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Economia e Finanza

OLIO EXTRAVERGINE D’OLIVA ITALIANO: INVASIONE DELLA PRODUZIONE STRANIERA DEL 45% IN UN ANNO

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Per questo lo stesso Moncalvo chiede di mettere a punto una task force coordinata di controllo per l'attuazione delle norme contenute nella legge “salva olio” approvata dal Parlamento.

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La Coldiretti lancia l’allarme, l’attacco all’olio italiano mette a rischio un patrimonio ambientale con oltre 250 milioni di piante sul territorio nazionale che garantiscono un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un fatturato di 2 miliardi di euro

di Cinzia Marchegiani

L’olio extravergine d’oliva, uno dei prodotti italiani che fa grande e unica la dieta mediterranea sembra essere sotto attacco proprio dalla produzione estera  dell’olio, e dall’importazione di olive nella nostra penisola. Coldiretti scende in difesa di questo prodotto unico nel suo genere e patrimonio forse universale non solo dell’alimentazione ma della salute stessa. Le importazioni di olio di oliva dall’estero sono aumentate del 45% rispetto allo scorso anno con un Paese come la Spagna che ha addirittura quasi quadruplicato le spedizioni verso la Penisola (273 %), ma sul mercato è praticamente impossibile riconoscere il prodotto straniero per la mancanza di trasparenza in etichetta. Una vera invasione! Lancia il grido di allarme la Coldiretti proprio sulla base di questi dati Istat relativi ai primi sette mesi di questo anno 2014. Un trend che se mantenuto attesterà l’arrivo in Italia di olio extravergine al massimo storico con un valore pari al doppio di quello nazionale che registra un produzione attorno alle 300 mila tonnellate. E a fare i conti della serva è proprio il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo: “In altre parole due bottiglie su tre riempite in Italia contengono olio di oliva straniero ed occorre adottare tutte le misure necessarie per garantire trasparenza negli scambi, combattere i rischi di frodi e assicurare la possibilità di fare una scelta di acquisto consapevole ai consumatori italiani”. Per questo lo stesso Moncalvo chiede di mettere a punto una task force coordinata di controllo per l’immediata attuazione delle norme contenute nella legge “salva olio” approvata dal Parlamento.
Il richiamo in particolare, è riferito alle norme sul funzionamento del mercato e della concorrenza, dalla previa autorizzazione del Ministero delle Politiche agricole all’ammissione al regime di perfezionamento attivo nel caso di acquisto dai Paesi extra Ue di miscele di olio fino alla disciplina contro il segreto, che contempla l’accesso ai documenti degli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera delle informazioni detenute attraverso collegamenti a banche dati elettroniche.
L’Italia è il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri. Sotto accusa è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009.
Una fotografia sulla sofisticazione va menzionata poiché spesso il consumatore porta a tavola qualcosa che neanche lontanamente assomiglia all’olio extravergine di oliva e soprattutto italiano. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile. Coldiretti spiega nel dettaglio cosa accade nel commercio:"spesso le bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all’italianità fortemente ingannevoli. I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato il consiglio di Coldiretti è quello di guardare con piu' attenzione le etichette ed acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori mentre in caso di dubbio verificare attentamente l'origine in etichetta."

La sofisticazione o adulterazione dell’olio extravergine di oliva si ottiene miscelandolo con percentuali di altri tipi di olio, frodi spesso difficili da stanare e che solo un esame gascromotografico permetterebbe di stabilire la composizione qualitativa e quantitativa degli acidi grassi dell’olio in esame. Analisi che viene supportata anche dall’esame della frazione stereolica che rappresenta una maggiore conferma della genuinità dell’olio di oliva. Purtroppo con manipolazione genetiche apportate alle piante oleaginose è possibile modificare la composizione acida degli oli estratti dai semi e renderli simili a quella dell’olio di oliva. Ma la frazione stereolica, fortunatamente non subisce variazioni ed è tipica e rappresentativa per ogni tipo di olio esistente, e nell’olio di oliva vergine la quantità di beta-sitostereolo non è mai inferiore al 94%. Ecco perché è fondamentale avere un’etichettatura che dia la possibilità al consumatore di scegliere consapevolmente in base alle proprie esigenze e al portafoglio.

L’attacco all’olio italiano mette a rischio un patrimonio ambientale con oltre 250 milioni di piante sul territorio nazionale che garantiscono un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative all’anno e un fatturato di 2 miliardi di euro.

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Prospettive e strategie per la ripresa del turismo italiano all’estero

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Una ricerca realizzata attraverso una sinergia tra ADUTEI, Associazione dei Delegati degli Uffici del Turismo Esteri in Italia, e MET, Master Economia del Turismo di Università Bocconi, evidenzia come i rappresentanti delle destinazioni estere vedano il futuro e come intendano operare per la ripresa del settore.

Quali siano le previsioni relative ai viaggi degli italiani all’estero per il 2021e quali fattori possano influire sulla ripresa sono le due domande chiave dell’indagine condotta da Adutei presso i direttori dei suoi enti associati. 25 Paesi che intercettano 21 milioni di turisti italiani l’anno (circa il 34% dei nostri viaggi all’estero) e che quindi ben rappresentano il turismo in uscita del nostro Paese.

 “Tra i risultati emersi, il primo dato significativo è la fiducia in una ripresa già a partire da quest’estate” ha dichiarato Cristina Mottironi, direttrice MET, Master Economia del Turismo, Università Bocconi. “Per il 70% degli intervistati l’andamento sarà migliore che nel 2020, in particolare verso le destinazioni di corto raggio, ma i turisti avranno esigenze diverse. Certo, le condizioni contingenti legate all’andamento della pandemia, alla campagna vaccinale e alle regole relative agli spostamenti continueranno a condizionare i viaggi, ma altri fattori potranno congiuntamente stimolare e sostenere la voglia degli italiani di viaggiare all’estero. In particolare, sarà fondamentale dare fiducia alla domanda sia in termini di sicurezza sia in termini di flessibilità (delle prenotazioni ed organizzativa). I tre messaggi chiave dei paesi Adutei saranno poi legati al promuovere destinazioni no-Covid, alla possibilità di conoscere la destinazione in autonomia e in maniera nuova e più personalizzata, e alla sostenibilità. Il tutto con un’attenzione particolare alla fascia d’età 25-44, ai viaggi di coppia o in famiglia, e ad attività culturali ed all’aperto.”

La ricerca ha avviato una collaborazione con il MET finalizzata ad un processo strategico di posizionamento di Adutei nel mercato del turismo estero come ente esso stesso di riferimento, sempre più attento a reperire dati aggiornati e strategie innovative, ponendo il lavoro di ogni singolo ente a servizio dell’informazione complessiva attraverso l’analisi e la rielaborazione dei dati stessi forniti da ciascun associato. Pur considerando macroscopiche differenze, come per esempio, quelle che possono emergere tra le destinazioni a corto e a lungo raggio, sono stati individuati importanti cambiamenti che sarà necessario valutare per attuare future efficaci strategie.

 “Un lavoro impegnativo, ma di grande significato. I dati emersi e raccolti potranno essere utilizzati per i prossimi piani di lavoro di tutti i soci Adutei.” ha dichiarato Aljoša Ota, presidente Adutei e direttore dell’Ente Sloveno per il Turismo. “Adutei si rafforza sempre di più attraverso l’acquisizione di competenze strategiche messe a servizio di un mercato pronto a riprendere a far viaggiare gli italiani all’estero in sicurezza e serenità. Con la ricerca effettuata abbiamo voluto creare uno studio univoco, il primo di questa portata e entità, con l’obiettivo di delineare un quadro trasversale del panorama turistico internazionale al fine di dare importanti elementi di base per una riflessione per diversi ambiti, dalle ricerche di marketing, ai servizi turistici al contesto sociale in cui operiamo. Abbiamo posto le basi solide per continuare anche in futuro ad operare su questa strada” ha concluso Ota.

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Colombia, a gonfie vele l’export verso l’Italia, nonostante il Covid

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Secondo informazioni dell’ambasciata colombiana in Italia, le esportazioni del paese sudamericano verso l’Italia sono aumentate del 24% tra gennaio e dicembre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, secondo il rapporto DANE-DIAN (ufficio imposte e dogane nazionali).

Secondo il rapporto, il totale delle esportazioni colombiane verso la penisola è ammontato a 770 milioni di euro di valore. Secondo i dati, l’incremento significativo è attribuito all’aumento della vendita di oro, semilavorato ed in polvere, che è aumentato per un valore 179,3 milioni di euro, il 48% in più rispetto al 2019, ed anche ai prodotti non minerari che, nel 2020, si sono distinti soprattutto per il dinamismo dell’agricoltura colombiana durante la pandemia.

Le esportazioni in Italia di prodotti agroalimentari, che corrispondono al 95% del totale delle esportazioni non minerarie, hanno raggiunto il valore di 203 milioni di euro nel 2020, aumentando dell’8% rispetto al 2019. Seguono i prodotti del sistema moda con un valore di 7,43 milioni di euro, pari al 4%, e infine settori come Industria 4.0, metalmeccanico, chimico, farmaceutico e cosmetico, che si sommano al restante 1%.

Nei prodotti agroalimentari, oltre alle banane e al caffè verde spicca l’incremento dell’olio di palma, che raggiunge il 66% rispetto al 2019, raggiungendo un totale di valore di 38,3 milioni di euro, includendo sia il mercato alimentare che quello energetico.

Questo incremento delle esportazioni verso l’Italia ha rafforzato il surplus della bilancia commerciale che dal 2017 è favorevole alla Colombia. Alla fine del 2020, la Colombia acquistava 356 milioni di euro dall’Italia per valore di export, mentre l’Italia acquistava per un totale di 755 milioni di euro dalla Colombia, sostenendo l’avanzo della bilancia commerciale a favore della Colombia per circa 399 milioni di euro.

L’ambasciatore colombiano in Italia, signora Gloria Isabel Ramírez, ha sottolineato questo risultato che costituisce è un ulteriore esempio del rafforzamento delle relazioni tra i due paesi.

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Turismo, Garavaglia alla stampa estera: pronti al rilancio

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L’industria del turismo è una voce fondamentale dell’economia italiana ed il settore più colpito dalla pandemia, valendo, secondo il ministro Garavaglia, almeno il 15% del PIL ed, in prospettiva, il 20%

Sulle prospettive della ripresa di questa voce importante del bilancio italiano ha fatto il punto il neo ministro leghista del Turismo, Massimo Garavaglia, in un incontro con i corrispondenti dei mass media esteri in Italia, alle cui numerose domande ha risposto, anche consapevole della rilevanza che l’informazione all’estero sulla situazione turistica in Italia può avere nel rianimare flussi fondamentali verso il Bel Paese. Alla domanda sulla modalità con cui il Governo stia preparandosi alla ripartenza del settore ed alla programmazione relativa, il ministro ha affermato che la programmazione “è fondamentale” e “nel giro di qualche giorno saremo in grado di dare delle date certe”, date però chiaramente condizionate dalla pandemia.

“L’anno scorso mi ricordo che si è aperto a metà maggio e non vedo motivi per cui non avvenga la stessa cosa quest’anno”, ha aggiunto, certo che il settore sarà tra “il primo a ripartire”. Il turismo inoltre “assorbirà manodopera che nel frattempo sta perdendo lavoro nel breve periodo da altri settori”, e già da questa estate “avremo la possibilità di assorbire oggi maestranze che sono in cassa integrazione”. Una data certa dunque non c’è, ma intanto una ripresa del turismo si può iniziare a programmare. La speranza del ministro Garavaglia è quella di far ripartire il settore, magari il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica. “Ci è stata fornita nel Consiglio dei Ministri ampia rassicurazione che è intenzione del governo arrivare a una programmazione per l’estate.”, ha ribadito, rispondendo a chi gli chiedeva sulla riapertura di alberghi e sulla partenza della stagione estiva. Per quanto riguarda il cosiddetto Passaporto Verde, elaborato dall’Unione Europea, Garavaglia ha ricordato che non si tratta di un passaporto vaccinale, ma di un “lasciapassare, perché non è legato al vaccino in quanto tale, quella è solo una delle condizioni”, precisando le altre che sono: “Se si è stati ammalati di Covid e si hanno gli anticorpi oppure la terza condizione, la più semplice, se si è fatto un tampone negativo comunque si può viaggiare. Per questo è importante che venga attuato a livello europeo per evitare che ci siano vantaggi competitivi a vantaggio di uno Stato e a scapito di un altro”. Intanto, secondo il ministro, si ritorna a poter girare in tranquillità ed i numeri li avremo l’anno prossimo.

Per Garavaglia “la situazione è drammatica per gli operatori ma le potenzialità sono importanti. Intervento immediato è di assegnare le tante risorse disponibili, oltre 500 milioni di euro a bilancio del Ministero del Turismo, di cui è stato appena deciso di assegnare una 2° quota di 228 milioni di euro. Esiste poi aiuto di 900 milioni di euro per gli stagionali, comprese le guide turistiche ed è prevista una regolamentazione corretta di queste categorie, anche in prospettiva, per valorizzarle in maniera strutturale”. Su segnali di aumenti di prenotazioni di turisti esteri per l’estate ha risposto affermativamente: “iniziano ad arrivare segnali positivi che potrebbero aumentare nella 2a parte dell’estate, con l’aumento delle vaccinazioni”.

Richiestogli su riattivazione di collegamenti aerei Roma-Mosca, e sul ‘turismo vaccinale’ attuato da paesi come la Serbia, ha ricordatole sperimentazioni in atto a Malpensa con voli nocovid verso altre mete, ma gli sviluppi in questo campo sono legati anche al mercato ed i tempi sono da definire mentre il turismo vaccinale dipende dall’emergenza ma diventerà fenomeno residuale. La linea guida, per il ministro, è di coniugare sicurezza ed economia e rispetto dei dati. Sulla ripartenza del settore con un’Alitalia malmessa, ha sottolineato che si tratta di un tema antico nonostante il quale il turismo ha sempre funzionato bene, per cui “non ci strappiamo le vesti”.

Sul decalogo per il rilancio delle città d’arte, recentemente promosso da alcune delle stesse, verrà approvato ciò che sarà valutato valido per l’intero paese. Per Garavaglia “ora si promuove l’Italia nel suo complesso”, non singole zone.

Taluni paesi hanno deciso la vaccinazione prioritaria degli operatori turistici e gli è stato chiesto se anche l’Italia abbia progettato qualcosa di analogo Per il ministro esistono dei protocolli per operare in sicurezza  e quindi la bolla di sicurezza è garantita. È stato istituito un tavolo comune Turismo-Trasporti e Salute proprio per coordinare ed attuare iniziative  in questione.

Sulla riattivazione di flussi turistici di visitatori extra Schengen, Garavaglia si è detto certo che alla fine accordi bilaterali, estendendosi. varranno per tutti.

Sulle tematiche con cui l’Italia intende impegnarsi per contrastare la concorrenza estera, ha affermato che il rinato ministero del Turismo, che coordina e promuove le iniziative, è già uno strumento che segna un passo avanti decisivo. Alla domando su cosa faccia il Governo per supportare un turismo più sostenibile, Garavaglia ha citato il blocco della navigazione di grandi navi in Venezia, con l’approvazione  di 9 approdi temporanei fuori città, ed altre iniziative come una accelerazione di una ‘rivoluzione digitale’ che faciliti il movimento del turista, oppure la valorizzazione di rete di  rete di ferrovie storiche, o di turismo alternativo.

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