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Ombre dal Profondo, il lato oscuro della Luna apre l’anno 3 di Destiny 2

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Con Ombre dal Profondo, uscito il primo ottobre su Pc, Xbox One e Ps4, prende il via l’anno 3 di Destiny 2. Con questa nuova espansione finalmente lo sparatutto Sci-Fi targato Bungie sembra aver preso la giusta direzione e di seguito vi spiegheremo per filo e per segno tutto quello che c’è da sapere. Prima di esaminare le novità introdotte per questo terzo anno, però, è bene ricordare che il 2019 è stato un anno turbolento in casa Bungie, tra la scissione con Activision e l’acquisizione della totale indipendenza, si sono spalancate le porte a molteplici possibili scenari. Scenari che hanno portato a grosse novità. Destiny 2, infatti, è diventato ufficialmente free to play e per i giocatori pc è approdato su Steam. Ovviamente la versione gratuita è quella base (qui la nostra recensione) che comprende il primo anno di contenuti, e sebbene questa scelta potrebbe sembrare soltanto la naturale adozione di un modello di business differente, rappresenta in realtà una vera e propria presa di posizione sul prodotto attualmente in commercio. Tale decisione fa presumere l’intenzione da parte della software house statunitense di continuare a supportare il brand senza saltare subito, come molti temevano, a un terzo capitolo. Con Ombre dal Profondo, Bungie non offre solo nuovi contenuti e mappe ma un nuovo modo di giocare a Destiny 2 modificando le dinamiche che hanno caratterizzato The Forsaken (qui la nostra recensione) e migliorando il tutto. Questo nuovo dlc riporta i giocatori sulla Luna, quindi per chi è un fan di vecchia data sarà un vero e proprio ritorno alle origini, mentre per i nuovi giocatori ci sarà davvero tanto da esplorare e fare.

La Luna in versione Destiny 2 è una Luna molto simile ma nello stesso tempo differente rispetto a quella esplorata nel titolo originale. Un’intensa attività sismica ha attirato l’attenzione dell’Avanguardia e ovviamente il protagonista viene chiamato ad indagare sulla presenza dell’Alveare e delle inquietanti presenze dell’Oscurità che hanno invaso nuovamente il satellite della Terra. L’Alveare ha iniziato a diffondersi su tutta la superficie e oltre, costruendo l’imponente e inquietante Fortezza Scarlatta. In Ombre dal Profondo fa il suo ritorno anche Eris Morn, la misteriosa cacciatrice che ha osservato i movimenti dell’Alveare sin dalla morte di Oryx, il re dei corrotti. Eris, che ha la funzione di Npc della nuova area di gioco, mostrerà una piramide nera sepolta sotto la superficie della Luna che sembra generare una forte Oscurità per contrastare la Luce del Viaggiatore. Lo scopo dei guardiani in Ombre dal Profondo sarà quindi quello di scoprire i misteri della piramide e penetrare al suo interno per svelare cosa si celi dietro alle inquietanti presenze generate dall’Oscurità. La lore introdotta con il nuovo DLC ci è sembrata interessante e ben realizzata. Bungie ha chiaramente puntato sull’effetto nostalgia dei giocatori di vecchia data, riuscendo chiaramente nell’intento. Il ritorno di vecchie ambientazioni e personaggi si incastra perfettamente con le novità introdotte, accontentando sia i veterani che i neo giocatori. La “nuova” area è ricca di dettagli e ambientazioni fantastiche che arricchiscono il già ampio universo di Destiny 2. Le missioni della storia sono ben equilibrate e si amalgamano davvero bene con le attività sia vecchie che nuove. Assalti, Cala La Notte, Azzardo, Serraglio, Crogiolo e Stendardo di Ferro vengono affiancati dalle cacce agli incubi, le Invasioni Vex e il raid introdotto da una decina di giorni. Insomma il tutto sembra funzionare bene. Se a questo si affianca un nuovo livello di luce da raggiungere, nuove caratteristiche e statistiche per le armature e l’introduzione di un artefatto stagionale che offre vari bonus, il tutto si traduce in moltissime ore di gioco extra. Se proprio si vuole trovare un difetto in Ombre dal profondo, esso è la miriade di cose che settimanalmente si devono fare per progredire in maniera seria con uno o più personaggi.

Durante il passaggio tra il primo al secondo capito di Destiny, la sensazione era che il target a cui volesse rivolgersi fosse cambiato, con l’intenzione di aprirsi a un bacino di utenza più occasionale, a discapito dei player più hardcore che in realtà spendevano tempi di gioco maggiore tra i mondi del sistema solare. Inutile dire, i risultati di questa scelta si sono visti e I Rinnegati è stato soltanto il primo passo nel tentativo di cambiare rotta. Con Ombre dal Profondo, questa inversione di tendenza si potrebbe dire completata e Bungie sembra avere come primo obbiettivo, quello di dare maggiore profondità alle dinamiche che regolano la giocabilità. La prima grande novità di Ombre dal Profondo riguarda le armature, aggiornate ora alla loro versione 2.0. Queste adesso hanno ben sei statistiche, ovvero mobilità, resilienza, recupero, intelletto, disciplina e forza, e ogni singolo pezzo fornisce casualmente ognuna di queste sei caratteristiche. Inoltre, ogni pezzo potrà essere potenziato fino al livello di energia 10, che rappresenta sostanzialmente il numero di punti spendibili nelle modifiche equipaggiabili. Perché sì, i pezzi di armatura non hanno più perk casuali, ma solo spazi per le mod. Queste sono ottenibili dai giocatori semplicemente giocando, tra drop casuali e ricompense e sbloccabili in maniera permanente. Vien da sé come la personalizzazione del proprio equipaggiamento e delle proprie build acquisisca quindi una profondità notevolmente superiore che non in passato, dando piena libertà ai giocatori di sperimentare a proprio piacimento, a patto naturalmente di aver ottenuto o acquistato le mod necessarie. La novità più interessante di Ombre dal Profondo però è senza dubbio il manufatto, da non confondersi con gli artefatti visti in precedenza nel terzo anno del primo Destiny con i Signori del Ferro. Questo, piano piano che si potenzierà, consentirà di spendere i suoi punti per sbloccare modifiche uniche, da utilizzarsi poi nelle proprie armi e armature. Queste mod varieranno da quelle più semplici, che costano un semplice punto energia delle armature, a quelle più efficaci, dal costo che raggiunge persino le 7 unità, ma dagli effetti considerevoli o dedicati solo al raid. Una volta potenziato al massimo, l’esperienza che viene guadagnata lo farà livellare ulteriormente, dando ai guardiani livelli di potere bonus, che andranno a sommarsi al livello luce del personaggio. Sebbene questi valori aggiuntivi non si rifletteranno nel potere delle ricompense, virtualmente il livello totale del guardiano potrà ora aumentare all’infinito. C’è da sottolineare una cosa importante però: questi manufatti sono definiti stagionali, perché dureranno soltanto il tempo della stagione in corso. Quindi una volta che si darà il via alla nuova stagione, cambiando l’artefatto, si perderanno tutti i bonus e i punti luce extra ottenuti e si dovrà livellare di nuovo per guadagnare i benefici che saranno disponibili.  Tale escamotage rende Ombre dal Profondo un gioco vivo e che per essere goduto pienamente avrà bisogno di essere giocato per moltissime ore.

Per quanto riguarda la nuova area di gioco offerta da Ombre dal Profondo, la Luna, essa è stata integrata perfettamente, ricostruendo fedelmente tutte le aree esterne e gran parte di quelle sotterranee, con le dovute modifiche causate dall’attività dell’alveare e con il dettaglio naturalmente aumentato. Ma non è tutto qui, sono state aggiunte anche un buon quantitativo di nuove aree, come il Porto del Tormento, o tutti i claustrofobici tunnel sotto la Fortezza Scarlatta, molto ben caratterizzati, costruiti in puro stile alveare, amalgamati perfettamente alle vecchie aree e senza dare quella spiacevole sensazione di distacco tra vecchio e nuovo, e soprattutto sono sufficienti a giustificare la re-introduzione della Luna. Se la location però viene promossa a pieni voti, un discorso analogo non si può certamente fare per la campagna principale, che ha come quasi unico risultato quello di lasciare una strana sensazione. Ovviamente ogni stagione, differentemente da quanto visto in The Forsaken, offrirà un pezzo di storia in più, però la storia raccontata è veramente troppo breve. Era chiaro fin dai primi trailer rilasciati in estate che gli eventi narrati in Destiny 2 fino al lancio di Ombre dal Profondo avrebbero portato i guardiani ad affrontare, alcune delle peggiori minacce che si sono dovute fronteggiare negli ultimi cinque anni, da Crota fino a Ghaul, e a onor del vero Bungie non ha nemmeno voluto far passare gli Incubi come una novità: sono quel che sono, degli incubi che ci tormentano, e gran parte della narrazione ruota attorno a questo concetto. Il problema di fondo è che nelle circa 6 ore necessarie a completare la storia principale, composta da missioni principali, secondarie e assalti, si va davvero poco oltre questo concetto, con un finale che lascia si la curiosità, ma a cui si arriva con un climax crescente che chiaramente non genera l’esaltazione sperata, sfociando in una conclusione momentanea che porta inevitabilmente il giocatore a chiedersi “e adesso?”. La sensazione è chiaramente che la narrazione non si concluda lì, e a dirla tutta, Bungie ha fatto esattamente quello che aveva detto che avrebbe fatto, ossia sviluppare la narrazione lungo tutto l’anno, non limitandosi alle sole missioni principali e non soltanto alla stagione attualmente in corso. Fortunatamente però il bello di Destiny è che una volta finita la campagna ha inizio il vero gioco: taglie giornaliere e settimanali, assalti, cala la notte, crogiolo, azzardo, serraglio e adesso invasioni vex, caccia agli incubi saranno le attività da svolgere in solitaria o in compagnia per ottenere armi ed equipaggiamento migliore. Ovviamente poi, per chi vuole godere del massimo dell’esperienza offerta da Destiny 2, come ogni espansione “maggiore” che si rispetti, Bungie ha anche lanciato un nuovo raid chiamato “Il Giardino della Salvezza”. Per chi non lo sapesse, in quest’attività un gruppo di 6 giocatori dovrà affrontare una missione particolarmente lunga e dalle dinamiche complesse che richiederanno gioco di squadra, coordinazione e tanta, tanta pazienza.

Parlando del raid, possiamo dirvi che in “Giardino della Salvezza” i guardiani dovranno combattere nel Giardino Nero, uno dei “mondi” più affascinanti ma peggio sfruttati di tutto il brand. La location è completamente inedita e i quattro step che compongono l’incursione porteranno i giocatori a sfidare i Vex in una magnifica combinazione di geometriche strutture amalgamate perfettamente alla straordinaria vegetazione. E’ sorprendente come il team in carico della progettazione di quest’attività, riesca ancora una volta a creare interessanti dinamiche che ne aumentano sì la complessità, ma senza sfociare nell’eccesso, integrando addirittura meccaniche simili ad azzardo con le particelle da depositare o richiedendo ai giocatori di utilizzare i guardiani come ripetitori per creare flussi di energia tra due punti. Dovendolo paragonare a quanto visto in passato, il raid presente in Ombre dal Profondo risulta essere un buon compromesso fra coordinazione e buona comunicazione tra i players. Farsi prendere dal panico o fare le cose troppo di fretta non porterà a nulla, quindi è bene aver presente tutte le dinamiche e non essere mai avventati. L’unico ostacolo al completamento del raid è il livello di luce che, specialmente per chi si avvicina per la prima volta al mondo di Destiny, può apparire davvero alto. Sicuramente il Giardino della Salvezza non è il raid più difficile visto fino a ora, ma in ogni caso offre un buon livello di sfida, quindi, per chiunque volesse provarlo, consigliamo di trovare un clan e di partire tutti insieme. Alla luce di quanto detto, vi riassumiamo che cosa sarà presente con Ombre dal Profondo: nuova campagna, pattuglie sulla Luna, due nuovi assalti, personalizzazione delle armature 2.0, manufatto stagionale Occhio del Guardiaporta, nuove mosse finali, aggiornamenti del Crogiolo, il ritorno di due mappe PvP dall’era di D1: la Corte della Vedova e la Breccia del Crepuscolo, eliminazione nei Laboratori del Crogiolo, due nuove armi di punta: una per Azzardo e una per il Crogiolo, ricompense di grado stagionale gratuite, che includono: la nuova arma esotica, Promessa di Eriana, tre set di armature leggendarie (uno per classe), due armi leggendarie. Inoltre sono presenti gli engrammi luminosi Il meglio dell’anno 2, possibilità di avere un tetto massimo di Lumen maggiore (da 100mila a 250mila) e moduli di aggiornamento. Tirando le some quindi, con Ombre dal Profonda, Destiny 2 si arricchisce di tante cose nuove e, se preso seriamente, il titolo riempirà le vostre giornate senza mai deludervi. Ovviamente trattandosi di un MMO fermarsi alla sola campagna è riduttivo e non valorizza assolutamente il titolo. Attualmente il titolo di Bungie è davvero in grado di tenere incollati allo schermo per un anno intero. Quindi, se avete voglia di un titolo appassionante, con tante cose da fare e che vi dia la possibilità di stringere nuove amicizie, con Destiny 2 Ombre dal Profondo potreste aver trovato veramente ciò di cui avete bisogno.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 8,5

Sonoro: 9

Gameplay: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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Call of Duty Modern Warfare, il reboot che rilancia la saga

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Call of Duty Modern Warfare è un reboot della saga che ha rivoluzionato il concetto di sparatutto in prima persona ed è disponibile su Pc, Xbox One e Ps4. Per anni gli appassionati di questo genere, dopo una prima trilogia indimenticabile e diversi titoli futuristici che non hanno avuto lo stesso impatto della serie MW originale, hanno desiderato un ritorno alle origini, e quest’anno Activision e Infinity Ward hanno deciso di accontentare i fan. Il nuovo capitolo di Call of Duty, infatti, non è altro che una rilettura del titolo uscito nel 2007 che utilizza alcuni fra i personaggi iconici del brand e apre la strada verso un futuro che sembra essere pronto a riscrivere una delle storie più amate dal popolo dei gamers. Call of Duty Modern Warfare ripropone i tre pilastri storici del brand, ossia: la Campagna single player, una corposa componente multiplayer, vero fulcro del gioco per milioni di appassionati, e una componente cooperativa basata su orde di nemici IA con le Operazioni Speciali. Prima analizzare queste modalità, è però doveroso parlare di un’altra novità: dopo anni e anni di riciclo e ritocchi del motore originale della serie, lo studio stavolta ha introdotto un engine grafico completamente nuovo, pensato per gli hardware di prossima generazione che anche sulle console di attuale generazione si difende davvero bene con modelli estremamente curati, animazioni fluidissime ed effetti speciali hollywoodiani che rendono tantissime parti della campagna realistiche quasi quanto un film di guerra.

Come già detto, per quanto riguarda la storia in singolo, Infinity Ward ha deciso di tornare ai suoi titoli più famosi, con un vero e proprio reboot che riprende personaggi e tematiche dei vecchi titoli, inserendoli in un nuovo contesto. La campagna, come detto dallo stesso studio di sviluppo, vuole essere uno spaccato sulla guerra moderna. Nel 2007 Call of Duty 4: Modern Warfare aveva lo stesso obiettivo, ma era figlio di un’altra epoca; 12 anni fa, erano ancora forti tematiche come la guerra in medio-oriente, una guerra diversa da quelle del passato, ma in cui ancora si potevano vedere eserciti, regolari e non, scontrarsi tra loro. Dodici anni sono passati e con essi è cambiato, almeno per il team di Infinity Ward, il significato di “guerra moderna”. Per questo Call of Duty: Modern Warfare non presenta battaglie tra eserciti di soldati, ma una guerra più subdola, che entra nelle vite di tutti i giorni. Per far comprendere pienamente i toni di questo gioco e che cosa si intende per “guerra moderna” ci basterà descrivere brevemente una missione: in una di quelle iniziali, infatti, il giocatore si trova a Picadilly, una delle strade più famose di Londra. La vita scorre come da norma per la metropolitana: folle di persone che sciamano lungo i marciapiedi, le strade bloccate dal traffico, le luci elettriche che illuminano la serata. Il giocatore, però, nei panni di un agente delle forze speciali, stiamo cercando di fermare una cellula terroristica che, a bordo di un veicolo, si lancia tra la folla e facendosi esplodere. La battaglia comincia così, tra le strade di Londra, in mezzo ai civili, in mezzo alle grida disperate. Le tematiche toccate dal gioco sono forti e riguardano argomenti davvero contemporanei, che non sono affatto semplici da trattare. Fortunatamente, Call of Duty: Modern Warfare riesce anche a evitare un approccio eccessivamente apodittico all’argomento. Se in molte missioni ci si trova nei panni di soldati occidentali, in altre si vestono i panni dei ribelli dell’Urzikstan, che hanno intenti simili alle cellule terroristiche di Al-Qatala, vale a dire la liberazione del loro Paese. In particolare, ci sono missioni ambientate nell’infanzia della comandante dei ribelli, Farah, che mostrano la violenza che è stata usata contro il suo popolo e che portano a capire tanto i suoi motivi quanto quelli delle cellule terroristiche, di cui Farah e i suoi ribelli non condividono i metodi. In questa situazione è difficile fare una divisione netta tra buoni e cattivi. Ci sono personaggi ambigui tra le forze occidentali, ma ve ne sono anche negli altri gruppi. Infiltrarsi nei covi dei terroristi significa infiltrarsi in case di persone che non sono dei veri soldati, persone che hanno una famiglia, mogli, mariti e figli. Sono queste missioni, più di altre, che generano una sensazione contrastante, gettando veri dubbi su quale sia la cosa giusta da fare in queste situazioni. La campagna di Call of Duty Modern Warfare ha una tenuta narrativa che la serie non vedeva dai tempi di Black Ops 2, e che sicuramente rientra tra le migliori offerte dalla serie fino ad ora. Questo, grazie anche ad un cast di personaggi che rimane impresso, anche dopo l’avventura. Le storie dei quattro protagonisti sono ben delineate e, alla fine della campagna, è chiaro che i loro volti sono destinati a tornare presto, ma saranno accompagnati da alcune vecchie conoscenze. Chi vivrà vedrà. Volendo essere puntigliosi e trovare un difetto per questa modalità, possiamo dire che la durata della campagna è piuttosto breve, intorno alle sei/7 ore, e ad essere penalizzata è la parte finale. Il ritmo narrativo subisce infatti un’improvvisa accelerata verso la fine, che stona con il resto della storia. La sensazione che si ha una volta portata a termine la storia è infatti quella che manchi qualcosa per completare il tutto.

Lo step successivo alla Campagna in singolo è quello della modalità cooperativa Operazioni Speciali, che è possibile affrontare in locale (fino a 2 giocatori) e online (fino a 4 persone). Tale tipologia di gioco permette ai giocatori di affrontare missioni top secret ad alto tasso di adrenalina contro orde di soldati IA sempre più equipaggiati e letali. A differenza della storia proposta da Call of Duty Modern Warfare, però, questa modalità sembra realizzata in maniera piuttosto frettolosa, con poca cura per i dettagli ed asset che sembrano quasi nati per altri utilizzi. Una volta lanciata una delle missioni disponibili, ci si trova infatti in una gigantesca mappa con strade, edifici e punti di interesse basati su mappe storiche della saga, divisa in aree accessibili a seconda delle operazioni, che sembra palesemente creata per una qualche modalità Battle Royale non ancora rilasciata (ma si mormora che arriverà ad inizio 2020). Qui le missioni presentano obiettivi piuttosto semplici come l’uccisione di determinati nemici o la conquista di alcune aree, il tutto mentre si affrontano orde di soldati IA sempre più forti, che vanno dai soldati semplici fino ai temibili Juggernaut o altri che utilizzano carri armati ed elicotteri, fino a completare gli obiettivi per poi essere estratti da un elicottero per terminare la missione. Il tutto sembra molto bello se non che, ad oggi, raggiungere questo obiettivo è praticamente impossibile: infatti i nemici respawnano di continuo anche a pochi metri dai giocatori o addirittura alle loro spalle, e grazie al time-to-kill bassissimo che accompagna ogni modalità del gioco, restare in piedi è un’impresa disperata vista anche la scarsità delle coperture in giro per la mappa. L’unica strategia che funziona al momento, ma solo in alcune aree, sembra essere quella di nascondere un giocatore in un punto irraggiungibile all’IA, perché se qualcuno resta in vita anche i compagni morti possono rientrare dopo circa un minuto di attesa. Insomma, le operazioni speciali di Call of Duty Modern Warfare a nostro avviso rappresentano una modalità sfruttata male e che al momento offre pochi motivi per essere giocata. Tale tipologia di gioco necessiterà di diversi aggiornamenti per diventare degna di attenzione o quanto meno al pari di quelle viste nel 2009 con CoD MW2. Peccato davvero.

Differentemente dalle operazioni speciali, le modalità online di Call of Duty Modern Warfare raggiungono in pieno l’obiettivo: una partita tira l’altra ed è un piacere ritornare nelle mappe per un altro scontro. C’è da dire che fortunatamente quest’anno il multiplayer ha subito più di una rivoluzione soprattutto per quel che riguarda le modalità di gioco, che guardano sia a giochi di guerra su grande scala come Battlefield che a titoli che prediligono le lotte due contro due. Ovviamente è presente anche il multiplayer “classico”, dove due squadre di 5 o 6 giocatori si affrontano in mappe medio-piccole nelle classiche modalità che ormai famose della saga come il Deathmatch a Squadre, Cerca e Distruggi ma anche lo spassoso Attacco Hacker che ricalca le regole del CeD tranne che per il fatto che i compagni possono essere rianimati, creando così dinamiche di ingaggio molto più variegate con un 1v4 che può tranquillamente diventare 4v2 se il giocatore rimasto è bravo ad aggirare i nemici. On Call of Duty Modern Warfare anche le meccaniche di gioco hanno subito alcuni cambiamenti: velocità di movimento ridotta, tempi di mira allungati, possibilità di agganciarsi alle coperture per sbirciare più al sicuro e ottenere una mira più precisa a discapito della mobilità, mappe con tanta verticalità e dove lo scavalcamento degli ostacoli risulta molto più immediato rispetto a prima hanno portato a un approccio più cauto e meno da “Rambo”. Da tutto questo e da livelli di salute molto più bassi rispetto ai classici CoD ne deriva uno stile di gioco più fluido ma anche più lento e ragionato, amplificato dall’impressionante volume sonoro dei passi che rivelano rapidamente la posizione ai nemici circostanti e dal ritorno delle letali mine claymore. Ovviamente in Call of Duty Modern Warfare c’è anche la possibilità di personalizzare le proprie classi. Via il sistema Pick 10, si torna al sistema inventato nel 2007 da Infinity Ward stessa nel primo Modern Warfare, dove ogni slot ha un utilizzo specifico e vanno occupato per forza partendo dall’arma principale fino ad arrivare alle granate e ai perk. Tra questi si sottolinea la presenza di ritorni eccellenti come Fantasma, che nasconde i giocatori ai radar degli aerei spia, o un perk inedito che ricarica automaticamente ogni 30 secondi granate, claymore, flashbang o qualunque altro equipaggiamento in possesso del giocatore. La chicca del multiplayer di Call of Duty Modern Warfare però è l’Armeria, luogo dove è possibile creare migliaia di combinazioni letali per personalizzare al meglio qualunque arma, cambiandone anche drasticamente l’utilizzo. Insomma, in questo nuovo capitolo della serie sparatutto più famosa del mondo i contenuti non mancano di certo e non resta altro che vedere come se la caverà poi Infinity Ward con il supporto post-lancio. Al momento non ci sono neanche microtransazioni (con gli sviluppatori che hanno dichiarato di rilasciare tutte le mappe gratuitamente e di non introdurre meccaniche loot-box), mentre diverse novità come il cross-play tra tutti i sistemi e il supporto mouse e tastiera sono già delle novità più che benvenute. Presente ovviamente anche la localizzazione completa in italiano del titolo che rende l’avventura ancora più bella da vivere e totalmente immersiva.

Come già accennato, grazie al nuovo motore grafico Call of Duty: Modern Warfare porta la serie Activision verso nuovi standard qualitativi. Chiaramente ciò va a incidere sulle prestazioni del gioco in termini di frame rate e se vi state domandando su quale piattaforma gira meglio il titolo? Bene ecco il mostro responso riguardo la campagna: la maggiore risoluzione utilizzata da Infinity Ward su Xbox One X rende questa versione del gioco non sempre stabile e talvolta soggetta a cali anche abbastanza vistosi, cosa che di contro non accade su PS4 Pro dove la console Sony offre più stabilità a scapito di una qualità grafica leggermente inferiore. Per quanto concerne invece i modelli base, PS4 e Xbox One, la situazione appare decisamente più problematica dove il target dei 60 fps spesso e volentieri non viene raggiunto. Ovviamente, quest’utima analisi di Call of Duty Modern Warfare è mirata a evidenziare aspetti assolutamente non percettibili da occhi inesperti. Il titolo offre un’ottima esperienza su entrambe le console e ovviamente anche su Pc. Quindi, alla luce di quanto detto, se siete alla ricerca di uno sparatutto in prima persona che ricordi i CoD di fine decennio scorso, il nuovo prodotto di Activision e Infinity Ward sarà una vera e propria gioia. Con questo reboot della saga il brand sembra finalmente aver trovato la via d’uscita dal tunnel di buio e monotonia in cui era finita negli ultimi anni. Quindi, tirando le somme, siamo assolutamente certi che la riedizione del grande classico del 2007 sarà decisamente un prodotto apprezzato dalle nuove generazioni di gamers, ma anche da chi 12 anni fa giocava al titolo originale.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 9

Gameplay: 9

Sonoro: 9

Longevità: 9,5

VOTO FINALE: 9

Francesco Pellegrino Lise

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TikTok dall’app di successo al nuovo smartphone

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Annunciato a gran voce come il TikTok Phone, in realtà il “Jianguo Pro 3” (questo il nome del dispositivo) è soltanto prodotto dalla stessa società dietro l’applicazione in testa a tutte le classifiche di download del momento, Bytedance. Ufficializzato per il mercato cinese, il nuovo dispositivo non dovrebbe avere molte possibilità di giungere fin da noi in Europa ed è un peccato dato che si tratta di uno smartphone dalle caratteristiche davvero niente male. Lo smartphone Targato TikTok arriva sul mercato con un prezzo di ingresso tutt’altro che economico (2.899 yuan, l’equivalente di circa 410 dollari). Ovviamente fra i servizi preinstallati è presente Douyin, la versione di TikTok destinata agli utenti cinesi: basta passare il dito sulla schermata di blocco e immediatamente si applicano gli effetti e i filtri dell’app ai video in memoria. Definirlo lo smartphone di TikTok è però forse improprio, visto che proprio i portavoce di ByteDance hanno confermato come questo dispositivo sia di fatto la continuazione dei progetti già in essere prima dell’avvio della partnership con Smartisan, ma è certo che si tratti di un apparecchio con caratteristiche tecniche non banali. A livello tecnico il “TikTok Phone” si presenta con una dotazione da dispositivo di fascia alta, a cominciare dal processore Snapdragon 855 Plus, cui fa pendant una batteria da 4.000 mAh, per finire con un comparto fotografico forte di quattro camere posizionate sul retro (un sensore principale da 48 Megapixel, un obiettivo ultra wide da 13 MP, un teleobiettivo da 8 MP e una camera macro da 5 MP) e un sensore 20 megapixel per i selfie sulla parte anteriore del display, dove trova posto anche il sensore per il riconoscimento delle impronte digitali. Il telefonino di TikTok si troverà nei colori verde, bianco e nero, più che probabile la sua disponibilità tramite il mercato grigio d’importazione.

F.P.L.

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Baldur’s Gate 1 e 2 arrivano su console

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Baldur’s Gate Enhanced Edition, pacchetto contenente Baldur’s Gate 1 e Baldur’s Gate 2 più le relative espansioni è finalmente arrivato su Xbox One, Ps4 e Nintendo Switch. Questa collezione, ci teniamo a sottolineare, fa parte di una linea di uscite che ripropongono i migliori gdr ispirati a D&D, quindi: Planescape Torment, Icewind Dale e Neverwinter. Dopo questa doverosa premessa, torniamo a Baldur’s Gate. L’importanza del brand per il medium dei videogiochi è indiscussa. Il capolavoro uscito nel lontano 1998 su Pc fu il primo esempio di come utilizzare le regole di Dungeons & Dragons in maniera credibile per sviluppare la struttura ludica di un videogioco. Ambientato nel mondo dei Forgotten Realms, il giocatore si trova a dover affrontare una vera e propria epopea disseminata di eventi epici e personaggi memorabili. A prescindere dalla console scelta per godere di questa storica Enhanced Edition – che pur conserva l’eccellente impronta pixellosa dell’originale – il lavoro del team di Beamdog è piuttosto evidente, e va ad impattare soprattutto sui controlli di gioco su Baldur’s Gate II, che poggia sull’ultima versione dell’Infinity Engine. In particolare, sebbene sia sempre possibile indirizzare il party verso un punto preciso attraverso la modalità tattica, adesso è possibile guidare il gruppo autonomamente utilizzando lo stick sinistro per farlo camminare e lo stick destro per direzionarlo, muovendo al tempo stesso la telecamera. Il controllo “sui pollici” è un chiaro requisito da console, che si sposa perfettamente con ciascuna delle piattaforme su cui approda questa Enhanced Edition. Ciò detto, la modalità tattica con il puntamento preciso nell’area della location rimane la più adatta quando non si è in fase esplorativa; ad esempio, dovrete utilizzarla per combattere o usare magie puntuali. Ovviamente anche l’interfaccia grafica è stata reinventata per adeguarsi alla navigazione da pad, con menu radiali e non, comandabili tramite dorsali e grilletti. Ottima anche la telecamera intelligente che, in modo autonomo, va a puntare sia gli oggetti di interesse che i personaggi, facilitando un po’ i controlli durante l’esplorazione dei dungeon e svecchiando, di fatto, un sistema di gioco estremamente rigido e complesso. La difficoltà di fondo legata al sistema Advanced Dungeon & Dragons rimane tutta, il che ne fa un titolo adatto soprattutto a chi già ne sa, perché un neofita andrebbe incontro ad una curva d’apprendimento estremamente rigida e non paragonabile agli action RPG attualmente in commercio sotto diversi punti di vista. Tuttavia, chi deciderà di non gettare la spugna dopo alcune ore, da un certo momento in poi riuscirà a sentire la difficoltà più dolce, complice sia un party più forte che l’ottenimento di una maggiore esperienza di gioco. C’è, poi, tutta la gestione delle arti magiche e delle caratteristiche dei personaggi, che richiedono davvero tanto tempo da investire per padroneggiare a dovere ogni aspetto di ciascuna avventura. In Baldur’s Gate è fondamentale non correre: il tempo speso a leggere le informazioni di corredo e a pianificare ogni attacco risulta essenziale, tanto per non morire dopo poche azioni, quanto per arrivare a un livello di coinvolgimento e appagamento post-vittoria che forse non ha ancora eguali. La cosa veramente ammirevole di questa coppia di giochi importantissima è il sistema di controlli. Adattare un gioco nato e cresciuto con mouse e tastiera per essere giocato con un controller non è assolutamente un’operazione semplice. Skybound Games e Beamdog hanno fatto un lavoro decisamente pazzesco: la mappatura dei comandi è fatta sulla falsariga di Pillars of Eternity, ma in Baldur’s Gate sembra addirittura funzionare meglio. Certo, siamo ben lontani dalla precisione e dall’accuratezza che mouse e tastiera concedono, ma è incredibile pensare di poter giocare in questo modo un gioco per computer storico come Baldur’s Gate.

Il sistema di combattimento segue delle regole modificate della seconda edizione di Dungeons & Dragons: per esempio, le battaglie in Baldur’s Gate sono molto più impegnative, e fanno molto più affidamento sui “roll”, esattamente come in una qualsiasi campagna di D&D. Non è raro che, soprattutto all’inizio, il party del giocatore cerchi di sconfiggere un mostro deboluccio impiegandoci una quantità di tempo forse pure un po’ troppo eccessiva: si vedono infatti i protagonisti mancare il nemico più e più volte, allungando la durata dello scontro. Infatti, nonostante la bontà estrema di questo sistema, è innegabile che sia Baldur’s Gate sia Baldur’s Gate 2 mostrano decisamente la loro provenienza da un’altra era videoludica. Al giocatore è infatti richiesto di calarsi completamente nel mondo di gioco, e di viverlo pienamente così da poter capire le pieghe più nascoste e vederne l’immenso valore. Trattandosi di videogiochi degli anni ’90, non esistono indicatori sulla mappa, o qualsiasi elemento che faciliti la progressione: Baldur’s Gate 1 e 2 non perdonano nessuna disattenzione. Quindi, soprattutto per i neofiti consigliamo caldamente di salvare molto spesso. Questo elemento può forse rappresentare quello più difficile da digerire per chi si avvicina a questi capolavori per la prima volta, ed è assolutamente normale. Baldur’s Gate 1 e 2 sono giochi molto complessi, che richiedono dedizione, ma che sono in grado di regalare esperienze che ben pochi altri giochi sono in grado di regalare. Come detto, la storia in tutti e due i giochi rappresenta uno degli aspetti più importanti, e il giocatore deve navigarla influenzandola con le proprie decisioni e azioni. Il mondo di gioco è vivo, vibrante, con un fortissimo carattere, popolato da una grandissima varietà di personaggi e personalità, alcuni dei quali si uniranno a noi nella nostra avventura, mentre altri cercheranno di metterci i bastoni tra le ruote. Ed è esattamente questa una delle qualità maggiori di Baldur’s Gate: l’incredibile complessità della storia e del mondo di gioco permettono al giocatore di affrontare l’esperienza dalla propria soggettività, dal proprio punto di vista. Dal punto di vista estetico, nonostante le migliorie tecniche, l’Enanched Edition di titoli con alle spalle 20 anni non può proporre certo miracoli grafici, ed è anche per questo che gli sforzi del team di sviluppo si sono concentrati sugli aspetti di gioco anziché su texture, ombre ed effetti di illuminazione. Se il lato tecnico non è stato quindi troppo ritoccato rispetto all’edizione speciale di qualche anno fa per pc, la versione console viene impreziosita anche dalla presenza di Siege of Dragonspear e Thrones of Bhaal, le due espansioni che chiudono l’arco narrativo della saga Baldur’s Gate. La prima è un’esperienza che va a collocarsi tra i due capitoli principali della serie, ed è molto importante perché non rientra nella versione base dell’Enanched Edition pubblicata per PC, anzi, ne è a sua volta uno spin-off. Thrones of Bhaal, invece, è più vecchiotto, e racconta gli accadimenti dopo l’epilogo di Baldur’s Gate II. In attesa della modalità multiplayer, per adesso solo presente nel menu ma senza alcuna proposta, le due espansioni vi regaleranno ancora tante altre ore di quest interessanti e importanti per approfondire la storia. Tirando le somme, possiamo dire che la grandezza di questa coppia di titoli è dimostrata dalla freschezza dell’esperienza, nonostante siano passati più di 20 anni dalla loro uscita originale. Questa collection presenta pure le varie espansione, rendendo il totale di ore di gioco per completare entrambi i titoli quasi incalcolabile. Certo, il prezzo della collection è un po’ altino considerando che questi giochi vengono letteralmente dallo scorso millennio; però, il sistema di controlli è stato implementato in maniera molto convincente, e in aggiunta, la possibilità di poter giocare in modalità portatile (su Intendo Switch) queste perle è semplicemente meravigliosa. Unica pecca veramente grave, riscontrata durante la nostra analisi su Xbox One, è la totale assenza della compatibilità con la lingua italiana. Elemento davvero devastante se non si mastica l’inglese in quanto entrambi i giochi sono costellati di dialoghi e testi che devono essere compresi bene. In entrambi i Baldur’s Gate, infatti, trascurare libri, documenti o dialoghi, vuol dire non riuscire a completare come si vuole le quest o addirittura rimanere bloccati. Proprio per tale ragione speriamo che presto vengano adattati i dialoghi e i testi in italiano, proprio come già erano presenti più di 20 anni fa. Ovviamente se si è appassionati di Dungeson’s & Dragons, ma anche di Gdr in generale, questa collezione va assolutamente giocata. Se invece si è alla ricerca un titolo veloce, di facile comprensione e poco complesso, I capitoli 1 e 2 della saga di Baldur’s Gate non vanno presi in considerazione. Detto ciò è bene ricordare che questa collezione rappresenta un vero e proprio gioiello per chi, come chi scrive, ha amato e giocato le versioni originali dei titoli, ma è anche un punto d’inizio per tutti quei nuovi giocatori che vogliono approcciare al mondo dei gdr in maniera seria e complessa.

GIUDIZIO GLOBALE:

Grafica: 7

Sonoro: 8,5

Gameplay: 8

Longevità: 9

VOTO FINALE: 8

Francesco Pellegrino Lise

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