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Omicidio Vicebrigadiere Cerciello. Tutto pronto per la sceneggiata: tranquillo, Elderino, che papà ti riporta a casa

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Stiamo per assistere ad un remake, come si dice in inglese, della sceneggiata che fu messa in atto all’epoca della morte di Meredith Kercher. Attori principali Rudy Guede – condannato per ‘Omicidio in concorso con altri’, attualmente in cella – Raffaele Sollecito e Amanda Knox, attualmente assolti con formula piena. Per cui non si capisce in concorso ‘con chi’ Guede avrebbe commesso l’omicidio, stante il fatto che altre presenze non sono state accertate sulla scena del crimine. E, a quanto pare, neanche quelle di Amanda e Raffaele. Per la legge, dunque, Amanda e Raffaele sono innocenti, e anche per il professor Lavorino, noto criminologo, il quale ha però messo l’indice sulle indagini e le repertazioni scientifiche fatte non proprio in maniera impeccabile: come, ad esempio, la contaminazione – o presunta tale – sul gancetto del reggiseno di Meredith. Anche ai tempi dell’omicidio di Mez si mobilitò la cavalleria. Arrivarono Sollecito padre da Giovinazzo, e Knox padre dagli USA, lancia in resta, per togliere dalle panie della nostra giustizia i relativi figli. I quali, si sa, sono ‘piezz’ ‘e core’ anche per i genitori oltreoceano; soprattutto quando debbano cadere nelle mani di polizia e carabinieri di una nazione subalterna come l’Italia. Una polizia considerata probabilmente un po’ peciona e da operetta, insomma, come descritta in certi film, decisamente di serie B, con il commissario che mangia un panino alla mortadella con i piedi sulla scrivania, e le macchie di unto sulla camicia, mentre dalla finestra di sotto si vede passare una gondola e si sente cantare ‘O Sole Mio’. Conclude il quadro un fiasco di Chianti a garganella per mandar giù il panino, e un Catarella a cui sfugge di mano la porta. Insomma, un quadro da Eduardo di “add’a passà ‘a nuttata’”, quando gli Italiani si accalcavano ai banchi degli spacci UNRRA e una ragazza la potevi avere con una stecca di sigarette o un paio di calze di nailon.

Ethan Lee – sembra d’essere in un film di John Wayne, uno dei suoi figli si chiama appunto Ethan , potrebbe essere “I quattro figli di Katie Elder “– è sbarcato non ad Anzio, anche se probabilmente gli sarebbe piaciuto, con un Camillus tattico fra i denti, ma a Roma, deciso a riportare indietro suo figlio. La certezza di questo, e la sua arroganza nei nostri confronti, gli deriva certamente dalla sua posizione economica e dalla sua provenienza americana. Si sa che gli Americani in ogni frangente invocano le proprie Ambasciate e Consolati, dietro a cui c’è lo Stato: “Nessuno sarà lasciato indietro”, anche a sproposito. Insomma, ci fa pensare ad un ‘sovranista’ sui generis: uno che, invece di venire in Italia ad ammirare la nostra cultura e la nostra civiltà millenaria, a differenza della sua, di soli trecento anni, viene per darci del ‘pecione’sventolando mazzi di dollari.

Passi, finchè questa valutazione la indirizzi ad un privato cittadino. Ma non all’Arma dei Carabinieri

Così facendo, insulta tutto il popolo italiano – quello buono – tranne il partito dell’antipolizia, che si manifesta nei suoi salienti in alcune occasioni, ed è ben definito. Ma la parte buona della nazione tifa ancora Italia, nei suoi valori, e i Carabinieri, a parte le dovute eccezioni, sono fra queste. Quindi, come ai tempi di Meredith arrivarono a portafogli aperto sia Sollecito che Knox (il quale beneficiò di una sottoscrizione nazionale per togliere la figlia dalle grinfie di quei cattivoni ignoranti dei poliziotti italiani), anche Ethan Lee è arrivato a togliere il figlio da quella brutta cella del carcere italiano e riportarlo – manco a dirlo – dritto filato a casa, magari con una tirata d’orecchi e uno scappellotto, mentre il padre si è sbrigato, a nome suo proprio, della sua famiglia, e magari di tutto lo Stato della California, tanto non costa nulla, a rivolgere le sue più sentite condoglianze alla famiglia di Cerciello e alla sua vedova di 43 giorni.

Riportare a casa quel piccolo “presunto” assassino sarebbe come dare l’ennesima coltellata sia alla moglie, che a Mario, che a tutta l’Arma dei Carabineri – oltre che alla nazione. Quindi, investigatori privati assoldati dagli avvocati – italiani e americani – sono stati sguinzagliati nella movida di Trastevere, alla ricerca di testimoni che possano suffragare le fantasiose tesi della difesa. Quelle, cioè, che vedrebbero il giovane Elder colpevole soltanto di eccesso in legittima difesa – magari “putativa” – per aver accoltellato uno “strano uomo” che credeva volesse strangolarlo, come riportano i nostri maggiori quotidiani. Uno dei quali già parla di un supertestimone spuntato negli ultimi momenti, e che avrebbe assistito all’omicidio. Non sappiamo quale sia il succo di questa testimonianza, ma possiamo nutrire forti dubbi sulla sua autenticità, qualora descriva una scena che avvalori le tesi della difesa. Il giustificato sospetto è quello di utilizzare la leva universale del denaro californiano per sollevare il peso della colpa dalle spalle di Elder. Se infatti l’accusa fosse derubricata in “eccesso in legittima difesa”, Elderino ‘di papi suo’ ne subirebbe una condanna così lieve, da giustificare l’intenzione del padre di riportarselo a casa. Speriamo che ora, lubrificati da ricompense in dollari, non si affaccino sul palcoscenico attori di varia e diversa estrazione, come ragionevolmente reperibili in quel gran calderone che è la movida di Trastevere. Se mettiamo a confronto le note caratteristiche e i curricula degli interpreti principali, cioè Elder Lee e Mario Cerciello, certamente la bilancia pende a favore di quest’ultimo. Infatti Mario nella sua attività di custode della legge era il più attivo della Stazione CC alla quale faceva riferimento; aveva avuto i gradi in seguito ad un concorso, ed era impegnato anche nel sociale. Abbiamo la testimonianza di una mamma che riferisce che, dopo aver accompagnato la figlia in ospedale per una situazione critica, pur essendo fuori servizio, era rimasto tutta la notte a vegliarla. Era nei Cavalieri di Malta, per accompagnare i malati con i Treni Bianchi a Lourdes o dove si facesse un pellegrinaggio. Si era sposato, a trentacinque anni, dopo un lungo fidanzamento, con la ragazza del “colpo di fulmine” reciproco, solo da 43 giorni. Quella notte era in regolare servizio con il collega Varriale, in zona di spaccio, in borghese. Se guardiamo il giovane Elder, vediamo un ragazzo che quella notte era evidentemente ubriaco e drogato, “impasticcato”, come riferisce un guardamacchine egiziano interrogato, e con il suo amico in cerca di cocaina. Aveva commesso una rapina, sottraendo lo zaino a Sergio Brugiatelli, e una tentata estorsione al fine di recuperare i 100 euro spesi per una finta dosa di “neve”, più la dose stessa di coca. Era armato illegalmente di un coltello militare di genere proibito, un’arma a tutti gli effetti, progettata per uccidere persone, e non per tagliare bistecche: tale è la differenza tra un’arma impropria e il suo contrario, un’arma militare dei Marines. Il suo italiano poteva anche non essere perfetto, ma capire “Carabineri” e guardare un tesserino militare, a vent’anni, non può essere così difficile. Li vediamo anche nei telefilm da quattro soldi, che i nostri televisivi ci ammanniscono, gli “Agenti speciali” dell’FBI fare irruzione con le armi, gridando “Effebiai, nessuno si muova!” (Chissà perché tutti gli agenti dell’FBI sono ‘speciali’, non ne esistono di ‘normali’?) Che poi quello fosse uno “strano uomo”, come riferisce un quotidiano che lui abbia detto, da’ da pensare: chissà come dev’essere nella testa di Elder, un uomo “normale”. Che poi volesse strangolarlo è una sua illazione, o un ‘consiglio’ del suo avvocato difensore. In realtà, ci sono undici coltellate, sferrate in pochi secondi con estrema violenza, a testimoniare del fatto che Elder Lee non volesse difendersi, ma volesse uccidere un carabiniere che aveva capito che stava per arrestarlo. Ne testimonia la prima coltellata giunta al cuore, inferta alle spalle. Ne testimonia la fretta di lasciare il Bel paese con il primo volo, la mattina seguente. Ne testimoniano lo zaino e i vestiti insanguinati nascosti nel vaso portafiori all’ingresso dell’Hotel Le Meridien. Ne testimonia il coltello, ripulito e nascosto nel sottotetto della stanza d’albergo occupata da lui e dal suo amico. Ne testimoniano i trascorsi di Elder, mandato in Italia dal danaroso genitore per “toglierlo da cattive compagnie” , probabilmente ragazzi come lui del mondo della droga o peggio. Tutto dice che l’omicidio di Mario Cerciello, vicebrigadiere dell’Arma Benemerita, è stato volontario, e che si sarebbe voluto sfuggire alla giustizia italiana, quella che secondo le fantasie di alcuni è peciona, fatta di commissari poco intelligenti, che hanno la camicia con macchie del’unto del fritto mattutino della moglie, e che non vedono un delinquente neanche se glielo metti sotto il naso. E che, sempre secondo le fantasie di alcuni, magari sono pronti a barattare il proprio dovere con qualcos’altro.

Forse in USA guardano ancora i nostri film neorealisti

non si sono accorti che l’aria è cambiata, che non si può più avere una ragazza a letto per un paio di calze di nailon o una stecca di sigarette. Gli stereotipi sono duri a morire. Ci auguriamo che Ethan Lee non riesca, scatenando contro l’Arma tutto il peso economico e politico della sua nazione, a fare in modo che l’adorato figlio torni in patria con lui: sarebbe una palese ingiustizia, che toccherebbe tutti i carabinieri, in servizio e non, e di conseguenza tutta la parte buona della nostra nazione. Perché certa gente non può pensare di venire in Italia a commettere un tale reato, e tornarsene a casa impunemente. Con Meredith Kercher è andata così, praticamente, stando alle sentenze, un omicidio senza colpevoli, o punito in parte. Ci auguriamo di non assistere al bis di quella rappresentazione. E ci auguriamo che gli avvenimenti spengano l’arroganza di Ethan Lee, il quale ha fatto presentare ricorso al Tribunale del Riesame per la scarcerazione del figlio.

Ma non gli basta. La sentenza sarebbe prevista, come di prassi, per settembre: ma lui vuole far riaprire il Tribunale nel mese di agosto, a suo uso e consumo per tirar fuori suo figlio il più presto possibile, con rischio di fuga. Pretesa assurda: ci sono altri imputati in cella che aspettano la sentenza del Tribunale del riesame, ma nessun avvocato difensore si sogna di far riaprire l’attività apposta per lui. Almeno una cosa potremmo insegnare a questo padre poco accorto: che l’arroganza non paga. Pensi piuttosto a come ha educato suo figlio: l’albero si vede dai frutti che da’. Se Elder è arrivato all’estremo di uccidere selvaggiamente a coltellate un carabiniere, certamente la colpa è di chi non gli ha insegnato che “certe cose non si fanno”. Ci viene da pensare alle conseguenze dell’uccisione di un poliziotto americano da parte di un giovane Italiano ubriaco e drogato: secondo voi, come sarebbe andata a finire? Ricordate Sacco e Vanzetti?

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Editoriali

OMS: più dannosa che inutile?

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Su di un ‘giornalone’ di oggi, sopra la foto di Xi Jin Ping, appare in prima pagina un richiamo all’articolo pubblicato più avanti, che recita: “Cara OMS, meglio che sparisci, sei più dannosa che inutile”. Abbiamo già scritto quattro settimane fa, invocando a gran voce la distribuzione di mascherine a tutta la popolazione. Quattro settimane fa era già troppo tardi. Lo stato di emergenza infatti – vox clamantis in deserto – era stato proclamato il primo di febbraio, non su Topolino, ma sulla Gazzetta Ufficiale. E, cosa al di là di ogni calcolo di gravità e di inettitudine, era stato bellamente ignorato dagli organi competenti – meglio definirli ‘incompetenti’ – sperando che tutto passasse come una semplice influenza, solo un po’ più fastidiosa. Tutto per non allarmare la popolazione, che sarebbe stata presa dal panico, con le conseguenze del caso: corsa ai supermercati, incetta di beni mangerecci, sparizione di prodotti essenziali dai negozi. Insomma, tutto ciò che poi si è puntualmente verificato. Ma non bisognava ‘creare il panico’. Noi giornalisti, infatti, eravamo stati diffidati dal comunicare dati a proposito della incipiente pandemia, pena una denunzia per ‘procurato allarme’.

A tutto ciò ha fatto da corollario, anche in fase avanzata di contagi, la direttiva dell’OMS, che intimava di fare il famigerato tampone soltanto ai sintomatici: il che, come ha riconosciuto in una intervista uno dei tanti medici in prima linea, è risultato essere un grosso errore. La Corea del Sud si è salvata proprio facendo tamponi a tappeto, senza bisogno di chiudere tutte le attività, così da non dover affrontare, una volta finito il flagello, anche la ripresa di una economia distrutta. Come invece succederà da noi. Almeno, in una cosa abbiamo il primato, quello delle morti e dei contagi. Siamo arrivati primi, e l’America ci sta rincorrendo. Avevamo visto giusto: la distribuzione di mascherine a tutta la popolazione, e i conseguenti tamponi, ci avrebbero fatto ridurre di molto il numero dei decessi.

Una parola sulle mascherine. A tutti sarebbero bastate quelle chirurgiche, allo scopo di non spargere nell’aria le goccioline – che qualche buontempone ha preferito, chissà perché, definire ‘droplet’, adoperando un termine inglese, forse più eufonico; ma anche ‘goccioline’ è bello, simpatico. Evoca le canzoni degli anni ’50, ‘Come pioveva’, ad esempio, perché no? – le goccioline, dicevamo, derivanti dal nostro respiro e non solo dai nostri starnuti e colpi di tosse, per i quali ci è stato raccomandato, con grande senso del grottesco, di farli ‘nel gomito’, non avendo a portata di mano un fazzolettino di carta monouso da smaltire immediatamente. Nessuno però ci ha detto cosa fare dell’indumento contaminato, una volta adoperato per questa poco igienica operazione: tagliare la manica? Smaltirlo come rifiuto tossico o sanitario? Bruciarlo nel locale crematorio? La cosa più ridicola è che questa pseudoraccomandazione è stata diffusa anche per televisione, con la complicità di anchor men e women. Insomma, di mascherine la OMS non ne voleva sentir parlare.

Ma se tutti avessimo avuto la mascherina, sottolineo, chirurgica, quella che blocca le gocce in uscita e che comunque non è adatta per gli operatori sanitari, medici, infermieri e 118, nessuno di noi avrebbe rischiato di infettare nessuno. Quanto poi alla ‘distanza sociale’ di un metro, è stato dimostrato che le goccioline, e i relativi virus, arrivano ben più in là, restando nell’aria per un tempo indefinito, secondo l’ambiente. All’OMS, quindi, possiamo ben attribuire la colpa di non aver voluto adottare le mascherine immediatamente, giustificando la scelta, come per i tamponi, perché ci si trovava di fronte ad un ‘caso di Sanità Pubblica’. E forse l’OMS, nei suoi rappresentanti, temeva di far spendere troppo per la salute dei cittadini! Infatti, la sua direttiva successiva è stata quella di smettere di fare i tamponi a tappeto, e di farli solo ai sintomatici. Molto intelligente. I morti quotidiani testimoniano della lungimiranza di questa scelta, mentre, ripeto, la Corea del Sud non ha modificato il suo stile di vita, infischiandosene della ‘privacy’ dei cittadini, e badando al sodo, con gente per le strade, niente o quasi contagi, ed economia senza conseguenze. Tutto il nostro contrario. Il nostro ‘generoso’ governo offre alle partite IVA un contributo di 600 euro, con tanta burocrazia; che, se arriveranno, sarà forse ‘entro’ il mese di aprile: ma forse no, e forse non arriveranno proprio, data la proverbiale ‘manina corta’ del nostro Ministero delle Finanze – quando devono erogare.

Il governo britannico, finalmente fuori dalla tagliola europea, ha già stanziato 10.000 (diecimila) sterline per ogni negozio costretto alla temporanea chiusura, più la garanzia presso le banche fino all’80% di un prestito fiduciario. Ma no, noi abbiamo ancora un capo della Protezione Civile che dichiara che ‘non userà la mascherina’, a fronte dell’obbligatorietà dichiarata da Fontana, e questo presumibilmente per una diversa collocazione politica. Bell’esempio! Oggi intanto anche parte del PD è rinsavito, nella persona del governatore Rossi, che ha prescritto, anche lui, l’obbligatorietà della mascherina. Insomma, in questa Italia pasticciona, dove un governo incapace ancor più pasticcione non sa letteralmente che pesci prendere, ed in una Europa nella quale Macron blocca 4 milioni di mascherine dirette in Italia – viva l’Europa! – la burocrazia, il falso buonismo e l’indisciplina la fanno ancora da padroni. Mentre i medici, di famiglia o no, costretti ad affrontare questo male a mani nude, senza le protezioni individuali (leggi mascherine) contano nelle loro file, salvo aggiornamenti, 77 morti; gli infermieri e i volontari del 118 hanno avuto anche loro le loro vittime, mentre i poliziotti hanno UNA mascherina per poliziotto di pattuglia, da lasciare in caserma dopo il turno. I migranti, invece, arrivano già dotati. Bah! Che strano mondo! Un mondo che provvede di mascherine i migranti su di un barcone, e che non ne lascia sprovvisti neanche i nostri cari politici!

Oggi, 6 aprile, alcuni quotidiani hanno titoli che dichiarano che i numeri stanno diminuendo (quelli dei morti, come se 552 in 24 ore siano rose e fiori) e che siamo in fase discendente, avendo raggiunto il picco: di che? Come se domani mattina si potessero riaprire tutti i negozi ed esercizi che sono riusciti a sopravvivere alla loro incapacità, faciloneria, timore del disordine, peracottaggine, presunzione, partitofilia, protagonismo a torto. Eccetera eccetera. Mentre alcuni quotidiani riportano la notizia che il professor Conte – ‘Giuseppi’, detto all’americana – in questo bailamme tragico avrebbe trovato il tempo e il modo di radunare i suoi ‘fedelissimi’, e, in modalità renziana, preparato, approfittando del caos, un suo personale partito. Alla faccia del Cincinnato che voleva apparire! Come diceva un mio conoscente ‘Chi più ce ne ha, più ce ne metta’.

Tutto ciò sotto l’ombra lunga e nera della Merkel che, negandoci la possibilità di emettere i Coronabond – anzi, con la Kommerzbank, Banca Commerciale legata al governo tedesco, che consiglia di vendere i nostri titoli prima che siano classificati ‘spazzatura’ –  ci vuole appioppare i fondi del MES, strangolandoci definitivamente con un debito a vita come la Grecia, per cui saremmo costretti a venderci i gioielli di famiglia che ancora non sono stati preda della rapacità straniera. Un governo italiano degno di questo nome? Direi di no, piuttosto, fino ad ora, complice dell’Unione Europea, da Andreatta e Ciampi in poi, passando per Prodi, Letta, Monti e via così; con un Ministro della Salute che ha una laurea (deo gratias) in Scienze Politiche e un Viceministro, invece, che è un medico di chiara fama, che gli fa evidentemente da balia. I Greci si sono venduti il Pireo e l’aeroporto, fra l’altro. Ci venderemo la fontana di Trevi, come faceva Totò in un suo film anni fa?

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Castelli Romani

Asl Rm6, i dati non sono allineati: l’editoriale del direttore

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A volte è importante riflettere ad alta voce. Per alcuni versi sono profondamente toccata dall’umanità e dalla competenza di molti colleghi che ai tempi del Coronavirus preferiscono tacere e contare fino a dieci anziché correre dietro una conta spasmodica dei positivi, anche ufficiosi, svilendo e demolendo tutto il lavoro buono che la categoria porta avanti.

Non è semplice per nessuno. E mi si permetta uno sfogo, non sono affatto soddisfatta di come certe Asl, come la Rm6, gestiscano la comunicazione con i giornalisti, le amministrazioni locali che diventa poi la comunicazione con la cittadinanza.

Mi spiego meglio, spesso la realtà non coincide con la conta. Si vedono camper che circolano e fanno i tamponi, cittadini chiusi in casa perché hanno ricevuto i risultati, altri con parenti stretti positivi ma che non riescono a ottenere la possibilità di fare un tampone per escludere un possibile contagio.

Mi arrivano telefonate di persone in lacrime che non possono dire addio ai loro cari entrati per una patologia e diventati positivi nelle strutture.

Ci sono altri residenti del territorio Asl Rm6 che comunicano la loro positività al loro sindaco, tanto per essere trasparenti e per ricevere una parola di solidarietà ma che non risultano nel conteggio del giorno che fa la Asl.

I dati che arrivano dalla Asl Rm6 ai sindaci non appaiono allineati con la realtà. Le dimostrazioni sono innumerevoli basta citare i casi di Albano, è stata data notizia sia dei primi casi positivi che non erano stati comunicati, sia dell’età delle persone e delle circostanze del contagio vedi la gita religiosa ad Assisi che poi ha causato almeno cinque ricoveri e una persona deceduta ieri.

Tutta questa cronaca chi ce l’ha fornita? Nessuna delle istituzioni, proiettandoci come cronisti allo sbaraglio a caccia dei contagiati omessi. Poi con il contagocce sono arrivate le informazioni e questo grande gap ha fatto sì che si creasse un grande spartiacque tra i quotidiani che come il nostro preferiscono non fare falsi allarmismi e si attengono a una conta ufficiale che ci arriva con enorme approssimazione e i quotidiani che comunque vogliono contare anche i positivi sommersi.

In pratica la carenza d’informazione ha messo tutti contro tutti. Invece, questo non dovrebbe accadere. Qui non si pretende di sapere nome e cognome ma soltanto il numero di positivi esatto di ogni giorno con specifica dei Comuni di appartenenza e di informazioni che si ritengono importanti per la collettività come ad esempio se il contagiato sia entrato a contatto con qualcuno con particolare attenzione ai focolai (case di riposo, posti di lavoro come addetti ai supermercati ecc)…

Lavoro encomiabile stanno facendo quasi tutti i sindaci che cercano il più possibile di aggiornare i cittadini sullo stato dei fatti, sui contagi sebbene leggo in alcune situazioni la volontà di mettere la polvere sotto il tappeto. Di dire che i contagi sono pochi, di sminuire una situazione pandemica unica e devastante.

La mia impressione, confortata anche da lunghe chiacchierate con chi naturalmente e per ovvi motivi non può palesarsi e metterci la faccia è che le conte giornaliere siano poco attendibili e che se un giorno ci sono 3 contagiati e il giorno dopo 20 dipende soltanto dal numero di tamponi che si effettuano. Ci sono giorni dove in alcuni Comuni non si effettuano tamponi e quindi i contagiati risultano stabili, non aumentano. E noi pensiamo che sia un bene ma in realtà non è un dato attendibile. Si muore per delle patologie pregresse o soltanto per coronavirus? In entrambi i casi penso ma sarebbe bene scindere meglio questo dato perché se ogni giorno contiamo i decessi di anziani già malati rischiamo di non avere i dati puliti.

Bisognerebbe fermarsi. Oggi abbiamo perso molto tempo intorno alla comunicazione di un sito online fatta ieri nel tardo pomeriggio (3 aprile) su un contagiato a Nemi.

Si è aperta una vera e propria caccia al positivo cercando di circoscrivere il campo. In tanti ci hanno telefonato e tanti abbiamo contattato noi: “Come stai cara vicina di casa? Quanto tempo che non ci sentiamo…”. I sospetti hanno cavalcato e predominato sulla nostra capacità di essere razionali. Chi non ha una stabilità psicofisica ben salda con una notizia del genere può essere colto da attacco di panico, da crisi e non a caso i distretti sanitari hanno attivato i consulti psicologici per telefono.

Ma torniamo ai fatti. Come è possibile che abbiano scritto di un contagiato senza che sia stata diffusa alcuna comunicazione ufficiale? Evidentemente avranno avuto i loro motivi e le loro fonti. Ma perché nel 2020 queste fonti rimangono carbonare? Ebbene su Nemi, la Asl non comunica nulla al Comune (quindi si deduce che ad oggi non ci siano contagi) ma il sito locale è ancora lì con la notizia di un positivo e il link rimbalza sui social, viene condiviso e crea agitazione, preoccupazione e anche tanti sospetti: cosa ci nascondono? Di chi è la mancanza? Perché?

Non ho scritto per dare delle risposte a tutte queste domande ma per denunciare una gestione della comunicazione da parte della Asl Rm6 che non funziona. Ripeto, i decessi, i dati, i fatti spesso non sono confortati dai numeri che vengono dati con ritardo o messi in un calderone approssimativo e dunque poco attendibile. sicuramente sono dati non allineati con la realtà. Domani è domenica e chissà quanti tamponi fatti avranno un esito, chissà se la situazione sarà stabile per poi tornare a impennarsi lunedì e soprattutto chissà se veramente c’è questo positivo a Nemi a cui a questo punto facciamo i nostri migliori auguri ovunque egli sia e se realmente esista.

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Editoriali

Ciak si gira. Silenzio e buio in paese: Conte decreta

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Il silenzio regna ovunque e per le strade non c’è più nessuno. E’ ritornato il coprifuoco. Aleggia il fantasma del medioevo. Le caratteristiche ci sono tutte ed il banditore che diffonde le notizie non manca.


Udite, udite, Conte annuncia un altro decreto e poi un altro e poi un altro ancora. Il Viminale raccoglie la sfida e si cimenta nell’emissioni di autocertificazioni, una dopo l’altra, mettendo a dura prova la pazienza e la sopportazione del cittadino. Udite, udite, i bambini possono uscire con un genitore, forse si, forse no, magari dopo, chissà!

Il coprifuoco è fra di noi

Un anziano signore, ultraottantenne, raccontava a suo nipote: “Il mio bisnonno, ai suoi tempi, svolgeva un strano compito comunale. Dopo il passaggio del banditore che girava per le strade del paese, al calar del sole, urlando “sono le sette e tutto va bene”, passava il mio bisnonno, accendendo i fanali stradali, che allora erano alimentati a gas. A quell’ora il paese si svuotava e tutti si ritiravano. Le porte si chiudevano e le finestre pure. Fuori rimaneva qualche cane randagio ed i soliti gatti con il loro miagolare pietoso”. Gli anziani di una certa età ricordano l’ultima guerra mondiale e anche allora, in certi momenti, era vietato lasciare penetrare la luce da fuori le abitazioni. Dopo il tramonto era d’obbligo il coprifuoco. Nascondiamoci che il nemico ci osserva, si diceva allora.
Oggi non c’è il coprifuoco dei tempi del bisnonno, non c’è il coprifuoco dell’ultima guerra mondiale. Oggi c’è il coprifuoco del presidente Conte con l’arma del decreto contro il coronavirus.

La fila indiana, di passata memoria

Il presidente Conte decreta e dei fantasmi del passato riemergono in ogni luogo. Qualcuno ancora ricorda la fila indiana che si faceva alle fermate dell’autobus. Nessuno osava oltrepassare e fare il furbo. Tutti rispettosi seguivano la fila per salire sul bus. Oggi la scena si ripete davanti alla filiale della banca, davanti al bar-tabacchi, davanti all’ufficio postale e davanti ai supermercati. Conte decreta ed il cittadino si mette in fila. Al fedele è stato risparmiato il sacrificio di fare la fila davanti alla chiesa, sbarrando le porte con tanto di avviso: “Inutile bussare, qui non vi aprirà nessuno”.

Il presidente Giuseppe Conte agli italiani: Sereni, sereni!

Dallo scoppio del primo caso di Covid-19 il presidente non ha mai smesso di infondere fiducia al Paese. Il 21 febbraio scorso assicurava: “La situazione è sotto controllo”. Oggi non è certo intenzione con questo articolo ribadire che l’Italia sta piangendo circa 13.955 morti per il Covid-19 e che i malati, a oggi sono 80.572 . E’ giusto, quando si chiede di non fare polemica in questo tragico momento. E per questo tralasciamo di parlare dei 69 medici morti mentre in prima linea combattevano questa battaglia. Non diciamo niente sui 10 mila sanitari contagiati. Nessuna polemica sul dramma delle mascherine. Non si deve parlare della vergogna che, in situazioni di grande difficoltà, nonostante la gravissima carenza, il materiale sanitario sta venendo bloccato alle dogane e chi di dovere non muove un dito per sbloccare la situazione. Niente polemiche, tutto rimandato a dopo crisi.

Quella brace che cova sotto la cenere coronavirus

Sempre il presidente Conte, lo scorso 26 febbraio dalla postazione della Protezione Civile ritornava a tranquillizzare il paese: ‘Niente polemiche, è l’ora dell’unità’. Ci stiamo adoperando con grande impegno, avvalendoci dei migliori esperti, per gestire questa emergenza nel modo più efficace”. Niente polemica, va bene, ma qualche domanda si può fare? Nell’era dell’avanzata tecnologia web, quando da un remoto paesino dell’Aspromonte, oggi ci si può mettere visibilmente in contatto con un congiunto risedente nella parte più remota del globo. Considerato ciò, come si poteva negare e continuare a negare ad un anziano moribondo, di salutare e vedere per l’ultima volta i suoi cari? A che serve il progresso se non risponde alle più elementari aspettative dell’uomo?

Domani, crisi alle spalle, qualcuno dovrà rispondere

Un altro quesito che lascia tanti dubbi e perplessità riguardo quelle salme sequestrate ai congiunti aventi diritto. A questi ultimi è stato negato di dare una degna sepoltura ai loro cari ed avere una lapide dove domani sarebbero potuti andare a posare un fiore e dire una preghiera. Dei loro cari non hanno lasciato che polvere. Chi li ha mai autorizzati ad incenerire quelle salme? Qualcuno ha chiesto l’autorizzazione dei parenti aventi diritto? Quanta brace cova sotto la cenere del Covid-19! Quanti atti illiberali! Quanti pubblici ministeri già affilano le pratiche per avviare indagini, denunce, avvisi di garanzia! Quanti “eroi” stanno rischiando di finire domani dietro le sbarre!

Ai posteri l’ardua sentenza

C’è troppa euforia. Ci sono troppi galli che cantano. Troppe divergenze. Mille virologi, immunologi, esperti, analisti dei dati statistici, matematici e mille proposte, mille soluzioni. Dice un vecchio saggio: quando si ha fretta è il momento di andare piano. Si sta correndo troppo e non tutto il Paese ce la fa a tenere il passo. Niente polemiche. Conte decreta, la CEI si accoda e i cittadini eseguono. Sarà un bene, sarà unmale? Ai posteri l’ardua sentenza.

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