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Castelli Romani

Nemi, il sindaco a “giudizio” dal GUP

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Il sindaco di Nemi, Alberto Bertucci, in udienza preliminare dal GUP che deciderà se rinviare a giudizio con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato, abuso edilizio e danneggiamenti. A rivelarlo Fanpage. Dopo mesi di indagini e la conferma dei sequestri disposti dalla magistratura dalla Corte di Cassazione, per il primo cittadino decide ora il GUP. Ci sono infatti numerose prove documentali, testimonianze a suffragare i capi d’imputazione.

La vicenda riguarda un immobile di proprietà del sindaco e della moglie situato nel centro storico di Nemi, per il quale sarebbero state illegittimamente utilizzate le agevolazioni del Superbonus 110%. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Velletri ha ipotizzato lavori edilizi non conformi alle norme urbanistiche e paesaggistiche, configurando la fattispecie di truffa aggravata ai danni dello Stato. Il sequestro dell’immobile e delle somme di denaro collegate alle presunte irregolarità è stato confermato in ogni grado di giudizio, con la Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal sindaco, consolidando la fondatezza delle indagini preliminari.

Nonostante la gravità delle accuse, Bertucci ha reagito con una campagna comunicativa aggressiva, diffondendo manifesti e messaggi sui social in cui definisce “avvoltoi” i critici e i denuncianti e parla di presunti complotti contro la propria persona. Il comportamento del sindaco, invece di confrontarsi con la realtà processuale, ha trasformato la questione giudiziaria in una polemica politica e personale, minimizzando il significato dei sequestri, che costituisce invece un passaggio ufficiale e vincolante del sistema giudiziario.

Parallelamente, il silenzio della maggioranza comunale di Nemi e dei rappresentanti politici locali, ha destato sorpresa e preoccupazione per quella che inizia a configurarsi come un silente assenzo e condivisione rispetto a un “modus agendi” preoccupante per un rappresentante delle istituzioni. Questa è invece una fase che richiederebbe responsabilità istituzionale e trasparenza, l’assenza di prese di posizione pubbliche accentua e solleva interrogativi sul rispetto dei principi etici e istituzionali.

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La vicenda di Nemi mette in evidenza i rischi della personalizzazione del potere nei piccoli comuni: la lealtà allo pseudo leader (ma non regna la monarchia!) rischia di prevalere sulla trasparenza, mentre il silenzio istituzionale può essere percepito come complicità. Per il sindaco Alberto Bertucci, le conseguenze politiche e morali sono inevitabili: la gestione del paese sotto il suo comando è ora segnata da quest’altra vicenda giudiziaria che coinvolge direttamente la sua figura.

La città di Nemi si trova davanti a un bivio istituzionale: garantire il rispetto delle regole e la credibilità delle istituzioni o lasciare che l’immagine dell’amministrazione sia ulteriormente compromessa dal silenzio e dalla difesa personale di chi è chiamato a rispondere davanti alla giustizia?