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Cronaca

NAPOLI: COMPRAVENDITA DI CAPPELLE AL CIMITERO DI POGGIOREALE

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Le persone coinvolte a vario titolo nell'indagine della Procura di Napoli sarebbero 17.

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di Matteo La Stella

Napoli – Avevano messo in piedi un vero e proprio “mercato delle tombe” all'interno del cimitero partenopeo di Poggioreale: cappelle funerarie ottocentesche vendute in modo illegale tramite la stipulazione di atti notarili falsi, spesso senza la benchè minima concessione da parte degli aventi diritto e la conseguente dispersione delle spoglie rinvenute all'interno. Secondo le indagini, i personaggi chiave per la costituzione del racket cimiteriale sono stati il notaio Filippo Improta, sospeso per 6 mesi dall'esercizio della professione e da due imprenditori del settore funerario: Vincenzo Tamarro e Gennaro Reparato, attivi soprattutto nel ramo dell'edilizia funeraria e già sottoposti ad ordinanza di custodia cautelare con obbligo di firma nel corso della prima tranche delle indagini, nel giugno del 2012. I due, secondo l'attività investigativa, si sarebbero serviti di alcuni dipendenti comunali che, con il loro aiuto, avrebbero concesso agli imprenditori di acquistare nel periodo tra l'anno 2007 e l'anno 2012, diverse cappelle funerarie risalenti all' '800 che non potevano essere oggetto di compravendita. Le persone coinvolte a vario titolo nell'indagine della Procura di Napoli sarebbero 17.

Gli acquisti sarebbero stati messi in atto grazie ad atti notarili di compravendita falsi, stipulati dal notaio Improta.

Tassello fondamentale durante l'attività d'indagine, secondo il procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, la denuncia da parte degli eredi di una nota famiglia partenopea che, dopo un lungo periodo lontano dal Golfo, erano tornati a Poggioreale per fare visita ai propri cari nella cappella di famiglia. Con stupore, gli stessi avevano constato la totale ristrutturazione della cappella, delimitata da un cancello mai visto prima e, soprattutto, la rimozione delle salme dal luogo sacro. 

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Cronaca

Milano, arrestati i 10 componenti della banda criminale dei bancomat

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Tra febbraio 2017 e aprile 2019 sono 73 gli assalti portati a compimento dal sodalizio in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, con un bottino che supera i 3, 5 milioni di euro

MILANO – Alle prime ore di questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, a conclusione di una lunga attività di indagine, hanno arrestato i dieci componenti della banda criminale responsabile di aver assaltato diversi sportelli bancomat in tutta Italia.

In manette 10 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di furti di denaro contante presso gli sportelli ATM di istituti di credito su tutto il territorio nazionale mediante assalto con miscela esplosiva, riciclaggio ed altro.

Le indagini, condotte dal Nucleo Investigativo e dirette dalla Procura della Repubblica di Milano, hanno consentito di disarticolare un sodalizio, i cui capi ed organizzatori abitano e sono cresciuti nel quartiere “Pilastro” di Bologna, specializzato nella realizzazione di assalti notturni in danno di sportelli bancomat.

Le violente esplosioni causate per scardinare gli sportelli bancomat hanno spesso provocato ingenti danni alle strutture e in alcuni casi con conseguenze di inagibilità ad interi edifici.

Tra febbraio 2017 e aprile 2019 sono 73 gli assalti portati a compimento dal sodalizio in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, con un bottino che supera i 3, 5 milioni di euro.

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Cronaca

Emilio Orlando, una firma della cronaca sull’Albo dei Giornalisti

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Il giornalista Emilio Orlando figura nuovamente nell’albo dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio come pubblicista dopo che nel 2019 il suo nominativo non compariva nell’elenco dell’Ordine dei Giornalisti.

A quanto risulta oggi la sua posizione di iscritto è regolare. Emilio Orlando svolge attività giornalistica principalmente su casi di cronaca nera e di giudiziaria e spesso è ospite di trasmissione televisive.

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Cronaca

Antonio Catricalà: si suicida con un colpo di pistola l’ex presidente dell’Antitrust

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Antonio Catricalà, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed ex Garante dell’Antitrust, è stato trovato morto nella sua abitazione a Roma, nel quartiere Parioli.

Catricalà, secondo quanto si apprende da fonti investigative, si sarebbe suicidato sparandosi un colpo di pistola. Sul posto è presente la Polizia e la Scientifica.

Catricalà aveva 69 anni, dal 2017 era presidente del cda della società Aeroporti di Roma e nei giorni scorsi era stato nominato presidente dell’Igi, l’Istituto grandi infrastrutture.

Il pm di turno Giovanni Battisti Bertolini si è recato in via Antonio Bertoloni nel quartiere Parioli.

L’Aula del Senato ha rispettato un minuto di silenzio, su invito della presidente Elisabetta Casellati, in memoria di Antonio Catricalà.

Casellati, al termine della commemorazione di Franco Marini, ha informato che “è venuto a mancare” l’ex sottosegretario, esprimendo “il cordoglio personale e dell’Assemblea” alla famiglia.

Molti i messaggi di cordoglio alla famiglia dell’ex presidente dell’Antitrust

“Grande amico, grande servitore dello Stato, Antonio Catricalà lascia un incolmabile vuoto in tutti quelli che lo hanno conosciuto e hanno avuto l’onore e il privilegio di lavorare con lui”, scrive su Facebook il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, aggiungendo che “è un dolore fortissimo”.

“Siamo sgomenti, sconvolti e addolorati per la morte di Antonio Catricalà. Fine giurista, uomo di Stato che ha saputo rappresentare le Istituzioni con disciplina e onore. Mancherà profondamente alla comunità politica di Forza Italia, mancherà all’Italia. Alla famiglia le più sentite condoglianze”, scrive in una nota Giorgio Mule’, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

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