare la vita ai pazienti con tumori ipotalamo-ipofisari (l’argomento che scelsi come giovane ricercatore) e così ho fatto. Poi con il tempo, l’esperienza e le maggiori acquisizioni tecnico-scientifiche ho cominciato ad interessarmi anche ad altro e oggi mi sto dedicando molto al tema dell’obesità, della nutrizione e dei ritmi biologici con enormi soddisfazioni. Il mio gruppo di ricerca si è allargato ad oltre 50 menti formidabili, e i giovani ci raggiungono per lavorare con noi. I miei diretti collaboratori sono noti a livello internazionale e ciò fa di noi una scuola di endocrinologia ben conosciuta nel mondo.
Neanche nei miei sogni più ambiziosi quando ero una giovane ricercatrice, avrei scommesso che sarei arrivata dove sono oggi. Ai giovani, ma soprattutto alle giovani, vorrei dire che se hanno interesse per la ricerca devono mettersi alla prova. Nessun risultato è precluso per chi si impegna davvero.

A chi dedica il riconoscimento?

Al mio fantastico gruppo di ricerca, innanzitutto. Con alcuni di loro da oltre 30 anni mai uno screzio o una incomprensione con amore e divertimento. Alcuni dei miei collaboratori hanno dovuto lasciare Napoli perché non c’era spazio per tutti, ma continuiamo a lavorare insieme in tutte le occasioni possibili. Ecco, tutti loro sono state le mie “pepite d’oro”…Poi dedico il riconoscimento alla mia famiglia e in particolare a mia figlia Alessia, che è cresciuta con una madre molto impegnata e non ha mai perso bontà e sorriso, e a mio padre che è mancato quasi 10 anni fa e avrebbe gioito moltissimo per il premio.

Quali hobby ha? Fa sport?

Il mio hobby preferito sono i lavori manuali: maglia, uncinetto, ricamo non hanno segreti per me…ho sempre qualche lavoro in corso ed è il mio anti-stress preferito. Poi amo moltissimo leggere, ho sempre 2-3 libri sul mio comodino e cerco di leggere tutti i giorni. Non sono un tipo sportivo, ma cerco di fare esercizio fisico tutti perché lo raccomando a tutti i miei pazienti e non posso proprio io, esimermi dal farlo.

Ai “ Tempi del coronavirus” cosa raccomanda ai suoi pazienti (ovviamente se ci sono raccomandazioni) e se i pazienti positivi al CoViD-19 a livello endocrino-metabolico dà segni significativi?

Sintomi diretti da coronavirus per la parte endocrino-metabolica al momento non appaiono evidenti, ma posso dire che certamente l’obesità, la sindrome metabolica e il diabete melito rendono il quadro clinico più severo e sono stati associati ad una prognosi peggiore.

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Roberto Giachetti ospite di “Ci vediamo a via Veneto”: emergenza coronavirus e le proposte di Italia Viva per la ripartenza

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L’onorevole Roberto Giachetti ospite del programma settimanale “Ci vediamo a via Veneto” per l’intervista con Chiara Rai. Una puntata, quella di sabato 16 maggio 2020 che sarà trasmessa dall’esterno dello storico locale dell’Harry’s Bar, direttamente dalla strada della “Dolce Vita”.  

La trasmissione, può essere seguita direttamente su questa pagina oppure su YouTube  su Facebook o su Instagram a partire dalle ore 18 di Sabato 16 maggio 2020

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