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Nucleare, Cangemi (Lega) “Cnapi tema delicato, ma Governo lo approva di notte”

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“Il tema scorie nucleari è delicato e dovrebbe essere affrontato con massima lucidità da parte del Governo, soprattutto perché interessa territori e cittadini. Invece Conte sceglie di approvare la Cnapi alla chetichella durante un Consiglio dei ministri notturno, con una prova muscolare che non ha visto il coinvolgimento degli enti locali e dei residenti”.

Lo dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e consigliere Lega, Giuseppe Emanuele Cangemi.

“Non siamo disposti a  pagare lo scotto di un governo traballante e ormai in crisi. La Regione Lazio – conclude Cangemi – si impegni a tutelare i cittadini del viterbese, che ieri sono andati a dormire tranquillamente e oggi si svegliano con la minaccia di una pioggia di scorie radioattive sul territorio”.

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Ambiente

Meteo, arriva il freddo russo: Italia sottozero. Nel centrosud termometro scenderà di 15 gradi

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Sarà un’Italia quasi totalmente sottozero. L’ondata di freddo proveniente dalla Russia farà infatti crollare i termometri su tutto il Paese, ma il calo si farà sentire maggiormente al Centro-Sud dove la colonnina di mercurio calerà anche di 15°C rispetto ai giorni scorsi.

Sono le previsioni di Antonio Sanò, fondatore del sito ilmeteo.it. Le temperature all’alba – aggiunge – faranno registrare valori di -3 e -5°C in molte città da nord a sud come Padova, Bologna, Perugia, ma pure vicine a zero a Roma, Napoli, Catanzaro; le gelate notturne interesseranno anche il resto delle città settentrionali e gran parte di quelle centro-meridionali.

Il gran freddo inoltre si farà sentire anche di giorno: i gelidi venti nordorientali faranno percepire temperature inferiori di 4-6°C rispetto a quelle effettive per il cosiddetto ‘Wind-Chill’, rendendo le giornate glaciali. Giornate di ghiaccio – conclude Sanò – si registreranno sulle località di montagna con valori che potranno scendere fino a -25°C a 1600 metri di altitudine. 

Il forte e repentino abbassamento della temperatura con l’arrivo del gelo colpisce verdure e ortaggi coltivati all’aperto ma a preoccupare è anche la situazione negli allevamenti dove gli animali sono impreparati al grande freddo e per salvarli vengono protetti con cappottini, lampade riscaldanti e impianti per alzare la temperatura dell’acqua. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che la situazione è preoccupante in tutta Europa per i rifornimenti degli scaffali di negozi e supermercati per effetto delle difficoltà nei trasporti e del crollo dei raccolti in molti Paesi a partire dalla Spagna che è il principale produttore ed esportatore di ortofrutta. A tale proposito, la Coldiretti ha elaborato un vademecum per la frutta e verdura che consiglia di verificare l’origine nazionale per essere sicuri della stagionalità, di preferire le produzioni locali che non sono soggette a lunghi e difficili trasporti e di privilegiare gli acquisti diretti dagli agricoltori. Un modo – precisa la Coldiretti – per aiutare in un momento di difficoltà l’agricoltura di vaste aree del Paese. Contro il freddo, gli allevatori stanno intervenendo per difendere gli animali dal freddo con l’acqua negli abbeveratoi – sottolinea la Coldiretti – viene scaldata fino a una temperatura di 20 gradi oppure lasciata sgocciolare per evitare il congelamento delle tubature e i rubinetti sono foderati in modo che il ghiaccio non blocchi le valvole di apertura. Inoltre – precisa la Coldiretti – il pasto degli animali è stato rinforzato per garantire una razione supplementare di energia e calorie. Con temperature sotto lo zero sono a rischio – conclude la Coldiretti – le coltivazioni invernali come cavoli, finocchi, carciofi, verze, cicorie e broccoli ma lo sbalzo termico improvviso ha inevitabilmente un impatto anche sull’aumento dei costi di riscaldamento delle produzioni in serra.

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Risorse idriche, i dati dell’osservatorio Anbi: “Riserve abbondanti ma senza investimenti in sicurezza idrogeologica una ricchezza diventa un pericolo”

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Gargano (Dir. Generale Anbi): “Proprio in queste ore il Governo sta rinunciando agli investimenti per la salvaguardia idrogeologica

Se a Gennaio 2020 già si evidenziavano i primi segnali di una stagione idricamente difficile nel Sud Italia, quest’anno la situazione è radicalmente diversa con confortanti disponibilità d’acqua in tutto il Paese, ad eccezione della Sardegna, i cui bacini trattengono complessivamente volumi inferiori a 12 mesi fa.

Esemplare è la situazione di Puglia e Basilicata, l’anno scorso sitibonde con rilevanti conseguenze per l’economia agricola locale: i loro bacini trattengono rispettivamente oltre 21 milioni e quasi 66 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto allo scorso Gennaio.

Si mantiene positiva la situazione dei bacini calabresi, così come dei fiumi (Volturno, Sele e Garigliano hanno portate largamente superiori alla media del più recente quadriennio) e dei bacini campani (Piano della Rocca sul fiume Alento ha raggiunto il colmo, mentre Conza della Campania sull’Ofanto registra 14 milioni di metri cubi d’acqua in più rispetto al 2020).

Con 4,27 milioni di metri cubi trattenuti, la diga di Penne, in Abruzzo, segna la migliore performance dal 2017, mentre la diga dell’Elvella, nel Lazio, si conferma sui valori dello scorso anno; nella stessa regione, però, sono in rilevante crescita i laghi di Bracciano e di Nemi, così come i fiumi Sacco, Liri-Garigliano e Tevere (dati Open Ambiente – Regione Lazio). A determinare queste condizioni è l’andamento pluviometrico, che ha segnato in Umbria, in Dicembre, il record di 201,57 millimetri, il massimo dal 2016; a beneficiarne è il bacino Marroggia, che racchiude 4,38 milioni di metri cubi d’acqua contro una capacità complessiva di Mmc. 5.80 .

Ad eccezione del Nera, i fiumi marchigiani (Potenza, Esino, Tronto, Sentino) hanno portate superiori agli anni recenti, così come i fiumi della Toscana: Arno, Serchio, Ombrone e Sieve sono tutti sopra la media.

Dicembre è stato un mese ultrapiovoso anche in Veneto (+223% rispetto alla media) con evidenti benefici per i flussi di Adige, Brenta, Bacchiglione, Piave e Brenta.

Le portate del fiume Po sono superiori sia alla media storica che allo scorso anno; non altrettanto fanno, invece, i fiumi dell’ Emilia Romagna (tutti sotto media) dove, però, le dighe piacentine, con quasi 13 milioni di metri cubi, sono al top dal 2017.

In Lombardia, buone le portate del fiume Adda, mentre quelle dei corsi d’acqua piemontesi (Maira, Pesio, Dora Baltea, Sesia, Tanaro, Stura di Lanzo) sono tutte superiori o in linea con lo scorso anno.

Infine, i grandi laghi del Nord sono tutti sopra la media con il Garda ad oltre il 90% del riempimento.

“Se questi dati sono confortanti per l’agricoltura soprattutto dell’Italia meridionale, non va dimenticata – ricorda Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – l’altra faccia della medaglia: il rischio idrogeologico, accentuato dalla crisi climatica; il forte innevamento, che si sta registrando sulle montagne, obbligherà a grandi attenzioni per la gestione idraulica nel momento del disgelo.”

“E pensare – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – che, nonostante i preoccupanti segnali che arrivano dal territorio, proprio in queste ore il Governo sta rinunciando agli investimenti per la salvaguardia idrogeologica, cui si erano impegnati i Consorzi di bonifica, redigendo il Piano per l’Efficientamento della Rete Idraulica, fatto di progetti definitivi ed esecutivi, capaci di rispettare i tempi dettati dall’Unione Europea; purtroppo, ancora una volta, si privilegia la logica dell’emergenza che, dal dopoguerra ad oggi, costa al Paese circa  tre miliardi e mezzo per risparare i danni e risarcire in minima parte le vittime, senza considerare l’incommensurabile valore delle perdite umane.” 

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Scorie nucleari, l’ennesimo regalo del Conte bis: nullaosta del Governo per realizzare il Deposito Nazionale

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Individuate 67 aree che potrebbero ospitare le scorie radioattive in tutta Italia, 22 delle quali si trovano nel Lazio e tutte in provincia di Viterbo

La Sogin, società pubblica di gestione del nucleare, ha ricevuto il nullaosta del Governo e nella notte scorsa ha pubblicato sul sito web, la Carta nazionale delle aree più idonee dove realizzare il Deposito Nazionale delle scorie nucleari.

Uno studio tenuto segretissimo dal 2015 e che viene reso noto nel momento in cui la pubblica opinione è distratta dalle festività natalizie e dalla pandemia di Corona Virus.

Preoccupa la mappa delle aree che potrebbero ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. La “Cnapi”, ovvero la Carta delle aree potenzialmente idonee appena pubblicata, ne individua 67 in tutta Italia, 22 delle quali si trovano nel Lazio e tutte in provincia di Viterbo.

“E fondamentale avviare un processo trasparente per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – Una scelta che deve tutelare innanzitutto la vocazione dei territori. Il sistema agricolo del Lazio rappresenta una grande risorsa con la qualità e le tradizioni della sua agricoltura. La nostra regione è al quinto posto in Italia per numero di marchi di indicazione geografica, con 65 riconoscimenti ed è il primo anello di una filiera agroalimentare che comprende la trasformazione alimentare”.

Si tratta di 36 marchi ottenuti nel comparto vini e 29 in quello food. Riconosciute 30 Dop per i vini e 6 Igp. Nel settore food invece i marchi sono 29, 16 Dop, 11 Igp e 2 Stg. Oltre 68 mila aziende agricole sono presenti sul territorio regionale con una superficie agricola utilizzata (SAU) che ammonta ad oltre 622 mila ettari e rappresenta circa il 36% dell’intera superficie regionale. I produttori agricoli aderenti al circuito delle IG sono oltre tremila, in aumento del 16% rispetto all’anno precedente, mentre gli allevatori sono oltre duemila, in crescita del 10%.

“Solo nel comparto delle carni fresche – prosegue Granieri – la provincia di Viterbo si colloca al primo posto per impatto provinciale delle IG. Durante la pandemia è emerso maggiormente il valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza che vanno difese e valorizzate per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero e creare nuovi posti di lavoro”.
Il Lazio con oltre 140 mila ettari, si colloca al quinto posto per importanza delle superfici biologiche in Italia. Il valore aggiunto prodotto dal sistema agricolo laziale è pari a quasi 1,8 miliardi di euro. Un valore che è pari a circa l’1% del complessivo valore aggiunto regionale, mentre l’incidenza sul valore aggiunto agricolo nazionale supera il 5%.

Tra i Comuni individuati nella provincia di Viterbo potenzialmente idonei nel Lazio ad ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari secondo la carta Cnapi figurano Ischia di Castro, Canino, Cellere, Montalto di Castro, Tessennano, Tuscania, Tarquinia, Arlena, Piansano, Arlena di Castro, Soriano nel Cimino, Vasanello, Vignanello, Gallese, Corchiano.

“Crediamo sia folle spostare i rifiuti nucleari dai luoghi dove sono prodotti per portarli da altre parti – dichiara Francesco Greco, presidente nazionale di Fare Verde – ci sembra assurdo andare a contaminare ulteriori territori con scorie ad alta radioattività, che hanno una durata di secoli, mentre i terreni dove ci sono i resti delle centrali atomiche italiane ben difficilmente potranno tornare ad essere coltivabili o abitabili.

Uno spandimento di scorie, quello proposto dal Governo Conte, di cui nessuno ha bisogno

Per questo ci auguriamo la più ampia mobilitazione per rispedire al mittente questo piano irricevibile.

Inoltre, mettiamo in guardia sul pericolo del “ricatto occupazionale”, metodo già usato in passato per piegare la volontà delle popolazioni e degli amministratori locali. Infatti, sono previsti incentivi, con i quali convincere i Comuni ricompresi nella mappatura a farsi avanti e accettare il progetto che costerà 1,5 miliardi di euro.

Il problema enorme dello stoccaggio dei rifiuti radioattivi – conclude Greco – è l’ennesima conferma di quanto fossimo nel giusto noi ambientalisti, quando assieme al popolo italiano ci siamo battuti affinché l’Italia uscisse dalla follia nucleare.”

Il Partito Democratico di Tarquinia dice NO al deposito nazionale di scorie radioattive nella Tuscia

Dopo aver appreso dalla pubblicazione della Cnapi (la mappa dei luoghi atti alla costruzione del sito nazionale di stoccaggio di scorie radioattive) da parte della Sogin – società pubblica di gestione del nucleare – che la Tuscia figura, con ben 8 dei suoi comuni (compresa Tarquinia), tra i primi 12 siti idonei a livello nazionale ad ospitare il deposito nazionale di stoccaggio delle scorie radioattive, non
possiamo che ribadire il nostro fermo NO a qualunque iniziativa che insista con un impatto ambientale sul nostro territorio già fortemente sfruttato a livello energetico.

Come asserito dalla referente provinciale del Partito Democratico Manuela Benedetti e dal senatore
Bruno Astorre, il territorio viterbese, a forte vocazione agricola, archeologica e culturale (con
Tarquinia sito UNESCO), si dimostra assolutamente inadatto ad ospitare tale progetto.

Ringraziamo il consigliere regionale Enrico Panunzi per essersi prontamente espresso sulla questione confermando la sua contrarietà e quella della Regione Lazio e per essersi attivato, con il Presidente Nocchi della Provincia di Viterbo, organizzando una consultazione in call conference prevista per lunedì mattina alle 11,30 a cui parteciperanno il sottosegretario all’Ambiente Morassut e l’assessore regionale Valeriani, insieme ai sindaci del territorio.

Sarà importante partecipare alle istanze che il nostro territorio vorrà portare avanti attraverso le sue istituzioni, in vista della consultazione pubblica appena avviata che consente di inviare pareri tecnici e controdeduzioni, per far sentire la “voce” degli abitanti della Tuscia che, in termini di inquinamento
ambientale, hanno già abbondantemente dato.

Scorie radioattive, il sindaco di Soriano nel Cimino: “Faremo di tutto per difendere il nostro territorio”

“La giornata di oggi è iniziata con una notizia a dir poco allarmante. – dichiara il sindaco di Soriano nel Cimino Fabio Menicacci – Su tutti i giornali la comunicazione che il nostro comune, insieme a molti altri del viterbese, è stato inserito nella mappa dei siti che potrebbero ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani. Faremo di tutto per opporci a questo progetto”.

Il primo cittadino, e l’intera amministrazione comunale, si sono dichiarati immediatamente contrari all’individuazione del territorio di Soriano nel Cimino come possibile deposito per i rifiuti radioattivi.
La notizia, che circola dalle prime ore di questa mattina, è scaturita la scorsa notte ed è leggibile nella Cnapi, la “Carta delle aree potenzialmente idonee”.

Il documento individua 67 aree, in tutta Italia, che potrebbero ospitare un deposito per i rifiuti radioattivi. I comuni sono stati selezionati in base ad alcuni criteri, fissati nel 2014-2015, che prevedevano alcune condizioni come ad esempio bassa sismicità, ridotto rischio idrogeologico, distanza da aeroporti ed industrie.

I comuni italiani selezionati sono stati raccolti in cinque macroaree e, tra queste, rientra quella denominata “Toscana-Lazio” con 24 aree tra Siena, Grosseto e Viterbo. “Nel viterbese – aggiunge il sindaco Menicacci – sono moltissimi i comuni scelti insieme a Soriano. Per questo motivo l’amministrazione comunale è già al lavoro per contattare i sindaci dei comuni interessati e creare un gruppo di opposizione coalizzato affinché le scorie radioattive di tutta Italia non vengano portate nei nostri bellissimi territori”.

La preoccupazione maggiore riguarda i rischi per la salute pubblica e per l’ambiente, senza tralasciare il fatto che buona parte dell’economia di queste zone è basata sull’agricoltura e, inevitabilmente, il rischio che possano crearsi danni alle pregiate coltivazioni è fonte di preoccupazione da parte di tutti.

“Dobbiamo muoverci in fretta – conclude il sindaco – poiché a breve sarà avviata una consultazione pubblica dove potremo far sentire la nostra voce, manifestare il nostro dissenso e la nostra opposizione totale nei confronti di questo progetto”.

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