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OMID JAZI: ESCE IL REMIX DI "EGGREGORA", INTERVISTA ESCLUSIVA AL PRODUTTORE LA.PO FROST

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Tempo di lettura 9 minuti È la prima volta che un brano di Omid viene remixato da un’altra persona.

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di Angelo Barraco
 
Londra –  Omid Jazi, lontano dall’Italia, continua a regalarci grandi sorprese dalla Londra che ha ispirato il suo ultimo album “Tooting Bec”. E’ uscito il remix del brano “Eggregora”, contenuto in “Tooting Bec” e remixato dal produttore e musicista LA.po Frost. Musicista italiano ma londinese d’adozione. E’ la prima volta che un brano di Omid viene remixato da un’altra persona. In un’intervista passata abbiamo spiegato in dettaglio com’è nato “Tooting Bec”, oggi vi proponiamo in esclusiva un’intervista  fatta al produttore LA.po Frost e ad Omid Jazi, che ci hanno spiegato in dettaglio come è nata la loro collaborazione e come è stata concepita l’idea di remixare un brano. 
 
Omid  è un musicista eclettico, polistrumentista con un curriculum musicale da fare invidia ai più; nel 2011 ha suonato tastiera/synth e chitarre con i Verdena nel tour di WOW e con loro ha pubblicato l’ep RADAR, ha un gruppo con Nevruz (noto per la sua energetica partecipazione ad X Factor) dove suona la chitarra e canta, Nevruz invece suona la batteria. Il 28 febbraio 2012 esce il primo ep solista di Omid chiamato “Lenea”, un anno dopo esce l’album “Onde Alfa” e il 1 luglio del 2015 viene pubblicato dalla Nexus edizioni il nuovo album “Tooting Bec”.
 
Intervista al Produttore LA.po Frost:
 
– Come nasce la collaborazione con Omid? Ci saranno altre collaborazioni con Omid in futuro? Come mai hai scelto di remixare il brano “Eggregora”? Quali sono state le influenze maggiori che hai avuto nel rielaborare e remixare il brano?
 
Condividiamo un appartamento. Quando l'ho ascoltata attraverso il muro (e i muri a Londra sono di cartongesso) ho potuto immaginare sonorità che non appartenevano alla traccia originale, ma che in qualche modo la esprimevano.
Al principio ho cercato di dimenticare la versione originale, di non riconoscere quella canzone che avevo sentito più volte nei mesi precedenti. Così l'ho voluta immaginare diversa, nella sua vera natura, elegante e misteriosa, con un nuovo vestito, un vestito da sera. Ho pensato ad una versione elettro-acustica piena di livelli e profondità, e, dopo aver registrato la cassa e il basso, ho fatto delle prove con vari synth e suoni filtrati. Ne è venuta fuori una versione notturna molto cinematica alla quale Omid ha partecipato attento a tutti i passaggi della produzione. Averlo lì come supervisore ha senz'altro accentuato il mio mettermi in mostra e il mio spirito creativo, è stato stimolante. Ascoltata successivamente trovo che alcune sonorità ricordino un po' il James Blake di Brian Eno e gli Air di “10000hz Legend”. Io sono contento, lui pure, è stato divertente. Sarei curioso di sentirlo cantare in inglese per il prossimo esperimento insieme e mi farebbe piacere partecipare ai suoi progetti futuri.
 
– Come reputi il lavoro di Omid “Tooting Bec”?
 
“Tooting Bec” è senz'altro un lavoro di sincero spessore artistico. Disegna con esattezza e determina immaginari e concetti che forse non si sarebbero potuti esprimere altrimenti. Si nota da subito che c’è una necessità espressiva, una riflessione, una sostanza, non tanto nella forma ma nella sostanza in sé. 
“Tooting Bec”, e il lavoro di Omid in generale, credo abbia il potere universale di esistere al di là della forma, ne è la prova il remix di “Eggregora”. Le scritture appartengono al tempo fuori dal tempo. Si guarda dall'alto al basso ciò che è stato e ciò che si è stati. Ci si saluta da lontano forse con un po' di malinconia… musicale. Mi piace come la voce si mimetizza tra la musica e le armonie. Ritrovo parecchie somiglianze con i primi lavori di Battiato e le sonorità di Morgan dell’appartamento, ma anche del rock psichedelico anni ’70/'80 in generale. Se preso musicalmente e volendo usare etichette per semplificarne il messaggio, rappresenta un ottimo esempio di post rock psichedelico avanguardistico contemporaneo dal suono vintage.
 
– Chi è La.po Frost? Parlaci un po’ di te…
 
LA.po (Jacopo Tittarelli Rubboli) è un produttore musicale / musicista.
Iniziai a suonare la chitarra a 15 anni facendo le cover dei Nirvana in uno sgabuzzino sottoterra e poi a suonare il basso perché nella mia città non si trovavano "i bassisti" e quello che avevamo non veniva mai.
Mi ricordo che ho sempre voluto avere una visione globale della musica, non tanto approfondire uno strumento fino a quando non sai più nemmeno cosa stai suonando, ma saper suonare un po' di tutto, per essere autonomo e per “vedere le cose da lontano”, credo che questo sia un po' il vizio del produttore.
Il mio primo demo su cassetta 8 tracce e campionatore è datato 2001, non l'ho mai reso pubblico ma conteneva spunti interessanti electro-pop.
Con la band Frost ebbi diverse soddisfazioni: vinsi Arezzo Wave e il Premio Fondazione AW a 20 anni, nel 2003. Mi ricordo che cantavamo in inglese perché era figo, ascoltavo parecchio Beck e Blur. L’anno successivo suonammo davanti lo stadio di AW pieno di gente, prima di Groove Armada e Little Louie Vega. Ero vestito da motocross con il corpetto e gli stivali, con l'elmetto rosso da skateboard, altri erano in pigiama, uno in paillettes, le orecchie di Shrek, occhiali da sci e roba random tutta colorata. I Funkadelic hanno avuto un ruolo devastante nel nostro look.
Non possedevo un basso e siccome l’avevo sottratto di nascosto ad un amico che non lo sapeva, l’avevo ricoperto di carta stagnola, mi ricordo anche che mostrai il didietro al pubblico dopo la performance e che resi felici diversi giornalisti per questo.
Nel 2005 era già uscito il nostro primo disco in inglese che ci fece partecipare al reality show "MTV A CUT" filmato a Londra con Anastacia, fu una grande esperienza che mi aprì gli occhi sul cosa fare: comprai una batteria, feci un corso di tecnico del suono e mi feci un piccolo studio con Ricc dove produrre.
Il disco in italiano arrivò 4 anno dopo, dopo diverse fatiche ed esperienze (incluso il progetto jazz e semi acustico) e i vari tour in tutto lo Stivale.
Live music non mi bastava più così iniziai a fare il DJ portando avanti per 3 anni  il progetto electro "Frost Dj Sexx” o “FDS" dove suonavamo mash-up ’80-’90 e versioni “fidget” e “nu-disco” fatte da noi. Aprivamo a molti artisti prima e dopo i concerti, remixammo Bugo, UWT, Dopefish, Captain Mantell, Frank Agrario e una marea di bootleg inclusi Major Lazer, New Order e Taxman dei Beatles.
Era molto divertente, mi ricordo che feci un costume da robot con degli scatoloni e che suonammo pure con Camerini.

– Poche parole per delineare la storia della sua carriera, perché Londra?
 
Ho letteralmente fatto di tutto in italia, persino la band a Loredana Berté, provino con la Caselli e live set in discoteca dove suonavamo improvvisando sopra i DJ e facevamo qualche cover a sorpresa super funk ’70 tra cui 'Il Veliero' di Battisti!
Ma non ne potevo più. Tutte le volte che mi chiedevano cosa facevo e rispondevo con: “Il produttore e il musicista” mi rispondevano con: “Sì, ok , ma che lavoro fai?"
Cosi decisi di spostarmi a Londra con un amico con il quale fondai il progetto “Fanny Games” tipo “FDS” ma più electro e meno '80s.
Per 2 anni lavorai in un ristorante come chef, ma contemporaneamente producevo FG… Con FG ho suonato in tutta Londra!
Ho persino aperto a Alex Metric al Koko, eravamo forti dal vivo e che avevamo il supporto di Phonat e della Mofo Hi-F, ma poi il mio amico tornò in Italia e io mi misi a fare Naives insieme a Marc Jacc, che suonò la batteria con “FG” in un gig a Pigalle (Parigi).
“Naives”, che tutt’ora produco, è il mio progetto musicale dove suono il basso e campionatore. Siamo supportati da Gary Crowley della BBC e da diverse radio UK. Tra poco faremo uscire un album di remix (30 Gennaio) e il terzo singolo “Fashion Pineapple” con il video girato alle Seychelles, in attesa dell’album vero e proprio per metà 2016.
Oltre a questo sono ghost producer per diversi DJ e artisti più o meno importanti e lavoro come produttore musicale per diverse compagnie di advertising radiofonico e televisivo.
Concludendo, Londra rappresenta un melting pot che a Perugia (e in Italia) non sono riuscito a trovare in 28 anni che ho vissuto là. È vero ho avuto diverse esperienze gratificanti, ma l’attenzione alla musica che si trova a Londra non sono riuscito a trovarla in Italia.
Purtroppo, non per parlare di luoghi comuni, in Italia la cultura artistica in generale (e io ho due lauree artistiche: una in pittura e una come produttore musicale) non è supportata. Qui a Londra, persino il giardino che è stato di Tizio e Caio è un museo con un caffè e delle persone che ci lavorano dentro. A Londra s’investe sulla cultura, in Italia purtroppo no. Noi potremmo benissimo vivere di cultura e turismo, se solo fossimo meno ignoranti.
Per cambiare discorso, esiste anche qui una grande competizione e spesso è difficile farsi sentire, ma grazie alla preparazione musicale italiana, quella attenta di chi ascolta (e riproduce) ciò che viene dall’oltremanica (e oltreoceano), diventa più facile. Paragonato a quello inglese, siamo un popolo di esibizionisti, un italiano lo riconosci subito!!! Forse ci risulta più facile esprimerci, forse ci piace “fare il verso” di chi è figo perché per noi diventare fighi è un obiettivo di vita… da qui nasce sicuramente l'esterofilia che è senz’altro il motivo (e il primo stage) per il quale tutto ciò che è inglese è più figo di ciò che è Italiano. In realtà è solo diverso e non supportato a dovere, la poesia della lingua italiana non è paragonabile alla semplice e diretta musicalità della lingua inglese. Credo che ora ho un'esterofilia della lingua italiana, dopo 6 anni che vivo a Londra, e incomincio ad apprezzare quella che è (era) la canzone italiana. Se guardo Sanremo mi deprimo però… spero che quest’anno ci siano artisti interessanti, artisti veri, staremo a vedere.
Omid perché non ci vai? Ci vogliono le spinte?

Intervista ad Omid Jazi:

– Il remix è un nuovo tassello nella tua carriera artistica, come reputi questa esperienza?
 
È troppo presto per poterlo dire, ma al momento della sua uscita ho ricevuto due proposte da due diversi artisti che mi hanno chiesto di remixare dei loro pezzi, anche se bisogna sottolineare che il remix di Eggregora è stato realizzato prevalentemente da Lapo. Avere più materiale disponibile per l'ascolto mi sembra indispensabile oggi, visto che l'attenzione del "pubblico" è centellinata e ipervelocizzata. Mi sembra un buon modo per donare qualcosa di mio. Affrontare un remix come questo è stato una sorta di ulteriore prolungamento artistico, senza voler entrare a far parte di una scena elettronica o meno, queste sono cose che non mi interessano, è semplicemente sperimentazione, è un valore aggiunto.
 
– Come hanno reagito i fans al remix?
 
Come dicevo prima, spesso nella gente prevale l'istinto sulla riflessione. Devo dire quindi che gli ascolti su Soundcloud, i like su Facebook etc. dimostrano che chi mi segue non è stato indifferente. Tutto questo correre, accompagnato forse da un po' di “timore” verso un musicista, lascia poco spazio a commenti o messaggi sui miei post su Facebook ad esempio. Proprio per questo questi episodi sempre più rari scaldano il cuore più delle fredde cifre, mi fanno sentire quello che di vero hanno le persone e lo apprezzo enormemente. 
 
– Uscirà un videoclip del brano?
 
Per l'album Onde Alfa ho realizzato dei video con il mio Macbook, è stata una roba che non mi pento di aver fatto ma che comunque di basso profilo artistico, per scarsità di mezzi, il fatto è che non riesco a starmene fermo, ho una implacabile esigenza di espressione. Per questo disco invece, ovvero Tooting Bec, mi premeva creare dei contenuti più versatili. Per quanto riguarda i video mi sono dato l'obiettivo di crearne alcuni che rappresentassero bene il movimento emotivo che i brani trasportano. Prima di procedere alla realizzazione di questo videoclip ho voluto conoscere bene il regista Marco Panichella, mi sono fidato subito di lui ma sentivo la necessità di entrarci in connessione empatica. Quando è arrivato il giorno in cui ho visto nelle sue visioni una connessione intima a quello che è il pezzo mi sono completamente fidato, ero sicuro che avesse capito cosa dovevamo fare insieme. È stata una esperienza meravigliosa, perché c'è stata condivisione. Poi il fatto che siamo tutti e due qui a London da anni, ci ha spinto come spesso accade in questi casi a voler eccellere, nonostante i budget sempre ridotti all'osso. Io credo nella collaborazione amorosa, spesso i video sono fatti in modo completamente casuale, molti videomaker non cercano di capire il mood e lo stato emotivo della musica, incollano sequenze di immagini senza entrare in connessione empatica con la musica. Invece in questo caso io sono estremamente soddisfatto del lavoro di Marco Panichella, sono soddisfatto di aver fatto questa esperienza con lui qui a London e devo dire che l'essere diventati amici ha aiutato il processo di stretta connessione tra il video e la musica. 

– Ti sei avvalso di una collaborazione importante e che ha stravolto il brano, pensi di ripetere l’esperienza in futuro e/o lavorare su qualcosa di simile?
 
Perché no. In un certo senso è un lavoro che faccio spesso già nel percorso di preparazione di un pezzo completo. Di solito un mio brano nasce in un modo e finisce in un altro completamente differente. Arriva però un punto dove il processo di trasformazione del materiale deve interrompersi, deve avere un limite, che ti devi imporre altrimenti non si finisce mai. Una volta accettato il perimetro all'interno del quale il brano deve esprimersi si parte con il lavoro di fino, di produzione, di missaggio e successivamente di mastering. Tutti questi passaggi avvengono in un lasso di tempo piuttosto lungo durante il quale ti ritrovi ad ascoltare lo stesso brano migliaia di volte, come se fosse una sequenza di numeri, ad entrare nel dettaglio, nella matrice. Capisci benissimo quindi cosa voglia dire riaprire nuovamente lo stesso brano per farne un remix, è qualcosa di assurdo, ma mi ha divertito tantissimo, sono riuscito ad entrare di nuovo nel brano anche se era completamente diverso, forse bisogna avere un po' la testa per aria per fare queste cose, altri potrebbero innervosirsi parecchio, io no. Ci sto bene e basta. Però voglio sottolineare ancora, che il remix è stato fatto da Lapo, io ho partecipato ma in veste di featuring, altrimenti chi me l'avrebbe fatto fare di riaprire nuovamente una canzone bella e chiusa? Il fatto è appunto questo, i remix vengono fatti da artisti diversi rispetto a chi ha composto il brano. Quindi posso dire che ancora una volta, sono stato una voce fuori dal coro anche questa volta, questa è innovazione, sperimentazione, cibo.
 
– Prossimi progetti in cantiere?
 
Sì ce ne sono, ma per adesso vorrei ricordarvi che il video di Eggregora uscirà tra poco, probabilmente entro aprile, sono molto contento di lavorare con un regista professionista come Marco Panichella. Credo che dare un aspetto visivo alla musica sia un processo molto affascinante, per questo sto già pensando ad altri video di brani di Tooting Bec.

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Finlandia, fiera internazionale del turismo rimandata al 2023

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Matka Nordic Travel Fair è riprogrammata, Matka Workshop Day organizzato virtualmente

L’Agenzia amministrativa statale regionale per la Finlandia meridionale ha vietato tutti gli eventi pubblici organizzati al chiuso nell’area metropolitana di Helsinki per il periodo dal 28 dicembre al 17 gennaio. Questo è il motivo per cui gli organizzatori di Matka 2022, la fiera internazionale del turismo, sono stati costretti a prendere questa difficile decisione di annullare e riprogrammare l’evento per il 19-22 gennaio 2023, decisione presa in collaborazione con l’Associazione finlandese dell’industria dei viaggi (SMAL).

La situazione in continua evoluzione con restrizioni è molto impegnativa sia per gli organizzatori che per i loro clienti; il periodo di preparazione per la fiera Matka è lungo, motivo per cui le decisioni devono essere prese in modo proattivo e tempestivo. Gli enti preposti intendono agire in modo responsabile e garantire che tutti i clienti abbiano la possibilità di prepararsi adeguatamente per la fiera e garantire così un successo commerciale e una partecipazione sicura per quanto riguardala salute.

Nonostante la riprogrammazione di MatkaNordic Travel Fair, l’organizzazione  Messukeskus i suoi partner hanno deciso di organizzare la giornara specialistica del MatkaWorkshop Day come evento virtuale. Informazioni più dettagliate sulle modalità verranno inviate ai partecipanti nei prossimi giorni.

 Gli organizzatori hanno espresso l’auspicio, tuttavia, che la copertura vaccinale in costante aumento e l’epidemia in graduale diminuzione, nelle prossime settimane, permettano di organizzare nuovamente eventi e di dar presto la possibilità di realizzare eventi in fiera.

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Addio a Desmond Tutù, simbolo della lotta all’apartheid

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E’ morto a 90 anni Desmond Tutu, l’arcivescovo simbolo della lotta all’apartheid in Sudafrica. A dare la notizia è stato il presidente, Cyril Ramaphosa: “La scomparsa dell’arcivescovo emerito Desmond Tutu è un altro capitolo del lutto nell’addio della nostra nazione a una generazione di eccezionali sudafricani che ci hanno lasciato in eredità un Sudafrica liberato”.

Premio Nobel per la Pace nel 1984, Tutu è stato il primo arcivescovo anglicano nero di Città del Capo e ha sempre lottato per difendere gli oppressi e coloro che non avevano diritti. Sono diverse le sue iniziative politiche rivolte ad abbattere le differenze tra bianchi e neri in Sudafrica. E’ stato anche presidente della commissione Truth and Reconciliation Commission che aveva il compito di indagare sulla violazione dei diritti umani. Suoi gli scritti Crying in the wilderness (1982) e Hope and suffering (1983), No future without forgiveness (1999) e God has a dream: a vision of hope for our time (2004). Sarebbe stata coniata da lui la frase Rainbow Nation, nazione arcobaleno, per descrivere il suo paese.Una perdita “incommensurabile”. Così la Fondazione Mandela ha reagito all’annuncio della scomparsa dell’arcivescovo Tutu, definendolo “grande più della vita stessa”. “E per tante persone in Sudafrica la sua vita è stata una benedizione. Era un essere umano – ha proseguito – straordinario. Un pensatore. Un leader”.

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Vienna nel 2022 celebra la vita

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Nel 2022 Vienna intende festeggiare il suo grande ritorno: la metropoli si mostra dal suo lato migliore e torna a celebrare la vita, l’arte, i piaceri e naturalmente la straordinaria vita cittadina in tutte le sue sfaccettature. Vienna torna alla ribalta in tutto il suo splendore. La città si presenta ancora più animata, moderna e splendida di prima della crisi e i (nuovi) motivi per celebrarvi nuovamente la vita non mancano. Infatti Vienna ha sempre puntato sul suo futuro. Proprio come si fa in una metropoli. Sullo sfondo delle glorie imperiali della città, continua a crescere e innovare. Per secoli arte, cultura, scienza, diversità, scambio, architettura e gioia di vivere hanno plasmato la sua anima. Vienna ha vissuto fasi molto diverse, ma una cosa mai: l’immobilità; anche nel 2022, quindi, sarà costantemente in movimento e offrirà a chi la visita e ci abita il meglio di tutti i mondi – in primis arte, cultura, vita cittadina e sapori.


Si celebra l’arte

Il fiorente mondo dell’arte e della cultura è un elemento integrale del DNA di questa città. Tre quarti di coloro che visitano Vienna sono attratti dall’eccezionale offerta artistica e culturale. Ed è proprio così: tra l’Università di Vienna e la piazza Karlsplatz ad esempio, su una superficie di poco meno di 1,2 km², si trovano quasi trenta musei. È difficile trovare zone a più alta densità di arte, da quella dell’antichità fino alla produzione dei giorni nostri. Vienna è una vera e propria fucina artistica, con l’offerta culturale di una città quattro volte più grande. E la scena culturale viennese continua a crescere: nel 2022 a Vienna (ri)apriranno alcuni nuovi musei tra cui il Belvedere Inferiore o la Heidi Horten Collection. E i musei di Vienna propongono numerose rassegne di grande spessore.

Riaperture/inaugurazione di musei dal 2022 in poi Belvedere inferiore (fine gennaio 2022), Rennweg 6, 1030 Vienna, www.belvedere.at
Heidi Horten Collection (inaugurazione prevista per la primavera 2022) Hanuschgasse 3, 1010 Vienna, www.hortencollection.com
Margarete Schütte-Lihotzky-Zentrum (inaugurazione prevista per il marzo 2022), Franzensgasse 16/40, 1050 Vienna, www.schuette-lihotzky.at
Josephinum (riapertura prevista per il 2022), Währinger Strasse 25, 1090 Vienna, www.josephinum.ac.at
House of Strauss im Casino Zögernitz: Museo – Concerti – Brasserie (inaugurazione prevista per l’estate 2022), Döblinger Hauptstrasse 76, 1190 Vienna, www.houseofstrauss.at
Lebendiges Haus/Alte Post (inaugurazione prevista per l’estate/inverno 2022), Dominikanerbastei 11, 1010 Vienna, www.sha-art.com
Wien Museum Karlsplatz (riapertura prevista per il dicembre 2023), Karlsplatz 8, 1040 Wien, www.wienmuseum.at
Villa Beer (apertura prevista per l’inizio del 2024), Wenzgasse 12, 1130 Vienna, www.villabeer.wien

Si celebra la città

L’apertura e lo scambio sono elementi centrali di questa città, e la sua diversità non è una trovata da marketing. A Vienna si registra la presenza di ben 178 nazionalità diverse e questo miscuglio di differenti influssi lo si può sperimentare soprattutto nei suoi numerosi quartieri, ove si sperimenta al meglio la vita urbana i cui lati sono molteplici: la cornice imperiale si alterna all’architettura contemporanea. Nel centro storico ci si muove senza problemi a piedi. Gli spazi pubblici già da tanto non sono più parcheggi ma luoghi dove respirare a pieni polmoni e rilassarsi. Già ora la metà della città è composta da spazi verdi e superfici acquatiche, e quasi mille parchi la punteggiano. Questa città permette tutte le esperienze di una metropoli ma senza stress e in piena sicurezza. Ciò la rende anche perfetta per organizzarvi convegni: oltre duecento suggestivi hotel e sedi di conferenze, storici o anche moderni, rappresentano la cornice perfetta per congressi, incontri aziendali e incentive. Anche nelle nuove aree di espansione urbana si fa attenzione a non limitarsi alla realizzazione di abitazioni innovative e sostenibili ma a integrare in questi spazi anche centri per la ricerca, moderni alberghi di design hotel basati su formule sostenibili, spazi per lavoro, spazi verdi e cultura. Inoltre entro il 2040 vuole diventare una città climaticamente neutra.

Congressi 2022:
ÖHV Hotelierkongress 2022, HOFBURG Vienna (17-19.1.2022)
17th Congress of ECCO (European Crohn’s and Colitis Organisation), Messe Wien (16-19.2.2022)
European Congress of Radiology – ECR, Austria Center Vienna (2-6.3.2022)
25th Congress of the European Association of Hospital Pharmacists – EAHP, Austria Center Vienna (23-25.3.2022)
General Assembly of the European Geosciences Union – EGU, Austria Center Vienna (3-8.4.2022)
European Congress on Interventional Oncology – ECIO, Messe Wien (24-27.4.2022)
Baukongress 2022, Austria Center Vienna (28-29.4.2022)
46th Ordinary UEFA Congress 2022, Messe Wien (10-12.5.2022)
Congress of the European Hematology Association – EHA, Messe Wien (9-12.6.2022)
55th European Human Genetics Conference 2022, Austria Center Vienna (11-14.6.2022)
European Academy of Neurology – EAN, Austria Center Vienna (25.-28.6.2022)
17th European Congress on Neuro-Oncology – EANO, HOFBURG Vienna (15-18.9.2022)
35th European College of Neuropsychopharmacology Congress – ECNP, Austria Center Vienna (15-18.10.2022)
12th World Congress on NeuroRehabilitation, Messe Wien (14-17.12.2022)
Nuovi hotel:
Entro la fine del 2022: realizzazione di circa 12 progetti alberghieri con 2.000 stanze
Nuove aperture 2022 nel segmento del lusso:
The LEO GRAND HOTEL Vienna (77 camere)
Rosewood Vienna (99 camere)
Almanac Vienna (111 camere)
Altre aperture:
magdas Hotel im Stephanushaus (86 camere)
Radisson RED Vienna (179 camere)
BASSENA Wien Donaustadt (198 camere)

Si celebra lo straordinario

In Europa non esiste alcuna metropoli, che abbia dato come Vienna il suo nome a uno stile culinario, la Cucina Viennese, nessuna città, in cui la vite si coltivi in tali quantità, e nessuna, che possa vantare una tale cultura dei caffè. Una cosa che forse sorprenderà: molti degli ingredienti che finiscono nei piatti dei ristoranti locali sono prodotti proprio a Vienna, con tecniche di coltivazioni innovative e a km 0 o quasi. E poi Vienna è persino la capitale del cetriolo: il 62% dei cetrioli austriaci infatti provengono da qui. E non si dimentichi che la città ha un altro grande lusso: qui dai rubinetti esce ottima e freschissima acqua minerale che viene direttamente da sorgenti di montagna. Una caratteristica questa che non è assolutamente ovvia per una metropoli. E c’è ancora qualcosa di straordinario a Vienna: la continua reinterpretazione di oggetti di design e di artigianato, che hanno tradizioni secolari alle spalle. Aziende come Augarten Porzellan ad esempio continuano ad essere al passo con i tempi e realizzano articoli di elevatissima qualità dal moderno design. Giovani designer come Laura Karasinski portano nuova vita nel panorama viennese e con grande successo: per esempio viene commissionato l’arredamento di interi hotel come il nuovo “Superbude” presso il Prater viennese.
Apertura del Weitsicht Cobenzl di Bernd Schlacher (prevista per l’autunno 2022)
8.210 locali – dal ristorante al caffè (fonte: Jahresstatistik 2020 Wirtschaftskammer Wien)
2.240 caffè di tutti i tipi – dal tradizionale caffè al bar (fonte: Jahresstatistik 2020 Wirtschaftskammer Wien). 12 ristoranti viennesi premiati dalla Guida Michelin: il Restaurant Amador è il primo ristorante a tre stelle in Austria. I ristoranti Steirereck, Silvio Nickol Gourmet Restaurant im Palais Coburg, Konstantin Filippou und Mraz & Sohn sono stati insigniti tutti di due stelle, sette altri ristoranti di una stella (fonte: Guida Michelin “Main Cities of Europe 2020”). 153 ristoranti premiati da Gault Millau 2021 a Vienna.Ristorante Steirereck: al 12esimo posto dei “World‘s 50 Best Restaurants” (fonte: www.theworlds50best.com)
Vienna è l’unica metropoli al mondo che pratica una viticoltura degna di nota all’interno dei confini urbani: 700 ettari di superficie viticola, 140 aziende vitivinicole (viticoltori amatoriali esclusi), (fonte: Landwirtschaftskammer Wien). Un terzo della superficie vitivinicola della città è adibita alla viticoltura biologica (fonte: Jahrestätigkeitsbericht 2018 der Landwirtschaftskammer Wien); 645 agricoltori viennesi (fonte: Wiener Landwirtschaftsbericht 2017, pubblicazione biennale)
In definitiva, nel 2022 i motivi per far festa a e con Vienna non mancano. Chi viene a visitare la città tornerà a casa più felice e con piacevoli ricordi che non svaniscono. E anche in futuro la città non si fermerà e continuerà nel suo percorso di città a misura d’uomo e sostenibile. La qualità di vita migliorerà costantemente e il suo futuro è da tempo in atto.

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