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Cronaca

OSPEDALE MARSALA: SANITÀ SULL'ORLO DEL COLLASSO

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All’interno della struttura vi sono ben cinque sale operatorie dotate di macchinari necessari, ma ne è operativa soltanto una e le altre no, la a causa? La mancanza di anestesisti

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di Angelo Barraco
 
Marsala (TP) – La sanità a Marsala è sull’orlo del collasso e a pagarne le spese sono proprio i cittadini che ogni giorno si lamentano per i continui disagi. L’Ospedale “Paolo Borsellino” è l’imponente struttura che dovrebbe assistere i cittadini marsalesi, ma così non è perché la mancanza di servizi rallenta inesorabilmente l’efficienza degli stessi. All’interno della struttura vi sono ben cinque sale operatorie dotate di macchinari necessari, ma ne è operativa soltanto una e le altre no, la a causa? La mancanza di anestesisti. Se un cittadino necessita di operarsi che deve fare? Deve far fronte alle liste d’attesa che si possono protrarre anche per 6 mesi, nella speranza che il problema non peggiori. Tranne se ci sono urgenze che ovviamente hanno la priorità. Ma nessuno parla, nessuno sembra voler dire come stanno realmente le cose al “Paolo Borsellino”, eppure l’inefficienza di un servizio reso ai cittadini è pubblico e lo si può leggere sul sito dell’asp poiché vi sono liste d’attesa chilometriche. Per effettuare una Risonanza Magnetica Nucleare (Rm) del Cervello e del tronco encefalico un cittadino deve attendere ben 81 giorni. Ma non è il solo dato sconvolgente poiché servono ben 101 giorni per effettuare un Eco (Color) Doppler dei tronchi sovraortici. I dati appena citati risalgono ad un periodo che va dal 31 luglio del 2015. 
 
 Oltre al problema della sala operatoria vi è anche il problema dei reparti, poiché i pazienti non vengono collocati nei reparti specifici alla loro patologia, ma vengono in altri reparti per mancanza di posti ed è statisticamente provata la morte dei pazienti fuori reparto. Proprio in merito ai ricoveri il sito riporta dell’asp liste d’attesa vertiginose. Un paziente deve attendere 50 giorni per un ricovero in Chirurgia Generale, 20 per Chirurgia Vascolare, 300 per Ortopedia e 90 per Urologia.  Nell’Ospedale di Marsala c’è anche il problema della reperibilità del medico poiché vi sono reparti in cui non c’è medico reperibile, quindi il paziente rimane in balia del suo male e nella speranza che qualcuno lo aiuti. E’ esattamente quello che è successo ad una signora nei primi di Marzo, che si è recata al pronto soccorso dell’Ospedale “Paolo Borsellino” poiché l’anziana madre di 78 anni era rimasta con una lisca di pesce in gola. Le due donne si recano al Pronto Soccorso intorno alle 15.15 e in quel momento non trovano molta affluenza, si rivolgono a chi di dovere e vengono invitare in sala d’attesa. Alle 16.00 vengono chiamate e viene riferito loro che il reparto di Otorinolaringoiatra chiude alle 14.00 e consigliano alle due donne di rivolgersi al primo intervento dell’Ospedale che forse possono ricevere assistenza. Le donne si recano  nel luogo indicato e un medico consiglia alle due donne o di andare a Trapani o di aspettare l’indomani mattina alle 08.00. Le donne decidono di rivolgersi ad un medico privato per far fronte al problema e raccontano quanto accaduto in una lettera aperta a TP24. Ma se un paziente non si può permettere un medico privato come fa?  Il primo comma dell’articolo 32 della nostra carta Costituzionale recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”, ma sembra che a Marsala la salute e la garanzia della stessa abbia le fasce orarie. 
 
Ma cosa dicono i documenti ufficiali in merito a questa situazione critica? Le carte riportano che “L'area territoriale dell’ASP comprende le funzioni relative a:  igiene, sanità pubblica, assistenza sanitaria collettiva in ambienti di vita e di lavoro;  assistenza sanitaria di base, specialistica e riabilitativa; medicina fiscale e legale;  farmaceutica;  salute mentale e le tossicodipendenze; sanità pubblica veterinaria;  tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”. Parlano quindi di una situazione ben diversa rispetto a quella che appare agli occhi di chi chiede l’applicazione di un diritto inviolabile, un diritto che non deve essere calpestato e omesso da nessun vincolo ma garantito con la massima efficienza. 

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Cronaca

Cassino, aggredisce brutalmente il nonno poi gli spacca tutti i mobili e l’autovettura perchè non gli consegna i soldi

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CASSINO (FR) – 81enne viene aggredito brutalmente dal nipote 32enne a calci e pugni e anche con un coltello dopo il rifiuto, da parte dell’anziano, di consegnare al nipote ulteriori somme di denaro per l’acquisto, verosimilmente, di sostanze stimolanti per lo sviluppo muscolare nell’attività sportiva di body building, di cui il 32enne è un grande appassionato.  

Il nipote, al fine di indurlo a consegnargli quanto richiesto, oltre alle continue minacce di morte, danneggiava anche diversi mobili e suppellettili dell’abitazione, nonché l’autovettura di proprietà dell’anziano.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Cassino che hanno arrestato il nipote, già censito per reati commessi in ambito familiare, lesioni personali, violenza e minaccia, per “tentato omicidio e resistenza al Pubblico Ufficiale”.

All’arrivo dei militari, successivamente supportarti dai Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia e dai Poliziotti del locale Commissariato, nonché dal personale del 118 immediatamente intervenuti, l’aggressore in evidente stato di alterazione psico-fisica (noto per essere gravato da problemi di natura psichiatrica che già in passato ne hanno richiesto il supporto specialistico del Centro di Igiene Mentale di Cassino), si scagliava minacciosamente anche contro gli stessi, desistendo dall’azione solo dopo ripetute intimazioni.

Alla vittima, trasportata presso il locale nosocomio, veniva diagnosticata una “contusione dell’arcata orbitaria sx, escoriazione gomito sx e contusione spalla dx” con una prognosi di gg.7 s.c..  Le armi da taglio utilizzate, consistenti in 2 coltelli da cucina della lunghezza complessiva di circa 35 e 20 centimetri, venivano sottoposte a sequestro.

Il 32enne è stato quindi portato nelle camere di sicurezza della Stazione Carabinieri in attesa delle decisioni della competente Autorità giudiziaria.

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Giornalismo e servizio pubblico, Stampa Romana: sentenza del TAR lede la riservatezza delle fonti

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Il TAR del Lazio ha deciso che dovrebbe essere consentito all’avvocato Mascetti vicino alla Lega e al governatore Fontana di avere accesso agli atti di Report per una inchiesta televisiva messa in onda nell’autunno scorso che lo coinvolgeva direttamente.

Il Tar equipara, mutatis mutandis, i giornalisti del servizio pubblico, in virtù della concessione da parte dello Stato alla Rai, a funzionari che lavorano nelle istituzioni pubbliche.

Ciò è in contrasto con le vigenti normative che garantiscono la tutela delle fonti e l’autonomia del giornalista in ossequio ai dettami della Costituzione

I giornalisti sono sottoposti al rispetto del segreto delle fonti e su questo segreto si basa la loro professionalità garantita anche dall’Ordine dei giornalisti.

“Altre interpretazioni del rapporto con le fonti ci sembrano gravemente lesive del diritto di cronaca e della protezione delle fonti. – Commentano da Stampa Romana – Su questo punto esiste una ampia e concorde normativa e giurisprudenza europea. Non comprendiamo – proseguono – inoltre quale possa essere la competenza del Tribunale amministrativo su una materia del genere. Certamente però la decisione dei giudici amministrativi sottolinea ancora una volta la necessità di limitare le pressioni della politica sulla Rai e di difendere al più presto la libertà dei giornalisti che lavorano per il servizio pubblico.”

Cdr della Direzione per l’Offerta Informativa Rai

Il Cdr dei giornalisti della Direzione per l’Offerta Informativa della RAI reputa un grave precedente la sentenza del Tar del Lazio che autorizza l’accesso agli atti utilizzati per le ricostruzioni di un’inchiesta giornalistica, un precedente pericoloso come già ribadito da Usigrai e Fnsi.

Il Tar pone la RAI tra i soggetti passivi del diritto di accesso agli atti, accanto alle pubbliche amministrazioni e agli enti pubblici. Tale interpretazione dell’art. 23 della Legge n. 241 del 1990 mette pericolosamente a rischio il diritto/dovere dei giornalisti alla tutela delle proprie fonti e delle documentazioni utili al lavoro di inchiesta.

La libertà di stampa e il diritto di cronaca comprendono tutte le garanzie ad essi connesse, e sono tutelati dalla nostra Costituzione. Il lavoro dei giornalisti rappresenta e deve rappresentare sempre il baluardo di un sistema democratico: programmi come Report devono essere tutelati in questo senso e come grande valore del servizio pubblico radiotelevisivo.

La squadra dei colleghi guidata da Sigfrido Ranucci lavora costantemente su documenti e rapporti confidenziali che sono alla base del lavoro investigativo, ogni giorno alle prese con minacce di querele che spesso diventano reali, contro intimidazioni più o meno esplicite. A cui oggi si aggiunge la spada di Damocle di un tribunale amministrativo che mette i giornalisti sul piano di impiegati di una pubblica amministrazione. Il nostro lavoro va protetto e tutelato in ogni sede opportuna. La RAI deve difenderlo e noi come giornalisti delle Reti siamo e saremo sempre qui a sostenerlo.

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Strage di Ardea: celebrati i funerali dei due fratellini di 10 e 5 anni

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È una piazza silenziosa e commossa quella che si è raccolta nel piazzale antistante la chiesa Santa Maria Regina Pacis di Ostia per dare l’ultimo saluto a Daniel e David Fusinato, i due fratellini di 10 e 5 anni uccisi nella strage di Ardea. In occasione della cerimonia, a cui hanno preso parte anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e la sindaca di Roma Virginia Raggi, sono state realizzate delle composizioni di palloncini bianchi e celesti, i colori della Lazio tanto amata dai fratellini.

All’uscita del feretro dalla chiesa i presenti hanno acceso dei fumogeni biancocelesti e liberato nel cielo i palloncini, seguiti poi da due colombe che sono volate via assieme.

“L’Ostiamare si è chiusa in lutto” ha raccontato commosso Luigi Lardone, presidente dell’Ostiamare Calcio, in cui Daniel faceva il portiere per la categoria Pulcini. “Abbiamo chiuso l’impianto e partecipiamo al dolore dei familiari. Parlare di calcio o di altro in questo momento non ha alcun senso, è una tragedia incredibile. Purtroppo per una serie sfortunatissime di coincidenze è capitata a noi”.

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