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Editoriali

Nuovo ospedale Castelli Romani, Silvestroni (FdI): “Struttura incompleta e viabilità impazzita. E’ l’ennesima passerella di Zingaretti

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“Sarà sempre troppo tardi quando finirà l’era delle passerelle di Zingaretti.
Abbiamo assistito all’ennesima sfilata da parte del Governatore del Lazio, in occasione dell’inaugurazione dell’Ospedale dei Castelli Romani. Una struttura certamente fondamentale per i cittadini castellani ma che, come abbiamo avuto occasione di dire più volte, non sufficiente al fabbisogno del territorio. Con la salute non si scherza, o almeno non si dovrebbe. Non basta mettere in piedi un ospedale efficiente, e mi auguro vivamente che questo lo sarà, serviva una comunicazione più efficace e capillare delle chiusure delle altre strutture che invece non c’è stata creando caos e ulteriori sovraffollamenti nei pronto soccorsi rimasti in funzione. Serviva una viabilità agevole e sicura anche per le autoambulanze invece dietro le fanfare la realtà è un’altra. Ancora c’è tanto, forse troppo, da fare, prima di festeggiare una struttura sanitaria all’avanguardia.
Considerato che i mezzi di soccorso ad oggi sono obbligati a fare assurde deviazioni e a subire un traffico ovviamente congestionato. Chilometri in più, cioè minuti preziosi in più, che quando si ha un emergenza possono essere determinanti.
Inoltre dei circa 300 posti letto previsti ne sono stati attivati solo la metà, il parcheggio rischia di non essere adeguato quando l’ospedale sarà a regime e i bandi per assumere il personale risultano fermi. I cittadini dei Castelli meriterebbero un Presidente di Regione che abbia a cuore la loro salute almeno un po’ di più della sua personale corsa alla segreteria del PD.” Lo ha dichiarato in una nota il deputato di Fratelli d’Italia Marco Silvestroni.

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Economia e Finanza

Reddito di cittadinanza… reminiscenze di un giovane ragioniere

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Uno dei primi datori di lavoro del giovane ragioniere è stato un imprenditore edile prestato all’industria alberghiera. Dice di ricordarlo ancora con tanta simpatia e stima. Era un romagnolo doc, era lui che costruì via Paisiello a Roma e la pista di atterraggio dell’aeroporto di Fiumicino. Al giovane ragioniere, fra tante altre cose, insegnò due massime che ancora oggi gli tornano sempre utili. Quell’imprenditore era amico intimo di Vittorio Valletta, un altro “grande”, massimo dirigente della Fiat a cui è dovuta la delicatissima fase di ricostruzione postbellica. Con quest’ultimo, l’imprenditore romagnolo condivideva capacità imprenditoriale, intelligenza e ambizione. Spesso amava ricordare al giovane ragioniere che un buon comandante è colui che sa controllare.

La lectio magistralis: il carro bisogna spingerlo in salita perché in discesa va da solo e in pianura non richiede alcuna spinta particolare…
Allo scoppiare poi della crisi del 1973, l’albergatore acquisito, ordinava al suo ragioniere di aumentare la pubblicità.
La crisi del 1973

Scandalizzato il giovane e anche un poco presuntuoso, cercava di obiettare alla direttiva “audace” del commendatore, non giudicando consigliabile aumentare le spese proprio nel momento di crisi. Il capo invece replicava perentorio: il carro bisogna spingerlo in salita perché in discesa va da solo e in pianura non richiede alcuna spinta particolare… Due lectio magistralis, una guida, una strada da percorrere e dopo quasi mezzo secolo , il giovane ragioniere che oggi è un uomo stempiato, ancora conserva quel ricordo ricco di vere perle di saggezza.

Due crisi economiche a confronto

Seguendo il decorso della crisi attuale che attraversa il paese, tornano in mente, all’attempato ragioniere, le due lectio magistralis. E’ più che mai convinto che quanto fu ritenuto valido per l’industria alberghiera nel lontano 1973 non può che essere valido anche per la ditta Italia di oggi. Racconta che l’altra sera guardando uno dei soliti dibattiti in tv, niente di particolare, però lo ha colpito la chiosa di una replica dell’avvocato Francesca Donato, presidente del Progetto Eurexit.

Avv. Francesca Donato

La semplicità a volte raccoglie tanta saggezza

Ragionevolmente l’avvocato ripeteva quello che il commendatore sosteneva mezzo secolo fa e cioè che nel momento di crisi tutto quello che può aiutare la spinta a fare ripartire l’Italia, dovrebbe essere fatto. Il tanto oppure il poco non importa. La parola d’ordine dovrebbe essere fare, perché come ripeteva sempre il romagnolo, chi fa, fa… e chi non fa, non fa un cacchio.

Furbetti e corruttori non devono fermare l’Italia

Senza essere pro o contro il reddito di cittadinanza ed evitando futili polemiche a sfondo politico, bisogna convenire che la misura va nel verso giusto. Non sarà sufficiente. Non risolverà tutto il problema. Andrebbe migliorata. Tutto va benissimo, però va incoraggiata e bisogna fare del tutto per farla funzionare. Le vane discussioni riguardo a dei “furbetti” che potrebbero approfittarsi, non regge. I furbi si trovano ovunque e sempre.
Questo è un paese di santi, navigatori, poeti e… furbetti. Seguendo questo ragionamento non si fa un passo avanti. Sono polemiche fatte ad arte e chi le fa dimostra o di essere in malafede oppure di non essere aggiornato.

Mai mozzare la mano che ti dà da mangiare

A questo punto il discorso può essere esteso alle donne di Taranto che protestano contro l’azienda italiana della siderurgia Ilva e chiedono la sua chiusura. Quello stabilimento di Taranto fu costituito nel lontano 1949, entrato in esercizio nel 1965, stesso anno che l’industria di Stato Italsider entrava in funzione. Chiudere uno stabilimento, fonte di posti di lavoro, non può mai essere buona politica, tanto più in questo frangente quando la disoccupazione sta toccando picchi allarmanti. Bisognerebbe trovare altre soluzioni da proporre a quelle donne.

I problemi intorno a questo stabilimento iniziarono quando nel 2013 e 2015, un gruppo di 180 cittadini che vivono e sono vissuti nelle vicinanze dello stabilimento di siderurgia di Taranto avevano presentato dei ricorsi presso la Corte dei Diritti dell’uomo di Strasburgo. Nel gennaio 2019 la Corte aveva accolto quei ricorsi condannando l’Italia per non aver tutelato il diritto alla salute dei cittadini. Bene specificare che la bocciatura riguarda i governi che vanno dal 2010 in poi e cioè i governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, e che questo sia chiaro.

Ilva lavoratori in protesta

Questo governo anziché chiudere una delle speranze per il futuro delle nuove generazioni farebbe bene a cercare soluzioni per risolvere tutta la problematica ambientale. Questo sì che sarebbe un utile esercizio di “costi e benefici”, costi per l’ambiente contro perdite di posti di
lavoro. Che ne pensa Di Maio?

La cultura dell’ambiente contrapposta all’imprenditoria

Il ragioniere è un fiume in piena. Finito di parlare dell’Ilva gira il discorso all’altro nodo da sciogliere e cioè il Tap, Gasdotto Trans Adriatico.

Se si fa caso ogni volta che si parla di nuove infrastrutture, subito si contrappone il mantra dell’ambiente. Il Tap per questo non fa eccezione e nonostante che a settembre 2014 il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti, avesse firmato il decreto di compatibilità ambientale, superando il parere negativo della Regione Puglia e anche quello strano parere del Ministero dei Beni Culturali che ancora alcuni si stanno chiedendo che c’entrasse mai la cultura con il gasdotto, beh, anche in Puglia è nato il movimento “No Tap” che per quanto riguarda il gas pretende di stabilire e decidere quale sia veramente il fabbisogno della nazione. I consulenti del governo secondo quest’ultimi devono occuparsi di ben altre cose. Altri si allarmano per eventuali spostamenti di ettari di uliveti per permettere il passaggio del gasdotto, ipotizzando che molti di quegli ulivi spostati, eventualmente, potrebbero andare persi. Strano che nessuno parli degli agrumeti che in Sicilia, per politiche sbagliate imposte dall’Ue, politiche fallimentari per l’agricoltura Italiana, stiano pensando di abbattere gli alberi e vendere i tronchi come legna da ardere.

Ne trarrebbero maggiori benefici.

I giovani oggi espatriano non in cerca di un ambiente migliore ma in cerca di lavoro!

Da questa cultura di contrapporre l’ambiente a qualsiasi altra iniziativa infrastrutturale del paese sono state oggetto di contestazioni le trivellazioni in mare ad iniziativa di Greenpeace, Legambiente e qualche altra organizzazione che si sente di tutelare il territorio, per non parlare poi delle solite direttive europee. Per protestare scendono tutti in piazza con bambini in braccio e sono poi gli stessi che si ritrovano in piazza reclamando lavoro e occupazione. Quei bambini domani diventeranno uomini e busseranno allo stabilimento Ilva chiedendo lavoro. Lo troveranno chiuso.

Chi è che si prende queste responsabilità? Le soluzioni giuste non calano dal cielo, vanno cercate con intelligenza, conoscenza e senza passioni politiche.

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Economia e Finanza

Banca Popolare del Lazio: il caso di Guido che acquista l’immobile dalla suocera (L’inchiesta 8 parte)

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È ancora la lettera dei soci coraggiosi a far emergere un altro caso che riguarda affidamenti ad amici degli amici e conflitti d’interesse con pregiudizio per la banca.

Il video servizio trasmesso il 14/3/2019 a Officina Stampa

Vi ricordate di cosa stiamo parlando?

Torniamo alla prima puntata quando abbiamo dato notizia di una lettera anonima che circola per il territorio di Velletri. Nella missiva si evidenzia, tra gli altri, anche il caso di un debitore, il quale pur di sottrarre il proprio immobile alla banca che gli ha prestato i soldi, lo vende a un parente stretto che è figlio dell’allora vicepresidente della Banca Popolare del Lazio Italo Ciarla, oggi Presidente onorario dell’istituto di credito.

Ma vediamo di cosa si tratta:

La signora Enrica Masi Enrica, suocera di Guido Ciarla, figlio dell’allora vicepresidente della Banca Popolare del Lazio, proprietaria di due immobili, è debitrice verso la Banca per oltre 400 mila euro.
Una delle due abitazioni risulta gravata da due ipoteche a favore della Banca Popolare del Lazio: una volontaria per 400 mila euro del 2010 e la seconda giudiziale per 180mila euro del 2015, mentre l’altro immobile è libero da ipoteche. Nonostante il debito della Masi, l’immobile libero da ipoteche, nel 2012, quando ormai la situazione debitoria della Masi appare irreversibile, viene venduto da quest’ultima al genero Guido Ciarla, figlio dell’allora vicepresidente della Banca Popolare del Lazio per un prezzo di 100 mila euro, ritenuto modesto e certamente “incongruo” da un altro creditore della Masi che, proprio nel 2012, aveva chiesto, a garanzia del proprio credito, la revocatoria della vendita dalla stessa al genero.
Indovinate chi stipula l’atto di vendita? Si, ancora una volta ritorna il nome del notaio Edmondo Maria Capecelatro, presidente della Banca Popolare del Lazio.

Dunque, in poche parole, Capecelatro il 6 marzo del 2012, rogita l’atto di vendita di un immobile libero da ipoteche che avrebbe potuto costituire una valida garanzia per la stessa Banca Popolare del Lazio di recuperare l’esposizione debitoria di Enrica Masi per 400 mila euro.

Ma che succede poi? Una volta che il genero di Enrica Masi acquista l’immobile, ottiene un mutuo dal consiglio di amministrazione della Banca Popolare del Lazio di circa 150 mila euro per la ristrutturazione, immaginiamo senza che nessuno rilevi alcunchè. Ottenuto il finanziamento, il sig. Guido Ciarla, a distanza di poco tempo decide di vendere l’immobile ad un terzo soggetto. Per poter completare la vendita deve però liberare l’immobile dal credito vantato dalla società TeknoDrive Srl che per garantirsi aveva proposto e trascritto azione revocatoria nei confronti di Enrica Masi.

Guido Ciarla paga il debito contratto da Enrica Masi nei confronti della TeknoDrive, libera l’immobile e lo vende e con il ricavato estingue il mutuo per la ristrutturazione ricevuto dalla Banca Popolare del Lazio che al contrario non si era garantita neanche copiando l’azione revocatoria proposta dalla creditrice teknodrive.

A questo punto appare chiaro che la Banca Popolare del Lazio non potrà più recuperare l’intero importo, perché ha consentito a Enrica Masi di vendersi l’immobile libero, proprio grazie all’intervento del notaio Capecelatro, senza provvedere ad assumere le adeguate tutele del proprio credito nei confronti della consuocera dell’allora Vice Presidente della Banca Ragionier Italo Ciarla.

Sono stati fatti gli interessi della Banca? Chi aveva l’onere di controllare ha controllato? Chi doveva controllare i controllori cosa ha fatto?

Fatto sta che oggi l’istituto di credito deve recuperare il credito vantato nei confronti di Enrica Masi pari ad oltre 400.000 euro, potendo rifarsi sul solo immobile ipotecato che è stato già posto in vendita ai primi di dicembre del 2018. Ma la prima seduta, dove il prezzo base era di soli 260 mila euro, è andata deserta e la seconda seduta vedrà partire la vendita dell’immobile da un prezzo base di circa 170 mila euro che non potrà mai coprire l’intero credito vantato dalla Banca Popolare del Lazio.
È rispettoso del principio di sana e prudente gestione il fatto che il notaio Capecelatro che all’epoca ha stipulato l’atto di vendita dell’unico bene libero da ipoteca dalla suocera al genero abbia sostanzialmente consentito di far sottrarre una garanzia per la Banca per poter rientrare dei soldi prestati?

Pensiamo alla storia di Francesco che abbiamo raccontato la scorsa puntata ed al cliente storico da una parte che sembra siano in nutrita compagnia ed alle situazioni riportate nella lettera ormai nota tra le quali quella di Enrica Masi (tra l’altro zia di un noto politico di Velletri) e quello che sembra è che i conti non tornino …….

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Editoriali

Il buio oltre la linea Salvini

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La linea Salvini segna uno spartiacque tra uno Stato in forte depressione ed un paese che si desta da un lungo letargo e reclama il diritto di esserci. Il 4 marzo 2018 un popolo ha reclamato il suo spazio, disconoscendo quanti fino a quel giorno lo avevano malgovernato. Messo davanti alla scelta se saltare il fosso per non essere travolto dalla gigantesca emergenza immigratoria, da una disoccupazione galoppante, dai consumi in picchiata e dallo spettro di una povertà che avanza come un fiume in piena , il popolo ha fatto la sua scelta. Davanti al fallimento delle passate amministrazioni questa volta ha voluto sperimentare il nuovo. Per scoprire cosa ci potrebbe essere oltre il buio della linea Salvini non occorre alcuna sfera magica e tanto meno essere un mago. Da oltre quella linea si possono udire le urla scomposte dei figuranti mentre marciano per le piazze, i delusi della sinistra in cerca della verginità politica perduta e di un consenso che fanno fatica a ritrovare.

Sulle reti Mediaset si aggira Silvio Berlusconi pronosticando, augurandosi ed aspettando che gli passi davanti il cadavere del governo “verde-giallo”.

“Per uscire dalla recessione bisogna porre fine a questo governo di incapaci”. E poi “Se questo governo non cadrà vedo un futuro molto nero”, e ancora “Auspichiamo la fine imminente di questo governo.” I virgolettati sono di Berlusconi , colui che aveva governato l’Italia dal maggio 2008 al novembre 2011. Allora fu chiamato a consegnare la campanella al professore bocconiano Monti, consegnando un’Italia con uno spread a quota 528. Durante la sua legislatura il Pil schizzava dal 103,1% al 120,1%. Tetto così alto erano riusciti a raggiungerlo solamente i governi tecnici Amato-Ciampi. L’aumento del debito pubblico, poi, in quella legislatura passava da 1.602.114/mil. a 1.852.856/mil.

Ultimamente il professore Monti, difendendo la sua legislatura, ha spiegato in quale stato comatoso si trovasse il paese preso in consegna da Berlusconi. Gli italiani ancora aspettano di capire le ragioni vere delle dimissioni del governo Berlusconi di allora.

In sintesi questi sono i personaggi che si affacciano oltre la linea Salvini. Non bastava il danno che hanno arrecato la prima volta, si candidano per fare il bis! Cari profeti delle imminenti apocalissi, il gatto scottato teme l’acqua fredda e molto difficilmente ci ricasca!

A Milano, emergendo dal buio oltre la linea Salvini, hanno marciato i “people degli inconsapevoli xenofobi, protestando contro i sovranisti. Quest’ultimi si sono sentiti dare dei razzisti loro malgrado.

A quell’incontro “degli inclusivi”, per dirla con parole di Prodi, hanno partecipato quei bambini promossi, che avendo superato la prova potevano recitare che Salvini è cattivo, coltiva l’odio e che somministra il veleno agli italiani a gocce. Sponsor di tanta civile dialettica è lei, la maestra Laura Boldrini. Ha spiccato tra i marcianti l’autorevole presenza del professore Prodi. Il popolo italiano ancora se lo ricorda perché è stato lui a negoziare l’infausto cambio lira/euro, svalutando in una nottata stipendi e risparmi degli italiani. L’effetto nefasto ancora non ha esaurito la sua forza devastante.

Oltre la linea Salvini, nel buio e ahinoi anche in assenza di proposte e qualsiasi progetto , nessuno si è meravigliato di vedere la signora Boldrini. La piazza è il suo habitat naturale, la sua vocazione è marciare essendo parca di idee e proposte positive per il paese, invece mai alcuno si sarebbe aspettato di incontrare il professore, artefice di tanta svalutazione.

Percorrendo piazzette e gazebo allestiti per la grande festa delle primarie, oltre il buio della linea Salvini vagavano sperduti, affetti da amnesie varie , orfani del loro recente passato, i crociati della sinistra variegata in cerca d’autore.

Arriva Nicola Zingaretti, il “leader della gente”

I Calenda ed i Martina arretrano davanti al nuovo unto delle primarie, personaggio ben conosciuto per la sua gestione della Regione Lazio. Arriva Nicola Zingaretti, il “leader della gente” come vuole essere chiamato.. Tace D’Alema, tace Bersani e Speranza manda gli auguri. Il vecchio apparato democratico in diaspora, oramai frantumato in schegge impazzite che vagano nel territorio “ liberi” ma tutti “uguali”, faticando a fare “i progressisti” od ansimando “più Europa” dove sperano di potersi accomodare; è tutto quello che si intravede in quella fitta foschia oltre il buio della linea Salvini.

Zingaretti lancia un “nuovo stratagemma”

Non più alleanza ma “gli inclusivi“, strizza l’occhio a Di Maio dopo il ritorno di Giuliano Pisapia, scelto come capolista alle Europee. Il “No” della Bonino non lo scoraggia. Non tanto per le Europee ma per le nazionali avrà bisogno di una larga coalizione.

Il 15 marzo del 44 a.C. a Giulio Cesare l’indovino lo avvertiva:

Attento alle idi di marzo. Giulio Cesare ignorava l’ammonimento e fece molto male. Antonio Polito sul Corriere della Sera, con il suo solito aplomb avverte che dietro l’angolo c’è sempre in agguato Matteo Renzi. Non saranno le Idi di marzo ma Zingaretti non può stare tanto sereno sereno.

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