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Cronaca

Omicidio Ilaria Alpi, colpo di scena: nuovi documenti potrebbero far riaprire il caso

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Importanti novità sull’omicidio di Ilaria Alpi, inviata del Tg3 in Somalia e Miran Hrovatin, operatore tv: entrambi uccisi in circostanze misteriose il 20 marzo 1994 a Mogadiscio.

Una serie di intercettazioni tra somali che parlavano della morte di Ilaria e Miran, risalenti al 2012, potrebbero far riaprire l’indagine sull’omicidio

La scottante intercettazione è depositata tra le carte di un’inchiesta della Procura di Firenze in merito al traffico di camion dismessi dell’Esercito italiano verso la Somalia. Poche settimane fa, la procura di Firenze ha trasmesso alla procura di Roma gli atti in merito all’inchiesta sul traffico di mezzi militari italiani e che ha portato a 15 indagati, 4 dei quali Somali. Omar Hashi Hassan, il somalo che ha scontato da innocente 17 anni di reclusione dei 26 con la terribile accusa di duplice omicidio, ha partecipato al sit in fuori dal Tribunale di Roma. “Sono venuto qui oggi per dare sostegno a Luciana, la mamma di Ilaria Alpi, – ha detto Hashi – e per avere giustizia dopo tanti anni. Luciana e il papà di Ilaria, Giorgio, – ha aggiunto Hashi – mi hanno sempre aiutato e hanno sempre sostenuto la mia innocenza, fin dal primo giorno”. Hashi ha ottenuto –dalla Corte di Appello di Perugia- un risarcimento di 3,1 milioni per l’errore giudiziario che gli è costato la libertà e una ingiusta condanna. La famiglia Alpi ha proclamato la sua estraneità all’omicidio sin dal primo momento, chiedendo l’immediata scarcerazione e gli è stata vicina fino alla tanto attesa assoluzione definitiva.

Cosa è accaduto veramente in quel fatidico 20 marzo 1994 a Mogadiscio?

Tutt’oggi è un mistero. Ilaria e Miran si trovavano nel corno d’Africa per seguire le operazioni tra fazioni che stava colpendo il paese e la missione Onu “Restor Hope” promossa dagli Usa ma appoggiata da diverse nazioni compresa l’Italia, con l’obiettivo ultimo di porre fine ristabilire una stabilità ormai desueta in Somalia. I loro corpi arrivarono in Italia pochi giorni dopo, ma non venne disposta nessuna autopsia sul corpo di Ilaria, mentre sul corpo di Miran si.

Emergono sin da subito i primi misteri

La sparizione di alcuni nastri di Miran e alcuni taccuini di Ilaria, si inizia a parlare di esecuzione e torna alla mente l’ultima intervista fatta da Ilaria Alpi prima di morire al sultano di Bosaso, Abdullahi Mussa Bogor, e proprio in quell’occasione aveva annotato tutto in un taccuino. L’uomo viene indagato nel 1995 ma la sua posizione verrà archiviata in seguito. Il 12 gennaio 1999 viene arrestato Omar Hashi Hassan per concorso in duplice omicidio, comincia il processo e in primo grado viene assolto ma la sorpresa avviene il 24 novembre 2000, quando la Corte d’Assise d’Appello di Roma ribalta la sentenza e condanna all’ergastolo Hassan. Ma tutto cambia quando l’uomo che ha accusato Hassan, ovvero Ahmed Ali Rage detto “Jelle”, rivela ai microfoni della trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto?” di non aver visto chi ha sparato ad Ilaria e Miran perché non si trovava li. L’uomo risultava irreperibile per l’Italia ma la giornalista Chiara Cazzaniga lo ha raggiunto e a lei ha rivelato che gli italiani avevano fretta di chiudere il caso e in cambio di una sua testimonianza gli hanno promesso dei soldi e così lui indicò Hassan.

Nell’ottobre del 2016, abbiamo intervistato  la giornalista  di “Chi l’ha visto?” Chiara Cazzaniga in merito all’assoluzione di Hashi Omar Hassan 

L’uomo è innocente e si è arrivati a questa assoluzione a seguito delle parole del supertestimone “Jelle” rintracciato e intervistato dalla giornalista nel programma “Chi l’ha visto?”. Abbiamo chiesto cosa le ha raccontato: “Ti faccio un piccolo preambolo, marzo 2014, quando nel 20esimo anniversario della morte di Ilaria e Miran su Rai3 andò in onda una trasmissione per commemorare Ilaria e Miran. All’interno di questa trasmissione c’erano vari contributi, c’era per esempio Federica Sciarelli in studio, c’erano altri colleghi e quant’altro. Al termine di questa trasmissione a Federica Sciarelli è venuta in mente questa cosa, ovvero, dato che Hashi Omar Hassan era finito sostanzialmente per l’accusa di questo testimone, di questo Jelle perché l’altro, l’autista di Ilaria, era una testimonianza assolutamente inverosimile che era stata completamente smontata in primo grado quindi in realtà il testimone principale è uno, questo Jelle e dato che questo Jelle appunto depose davanti alla Digos e al Pm Ionta e poi scappò senza presentarsi al processo, senza riconoscere, senza niente, senza un incidente probatorio. Cioè la cosa più grave, al di là che questo se ne è andato ed è scappato, è che non c’è mai stato un riconoscimento tra i due: Jelle ha detto “è stato Hashi Faudo”, Faudo è un soprannome dopodiché a Jelle non hanno fatto vedere una fotografia o gli hanno messo davanti Hashi. La Sciarelli mi disse che la testimonianza è molto dubbia anche perché questo qua perché è scappato? Che motivo ha di venire a deporre, dice una cosa del genere davanti alla Digos, davanti al Pm e poi si da alla macchia e nessuno lo cerca e mi dice “prova a vedere se riesci a trovarlo”.

Come hai trovato Jelle? Risultava irreperibile per l’Italia però sei riuscita a trovarlo…

Risultava irreperibile e molto sinceramente non so se l’abbiano mai cercato. Io ho chiesto aiuto alla comunità somala perché non avevo altri mezzi perché c’era un indirizzo dell’Interpool però già due colleghi erano andati a suonare a quell’indirizzo e lui non c’era e poi abbiamo scoperto solo qualche mese fa che in realtà era l’indirizzo di un’altra persona cioè di un omonimo. Io ho chiesto aiuto alla comunità somala e mi hanno messo in contatto con una mia fonte qui a Roma, mi ha messo in contatto con la comunità somala inglese di Manchester e di Birmingham e grazie a loro io ho raggiunto Jelle.

Pensi che i mezzi utilizzati da te, se fossero stati utilizzati dagli inquirenti, avrebbero potuto portare molto prima all’individuazione di Jelle?

Secondo me si anche perché comunque io ho dei mezzi esimi nel senso che comunque, come tu ben sai, facciamo i giornalisti e quindi non è che possiamo predisporre di intercettazioni telefoniche o guardare l’elenco dell’anagrafe, son tutte cose giustamente tutelate dalla privacy. Secondo me se avessero chiesto aiuto a qualche esponente più importante della comunità somala o quant’altro perché non era irraggiungibile Jelle anche perché comunque in Inghilterra non è che lui vivesse sotto protezione o sotto scorta o in una grotta. Vive a  Birmingham, ha famiglia e guida gli autobus.

Una vita alla luce del sole sostanzialmente…

Assolutamente si, guida gli autobus di linea della compagnia cittadina.

Jelle ha riferito inoltre che gli italiani avevano fretta di chiudere il caso e hanno offerto del denaro a lui in cambio di una sua testimonianza…

Quando io sono arrivata da lui e mi ha detto “guarda che io non ero li, ero all’Ambasciata Americana e quindi non ho visto niente, non sono un testimone oculare, non so chi ha sparato perché non li ho mai visti”, cosa che per altro –apro parentesi- durante il processo di primo grado c’erano dei testimoni somali che avevano detto che appunto Jelle non era sul luogo dell’attentato bensì all’Ambasciata Americana e nessuno dei testimoni presenti si ricordava che Jelle fosse li al momento dell’attentato quindi anche questa è una cosa da prendere in considerazione e soprattutto c’erano tre testimoni somali che dicevano che Hashi era a 300 chilometri da  Mogadiscio, tutte cose che ovviamente in primo grado sono state prese in considerazione visto che è stato assolto Hashi in primo grado, in secondo grano ma io non ho mai capito perché senza nessun elemento probatorio nuovo lui è stato condannato quindi io non capisco proprio la logica di questa cosa. Quando Jelle mi disse appunto che non era li, io gli chiesi perché avesse detto una bugia del genere cioè che aveva fatto finire in carcere un innocente e lui mi disse che gli italiani avevano fretta di chiudere il caso -calcola che tutto questo succede nel 97, quindi tre anni dopo la morte di Ilaria e Miran- quindi a lui avevano offerto dei soldi e soprattutto un passaporto cioè un lasciapassare per andare via dalla Somalia in guerra e lui a me ha detto: “guarda io non l’ho fatto tanto per i soldi” anche perché poi a me lui ha raccontato che di soldi ne ha presi ben pochi perché comunque non ha portato a termine il lavoro, portare a termine il lavoro significava andare in Tribunale e testimoniare contro Hashi mentre lui ha testimoniato solo davanti alla Digos, davanti al Pm poi è scappato. Lui mi ha detto “io avevo raggiunto il mio scopo che era quello di andare via dalla Somalia” e mi ha anche detto “e non pensavo che se non mi fossi presentato a processo un innocente sarebbe finito in carcere e soprattutto pensavo che qualcuno comunque avrebbe verificato quanto da me raccontato” .

Lui ti ha detto chi sono stati gli italiani che lo hanno aiutato…

Certo, lui fa sempre un nome cioè quello dell’Ambasciatore Giuseppe Cassini. Ambasciatore che ovviamente io ho intervistato per il diritto di replica perché comunque è un’accusa grave e infamante e che poi è stato sentito comunque anche dalla Corte di Perugia durante la revisione del processo. Ovviamente Cassini dice che non è assolutamente vero, dice che lui non ha mai dato dei soldi a Jelle. Gli unici soldi che lo Stato italiano ha dato a Jelle sono quelli dell’aereo da Mogadiscio a Roma e un minimo di sostentamento. Tra l’altro avevano trovato anche un lavoro a Jelle, lui ha lavorato per qualche mese che è rimasto in Italia –prima di scappare- in un’autofficina di un soggetto che riparava le automobili del Ministero degli Interni. Dopodiché in aula Cassini dice che comunque “quando io ho saputo che Jelle era irreperibile ho fatto tre telefonate e ho scoperto esattamente dov’era. Era in Germania” e da l’indirizzo di dov’era, “quindi come l’ho fatto io poteva farlo chiunque, potevano andare a riprenderlo” questo lui lo dice durante il processo di revisione. Cassini ovviamente dice che non ha dato soldi a nessuno; lui si è presentato e ha detto di aver visto tutto quanto “io l’ho portato in Italia” dopodiché se lui fosse un test attendibile o no ovviamente non lo doveva stabilire l’Ambasciatore Cassini bensì la Procura o chi lo ha interrogato.

Hassan come ha reagito a seguito dell’assoluzione e come ha reagito a seguito dell’intervista che hai fatto tu a Jelle che ha portato alla sua assoluzione…

L’intervista che ho fatto io a Jelle ha permesso ai suoi avvocati di chiedere il processo di revisione e la Corte di Perugia ha accolto la revisione del processo in base a quest’intervista dopodiché se è stato assolto è perché la corte ha valutato sia l’intervista che ho fatto io, sia la rogatoria internazionale che dopo un anno è passa è stata fatta a Jelle, sia tutta una serie di testimoni che sono tornati a testimoniare appunto a Perugia. Il merito mio, il merito di “Chi l’ha visto?” è quello di aver fatto riaprire il processo di revisione.

Secondo te quali sono gli interessi che gravitano attorno a questa storia e che hanno impedito l’immediata individuazione della verità?

Tu mi fai una domanda a cui io non so rispondere. Luciana Alpi da sempre dice “io voglio sapere chi sono i mandanti dell’omicidio di mia figlia e di Miran Hrovatin”. Quindi non sappiamo, forse possiamo soltanto immaginare chi sono i mandanti ma non lo sappiamo con certezza perché con certezza non sappiamo il motivo per cui sono stati uccisi perché poi parte delle inchieste sono state fatte da bravissimi colleghi che collegavano questa morte al traffico di armi collegato ai soldi della cooperativa internazionale piuttosto che al traffico di rifiuti tossici…cose del genere. Noi la certezza non ce l’abbiamo quindi non possiamo sapere chi sono i mandanti, sicuramente c’erano degli interessi enormi perché comunque questo è dimostrato da subito nel senso che da subito iniziano i depistaggi, da quando Alfredo Tedesco che era l’uomo del Sismi a Mogadiscio manda un fax a Roma dove scrive determinate cose ovvero scrive che il contingente Onu in Somalia minimizzare l’accaduto,  vuole farlo passare per una rapina quando in realtà non sembra per niente una rapina, questo documento viene corretto a penna e viene trascritto in un modo completamente diverso.

Anche la posizione dei corpi era stata oggetto di discussione se non ricordo male…

In realtà la storia dei corpi è il fatto che quando Jelle, il supertestimone, descrisse a Ionta la scena del crimine, descrisse una scena sbagliata e disse che Ilaria era seduta davanti al Pickup e Miran sul sedile inferiore mentre era il contrario. Il problema è che sti due ragazzi, Ilaria e Miran, vengono tirati giù dalla macchina e vengono portati a Porto Vecchio dal signor Giancarlo Marocchino che non è un militare. L’esercito italiano, noi ricordiamoci che è vero per carità che la stragrande maggioranza dei nostri militari era sulle navi perché si stava ritirando il contingente erano i giorni del rientro, però c’erano Carabinieri, c’erano tanti militari italiani a Mogadiscio, c’era la nostra ex rappresentanza diplomatica dove c’erano dei militari anche italiani che erano a 50 metri da dove sono stati uccisi Ilaria e Miran: come mai nessuno va a vedere che cosa è successo? La cosa fa pensare che comunque in tutti i modi abbiano voluto far passare questa cosa come una rapina quando sti due sono stati freddati perché si sono beccati una pallottola a testa, è stata un’esecuzione quindi c’erano dietro sicuramente degli enormi interessi. Ci sono state tante piste seguite, dalla CIA al fatto che lei potesse aver scoperto delle malefatte dell’esercito italiano, i rifiuti, tante tante cose però qual è la verità? Purtroppo non lo sappiamo ancora, la sapremmo mai? la cosa vera, con tutto che abbiamo saputo sempre che Hashi Omar Hassan era innocente, però adesso è sancito legalmente il fatto che Hashi sia innocente quindi vuol dire che a 23 anni di distanza Ilaria Alpi e Miran

 Hrovatin non solo non sappiamo il perché sono morti ma non abbiamo ancora i colpevoli. Nel 2002 Jelle chiamò un giornalista somalo che lavorava alla BBC dicendogli che “ho visto che Hashi Omar Hassan è finito in carcere, ma come è possibile, io non sono venuto a processo, quello che ho detto non era vero, io l’ho fatto per scappare dalla Somalia” praticamente ha raccontato la stessa cosa che poi ha confermato a me anni dopo. Il problema è che quella telefonata, il giornalista somalo, l’ha registrata e quando l’ha portata all’Avvocato di Hashi e l’Avvocato di Hashi l’ha portata in Procura, si è sentito rispondere che dato che non c’era una registrazione dell’interrogatorio di Jelle, le voci non potevano essere messe a confronto quindi dall’altra parte poteva esserci chiunque. C’è stato anche un processo per calunnia che è finito con l’assoluzione di Jelle perché non c’era un riscontro audio per fare un riscontro con la telefonata e seconda cosa c’era una foto fatta nell’immediatezza, subito dopo l’attentato, dove sullo sfondo c’era un tizio. In primo piano ci sono l’autista di Ilaria e la guardia del corpo e sullo sfondo c’è un tizio. Jelle disse “io sono questo qua”. In realtà si era presentato un signore dicendo “quello sono io” , “quello nella foto sono io”, ma nonostante questo è andata così.

A dare l’input in questa determinante intervista realizzata da Chiara Cazzaniga e che ha portato all’assoluzione di Hashi Omar Hassan è stata Federica Sciarelli, conduttrice di “Chi l’ha Visto?” che si è sempre occupata del caso essendo stata  collega di Ilaria Alpi. Sin dal principio Federica Sciarelli ha posto il dubbio a Chiara Cazzaniga in merito all’incarcerazione di Hashi sulla base di un testimone che poi si è dato alla fuga.

Noi de L’Osservatore D’Italia abbiamo intervistato in esclusiva Federica Sciarelli in merito alla vicenda

Come avete rintracciato Jelle?

Guarda, intanto lo abbiamo cercato perché non lo aveva cercato nessuno, non lo aveva cercato né la Procura di Roma né i ROS. L’abbiamo cercato come si fanno le inchieste giornalistiche infatti io ho dato a Chiara Cazzaniga il compito di contattare tutti i somali che stanno diciamo in Italia  e spiegargli qual’era la situazione cioè che c’era un innocente in carcere, Hashi Omar Hassan, se ci aiutavano a parlare con questo Jelle per stabilire la verità e loro ci hanno aiutato.

Jelle ha parlato di soldi che sarebbero stati dati da parte degli italiani…

Ma in realtà Jelle ha detto che lui non ha preso soldi, lui se ne voleva andare via dalla Somalia e ha preso questo passaggio, ha detto questa fesseria diciamo alla Digos e a Ionta però pensando che poi doveva andare a processo e invece se n’è scappato via, se n’è andato in Inghilterra e lui stesso ci dice “tutto potevo immaginare tranne che lo condannavano” sulla base di false dichiarazioni.

Siccome lui parlava del denaro in riferimento al fatto che gli italiani avevano fretta di chiudere il caso e avrebbero dato dei soldi a lui in cambio di una falsa testimonianza…

Io so che glieli hanno promessi e che non glieli hanno dati. Questo è ciò che ci dice lui naturalmente.

Angelo Barraco

 

 

 

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Cronaca

Maltempo, prosegue l’emergenza al nord ovest

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Persistono i temporali, anche di forte intensità, su Liguria, Piemonte e Lombardia. Lo indica una nuova allerta meteo della Protezione civile, che segnala la possibilità di frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento. Valutata allerta arancione per rischio idrogeologico su gran parte della Lombardia; gialla sul resto della Lombardia, su gran parte di Liguria e Piemonte e sulla Valle d’Aosta.

Scuole di ogni ordine e grado chiuse anche ad Alessandria, che si aggiunge a una serie di comuni della provincia, colpita dal forte maltempo che è proseguito anche nella tarda serata. Lo ha disposto il sindaco Gianfranco Cuttica di Revigliasco. Ad Alessandria c’è apprensione per la piena del fiume Bormida, attesa nella nottata, con valori vicini al livello di pericolo, anche se non dovrebbe esservi rischio per le persone: già questa sera è stato chiuso un ponte e sono state evacuate le aree golenali. A Casalcermelli il fiume Orba ha già abbondantemente superato la soglia di pericolo, posta a 4,5 metri, raggiungendo i 5,78 metri. Evacuate alcune abitazioni a Casalnoceto, un comune di un migliaio di abitanti vicino alla provincia di Pavia. Sono rimaste senza energia elettrica 1.400 utenze in una decina di paesi, informa la Protezione civile provinciale. In alcune zone dell’Alessandrino oltre 250 mm di pioggia in 6 ore, con picchi di 60-80 mm in un’ora. Sul nord del Piemonte, in 6 ore il Lago Maggiore è cresciuto di 15 centimetri, il lago d’Orta di 6 cm.

Sono tutti tornati in stazione i treni coinvolti nell’emergenza maltempo tra Liguria e Piemonte. Lo si apprende da Ferrovie, secondo cui solo un convoglio sta ancora tornando verso Torino. I tratti interessati riguardano: Genova-Torino, Genova-Milano e Genova-Ovada

A Rossiglione, nell’entroterra di Genova, è critica la situazione per il maltempo con numerosi allagamenti: il Comune sulla propria pagina Facebook invita i cittadini a restare in casa e a non mettersi in movimento per nessuna ragione, segnalando che sono in corso interventi dei vigili del fuoco del soccorso alluvionale. Il comune invita anche a lasciare libere le linee telefoniche per le sole richieste di aiuto e segnalazioni. A Rossiglione, comunque, per adesso c’è da registrare solo una frana con terra e detriti su un condominio, evacuato per precauzione facendo sfollare i circa 30 residenti. Nello smottamento, che viene attentamente monitorato, è rimasto ferito anche un anziano in modo non grave: L’uomo è stato trasportato in ospedale dal 118 a causa del lieve trauma toracico subito, con una ferita alla spalla. Sempre a Rossiglione è in corso l’evacuazione di un secondo condominio, che coinvolge altre 20 famiglie. Gli sfollati vengono sistemati in una palestra condominiale. In nottata nell’area sono però attese altre forti piogge e c’è allerta per la situazione al limite del torrente Stura.

Peggiora la situazione del maltempo nella provincia di Alessandria. A Serravalle Scrivia è stato chiuso il casello della A7 ‘Milano-Genova’ in uscita. A Gavi è esondato il torrente Nerone ed è stato chiuso il guado sul fiume Lemme che è uscito dagli argini anche a Fraconalto, ai confini con la Liguria. Una Fiat Panda 4×4 guidata da un ultrasessantenne è stato travolta dall’acqua e si è capottata. L’uomo, bloccato e preso dal panico, è riuscito comunque a dare l’allarme ed è stato poi soccorso da vigili del fuoco e carabinieri. Disagi anche per i treni: sospeso il traffico ferroviario tra Novi Ligure e Arquata Scrivia, sulla linea Genova-Torino, in direzione del capoluogo ligure, per l’allagamento della sede ferroviaria. Ritardi fino a 30 minuti per i convogli diretti a Torino. Sospesa la circolazione anche sulla Genova-Acqui Terme tra Rossiglione (Genova) e Ovada.

Resta attivo il Centro operativo del Comune di Milano per monitorare il livello dei fiumi Seveso e Lambro. Prevista una nuova intensificazione delle precipitazioni. L’allerta meteo prevede l’attivazione delle squadre di Protezione civile e delle pattuglie della Polizia locale. Anche la squadra del Servizio idrico MM sarà pronta a intervenire in caso di necessità.

Due frane in via Rubens a Vesima con tre sfollati, una frana in via costa d’Erca in località Fabbriche con uno sfollato e una frana lungo la strada che va a San Carlo di Cese. Sono i principali danni provocati dal maltempo a Genova illustrati dal sindaco Marco Bucci  nel centro operativo della Protezione civile.

Allagamenti e fiumi carichi d’acqua nella Bergamasca, dove si registrano decine di alberi pericolanti e decine di interventi dei vigili del fuoco in tutta la provincia. Impressionanti le portate dei fiumi Serio e Brembo, carichi di acqua. Il monitoraggio delle portate è costante. I vigili del fuoco sono intervenuti per allagamenti sulle strade e alberi pericolanti in tutta la provincia, tra cui una strada a Verdello e sull’Asse interurbano a Bonate Sotto per l’allagamento della galleria San Roberto.

Qualche frana e numerosi allagamenti si sono verificati nel Savonese, una delle province più colpite dalla perturbazione che ha colpito alle prime luci dell’alba il centro e il ponente ligure. Numerosi gli interventi dei vigili del fuoco. A Laigueglia si sono verificati alcuni allagamenti così come in tutto il ponente savonese, soprattutto nella zona di Alassio, Albenga, Borghetto e Loano. A Savona caduti alcuni alberi, mentre i rii San Rocco a Ceriale e Fasceo a Albenga sono esondati ma presto rientrati negli argini. Allagamenti anche nell’Imperiese: a Oneglia si è allagato anche qualche ufficio a piano terra del tribunale dove stanno lavorando i vigili del fuoco con le idrovore. Verso le 7, i pompieri sono dovuti intervenire anche negli uffici postali di via Spontone, chiudendone una parte, per il crollo di calcinacci dal controsoffitto dovuto probabilmente a infiltrazioni d’acqua.

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Manovra fiscale, Ue chiede chiarimenti all’Italia

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E’ terminato dopo circa due ore a Palazzo Chigi il vertice di governo sulla manovra. Subito dopo è cominciato il Consiglio dei ministri.

L’applicazione obbligatoria di sanzioni sui Pos, a quanto si apprende, è posticipata al luglio del 2020, nell’attesa di un accordo sull’abbassamento dei costi delle commissioni delle carte di credito. L’accordo, si apprende ancora, vede la soddisfazione del M5S. “Così non si criminalizzano i commercianti”, viene spiegato.

La stretta sul carcere agli evasori arriverà con il decreto fiscale. E’ questo, secondo quanto si apprende, uno dei punti su cui si è trovata una intesa in maggioranza. Le norme entrerebbero in vigore però alla data di conversione del decreto.

Nel dl fisco, oltre all’inasprimento delle norme penali, per i grandi evasori entra la confisca per sproporzione. E’ quanto si apprende da fonti di governo che spiegano come ambedue le norme entreranno in vigore dopo la conversione in legge del decreto da parte del Parlamento.

Nel corso degli incontri bilaterali di ieri a palazzo Chigi sarebbero stati superati alcuni nodi come quello dei pos e la questione del carcere agli evasori. Temi che saranno definiti – si spiega in ambienti qualificati di governo – nel vertice di maggioranza in corso in questi minuti. Resterebbe ancora da definire il capitolo delle partite Iva

Il Pd, a quanto si apprende, ha difeso nell’incontro a Palazzo Chigi l’impianto della manovra e chiesto il taglio delle commissioni bancarie sui pos e di semplificare le norme per partite Iva in regime forfettario sotto i 65mila euro. I Dem hanno inoltre chiesto il reintegro in legge di bilancio del Fondo Imu-Tasi per i Comuni e l’abolizione delle comunicazioni trimestrali Iva “per semplificare la vita alle imprese e agli autonomi”.

Intanto – secondo quanto riferiscono fonti Ue – la Commissione Ue invierà oggi all’Italia una lettera per chiedere informazioni supplementari sulla bozza di legge di Bilancio presentata la scorsa settimana. Anche altri Paesi, tra cui la Spagna, riceveranno simili richieste di chiarimenti. Il governo si prepara a rispondere alle richieste della commissione Ue sulla manovra entro mercoledì 23 ottobre. Secondo quanto si apprende, la risposta a Bruxelles rientra in un percorso di dialogo che sta avvenendo in totale trasparenza. La Ue, viene spiegato, non dovrebbe mettere in discussione impianto e saldi del pacchetto della manovra ma potrebbero essere richiesti chiarimenti e approfondimenti su alcune voci di dettaglio.

Matteo Renzi, intanto, boccia la sugar tax. “Abbiamo bloccato i 23 miliardi di Iva e oggi sono rimasti 200 milioni di sugar tax, e io non sono d’accordo. Dobbiamo prendere l’impegno a evitare anche la sugar tax”. 

Nel frattempo si moltiplicano i richiami allo spirito di squadra. “Ogni anno – dice il ministro della Cultura e capo delegazione del Pd al governo, Dario Franceschini – dimentichiamo quello che è successo negli anni precedenti. Quando si discute una manovra c’è sempre una discussione tra le forze politiche. L’importante è che avvenga con buon senso, equilibrio, senza risse tra le parti di maggioranza“.

“Il Consiglio dei ministri di oggi – puntualizza anche il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano – deve deliberare in via definitiva la manovra, cosa che abbiamo già fatto, ma ci sono alcun dettagli tecnici da definire. Nessuno però deve mettere in discussione il lavoro fatto e, soprattutto, gli accordi che abbiamo sottoscritto quando abbiamo dato vita al governo”. 

“Renzi attacca Conte, Conte attacca Di Maio, Zingaretti attacca tutti, la Raggi s’attacca ai bidoni dell’immondizia, non è normale scherzare sulle tasse, la tassa sulle bibite gassate, hanno aumentato la tassa sugli affitti concordati, in manovra economica c’è l’aumento delle accise sui diesel Euro3 e Euro 4. Mi sembra che in un mese stiano litigando più di quanto non abbiamo fatto in un anno”, attacca il leader della Lega Matteo Salvini.

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Roma, Sant’Andrea: entra in codice verde, la operano per un calcolo e muore

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Sospensione del Primario del reparto di Chirurgia e verifiche da parte di Ministero della Salute, Regione Lazio e Asl. Sono le richieste avanzate dall’Associazione Codici in merito alla morte di un’anziana signora presso l’ospedale Sant’Andrea di Roma, dove era stata ricoverata in codice verde. “A nostro avviso si tratta di un caso di malasanità – dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – e come tale deve essere trattato dalle autorità, perché quanto accaduto è gravissimo”.

Tutto inizia con il ricovero della donna il 3 ottobre scorso a causa di dolori al ventre ed alla schiena. È il figlio ad accompagnarla al Pronto Soccorso del Sant’Andrea, sapendo che la madre soffre di un calcolo alle vie biliari, per il quale il medico curante aveva disposto una terapia a base di cortisonici. Alla signora viene assegnato il codice verde, le viene somministrato un antidolorifico e poi, dopo che un’ecografia conferma che la causa dei dolori è il calcolo, viene disposto il ricovero. I medici decidono per la rimozione del calcolo attraverso una sonda inserita per via orale, con un successivo intervento chirurgico per rimuovere altri calcoli presenti nella cistifellea. L’intervento viene eseguito il 15 ottobre e da quel momento inizia il calvario della donna.

“I medici – spiega il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – riferiscono ai familiari che nel corso dell’operazione per errore nell’inserire la sonda era stato perforato un tratto dell’intestino. La signora è molto dolorante, si valuta un secondo intervento, ma l’ipotesi viene scartata nel pomeriggio dello stesso giorno, quando la Tac evidenzia che la situazione clinica è stabile e dal foro non vi è fuoriuscita di liquidi. Il giorno seguente, siamo al 16 ottobre, la situazione però cambia improvvisamente. Dopo una nuova Tac, i medici decidono per un intervento d’urgenza. L’operazione riesce ed ai familiari viene riferito che non ci sono infezioni e nemmeno fuoriuscite di liquido dall’intestino, che è stato rimosso un altro calcolo e che la paziente è stata affidata all’anestesista, che in breve tempo l’avrebbe fatta uscire dalla sala operatoria. Di tempo ne passa invece molto. Dopo quattro ore senza notizie, i familiari chiedono aggiornamenti all’anestesista, il quale riferisce che la signora ha avuto una complicazione: a seguito di uno scompenso pancreatico la glicemia era diventata troppo bassa e dovevano stabilizzare i valori prima di farla uscire. Il personale medico dice anche ai parenti che sarebbe stato necessario un trasferimento nel reparto di Terapia Intensiva per poter monitorare le condizioni, ma non c’era un posto letto disponibile e così era stata lasciata in Chirurgia. Nel giro di poche ore le condizioni della donna peggiorano, i medici riscontrano una forte ed estesa infezione, una setticemia per cui si rende necessaria una cura antibiotica più forte. La sera del 17 ottobre ai familiari viene comunicato il decesso della loro cara. È stata disposta un’autopsia per chiarire le cause della morte – conclude il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli – da parte nostra siamo al fianco dei familiari, ci uniamo alla loro richiesta di fare luce su quanto accaduto e chiediamo la sospensione del Primario di Chirurgia ed una verifica da parte delle autorità competenti per accertare se ci siano state negligenze o errori medici”.

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