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Cronaca

Omicidio Teresa e Trifone: si stringe il cerchio sul presunto assassino

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Il testimone riferisce che era arrivato verso le 19,20 – 19,30, e aveva parcheggiato a distanza di due posti dall’auto di Teresa e Trifone

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di Roberto Ragone
 
 "Ho visto un'Audi A3 Sportback di colore grigio, mi sembrava scura, parcheggiata a fianco alla cabina elettrica. Seduto sul lato guidatore c'era un uomo, sicuramente di età non troppo avanzata, aveva un po' di barba". Queste le parole di Michele Caticchio, uno dei testi dell’accusa nel corso dell’ottava udienza del processo per l’uccisione di Teresa Costanza e Trifone Ragone, e frequentatore di una delle palestre nel Palazzetto dello Sport di Pordenone, nel cui parcheggio, la sera del 17 marzo 2015, i due fidanzati furono uccisi con sette colpi di pistola cal. 7,65 all’interno dell’auto di lei. Il testimone riferisce che era arrivato verso le 19,20 – 19,30, e aveva parcheggiato a distanza di due posti dall’auto di Teresa e Trifone. "Dopo aver parcheggiato, quando sono sceso dalla vettura ho notato una persona all'interno perché c'era una luce bianca dal basso, come di un cellulare, che gli rifletteva il volto. Aveva un po' di barba perché la parte bassa del volto era più scura". Queste le parole del testimone, che inchioderebbero Giosuè Ruotolo almeno per ciò che riguarda la sua presenza sul luogo e all’orario del delitto. Il fatto che l’auto fosse parcheggiata non fra le righe del parcheggio, ma a fianco della cabina elettrica, fa presupporre che il suo occupante volesse, per quanto possibile, occultarla a chi era invece parcheggiato negli spazi predisposti.
   
  

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Cronaca

Bari, bullismo: sgominata la banda dei 7 minorenni

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BARI – La drammatica vicenda risale allo scorso 30 aprile, allorquando due compagni di scuola, ai quali vengono dati i nomi di fantasia di “Giovanni” e “Michele” per tutelarne la privacy,  uno di 16 e l’altro di 15 anni, sono stati picchiati brutalmente da un gruppo di sette ragazzi, tutti con un’età compresa tra i 16 e i 13 anni, all’imbocco del sottopasso della Stazione Ferroviaria Marconi.

I sette minorenni, tutti incensurati, ma tra i quali figura un parente di un noto boss della malavita barese, si sono resi autori di una condotta estremamente violenta, la cui dinamica è stata interamente e tempestivamente ricostruita dai Carabinieri della Stazione di Bari Principale attraverso la visione di sistemi di videosorveglianza installati sulla pubblica via e in alcuni esercizi pubblici.

Tutto ha avuto inizio all’uscita di un noto istituto scolastico del quartiere Madonnella, dove “Giovanni”, accortosi che un folto gruppo di giovani stava inseguendo, con intenti tutt’altro che pacifici, il suo compagno di classe “Michele” e, avuto il sentore che lo stesso potesse essere in pericolo, ha iniziato a seguire a debita distanza il gruppo in questione. Giunto poi all’imbocco del sottopasso, si è accorto che effettivamente “Michele” stava subendo violenti colpi da parte del branco.

Una volta terminato il pestaggio di quest’ultimo, gli aggressori, accortisi della presenza dell’amico, sebbene questi si fosse immediatamente rifugiato all’interno di una limitrofa officina meccanica, lo hanno raggiunto sferrandogli un pugno in volto.

Immediatamente dopo, il gruppo si è dileguato repentinamente  mentre i due malcapitati sono stati trasportati al Pronto Soccorso.

Le indagini condotte dai Carabinieri, oltre a fare luce su quanto accaduto, hanno permesso anche la certa identificazione di tutto gli autori del reato: il tutto grazie a dei servizi di osservazione effettuati dai militari nei giorni successivi nei pressi del luogo dell’aggressione e dell’istituto scolastico, condotti anche al fine di evitare la commissione di ulteriori analoghi episodi.

Fondamentale, inoltre, per l’identificazione è stata la comparazione dei filmati estrapolati dai sistemi di videosorveglianza con le immagini di profilo utilizzate sui social network dai giovanissimi ragazzi.

I responsabili dell’aggressione dovranno rispondere di lesioni personali aggravate in concorso.

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Cronaca

Orrore in un negozio a Carini, uccisa con un taglierino davanti al figlio: ex compagno fermato per omicidio

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I Carabinieri della Compagnia di Carini hanno appena notificato al 42enne Marco Ricci, il fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Palermo, poiché ritenuto responsabile dell’omicidio dell’ex compagna 36enne, Scavo Anna Maria.

L’azione omicidiaria risale allo scorso 15 giugno, allorquando, all’interno del negozio di calzature ubicato al centro di Carini ove la donna svolgeva le mansioni di commessa, il Ricci l’aveva aggredita con un taglierino alla presenza del figlio minore. 

Le indagini hanno permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti del Ricci, che hanno condotto all’emissione dell’odierno provvedimento restrittivo, soggetto alla convalida del Giudice per le Indagini Preliminari nelle prossime ore.

La prima ricostruzione degli eventi fornita dal Ricci e dal figlio è risultata incongruente con le successive risultanze investigative, frutto anche di un minuzioso sopralluogo eseguito dai Carabinieri della Sezione Investigazione Scientifiche del Nucleo Investigativo di Palermo.

Il Ricci è stato condotto presso la Casa Circondariale.

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Cronaca

Brescia, l’incubo di una bambina: “Seguita da un uomo fino nel condominio, faceva gesti osceni”

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La Polizia di Stato di Brescia, diretta e coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal G.I.P. del Tribunale di Brescia nei confronti di un uomo italiano di 53 anni ritenuto gravemente indiziato di tentata violenza sessuale pluriaggravata ai danni di una minore.

Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile, sono partite alla fine dello scorso mese aprile dalla denuncia di un genitore che aveva raccontato che la figlia, di ritorno da un’attività ludica, era stata seguita da un uomo fino all’interno del condominio, dove lo stesso la costringeva prima ad assistere ad atti di autoerotismo e poi le proponeva di appartarsi con lui, non riuscendo nell’intento in quanto la bambina riusciva a rifugiarsi in casa.

Decisive per le indagini è stata l’analisi di alcune telecamere individuate sia all’interno dello stabile, che nelle vie adiacenti, ma soprattutto la memoria degli investigatori della sezione specializzata della Squadra Mobile che nel visionare la dinamica hanno immediatamente riconosciuto l’autore, in quanto già oggetto di indagini condotte negli anni scorsi per fatti analoghi. L’uomo, infatti, era stato scarcerato agli inizi del 2018 dopo aver scontato alcuni anni di carcere per due episodi molto simili risalenti al 2011 e al 2013.

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