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Cultura e Spettacoli

Napoli, il grande ritorno di Canova

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“Canova e l’Antico” al MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019. Il percorso espositivo della mostra-evento sarà allestita nella Sala Meridiana del “tempio” dell’arte classica per la prima volta nel capoluogo campano con 12 grandi marmi e oltre 110 opere, saranno esposti anche modellini in gesso e terracotta, disegni, monocromi e tempere grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi mai viste insieme e ritornano a dialogare tra di loro a distanza di secoli.

“E’ la mostra delle mostra e farà epoca” così ha definito l’evento-espositivo il Direttore del Mann Paolo Giulierini durante la conferenza, l’exibhition farà riscoprire ancor di più Napoli ai viaggiatori, un focus nel mondo classico grazie al dialogo con realtà internazionali tra cui con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo e il Getty Museum di Los Angeles, un lavoro tra musei e collaborazioni che rendono ancor di più il MANN e Napoli alla pari con realtà internazionali, il percorso espositivo sarà un viaggio che avrà come epicentro un’immersione nel mondo dello scultore che a distanza di secoli emoziona ancora.

Napoli riaccende i riflettori sul maestro che tanto amò la città partenopea “veramente situata in una delle più amene situazioni del mondo”, la mostra è un ritorno di Canova a Napoli, infatti l’exibhition ripercorre gli stessi passi quando venne nel capoluogo partenopeo nella sua ricerca nel mondo classico.

La fama di Canova ai suoi tempi era notevole in tutto il Bel Paese, infatti venne definito dai suoi contemporanei “nuovo Fidia”, lo scultore veneto scopri le bellezze di Napoli dapprima da giovane viaggiatore desideroso di ammirare le bellezze e le opere della dimora di Partenope, ammirò il “Cristo Velato” della Cappella di Sansevero, gli storici affermano che fu disposto a comprarlo e che avrebbe ceduto dieci anni della sua vita pur di esserne l’autore, egli inoltre ammirò anche la “Pudicizia” realizzata da Antonio Corradino anch’egli veneto, il maestro nel suoi viaggi nella Campania felix ammirò anche le antichità “ercolanesi”e di Paestum.

“Imitare, non copiare gli antichi” per “diventare inimitabili” era il monito di Johann Joachim Winckelmann fra i massimi esponenti teorici del Neoclassicismo che l’artista veneto adottò in tutto il suo percorso artistico, Canova nel corso della sua vita, si rifiutò di realizzare copie di sculture antiche che riteneva lavoro indegno di un artista creatore. Attraverso le sue opere i fruitori potranno cogliere il continuo dialogo tra lo scultore veneto che fu tanto acclamato dai suoi contemporanei con il mondo classico, far rinascere l’Antico nel moderno e di plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico.

Per Canova l’Antico bisognava mandarselo in mente, sperimentando nel sangue, sino a farlo diventare naturale come la vita stessa, sapeva cogliere dal mondo antico l’essenza, pur restando un artista innovativo per i suoi tempi. Alla conferenza della mostra “Canova e l’antico” avvenuta l’8 febbraio nella sala Toro Farnese del MANN erano presenti il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli, l’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Nino Daniele, il Direttore del MANN Paolo giulierini, il Segretario di Ermitage Italia Maurizio Cecconi, il curatore dell’esposizione Giuseppe Pavanello. La mostra ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsoteca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia.

Giuseppina Ercole

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Cultura e Spettacoli

Genzano, Veronica Pivetti alla libreria Mondadori per presentare “Per sole donne”

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Veronica Pivetti alla Mondadori di Genzano per presentare “Per sole donne”

Sabato 18 gennaio appuntamento interessante alla Mondadori Bookstore di Genzano di Roma.

Nella Libreria di Corso Gramsci, infatti, sarà ospite la nota attrice e scrittrice Veronica Pivetti, che presenterà il suo nuovo romanzo “Per sole donne” edito da Mondadori. Un volume spiazzante, con protagonista Adelaide, alle prese con una classica crisi di mezza età. La vena ironica e umoristica dell’autrice guida il lettore in un percorso di confidenze e chiacchierate tra Adelaide e le sue quattro migliori amiche, Benedetta, Tonia, Rosaria e Martina. Profili femminili diversi ma assoluti protagonisti della scena (da qui il titolo del romanzo) che sono accomunati dal disincanto e dalla voglia di vivere, fenomeni solo apparentemente contraddittori. Sesso, amicizia, introspezione sono le tematiche principali.

Per saperne di più l’appuntamento è per sabato 18 gennaio alle ore 18.30 alla Mondadori Bookstore di Genzano. Seguiranno il firma-copie e le foto-ricordo. L’ingresso è, come sempre, libero.

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Costume e Società

“Scrivo nell’aria che vivo”: l’aria che tira a Roma (spesso un’ariaccia) nella raccolta di poesie di Roberto Ciavarro

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Un’intervista con il poeta Roberto Ciavarro per parlare di poesia e romanità.

Ciavarro ha presentato il suo ultimo libro “Scrivo nell’aria che vivo” una raccolta di poesie dove il poeta narra della Roma vissuta tutti i giorni e dell’aria che tira in città, un’aria che a volte, come si sente dire spesso è un’ariaccia.

CLICCARE SULLA FOTO PER GUARDARE LA VIDEO INTERVISTA

L’intervista al poeta romanesco Roberto Ciavarro trasmessa il 9/1/2020 a Officina Stampa

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Cultura e Spettacoli

Il duomo di Orvieto si è ripresentato nel suo splendore al mondo

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L’Opera del Duomo di Orvieto ha recentemente invitato un gruppo di corrispondenti di media esteri accreditati in Italia, guidato dalla coordinatrice del gruppo Cultura dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, la giornalista spagnola Carmen Del Vando, ad una visita alla bella città umbra, per due interessanti appuntamenti culturali.

Il primo, un incontro presso il palazzo dell’Opera del Duomo, dove è stato proiettato un video sui restauri dei basamenti e delle statue e la loro ricollocazione, con relazioni di autorevole esponenti del settore,seguito da visita guidata all’interno del Duomo con l’illustrazione del ciclo scultoreo dell’ Annunciazione, degli Apostoli e dei Santi Protettori della città, appena ricollocato, rendendo ancora più splendida imponente edificio sacro. Con il secondo appuntamento , i giornalisti hanno visitato il Museo Claudio Faina (diotato di opere d’arte etrusca, greca e romana), con una attenzione particolare alla collezione attica recentemente donata dall’architetto Mario Lolli Ghetti. La giornata orvietana è stata completata da una visita al Pozzo di San Patrizio, al Museo del Duomo ed al Museo Emilio Greco.

L’occasione principale era costituita dalla ricollocazione, dopo 122 anni di ‘esilio’ ed un trasferimento in quattro diverse sedi, all’interno del celeberrimo Duomo, dell’intero ciclo scultoreo degli Apostoli e dei quattro Santi, l’unico ancora completo e conservato integralmente avviato prima dell’avvento del barocco. Il riposizionamento delle statue all’interno della Cattedrale è la conclusione di un impegnativo percorso sia burocratico sia di restauro, che ha visto collaborare numerosi ed esperti professionisti, oltre che soggetti istituzionali.

Le statue – otto realizzate tra il 1556 e il 1612, la nona nel 1618, la decima nel 1644 e le ultime due tra il 1714 e il 1722 – dal 2006 erano infatti state collocate nella sede distaccata del museo dell’Opera del Duomo di Orvieto.

Il progetto del riposizionamento, già delineato nel 1986 dalla Soprintendenza, era stato presentato agli organi del ministero per i Beni e le attività culturali ed autorizzato dalla stessa Soprintendenza; è stato coordinato dall’Opera del Duomo, presieduta da Gianfelice Bellesini che ha presenziato all’incontro con i giornalisti dei media esteri al quale ha presto parte anche il vescovo, monsignor Benedetto Tuzia, il professor Giuseppe Della Fina, il sindaco Roberta Tardani e la soprintendente alle Belle arti dell’Umbria, Marica Mercalli.

Con il ritorno in Duomo – si stato detto nel corso dell’incontro – le sculture hanno riacquistato dignità di opera d’arte, seppure fuori contesto e scala, e sono tornate al centro dell’interesse, dello studio, del dibattito. Le statue poggiano sui basamenti originali come quelle dei quattro Santi protettori che hanno fatto ritorno nel Duomo di Orvieto, anticipate da quelle dell’Angelo annunciante e della Vergine, realizzate da Francesco Mochi.

Realizzate da vari artisti tra la fine del 16° e l’inizio del 18° secolo, le statue sono collocate ai piedi delle colonne che presentano le iconiche fasce alternate di travertino e basalto. Delle 12 statue degli Apostoli di Orvieto, le prime 8 furono realizzate tra il 1556 e il 1612: S. Paolo da Francesco Mosca detto il Moschino (1556), S. Pietro da Raffaello da Montelupo (1557), S. Tommaso, S. Giovanni e S. Andrea dall’orvietano Ippolito Scalza e collaboratori, S. Giacomo Maggiore da Giovanni Caccini, S. Matteo da Pietro Francavilla su progetto di Giambologna e S. Filippo da Francesco Mochi.
Negli stessi anni venne realizzato anche il gruppo dell’Annunciazione di Francesco Mochi (1603-1608), collocato all’interno del coro della cattedrale, e altre statue che vanno a ornare l’area del transetto e il presbiterio. La nona statua, il San Bartolomeo, venne realizzata da Ippolito Buzi nel 1618. La decima, S. Taddeo, fu consegnata da Mochi del 1644; le ultime due, sono scolpite da Bernardino Cametti, tra il 1714 e il 1722, negli anni in cui altri Apostoli prendevano posizione nella basilica di S. Giovanni in Laterano. Nel 1897 il restauro cosiddetto “di liberazione” di matrice purista volle cancellare la fase artistica manierista-barocca. Le statue vennero dapprima esposte nel museo e in seguito abbandonate nei depositi dove venne a visitarle Federico Zeri che ne chiese il il recupero. Furono quindi rimosse dal Duomo nel 1897 (all’epoca si volle infatti riportare nuovamente alla cattedrale il suo austero aspetto medievale, e furono dunque eliminate le aggiunte barocche, a cominciare dalle statue, che furono spostate) e negli ultimi anni si trovavano esposte in una sede distaccata del Museo dell’Opera del Duomo, la ex chiesa di Sant’Agostino.

Del loro ricollocamento nella sede originaria si parla già dal 1986 (uno dei più accesi fautori del ritorno in Duomo fu Federico Zeri), epoca a cui risale il primo progetto della soprintendenza, ma si è potuto però realizzare solo nel 2019: al risultato hanno contribuito diversi soggetti, ovvero la stessa soprintendenza, l’Opera del Duomo, il Comune di Orvieto, la diocesi di Orvieto-Todi e l’Enea, che ha curato gli aspetti scientifici e di innovazione nella prevenzione del rischio sismico (tutte le statue sono state infatti dotate di basi antisismiche). Il ritorno delle statue ha anche fornito l’occasione per compiere verifiche strutturali degli elementi architettonici della cattedrale e alcuni interventi per migliorare il suo comportamento in caso di terremoti. Adesso il Duomo di Orvieto, un capolavoro unico nel suo genere, è ritornato nella sua veste più bella alla meraviglia dei fedeli e dei visitatori di tutto il mondo.

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