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Economia e Finanza

Nutriscore contro Nutrinform, le battaglie di Italia e Francia sulla diffusione della consapevolezza alimentare si scontrano sull’etichettatura

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Cinzia Leone (M5s): “Nutriscore risulta ingannevole e penalizzante per la nostra economia”

Fino a qualche tempo fa la battaglia della tavola tra Italia e Francia si combatteva a colpi di Champagne, Chianti, Parmigiano reggiano, carbonara o intingoli raffinati: una sana rivalità senza mai vincitori né vinti.

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Oggi la sfida è ben più strategica, contrappone due mondi che mirano allo stesso obiettivo, la diffusione di un concetto di alimentazione sana ed equilibrata, ma gli strumenti messi in campo per raggiungerlo sono divergenti.

La Francia punta sul progetto Nutriscore e l’Italia replica con il Nutrinform battery

Due diversi tipi di etichettature degli alimenti per indirizzare il consumatore verso una dieta salutare, con risvolti economici e culturali sfaccettati.

Nutriscore quota gli alimenti sulla base di sette parametri relativi ai valori nutrizionali ma con dei limiti di semplificazione, per esempio sulla mancata distinzione dei grassi che penalizzerebbe in questo modo un prodotto eccellente come l’olio d’oliva.

NutrInform contiene invece indicazioni per singola porzione in rapporto al fabbisogno giornaliero, non si sostituisce all’etichetta tradizionale e valorizza la qualità di prodotti che sono il caposaldo della dieta mediterranea, da sempre presa a modello alimentazione corretta e bilanciata.

“Ingannevole e penalizzante per la nostra economia” così è stato definito il sistema nutriscore dalla senatrice del Movimento 5 Stelle Cinzia Leone durante la seduta in Senato di martedì scorso.

L’INTERVISTA DI CHIARA RAI ALLA SENATRICE CINZIA LEONE (M5S) – CLICCARE SULL’IMMAGINE PER GUARDARE

Dunque l’Europa dovrà scegliere tra due tipi differenti di etichettatura, se sarà meglio adottare il Nutriscore o la NutrInform Battery.  Una questione importante da cui può dipendere un settore importantissimo per il nostro Paese.

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Cronaca

Collaborazioni e sviluppo al centro della visita in Italia di ministro finlandese

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Dal 2 al 5 maggio il Ministro finlandese per la Cooperazione allo Sviluppo e il Commercio Estero Ville Skinnari effettua una visita in Italia;

lo scopo della visita è promuovere la cooperazione tra Finlandia e Italia soprattutto nel campo della transizione verde e nel trasporto intelligente oltre che nel settore digitale, come le tecnologie 5G/6G e la sicurezza informatica. 

Il ministro discuterà anche dell’attuazione del pacchetto di ripresa dell’UE in Italia.  

Skinnari visita per la prima volta Roma, dove incontra, tra gli altri, il Ministro italiano per l’Innovazione e la Transizione Digitale Vittorio Colao, il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti e quello delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini.Skinnari prevede di trattare anche della situazione della sicurezza alimentare globale con Gilbert Houngbo, presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, che opera nell’ambito delle Nazioni Unite.

Sempre nel contesto della visita del Ministro, è in programma una missione commerciale del Team Finland nei poli industriali del Nord Italia a Torino e Milano.  L’agenda prevede incontri con i principali operatori del settore autoveicoli ed eventi su scambi di esperienze con le amministrazioni locali del nord Italia e le organizzazioni settoriali di riferimento.

La delegazione di operatori finlandesi, coordinata dall’ agenzia Business Finland, comprende 13 aziende finlandesi: Aalto University, Akkurate, Basemark, Elisa IndustrIQ, Fortum, JOT Automation, Nanoksi Finland, Solita, Stora Enso, TactoTEK, Ultra Design & Strategy, Vaisala e WithSecure. “L’Italia è nota per la sua esperienza nel settore autoveicoli; le tendenze globali nei trasporti, come le auto autonome, il ruolo crescente dei servizi nei trasporti e l’elettrificazione dell’automobilismo, hanno portato la Finlandia in prima linea nella mobilità intelligente. 

Le aziende finlandesi possono offrire innovazioni di livello mondiale che promuovono lo sviluppo di soluzioni di mobilità intelligenti ed efficienti sotto il profilo delle risorse”, ha commentato il ministro Skinnari.

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Economia e Finanza

Il cambio gomme è compreso nel noleggio a lungo termine?

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Molti automobilisti si domandano se il cambio gomme è compreso nel noleggio a lungo termine. Premettiamo che ogni contratto di NLT dipende dalla società che lo ha stilato, dunque le norme e le condizioni potrebbero variare in base a diversi fattori.

Come spiegato molto bene anche da Finrent.it, portale dedicato al noleggio di auto a lungo termine, il cambio gomme potrebbe non essere sempre incluso nella formula di NLT.

Vedremo in questo articolo, quali sono gli elementi che sono sempre inclusi nel noleggio a lungo termine e quali invece, no. È importante conoscere tutti gli aspetti legati al contratto NLT, in quanto ci aiutano a fare delle valutazioni soggettive sull’effettiva convenienza di una locazione a lungo periodo rispetto all’acquisto.

Cambio gomme nei contratti NLT? Ecco da cosa dipende l’inclusione

A prescindere dal fatto che la sostituzione degli pneumatici sia inclusa o meno nel noleggio a lungo termine, il controllo dev’essere periodico poiché efficienza e sicurezza sono due elementi che devono essere inseriti al primo posto.

Qualora il contratto preveda controllo, sostituzione/manutenzione delle gomme, è importante approfondire i termini e le condizioni. Alcune società di autonoleggio potrebbero imporre dei limiti riguardo la tipologia di gomme (performance o premium) ed in base al periodo (inverno o estate).

Ecco un esempio di contratto NLT che include il servizio di cambio gomme:

  • Convergenza ed equilibratura;
  • Controllo della pressione e delle valvole;
  • Inversione periodica;
  • Sostituzione e/o riparazione dei cerchi in lega e/o ferro;
  • Fornitura di pneumatici invernali;
  • Deposito pneumatici estivi/invernali in store convenzionati;
  • Smaltimento delle carcasse.

Tutto ciò che non è presente nel contratto, verrà valutato come extra. Ciò significa che tra contraente e società di noleggio è possibile pattuire l’ottenimento dei servizi che seppur non presenti in ciò che è incluso, si possono ottenere previo pagamento.

Di solito la sostituzione delle gomme deve avvenire ogni 40.000 chilometri percorsi. Ciò nonostante, periodicamente andrebbe controllata l’usura del battistrada, la convergenza e l’equilibratura.

Gomme invernali: quando è importante utilizzarle

Come si può intuire dal nome stesso, le gomme invernali andrebbero utilizzate nei periodi in cui la temperatura è fredda. In alcune regioni italiane (perlopiù del Nord) addirittura, vi sono delle norme di legge che prevedono l’utilizzo e la sostituzione degli pneumatici estivi con quelli invernali, ancor prima che inizi la stagione invernale.

La gomma invernale viene utilizzata in situazioni di freddo, soprattutto quando la temperatura dell’ambiente è inferiore ai 7 gradi. Lo pneumatico invernale, viene utilizzato soprattutto quando il terreno è ghiacciato, bagnato o innevato.

Per individuarle è sufficiente controllare il simbolo presente sul fianco delle ruote, sul quale dovrebbe esser raffigurato un fiocco di neve all’interno di una montagna.

Tanti automobilisti pensano erroneamente che il simbolo sopra descritto, possa esser superfluo. In realtà, è l’unico parametro che conta per distinguere una omologazione invernale originale da una farlocca. Il simbolo rappresenta infatti, l’adesione alle norme europee e alla certificazione delle giuste caratteristiche che dovrebbero avere gli pneumatici invernali.

Per caratteristiche facciamo riferimento a quei requisiti indispensabili quali scolpitura e mescolatura necessari a far sì che le gomme possano aderire perfettamente al terreno anche in caso di neve oppure ghiaccio.

Se nell’automobile noleggiata per un lungo periodo, si trovasse il simbolo di marcatura M+S, ciò significherebbe che la gomma è valida “all season”, dunque vi è l’esenzione dall’obbligo del cambio stagionale e ridurrebbe i costi di manutenzione se il contratto NLT non prevedrebbe il servizio sostitutivo.

Pneumatici estivi: che cosa sapere al riguardo

Sugli pneumatici estivi in realtà, non c’è alcuna Legge che imponga una cosa rispetto ad un’altra, se non la condizione di rispettare l’indice di velocità delle gomme riportata sul libretto di circolazione, che dev’essere maggiore o pari rispetto a quanto scritto.

Se l’indice fosse inferiore, allora sussisterebbe l’obbligo di cambiare le gomme invernali in estate. Viceversa, sarebbe comunque possibile camminare con i pneumatici invernali pur durante il periodo estivo, a patto che le condizioni delle gomme siano buone.

Quel che suggeriamo noi invece, è di cambiare sempre le gomme invernali prima che cominci il periodo caldo. Questo perché la tenuta degli pneumatici invernali, potrebbe esser di gran lunga inferiore quando l’asfalto è caldo a causa delle temperature eccessivamente alte.

Il rischio sarebbe quello che il materiale delle gomme invernali possa sfaldarsi per il caldo, con conseguente instabilità e poca durata degli pneumatici.

Cosa è incluso nel noleggio a lungo termine

Il noleggio a lungo termine prevede il pagamento di un canone mensile che oltre al veicolo chiaramente, la società include servizi quali:

Tutti gli altri servizi che non sono elencati, sono a discrezione della società di autonoleggio con cui si sta stipulando il contratto. Raccomandiamo sempre una lettura attenta e scrupolosa, al fine di non ritrovarsi in difficoltà nel caso in cui ci si aspettasse un servizio che in realtà non era incluso a monte.

Nel caso della sostituzione delle gomme, le società di autonoleggio spesso hanno diverse convenzioni con molti store, motivo per cui anche se gli pneumatici non fossero inclusi nel contratto NLT, sarebbe pur sempre possibile chiedere alla società di autonoleggio, a quale negozio far riferimento per la sostituzione.

Se invece il centro gomme convenzionato con l’azienda di noleggio mette a disposizione la sostituzione gratuitamente, non ci sarebbe soltanto un risparmio economico, bensì anche di pratiche burocratiche, gestione e altri problemi legati alla logistica e tempistiche.

A variare l’inclusione o meno della sostituzione pneumatici, è il tipo di contratto medio o lungo che si sottoscrive con la società d’autonoleggio. Nei termini di “manutenzione ordinaria e straordinaria”, suggeriamo di informarsi sempre su quel che viene garantito e cosa no.

 Alla luce di quanto scritto, suggeriamo di fare un’attenta valutazione su cosa viene incluso e cosa no (gomme incluse), nel contratto di noleggio a lungo termine. In fase di preventivo il documento dovrà contenere tutta l’informativa che sottolineerà quali sono gli eventuali extra e servizi inclusi.

Raccomandiamo di leggere soprattutto le scritte in piccolo, visto che molto spesso lì le condizioni vengono sottovalutate e tralasciate perché reputate “poco importanti”.

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Castelli Romani

Volsca, i motivi della “disfatta” della BPL

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Epilogo di una storia tutta italiana

Il lungo contenzioso tra la Volsca Ambiente e Servizi SPA (municipalizzata che gestisce la raccolta e il trasporto dei rifiuti per vari comuni tra cui Velletri, Albano Laziale, Lariano e da ultimo anche Genzano) e la Banca Popolare del Lazio finisce con una sentenza della Corte D’Appello che condanna l’istituto di credito a restituire alla Volsca circa 1 milione e 300 mila euro, somma che di recente la Banca ha provveduto a restituire.

Si conclude quindi con un nulla di fatto, quello che di fatto è risultato come un tentativo della Banca Popolare del Lazio di avvantaggiarsi rispetto agli altri creditori concorsuali, con un’azione giudiziaria che aveva trovato un provvisorio accoglimento da parte della sezione imprese del Tribunale di Roma.

La sentenza in appello di fine gennaio del 2022, ha dunque spento ogni velleità della Banca, riequilibrato le posizioni giuridiche di tutti i creditori fallimentari, ribaltando completamente quella di I° grado, concludendo in maniera irrevocabile che la società pubblica Volsca Ambiente e Servizi SpA, ha agito in maniera ineccepibile e che la BPL, stando alla decisione dei Giudici, ha intrapreso una causa che ha portato a un “nulla di fatto”, rimanendo sulle spalle dei cittadini le gravose spese di entrambi i gradi di giudizio. Purtroppo, infatti, pur sconfitta, la Banca è stata “graziata” dal pagamento delle spese copiose processuali, una abitudine tutta italiana che tende a moltiplicare giudizi che purtroppo si rivelano spesso inutili e strumentali.

Come può accadere che su una vicenda così visibilmente lineare ci sia stato un primo grado che ha sentenziato palesemente l’opposto del giudizio di appello?

Perché la Banca Popolare del Lazio ha fatto spendere i soldi dei soci, e dei cittadini per una causa che poi si è rivelata infondata?

La sentenza di primo grado è stata decisa nella camera di consiglio del Tribunale di Roma (presidente dott. Giuseppe Di Salvo) e giudice relatore Dott. Guido Romano, quella d’appello dal collegio presieduto dal Presidente dott.ssa Benedetta Thellung de Courtelary e giudice relatore dott.ssa Raffaella Tronci.

I fatti risalgono agli anni precedenti all’amministrazione guidata dall’allora sindaco di Velletri Fausto Servadio

Servadio nel 2008, ha ereditato la società Volsca Ambiente SPA sull’orlo del fallimento con debiti intorno ai 30 milioni di euro, favoriti anche dalla concessione, solo poco tempo prima e cioè nel 2006, di finanziamenti da parte proprio della Banca Popolare del Lazio. Nel 2009, preso atto della insolvenza della società partecipata e della contestuale dichiarazione di dissesto da parte del Comune di Velletri, veniva presentato ed approvato dai creditori, tra i quali anche al Banca Popolare del Lazio, il piano concordatario proposto dalla Volsca SpA.

Il piano proposto e portato a termine dall’allora amministrazione della partecipata, prevedeva la creazione di una nuova società, denominata Volsca Ambiente e servizi SpA che proseguisse, come in effetti accaduto e con risultati ragguardevoli sia dal punto di vista qualitativo che economico, l’attività di raccolta rifiuti, mentre la originaria società avrebbe dovuto procedere alla distribuzione della somme ricavate dagli asset ancora presenti, nelle forme e nella misura approvata anche dalla Banca.  

Tutta la procedura concordataria veniva conclusa sotto il rigoroso e stretto monitoraggio del Tribunale di Velletri e con il voto favorevole della maggioranza dei creditori chirografari, tra i quali la Banca Popolare del Lazio.

Esattamente il 24 maggio del 2010 la Banca Popolare del Lazio Soc. Cooperativa esprimeva voto favorevole alla proposta di concordato preventivo depositata a dicembre 2009 per un credito riconosciuto dagli organi del concordato nella misura di circa un milione di euro.

La nuova Volsca Ambiente e Servizi SPA, nel rispetto del decreto di omologa restituiva alla vecchia Volsca Ambiente SPA in liquidazione la somma di quasi tre milioni di euro quale patrimonio netto, in 72 rate mensili oltre interessi.

Il 4 marzo del 2014 l’Avvocato Piero Guidaldi entra nel Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare del Lazio.

Il 27 aprile del 2016 l’Avv. Piero Guidaldi cessa il proprio ruolo di Presidente della Volsca Ambiente e Servizi SPA, un ruolo ricoperto a partire dal 2008 e cioè solo successivamente agli affidamenti concessi dalla Banca Popolare del Lazio alla Volsca nel precedente 2006.

Un’azienda, la “nuova Volsca” che innegabilmente, dati alla mano, l’avvocato Piero Guidaldi ha saputo rimettere in piedi con una gestione onesta e trasparente al punto che prima di lasciare l’incarico, nonostante la inevitabile riconferma da parte degli allora Sindaci, Servadio, Marini e Caliciotti, distribuisce utili per 500mila euro, caso più unico che raro nel panorama nazionale.

Nel dicembre del 2016, la Banca Popolare del Lazio richiede al Tribunale di Velletri la risoluzione del concordato preventivo della Volsca Ambiente SPA in liquidazione e la dichiarazione di fallimento della stessa società.

I ritardi accumulati dalla gestione liquidatoria della vecchia Volsca, inducevamo la Banca Popolare del Lazio, erroneamente sicura di poterne trarre beneficio, a chiederne il fallimento previa risoluzione della procedura concordataria.

Il Tribunale di Velletri nel giugno 2017 dichiarava il fallimento della vecchia Volsca individuando le responsabilità, non nella originaria proposta concordataria valutata anche dalla Corte di Appello favorevolmente, bensì nelle eccessive lungaggini nella liquidazione delle poste attive a favore dei creditori concorsuali.

La BPL, già prima della dichiarazione di fallimento con risoluzione del concordato, si determina nell’agire contro la nuova Volsca Ambiente e Servizi SPA chiedendo il pagamento a quest’ultima, ed in barba al principio della parità di tutti i creditori fallimentari, del finanziamento concesso, secondo molti con troppa facilità, nel 2006 alla vecchia Volsca ormai dichiarata fallita.

Il resto è storia recente, dopo, infatti, una prima sentenza del Tribunale di Roma che condannava la nuova Volsca alla restituzione alla Banca delle somme finanziate (troppo facilmente?) alla vecchia Volsca, interveniva la sentenza della Corte di Appello di Roma che rimetteva la chiesa al centro del paese ordinando di fatto alla Banca di restituire l’importo che nel frattempo era lievitato a circa 1.300.000,00 euro e che veniva obtorto collo restituito.

La nuova Volsca Ambiente e Servizi versata la somma di circa 2.700.000,00 euro alla vecchia Volsca non aveva più nulla a che spartire con la vecchia, ivi compresi i suoi creditori.

Nulla doveva la nuova Volsca e la BPL ha di fatto intentato una “causa persa” in partenza

Un giudizio che, soprattutto dopo la riformata sentenza del Tribunale di Roma, ha visto esponenti anche politici locali esporsi contro gli ideatori della proposta concordataria che, al contrario e nella sostanza ha risollevato le sorti di una società pubblica, i cui costi diversamente sarebbero ricaduti sulla cittadinanza. Tutti questi detrattori sono scomparsi dopo la pubblicazione della sentenza della Corte di Appello di Roma.

In questo gruppo di detrattori si annovera anche il Consigliere Dott. Giorgio Greci che oltre cinque anni fa gridò allo scandalo e definì come tardive le dimissioni di Guidaldi in considerazione dei danni che aveva causato alla società pubblica, certo eravamo in periodo preelettorale, ma la presa di posizione non deve avergli giovato o quanto meno portato fortuna visto l’esito elettorale. Non ultimo il Dott. Valentino Di Prisco attuale Presidente della Volsca, che le cronache ci narrano essere da sempre critico nei confronti dell’operazione concordataria.

Al contrario nonostante la iniziale sconfitta hanno continuato a mantenere la propria convinzione l’attuale Sindaco del Comune di Lariano Caliciotti il quale non è mai arretrato di fronte alla Banca Popolare del Lazio di cui è stato dipendente per molti anni e consulente all’epoca dei fatti, fermamente convinti della bontà del proprio operato i Sindaci Fausto Servadio e Nicola Marini unitamente all’assessore Luca Andreassi, tutti indistintamente ed ingiustamente maltrattati dopo la sentenza del Tribunale di Roma.

Mentre i politici si accapigliavano tra di loro, la Banca Popolare del Lazio godeva di una sentenza che oggi risulta errata e spazzata via in fretta dalla Corte di Appello di Roma che dopo un solo anno ha emesso il fatidico verdetto.

Ci sono tanti paradossi, tanti interrogativi rimasti senza risposta. Ma l’Italia si sa è la patria dei paradossi e spesso di relazioni tanto inopportune quanto lucrose ma soprattutto di conflitti d’interesse.

Visti i fatti succedutisi, ci si chiede quali siano stati i reali motivi che hanno indotto la Banca Popolare del Lazio, una banca che opera nel territorio in cui opera anche la Volsca Ambiente e Servizi SpA, ad aggredire così violentemente ed inopinatamente quest’ultima società, che dopo la richiesta di pagamento dell’importo di 1milione di euro cessava tutti i rapporti con la Banca medesima alla quale nel corso degli anni oltre ad aver versato somme non indifferenti per il servizio reso, aveva anche portato un notevole indotto costituito dagli oltre 120 dipendenti a cui corrispondeva gli stipendi oltre ai fornitori e clienti per un volume d’affari annuo all’epoca dei fatti di circa 10milioni di euro, somme che nel corso del tempo hanno ed avrebbero di gran lunga ricompensato la Banca ben oltre la somma richiesta giudizialmente di 1milione di euro e che neanche ha recuperato.

Solo perdite per la Banca Popolare del Lazio da questa operazione

Perdite costituite anche dalla ridotta ammissione al passivo fallimentare; se infatti in sede concordataria il credito della Banca Popolare del Lazio era stato integralmente riconosciuto dagli amministratori della società nella misura di 1milione di euro in sede fallimentare, quello stesso fallimento voluto proprio dalla Banca, il curatore ha dimezzato il credito vantato dalla Banca, riconoscendo dovuta la sola somma di circa 490mila euro con una evidente perdita. Perdite infine costituite dalle non certo esigue parcelle dei proprio procuratori.

Ed allora cosa ha spinto la Banca ad affrontare un giudizio dall’esito tanto incerto e rischioso quanto sicuramente foriero di perdite prevedibili già prima dell’inizio dello stesso?

Dall’analisi dei documenti un primo elemento lo ritroviamo nell’incarico dato dalla banca ai propri avvocati per intraprendere questa azione contro la Volsca. L’incarico, infatti, non veniva sottoscritto dal Presidente della Banca il compianto Prof. Renato Mastrostefano bensì dal Direttore Generale dell’epoca Rag. Massimo Lucidi, un indizio, forse una prova del fatto che il Presidente dall’alto della propria esperienza e prevedendone gli esiti, non fosse d’accordo nell’intraprendere il giudizio, oppure che sia stato tenuto all’oscuro di questa iniziativa?

Forse una prima risposta ci può essere fornita dal contenuto di una comunicazione inviata alla Banca D’Italia nella quale si segnalavano alcune anomalie, tra le quali gli affidamenti concessi alla Volsca che potevano essere ricondotti nell’ambito di un rapporto privilegiato tra l’allora Consigliere della Banca Notaio Capecelatro e l’allora Sindaco del Comune di Velletri, Dott. Bruno Cesaroni storico cliente del Notaio.

Se ciò fosse vero, il Notaio probabilmente sarebbe incappato nel conflitto di interessi, violazione che si configura quando c’è un danno per la Banca, danno causato solo in presenza di un mancato pagamento e/o recupero dell’intera somma da parte dell’istituto di credito. Qualunque rischio valeva la pena di far correre alla Banca pur di tenere in piedi la fiammella della speranza di poter recuperare l’intera somma dalla Volsca così che non si potesse configurare un danno per la Banca? I cui effetti potessero ricadere personalmente sui singoli attori? In questo quadro generale si potrebbe anche meglio spiegare il perché della mancata sottoscrizione da parte del Prof. Mastrostefano che mai avrebbe esposto l’istituto di credito a rischi inutili per salvaguardare singoli soggetti.

La situazione sembra fosse ben monitorata dalla stessa Banca D’Italia

BankItalia è a conoscenza dell’esito del giudizio e del contenuto della sentenza della Corte di Appello di Roma? In caso affermativo sarebbe interessante capire quali sono i provvedimenti che ritiene di poter adottare, vista l’evidenza dei fatti.

Al riguardo dedicheremo sicuramente un maggiore approfondimento, soprattutto di fronte a fatti che sono stati oggetto di rilievo anche da parte della Procura di Velletri e che sono state attenzionate solo dopo una ormai famosa segnalazione anonima. Una lettera dove si parla addirittura testualmente di un “vecchio ispettore gratificato con una fiammante bmw, pagata da un fornitore storico della banca, pur di ammorbidire le sanzioni elevate”. A questo punto ci mancherebbe soltanto di leggere in qualche altro scritto di “figli di” assunti dagli amici degli amici in quelle stesse banche che invece devono essere “verificate”. Sarebbe davvero un paradosso imbarazzante.

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