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Cronaca

NDRANGHETA: MAXIOPERAZIONE, 19 ARRESTI TRA CUI IL BOSS DE STEFANO

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I reati contestati sono: associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione e porto di materiale esplosivo, estorsione, intestazione fittizia di beni, rivelazione del segr

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di Angelo Barraco

Reggio Calabria – Un’operazione della Polizia di Stato ha fatto scattare 19 misure cautelari nei confronti di affiliati alla ‘ndrangheta e precisamente alle cosche di De Stefano, Franco, Rosmini, Serraino, Araniti. Per 11 di loro è scattata la misura cautelativa del carcere, 6 di loro invece sono agli arresti domiciliari e 2 con obbligo di dimora. I reati contestati sono: associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione e porto di materiale esplosivo, estorsione, intestazione fittizia di beni, rivelazione del segreto d’ufficio. Sono state eseguite inoltre numerose perquisizioni che hanno portato al sequestro di beni e di società. Numerosi i sequestri agli esercizi commerciali che erano in mano alla ‘ndrangheta, come per esempio dei bar della città, una stazione per l’erogazione del carburante, attività commerciali che concentravano il loro business sulla vendita di surgelati, concessionarie di auto. Il valore dei beni e delle aziende sequestrate è di circa 10 milioni di euro. La ‘ndrangheta affidavano a terze persone la gestione delle attività, in modo tale da eludere i controlli. L’indagine denominata “Sistema Reggio” è partita nel 2014, a seguito di due attentati ai danni del “Bar Malavenda” di Reggio Calabria. Gli inquirenti ritengono che “"a Reggio, chiunque voglia intraprendere un'attività economica o commerciale, non deve rivolgersi soltanto allo Stato o agli enti locali per le relative autorizzazioni amministrative, ma deve ottenere il nulla osta da parte delle cosche che controllano il territorio e che formano il cosiddetto 'sistema Reggio”. Coinvolta nell’inchiesta anche un’impiegata del Tribunale di Reggio Calabria, che è stata arrestata, poiché avrebbe riferito agli indagati che vi erano inchieste a loro carico. Anche il marito della donna è finito in manette e anche lui è considerato la “Talpa” poiché avrebbe rivelato informazioni coperte da segreto. Il fratello dell’uomo e un’altra persona, entrambi arrestati, avrebbero fornito le informazioni alle cosche Santa Caterina per assicurarsi protezione per l’apertura del bar “Ritrovo Libertà” (ex Bar Malavenda). Ma tra gli arrestati spunta un nome di spicco, il boss Giorgio De Stefano. Chi è Giorgio De Stefano? E’ un avvocato di 68 anni in pensione, e reggente dell’omonima cosca. E’ cugino di Paolo De Stefano, capo cosca ucciso nel 1985 nel corso di una faida. L’avvocato scontò una condanna a tre anni e mezzo di reclusione nel 2001 per concorso esterno in associazione mafiosa. 

Cronaca

Rieti, positivo al Covid e destinatario di provvedimento di isolamento va in giro per la città come se nulla fosse

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RIETI – Va in giro per Rieti nonostante sia positivo al Covid-19 e destinatario di un provvedimento sanitario di isolamento presso la sua abitazione.

Una pattuglia della D.I.G.O.S. della Questura di Rieti ha individuato nel quartiere di Quattro Strade un pregiudicato reatino che usciva, in compagnia di una donna, da un locale esercizio pubblico. Gli Agenti della Polizia di Stato lo hanno sottoposto a controllo, accertando che lo stesso risultava positivo al Covid-19 e quindi destinatario di un provvedimento sanitario di isolamento presso la sua abitazione.

Invitato a far rientro presso il proprio domicilio, nel suo stato di isolamento, al fine di evitare che potesse contagiare altre persone, si è giustificato asserendo che si stava recando presso il locale Drive-in per essere sottoposto a tampone di controllo che, tuttavia, era stato prenotato per alcune ore prima.

L’uomo è stato, quindi, denunciato in stato di libertà alla competente Autorità Giudiziaria, davanti alla quale dovrà rispondere dell’inosservanza del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione per le persone risultate positive al virus COVID-19 rischiando, in caso di condanna, la pena dell’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5000 Euro e, nel caso più grave, qualora venga configurato dall’Autorità Giudiziaria il reato di epidemia (art. 438 del C.P.), così come indicato nell’art. 452 del Codice Penale, addirittura, la pena della reclusione da 1 a 10 anni o, in caso di morte del contagiato, la pena della reclusione da 3 a 15 anni.

Analoga denuncia in stato di libertà è stata effettuata dagli Agenti del Posto di Polizia di Passo Corese nei confronti di quattro cittadini extracomunitari, un nigeriano, un afgano, un pakistano ed un marocchino, domiciliati in un appartamento del centro cittadino della frazione di Fara in Sabina, attualmente considerata “zona rossa”, tutti positivi al Covid-19 e, quindi in isolamento fiduciario.

La pattuglia della Polizia di Stato li ha sorpresi mentre, ben consci di essere positivi, hanno ospitato nella loro dimora un altro cittadino extracomunitario negativo al Covid-19, rischiando di contagiarlo.

I servizi di controlli del territorio della Polizia di Stato, predisposti per le finalità anti-COVID-19, proseguiranno senza sosta, al fine di garantire la sicurezza e la salute pubblica.

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Cronaca

Rieti, 13 aprile 1945: la Polizia di Stato commemora il Commissario Filippo Palieri

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Filippo Palieri si adoperò per evitare la deportazione nei campi di lavoro in Germania di circa 300 artigiani reatini nascondendo i loro nominativi e avvisandoli personalmente del pericolo

Oggi ricorre il 76° anniversario dell’estremo sacrificio del Commissario Filippo Palieri, il quale assolse il duplice compito di tutore della legge e testimone della deportazione degli ebrei con quella rigorosa coerenza che, dovendo scegliere fra la propria vita e quella di tanti concittadini innocenti, lo condusse al sacrificio supremo.

Il Questore di Rieti, Maria Luisa Di Lorenzo insieme ad alcuni rappresentanti della locale sezione A.N.P.S., per ricordarne la memoria ha partecipato alla celebrazione eucaristica officiata da Don Fabrizio Borrello, cappellano della Polizia di Stato, questa mattina alle ore 10.30 presso la Chiesa di S. Barbara in Agro sita in Via Chiesa Nuova.

Filippo Palieri nacque a Cerignola il 22 maggio 1911, fu un Ex-Allievo della Scuola Militare Nunziatella di Napoli, si laureò in Giurisprudenza a Roma nel 1933 ed entrò nella Polizia di Stato in giovane età, percorrendo una rapida carriera che lo portò a diventare il Capo di Gabinetto della Questura di Rieti.

Proprio durante il suo servizio a Rieti, Filippo Palieri si adoperò per evitare la deportazione nei campi di lavoro in Germania di circa 300 artigiani reatini nascondendo i loro nominativi e avvisandoli personalmente del pericolo.

Nello stesso periodo, Palieri fu un attivo collaboratore della Resistenza italiana che operava sulle montagne della Sabina fino al giorno del suo arresto quando fu deportato nel lager di Wietzendorf dove morì il 13 aprile 1945 a causa degli stenti e delle torture subite.

A Filippo Palieri sono state dedicate la sezione locale dell’Associazione Nazionale Polizia di Stato, una via della città di Rieti ed un cippo marmoreo nell’area del Santuario della Madonna delle Grazie di Allumiere (Roma).

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Ioapro, sit in non autorizzato: tensioni tra manifestanti e polizia

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Centro storico di Roma ‘blindato’ per la manifestazione non autorizzata lanciata dal movimento IoApro.
Tensione a piazza San Silvestro con un lancio di petardi ed oggetti da parte dei manifestanti contro le forze dell’ordine schierate in tenuta antisommossa.

I manifestanti chiedono di andare verso Montecitorio

Presente il dirigente nazionale del Sinlai (Sindacato Nazionale Lavoratori Italiani) Giustino D’Uva: “Nonostante l’atteggiamento pacifico dei manifestanti, la polizia non ha voluto sentire ragioni ed ha negato l’accesso a piazza Montecitorio. Il nostro unico intento – continua D’Uva – era portare al governo le istanze di tutte le categorie economiche più colpite dalle restrizioni scellerate. Evidentemente – conclude il rappresentante del Sinlai – Draghi non ha intenzione di ascoltare il Paese reale, che è nella disperazione; di questo passo il tessuto produttivo nazionale è destinato al fallimento”.

“Lamorgese a casa”. È questo il grido dei manifestanti a piazza San Silvestro dopo le tensioni che si sono registrate con la polizia e durante le quali sono stati lanciati petardi, fumogeni e bottiglie di vetro. Mostrando le manette, simbolo degli “arresti domiciliari ai quali siamo costretti da un anno”, i manifestanti rivolti al ministro dell’Interno hanno detto: ‘Noi non siamo criminali ma pacifici. Siamo qui solo per dire che vogliamo lavorare, è un nostro diritto”. Un manifestante è rimasto ferito nel lancio di oggetti contro le forze dell’ordine. Il manifestante, colpito da una bottiglia, ha riportato una lieve ferita alla testa.

 Diverse pattuglie anche della Polizia Locale sono impegnate nei servizi di viabilità e nelle chiusure nell’area attorno a piazza di Montecitorio. I primi gruppi di manifestanti si stanno radunando a piazza San Silvestro e intonano cori “Libertà, libertà”. “Non siamo partite Iva, siamo persone, siamo famiglie – dice un manifestante arrivato da Napoli – non siamo delinquenti, siamo persone che lavoravano 14 ore al giorno”. Mentre un altro aggiunge: “Ci negano anche il diritto di manifestare. E’ stata un’impresa arrivare qui”.

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