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Mortal Kombat 11 Aftermath, la storia continua

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Mortal Kombat 11 Aftermath arriva a oltre un anno dall’uscita del giocooriginale, Netherrealm Studios ha aggiornato il suo titolo di lotta dando prova di voler supportare il gioco ancora a lungo e con contenuti di gran valore. Non è la prima volta che la software house statunitense rilascia nuovi contenuti dedicati al picchiaduro. Nel corso di questi mesi, infatti, Mk11 ha visto l’arrivo di nuovi combattenti, tra cui Sindel, Shang Tsung, Terminator, Spawn, Joker e Nightwolf. Insieme a loro, sono arrivati anche diversi Skin Pack, che hanno aggiunto costumi alternativi ai personaggi presenti nella rosa dei combattenti. Tuttavia Aftermath rappresenta qualcosa di più ambizioso. Oltre all’arrivo di Sheeva, Fujin e Robocop, infatti, il DLC aggiunge nuovi capitoli per la modalità storia, approfondendo ulteriormente il finale della storia. La prima cosa che salta all’occhio una volta che si lancia Mortal Kombat 11 Aftermath è senza dubbio la nuova mini-campagna: si tratta di un’appendice che narra gli eventi che si svolgono subito dopo gli atti conclusivi del gioco originale. È un sequel a tutti gli effetti, che aggiunge nuovi contenuti nonché una a dir si voglia più “accurata” fine all’epopea vissuta in Mortal Kombat 11, senza però rovinare nulla della precedente esperienza.

 Con il pretesto del viaggio nel tempo, i protagonisti avranno l’occasione di rimaneggiare parte della storia già raccontata, espandendone la prospettiva. Ciò che a nostro avviso è davvero molto originale in questo mini-sequel è che i protagonisti non saranno “i soliti buoni”, come Johnny Cage o Liu Kang, bensì tutti quei personaggi “secondari” post-lancio che non avevano ancora trovato un posto nella sceneggiatura originale. Grande spazio quindi vengono dati a Sindel e Nightwolf, ma soprattutto a Shan Tsung, che risulta essere un personaggio davvero carismatico grazie alla recitazione sopraffina ed ammiccante di Cary Hiroyuki Tagawa, ovvero lo Shan Tsung del film originale del ’95. Parlando di trama, proprio Shang Tsung, accompagnato stranamente da Fujin e in un secondo momento dall’imponente Sheeva, trasporta tutti nel passato per portare a termine il suo folle piano. Il risultato finale di questo Mortal Kombat 11 Aftermath? Un’ottima storia, colma d’azione e qualche colpo di scena, perfettamente condensata in sei capitoli ricchi di combattimenti e nuove location, per una durata complessiva che supera generosamente le tre ore, realizzate ancora una volta con una qualità cinematografica decisamente spettacolare. A livello di trama lo stile narrativo è ancora una volta quello leggero che andava forte negli anni 90, fatto di pretesti semplici e frasi a effetto, ma se si è apprezzato quanto visto nella prima story mode, in questa ci sarà da divertirsi davvero. Da segnalare poi che in Mortal Kombat Aftermath è anche previsto il doppio finale, starà a chi gioca scegliere se far trionfare il bene o il male. Detto ciò, a nostro avviso, nonostante ci si trovi dinanzi a un contenuto senz’ombra di dubbio da “tripla A”, creato con altissimi valori produttivi, il prezzo di 39,99€ è a nostro avviso un tantino esagerato. Anche l’introduzione dei nuovi “Kombattenti” a nostro avviso non serve a giustificare un esborso di denaro che si avvicina al prezzo pieno di un gioco in uscita.

Volendo esaminare i tre personaggi aggiunti in Mortal Kombat 11: Aftermath, possiamo dire che essi hanno stili e difficoltà diverse tra loro. In altri termini, il Kombat Pack risulta eterogeneo, accontentando in questo modo ogni tpo di giocatore. Tra i tre Fujin rappresenta senza ombra di dubbio il combattente più riuscito, ma anche il più complesso da usare. Il Dio del Vento gode infatti di un pattern molto veloce ma che, al contempo, può utilizzare mosse speciali a distanza per continuare ad opprimere l’avversario. Si tratta di un personaggio piuttosto imprevedibile, considerando la possibilità di incatenare combo o interromperle repentinamente. Come detto, però, tali potenzialità sono difficili da gestire, soprattutto per un neofita. Per questi giocatori la scelta migliore potrebbe ricadere su Sheeva, probabilmente la più bilanciata tra i tre. Le sue mosse vengono concatenate con facilità, mentre la sua velocità di movimento è nella media. Ottime le mosse speciali, che permettono di infastidire il giocatore da ogni distanza. Oltre alla classica palla di fuoco, la combattente di razza Shokan gode di una presa da vicino e dell’iconico salto in aria con cui schiaccia a terra l’avversario. Lo stile di Robocop invece risulta piuttosto goffo, basandosi principalemente sullo zoning. In altre parole, il personaggio risulta efficacie solo se utilizzato dalla distanza, facendo largo uso di bombe esplosive, strisce chiodate, fucili o pistole. Tuttavia molti giocatori potrebbero amare questo stile e non è da escludere che durante gli scontri online potrebbe risultare fastidioso averlo come avversario. Nulla da dire sulla rappresentazione estetica, che mostra una cura fuori dal comune, così come quella di Sheeva e Fujin. Mortal Kombat 11 Aftermath tra i contenuti aggiunge in maniera fortunatamente gratuita le Stage Fatality e le Friendship, che aggiungono tanta carne al fuoco e ampliano ulteriormente un gioco a nostro avviso già completo. Ovviamente, le Friendship sono state inserite per ogni personaggio del roster, e non solo per i nuovi tre. Insieme alle Stage Fatality fanno la loro apparizione quattro nuove arene, tra cui non si può non citare The Pit e Proiezione Arcade. Mentre la prima risulta probabilmente lo scenario più iconico della serie, il secondo è un inno al passato: durante lo scontro, dei proiettori mostrano i vecchi scenari in 16 bit, facendo riaffiorare bellissimi ricordi ai fan della serie. Tra le altre cose, con Mortal Kombat 11 Aftermath è arrivata anche una patch di bilanciamento, che ha cambiato molti degli equilibri del gioco standard. In particolare, l’aggiunta più interessante riguardano le mosse “spezzaguardia”. Si tratta di colpi che permettono di danneggiare i nemici anche durante le combo break o altri attacchi invulnerabili. Un cambiamento che varia notevolmente il gameplay, così come lo scenario competitivo.

Sul fronte del gameplay, Mortal Kombat 11 Aftermath si mantiene fedele alle caratteristiche dei suoi predecessori: indubbiamente avere i 60 frame al secondo rende l’azione davvero molto più fluida ed anche l’interazione fra i due personaggi è molto più precisa e meno lasciata al caso, rendendo il tutto molto più coinvolgente e responsabilizzante. Sotto il profilo grafico, la versione Xbox One da noi provata, si è dimostrata veramente uno spettacolo per gli occhi: animazioni esaltanti, dettaglio dei particolari sensazionale per ogni personaggio. Pollice in alto anche per il sonoro: le musiche di sottofondo svolgono bene il loro lavoro ed anche il doppiaggio in italiano è su livelli eccellenti. Tirando le somme possiamo dire che con l’espansione Aftermath, Mortal Kombat 11 viene valorizzato sia per quanto riguarda la storia, sia per quanto riguarda i combattimenti offline e online. Il titolo originale già offriva di suo tantissime modalità di gioco e una rosa di personaggi impressionante, con questo dlc possiamo senz’ombra di dubbio dire che il titolo viene ancora di più valorizzato. Unica pecca, il costo un pochino elevato, ma che in ogni caso è giustificato dalla squisita qualità del prodotto. Insomma, se volete il 110 per cento dal vostro Mortal Kombat 11, Afetrmath si rivela essere un acquisto obbligatorio.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Disintegration, lo shooter strategico in tempo reale

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Disintegration è un videogame particolare, può infatti essere classificato come un mix fra uno shooter e uno strategico in tempo reale con visuale principale in prima persona. Il titolo è ambientato in un futuro prossimo nel quale la Rayonne, la corporazione presieduta dal Tenente Colonnello Black Shuck, sta mettendo in atto “l’integrazione” ovvero un processo che consente di conservare il cervello umano all’interno di un corpo meccanico in stile robot, dando vita ad una sorta di “umano in un contenitore metallico”. Questa procedura, originariamente ideata per salvaguardare la razza umana, flagellata da anni di guerre, epidemie e carestie nell’attesa di un nuovo equilibrio, è diventata in poco tempo un’imposizione da parte di alcuni fanatici estremisti schierati apertamente contro l’idea di un ritorno alle origini arrivando a costringere gli ultimi esseri umani rimasti sulla Terra, i così detti “Naturali” a scegliere fra la trasformazione o la morte. Per evitare che avvenga tutto ciò, è stata costituita la Resistenza capitanata dall’ex pilota di gravicicli Romer Shoal che, con il prezioso aiuto della sua squadra di Fuorilegge, membri dell’equipaggio che hanno subito l’Integrazione ma che combattono contro la Rayonne, dovrà combattere i nemici per liberare i Naturali e far rinascere l’umanità come tutti la conosciamo. Chi gioca, ovviamente, vestirà i panni da protagonista di Romer Shoal pilotando un Graviciclo. Tale mezzo è un veicolo a levitazione gravitazionale armato fino ai denti ma che ha allo stesso tempo il comando tattico di una squadra di Fuorilegge, ognuno dotato di un’abilità speciale che potrà essere utilizzata singolarmente per abbattere il nemico o in combinazione con le abilità dei compagni di squadra per sviluppare una potenza di fuoco di grande portata. Insomma, in Disintegration non solo si spara, ma si comandano squadre sul campo di battaglia e si studia la strategia migliore per vincere. Il gioco è suddiviso in 12 missioni, ognuna delle quali è spezzettata in checkpoint intermedi. Ognuno di essi è preceduto da filmati ben fatti e da una sorta di briefing durante il quale verranno di volta in volta indicati gli obiettivi da raggiungere per poter guadagnare punti. Andando più nello specifico, questi consisteranno nel distruggere tutti i nemici a schermo utilizzando un’arma in particolare o una combinazione di armi fra quelle disponibili oppure difendere le installazioni terrestri dagli attacchi nemici o ancora terminare la missione in un tempo prefissato. Ovviamente al termine di ogni missione bisognerà liberare i Naturali, imprigionati in una sorta di gabbia, dai mercenari della Rayonne.

La “motocicletta a levitazione” è la vera chiave di lettura del gioco di V1 Interactive: a differenza di quanto accade negli sparatutto tradizionali, in Disintegration non ci si può affidare solo alla propria potenza di fuoco, ma bisogna sfruttare la privilegiata posizione di guida per controllare le truppe di terra, in un inedito ibrido tra FPS e RTS. Il timore per un sistema di controllo troppo complicato viene fugato dopo pochi minuti, perché i comandi, ridotti al minimo indispensabile, sono tutti facilmente raggiungibili dalle dita. Il mix progettato da Lehto e i suoi funziona bene, specialmente nel single player. Il giocatore recita un ruolo attivo nella battaglia, ingaggiando i nemici con una delle due armi principali che equipaggiano il graviciclo; tuttavia mobilità, artiglieria e resistenza sono del tutto inadeguate per pensare di sterminare le orde avversarie senza l’ausilio delle unità terrestri. Queste ultime sono governate principalmente da una buona intelligenza artificiale: bisogna soltanto indicare il punto da raggiungere o il nemico su cui concentrare il fuoco e la CPU si occuperà di tutto il resto, senza che si verifichino fastidiosi problemi di pathfinding. A seconda della missione se ne possono controllare due, tre o quattro; ciascuna è contraddistinta da un’abilità specifica che, una volta selezionata, rallenta il tempo per consentire di scegliere con precisione l’area in cui utilizzarla. L’efficacia maggiore si ottiene combinandole: ad esempio, prima lanciando un campo che rallenta i nemici al suo interno e poi scaricandovi una raffica di mortaio. Spiegato in questo modo, il gameplay di Disintegration potrebbe apparire macchinoso, invece si rivela immediato e fluido, grazie ad un’interfaccia utente snella e intuitiva. Ne conseguono battaglie appassionanti, impegnative e non troppo frenetiche, ma altrettanto scevre di momenti morti. Il ritmo è la chiave essenziale per avere la meglio dei nemici, il cui grado di sfida diventa impegnativo a partire dal terzo dei quattro livelli di difficoltà; utilizzare al momento giusto la limitata spinta propulsiva del graviciclo, coordinare il fuoco sui nemici e orchestrare gli attacchi speciali sono le tecniche da padroneggiare per avere la meglio sull’IA dei nemici. Senza dubbio va promossa la freschezza del sistema di combattimento di Disintegration, in cui abbiamo letto una libera ispirazione a quello di un MOBA o di un Brutal Legend, con la convinzione che sarà di ispirazione anche a future produzioni.

Per quanto riguarda la campagna per giocatore singolo, il canovaccio narrativo, pur con delle premesse fragili, riesce ad intrattenere per tutta la durata della campagna, grazie soprattutto all’ottima caratterizzazione dei personaggi. L’iniziale scetticismo sulle potenzialità carismatiche di un gruppo di robot ha rapidamente lasciato il posto alla simpatia che Romer Shoal e la sua stravagante ciurma di rinnegati hanno saputo trasmettere sia nelle cut-scene che durante le missioni stesse, dove non mancano battute irriverenti e doppi sensi che tuttavia non scendono mai nella volgarità. Un vero e proprio marchio di fabbrica in grado di far passare in secondo piano una certa ripetitività del sistema di gioco che offre ben poco oltre alle fasi di combattimento di cui si è già trattato. Le mappe lineari prevedono il tragitto dal punto A al punto B; nel mezzo una notevole quantità di unità memiche le cui fila vengono rimpinguate da frequenti rinforzi aerei. Nel tragitto si trovano poi casse contenenti punti esperienza e chip di potenziamento; possono esserci delle zone in cui il respawn è continuo sino a quando non si distrugge una struttura o passa un certo lasso di tempo; non manca nemmeno qualche boss di fine livello, ma, in linea di massima, non c’è molto altro da fare. Le missioni secondarie fornite dai compagni con cui interagire nel rifugio tra un livello e l’altro riguardano soprattutto lo stile di combattimento e pertanto non aggiungono varietà all’offerta della campagna per giocatore singolo che presenta un basso tasso di rigiocabilità. Per quanto riguarda il comparto online, possiamo dire che l’idea alla base del multiplayer è interessante, poiché esistono nove “crew”, ciascuna dotata di graviciclo e soldati specifici, alcuni dei quali introdotti nella campagna single player. C’è quindi la squadra di tank lenta ma con una grande capacità di assorbire danni, così come quella di sentinelle, veloci ma fragili. Nel mezzo un lodevole numero di combinazioni in grado di soddisfare la maggior parte degli stili di combattimento. Al momento ci sono tre modalità: Controllo Zona; Collezione, dove per fare punti bisogna raccogliere il case contenente il cervello dalle carcasse dei nemici abbattuti; Recupero, che è una sorta di cattura la bandiera. Gli sfidanti si affrontano sempre in due gruppi da cinque; in base agli obbiettivi ottenuti durante un match si ottengono dei punti con cui personalizzare esteticamente moto e abbigliamento, mentre al momento non sono previste classifiche. Se le premesse sembrano interessanti, nel passaggio dalla teoria alla pratica il combat system di Disintegration si annacqua per un paio di motivi in particolare. Il primo, e fondamentale, è che il focus della battaglia viene completamente spostato sui gravicicli: mentre nel single player le moto Rayonne compaiono di rado e la maggior parte della potenza di fuoco viene concentrata sulla miriade di unità terrestri, nella competitiva online il bersaglio principale è rappresentato dall’avversario in carne ed ossa. La frenesia degli scontri finisce col bistrattare le truppe di terra che già in partenza si vedono ovviamente “depotenziate” del rallentamento del tempo presente nel single player. In sintesi, la posizione critica che avevamo assunto dopo aver testato la beta tecnica di fine gennaio non si è modificata, nonostante alcune tangibili migliorie marginali relative all’interfaccia.

Per quanto riguarda l’aspetto grafico possiamo dire che la realizzazione tecnica, nel suo insieme è più che buona sia su Pc che su Xbox One che Ps4: il dettaglio grafico si attesta su ottimi livelli, la colonna sonora che è presente lungo il gioco è davvero ben fatta e i comandi sono oltremodo intuitivi! Non vi capiterà mai di fermarvi a pensare quali tasti utilizzare per effettuare un determinato tipo di attacco. Anche l’utilizzo combinato del graviciclo con visuale in prima persona e della squadra di terra non darà alcun tipo di problema diventando quasi “naturale” guidare il veicolo in aria e comandare le truppe a terra. Disintegration è il classico gioco che non può piacere a tutti a prescindere: se amate gli FPS ma non gli strategici in tempo reale allora avrete una piacevolissima sorpresa che vi terrà incollati allo schermo nonostante qualche piccola mancanza che, a nostro avviso, non influisce in modo esagerato sulla buona riuscita del gioco, se invece siete amanti del genere tattico rimarrete probabilmente delusi dalla semplicità della parte, strategica del gioco. E’ bene sottolineare che il gioco è esclusivamente in inglese per la parte audio con sottotitoli in varie lingue fra le quali l’italiano. Un doppiaggio audio nella nostra lingua non avrebbe di certo guastato, ma fortunatamente le scritte a piè di schermo fanno il loro lavoro. Tirando le somme, vale la pena dare una chanche a questo Disintegration? A nostro avviso sì. Lo sforzo fatto per miscelare due generi, unito a una grafica di livello e a una giocabilità interessante, fanno di questo prodotto un titolo da provare a tutti i costi. Nonostante non sia un videogame perfetto, di buone idee e di potenziale ne ha parecchio. Provare per credere.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 8

Longevità: 7,5

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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Galaxy A31 il nuovo smartphone di Samsung

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Samsung annuncia il nuovo smartphone Galaxy A31. Il dispositivo, dotato di una quadrupla fotocamera multiuso, un display immersivo Infinity-U e una potente batteria da 5.000 mAh, introduce avanzate funzionalità e innovazioni nella popolare serie Galaxy A. “La serie Galaxy A è sempre stata sinonimo di valore”, commenta Paolo Bagnoli, Head of Marketing della divisione Telefonia di Samsung Electronics Italia “Galaxy A31 prosegue su questa linea, offrendo caratteristiche premium a un prezzo accessibile”. Il display Infinity-U da 6,4 pollici di Galaxy A31 assicura un’esperienza completamente immersiva. Grazie all’ampio formato, il contenuto riempie lo schermo da un bordo all’altro. È possibile guardare video, giochi e live streaming con la qualità FHD+ della tecnologia Super AMOLED. Lo schermo è alloggiato in un sottile dispositivo con soli 8,6 mm di spessore, che si adatta perfettamente alla mano. Grazie all’incredibile fotocamera principale da 48 MP di Galaxy A31, è possibile scattare foto e riprendere video ad alta risoluzione con la massima chiarezza. Con il suo campo visivo di 123 gradi, la fotocamera Ultra-grandangolare da 8 MP permette di catturare ancora di più. La fotocamera Macro da 5 MP consente di eseguire scatti ravvicinati estremamente dettagliati, mentre la fotocamera di Profondità da 5 MP permette di scattare foto con la modalità Fuoco Live in grado di far risaltare al massimo il soggetto. Quando si è fuori casa, è fondamentale avere un dispositivo con una buona autonomia. La batteria da 5.000 mAh di Galaxy A31 offre tutta la potenza necessaria per guardare film in streaming, condividere contenuti e giocare. In caso di necessità, grazie alla tecnologia di Ricarica Rapida a 15W, basta ricaricare lo smartphone per 30 minuti per avere un’autonomia sufficiente per tutto il giorno. Galaxy A31 dispone di un avanzato processore Octa-core, 4GB di RAM e tecnologia Game Booster basata sull’intelligenza artificiale. La memoria interna da 64GB, espandibile fino a 512GB con microSD, permette di scaricare file in tutta libertà, senza preoccuparsi di esaurire spazio. Completamente integrato nell’hardware e nel software di Galaxy A31, Samsung Knox protegge il dispositivo dal momento in cui viene acceso. Il lettore di impronte digitali integrato nello schermo fornisce un’autenticazione biometrica ad alta tecnologia, consentendo di sbloccare lo smartphone con un semplice tocco e realizzare pagamenti con Samsung Pay in totale sicurezza. Galaxy A31 sarà disponibile dalle prossime settimane al prezzo di 299,90 euro nelle colorazioni Prism Crush Black e Prism Crush Blue.

F.P.L.

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Namco Museum Archives 1 e 2, un tuffo nel passato

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Namco Museum Archives 1 e 2 sono dei tioli dedicati esclusivamente a chi ha vissuto gli anni ’80, periodo magico del gaming, e ha nostalgia di quei vecchi videogame con cui è cresciuto. Namco Museum Archives propone 11 giochi in ambo i volumi che ne compongono la produzione. Si tratta di un insieme di titoli scelti fra: produzioni già uscite nelle precedenti edizioni, titoli inediti e giochi che non hanno mai avuto una localizzazione in occidente, quali Dragon Spirit e Mappyland. Il primo volume della raccolta comprende: Galaxian, Pac-Man, Xevious, Mappy, Dig Dug, The Tower of Druaga, Sky Kid, Dragon Buster, Dragon Spirit: The New Legend, Splatterhouse: Wanpaku Graffiti, e Pac-Man Championship Edition; mentre il secondo volume offre: Galaga, Battle City, Pac-Land, Dig Dug II, Super Xevious, Mappy-Land, Legacy of the Wizard, Rolling Thunder, Dragon Buster II, Mendel Palace, e Gaplus. Un agglomerato di produzioni che, seppur storiche per certi versi, non troviamo rappresenti il meglio della, oltre, cinquantennale carriera di Namco. In ogni caso, anche se il rapporto qualità prezzo di Namco Archive Museum non è oggettivamente il suo punto di forza, (ogni raccolta costa circa 40 euro) discorso diverso va fatto per il confezionamento di queste raccolte antologiche che, pur non offrendo alcuna proposta particolarmente innovativa, riescono a donare un’esperienza di gioco più che accettabile. I menù sono molto semplici e chiari, ci si sposta orizzontalmente attraverso i vari titoli presenti, si può visionare una breve anteprima prima di iniziare a giocare e si possono scegliere alcune opzioni grafiche atte a simulate i monitor a tubo catodico, celebri un paio di decadi fa. Ogni produzione presente in Namco Museum Archives presenta la possibilità di salvare liberamente, creando dei punti di interruzione con cui il giocatore potrà riprendere la partita esattamente nel punto in cui l’aveva interrotta precedentemente. La oramai nota, nel campo delle emulazioni ufficiali, funzione “rewind” è presente anche in queste due raccolte. Tale funzione permette al giocatore di ritornare indietro nel tempo in caso di game over accidentali, ricominciando a giocare pochi secondi prima dell’errore appena compiuto. Una feature questa che in molti avrebbero desiderato una trentina di anni fa.

In linea generale, l’esperienza di gioco è nel complesso gradevole, l’interfaccia di gioco è pulita, minimale e tutto e studiato per mettere i giochi al primo posto eliminando ogni tipo di orpello aggiuntivo, presente in altre raccolte antologiche. In termini di longevità e qualità dei titoli è davvero complesso esprimersi in merito a produzioni uscite nei mitici anni ottanta. Namco Museum Archives è un titolo pensato per gli amanti del retrogaming, per quei giocatori interessati nel preservare sulle macchine da gioco attuali, i classici del passato nella loro versione migliore. Se siete quindi parte di questa categoria di giocatori, e il prezzo elevato non è un deterrente, indubbiamente sarete felici dalla produzione della software house nipponica. Tirando le somme possiamo dire che Namco Museum Archive 1 e 2 ci offrono due raccolte di buona qualità, ma con due difetti evidenti: il prezzo e la lista dei titoli a disposizione. Questo implica automaticamente che le raccolte non sono destinate al grande pubblico, ma più indirizzate a quei giocatori che non possono fare a meno di conservare nella propria collezione digitale queste perle del passato. Se siete amanti del retrogaming e il prezzo non vi spaventa non dovete avere dubbi su questo acquisto. Personalmente avrei voluto, visto il prezzo, una quantità maggiore di titoli o una unificazione delle due raccolte. Un’esperienza di gioco molto più che buona, inficiata da una strategia di mercato quantomeno discutibile. Un must have per gli appassionati, ma che difficilmente attirerà il grande pubblico. Insomma, se siete dei nostalgici, se avete desiderio di rivivere quelle atmosfere che si respiravano a casa propria o di amici oltre 30 anni fa, allora queste raccolte siamo certi facciano per voi.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica 6

Sonoro: 7,5

Gameplay: 7,5

Longevità: 7

VOTO FINALE: 7

Francesco Pellegrino Lise

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