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Cronaca

Napoli, sopralluogo della commissione Universiadi al San Paolo e a Soccavo

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Proseguono i sopralluoghi della commissione Universiadi 2019, presieduta da Vincenzo Moretto, per verificare l’andamento dei lavori presso gli impianti sportivi che ospiteranno l’evento dal 3 al 14 luglio. E stata oggi la volta dello stadio San Paolo e del Centro polifunzionale di Soccavo. Sono intervenuti l’assessore allo Sport Ciro Borriello, la dirigente del servizio Grandi impianti sportivi Gerarda Vaccaro ed i direttori dei lavori di entrambi gli impianti.
E in corso oggi presso lo stadio San Paolo la stesura di altri mille metri della pista di atletica, che entro sabato verrà ultimata. Entro la fine del mese, hanno assicurato i direttori dei lavori architetta Smiraglia e ingegner Attanasio la pista di atletica verrà consegnata come da cronoprogramma.
Si procede speditamente anche per la rimozione dei sedili e l’impermeabilizzazione delle gradonate: entro il prossimo 25 giugno i lavori termineranno e verranno installati i nuovi sedili, ad eccezione della curva B, dove verranno apposti successivamente, perché l’area verrà impiegata per l’installazione delle scenografie per le Universiadi.
Entro il 15 giugno, invece, saranno consegnati gli schermi. Mancano poche batterie per completare la riqualificazione dei vecchi servizi igienici, e a giorni partirà il cantiere per i nuovi. Alcuni lavori proseguiranno al termine delle Universiadi, come ad esempio la copertura dello stadio non finanziata dalle Universiadi – e gli spogliatoi. I commissari intervenuti Marta Matano (Movimento 5 Stelle), Stanislao Lanzotti (Forza Italia) e Marco Gaudini (Verdi Sfasteriati) hanno visitato anche altre aree dell’impianto, come la sala regia, dotata di impianti all’avanguardia per la gestione dell’illuminazione e per la supervisione di tutto l’impianto elettrico dello stadio.
Il sopralluogo è proseguito presso il Centro Polifunzionale di Soccavo, dove l’ingegner Sicignano ha illustrato ai commissari lo stato dei lavori che hanno riguardato soprattutto l’adeguamento dell’impiantistica alla normativa antincendi e la risoluzione di alcuni inconvenienti legati alla forte umidità. Rispetto al cronoprogramma, i tempi verranno rispettati e si punta a finire tutto nelle prossime settimane.
Sono tre le palestre del Centro che ospiteranno le attività delle Universiadi : la prima, il campo A, verrà utilizzata per gli allenamenti di basket e sono stati fatti interventi di riallineamento dei pavimenti, e di integrazione dell’impianto di illuminazione. Nel campo B, la palestra principale che verrà utilizzata per le gare di basket, si è proceduto ad una revisione degli impianti e a breve verrà ultimata la lucidatura del parquet. Il campo C, infine, ospiterà gli allenamenti di pallavolo e a breve verrà installata l’apposita pavimentazione. Visitata anche l’area esterna, che verrà riasfaltata in alcune parti.
Per il presidente Moretto, sullo Stadio San Paolo, anche se il termine del 30 maggio non verrà rispettato per l’ultimazione di tutti i lavori, è importante aver avuto rassicurazioni sulla consegna entro il 25 giugno. Restano alcuni aspetti ancora da affrontare, non coperti dal finanziamento delle Universiadi, come la copertura dello stadio, ma anche la sorte delle gradonate realizzate per Italia 90 , la nota dolente dei parcheggi e dell’intera area esterna che resta poco accogliente. Sul Polifunzionale, è importante che grazie alle Universiadi si sia ripresa una struttura chiusa da oltre un anno, è importante procedere anche ad una corretta manutenzione delle aree esterne, chiedendo a Napoli Servizi interventi più frequenti. La commissione, ha concluso, proseguirà con altri sopralluoghi alla scadenza dei tempi di consegna degli impianti.

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Cronaca

Bari, Clan Parisi: Cassazione conferma condanne

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La Polizia di Stato di Bari ha eseguito 16 provvedimenti definitivi di pena, emessi dalla Procura Generale presso la Corte d’Appello di Bari, nei confronti di altrettanti soggetti, condannati con sentenza definitiva a seguito della pronuncia della Suprema Corte di Cassazione a pene residue che vanno da 3 mesi a 13 anni di reclusione.

I soggetti sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione e porto di arma comune da sparo aggravata dal fine di agevolare un’associazione di tipo mafioso, lesioni personali, violazione di domicilio, invasione di terreni ed edifici, furto e furto in abitazione, illecita concorrenza con minaccia e violenza in concorso ed aggravata dal metodo mafioso, favoreggiamento e minaccia.

L’attività odierna, cha ha interessato Bari ed altre province del territorio nazionale, con l’impiego dei poliziotti della Squadra Mobile e l’ausilio di equipaggi del Nucleo Prevenzione Crimine e del IX Reaparto Volo, è l’epilogo giudiziario dell’operazione “Do ut Des”, indagine sviluppata dalla Squadra Mobile di Bari che portò nel marzo 2016 all’emissione, da parte del G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della locale della Direzione Distrettuale Antimafia, di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati sopra descritti.

L’attività investigativa della Squadra Mobile di Bari documentò l’operato criminale del sodalizio mafioso denominato clan “Parisi”, operativo a Bari e in alcuni comuni della provincia che, attraverso il capillare e sistematico controllo del territorio, ha gestito in situazione di monopolio numerose attività illecite; l’egemonia del clan nelle area di influenza era sviluppata in maniera variegata, anche attraverso il monitoraggio e la gestione degli alloggi di edilizia popolare e, soprattutto, attraverso l’infiltrazione all’interno dei cantieri edili.

Le dichiarazioni rese da alcuni imprenditori taglieggiati, nonché le numerose attività tecniche, consentirono di acquisire convergenti e univoci elementi di responsabilità a carico di una struttura criminale, diretta ed organizzata da PARISI Savino cl. 60, con base operativa nel quartiere Japigia di Bari, dedita a commettere in via continuativa estorsioni nel settore dell’edilizia attraverso condotte gravemente intimidatorie, seppur non sempre commesse con atti di violenza fisica.

L’indagine ha portato alla luce un sistema che vedeva gli stessi imprenditori edili interagire direttamente e senza alcuno scrupolo, con i vertici del clan pur di ottenere commesse ed impiego, alterando in maniera significativa le regole di mercato e della libera concorrenza.

Le investigazioni documentarono ampiamente come il clan si insinuava, sfruttandola, nell’attività dell’imprenditoria edile barese, finendo per operare scelte aziendali di rilievo, imponendo ditte di fiducia o addirittura “imprese mafiose”, così determinando indirettamente anche i prezzi di forniture e opere, sui quali poi pretendere una percentuale, secondo un preliminare accordo sinallagmatico.

Dal complesso degli atti di indagine emerse con chiarezza che le estorsioni venivano realizzate non più o non solo tramite la richiesta violenta del “pizzo” o dell’assunzione di un guardiano scelto tra gli uomini di fiducia del sodalizio criminale, ma attraverso un sistema articolato di relazioni degli appartenenti al clan Parisi con gli imprenditori del settore edile che prevedevano l’imposizione delle ditte che dovevano aggiudicarsi i subappalti o le commesse di forniture e lavori; un sistema estorsivo che includeva il coinvolgimento di imprese “amiche” e che consentiva al clan di lucrare sui ricavi dei subappaltatori imposti e che avevano ottenuto la commessa.

Le condanne confermate nei giorni scorsi dalla Suprema Corte di Cassazione, che ha accolto in massima parte quelle comminate dalla Corte di Appello di Bari, riguardano gli esponenti apicali del clan Parisi, compreso l’indiscusso capo dell’organizzazione criminale indagata, raggiunto dalla notifica del provvedimento mentre si trova detenuto nella Casa Circondariale di Terni per la stessa causa.

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Tragedia in Sardegna: muore a 16 anni schiacciato da un trattore

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Tragedia nelle campagne di Guasila, nel sud Sardegna, dove un ragazzino di 16 anni, Nicola Melas, è morto schiacciato dal trattore che stava guidando. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri che si stanno occupando del caso, il giovane si trovava a casa dei vicini e senza che nessuno si accorgesse di nulla ha preso il loro trattore per fare un giro.

Ha percorso dei tratti sterrati, raggiungendo una salita ripida. Proprio in questa fase il mezzo agricolo, a causa dell’elevata pendenza, si è ribaltato, schiacciandolo.

Sono stati gli stessi vicini di casa e proprietari del trattore ad accorgesi della tragedia. Sul posto sono arrivati i medici del 118 e i carabinieri, ma ormai per il 16enne non c’era più nulla da fare. Del caso è stata informata la Procura di Cagliari che ha disposto il sequestro del mezzo e l’esame esterno della salma della vittima.

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Varese, muore operaio schiacciato da una fresa

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È morto l’operaio di 49 anni rimasto schiacciato da un’enorme fresa industriale, all’interno di una fabbrica di Busto Arsizio (Varese), questa mattina intorno alle 9.40. Per l’uomo, trasportato d’urgenza in ospedale a Legnano in gravi condizioni, i medici non hanno potuto fare nulla.

“Siamo dall’inizio dell’anno in una situazione in cui una persona al giorno sta morendo sul lavoro. Questo è perché non ci sono abbastanza controlli, non c’è abbastanza attenzione e non si considera la sicurezza sul lavoro un vincolo, ma un costo”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a Uno Mattina annunciando che parlerà di sicurezza sul lavoro nell’incontro di questo pomeriggio a palazzo Chigi sul recovery plan.

“Credo che sia assolutamente necessario che vengano fatte assunzioni nei servizi di medicina del lavoro per fare i controlli”, dichiara Landini aggiungendo che “nel 2009 c’erano in Italia circa 5 mila addetti nei servizi ispettivi delle unità sanitarie locali, oggi sono 2 mila così come anche gli ispettorati del lavoro si sono ridotti”. Parlando della morte dell’operaia tessile 22enne Luana D’Orazio, Landini aggiunge “se vogliamo evitare che succedano altre tragedie, abbiamo bisogno che si investa in questa direzione, di fare molta formazione e introdurre il diritto che in ogni luogo di lavoro ci sia un lavoratore che possa fare, come dice la legge, il rappresentante alla sicurezza”. Landini ricorda anche la proposta dei sindacati di istituire “una patente a punti” per le imprese per la qualità e la sicurezza.

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