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Necromunda: Hired Gun, l’Fps ambientato nell’universo di Warhammer 40K

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Necromunda: Hired Gun trasporta i giocatori sull’omonimo pianeta-formicaio dell’universo di Warhammer 40K, mettendoli nei panni di un anonimo cacciatore di taglie in cerca di vendetta. Dopo aver rischiato la vita nel corso di una missione molto pericolosa, si viene tratti in salvo dal famoso cacciatore di taglie Kal Jericho e condotti a Martyr’s End, un piccolo rifugio in cui vari avventurieri trovano riparo dal pericolo costante che questo pianeta porta con sé. Necromunda è infatti un pianeta in cui non esiste alcun tipo di regola scritta o legge, dove alcuni malcapitati vengono ridotti in schiavitù fino a diventare dei veri e propri ingranaggi di oscuri macchinari e dove la gilda dei Mercanti fa affari di ogni tipo con i vari clan che abitano queste lande desolate. In questo magnifico scenario caotico si muove il protagonista, accompagnato dal suo fedele mastino alla ricerca di Silver Talon, un criminale che è il bersaglio principale della Gilda e dello stesso Jericho. La trama purtroppo non è certamente il punto forte di questo gioco, nonostante possa far leva sul vastissimo universo ideato da Games Workshop, ma il titolo fortunatamente offre alcune buone qualità da non sottovalutare. Andiamole a scoprire. Una volta lanciato il titolo e dopo aver creato il proprio personaggio scegliendo l’aspetto tra una delle non tantissime opzioni predefinite a disposizione, ci si ritroverà a Martyr’s End, area che rappresenta il campo base. Qui sono presenti alcuni venditori, un particolare medico che si occuperà dei potenziamenti e di quelli destinati al mastino, edun vero e proprio tabellone dal quale poter lanciare le varie missioni che il gioco offre. Necromunda: Hired Gun non ha alcuna velleità Open World, ma piuttosto si affida al classico schema suddiviso in livelli: una volta scelta la missione da affrontare si verrà trasportati nella zona preposta, per poi tornare a Martyr’s End una volta completato il compito. Necromunda: Hired Gun è un’esperienza completamente single player, composta dalle 13 missioni della campagna principale che necessiteranno di circa 7/ 8 ore al livello intermedio per essere completate, oltre ad una nutrita selezione di missioni secondarie casuali suddivise in classi di difficoltà crescente. Queste non aggiungono però nulla alla lore del gioco, limitandosi a buttare il giocatore nella mischia in arene ambientate solitamente in parti già affrontate nella campagna e rivelandosi utili principalmente per recuperare crediti e loot che saranno d’aiuto nel corso della storia principale. I nemici del protagonista sono i tre principali clan che dominano i bassifondi di questo desolato pianeta: gli Orlock, un clan di industriali che sfrutta armi standard, le Escher, donne guerriere capaci di teletrasportarsi e di colpire con attacchi magici, ed infine i Goliath, dei veri e propri bestioni corazzati dotati di armi pesanti e martelli enormi. Oltre a questi si verrà in contatto anche con dei particolari Troll e dei piccoli mech corazzati che metteranno alla prova i riflessi di chi si trova dinanzi lo schermo.

Il gameplay offerto da Necromunda: Hired Gun cerca di riproporre quello che si è già visto in giochi come Doom, alternando fasi esplorative tra i labirintici livelli di gioco, in cerca di casse sempre ben nascoste che garantiscono loot di buon livello e crediti, a fasi da Arena Shooter in cui farsi largo tra vere e proprie orde di nemici, accompagnati da musica metal in sottofondo. Per farlo il proprio alter ego virtuale è dotato di vari innesti cibernetici che ci offrono una serie di aggiornamenti cybernetici che spaziano dal doppio salto allo scatto in volo, arrivando a poteri speciali che ci permettono di far letteralmente esplodere i nemici tramite delle sfere di energia, oppure tramite attacchi che consentono di teletrasportarsi alle loro spalle per poi sferrare potenti colpi ad area che coinvolgono chiunque sia all’interno del raggio d’azione. Sempre seguendo la strada tracciata da altri giochi, si avrà la possibilità di compiere le classiche esecuzioni corpo o corpo che devasteranno il nemico di turno e che serviranno a rifornire il giocatore di punti vita, aspetto da non sottovalutare visto che per ogni missione si hanno a disposizione un massimo di tre medikit e di altrettanti Stim, delle fiale che permettono di ritornare in vita non appena veniamo uccisi. Come già accennato, il giocatore sarà accompagnato dal proprio fedele mastino potenziabile a sua volta con diversi innesti cibernetici, che si renderà utile sbarazzandosi delle orde di nemici, oltre che ad indicare la loro esatta posizione sulla mappa. Necromunda: Hired Gun presenta anche una componente da looter shooter, seppur in maniera piuttosto abbozzata. Proseguendo nelle missioni si potranno raccogliere varie bocche da fuoco che, come da tradizione, sono suddivise in livelli a seconda della loro rarità, da quelle grigie che sono le armi di base, passando per le azzurre, poi le viola ed infine le armi dorate che, ovviamente, rappresenteranno il meglio che il gioco può offrirci. Oltre al proprio arsenale si potranno recuperare anche corazze, manufatti tecnologici e portafortuna che andranno a migliorare le statistiche del personaggio o la probabilità di raccogliere loot e bottino di migliore qualità. Al termine di ogni missione ci sarà un vero e proprio debriefing con tanto di valutazione finale in cui poter decidere quali armi tenere nel proprio inventario, per poi vendere tutte le rimanenti recuperando i sempre utili crediti. L’aspetto migliore di Necromunda: Hired Gun è senza dubbio la grande possibilità di personalizzazione del protagonista tramite gli innesti cibernetici che il gioco offre. Spendendo i crediti ci si può potenziare notevolmente andando a migliorare, oltre alla capacità di fuoco, anche l’agilità, per muoversi più velocemente nel bel mezzo dei furiosi scontri che il gioco offre di continuo grazie a salti, doppi salti, scatti ed anche all’utilissimo rampino. Questo, unito alle varie abilità a disposizione, al buon numero di armi disponibili ed anche alle particolari capacità del mastino, rende questo gioco godibile e divertente.

Passiamo adesso alle dolenti note: Necromunda: Hired Gun risulta ottimizzato per la next-gen, ma dopo averlo giocato su Xbox Series X l’unica domanda che ci siamo fatti è come sia possibile dichiarare un gioco in queste condizioni come ottimizzato. Il frame-rate è la prima cosa che colpisce in maniera negativa. Il gioco offre la possibilità di utilizzare un piccolo contatore di fps direttamente su schermo, cosa che, di primo impatto, ci ha fatto pensare ad un framerate stabile, vista l’ostentazione di tanta sicurezza. Invece la situazione è semplicemente disastrosa. Nonostante questo contatore indichi sempre valori tra i 58 ed i 60 frame per secondo, il risultato finale è tremendo. Non appena si gira la visuale tutto procede a microscatti offrendo un quadro tremendo, specialmente se si pensa alle potenzialità delle console di nuova generazione e alla frenesia che un gioco come questo porta con sé. La situazione non migliora dal punto di vista della definizione, con un gran numero di textures non proprio brillanti, per non parlare del fortissimo riciclo di assets che rende i vari stage monotoni e spesso anche monocromatici, con una predominanza del rosso davvero fastidiosa. Inutile aggiungere che anche il character design lascia molto a desiderare, con nemici sempre uguali e con la ciliegina sulla torta rappresentata dai volti dei particolari Troll che a volte si incontrano nel gioco: totalmente inespressivi. Non si salvano da questo scempio nemmeno le cruente esecuzioni, create talmente male da risultare a volte incomprensibili, per non parlare dei piccoli glitch che le contraddistinguono. Alla domanda: possono le sorti di Necromunda: Hired Gun risollevarsi grazie ad un intelligente level design capace di sfruttare le grandi capacità dinamiche del personaggio? La risposta, ahimé è: certo che no, visto che i livelli sono realizzati in maniera caotica e che ci è capitato spesso di perdere completamente l’orientamento. Se nelle prime missioni il gioco offriva il classico segnale su schermo per orientarsi, ad un certo punto questo piccolo aiuto è scomparso e trovare la strada giusta in mezzo a strutture sempre uguali che tendono a ripetersi fino all’infinito non è stato facile. Chiude il quadro la prevedibile sequenza di bug e glitch assortiti che ci hanno portato in diverse occasioni a crash totali del gioco che ci hanno portato nella home page della console senza alcun motivo apparente. Ovviamente risulta completamente assente il supporto al’HDR. Che dire? Questo Necromunda: Hired Gun poteva rivelarsi un ottimo titolo per tutti gli amanti dell’universo di Warhammer 40K, invece per il 70 per cento del gioco ci siamo trovati dinanzi a un piccolo disastro. Non resta che sperare in qualche patch correttiva e soprattutto che in futuro non si incappi in errori del genere che finiscono solo con il minare una produzione di base buona.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 6

Sonoro: 6,5

Gameplay: 5,5

Longevità: 5,5

VOTO FINALE: 6

Francesco Pellegrino Lise

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Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin, un’avventura incredibile

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Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin è finalmente uscito su Nintendo Switch e PC, al fine di far vestire i panni dei cosiddetti Rider sia alle nuove generazioni che ai fortunati possessori del primo episodio su Nintendo 3DS. Prima di iniziare a parlare del titolo in maniera approfondita ci teniamo a fare una sottolineatura importante: a partire dal sistema di combattimento, che nel filone Stories è a turni, il prodotto ha davvero poco in comune con le incarnazioni del franchise principale, ragion per cui i neofiti di questa saga spin-off potrebbero ritrovarsi inizialmente spiazzati e confusi., ma col passare delle ore siamo certi che chiunque potrà apprezzare ciò che questo titolo ha da offrire. Scopriamo il perché. Il protagonista di questa nuova avventura è un giovane (o una giovane in quanto il personaggio lo si crea all’inizio della partita) Rider del villaggio di Mahana che eredita dal defunto nonno uno strano cucciolo di Rathalos. In quella che è una specie di stravagante rivisitazione di E.T., il protagonista dovrà dimostrare, insieme a una coraggiosa Wyverniana di nome Ena e al bizzarro Felyne che si fa chiamare Navirou, che il Ratha tagliente è innocuo e non è certo il mostro profetizzato che causerà una catastrofe con le sue famigerate Ali della Distruzione, sebbene ogni indizio suggerisca il contrario. Ci teniamo a precisare che non è necessario aver giocato il primo Monster Hunter Stories per comprendere la trama di questo sequel, ma certamente l’averlo fatto aiuta. Man mano che si prosegue nel gioco, infatti, i riferimenti si fanno sempre più frequenti e tornano molti personaggi del passato, compresi alcuni che Capcom non ha fatto vedere neppure di striscio nei suoi trailer per non rovinare la sorpresa. Fortunatamente il titolo è pensato così bene che la trama non farà mai pesare i collegamenti col passato ma, anzi, qualche volta saranno i personaggi stessi a raccontare i retroscena attraverso dialoghi o flashback. Il titolo Capcom non vincerà certo un Nobel per la letteratura, ma è scritto decisamente molto bene e, soprattutto, caratterizza con cura e delicatezza i personaggi intorno al protagonista muto, senza scadere nei consueti stereotipi dell’animazione nipponica. Ha solo un problema: la struttura della campagna tende a diluire la narrativa in blocchi di missioni che in qualche momento sembrano solo voler prendere tempo. Ogni volta che si raggiunge una nuova città hub, bisognerà risolvere una serie di incarichi che porteranno il giocatore a esplorare tutte le zone più rilevanti della regione prima della svolta nella storia che condurrà il protagonista alla città successiva, in cui ricomincerà da capo questo ciclo.

Come vi accorgerete giocando a Monster Hunter Stories 2, la quotidianità dei Rider si distingue molto da quella dei Cacciatori, ma non è del tutto differente. Procediamo però con ordine, spiegando innanzitutto che i primi vivono in luoghi isolati e si addentrano quotidianamente nelle cosiddette Tane di Mostro, al fine di impossessarsi di qualche uovo. Una volta tornati al villaggio con la refurtiva, infatti, i possessori della mistica Pietra del Legame hanno la capacità di entrare in simbiosi e instaurare un reciproco legame di fiducia con i mostri usciti dalle uova, per poi allevarli sino all’età adulta e abituarle alla coesistenza con gli esseri umani. Un autentico privilegio che permette ai cosiddetti “Monstie” di percepire i sentimenti e le intenzioni dei propri Rider e, di conseguenza, di lottare al loro fianco contro qualsiasi pericolo possa minacciare la vita pacifica della comunità. Pertanto, ogni giorno i fantini e i loro partner setacciano scrupolosamente i dintorni dei rispettivi villaggi, sia per racimolare quante più uova possibili, sia per assicurarsi che nessun mostro feroce possa attaccare all’improvviso il centro abitato e seminare il panico tra i paciosi paesani. L’esplorazione gioca quindi un ruolo primario nell’economia del gameplay, anche perché il titolo presenta delle mappe gigantesche e coloratissime, nonché traboccanti di fiere e materie prime da recuperare e combinare, così da generare pozioni, esplosivi e tutti gli altri strumenti che nel mezzo delle battaglie tornano puntualmente utili. Tuttavia, dal momento che in Monster Hunter Stories 2 armi, armature e consumabili possono essere craftati alla vecchia maniera, ossia rivolgendosi al fabbro o alla voce “combina” nel menu di pausa, Wings of Ruin fatica a giustificare il recupero dei tanti forzieri disseminati in giro e che appunto sono soliti contenere piccole scorte di oggetti già realizzabili e reperibili in quantità industriale. Prima di addentrarci nell’analisi del sistema di combattimento, che anche in questo episodio, come già detto all’inizio, ha conservato il meccanismo a turni dell’originale, occorre sottolineare che i Rider portano con sé un massimo di sei Monstie, i quali sono suddivisi in tre categorie diverse: Potenza, Tecnica e Velocità. Regolamentate dal classico sistema della morra cinese, resistenze e debolezze delle suddette spalancano quindi le porte a una deliziosa componente strategica, costringendo il giocatore a formare una squadra quanto più bilanciata possibile. Tutti i mostri in eccesso, in ogni caso, vengono destinati alle scuderie nei vari villaggi, in attesa di essere portati in missione. Dato l’elevato numero di creature presenti nel bestiario, il ricambio è insomma una costante di Wings of Ruin, ragion per cui i punti esperienza ottenuti al termine di una battaglia vengono equamente divisi tra il Rider e tutte le bestie nella sua squadra. Se da una parte questa scelta impedisce di creare in poco tempo una singola unità spaventosamente forte e sbilanciata, dall’altra facilita non poco la preparazione delle bestie destinate a sostituire i titolari del party. Tra l’altro, nel caso in cui il giocatore non sia intenzionato a “conservare” tutti i Monstie precedentemente schierati in campo, la meccanica del Rituale Sciamanico permette di modificare il patrimonio genetico dei Monstie e trasferire abilità e poteri da una creatura all’altra. Ognuno di essi, difatti, presenta un massimo di nove slot, alcuni dei quali sono occupati sin dalla schiusa delle uova, mentre altri si sbloccano salendo di livello. Ciascun gene corrisponde appunto a un’abilità o a bonus, che il giocatore può modificare o rafforzare donando alla creatura dei geni simili e assicurandosi di allineare orizzontalmente, verticalmente o in diagonale quelli dello stesso colore: in questo modo, il Monstie ottiene un bonus bingo che lo rende ancora più potente e competitivo.

Laddove nel primo episodio del filone di Monster Hunter Stories il gene donato conservava lo slot originale, con nostra grande sorpresa abbiamo scoperto che in Wings of Ruin è invece l’utente a scegliere quale slot rimpiazzare, semplificando non poco l’intera operazione e la realizzazione di file simili. Il Rituale Sciamanico è in definitiva una meccanica essenziale per personalizzare il party, ma che comunque va utilizzata con accortezza e lungimiranza, in quanto il mostro “donatore” scompare al termine della procedura e una volta perso non può essere recuperato in nessun modo. Una ragione valida per segnare tra i “preferiti” tutti i partner da conservare, in quanto questi non possono essere selezionati come donatori. Per quanto concerne il sistema di combattimento vero e proprio, ci duole ammettere che questo è stato ritoccato meno di quanto a nostro avviso avesse bisogno: non solo appare estremamente derivativo, ma ha ereditato sia i pregi che alcuni storici “difetti” dell’originale. Andando per gradi, è bene precisare anzitutto che alle battaglie partecipano il Rider e il suo compagno principale, che all’occorrenza può essere sostituito una volta per turno, sia per adattare la strategia alla natura dell’avversario, sia per evitare di perdere dei preziosi cuori. Difatti, quando i punti vita di un fantino o del suo partner scendono a zero, il giocatore perde uno dei tre cuori a sua disposizione e una volta a secco viene decretata la sua sconfitta. Pertanto, durante la lotta è molto importante valutare se curare il Monstie in campo o se rimpiazzarlo del tutto, elaborando di conseguenza una strategia alternativa. Come accennato poc’anzi, esistono tre tipi di attacco, ognuno dei quali ha un punto forte e uno debole: Potenza batte Tecnica, Tecnica vince Velocità, e Velocità supera Potenza. Selezionando il giusto tipo ad ogni turno fa sì che il personaggio controllato vinca il “Testa a testa” con l’avversario, ossia una situazione in cui entrambe le parti portano a segno un attacco e ricevono dei danni proporzionati al risultato della morra cinese. Tutti e due, quindi, riportano delle ferite, ma qualora sia il giocatore a prevalere, la vittoria riempirà in modo significativo la barra legame. Peccato soltanto che l’utente non possa in alcun modo influenzare la tipologia di attacco scelta dal proprio Monstie, che pertanto è affidata invece alla carente intelligenza artificiale: il risultato non è sempre piacevole. Certo, sostituire il mostro in prima linea con una creatura specializzata nella categoria desiderata incrementa le possibilità che questa ricorra alla tipologia necessaria, ma il risultato non è affatto garantito, in quanto anche i Mostri sono liberi di decidere sul momento il tipo di attacco da sferrare. Quella di conservare tale caratteristica è insomma una scelta opinabile. Fortunatamente una volta riempita la barra legame si verifica l’esatto contrario, in quanto il Rider è libero di salire in sella al Monstie e di sferrare un unico attacco dal potere distruttivo incrementato. Una volta in groppa al partner, infatti, non solo i Punti Vita del fantino vengono ripristinati, ma la coppia gode di un sostanzioso bonus in termini di attacco e difesa, e oltretutto ha accesso alle portentose Abilità Legame: vere e proprie mosse speciali che innescano spettacolari sequenze animate e che, in base al livello di carica, tendono a semplificare la rottura delle parti del corpo nemiche. Durante la battaglia, poi, capita di tanto in tanto che il Monstie e l’avversario si affrontino nei cosiddetti “Scontri Finali”, ovvero sequenze in cui il giocatore è chiamato a premere velocemente il tasto indicato, alternare quelli dorsali o far roteare in una direzione specifica la levetta analogica destra. Un espediente a nostro avviso molto divertente, che per di più infligge gravi danni e contribuisce a ricaricare la barra legame. Mettendo da parte gli attacchi doppi, ossia gli assalti combinati che si innescano quando Rider e Monstie selezionano lo stesso tipo di attacco, le vere novità del sequel vanno ricercate nelle armi extra a disposizione degli avatar e nella presenza di un secondo Rider con tanto di Mostie al suo seguito. Come ricorderà chiunque abbia giocato il primo Monster Hunter Stories su Nintendo 3DS, al tempo i fantini potevano equipaggiare soltanto quattro tipi di armi (spadone, spada e scudo, martello e corno da caccia), mentre a questo giro gli sviluppatori hanno ben pensato di portare il totale a sei e di introdurre anche l’arco e la lancia-fucile. Al pari del primo capitolo della serie, Monster Hunter Stories 2 presenta anche una nutrita componente multiplayer, che tra le altre cose ha visto il ritorno dei tornei in cui cimentarsi contro i Rider provenienti da ogni parte del globo. In questo caso, però, le attività multigiocatore consentono di affrontare anche in coppia le varie sfide e partire per le cosiddette “missioni in collaborazione”, alle quali possono appunto partecipare un massimo di quattro giocatori.

Nel mondo di gioco di Monster Hunter Stories 2 sono essenzialmente disponibili tre tipi di aree esplorabili, fuori dalle città. Le regioni sono macro aree all’aperto che collegano ogni altro tipo di mappa: solitamente si diramano in una moltitudine di uscite che conducono a zone più contenute, praticamente quelli che in un JRPG comune sono i dungeon. Ci sono poi le tane, che si dividono in due tipi. Le tane di mostro comuni e rare sono completamente procedurali: compaiono a caso nelle mappe e sono costituite da una combinazione casuale di stanze che vanno a formare una grotta nella quale si trovano mostri, forzieri e materiali collezionabili random. Le tane nominate sono invece caratterizzate da un ingresso rettangolare e sono predefinite sia nella posizione sulla mappa, sia nella struttura interna. In questi dungeon ci sono i forzieri che contengono i Tappi di bottiglia, una valuta da scambiare in oggetti, equipaggiamento e utili bonus come gli spazi extra nella stalla della città. Mentre gli altri dungeon si esplorano obbligatoriamente per proseguire nella storia, e spesso si concludono con un boss specifico da sconfiggere, le tane sono completamente facoltative. Al loro interno è sempre presente un nido dal quale poter rubare almeno un uovo: contraddistinto da un odore e da un peso che determinano la qualità del mostro al suo interno, l’uovo può essere poi schiuso in seguito nella stalla cittadina. I Monstie non servono solo a combattere, infatti, ma anche a esplorare a fondo le diverse mappe. La maggior parte delle specie ha una o due abilità sul campo che permettono di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili: gli anfibi come lo Zamtrios o il Ludroth, per esempio, possono superare gli specchi d’acqua a nuoto, mentre i mostri più agili come il Velocidrome o lo Zinogre possono compiere balzi prodigiosi e raggiungere piattaforme distanti. Il Tigrex, il Kecha-Wacha e altri possono arrampicarsi su specifiche pareti rocciose, mentre la famiglia dei Diablos può scavare una buca in punti specifici per ricomparire da un’altra parte, facendoci raggiungere forzieri e altri collezionabili. Formare una squadra bilanciata di mostri non significa solo sceglierli in base ai tipi di attacchi, ma anche all’utilità che possono avere durante l’esplorazione. Considerando che potrete portare con voi soltanto sei mostri, e uno di questi è obbligatoriamente il Ratha tagliente per quasi tutto il gioco, vi capiterà senz’altro di dover tornare nei dungeon coi Monstie giusti per aprire tutti i forzieri che non siete riusciti a raggiungere. Fortunatamente, Monster Hunter Stories 2 si appoggia a un sistema di spostamento rapido comodissimo. In ogni mappa troverete sempre una o più Gattovane che vi permetteranno di salvare la partita e cambiare il momento della giornata tra pomeriggio e sera, alterando così anche i mostri che gironzolano nei dintorni. Soprattutto, dopo aver sbloccato una Gattovana, la si potrà raggiungere in qualsiasi momento semplicemente aprendo la mappa di gioco e scegliendola dall’elenco di quelle che già scoperte. Spostarsi da un capo all’altro del mondo è quindi molto semplice, anche se non proprio velocissimo visto che è sempre necessario caricare ogni nuova zona. Tirando le somme, Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin si conferma un solido e dilettevole JRPG, nonché uno spin-off rispettoso nei confronti della serie principale da cui è tratto. Il prodotto vanta al proprio arco di frecce una varietà incredibile, una storia sicuramente più coinvolgente dell’originale e soprattutto una resa visiva accattivante e meno infantile. Tuttavia, pur riconoscendo la validità dei piccoli accorgimenti apportati al sistema di combattimento, in primis l’introduzione di nuove armi o del compagno extra, non condividiamo la decisione di lasciare libertà di azione ai Monstie, che ancora oggi nelle fasi di battaglia sono manovrati da un’intelligenza artificiale poco sviluppata. Che si ami o meno il brand, in ogni caso, il titolo saprà travolgere chiunque con le sue tinte incantevoli e tenere incollati i giocatori allo schermo per più di 50 ore. A nostro avviso ogni possessore della console di casa Nintendo dovrebbe giocarlo.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Longevità: 9

Gameplay: 8,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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iPhone, secondo i rumors i nuovi modelli supporteranno il Wi-Fi 6E

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Apple potrebbe portare sulla prossima generazione di iPhone il supporto al Wi-Fi 6E. Secondo un recente rapporto di DigiTimes, diversi fornitori del gigante di Cupertino, tra cui Win Semiconductors, Advanced Wireless Semiconductor Company e Visual Photonics Epitaxy Comp, sono già pronti a fornire i componenti relativi al Wi-Fi 6e, la tecnologia più recente e avanzata della connessione wireless, approvata dalla Wi-Fi Alliance nel 2020. A differenza dei precedenti standard che funzionano su bande 2,5 Ghz o 5 Ghz, Wi-Fi 6E utilizza la banda 6 GHz, attualmente meno congestionata, tale da offrire velocità massime fino a 9,6 Gbps. Aggiungendo il supporto al Wi-Fi 6E all’iPhone di ultima generazione, Apple seguirebbe le mosse già effettuata dai concorrenti, come Samsung, che all’inizio di quest’anno ha incluso il supporto alla linea dei Galaxy S21. Oltre alla connessione, altri miglioramenti attesi dall’iPhone di prossima generazione sono una batteria più grande, una frequenza di aggiornamento dello schermo a 120Hz, un notch più piccolo per il Face ID, e una fotocamera principale con sensore da 108 megapixel. Apple conta di battere ogni record di vendita con i suoi prossimi iPhone. Stando a Bloomberg, l’azienda avrebbe chiesto ai fornitori di produrre almeno 90 milioni di esemplari di nuova generazione nel 2021, il che rappresenta un aumento del 20% rispetto ai 75 milioni di unità arrivate in tutto il 2020. La presentazione degli iPhone di ultima generazione, ancora da confermare, dovrebbe avvenire entro il mese di settembre. Nel frattempo, come sempre accade in questo periodo ormai da anni, non resta altro che aspettare comunicazioni ufficiali dal colosso di Cupertino.

F.P.L.

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Greedfall Gold Edition, il Gdr di Spiders si evolve per la Next-Gen

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Greedfall, per coloro i quali non lo sapessero, è un gioco di ruolo ambientato nel diciassettesimo secolo in cui nei panni di un giovane nobile si è chiamati a trovare una cura a una misteriosa malattia e, al contempo, gestire le relazioni tra le varie fazioni dell’isola di Teer Fradee, di cui il cugino è appena diventato governatore. Delle missioni non certo semplici e che mettono chi gioca davanti a più di un dilemma morale, in cui non vi è mai una soluzione più giusta dell’altra. Greedfall è infatti contraddistinto da una elevata qualità di scrittura, sia della trama principale che delle varie quest secondarie, con quest’ultime che stupiscono per la grande cura in esse riposta. Un qualcosa di cui avevamo già tessuto le lodi ai tempi del rilascio originale del titolo (qui la nostra recensione). A differenza di quanto si potrebbe pensare, Greedfall non è un open world, bensì un titolo composto da tante diverse e ampie aree chiuse. Per quanto riguarda il sistema di combattimento, esso è invece un gioco in tempo reale e permette di usare sia armi bianche che da fuoco che la magia. A completare il tutto vi è poi la possibilità di sfruttare delle pause tattiche, in cui riflettere sul come utilizzare nel modo più saggio possibile item e abilità. Ma parliamo di questa edizione Gold: questa nuova versione di Greedfall, che ricordiamo essere un upgrade gratuito per chi già è proprietario della versione “old gen” del gioco ma non per chi l’ha riscattato dal PlayStation Plus, va infatti a migliorare l’esperienza originale solamente sul piano tecnico.

Due sono le versioni grafiche a disposizione e selezionabili a piacimento dal menu di gioco anche in tempo reale: qualità e prestazioni. La prima, come facilmente intuibile, spinge maggiormente sulla bontà visiva, con la risoluzione che arriva fino ai 4K, mentre la seconda sulla fluidità di gioco e riesce a garantire i 60 frame per secondo. Innegabile come la modalità qualità sia tra le due quella più piacevole alla vista, con un maggior numero di effetti, delle texture più dettagliate e un numero più elevato di elementi a schermo. A completare l’offerta di Greedfall Gold Edition vi è infine, oltre ai miglioramenti tecnici di cui vi abbiamo appena parlato, anche un nuovo e inedito DLC. Tale contenuto aggiuntivo, che prende il nome di The De Vespe Conspiracy, può inoltre essere acquistato singolarmente anche su old gen a 6,99 euro. Considerando tale prezzo risicato e come l’upgrade grafico sia gratuito per chi è in possesso di una copia del gioco per PS4 o Xbox One, la Gold Edition perde quindi alla fine dei conti un po’ di attrattiva. Se volete giocare a Greedfall, insomma, la scelta migliore è quella di recuperare la versione originale e, al massimo, acquistare The De Vespe Conspiracy a parte direttamente sui relativi store. Se invece avete una console next gen e non avete acquistato il titolo, adesso è proprio il momento giusto per farlo. Tirando le somme, possiamo dire senza alcun dubbio che Greedfall Gold Edition non riesce purtroppo a smussare le impervietà che contraddistinguono il titolo fin dal suo rilascio originale, ma è in grado di donare a chiunque lo giochi una nuova brillante versione del gdr di Spiders, finalmente giocabile a 60 frame per secondo anche su console. Un’ottima occasione, insomma, per dare un’altra chance al gioco e al contempo far la conoscenza con la piacevole per quanto breve espansione De Verve Conspiracy. Provatelo e siamo certi che non ve ne pentirete.

Francesco Pellegrino Lise

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