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Omicidio Cerciello: qual’è la verità?

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È notte fonda, quasi le due. All’incrocio di quella via centrale, – sullo sfondo Piazza Cavour, con il retro del ‘Palazzaccio’, la sede della Corte di Cassazione – in quartiere Prati, due carabinieri in borghese, intervenuti con un’auto civetta, aspettano i ragazzi che hanno tentato di ricattare uno dei loro informatori, tale Sergio Brugiatelli, per cercare di rifarsi della piccola truffa subita nell’acquisto di presunta cocaina, rivelatasi poi soltanto aspirina. Non sanno ancora che si tratta di due giovani studenti americani, in Italia non per motivi di studio, come in un primo tempo s’era detto, ma solo per diporto, essendo abitualmente residenti all’estero. Questo fa pensare che ambedue capiscano bene anche l’italiano e la parola ‘carabinieri’. Non sanno neanche, Varriale e Cerciello, che i ragazzi hanno con sé un’arma micidiale, progettata apposta per non lasciare scampo a chi ne venisse a contatto dalla parte sbagliata. È un coltello da Marines, un Trench Knife Ka-bar Camillus, con lama brunita da 18 centimetri, la lunghezza che serve per attingere la zona cardiaca in un uomo adulto, una impugnatura in cuoio ingrassato a noccoliera, un’arma da professionista, in acciaio speciale, affilatissimo. Sarà infatti molto facile per Elder Lee infliggere ben undici profonde ferite in pochi secondi a Mario Cerciello, vicebrigadiere dell’Arma. La prima proprio al cuore, profonda fino all’elsa. I carabinieri sono intervenuti, a quanto pare, proprio perché il derubato è uno dei loro informatori, un occhio sulla zona di spaccio fuori controllo che è ormai anche quel quartiere Prati una volta molto tranquillo e signorile: ma, si sa, dove arriva la polvere bianca o la ‘Maria’, non c’è più remissione. Il collega di Cerciello, Varriale, si apposta poco distante, dietro un angolo. Non conosciamo esattamente cosa sia accaduto all’arrivo dei due ragazzi: la dinamica di quei concitati momenti è ancora oggetto di indagini. Possiamo immaginare che Cerciello, credendo, secondo il racconto del Brugiatelli, di trovarsi di fronte a due innocui e sprovveduti ragazzini, abbia sottovalutato la situazione. Senza alcun dubbio s’è presentato qualificandosi come carabiniere, con tanto di tesserino in mano, come riferito dal Varriale, che osservava la scena. O che Varriale, secondo un’altra versione, si sarebbe qualificato insieme al vicebrigadiere. Ma ciò che avrebbe dovuto rassicurare i ragazzi, cioè il fatto di trovarsi davanti a uomini di legge e non a delinquenti, ha invece fatto esplodere la loro violenza. Avvezzi, come del resto testimoniano i loro amici in patria, ad essere violenti, avevano portato con sè dagli States un colello da Marine, nel bagaglio di Finnegan Elder Lee, l’assassino. Mario Cerciello era un uomo buono, che amava aiutare chi ne avesse avuto bisogno, e la sua espressione piena di dolcezza – quella stessa vergognosamente definita ‘poco intelligente’ da una cosiddetta insegnante, che ha aggiunto ‘uno di meno, non ne sentiremo la mancanza’, come se la morte di un uomo che ha consacrato la sua vita al servizio per i cittadini e la sua nazione fosse uno da eliminare, con altri, probabilmente, come lui – testimoniava di lui, e dei suoi sentimenti. Ambedue gli uomini della legge sono rimasti sorpresi dalla reazione dei due diciannovenni. Mentre veniva trafitto, ancora Mario gridava: “Siamo carabinieri, fermati, basta!”. Non pensando che i due avevano avuto sì paura, come i loro avvocati hanno già messo in evidenza, ma, comprendendo benissimo l’italiano e la parola ‘carabinieri’, la loro paura non fosse quella di soccombere a degli spacciatori, – con cui comunque avevano un appuntamento, e quindi non si sarebbero meravigliati di trovarseli davanti – ma di essere arrestati, imputati per rapina, estorsione e possesso di stupefacenti, e quindi di vedere la loro vita rovinata, come sarebbe successo in America se quei reati li avessero commessi in patria. Un arresto per droga, come è noto, può rovinare la carriera scolastica di un ragazzo ‘bene’, come loro erano, per appartenenza familiare e sociale. La loro paura era unicamente questa. A quel punto Mario Cerciello diventava un pericolo enorme: arresto, notizie in S. Francisco, fedina penale macchiata, curriculum scolastico kaputt. In USA non è come da noi: la scuola, la High School, il College, l’Università sono fondamentali per trovare poi un posto di prestigio nella società, con un lavoro e una carriera di centomila o più dollari l’anno. Tutto questo è passato in un istante davanti agli occhi dei due assassini, e l’ostacolo alla loro vita futura si è materializzato nel mite Mario Cerciello, vicebrigadiere dell’Arma dei Carabinieri, grado raggiunto vincendo un concorso interno costato sacrifici e studio. La motivazione della furia di Elder Lee è soltanto questa: eliminare quel carabiniere affinchè la loro fedina penale non sia macchiata da nulla. L’intervento di Varriale, subito dopo l’aggressione, è stato ‘tamponato’ da Natale Hjorsth. Poi la fuga, mentre Mario Cerciello si accasciava al suolo, dicendo “Mi hanno accoltellato”. Cosa gli sarà passato per la mente, in quel momento? La moglie, sua da soli quarantatrè giorni, dopo un lungo fidanzamento: un colpo di fulmine, una coppia d’oro in questo mondo che proprio oro non è. La speranza di poterla rivedere, mentre, non si sa se ancora cosciente, l’ambulanza lo portava all’ospedale. Il dolore per quei figli che tanto avrebbe voluto, ma che non avrebbe avuto mai; che non sarebbero mai venuti al mondo, perché Mario, il carabiniere buono, il Cavaliere di Malta che accompagnava i malati a Lourdes con i ‘Treni bianchi’, aveva capito che stava morendo, e che non avrebbe mai più rivisto quella ragazza con cui aveva fatto tanti progetti. Scappano i due, si rifugiano nell’hotel di lusso, Le Meridien, pagato con i soldi dei genitori. Nascondono il coltello in un controsoffitto, lo zaino rubato e gli indumenti sporchi di sangue in un vaso da fiori, all’ingresso dell’albergo. Vogliono partire subito, dopo poche ore, mentre la notte si è già consumata in un omicidio, una tentata estorsione, una rapina. Una fuga. Al mattino prenderanno il primo volo per tornare a casa. Mario è a terra, in una pozza di sangue che è ancora lì, a testimoniare della violenza cieca e ‘fuori controllo’, come avrà a a dire la Gip incaricata delle indagini, e loro già pensano alla fuga. Nessun pentimento, nessun ripensamento: hanno ucciso in modo barbaro un uomo, un carabiniere, per una faccenda che tutto sommato valeva cento euro più un grammo di polvere bianca. Nessuna meraviglia che li abbiano ammanettati dietro la schiena: lo vediamo fare in tutti i film americani, perché meravigliarsi? E la benda sugli occhi non è quella di Guantanamo, o quella che i Vietcong mettevano sulla fronte dei soldati USA catturati – o viceversa, anche gli Americani hanno questa abitudine, se non peggio, per evitare reazioni poco gradire da parte dei prigionieri. Dobbiamo dire che i carabinieri della stazione Farnese hanno avuto molto autocontrollo. In un’altra nazione, presi così a caldo, non sarebbero usciti interi: questo è più che comprensibile, e smettiamola di perseguitare i nostri uomini d’ordine perché quando arrestano qualcuno lo strapazzano un po’: vorremmo vedere alla stessa bisogna uno dei buonisti di turno! Il mestiere di carabiniere è una missione, per i più. La divisa non s’indossa solo di fuori: chi è davvero carabiniere la indossa anche dentro di sé, e la porta con onore. È chiaro che in tutte le ceste ci sono anche dei frutti bacati, ma non fanno testo: non devono far testo. Ma Mario è stato tradito: è stato tradito proprio da uno dei suoi colleghi. Non quello che ha bendato il ragazzo, che comunque in quel momento non era sottoposto ad interrogatorio: l’interrogatorio, infatti, si è svolto alla presenza degli avvocati, come di legge. No, Mario è stato tradito da chi ha scattato quella foto di nascosto, e ora tutti gridano a Guantanamo. Tanto da dare anche ad una Amanda Knox il destro di attaccare ancora la nostra giustizia, e le nostre forze dell’ordine. Abbiamo anche il commento di Alan Dershowitz, l’avvocato che ha fatto assolvere O.J.Simpson dall’accusa di omicidio, professore alla Harvard Law School – e O. J. era evidentemente non proprio pulito, stando a ciò che è arrivato sui giornali, oltre ad essere fuggito per sfuggire alla cattura, ciò che in USA costituisce ammissione di colpa. Dershowirz, in cerca presumibilmente di visibilità e di denaro, dice chiaramente che “Con una foto come quella” farebbe invalidare l’intero procedimento legale. Rimane il fatto che lunedì la Rai ha trasmesso in diretta il funerale di Mario, il carabiniere buono, quello che si adoperava per gli altri, quello che con tanto sacrificio aveva superato l’esame per vicebrigadiere. Non crediamo che lo stipendio fosse molto più importante, dopo la promozione, ma certamente l’orgoglio della divisa, il desiderio di migliorare, gli davano quella spinta che dava una motivazione in più al suo essere uomo d’ordine e di legge; una ragione in più per continuare ad essere, anche agli occhi di sua moglie, una persona di cui lei potesse essere orgogliosa. Una carriera spezzata, questa sì, sul selciato di una strada di Roma, in piena notte, dalla furia cieca e criminale di un ragazzo che non voleva rinunciare alla sua vita di agi e di prestigio, e che ha finito per toglierla, quella vita, a chi la meritava senz’altro più di lui. Non è stata la paura di avere di fronte uno spacciatore, ad armare la mano d i Elder Lee, ma la paura di perdere tutti i privilegi di cui aveva goduto fino a quel momento e di cui, uccidendo Mario Cerciello, avrebbe voluto continuare a godere.

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L’Italia e l’urlo di Munch: gigante salvaci tu!

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Una fra le varie analisi della celeberrima opera “L’Urlo di Munch”, quella di Sonia Cappellini per Storia dell’Arte, ha il pregio di suscitare nel lettore nuove interpretazioni ed una nuova simbologia del dipinto di Edward Munch.

Per chi scrive, quell’urlo ben sia conforme con il grido dell’Italia pensando al suo angoscioso futuro, grida per paura, per dolore e urla per rabbia. L’autrice dell’analisi nel farci notare il volto umano sfigurato, simbolicamente in quel volto non può che esserci il volto del “Belpaese”, completamente anch’esso sfigurato, deturpato, umiliato e vilipeso.

Quando, sempre l’autrice, descrivendo il dipinto dice che la figura “sembra a malapena mantenersi in posizione eretta, quasi non avesse spina dorsale” a noi il pensiero va a un’Italia depauperata, divisa tra mille interessi lobbistici, le numerose correnti, frazionismi e fazioni di partiti senza alcuna reale conoscenza del paese reale, i tanti carrieristi in lotta eterna per il potere, un fiume carsico di corruttori, corrotti ed evasori attraversando il sottosuolo della penisola e colate di lava di malcontento e conclamata povertà che si accumulano nelle periferie sia al nord che al sud pronti a divampare.
Per finire con la simbologia, il dipinto mostra “quell’essere umano” che mentre sostiene la testa sembra chiudere le orecchie e Sonia Cappellini commenta: “come se la stessa persona non fosse in grado di sostenere il grido che lei stessa sta emettendo”.

E’ proprio così, l’Italia chiude le orecchie perché, ahinoi, non è in grado di supportare oltre perchè l’Italia ha rotto gli argini e la “cloaca massima” nazionale ha invaso puri e duri.
Soccombono le istituzioni e gli organi di garanzia, langue la vita sociale e agonizza la giustizia. Anela la democrazia ed il diritto sta venendo mortificato.

La libertà di opinione si mette in forse, quella personale è in quarantena ed il variegato mercato dell’informazione si arricchisce sempre più di multiformi bancarelle di tg, riviste, giornali e talk show e carrozzoni vari. A questo punto è d’obbligo la riflessione: cosa s’intende veramente con neutralità e obiettività della stampa? In che misura c’entra la collocazione politica dei telegiornali?
Dice Paolo Del Debbio: “mille ragioni, mille opinioni” al che ci si sente autorizzati a dire: tanti telegiornali, tante collocazioni politiche e tante versioni dei fatti di cronaca.

E’ così? Più che la pandemia l’Italia teme il collasso delle istituzioni, il degrado ed il decadimento del sistema, della vita sociale. Il famoso dipinto dell’artista norvegese mostra un cielo al tramonto con linee di rosso sangue e sullo sfondo ci si intravedono due figure. Queste non vedono, non sentono, non accorrono. A questo punto l’Italia grida: Gigante pensaci tu. Draghi risponde: ci penso io; il cielo sorride e la speranza rinasce nei cuori di tutti.

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Anguillara Sabazia, un salto dalla padella pentastellata alla brace della politica qualunquista

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – E’ male avere il male, ma essere burlati è peggio! Chi si sarebbe mai immaginato che dopo il fallimento della Giunta pentastellata guidata dalla sindaca Sabrina Anselmo ne potesse subentrare una che promette di fare peggio? Provare per credere! Il peggio non è mai morto.

Con delibera del Consiglio comunale n.2 del 13/2/2021 e successivamente con la delibera di Giunta comunale n.50 del 9/3/2021 è stata approvata la variazione del Programma triennale 2021-2023 dei lavori pubblici. Avendo già bene in mente il programma triennale 2020/2022 della Giunta pentastellata, a suo tempo sfiduciata, ogni cittadino si sarebbe aspettato un piano triennale che si distaccasse completamente dalla politica fallimentare della Giunta Anselmo. Invece no. Meraviglia delle meraviglie e delusione delle delusioni la Giunta “della speranza” è riuscita a presentare un programma triennale peggiore di quello sognato e mai realizzato dall’amministrazione grillina. Complimenti perché non era cosa scontata.

I programmi delle rispettive Giunte hanno in comune l’interesse per la progettazione di vari interventi nei plessi scolastici di Anguillara. Come sogno non si trova niente da ridire ma se poi rimane solo tale, a che pro sprecare tempo a scriverlo?

Il programma triennale della Giunta Pizzigallo si fregia di contributi regionali, ministeriali e fondi comunali per la realizzazione delle opere, per ora solo buone intenzioni su carta. Bene occorre ricordare però, che anche la Giunta Anselmo, per la realizzazione dell’ ampliamento del Cimitero comunale con annesso parcheggio si fregiava anche essa di finanziamenti.

Il fatto sta che il progetto di ampliamento del Cimitero è stato cassato, della destinazione dei fondi stanziati non se ne è saputo più nulla e questo spiega quanto male è avere il male, però il fatto che non si fa nemmeno il minimo cenno della realizzazione dell’ampliamento del cimitero nel Programma triennale della Giunta Pizzigallo è la peggiore burla che un qualsiasi cittadino possa digerire.

La Giunta Pizzigallo, a detta di molti cittadini, sembra identificare tutto il male della cittadina nello stato urbanistico di via Romana, Residenza Claudia, Vigna di Valle e un tratto di viale Reginaldo Belloni, la messa in sicurezza della viabilità di via della Mola Vecchia, il ponte sito in via Reginaldo Belloni ed in ultimo, “piacere per piacerti”, quando il governo centrale intima i vari lockdown e vieta gli assembramenti, la Giunta programma i “Lavori di manutenzione straordinaria della tribuna dell’impianto del campo da calcio comunale F. Capparella”. La gente che non ha le stesse vedute di questa amministrazione si domanda: e perché non anche la manutenzione straordinaria della piscina olimpionica comunale? E perché no? Ma l’opposizione non ha proprio nulla da eccepire? Dice la gente, un serio programma per affrontare la stagione turistica non merita ugual attenzione della manutenzione straordinaria della tribuna dell’impianto del campo da calcio?

I cittadini guardano ed osservano, giudicano e discutono e commentano. La Giunta Anselmo, pur non avendo realizzato quello che aveva programmato, però nel piano triennale aveva previsto dei lavori, allora come ora, urgentissimi per la cittadina, come la realizzazione della rete fognante Albucceto – Ponton dell’Elce, la realizzazione di un centro servizi a supporto delle attività di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani. Aveva immaginato cose intelligenti come il recupero funzionale del Torrione da adibire a incubatoio della musica e della cultura. La Giunta grillina aveva sogni più lusinghieri. Poi, della bella favola della Giunta grillina di realizzare l’ampliamento del cimitero, già si è trattato all’inizio di questo articolo. La signora Anselmo sarà ricordata come la sindaca sfiduciata per non essere stata all’altezza dell’incarico affidatole.

Il buongiorno si vede dal mattino. Per strada e tra le bancarelle del mercato la gente mormora e bisbiglia sotto voce “Se la Giunta Pizzigallo intendeva presentarsi alla cittadinanza con questo Programma Triennale, vuol dire che Anguillara dalla padella pentastellata è caduta nella brace di una politica qualunquista.

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Le osterie ed i talk show televisivi

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Mentre una volta la vita sociale si svolgeva nella piazzetta del paese, nell’androne o nell’atrio, radunati sulle panchine del giardino oppure, specialmente per gli anziani, nelle osterie, oggi con i vari web network, le relazioni sociali spesso iniziano e si sviluppano sui social, con un clic, con un like oppure con un emoticon.

Per l’argomento che qui si vuole trattare, interessa principalmente la vita sociale che caratterizzava le serate nelle osterie. Oggi quella vita è quasi sparita ed è stata rimpiazzata dai talk show televisivi.

Molti di noi conoscono le osterie come luoghi di una certa atmosfera spensierata, serena e, oserei dire, sognante. Si entra sobri e si esce un tantino barcollando, recitando frasi poetiche e raccontando episodi nostalgici, decantando quel vino soave  e quella cucina di una volta.

Ancora tutt’oggi gli anziani di villaggi, borghi e periferie si incontrano all’osteria per una partita a carte davanti a un buon bicchiere. La sala si riempie di fumo mentre le discussioni si accendono, la temperatura sale ed i fiaschi si svuotano. Gli eventi del giorno vengono rivisti, commentati ed ognuno dei commensali non manca di fare sentire la sua opinione. L’oste sorveglia le discussioni soddisfatto e felice di accontentare i clienti in tutto purché paghino.

L’osteria però non è stata sempre questo posto tranquillo. Racconta Manzoni nei sui “Promessi sposi” che spesso la clientela non era della più raccomandabile, spesso ci si trovavano ladri e borsaioli, tanto vero che Manzoni fu convinto che per Renzo rappresentava luogo di perdizione. Sempre nel mondo dei Promessi sposi spesso  viene dipinta come un luogo immorale e contrapposto alla quiete del focolare domestico.

Qualcuno però, potrebbe domandare cosa c’azzecca tutto questo con i talk show televisivi. A parere di chi scrive il nesso ci sta e la spiegazione pure.

Gli avvenimenti del giorno, allora, si discutevano, anche animosamente, tra gli anziani o i gli sfaccendati, accomodati intorno ai tavoli delle osterie davanti a un buon bicchiere. Le discussioni duravano ore ed ore e la tensione saliva man mano che si svuotavano i fiaschi e l’oste ne riforniva altri pieni. Ogni commensale diceva la sua e raramente che si raggiungeva l’unanimità. L’oste giocava la sua parte in quella commedia. Interveniva ogni volta che la discussione si scemava. Faceva il gioco di parte. Più le anime si riscaldavano, più fiaschi si consumavano e più l’osteria prosperava.

Oggi il gran bla bla dei talk show televisivi ha preso il posto di quelli accesi scambi di parole, alterchi, battibecchi, polemiche e diverbi delle osterie.

Forse è cambiato il palinsesto. E’ cambiato l’arredamento. E’ migliorata l’illuminazione. Forse l’oste si presenta “più sexy” e si fa chiamare presentatore, ma gli argomenti del giorno sono sempre uguali a quelli di ieri. Si smerciano opinioni per verità e si forniscono percentuali a iosa.

Ogni talk show è un continuo déjà vu di altri simili di altre reti con l’ordine dei fattori cambiati ma il prodotto sempre scadente rimane. E’ un continuo susseguirsi di “uomini di scienza”, ognuno con la propria teoria che raramente coincide con quella del “collega”. Onorevoli e giornalisti di grido raramente disertano questi salotti e a chi piace invece la sceneggiata napoletana il divertimento è assicurato.

Per onestà intellettuale qui bisogna chiarire che non si sta parlando delle trasmissioni che per scelta fanno un vero “giornalismo investigativo”. Questi sono quelli che veramente rendono un utile servizio al cittadino.

Si sta parlando invece dei talk show generici di livello scadente ed alcuni di loro facenti parte della tv spazzatura. Generalmente i talk show di cui si riferisce sono popolati da pseudo esperti, ospiti che parlano tanto contemporaneamente, dicendo nulla, mentre la moderatrice spesso e volentieri interviene sovrapponendo la sua voce su quella di tutti per imporre una sua scaletta predefinita. A fine serata, spenta la tv e posato il telecomando, lo spettatore che dalla trasmissione aspettava chissà cosa, rimane deluso, dicendo fra sé e sé, in osteria per lo meno si assaggiava un buon bicchiere, qui invece con tutte le banalità ed il déjà vu ti fanno proprio rintontire del tutto, di più.

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