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NEMI, DARIO RICCIO: IL NUOVO COMANDANTE DEI CARABINIERI CON LA MAIUSCOLA

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Tempo di lettura 3 minuti In ultimo Riccio ha augurato buone feste ai nemesi: “Auguro un sereno Natale felice anno nuovo”

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di Chiara Rai

Nemi (RM) – Sono sei mesi che il comandante dei carabinieri di Nemi Maresciallo Dario Riccio è alla guida della stazione del paese. Uomo tutto d’un pezzo Riccio ha l’aplomb del carabiniere vecchio stampo, quello per intenderci che vive l’Arma come un servizio alla cittadinanza e con serietà e autorevolezza riesce a guidare la sua squadra. Rccio ha 42 anni sposato con due figlie e conosce molto bene il territorio dei Castelli Romani.

Entrato, come dice lui nell’arma per “necessità” si è appassionato strada facendo con una curiosità di conoscere le varie figure all’interno dell’arma e quindi di scalare la vetta fino ad arrivare ad essere Comandante di stazione: dal ’93 ad oggi ha vissuto la stazione in tutte le sue angolature e ritiene la sua attività una missione perché per lui “vale più un grazie di un cittadino che un quadretto da appendere al muro”.  Lui da Comandante ha molte più responsabilità che in passato se si pensa che è responsabile amministrativo della stessa struttura che dirige: in sostanza deve fare attenzione anche alla luce che si consuma come un buon padre di famiglia.

Originario di Benevento , primo carabiniere della sua famiglia e quindi non “figlio d’arte” ha ricoperto vari incarichi e ha anche conseguito il brevetto di paracadutista una sorta di sogno nel cassetto realizzato. Dal reparto informatico del comando provinciale di Benevento ha conosciuto i Castelli Romani  nel lontano 1993 arrivato a Cecchina dove ancora si scriveva tutto a penna e dove i primi pc comparvero in stazione nel ’94.

Nel 2002 diventa Maresciallo e si sposta in altre stazioni tra cui Santa Maria delle Mole, Lanuvio e Ariccia. Per lui l’investigazione è importante e anche l’iniziativa di indagine perché “se una cosa non fila, bisogna chiedersi il perché e non fare soltanto il lavoro burocratico d’ufficio”. L’importante è raggiungere un risultato senza ledere il cittadino, proprio per questo Riccio spiega che su qualsiasi azione che intraprende cerca sempre prima il dialogo per cercare delle soluzioni che ripristinino la legalità senza  “controindicazioni” e soprattutto senza ledere in alcun modo chi si trova in buona fede. Insomma Riccio ama instaurare un diretto rapporto con il cittadino e dei nemesi si dice molto soddisfatto: “E’ una comunità con un profondo rispetto nei confronti dell’arma e questo mi rende doppiamente responsabile di tutto ciò accade sul territorio di mia competenza”.

Riccio il Comando della stazione e monitoraggio sul territorio lo intende in maniera molto pragmatica: “La presenza e monitoraggio del territorio è essenziale – dice il Comandante – è per questo che dico alla mia squadra di camminare a piedi per il paese anche fuori dal centro perché quello che si riesce a capire stando sul territorio è molto di più di quello che si percepisce restando dietro ad una scrivania”. Intendiamoci per Riccio salutarsi con i cittadini non significa fare sconti ad alcuno, “salutarsi – sottolinea Riccio – non significa garantirsi una immunità” per lui le regole sono regole e in quanto tali vanno rispettate qualsiasi forma di abusivismo va repressa senza se e senza ma perché la legge è uguale per tutti e essere nella legalità garantisce ordine e sicurezza. 

E proprio di legalità Riccio ha parlato in occasione di una conferenza che si è tenuta alla scuola media di Nemi . Parlando della scuola il Comandante ha anche espresso rammarico per il fatto che a Nemi purtroppo l’istituzione si sta pian piano esaurendo.  Sul mobile accanto alla sua scrivania il Comandante ha uno scadenzario di carta, una sorta di agenda dove appunta tutto e programma nel dettaglio: “Sul pc può succedere di tutto ma la carta non tradisce – dice Riccio – io so già che andremo a fare il prossimo anno di questo periodo. Appuntarsi tutto è importante e permette una organizzazione più snella e puntuale dell’attività quotidiana della stazione”.

In ultimo Riccio ha augurato buone feste ai nemesi: “Auguro un sereno Natale felice anno nuovo”. E presto, quando si trasferirà a vivere in caserma a Nemi lo si vedrà ancora più spesso in giro per il paese.

Roma

Omicidio a Roma, venti anni a chi uccise e lasciò Michelle in un carrello

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“Ho commesso un reato gravissimo e voglio pagare per quello che ho fatto”.

Una lettera, poche righe, prima che il giudice del tribunale per i minori si ritirasse in camera di consiglio, prima che gli venissero inflitti 20 anni di carcere. E’ quanto ha letto in collegamento video dal carcere di Treviso l’imputato, il giovane di origini cingalesi che nel giugno dello scorso anno ha ucciso a coltellate Michelle Causo a Roma per poi lasciare il cadavere, chiuso in una busta di plastica, in strada abbandonato in un carrello a poca distanza da un cassonetto per l’immondizia nel quartiere Primavalle.

“L’ho uccisa ma non ho premeditato l’omicidio”, ha aggiunto l’imputato, all’epoca dei fatti 17enne come Michelle, che aveva scelto di essere giudicato con il rito abbreviato che consente uno sconto di pena. I genitori della ragazza erano presenti in aula al momento della lettura del dispositivo.

Con questa sentenza – ha detto la madre – riusciamo un pochino a dare giustizia a Michelle. È la prima volta che un minore prende 20 anni, ma se li merita tutti. Adesso andiamo avanti, ho un altro figlio e mi dovrò dedicare completamente a lui”. Il tribunale ha, di fatto, recepito l’impianto accusatorio della Procura.

Le aggravanti sono legate al tentativo di sbarazzarsi del cadavere, infilandolo in una sacca nera dell’immondizia. L’aggressione avvenne in un appartamento di via Dusmet. Il minore, nel tentativo di sbarazzarsi del corpo, non si preoccupò di ripulire la scena del crimine, tracce di sangue furono trovate ovunque a cominciare dall’androne del palazzo. L’esame autoptico svolto sul corpo della ragazzina confermò il drammatico quadro emerso subito dopo il ritrovamento del cadavere.

Tra i ragazzi si consumò una prima discussione accesa con urla, percepite distintamente anche dai vicini, e poi l’aggressione. Dalle ferite riscontrate nel corso dell’esame è emerso che il giovane colpì la ragazza utilizzando un coltello da cucina. Un’azione omicida che forse era iniziata con un fendente alla schiena per poi proseguire con almeno altri cinque colpi sul resto del corpo della minorenne. Un vero e proprio massacro che si sarebbe consumato in pochi minuti.

Altra certezza è che dopo il delitto, messo in atto dal ragazzo in uno stato di alterazione dovuto all’assunzione di alcol e droga, ci fu il drammatico e velleitario tentativo di lasciare il corpo lontano dal luogo dell’aggressione, la casa dove il ragazzo viveva. La madre, infermiera di origini cingalesi, era fuori mentre il padre era in Sri Lanka.

Madre e figlio si erano trasferiti da poco nell’immobile dove nel corso di una perquisizione venne trovata della droga, sostanze utilizzate per produrre mix di stupefacenti sintetici. Nel corso dell’udienza del 29 maggio scorso l’imputato aveva fornito la sua versione di quanto accaduto in quella tragica giornata. Il giovane ha affermato di avere aggredito la ragazza con una prima coltellata perché si era sentito offeso da alcune affermazioni fatte da lei.

In merito alla ricerca su internet, effettuata il giorno prima dell’omicidio, su “come sferrare colpi letali”, l’imputato ha sostenuto di averla fatta perché doveva recarsi in una zona isolata e voleva capire come comportarsi in caso di eventuali attacchi. In base ad una perizia psichiatrica disposta dal tribunale l’imputato era, comunque, capace di intendere e di volere al momento del fatto.

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Castelli Romani

Ciampino, episodio di bullismo: la denuncia di una madre su Facebook scatena polemiche

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Un episodio di bullismo avvenuto a Ciampino ha suscitato forti reazioni e polemiche dopo che una madre ha condiviso la sua drammatica testimonianza su Facebook. La signora, madre di un ragazzo di 13 anni, ha raccontato l’incubo vissuto da suo figlio, vittima di un gruppo di coetanei.

Il post, che ha rapidamente raccolto molte reazioni e condivisioni, ha portato alla luce una realtà inquietante e ha acceso un acceso dibattito tra i residenti.

Secondo quanto riportato dalla madre del ragazzo, l’episodio è avvenuto nel parco comunale di Ciampino, dove suo figlio Alessandro stava giocando con alcuni amici. Improvvisamente, un gruppo di ragazzi più grandi si è avvicinato e ha iniziato a insultarlo e a deriderlo. La situazione è degenerata quando uno dei bulli ha spinto Alessandro a terra, facendogli perdere l’equilibrio e ferendolo al ginocchio. Il ragazzo, visibilmente scosso, è tornato a casa in lacrime e con un grande spavento.

Nel suo post, la madre ha scritto: “Mio figlio è tornato a casa oggi con il cuore spezzato e il corpo ferito. Non posso tollerare che i bambini debbano subire tali atrocità. Questo bullismo deve finire!”. Il suo appello ha ricevuto immediato sostegno da parte di molti residenti, che hanno espresso la loro solidarietà nei commenti.

Giovanna, una residente di Ciampino, ha commentato: “È inaccettabile che i nostri ragazzi non possano sentirsi al sicuro nemmeno nei parchi pubblici. Le autorità devono intervenire e prendere provvedimenti immediati”. Un altro commento, di Marco De Santis, aggiunge: “Questi atti di violenza sono vergognosi. I bulli devono essere identificati e puniti, e le scuole devono fare di più per educare i ragazzi al rispetto reciproco”.

Tuttavia, il post ha anche suscitato polemiche e divisioni. Alcuni hanno criticato i genitori dei ragazzi coinvolti, accusandoli di non educare adeguatamente i propri figli. “Dove sono i genitori di questi bulli? Perché non insegnano loro il rispetto e la compassione?”, ha scritto Francesca.

Le autorità locali non hanno tardato a intervenire condannando il gesto.

L’episodio, sebbene doloroso, ha anche sollevato un’importante consapevolezza sulla necessità di promuovere la cultura del rispetto e della solidarietà tra i giovani.

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Castelli Romani

Frascati, Libri in Osteria: appuntamento giovedì 18 luglio con Antonella Prenner

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Cosa lega Tullia, figlia di Cicerone, Servilia, madre del cesaricida Bruto, e Messalina?

Al di là di essere tre figure della Storia antica di Roma sono le protagoniste di alcuni romanzi della filologa e scrittrice Antonella Prenner, docente di Lingua e letteratura latina all’università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

la scrittrice Antonella Prenner

Antonella Prenner ed i suoi romanzi saranno i protagonisti giovedì 18 luglio in piazza dell’Olmo a Frascati, a partire dalle ore 18, del salotto letterario di Emanuela Bruni, Libri in Osteria assieme allo scrittore e giornalista Pino Donghi.
Le loro vite, le loro esperienze e i loro rapporti, spiega Emanuela Bruni “offrono un punto di vista non ufficiale, emotivo, disvelando pieghe e zone d’ombra di una storia sempre scritta dagli uomini e per gli uomini”.
Quindi si avrà la possibilità di cambiare la prospettiva di lettura di una storia che vede queste figure troppo spesso relegate al ruolo di comprimarie pur essendone protagoniste ed attrici principali.
Non mancherà un breve approfondimento sull’ultima fatica di Antonella Prenner “Lucano. Nostalgie di libertà” ove l’autrice descrive l’età di Nerone e di una generazione infelice, che assiste all’esercizio di un potere politico iniquo e impossibile da contrastare perché assoluto, e che vagheggia di tornare a un tempo irripetibile, quando “res publica” romana significava “libertà”.

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