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Necromunda: Hired Gun, l’Fps ambientato nell’universo di Warhammer 40K

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Necromunda: Hired Gun trasporta i giocatori sull’omonimo pianeta-formicaio dell’universo di Warhammer 40K, mettendoli nei panni di un anonimo cacciatore di taglie in cerca di vendetta. Dopo aver rischiato la vita nel corso di una missione molto pericolosa, si viene tratti in salvo dal famoso cacciatore di taglie Kal Jericho e condotti a Martyr’s End, un piccolo rifugio in cui vari avventurieri trovano riparo dal pericolo costante che questo pianeta porta con sé. Necromunda è infatti un pianeta in cui non esiste alcun tipo di regola scritta o legge, dove alcuni malcapitati vengono ridotti in schiavitù fino a diventare dei veri e propri ingranaggi di oscuri macchinari e dove la gilda dei Mercanti fa affari di ogni tipo con i vari clan che abitano queste lande desolate. In questo magnifico scenario caotico si muove il protagonista, accompagnato dal suo fedele mastino alla ricerca di Silver Talon, un criminale che è il bersaglio principale della Gilda e dello stesso Jericho. La trama purtroppo non è certamente il punto forte di questo gioco, nonostante possa far leva sul vastissimo universo ideato da Games Workshop, ma il titolo fortunatamente offre alcune buone qualità da non sottovalutare. Andiamole a scoprire. Una volta lanciato il titolo e dopo aver creato il proprio personaggio scegliendo l’aspetto tra una delle non tantissime opzioni predefinite a disposizione, ci si ritroverà a Martyr’s End, area che rappresenta il campo base. Qui sono presenti alcuni venditori, un particolare medico che si occuperà dei potenziamenti e di quelli destinati al mastino, edun vero e proprio tabellone dal quale poter lanciare le varie missioni che il gioco offre. Necromunda: Hired Gun non ha alcuna velleità Open World, ma piuttosto si affida al classico schema suddiviso in livelli: una volta scelta la missione da affrontare si verrà trasportati nella zona preposta, per poi tornare a Martyr’s End una volta completato il compito. Necromunda: Hired Gun è un’esperienza completamente single player, composta dalle 13 missioni della campagna principale che necessiteranno di circa 7/ 8 ore al livello intermedio per essere completate, oltre ad una nutrita selezione di missioni secondarie casuali suddivise in classi di difficoltà crescente. Queste non aggiungono però nulla alla lore del gioco, limitandosi a buttare il giocatore nella mischia in arene ambientate solitamente in parti già affrontate nella campagna e rivelandosi utili principalmente per recuperare crediti e loot che saranno d’aiuto nel corso della storia principale. I nemici del protagonista sono i tre principali clan che dominano i bassifondi di questo desolato pianeta: gli Orlock, un clan di industriali che sfrutta armi standard, le Escher, donne guerriere capaci di teletrasportarsi e di colpire con attacchi magici, ed infine i Goliath, dei veri e propri bestioni corazzati dotati di armi pesanti e martelli enormi. Oltre a questi si verrà in contatto anche con dei particolari Troll e dei piccoli mech corazzati che metteranno alla prova i riflessi di chi si trova dinanzi lo schermo.

Il gameplay offerto da Necromunda: Hired Gun cerca di riproporre quello che si è già visto in giochi come Doom, alternando fasi esplorative tra i labirintici livelli di gioco, in cerca di casse sempre ben nascoste che garantiscono loot di buon livello e crediti, a fasi da Arena Shooter in cui farsi largo tra vere e proprie orde di nemici, accompagnati da musica metal in sottofondo. Per farlo il proprio alter ego virtuale è dotato di vari innesti cibernetici che ci offrono una serie di aggiornamenti cybernetici che spaziano dal doppio salto allo scatto in volo, arrivando a poteri speciali che ci permettono di far letteralmente esplodere i nemici tramite delle sfere di energia, oppure tramite attacchi che consentono di teletrasportarsi alle loro spalle per poi sferrare potenti colpi ad area che coinvolgono chiunque sia all’interno del raggio d’azione. Sempre seguendo la strada tracciata da altri giochi, si avrà la possibilità di compiere le classiche esecuzioni corpo o corpo che devasteranno il nemico di turno e che serviranno a rifornire il giocatore di punti vita, aspetto da non sottovalutare visto che per ogni missione si hanno a disposizione un massimo di tre medikit e di altrettanti Stim, delle fiale che permettono di ritornare in vita non appena veniamo uccisi. Come già accennato, il giocatore sarà accompagnato dal proprio fedele mastino potenziabile a sua volta con diversi innesti cibernetici, che si renderà utile sbarazzandosi delle orde di nemici, oltre che ad indicare la loro esatta posizione sulla mappa. Necromunda: Hired Gun presenta anche una componente da looter shooter, seppur in maniera piuttosto abbozzata. Proseguendo nelle missioni si potranno raccogliere varie bocche da fuoco che, come da tradizione, sono suddivise in livelli a seconda della loro rarità, da quelle grigie che sono le armi di base, passando per le azzurre, poi le viola ed infine le armi dorate che, ovviamente, rappresenteranno il meglio che il gioco può offrirci. Oltre al proprio arsenale si potranno recuperare anche corazze, manufatti tecnologici e portafortuna che andranno a migliorare le statistiche del personaggio o la probabilità di raccogliere loot e bottino di migliore qualità. Al termine di ogni missione ci sarà un vero e proprio debriefing con tanto di valutazione finale in cui poter decidere quali armi tenere nel proprio inventario, per poi vendere tutte le rimanenti recuperando i sempre utili crediti. L’aspetto migliore di Necromunda: Hired Gun è senza dubbio la grande possibilità di personalizzazione del protagonista tramite gli innesti cibernetici che il gioco offre. Spendendo i crediti ci si può potenziare notevolmente andando a migliorare, oltre alla capacità di fuoco, anche l’agilità, per muoversi più velocemente nel bel mezzo dei furiosi scontri che il gioco offre di continuo grazie a salti, doppi salti, scatti ed anche all’utilissimo rampino. Questo, unito alle varie abilità a disposizione, al buon numero di armi disponibili ed anche alle particolari capacità del mastino, rende questo gioco godibile e divertente.

Passiamo adesso alle dolenti note: Necromunda: Hired Gun risulta ottimizzato per la next-gen, ma dopo averlo giocato su Xbox Series X l’unica domanda che ci siamo fatti è come sia possibile dichiarare un gioco in queste condizioni come ottimizzato. Il frame-rate è la prima cosa che colpisce in maniera negativa. Il gioco offre la possibilità di utilizzare un piccolo contatore di fps direttamente su schermo, cosa che, di primo impatto, ci ha fatto pensare ad un framerate stabile, vista l’ostentazione di tanta sicurezza. Invece la situazione è semplicemente disastrosa. Nonostante questo contatore indichi sempre valori tra i 58 ed i 60 frame per secondo, il risultato finale è tremendo. Non appena si gira la visuale tutto procede a microscatti offrendo un quadro tremendo, specialmente se si pensa alle potenzialità delle console di nuova generazione e alla frenesia che un gioco come questo porta con sé. La situazione non migliora dal punto di vista della definizione, con un gran numero di textures non proprio brillanti, per non parlare del fortissimo riciclo di assets che rende i vari stage monotoni e spesso anche monocromatici, con una predominanza del rosso davvero fastidiosa. Inutile aggiungere che anche il character design lascia molto a desiderare, con nemici sempre uguali e con la ciliegina sulla torta rappresentata dai volti dei particolari Troll che a volte si incontrano nel gioco: totalmente inespressivi. Non si salvano da questo scempio nemmeno le cruente esecuzioni, create talmente male da risultare a volte incomprensibili, per non parlare dei piccoli glitch che le contraddistinguono. Alla domanda: possono le sorti di Necromunda: Hired Gun risollevarsi grazie ad un intelligente level design capace di sfruttare le grandi capacità dinamiche del personaggio? La risposta, ahimé è: certo che no, visto che i livelli sono realizzati in maniera caotica e che ci è capitato spesso di perdere completamente l’orientamento. Se nelle prime missioni il gioco offriva il classico segnale su schermo per orientarsi, ad un certo punto questo piccolo aiuto è scomparso e trovare la strada giusta in mezzo a strutture sempre uguali che tendono a ripetersi fino all’infinito non è stato facile. Chiude il quadro la prevedibile sequenza di bug e glitch assortiti che ci hanno portato in diverse occasioni a crash totali del gioco che ci hanno portato nella home page della console senza alcun motivo apparente. Ovviamente risulta completamente assente il supporto al’HDR. Che dire? Questo Necromunda: Hired Gun poteva rivelarsi un ottimo titolo per tutti gli amanti dell’universo di Warhammer 40K, invece per il 70 per cento del gioco ci siamo trovati dinanzi a un piccolo disastro. Non resta che sperare in qualche patch correttiva e soprattutto che in futuro non si incappi in errori del genere che finiscono solo con il minare una produzione di base buona.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 6

Sonoro: 6,5

Gameplay: 5,5

Longevità: 5,5

VOTO FINALE: 6

Francesco Pellegrino Lise

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Multiversus, il nuovo battle brawl di Warner Bros

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Multiversus è per Warner Bros l’evoluzione dei classici picchiaduro, più nello specifico è un battle brawl proprio come Super Smash Bros e Brawlhalla, ossia, un gioco dove due o 4 personaggi (in singolo o a squadre) se le danno di santa ragione fino a sbalzare gli avversari oltre i limiti dell’arena. Ovviamente chi finisce giù il minor numero di volte fuori vince. Per far si che gli antagonisti diventino più vulnerabili e cadano al di là dei confini delle aree di gioco, sarà necessario mettere a segno più colpi possibile. Quindi un’ottima tecnica e conoscenza delle abilità del proprio alter ego virtuale possono fare la differenza. Forte delle sue innumerevoli licenze il colosso dell’intrattenimento ha deciso così di evolversi e tirar fuori dal cilindro Multiversus: un picchiaduro con un roster d’eccezione, che vanta personaggi del calibro di Batman, Bugs Bunny, Tom e Jerry, Finn e Jake, Steven Universe, Arya Stark, Taz, Supermen, Harley Quinn, Wonder Woman, Shaggy e altri. L’idea centrale? Non solo permettere a chiunque di giocarci gratuitamente (il gioco è disponibile sia gratuitamente nella versione base che in versione a pagamento con diversi bonus), ma anche ispirarsi a una delle serie più di successo in assoluto tra i picchiaduro: Super Smash Bros. I vari combattenti non sono però solo diversi esteticamente, gli sviluppatori hanno cercato di dare a ognuno un set di mosse unico e iconico, con una diversificazione marcata tanto quanto quella vista nei migliori personaggi di Smash Ultimate. In pratica ogni scelta appartiene a una sorta di sottoclasse – tank per i più difensivi, picchiatore per i più offensivi, e altre più peculiari come guaritore o assassino – e segue lo schema classico delle mosse direzionali di Smash, sia per i colpi normali che per quelli speciali. In Multiversus ogni attacco normale al di fuori delle combo a colpi multipli risulta caricabile come un attacco Smash, e molte delle mosse speciali richiedono delle risorse ricaricabili col tempo o con l’attivazione di qualche abilità. Un esperto di Bugs Bunny dovrà quindi decidere al meglio quando utilizzare i suoi missili Acme, laddove per chiunque usi Batman sarà il caso di tener conto dei batarang lanciati e degli esplosivi utilizzati.

Insomma, il titolo è molto più tecnico di quanto si possa immaginare. L’unicità del sistema di combattimento però non dipende solo da queste caratteristiche. In primo luogo, infatti, Multiversus è completamente bilanciato attorno agli scontri due contro due, con tanto di già nominate classi di supporto pensate prevalentemente per offrire potenziamenti ai compagni o avvantaggiarli in battaglia. Al di fuori di quelli più aggressivi, quasi ogni combattente ha poi a disposizione almeno una abilità di supporto, che gli permette di offrire bonus al partner, di raggiungerlo al volo, o addirittura di recuperarlo mentre sta volando di sotto. Il fatto che queste abilità spesso non si traslino altrettanto bene nell’uno contro uno – pur mantenendo di solito un’utilità di qualche tipo – porta chiaramente quella modalità a essere meno esaltante e rifinita. L’altra caratteristica del gioco che lo distingue marcatamente da Smash Bros è l’impressionante mobilità aerea dei personaggi. Si possono usare manovre multiple in aria, tra cui doppie schivate, salti e mosse di recupero o movimento una in seguito all’altra, per una agilità generale assai superiore a quella vista nella serie Nintendo. Stando agli sviluppatori la cosa è stata calcolata per evitare la frustrazione delle cadute dopo una mossa andata male, ma al contempo si tratta di una scelta che rende le battaglie molto più caotiche ai lati delle arene, perché l’unico modo per eliminare un avversario prima del tempo è colpirlo alla perfezione con un cosiddetto spike, ovvero una mossa capace di lanciarlo verso il basso immediatamente senza alcun tipo di recupero. Complessivamente il gameplay ci ha divertito. La difesaè interamente basata sulle schivate, con tempi d’invulnerabilità che diminuiscono progressivamente e spostamenti costanti che rendono tutto molto adrenalinico. L’unica cosa a non averci convinto del tutto è la gestione generale del movimento: Multiversus richiede indubbiamente una buona padronanza generale dei sistemi e un calcolo preciso delle distanze, eppure al contempo le movenze dei personaggi sono parse più secche e meno intuitive da gestire rispetto al fluido e tecnico movimento di Smash Ultimate. Apprezziamo comunque il fatto che Warner Bros abbia dato un po’ di personalità al suo titolo senza mettere in campo una semplice imitazione. Anche a livello tecnico Multiversus ci ha saputo conquistare, pur non catturandoci completamente dal punto di vista artistico. La leggibilità delle mosse è dopotutto ottima, le animazioni notevoli e curate e lo stile cartoonesco dai colori molto accesi non fa che aiutare l’occhio a seguire al meglio l’azione, anche se con tutti i personaggi che se le danno di santa ragione sullo schermo è molto semplice perdere d’occhio il proprio combattente. Il design stilizzato dei personaggi è gradevole e sicuramente piacerà agli amanti dei cartoon. Le arene di gioco invece non vantano chissà quale personalità e forse sarebbe stato un bene rischiare di più nello stile, alcune risultano troppo scarne e semplici. Nulla da dire invece sul netcode: le partite fatte sono sempre risultate molto stabili e fluide, e il rollback usato dal gioco ci è parso di ottimo livello.

Trattandosi di un gioco incentrato pressoché solo sul competitivo online, questo è un fattore importantissimo da gestire a dovere, ed è quindi un bene che la prova non ci abbia deluso. Per quanto riguarda lo shop invece c’è un quasi inevitabile Battle Pass, che sembra concedere premi in modo discretamente onesto, e si parte con una manciata di combattenti sbloccabili con la valuta in game senza doversi necessariamente massacrare di partite. Così, a occhio, il guadagno sembra quindi per lo più legato a skin alternative per i combattenti, e alla volontà dei giocatori di ottenere subito le eventuali new entry senza dover guadagnare valuta affrontando i combattimento. Un sistema che con ogni probabilità rappresenta quello più funzionale per free to play di questa tipologia. Certo, un po’ di valuta in più a forza di livellare non farebbe male, e il timore di personaggi gradualmente sempre più ardui da sbloccare in futuro è presente, tuttavia è inutile fasciarsi la testa prima del tempo. Tirando le somme Multiversus si è rivelato essere una gradita sorpresa. Seppur non raggiunge i fasti della concorrenza su Switch, il titolo offfre un’ottima giocabilità, una rosa di combattenti abbastanza florida e una grande longevità. Peccato solo per le arene di gioco che a nostro avviso risultano un po’ troppo anonime e scarne. Se in futuro il titolo verrà seguito a dovere però siamo certi che i giocatori ne vedranno delle belle.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 8,5

Francesco Pellegrino Lise

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Huawei Mate Xs 2, lo smartphone pieghevole arriva in Italia

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Huawei ha svelato l’arrivo in Italia del Mate Xs 2 il nuovo smartphone pieghevole, risultato dei recenti studi della compagnia nello sviluppo dei foldable. La cerniera a doppia rotazione Falcon Wing con piega piatta rende il Mate Xs 2 sia resistente che compatto. Il display pieghevole True-Chroma è da 7,8 pollici mentre il sistema di fotocamere True-Chroma poggia su un sensore da 50 megapixel, con fotocamera ultra-angolare da 13 megapixel e teleobiettivo da 8 megapixel. Particolarità del telefono è il cosiddetto Composite Screen, che ha un design simile a quello dei sistemi anti-collisione delle auto, per ammortizzare meglio gli urti. Da aperto, il display ha una risoluzione di 2480 x 2200 pixel, con frequenza di aggiornamento fino a 120 Hz. Da chiuso, il pannello da 6,5 pollici è ancora utile per usare tutte le app che si vuole, in modalità smartphone classico. A differenza della concorrenza, il Mate Xs 2 conserva la sua peculiare apertura verso l’esterno, piuttosto che a mo’ di libro come il Galaxy Z Fold 3. Mate Xs 2 è dotato di una batteria da 4600 mAh e supporta il SuperCharge 66 W che, secondo l’azienda, migliora la durata della batteria in standby. Il telefono supporta solo la rete 4G e il sistema operativo è Emui 12, basato su Android ma senza le app di Google e il Play Store, per il noto ban da parte del governo degli Stati Uniti sugli affari intrattenuti da Huawei con produttori di hardware e servizi americani. C’è però tutto l’ecosistema che negli ultimi anni il colosso cinese ha realizzato intorno ai suoi dispositivi, compresa AppGallery che oramai supporta quasi tutti i principali software utilizzati dagli utenti. Fino al 31 agosto, Huawei Mate Xs 2 sarà in pre-ordine solo su Huawei Store al prezzo di 1.999,90 euro e, con il deposito di 10 euro, si otterrà uno sconto di 100 euro e in omaggio le nuove FreeBuds Pro 2. Il telefonino pieghevole di ultimissima generazione sarà in vendita dal 1 settembre, con le FreeBuds Pro 2 in omaggio solo fino al 30 settembre.

F.P.L.

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Capcom Arcade 2nd Stadium, lunga vita al retrogaming

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Capcom Arcade 2nd Stadium è il secondo capitolo (qui la nostra recensione del primo titolo) di una raccolta che include decine di storici videogiochi arcade della casa di Osaka, grandi titoli che hanno fatto la storia del gaming negli anni ‘90 e che adesso possono essere giocati sia da chi ha avuto la fortuna di vivere quegli anni, ma anche dalle nuove generazioni. Data l’imponente mole di capolavori che l’azienda ha partorito durante i decenni scorsi, era impossibile raggruppare tutti i titoli più rappresentativi degli anni ’90 in un’unica raccolta. Di conseguenza, questa seconda edizione va a coprire alcune delle inevitabili lacune della precedente, arricchendo ed impreziosendo l’offerta con interessanti extra. A differenza di altre collezioni, Capcom Arcade 2nd Stadium preferisce spaziare tra più generi, aprendo un’interessante finestra su alcuni dei prodotti più sperimentali della casa di Street Fighter. Pensiamo ad esempio a Saturday Night Slam Masters, primo lodevole tentativo di Capcom di realizzare un titolo basato sul wrestling e giocabile a coppie, dotato di una profondità e di un gameplay che non sfigurerebbero affatto in un prodotto moderno. Un vero pezzo di storia videoludica ambientato nell’universo condiviso di Street Fighter e Final Fight, in cui si potranno rivivere le gesta di Mike Haggar da lottatore professionista, prima di diventare sindaco e cominciare la sua lotta personale contro la Mad Gear Gang. Oppure, se alle botte si preferisce il run ‘n gun, Mega Man The Power Fighters offre un interessantissimo ibrido tra sparatutto e picchiaduro a incontri, proponendosi come una sorta di boss rush contro gli storici nemici del “Blue Buster”. Non mancano poi opere sportive e pilastri del beat ‘em up a scorrimento “d’annata”, che stanno vivendo una seconda giovinezza in questi ultimi anni. King of Dragons, assente eccellente della prima edizione, torna a deliziare occhi e orecchie con il suo mondo fantasy e con una prima sperimentazione di progressione ruolistica all’interno di un gioco arcade. La maggior parte dei giochi, data la loro natura, è pensata anche per brevi sessioni: il tutto è acquistabile in un singolo pacchetto, composto da 32 titoli, oppure in gruppi di dieci. Capcom Arcade Stadium non si limita, tuttavia, alla semplice riproposizione dei super classici, ma comprende nella sua offerta dei piccoli extra che faranno sicuramente la gioia degli appassionati.

Appena avviata la Capcom Arcade 2nd Stadium, ci si troverà all’interno di una sala giochi virtuale a tutti gli effetti, realizzata con il ben noto RE Engine della casa nipponica. Al suo interno si troveranno i cabinati dei titoli acquistati, e sarà possibile modificarne aspetto, dimensioni e colore. I cabinati virtuali sono ispirati alle proprie controparti storiche, e vedere vecchi modelli come il Mini Cute o l’Impress manderà i più nostalgici in estasi. Si tratta di una scelta creativa e apprezzabile, anche se a tal proposito sarebbe stata assai gradita la possibilità di “esplorare” la propria sala giochi in prima persona e sedersi allo sgabello dei propri cabinati, piuttosto che scegliere i titoli da un funzionale, ma forse un po’ freddo, menu. Con la semplice pressione di un tasto si troveranno i giochi comodamente divisi per genere, e si potrà persino decidere di creare delle liste personalizzate con i propri software preferiti. Si avrà inoltre la facoltà di cambiare liberamente la versione del romset da Occidentale a Giapponese, a proprio piacimento. Una volta scelto il cabinato la visuale si avvicinerà e, attraverso l’uso dell’analogico destro, si avrà la possibilità di guardare la plancia dei comandi. La vera chicca consiste nel fatto che, utilizzando lo stick sinistro e i pulsanti del jpypad, si vedrà muoversi la leva e i tasti corrispondenti del cabinato virtuale. Si tratta di un particolare esclusivamente estetico, ma comunque apprezzatissimo. A questo punto si potrà decidere di osservare il gioco attraverso il proprio cabinato 3D, oppure giocare al titolo selezionato nella classica modalità full screen, che è senza dubbio meno scenica ma sicuramente è più godibile. Capcom Arcade 2nd Stadium offre i seguenti titoli: 1943 Kai Midway Kaisen, Block Block, Knights of the Round, Magic Sword, The King of Dragons, Vampire Savior The Lord of Vampire, Black Tiger, Capcom Sports Club, Darkstalkers The Night Warriors, Eco Fighters, Gun Smoke, Hissatsu Buraiken, Hyper Dyne Side Arms, Hyper Street Fighter 2 The Anniversary Edition, Last Duel, Mega Man 2 The Power Fighters, Mega Man The Power Battle, Night Warriors Darkstalkers, Revenge, Pnickies, Rally 2011, Led Storm, Saturday Night Slam Masters, Savage Bees, Son Son, Street Fighter, Street Fighter Alpha Warriors Dreams, Street Fighter 2, Street Fighter 3, Super Gem, Fighter Mini Mix, Super Puzzle Fighter II Turbo, The Speed Rumbler, Three Wonders, Tiger Road. Insomma la sceltsa è davvero molto vasta. Il titolo offre inoltre tutta una serie di opzioni grafiche extra. Queste sono davvero notevoli: sono presenti ben 7 tipologie diverse di filtro, tra differenti versioni di “scanlines” per creare l’effetto “tubo catodico” e varianti più “moderne”. Si potrà poi scegliere di giocare in widescreen o all’interno di una cornice personalizzabile come si preferisce di più. Con l’opzione “Manuale” si potrà, tramite semplicissime righe di testo condite da immagini e artwork dell’epoca, prendere subito dimestichezza con ogni titolo presente nella compilation. Particolarmente apprezzabili i libretti d’istruzioni dei picchiaduro, che riescono a sintetizzare in pochissimo tempo le meccaniche ludiche, le mosse chiave dei personaggi e qualche cenno di lore dei contendenti. Alcuni testi contengono persino easter egg e codici segreti per selezionare combattenti altrimenti inaccessibili. E’ inoltre presente la possibilità di cominciare la partita in modalità standard, con sfide a tempo oppure in modalità speciali. Sono inoltre presenti ulteriori opzioni specifiche per ciascun gioco. Si tratta sostanzialmente dei “dipswitch” contenuti nei cabinati classici e consentiranno di modificare parametri come numero di vite, danni dei nemici, velocità di gameplay e livello di difficoltà. I titoli contenuti nella Capcom Arcade 2nd Stadium sono riprodotti fedelmente agli originali, senza sbavature o particolari problemi di input lag, con alcune esclusive funzioni di salvataggio/caricamento e rewind che daranno modo di controllare l’azione in ogni minimo dettaglio, ritornando sui propri passi per correggere gli errori commessi. L’unica vera pecca della produzione risiede nella totale assenza di un multiplayer online sincrono. Nonostante la presenza del multigiocatore locale, sarebbe stata gradita un’opzione per poter sfidare i propri amici online nei vari picchiaduro o invitarli in partite cooperative. Tirando le somme, questa nuova collezione di titoli Capcom è sicuramente l’ottimo seguito di un’operazione nostalgia che la casa giapponese porta avanti con coraggio e amore. Se si è dei veri appassionati di gaming lasciarsela sfuggire sarebbe un grave errore in quanto è disponibile su qualsiasi piattaforma di gioco: Pc, Xbox, PlayStation e Switch.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 8,5

Gameplay: 9

Longevità: 8,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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