Politica
Napoli, Consiglio comunale: approvata la delibera di ratifica della nomina di cinquanta maggiori nella Polizia Locale
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8 anni faon
Dopo lunghe ore di discussione e numerosi interventi, il via libera all’atto è arrivato con 24 voti favorevoli. Al momento della votazione, avvenuta per appello nominale, le opposizioni sono uscite dall’aula
NAPOLI – Dopo gli interventi dei consiglieri Coppeto e Moretto sull’opportunità di discutere o meno i quattro ordini del giorno presentati sul tema dei Rom, si è passati all’esame dei documenti. Un odg, a firma del consigliere Moretto, è stato approvato a maggioranza dopo una serie di modifiche, e impegna l’Amministrazione a predisporre un lavoro di concertazione che includa le 10 Municipalità per analizzare soluzioni condivise al fine di intervenire con soluzioni risolutive e compatibili con le disponibilità ambientali, economiche e di sicurezza dei territori all’uopo individuati per la ricollocazione dei Rom. Respinti gli altri tre documenti. Il consigliere Santoro è quindi intervenuto sull’ordine dei lavori per chiedere la verifica del numero legale, constatato in 22 presenti.
Due le pregiudiziali alla delibera successiva in discussione, la n. 366 di ratifica della delibera di Giunta n. 114/2016, relativa alla nomina di cinquanta maggiori nel corpo della Polizia Locale, presentate rispettivamente dal consigliere Brambilla (Movimento 5 Stelle) e dalla consigliera Valente (Partito Democratico) per chiedere il ritiro della delibera. Brambilla ha suggerito all’amministrazione di fermarsi in tempo prima dell’approvazione della delibera di ratifica, che va contro il regolamento regionale in vigore e viene proposta in pendenza di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, senza il parere della commissione Lavoro e Affari Istituzionali, che promuove figure professionali senza gli adeguati titoli di studio e con il rischio di future ricadute economiche per l’Ente. La seconda pregiudiziale è stata illustrata dal consigliere Arienzo, che ha evidenziato l’inopportunità di discutere oggi la delibera, prima della sentenza del TAR e in concomitanza con altri ricorsi pendenti da parte di alcuni dipendenti. Il consigliere Moretto (Prima Napoli) è intervenuto per evidenziare altri aspetti di illegittimità dell’atto.
Nella replica l’assessora Clemente, illustrando anche l’atto, ha spiegato la genesi della delibera in discussione, tenendo conto del quadro normativo e di quello di merito per spiegare la bontà del provvedimento adottato nel 2016. (Delibera n.114 del marzo 2016). La sospensiva del TAR, basata sul vizio di incompetenza tra Giunta e Consiglio, ha portato alla discussione odierna, che farà venir meno uno dei vizi individuati nella delibera, quello dell’adozione da parte della Giunta e non del Consiglio. Sul piano del merito, Clemente ha fatto riferimento alla necessità di una maggiore efficienza organizzativa, che va a colmare un vuoto nella gerarchia interna del Corpo, senza alcun costo aggiuntivo, così come individuato anche a livello normativo e contrattuale. Sul fatto di approvare la delibera prima della sentenza del TAR, l’assessora ha anche dichiarato la disponibilità a sospenderne l’esecutività fino alla chiusura del procedimento, a dimostrazione che l’interesse dell’Amministrazione è esclusivamente quello di sanare i vizi rilevati. Pertanto, con il parere negativo dell’amministrazione, le pregiudiziali sono state respinte a maggioranza.
Nel dibattito successivo sono intervenuti i consiglieri: Brambilla (Movimento 5 Stelle) che ha ricostruito l’iter della selezione, sottolineando in particolare la mancanza dell’atto ufficiale che assegnava al direttore generale l’incarico di presidente della commissione esaminatrice, la mancanza di altri atti ufficiali dal 2010 al 2012, l’atto con il quale il comandante della Polizia Locale richiedeva la verifica della presenza dei requisiti dei partecipanti, il contrasto con il regolamento regionale, il passaggio a capitani di tutti i tenenti, l’inopportunità di approvare un atto prima che il Tar si pronunci sul ricorso presentato da alcuni aspiranti alla progressione risultati esclusi, l’inutilità dell’atto rispetto al miglioramento della qualità del servizio, il pesante danno economico che potrà derivare da eventuali rivendicazioni economiche di quanti accederanno al titolo superiore. Valente (Partito Democratico) che ha ritenuto l’atto uno di quelli con i quali si mortifica e si va contro le norme generali di riferimento, per meri motivi di consenso elettorale. Il quadro normativo generale non viene rispettato, come viene rilevato dal Tar che ha sospeso l’efficacia del provvedimento, sottolineando il problema di competenza dell’organo che ha adottato l’atto, e che ora si vuole sanare portandolo in Consiglio comunale, e la mancanza di un atto dirigenziale con il quale sia stata ufficialmente chiusa la procedura concorsuale per l’attribuzione dei gradi di capitano. Moretto (Prima Napoli) che ha rimarcato l’assenza di trasparenza nella procedura seguita e la mancanza di atti ufficiali sulla selezione a capitano, che vuole culminare in un atto che risulta essere un’accellerazione forzata prima che si sia pronunciato il Tar. Cecere, in qualità di presidente della commissione Giovani e Polizia Locale, che ha riepilogato il lavoro di approfondimento svolto, in particolare sugli aspetti economici legati all’assunzione dell’atto. Analogo riepilogo è stato effettuato dal presidente della commissione Lavoro Solombrino, che ha ricordato le informazioni ricevute dal comandante della Polizia Locale, annunciando il proprio voto favorevole. Nonno (Misto-Fratelli d’Italia) che ha parlato di “cambiali elettorali” rispetto ad un atto alla base del quale manca il buon senso, che rischia di essere annullato dalla pronuncia del TAR attesa a breve, e per il quale esistono notevoli dubbi di legittimità e rischio di danni economici successivi per il rischio di ricorsi. Santoro (Misto-Fratelli d’Italia) per invitare a non “sparare nel mucchio”, indicando chi tra i cinquanta aspiranti ai gradi di maggiore non abbia i titoli, pur rimanendo contrario all’atto deliberativo per la presenza di molti elementi di perplessità che avrebbero richiesto la sensibilità politica di un’interlocuzione con l’opposizione per comprendere i motivi di dissenso. Va affrontato e risolto in particolare il nodo del regolamento regionale non all’altezza degli obiettivi che dovrebbero essere raggiunti. Lebro (La Città) che ha auspicato il rispetto delle selezioni svolte, rifiutando l’idea di uno scontro politico che si trasferisce sulle sorti del personale, precisando che se ci sono stati degli errori la responsabilità ricade sulla commissione che li ha compiuti, concludendo con l’annuncio di voto favorevole. Sgambati (Dema) che ha definito la delibera fumosa e non attribuibile all’assessora Clemente o all’amministrazione attuale, ma a quella precedente, quando si svolse la prima selezione a cinquanta tenenti, ai quali sono seguiti altri passaggi fino all’atto oggi in discussione, e ha annunciato voto favorevole.
Coppeto (Napoli in Comune a Sinistra) che ha lamentato la mancanza di approfondimenti su alcuni punti importanti nell’esposizione della delibera, che si richiedono nella replica, in particolare la necessità delle figure dei maggiori per la gerarchia e l’organizzazione del Corpo e il miglioramento delle prestazioni e una maggiore dignità degli agenti che operano in strada. Va inoltre assicurata la mancanza di costi aggiuntivi. In presenza di queste rassicurazioni, il voto del gruppo sarà favorevole
Gaudini (Verdi-Sfasteriati) che ha innanzitutto espresso solidarietà all’assessora Clemente e al comandante Esposito rispetto alla denuncia ricevuta per la delibera adottata, chiarendo poi che al di là degli aspetti tecnici dell’atto, nei quali non ha ritenuto di dover entrare, non è possibile mantenere un’organizzazione priva di livelli gerarchici diversificati, e per questo il gruppo dei Verdi voterà favorevolmente. Felaco (Dema) che ha respinto i dubbi di ricerca di consenso elettorale sollevati rispetto alla delibera, per i quali ha chiesto scusa agli appartenenti al corpo, ricordando che le diverse perplessità legate ad aspetti economici e normativi sollevati da diversi consiglieri sono stati ampiamente chiariti nelle commissioni. Rinaldi (Napoli in Comune a Sinistra) per il quale con l’adozione di questo atto si sta eseguendo un’indicazione fornita dalla magistratura amministrativa per sanare il difetto di competenza iniziale. Se vi sono elementi di illegittimità, allora vanno formalizzate denunce nelle sedi opportune. La politica deve stare fuori dalle scelte organizzative nella catena di comando, e se vi sono errori l’Amministrazione se ne assumerà le conseguenze.
Pace (Dema) per il quale non si parla che di un atto organizzativo adottato per sanare una carenza di gerarchia nella Polizia municipale e il compito del Consiglio è solo quello di verificare il rispetto dell’efficacia e dell’efficienza amministrativa La responsabilità dell’atto ricade sul dirigente e quella politica sull’assessore che lo propone, mentre l’Aula adempie solo ad un’indicazione della giustizia amministrativa sull’aspetto della competenza, e non si può non respingere l’atteggiamento dell’opposizione che crea sospetti di interessi diversi.
Nella replica l’assessora Clemente ha sottolineato la trasparenza del processo che ha portato all’adozione della delibera in esame, ringraziando quanti hanno ricondotto la discussione sul lato tecnico e sulla finalità organizzativa e di miglioramento dell’efficienza del Corpo sotteso all’atto. Esiste il bisogno di dare valore aggiunto alla Polizia Locale in termini di strumentazioni e di raccordo con le norme regionali in vigore, ma non si possono sollevare dubbi sulla legittimità della procedura concorsuale a monte né ritenere illegittima la scelta di procedere senza attendere la pronuncia nel merito del giudice amministrativo.
Per dichiarazioni di voto sono intervenuti il consigliere Brambilla (Movimento 5 Stelle), che ha annunciato l’uscita dall’aula al momento del voto, e ha chiesto accesso agli atti sul cambio di sindacato di centinaia di appartenenti alla Polizia Locale avvenuto nelle ultime settimane, un elemento che si ritiene riferito alla delibera in discussione dal punto di vista della trasparenza dell’atto, che tra l’altro è privo del parere della commissione lavoro. Guangi (Forza Italia) che ha definito l’atto illegittimo per mancanza di dati certi sulla correttezza della procedura selettiva, annunciando l’uscita dall’aula. Valente (PD) che si è unita alla scelta di uscire dall’aula al momento del voto, sottolineando la mancanza dei chiarimenti di merito richiesti nella replica dell’assessora Clemente. Moretto (Prima Napoli) per lamentare l’assenza dei chiarimenti richiesti sulla procedura e le accuse infondate rivolte all’opposizione che ha solo svolto il proprio ruolo. Solombrino, in qualità di presidente della commissione Lavoro, per precisare che la delibera è stata discussa in commissione e non votata, ma rinviata in Consiglio. Nonno (Misto-Fratelli d’Italia) per richiamare ancora al buon senso ed attendere la pronuncia del Tar ritirando la delibera.
La delibera 366/2017, votata per appello nominale, è stata quindi approvata all’unanimità dei presenti – le opposizioni al momento del voto hanno abbandonato l’aula – con 24 voti favorevoli. La seduta prosegue con l’esame di delibere in scadenza tra quelle all’ordine dei lavori.
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Politica
Vertice Ue, accordo nella notte: 90 miliardi a Kiev senza usare gli asset russi, vince la linea del pragmatismo
Published
1 mese faon
19 Dicembre 2025
Al termine di uno dei vertici europei più lunghi e complessi degli ultimi anni, a Bruxelles ha prevalso una linea improntata al buon senso, al pragmatismo e alla stabilità finanziaria. I Ventisette hanno trovato l’unanimità su un punto chiave: continuare a sostenere l’Ucraina, ma evitando strappi giuridici e politici che avrebbero potuto aprire un fronte di rischio interno ed esterno all’Unione.
L’Europa garantirà a Kiev un sostegno finanziario da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027, attraverso un prestito basato su debito comune e garantito dal bilancio pluriennale dell’Unione. Una soluzione che segna, però, una battuta d’arresto netta per la linea sostenuta nei giorni precedenti da Ursula von der Leyen e dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, favorevoli all’utilizzo diretto degli asset russi congelati.
A frenare quella ipotesi è stata soprattutto l’Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito fino all’ultimo la necessità di muoversi entro confini giuridici solidi, evitando precedenti che avrebbero potuto minare la credibilità finanziaria dell’Ue. “Ha prevalso il buon senso”, ha dichiarato la premier al termine del Consiglio, sottolineando come la soluzione adottata garantisca risorse certe a Kiev senza esporre l’Unione a contenziosi internazionali o instabilità sui mercati.
Il vertice era stato costruito su un doppio binario: mentre i leader discutevano dei dossier meno sensibili, la Commissione europea tentava una mediazione con il Belgio sul nodo cruciale delle garanzie legate agli asset russi congelati. Ma con il passare delle ore è emerso chiaramente che quella strada non avrebbe portato a un accordo. Il premier belga Bart De Wever non ha mai mostrato aperture significative, mentre le riserve di Paesi come Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca restavano ferme. Sullo sfondo, le manovre di Viktor Orban e Robert Fico, impegnati a ostacolare qualsiasi soluzione che potesse inasprire ulteriormente i rapporti con Mosca.
A quel punto ha preso corpo il piano alternativo: un prestito comune da 90 miliardi finanziato sui mercati, con la garanzia del Quadro finanziario pluriennale. Un’ipotesi che richiedeva l’unanimità e che ha portato al secondo colpo di scena della notte. Praga, Bratislava e Budapest hanno accettato l’intesa chiedendo però la possibilità di un opt-out, ovvero di non partecipare direttamente al finanziamento pur consentendo all’Ue di procedere. In meno di un’ora, a notte fonda, l’accordo è stato chiuso.
“Senza proclami, parlando con le persone, gli accordi si trovano”, ha commentato Bart De Wever, rivendicando il ruolo della diplomazia silenziosa. I beni russi resteranno congelati fino a quando Mosca non pagherà i risarcimenti dovuti all’Ucraina e, solo in caso di inadempienza, l’Ue si riserva la possibilità di utilizzarli per coprire il prestito, nel rispetto del diritto internazionale.
La decisione europea ha avuto immediate reazioni sul piano geopolitico. Da Mosca è arrivato un attacco frontale: Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti e rappresentante del Cremlino, ha parlato di “vittoria della legge” e di “sconfitta politica” per von der Leyen e Merz, arrivando a chiederne le dimissioni. Una presa di posizione che conferma quanto il tema degli asset congelati resti uno dei nervi più scoperti del confronto tra Russia e Unione europea.
Di segno opposto il commento di Kiev. Il presidente ucraino Volodimir Zelensky ha ringraziato i leader europei definendo il pacchetto finanziario “un sostegno significativo che rafforza davvero la resilienza dell’Ucraina”. Zelensky ha sottolineato l’importanza del mantenimento del congelamento dei beni russi e della garanzia di sicurezza finanziaria per i prossimi anni, parlando di “unità europea a difesa del futuro del continente”.
Per Giorgia Meloni, visibilmente provata al termine della maratona negoziale, il risultato rappresenta un equilibrio difficile ma strategico: sostegno pieno all’Ucraina, senza forzature che avrebbero potuto dividere l’Europa. Alla vigilia, in pochi avrebbero scommesso su una notte così a Bruxelles. Ma l’accordo raggiunto segna un punto fermo: l’Ue resta compatta, sceglie la prudenza finanziaria e rinvia lo scontro sugli asset russi, lasciando aperta una porta che, per ora, resta chiusa dal diritto e dalla politica.
Castelli Romani
Andrea Volpi: «La legge sul femminicidio è una svolta istituzionale. Ora più strumenti, più fondi, più protezione»
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2 mesi faon
6 Dicembre 2025
Dal braccialetto elettronico al numero 1522 potenziato: l’intervento dell’onorevole a Officina Stampa mette in luce la strategia complessiva del governo
Durante la puntata di Officina Stampa dello scorso giovedì 4 dicembre, il programma condotto da Chiara Rai in diretta ogni giovedì dal Black Jack Café di Grottaferrata, l’onorevole Andrea Volpi, deputato di Fratelli d’Italia e sindaco di Lanuvio, ha commentato la recente approvazione alla Camera – avvenuta il 25 novembre scorso con voto unanime – della nuova Legge sul Femminicidio, provvedimento che rafforza gli strumenti di prevenzione e protezione contro la violenza di genere. Un voto compatto, che ha visto maggioranza e opposizioni unite su un tema che, come ha sottolineato lo stesso Volpi, “non può avere colore politico”.
L’esponente di Fratelli d’Italia ha definito il testo approvato un passo significativo in un percorso che non si esaurisce con la mera definizione normativa del reato, ma che comprende una strategia articolata e trasversale. “Finalmente è sicuramente un risultato importante ma non è solo questo”, ha affermato Volpi, spiegando come il merito principale sia l’unità del Parlamento: “Intanto ci tengo a dire che su una questione così rilevante a livello nazionale il Parlamento ha sempre deliberato in maniera unitaria e questo ci fa onore, perché non è solamente istituire il reato di femminicidio ma è far sì che tutte le istituzioni siano consapevoli di quale sia lo sforzo di prevenzione della violenza di genere.”
Una prima parte della sua dichiarazione richiama la necessità di un’azione collettiva, istituzionale e culturale. La legge, infatti, non introduce solo aggravamenti o nuove fattispecie penali, ma rafforza il sistema di prevenzione noto come Codice Rosso, incrementando i poteri delle forze dell’ordine, accorciando i tempi delle misure cautelari e ampliando gli strumenti di allerta precoce.
Volpi ricorda come questo impianto sia stato oggetto di numerosi interventi mirati: “Gli interventi sono stati molti: si accennava al rafforzamento del Codice Rosso, si accennava anche al rafforzamento di tutte quelle misure preventive come l’ammonimento, il braccialetto elettronico, la formazione delle forze dell’ordine e gli interventi nelle scuole.”
Il riferimento al braccialetto elettronico è fra i più rilevanti: la legge ne amplia l’applicazione prevedendo tempi più rapidi di attivazione, obbligo di valutazione immediata nei casi ad alto rischio e monitoraggio costante delle violazioni. L’ammonimento del questore viene anch’esso potenziato, diventando più profilato e reattivo rispetto ai segnali d’allarme provenienti dalle vittime.
Importante il capitolo dedicato ai finanziamenti, che Volpi richiama con precisione. “Ci sono stati degli stanziamenti che il Governo Meloni ha voluto non solo per portare a 11 milioni di euro i contributi per le case rifugio e le case alloggio”, ha ricordato. Si tratta di un aumento strategico destinato a colmare la cronica carenza di strutture sul territorio nazionale, garantendo accoglienza e protezione per le donne che decidono di sottrarsi alla violenza domestica.
Volpi richiama anche la campagna nazionale sul numero 1522, la linea antiviolenza e stalking, oggetto di un’importante azione di rilancio del Ministero competente. “C’è stata una importantissima campagna nazionale proprio per dare anche un riferimento diretto alle donne che volevano denunciare,” ha detto, ricordando che la visibilità del servizio è essenziale affinché le vittime sappiano dove trovare aiuto immediato, anche in forma anonima.
Non meno rilevanti gli interventi nelle scuole, che per Volpi rappresentano uno dei fulcri del cambiamento culturale: “Tantissimi progetti sono arrivati nelle scuole”. Il Governo ha infatti stanziato risorse per programmi di educazione al rispetto, alla parità e alla prevenzione della violenza relazionale, destinati a studenti, docenti e famiglie.
Un’altra innovazione citata riguarda il sostegno alle donne sopravvissute alla violenza e pronte a ricostruire la propria vita. “Interventi anche per ricostruire quelle vite distrutte da queste violenze, quindi lo stanziamento di 9 milioni di euro per i progetti di empowerment piuttosto che le case di comunità, facilitazione dell’accesso a credito con dei progetti del microcredito o addirittura delle agevolazioni per tutte quelle aziende che assumono donne vittime di violenza.”
Questa parte della legge introduce misure economiche senza precedenti: fondi per l’autonomia economica, incentivi alle imprese che assumono vittime di violenza, accesso agevolato al microcredito, percorsi personalizzati di reinserimento. È un cambio di paradigma: la protezione non si limita alla fase emergenziale, ma prosegue nel percorso di emancipazione e stabilizzazione.
L’onorevole Volpi ha poi tracciato un quadro più ampio dell’impegno delle istituzioni locali, sottolineando come quest’anno i Comuni abbiano moltiplicato iniziative e manifestazioni di sensibilizzazione. “Una fase di consapevolezza, formazione fin dalle scuole… tutti i comuni, ho notato che anche quest’anno in una forma ancora più amplificata, hanno portato avanti manifestazioni dirette alle scuole.”
In questa cornice si inserisce anche il progetto promosso dalla Procura di Velletri. Volpi lo cita come esempio virtuoso: “C’è stato anche questo bellissimo progetto della Procura di Velletri con i comuni in credito, il dottor Ramato, che ha fatto sì che i comuni si impegnassero, pure con i comandi di polizia locale, a contribuire alla causa.”
Un’iniziativa che testimonia come la lotta alla violenza di genere richieda un modello di governance integrato, dove procure, forze dell’ordine, enti locali e scuole lavorano in sinergia.
Il deputato conclude con un richiamo fortemente simbolico: “Credo che sia sicuramente un risultato da sottolineare, però come diciamo sempre, non è solo il 25 novembre, ma è sempre che dobbiamo occuparci di questi temi.”
La legge approvata alla Camera rappresenta dunque un tassello importante, ma non definitivo. L’efficacia del suo impatto dipenderà dall’attuazione concreta, dal coordinamento degli attori coinvolti e da un cambiamento culturale profondo, che – come ha ribadito Volpi – non può limitarsi alle ricorrenze ma deve diventare pratica quotidiana delle istituzioni e della società.
L’intervento dell’onorevole Andrea Volpi a Officina Stampa restituisce il senso di una battaglia che non è solo legislativa, ma strutturale e collettiva: un impegno che chiama in causa Parlamento, Governo, Regioni, Comuni, scuole, forze dell’ordine e cittadini, affinché la tutela delle donne diventi un pilastro permanente dello Stato italiano.
Castelli Romani
Silvestroni e Cecchi siglano l’intesa: Fratelli d’Italia entra ufficialmente nella maggioranza a Marino
Published
2 mesi faon
1 Dicembre 2025
Silvestroni: «Arrivare alle prossime elezioni con un centrodestra unito, sempre con Cecchi candidato sindaco»
L’ingresso ufficiale di Fratelli d’Italia nella maggioranza consiliare di Marino segna una svolta politica che, per portata e tempistica, va oltre il semplice riassetto amministrativo. È un passaggio destinato a incidere sugli equilibri del centrodestra nei Castelli Romani e ad aprire una nuova fase nel percorso del sindaco Stefano Cecchi, ora sostenuto da un fronte nuovamente compatto e finalmente ricomposto dopo anni di tensioni sotterranee.
L’annuncio arriva durante un incontro istituzionale dedicato all’emergenza idrica e al delicatissimo tema della tutela del Lago Albano. Una cornice non casuale: l’acqua, con le sue criticità croniche, è uno dei dossier più urgenti per l’area marinese e dei Castelli Romani, e rappresenta una delle sfide amministrative che richiede maggiore coesione politica. È con questa priorità sullo sfondo che Chiara Rai, moderando l’evento, decide di porre al senatore Marco Silvestroni, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, la domanda più attesa: la situazione politico-amministrativa di Marino può cambiare assetto?
La risposta dell’Onorevole arriva metodica, passo dopo passo, lasciando emergere la linea politica del partito e il cambio di fase ormai imminente.
«Siamo al Comune di Marino su un evento importante» spiega Silvestroni, riconoscendo come il tema dell’acqua rappresenti una vera emergenza territoriale. Aggiunge subito: «Il focus è sicuramente quello dell’emergenza idrica e del lago Albano», richiamando la gravità di un problema che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più preoccupanti.
Ma la domanda politica resta sul tavolo, e il senatore sceglie di affrontarla di petto. «Il percorso è un percorso doveroso, tracciato» afferma, indicando chiaramente l’orizzonte strategico. Qui introduce un elemento chiave: «È quello dell’unità del centrodestra».
Una frase che permette di interpretare ciò che sta per annunciare: non si tratta di una scelta improvvisa, ma della conseguenza logica di una visione politica che punta alla ricomposizione del fronte conservatore a livello locale.
Silvestroni prosegue, scandendo il ruolo delle diverse forze politiche: «Da Forza Italia, passando per la Lega e arrivando a Fratelli d’Italia, deve esserci un’unità di convergenza».
Qui il senatore richiama il senso di responsabilità che, secondo lui, dovrebbe accompagnare la fine del mandato di Cecchi. Il messaggio è limpido: la città non può permettersi divisioni.
E arriva la frase che cambia la scena politica marinese:
«Sicuramente entreremo in maggioranza».
La dichiarazione, per quanto pronunciata con tono misurato, segna un punto di non ritorno. Per la prima volta, l’ingresso di FdI nella maggioranza non appare più un’ipotesi, una possibilità da verificare, una suggestione. È una scelta. È un fatto politico annunciato pubblicamente dal coordinatore provinciale.
Silvestroni lo conferma poco dopo, chiarendo: «Stiamo capendo quale sarà il ruolo che avrà Fratelli d’Italia all’interno dell’amministrazione». È un passaggio tecnicamente rilevante: non è solo una adesione numerica, ma l’avvio di un confronto sulle deleghe, sulle responsabilità, sulla partecipazione concreta agli indirizzi di governo.
E conclude definendo l’operazione «una conseguenza naturale». Una metafora che richiama una continuità ideale tra il presente e le future competizioni elettorali: «Per arrivare alle prossime elezioni con un centrodestra unito, sempre con Cecchi candidato sindaco».
Il riferimento al 2026 (anno in cui Marino tornerà al voto) non è secondario: Silvestroni afferma, di fatto, che la candidatura di Stefano Cecchi sarà sostenuta da tutta la coalizione.
Quando prende la parola, il sindaco Stefano Cecchi mostra un evidente apprezzamento per il passo avanti del partito guidato da Giorgia Meloni.
«Non posso che ringraziare l’amico senatore Marco Silvestroni» esordisce, sottolineando il valore politico dell’annuncio fatto dal coordinatore provinciale. Precisa subito: «Mi fa molto piacere, perché siamo arrivati finalmente a chiudere tutto il centrodestra».
È un messaggio che certifica il superamento delle fratture degli ultimi anni. Il sindaco lega questa ritrovata compattezza a una prospettiva concreta: «Questo è importante sia per il prosieguo di questa amministrazione». Lo dice con tono pragmatico, ricordando che la fase finale del mandato richiede numeri solidi e scelte rapide.
Poi guarda al futuro: «Saremo protagonisti anche nelle prossime elezioni nei Castelli Romani». Qui Cecchi allarga lo sguardo al contesto sovracomunale, dove diversi municipi andranno al voto nei prossimi mesi, e dove il peso di FdI e del centrodestra sarà determinante.
Infine, ricollega tutto al percorso comune verso la prossima tornata elettorale di Marino:
«Tra un anno e mezzo ci saranno anche le elezioni a Marino e quindi potremo continuare questo percorso».
La chiusura, rivolta personalmente al senatore, è un ringraziamento politico ma anche personale: «Grazie Marco per questo tuo contributo».
E Silvestroni, sorridendo, chiude il botta e risposta con un «Grazie a te per l’ospitalità».
L’ingresso di Fratelli d’Italia nella maggioranza consiliare cambia in modo significativo lo scenario amministrativo. La nuova coalizione, ora composta da liste civiche e dalle principali forze del centrodestra nazionale, assume una forma più solida e coerente con le dinamiche regionali e nazionali.
Per Cecchi significa ottenere una stabilità numerica che permette di affrontare il finale di mandato con maggiore serenità, soprattutto su temi complessi come il piano urbanistico, la gestione delle risorse idriche, la tutela ambientale e la manutenzione del territorio.
Per Fratelli d’Italia, invece, è un ritorno al governo della città dopo un periodo di distanza formale ma non sempre sostanziale. Il partito ottiene ora la possibilità di incidere direttamente e di consolidare la propria presenza in vista delle prossime elezioni.
Nel contesto più ampio dei Castelli Romani, questa ricomposizione segna un ulteriore rafforzamento dell’asse politico del centrodestra, in un momento in cui la percezione dei cittadini rispetto a temi ambientali, accise idriche, sicurezza e qualità della vita richiede risposte coordinate e credibili.
La questione dell’acqua — intorno alla quale è nato l’incontro odierno — resta il filo conduttore dell’intera vicenda: il Lago Albano continua a subire un abbassamento preoccupante del livello idrico, la rete comunale mostra criticità strutturali e gli interventi urgenti richiedono una governance stabile e unitaria.
È proprio da questo tema, così concreto e allo stesso tempo simbolico, che parte la ritrovata intesa politica. Un’alleanza che si annuncia destinata a ridisegnare il futuro della città e a trasformarsi, con ogni probabilità, nella piattaforma da cui partirà la campagna elettorale del 2026.
Il nuovo centrodestra marinese, compatto attorno al sindaco Stefano Cecchi e sostenuto dalle parole del senatore Marco Silvestroni, si prepara dunque a una nuova fase politica. Una fase in cui le emergenze territoriali, la gestione delle risorse, le infrastrutture e la sicurezza dovranno essere affrontate con una forza numerica nuova e una visione che — almeno nelle premesse — vuole essere condivisa.
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