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NAPOLI, DE LUCA INDAGATO: "NON SÒ NULLA. IO PARTE LESA"

Redazione

Napoli – "Considero il controllo di legalità nel nostro paese un bene per le persone oneste, lo considero una funzione essenziale in un paese democratico. Per persone perbene è un vantaggio, non un fastidio. Quindi sostengo pienamente l'azione della magistratura e la invito ad andare avanti con estremo rigore, possibilmente in tempi rapidi". Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, in merito all'indagine che lo vede coinvolto. "Io sono parte lesa in questa vicenda – ha sottolineato – Combatteremo in maniera ferma nei confronti di chiunque oserà gettare ombre sulla correttezza e sulla trasparenza dei nostri comportamenti". E su Manna, marito del giudice indagato con lo stesso De Luca a Roma, aggiunge di non essere a conoscenza di nulla: "Non so chi sia questo Manna – dice il governatore – che faccia, dove viva". De Luca poi ironizza sulla sua situazione e si rivolge ai giornalisti: "Sto facendo training autogeno, mi sto autocontrollando". E aggiunge come una sorta di auspicio: "Credo di aver dato ai giornalisti italiani più lavoro di Murdoch, mi aspetto di essere nominato cavaliere del lavoro – ha aggiunto – ai nostri collaboratori rivolgo invece l'appello di sempre: keep calm". Lunedì, ha annunciato De Luca, "ci sarà una riunione del Consiglio regionale durante la quale faremo una legge per togliere da mezzo l'Arsan e approveremo una legge per la gestione del ciclo delle acque, provvedimento di grandissima importanza. Voi tutti sarete testimoni di un passaggio storico, potrete comunicare che da martedì viene cancellato un altro luogo comune che pesa sull'immagine di Napoli, cioè che l'acqua è poca e la papera non galleggia. Galleggeranno molte papere – ha concluso De Luca – e anche qualche asino".

"De Luca minacciato e indotto a fare nomina"
  L'indagine della procura di Roma che vede indagati lo stesso governatore della Campania e altre sei persone, tra le quali il giudice Anna Scognamiglio e l'ex capo segreteria di De Luca Carmelo Mastursi, per concussione per induzione. In particolare, secondo l'accusa, gli indagati avrebbero minacciato una decisione del Tribunale civile di Napoli sfavorevole a De Luca, se lo stesso non avesse provveduto a una nomina nella sanità campana. Si legge nel capo di imputazione che ha accompagnato i decreti di perquisizione: "Con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso in tempi diversi, Anna Scognamiglio, magistrato presso il Tribunale Civile di Napoli e giudice relatore nella fase di merito del ricorso intentato dallo stesso De Luca contro la sospensione della carica di presidente della Regione, abusando della sua qualità e dei poteri decisionali in concorso con gli altri indagati, cioè il marito Guglielmo Manna e con gli intermediari Poziello e Brancaccio, minacciando De Luca per il tramite di Vetrano e Mastursi di una decisione a lui sfavorevole da parte del Tribunale con conseguente perdita della carica ricoperta, inducevano il medesimo a promettere a Manna la nomina a una importante carica dirigenziale nella sanità campana, condotta reiterata in occasione dell'udienza tenutasi presso il tribunale di Napoli l'11 settembre scorso avente a oggetto la legittimità del decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che aveva sospeso De Luca dalla carica di presidente della Regione".

Pignatone: "Sentenza De Luca non oggetto di esame"  "La sentenza del tribunale di Napoli sul caso De Luca non è oggetto di esame da parte della Procura di Roma". Questo quanto precisa il procuratore Giuseppe Pignatone. L'inchiesta, originata da atti trasmessi dai magistrati partenopei che indagavano su un altro procedimento, sarà chiusa entro qualche settimana. I pm Giorgio Orano e Corrado Fasanelli sono al lavoro per vagliare tutto il materiale acquisito, in gran segreto, in occasione dei sequestri e delle perquisizioni del 19 ottobre scorso effettuati nelle abitazioni e negli uffici degli indagati (fatta eccezione per il governatore della Campania). Obiettivo di chi indaga e' fare luce "sui rapporti e sui contatti intercorsi tra gli indagati stessi prima, durante e dopo il perfezionamento degli accordi, anche con riferimento all'esecuzione delle rispettive promesse". A piazzale Clodio si fa presente che al momento non sono previsti interrogatori dei protagonisti della vicenda.