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Cronaca

NAPOLI, MERGELLINA: E' GUERRA AI PARCHEGGI SELVAGGI

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Gli agenti dell'Unità operativa di Chiaia diretti dal capitano G. Frattini combattono gli automobilisti che infrangono il codice stradale attentando più delle volte alla sicurezza dei pedoni.

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di Christian Montagna
Napoli – Una guerra a colpi di parcheggi selvaggi e segnali ignorati, quella che quotidianamente combattono gli agenti della Polizia Municipale di Napoli. In particolare, a Mergellina, quartiere del centro che collega la zona di Posillipo con il lungomare di via Caracciolo, gli automobilisti, di rispettare il codice della strada proprio non ne vogliono sapere.

Da alcuni mesi infatti, quotidianamente, gli agenti dell'Unità operativa di Chiaia diretti dal capitano G. Frattini combattono gli automobilisti che infrangono il codice stradale attentando più delle volte alla sicurezza dei pedoni. Una situazione che naturalmente agli abitanti del quartiere proprio non va giù. Nel frattempo però i libretti delle multe si riempiono a più non posso e i napoletani tentano di giustificarsi invano con le scuse più bizzarre pur di non essere multati.

Questa mattina, in giro per il quartiere di Mergellina, gli agenti hanno inflitto un centinaio di contravvenzioni tra auto parcheggiate in doppia fila, auto sprovviste di ticket di pagamento e auto posizionate sui passaggi pedonali rimosse poi dal carro attrezzi. Il quartiere ricco di attività commerciali, supermercati, casalinghi e bar, diventa troppo spesso vittima di questi parcheggiatori noncuranti delle regole. Il traffico già di per se cospicuo soprattutto nelle ore mattutine, viene spesso rallentato dalle auto parcheggiate male e dagli autobus che non riescono ad effettuare la corsa perchè impossibilitati nel passaggio. Per non parlare poi dei conducenti dei motorini che tentato di rifilare i mezzi in ogni luogo, sui marciapiedi, all'ingresso delle attività commerciali, in seconda fila e perchè no anche sui passaggi destinati agli invalidi, complicando sempre più la regolare viabilità alle persone diversamente abili. Un altro problema segnalato dagli agenti nella zona è quello della circolazione senza il casco di sicurezza. A quanto pare, non sono bastati i numerosi servizi di trasmissioni televisive che hanno ridicolizzato la città e non sono bastate nemmeno le numerose vittime di incidenti stradali, a Napoli, di indossare il casco proprio non se ne parla.

Ed è così che gli agenti quando riescono tentano di multare anche i furbetti che ne sono sprovvisti. Per non parlare poi del rispetto della segnaletica e dei sensi di marcia: rotatorie non rispettate, sensi di marcia invertiti, sensi unici che diventano doppi sensi, precedenze assegnate a chi le prende con forza e divieti perfettamente ignorati. Insomma, sarebbe proprio da conoscerli questi insegnanti di guida che hanno elargito patenti come fossero pane! Battute a parte, per ora non ci resta che elogiare le forze della Polizia Municipale che aiutano a rendere più vivibile questo quartiere!

Cronaca

Bari, Clan Parisi: Cassazione conferma condanne

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La Polizia di Stato di Bari ha eseguito 16 provvedimenti definitivi di pena, emessi dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Bari, nei confronti di altrettanti soggetti, condannati con sentenza definitiva a seguito della pronuncia della Suprema Corte di Cassazione a pene residue che vanno da 3 mesi a 13 anni di reclusione.

I soggetti sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto di arma comune da sparo aggravata dal fine di agevolare un’associazione di tipo mafioso, lesioni personali, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, furto e furto in abitazione, illecita concorrenza con minaccia e violenza in concorso ed aggravata dal metodo mafioso, favoreggiamento e minaccia.

L’attività odierna, cha ha interessato Bari ed altre province del territorio nazionale, con l’impiego dei poliziotti della Squadra Mobile e l’ausilio di equipaggi del Nucleo Prevenzione Crimine e del IX Reaparto Volo, è l’epilogo giudiziario dell’operazione “Do ut Des”, indagine sviluppata dalla Squadra Mobile di Bari che portò nel marzo 2016 all’emissione, da parte del G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della locale della Direzione Distrettuale Antimafia, di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati sopra descritti.

L’attività investigativa della Squadra Mobile di Bari documentò l’operato criminale del sodalizio mafioso denominato clan “Parisi”, operativo a Bari e in alcuni comuni della provincia che, attraverso il capillare e sistematico controllo del territorio, ha gestito in situazione di monopolio numerose attività illecite; l’egemonia del clan nelle area di influenza era sviluppata in maniera variegata, anche attraverso il monitoraggio e la gestione degli alloggi di edilizia popolare e, soprattutto, attraverso l’infiltrazione all’interno dei cantieri edili.

Le dichiarazioni rese da alcuni imprenditori taglieggiati, nonché le numerose attività tecniche, consentirono di acquisire convergenti e univoci elementi di responsabilità a carico di una struttura criminale, diretta ed organizzata da PARISI Savino cl. 60, con base operativa nel quartiere Japigia di Bari, dedita a commettere in via continuativa estorsioni nel settore dell’edilizia attraverso condotte gravemente intimidatorie, seppur non sempre commesse con atti di violenza fisica.

L’indagine ha portato alla luce un sistema che vedeva gli stessi imprenditori edili interagire direttamente e senza alcuno scrupolo, con i vertici del clan pur di ottenere commesse ed impiego, alterando in maniera significativa le regole di mercato e della libera concorrenza.

Le investigazioni documentarono ampiamente come il clan si insinuava, sfruttandola, nell’attività dell’imprenditoria edile barese, finendo per operare scelte aziendali di rilievo, imponendo ditte di fiducia o addirittura “imprese mafiose”, così determinando indirettamente anche i prezzi di forniture e opere, sui quali poi pretendere una percentuale, secondo un preliminare accordo sinallagmatico.

Dal complesso degli atti di indagine emerse con chiarezza che le estorsioni venivano realizzate non più o non solo tramite la richiesta violenta del “pizzo” o dell’assunzione di un guardiano scelto tra gli uomini di fiducia del sodalizio criminale, ma attraverso un sistema articolato di relazioni degli appartenenti al clan Parisi con gli imprenditori del settore edile che prevedevano l’imposizione delle ditte che dovevano aggiudicarsi i subappalti o le commesse di forniture e lavori; un sistema estorsivo che includeva il coinvolgimento di imprese “amiche” e che consentiva al clan di lucrare sui ricavi dei subappaltatori imposti e che avevano ottenuto la commessa.

Le condanne confermate nei giorni scorsi dalla Suprema Corte di Cassazione, che ha accolto in massima parte quelle comminate dalla Corte di Appello di Bari, riguardano gli esponenti apicali del clan Parisi, compreso l’indiscusso capo dell’organizzazione criminale indagata, raggiunto dalla notifica del provvedimento mentre si trova detenuto nella Casa Circondariale di Terni per la stessa causa.

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Tragedia in Sardegna: muore a 16 anni schiacciato da un trattore

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Tragedia nelle campagne di Guasila, nel sud Sardegna, dove un ragazzino di 16 anni, Nicola Melas, è morto schiacciato dal trattore che stava guidando. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri che si stanno occupando del caso, il giovane si trovava a casa dei vicini e senza che nessuno si accorgesse di nulla ha preso il loro trattore per fare un giro.

Ha percorso dei tratti sterrati, raggiungendo una salita ripida. Proprio in questa fase il mezzo agricolo, a causa dell’elevata pendenza, si è ribaltato, schiacciandolo.

Sono stati gli stessi vicini di casa e proprietari del trattore ad accorgesi della tragedia. Sul posto sono arrivati i medici del 118 e i carabinieri, ma ormai per il 16enne non c’era più nulla da fare. Del caso è stata informata la Procura di Cagliari che ha disposto il sequestro del mezzo e l’esame esterno della salma della vittima.

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Varese, muore operaio schiacciato da una fresa

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È morto l’operaio di 49 anni rimasto schiacciato da un’enorme fresa industriale, all’interno di una fabbrica di Busto Arsizio (Varese), questa mattina intorno alle 9.40. Per l’uomo, trasportato d’urgenza in ospedale a Legnano in gravi condizioni, i medici non hanno potuto fare nulla.

“Siamo dall’inizio dell’anno in una situazione in cui una persona al giorno sta morendo sul lavoro. Questo è perché non ci sono abbastanza controlli, non c’è abbastanza attenzione e non si considera la sicurezza sul lavoro un vincolo, ma un costo”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a Uno Mattina annunciando che parlerà di sicurezza sul lavoro nell’incontro di questo pomeriggio a palazzo Chigi sul recovery plan.

“Credo che sia assolutamente necessario che vengano fatte assunzioni nei servizi di medicina del lavoro per fare i controlli”, dichiara Landini aggiungendo che “nel 2009 c’erano in Italia circa 5 mila addetti nei servizi ispettivi delle unità sanitarie locali, oggi sono 2 mila così come anche gli ispettorati del lavoro si sono ridotti”. Parlando della morte dell’operaia tessile 22enne Luana D’Orazio, Landini aggiunge “se vogliamo evitare che succedano altre tragedie, abbiamo bisogno che si investa in questa direzione, di fare molta formazione e introdurre il diritto che in ogni luogo di lavoro ci sia un lavoratore che possa fare, come dice la legge, il rappresentante alla sicurezza”. Landini ricorda anche la proposta dei sindacati di istituire “una patente a punti” per le imprese per la qualità e la sicurezza.

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