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Non è più solo una questione di location, ma di una vera e propria egemonia culturale. Nel 2026, Napoli si è ufficialmente consacrata come la capitale cinematografica del Mediterraneo, superando per numero di produzioni attive e risonanza internazionale persino le storiche piazze di Parigi e Madrid. Al centro di questo fenomeno c’è l’ombra lunga e feconda di Paolo Sorrentino, il cui ultimo lavoro, La Grazia, è diventato il manifesto di un nuovo modo di intendere il cinema d’autore: un’estetica che fonde il sacro col profano, l’antico col post-moderno, e che esporta un’immagine dell’Italia lontana dai cliché turistici ma profondamente radicata in una bellezza malinconica e potente.
L’impatto di Sorrentino sulla città è stato trasformativo. Se negli anni Dieci il successo di Gomorra aveva imposto un’estetica “cruda” e criminale, il 2026 segna il definitivo trionfo della “Napoli sognante”. Questo cambio di paradigma ha attirato investimenti massicci: nel solo 2025, la Campania Film Commission ha registrato la presenza di oltre 40 produzioni internazionali, tra cui tre serie originali HBO e due kolossal americani che hanno scelto i vicoli di Chiaia e le coste di Posillipo come set prediletti. Il “Brand Napoli” oggi vale, secondo le stime degli analisti, circa 1,2 miliardi di euro tra indotto turistico legato al cineturismo e investimenti diretti nella produzione.
Tuttavia, questo successo solleva questioni delicate riguardo alla gentrificazione culturale. Molti intellettuali locali avvertono che la città sta diventando un “museo a cielo aperto” a uso e consumo delle cineprese, rischiando di perdere quella vitalità caotica che l’ha resa celebre. “Siamo passati dal racconto del degrado alla celebrazione della statua”, lamentano alcuni collettivi di artisti indipendenti. Eppure, il sistema industriale creato attorno ai film di Sorrentino ha generato una nuova classe di maestranze specializzate: direttori della fotografia, scenografi e costumisti napoletani sono oggi tra i più richiesti a livello internazionale, creando una filiera che non ha nulla da invidiare a quella di Los Angeles.
Il 2026 è anche l’anno della sfida distributiva: La Grazia non è solo un film, ma un evento multimediale supportato da una campagna marketing che ha coinvolto i grandi brand della moda italiana, dimostrando che il cinema di qualità può essere un veicolo formidabile per l’intero sistema Paese. La sfida per il prossimo futuro sarà mantenere questa centralità senza saturare il mercato, evitando che lo “stile Sorrentino” diventi una maniera ripetitiva invece che una costante fonte di innovazione. Napoli, nel frattempo, continua a girare, consapevole di essere, in questo momento, l’ombelico del mondo cinematografico.