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Redazione Lazio

OSPEDALI ROMA: RESTA USTIONATA E VIENE PORTATA A GENOVA

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Lunedì 2 marzo 2015 una giovane donna di 48 anni è stata ricoverata a Tivoli presso l’ospedale San Giovanni Evangelista, vittima di un incidente domestico. La diagnosi è seria, ustionata al 40% del corpo. I sanitari del pronto soccorso hanno avviato subito le procedure e trattato la paziente, ma occorreva un trasferimento specifico presso i reparti che specificatamente trattano gli ustionati, ma la Capitale non aveva un posto letto disponibile

di Cinzia Marchegiani

Tivoli (RM) – Una notizia irreale che conferma quanto gli slogan della Regione Lazio e in primis di Zingaretti siano anacronistici e irreali. Lunedì 2 marzo 2015 una giovane donna di 48 anni è stata ricoverata a Tivoli presso l’ospedale San Giovanni Evangelista, vittima di un incidente domestico. La diagnosi è seria, ustionata al 40% del corpo. I sanitari del pronto soccorso hanno avviato subito le procedure e trattato la paziente, ma occorreva un trasferimento specifico presso i reparti che specificatamente trattano gli ustionati, ma la Capitale non aveva un posto letto disponibile. Insomma la solita malasanità che si verifica ogni qualvolta che si verificano casi di emergenza. Le ustioni sono state trattate immediatamente presso il San Giovanni Evangelista di Tivoli, ma i sanitari del pronto soccorso, data la gravità della paziente, hanno subito avviato la procedura di richiesta di trasferimento nei reparti di grandi ustionati degli ospedali della Capitale.
Il Sant’Eugenio, primo ospedale romano specializzato nella terapia degli ustionati ha dovuto negare la disponibiltà di accoglienza, visto che nel reparto non vi era un posto letto libero, così si sono attivate una serie di telefonate che hanno permesso di individuare un centro specializzato al San Pietro D’Avena di Genova, la Prefettura in tal senso, ha autorizzato il trasferimento della paziente, a bordo di un volo speciale dell’aeronautica militare di Ciampino. Il volo ha portato a destinazione la giovane donna in Liguria.

In merito allo scandalo del pronto soccorso nel Lazio, lo scorso 2 febbraio 2015, la regione Lazio al termine del lungo dibattito richiesto dalle opposizioni, approvava un documento unitario, firmato da capigruppo di maggioranza e opposizione, con il quale impegnava la Giunta su 30 punti, fra questi, i principali riguardano l'inserimento delle prestazioni rilevate nei pronto soccorso fra i criteri di valutazione dei direttori generali delle aziende; più posti letto di osservazione breve intensiva; realizzazione di un sistema di monitoraggio delle degenza media; utilizzo degli infermieri per la presa in carico dei pazienti con codici di bassa intensità; rimodulazione dell'organizzazione in base ai picchi orari di accesso; una campagna di informazione sui servizi territoriali; un piano di ristrutturazione dei pronto soccorso; superamento del blocco del turn over; potenziamento dell'elisoccorso a Latina e Viterbo (servizio h24); informatizzazione della procedura di controllo dei posti letto. Molti punti, infine, riguardano il ruolo dei medici di medicina generale, che vengono individuati come vero e proprio filtro sul territorio. Previsti percorsi di formazione e nuove procedure per la prenotazione diretta di prestazioni specialistiche. Veniva respinta, invece, una risoluzione presentata da Fabrizio Santori (gruppo misto) nella quale si chiedeva la sostituzione dei direttori generali delle Asl.

Lasciamo di seguito le osservazioni dei gruppi, affinché rimanga memoria dell’operato di questa legislatura regionale, spesso, troppo spesso una propaganda elettorale a suon di slogan propagandistici…la realtà è fata di persone che non hanno un posto letto, le aziende sanitarie chiudono e sono state aperte le “Case della Salute” che per ovvi motivi non possono sopperire alle emergenze:


Francesco Storace (La Destra): "Che la situazione nei pronto soccorso nella nostra regione non sia felice oggi Zingaretti o ammette e va oltre i temi propagandistici dei suoi comunicati. Come se i cittadini del Lazio non frequentassero ospedali e centri di analisi. Dispiace constatare che non ha parlato delle case della salute, nascevano per evitare gli ingorghi dei pronto soccorso e qui oggi non ce ne parla. Perché sono frottole, purtroppo nei pronto soccorso c'è un vero e proprio stato di emergenza se non di indecenza. Pare si voglia nascondere la verità, se ragioniamo sul sovraffollamento degli ospedali nessuno può negare che ci sono scelte che incidono sulla cattiva gestione. I fatti di cronaca più recenti ci testimoniano che c'è una cultura della salute che paga lo scotto dei tagli del Governo. Non possiamo permetterci ulteriori rese e tagli alle politiche della sanità, sembra che lei risponda più al governo che ai bisogni dei cittadini della regione. Vorremo metterci a disposizione per trovare soluzioni comuni, senza distinzioni di maggioranza o opposizione. Anche in commissione sanità, caro Lena, siamo ancora all'anno zero".

Antonello Aurigemma (FI): "Non è facile smentire i propri comunicati e Zingaretti oggi l'ha fatto, e quindi apprezzo molto il suo intervento. A lei e a Lena, già dal mese di novembre avevamo manifestato la percezione che qualcosa non funzionasse. Abbiamo iniziato un percorso per valutare lo stato degli ospedali di persona, siamo andati in giro per le province a guardare cosa accade. Il comune denominatore è una mancata pianificazione e programmazione. Il problema dei caos dei pronto soccorso, non è dovuto al picco dell'influenza. Le case della salute non funzionano, non ce ne parla. Gli atti aziendali dei direttori generali li ha rispediti al mittente, perché mancavano una serie di requisiti richiesti, l'atto aziendale è la macrostruttura dell'azienda ospedaliera. Ci troviamo nella totale anarchia, visto che il 15 marzo è il termine ultimo della presentazione. Fermiamo questo processo, e mettiamoci a lavorare per capire come ristrutturare le aziende".

Olimpia Tarzia (Lista Storace): "Siamo in una situazione drammatica. Ci sono gravissime carenze del personale, attese lunghissime per i pazienti. Basta pensare al San Camillo di Roma, con centinaia di persone accalcate in spazi limitati. E' solo un esempio. Non va meglio all'Umberto I. Non si può dire che questa situazione è dovuta al picco dell'Influenza. Che fine hanno fatto le case della salute? La soluzione dei problemi sarebbe l'assunzione di cento nuovi infermieri? I vostri interventi rappresentano un bicchiere d'acqua nell'oceano. Nel pronto soccorso il personale deve essere altamente qualificato: non si può sbagliare quando si ha a che fare con le vita umana. Ma i problemi della sanità vanno guardate nel loro complesso: penso ad esempio alla tutela sociale della maternità, alla contraccezione, alla questione delle linee guida sulla fecondazione artificiale. Su questi temi avete sempre posizioni aggressive che portano alla reificazione del figlio".

Michele Baldi (Lista Zingaretti): "Stiamo lavorando per trovare soluzioni a problemi annosi. Zingaretti ci ha raccontato in maniera onesta quello che ha trovato e quello che sta facendo. Io vorrei ringraziare tutti gli operatori . Spero si possa andare a un percorso condiviso con l'opposizione. Negli ultimi anni i nostri dipartimenti di emergenza sono diventati dipartimenti in emergenza. Non si tratta solo del picco dell'influenza o dell'emergenza caldo o del pericolo dell'ebola. L'emergenza ormai tende alla cronicità. Basta con i tagli lineari del passato, con il blocco delle assunzioni, con la riduzione dei posti letto: dobbiamo uscire dal commissariamento. Dobbiamo fare i conti con la crisi economica, con l'invecchiamento della società. Abbiamo realtà sempre più fragili, tutti fattori che aumentano gli accessi ai pronto soccorso. Gli ambulatori aperti sette giorni su sette grazie alla disponibilità dei medici di base, la case della salute, tutte novità che stanno andando a regime e porteranno risultati. Serve una cabina di regia più presente, serve un cambio di passo".

Gianluca Perilli (M5s): "Il discorso di Zingaretti è inadeguato ed evanescente. Non si può riferire in Consiglio su uno dei temi più sentiti e parlare per dieci minuti dell'influenza. Non si può venire giù dal fortino e dire al popolo che tutto sta andando meglio. Non abbiamo sentito proposte di soluzioni, i cittadini vengono abbandonati nelle corsie. Il 70 per cento degli accessi ai pronto soccorso sono di persone affette da persone croniche e solo nel 30 per cento dei casi si tratta di vere e proprie emergenze. Ci ha gettato addosso una mole di dati non verificabili. Una maniera evasiva per evitare di dare risposte certe rispetto agli interventi che questa amministrazione intende portare avanti per risolvere la situazione dei pronto soccorso".

Davide Barillari (M5s): "Chiamo il 118 e rischio di veder arrivare un'ambulanza privata, senza alcun controllo, arrivo in ospedale e trovo sei, sette ambulanze in fila. Quando riesco ad arrivare al pronto soccorso trovo 40 persone in attesa. Il 70 per cento degli accessi sono inappropriati. Al pronto soccorso trovo pochi operatori, stressati per la carenza di personale, che non riescono neanche a dare informazioni. Finisco in una barella nel corridoio perché mancano i posti letto, soprattutto di medicina internistica, soprattutto nelle province. Rimango in attesa che si liberi un posto. E allora vengo trasferito in una clinica privata. Grazie al regalo che Zingaretti ha fatto alla sanità privata. Una vera e propria odissea sanitaria. Andate a vedere cosa succede invece di tagliare nastri. Avete annunciato al mondo intero la rivoluzione delle case della salute, ma sono vuote: diteci i dati di accesso a queste strutture, facciamole funzionare davvero. Servono risposte dai servizi territoriali non ospedalieri per evitare gli accessi impropri al pronto soccorso. Quanto questa giunta ha investito sulla sanità territoriale? Quasi nulla come dimostra la mobilità verso Roma e verso altre Regioni. Paghiamo altre Regioni invece di investire sulla sanità del Lazio. I posti letto sono inadeguati, manca il personale. Serve una riforma a 360 gradi che metta mano a tutti i punti critici: abbiamo preparato un elenco di 60 soluzioni a costo zero, le mettiamo a disposizione".

Rodolfo Lena (Pd): "Ho trovato dati interessanti in tutti gli interventi di oggi, anche se partono da visioni diverse. Non ho sentito toni trionfalistici da parte di Zingaretti, i dati che ha fornito servivano a inquadrare la situazione. Ho sentito che tutti siamo d'accordo sul numero elevato di accesso improprio ai pronto soccorso. E poi si chiede un aumento dei posti letto. La priorità vera è un maggiore investimento sui territori, in particolare nelle Province. E stiamo cercando di farlo. Le case della salute sono questo. Abbiamo cambiato il modo di ragionare anche il modo in cui investiamo, prima più degli 50 per cento degli investimenti era sugli ospedali, ora non succede più. L'accordo sindacale che ha portato all'apertura degli ambulatori di base sette giorni su sette a Roma va ampliato a tutta la Regione. Queste sono le scelte che stiamo facendo. Per quanto riguarda gli operatori: bisogna eliminare il precariato, riaprire i concorsi per far entrare forze nuove. Abbiamo università che ogni anno sfornano professionisti che sono costretti ad andare a lavorare in altre Regioni. Infine dobbiamo lavorare sull'integrazione socio-sanitaria, quella è la vera sfida: lavorare sul disturbo e non solo sulla patologia. Questo è quello che stiamo facendo e i numeri cominciano a darci ragione".

Oscar Tortosa (Psi): "Due anni fa il pronto soccorso del Cto faceva 120mila prestazioni, ora è vuoto. Alla Asl Roma C abbiamo mandato un direttore filosofo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Vorrei, inoltre, ricordare che il Consiglio regionale il 19 novembre del 2014 ha approvato una risoluzione sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, dove si riconosce che va incrementata l'offerta sanitaria nel sud del Lazio, con la creazione di un nuovo Dea di secondo livello a Frosinone. Quella risoluzione va rispettata, bisogna cambiare il decreto di Zingaretti. Mi chiedo chi è che ha esaminato alcuni dei direttori generali delle Asl e come sia possibile che siano stati giudicati idonei".

Pietro Sbardella (gruppo misto): "Sono rimasto abbastanza sconcertato dall'intervento di Lena. Mi è sembrata una risposta da assessore alla Sanità più che da presidente di una commissione consiliare sempre lasciata all'oscuro di tutto. Questo Consiglio non è capace di essere punto di ascolto e di proposta. Dobbiamo riappropriarci delle nostre prerogative. Abbiamo un vuoto sostanziale: dopo gli annunci di campagna elettorale, non abbiamo più sentito parlare di un progetto strutturale di sanità. Abbiamo bisogno di un'idea complessiva, invece veniamo espropriati di decisioni importanti, penso al declassamento del San Filippo Neri, al sostanziale accorpamento delle Asl Rm A e Rm E, all'accreditamento del servizio di assistenza domiciliare che non viene fatto. I vostri direttori generali hanno presentato degli atti aziendali che sono stati rimandati tutti al mittente. Cosa aspettate a cacciarli? Se non sanno neanche leggere le linee guida che gli avete dato, come possono dirigere le Asl? Altro che assunzione di cento infermieri, una goccia nell'ocenano: serve lo sblocco del turn over".

Mauro Buschini (Pd): "Questo Consiglio è stato sempre puntualmente informato, sulle scelte e sul lavoro che è stato portato avanti. Oggi arrivano i primi risultati, ma dobbiamo ricordare che partivamo da una situazione di grande criticità. Alcune cose sono state fatte, penso al tema delle liste di attesa ad esempio, alla discesa del deficit che è la condizione per l'uscita dal commissariamento. Restano questioni aperte, quella della mancanza di personale, quello dei tempi di dimissione. Le iniziative che sono in essere possono portarci a migliorare la situazione dei pronto soccorso".

Giancarlo Righini (FdI): "Attribuire il caos dei pronto soccorso al picco influenzale non è credibile. Non è questa l'occasione per fare vetrina, la drammaticità della situazione di numerosi pronti soccorso è sotto gli occhi di tutti, Le cause non sono imputabili a nessuno, ma vanno affrontate. Presidente ha dimenticato di citare una serie di questioni: sorprende (perché ne ha fatto una campagna informativa cui tutti abbiamo creduto) sulle Case della salute. In alcune piccole realtà si è trattato di una "romanella" su strutture esistenti, il progetto va arricchito di contenuti e significati, altrimenti l'investimento è spreco. Cosi come i presidi di guardia medica. Anche i laboratori analisi sono presidi importanti: il limite minimo di 200 mila prelievi sta consegnando la realtà a compagnie estere. Non le sto addebitando a lei questa scelta, ma la investo di farsi portavoce verso il ministero della salute. Tutte le proposte scaturite da questo dibattito, tengono conto del convitato di pietra, ossia il deficit sanitario".

Teresa Petrangolini (Per il Lazio): "La sospensione del vaccino influenzale, che poi si è rivelata assolutamente infondata, ha rappresentato un danno grave. Dobbiamo essere molto più cauti quando parliamo di questioni come le vaccinazioni che sono uno degli strumenti più importanti per tutelare la salute dei cittadini. Le case della salute sono degli strumenti che possono aiutare nelle emergenze e stanno crescendo: Pontecorvo ha effettuato 43mila prestazioni da quando è aperta, solo per fare un esempio. E' chiaro che devono ancora andare a regime ma questa è la strada giusta. Altro strumento sono gli studi associati dei medici di famiglia. Non è vero quello che dice Barillari sul 118, sull'utilizzo di ambulanze private senza controllo. C'è un'unità specifica del 118 che controlla e fa i corsi di formazione degli operatori. Anche questa iniziativa degli steward di cui tutti parlano male è positiva. Serve maggiore flessibilità nella gestione dei posti letto. Bisogna dare più spazio ai malati nella gestione dei codici a bassa intensità. Stiamo affrontando questi problemi, ci dobbiamo confrontare sulle misure che si stanno adottando".

Daniele Sabatini (Ncd): "Non si può sostenere che la situazione dei pronto soccorso sia dovuta al picco dell'influenza. Non nascondiamoci dietro a un virus. Il lavoro che è stato svolto da questa Regione ha un impatto sulla situazione attuale: c'è una visione da parte di Zingaretti, si intravede nelle sue parole, ma è una visione incomprensibile che nei fatti non produce risultati. Si è giocato sui posti letto, riequilibrandoli fra Roma e le Province, con un saldo complessivo positivo di appena 20 posti letto, lo 0,09 per cento del totale. Un dato insufficiente. I cittadini subiscono le conseguenze di questa mancanza di attenzione. Ammetto la mia difficoltà a comprendere l'impatto vero di queste case della salute. Qual è la reale mission di queste strutture? Cosa succede poi sugli atti aziendali delle Asl? Sono stati bocciati? Qual è la situazione reale? La situazione non solo è difficile, ma sta anche peggiorando. Penso ad esempio alle Rsa, che rischiano di fallire lasciando senza assistenza migliaia di cittadini. Ogni sei mesi annunciate che fra sei mesi usciremo dal commissariamento, termine che viene costantemente differito, creando sempre più difficoltà".

Giuseppe Simeone (FI): "Non possiamo ritenerci soddisfatti per il fatto che l'emergenza non ha riguardato solo il Lazio. Da noi è sempre emergenza, da noi nei pronto soccorso c'è sempre sovraffollamento. Il sistema non è adeguato, le strutture sono obsolete. C'è l'assoluta assenza di qualsiasi filtro sul territorio. Il problema vero dell'ingolfamento dei pronto soccorso è la mancanza di posti letto per ricoverare i pazienti. E così anche la crisi economica che le famiglie del Lazio stanno vivendo aggrava la soluzione. Non ci sono i soldi per pagare i ticket e ci si rivolge al pronto soccorso per avere le prestazioni gratis. Bisogna rivedere il ruolo dei medici di base e della guardia medica. Sono da rivedere le case della salute. Tutto quello che c'è sul territorio non funziona. Come non funziona la centralizzazione dei laboratori di analisi. Poi il vero punto focale, quello del personale. Infine gli atti aziendali delle Asl: anziché pensare alle urgenze si pensa ad aumentare la propria corte. Sono previsti addirittura degli addetti stampa. Non hanno alcuna attenzione alle esigenze del territorio".

Fabrizio Santori (gruppo misto): "E' la quinta volta in due anni che ZIngaretti viene in consiglio regionale. Trovo un insulto la frase del presidente che dice "fase di emergenza, ma il sistema tiene". Servono atti concreti: mandare via i direttori generali, sostituire i dirigenti dell'area sanitaria e la cabina di regia. Non si può dire che l'emergenza sia legata all'influenza. Lo scaricabarile è lo sport preferito della sinistra. Questa amministrazione nove mesi fa ha dato istruzioni in nove punti per superare l'emergenza. I direttori generali hanno risposto, con richieste precise, non hanno avuto più alcuna risposta. E non diamo la colpa ai codici bianchi che sono una piccola minoranza e stanno diminuendo. Questo consiglio regionale dirà ancora una volta che va tutto bene?

Devid Porrello (M5s): "La soluzione principale dei problemi di affollamento al pronto soccorso va ricercata nel rapporto con i medici di base. Il 70 per cento degli accessi sono inappropriati: il congestionamento parte da li, la rete territoriale non ha la struttura adatta ad accogliere questi malati cronici. E anche le case della salute non sono adatte. Servono accordi con i medici di medicina generale che possono svolgere un'azione di filtro, occupandosi di malati che non devono stare al pronto soccorso: quindi una sanità attiva, che va verso il paziente e non si limita ad attenderlo in ospedale".

Adriano Palozzi (FI): "Due considerazioni, la prima è che si è avuto il coraggio di fare scelte politiche ma ci si è affidati ai tecnici dei tagli; la seconda è che chiudendo ospedali e pronto soccorso non si risparmia, anzi si spende di più. Serve un'alta specializzazione degli ospedali, lasciando aperti i Dipartimenti di emergenza. Non servono tanti ospedali che fanno tutto, con reparti spesso vuoti che non danno un reale servizio, servono punti di emergenza diffusi sul territorio. In questa maniera si taglia davvero, ma andando incontro alle esigenze dei cittadini. L'investimento sul primo intervento resta essenziale, vanno chiusi tanti micro reparti che sono assolutamente inutili, accorpandoli in poli unici. E' una questione di scelte politiche che non sono state fatte: programmare una sanità che guardi alle reali esigenze dei territori".

Voli sanitari, sulle spalle dei contribuenti per salvare un’ustionata che non trova un posto letto nella capitale. Tivoli-Genova a memoria che nel Lazio la sanità non è né gestita né monitorata come dovrebbe. Regione Lazio il fanalino di cosa delle regioni italiane…Grazie Zingaretti per aver aperto le Case della Salute, sono molti a gridarlo ad una politica assente, se non per comunicati e tagli di nastri.

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Metropoli

Anguillara, Manciuria: “Il commissario recepisca le condizioni dei cittadini per passaggio rete idrica in Acea”

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ANGUILLARA SABAZIA (RM) – “Il countdown del passaggio della rete idrica comunale nonostante la contrarietà delle associazioni e forze politiche locali è iniziato da metà giugno con i rilievi e verifiche tecniche del personale specializzato di ACEA Spa e sembra in procinto di avverarsi addirittura entro la data delle amministrative senza alcuna discussione sulle modalità e garanzie per la gestione dell’acqua pubblica”.

Riferisce così il Presidente di AnguillaraSvolta Sergio Manciuria, l’accelerata impressa dal commissario per il passaggio della rete idrica comunale in ambito gestione Acea Spa.

“Sappiamo benissimo che la mancanza di una legge in difesa di questo bene prezioso, della vetustà delle condotte e la manutenzione nife e piena di forniture incognite di questi ultimi anni di mal governo pentastellato – ironizza Manciuria – non consentono grandi spazi di manovra ma invitiamo e sollecitiamo il Commissario Caroli a dare seguito agli impegni post 7 maggio dove abbiamo ribadito come linea invalicabile tre elementi essenziali : 1) Programmazione puntuale rinnovamento rete idrica entro 36 mesi  2) Mantenimento tariffe attuali per cinque  anni  3) Applicazioni penali  mediante fideiussione bancaria in caso di   disservizi per tempestiva risoluzione “.

“Siamo letteralmente stufi di subire e assistere alle giustificate  lamentele dei cittadini per non potabilità dell’acqua oramai per mesi interi, per l’insufficiente pressione o sospensione fornitura dovuta alle avarie delle pompe di sollevamento – ribadisce il referente sabatino – e non ultimo per l’esternalizzazione del servizio dei filtri dei vari pozzi la cui lacunosità  sarà oggetto di apposita indagine della Procura. Dovendo affidare obbligatoriamente il servizio al colosso Acea Spa queste carenze non saranno più giustificabili grazie ad un contratto blindato e il mantenimento dell’attuale forza lavoro che ringraziamo pubblicamente per la disponibilità e abnegazione nel cercare di ovviare comunque alle innumerevoli criticità”.

“Ora il commissario convochi cittadini e forze politiche per stabilire insieme le condizioni precisando che – conclude Manciuria – la nostra Associazione non si rassegnerà ad assistere passivamente ne al passaggio di routine in barba a quanto richiesto  tantomeno subirà il rinnovo pilatesco dei containers e la mancata  verifica in LC3 dei plessi scolastici in particolare via Verdi, per un capo area inoperoso e distratto dall’emergenza covid. 

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Castelli Romani

Velletri, detenuto muore durante la notte. Il sindacato SIPPE ribadisce la necessità di avere l’assistenza sanitaria h24

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VELLETRI (RM) – Detenuto nel carcere di Velletri muore durante la notte.

Si tratta di un 56enne detenuto italiano di Nettuno che è deceduto improvvisamente questa notte nel letto della propria cella mentre dormiva. Ad accorgersi del fatto è stato il compagno di cella dell’uomo che notando la posizione strana che aveva assunto nel letto il deceduto ha subito dato l’allarme all’l’agente responsabile della sezione, che a sua volta ha immediatamente attivato la macchina dei soccorsi.

Sul posto è giunto il personale Sanitario che ha tentato in tutti i modi di rianimare il detenuto, ma purtroppo, non c’è stato nulla da fare. Il 56enne si presume sia deceduto improvvisamente per arresto cardiaco provocato ad un infarto.

A darne notizia sono i sindacalisti Carmine Olanda e Ciro Borrelli del SIPPE (Sindacato Polizia Penitenziaria) che da sempre denunciano le gravose condizioni in cui si trovano a lavorare tutti gli operatori penitenziari.

“Sembrerebbe che il detenuto deceduto – commenta Borrelli –  assumesse una terapia importante per problemi cardiovascolari, e da circa un mese si trovava ristretto nel penitenziario di Velletri in attesa di giudizio senza avere mai dato fastidio a nessuno”.

Come Sindacato, – dihiara Olanda – questi episodi devono far riflettere attentamente tutte le Autorità che gestiscono il penitenziario di Velletri, perché abbiamo più volte denunciato e sollecitato l’ASL RM6 di Albano Laziale riguardo la necessità di avere l’assistenza Sanitaria h24, o almeno fino alle ore 20, presso il nuovo padiglione Reparto D. Ma a tutt’ oggi i responsabili della ASL RM6 di Albano Laziale del Penitenziario di Velletri continuano ad ignorare l’importanza del servizio”.

Attualmente i ristretti del nuovo padiglione “Reparto D” fanno capo ad un’unica infermeria centrale situata in un altro padiglione adiacente e secondo i sindacalisti del SIPPE la distanza tra i due padiglioni potrebbe essere fatale per i soccorsi in caso di emergenza.

“Auspichiamo che il Garante dei diritti delle persone detenute – aggiungono Borrelli e Olanda – che pochi giorni fa è venuto per verificare lo stato delle condizioni detentive in cui si trovano a vivere i detenuti nel Penitenziario di Velletri e tutte le altre Autorità a cui abbiamo denunciato il disservizio, trovino al più presto una soluzione alla problematica esposta perché non possiamo più accettare che i problemi e la disorganizzazione della ASL RM6 ricadano sugli Agenti Penitenziari e di conseguenza sulla salute dei detenuti”.

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Castelli Romani

Albano Laziale, Orciuoli su formazione e turismo: “Dalle mense scolastiche a una sede universitaria e un nuovo circuito turistico: la dieta mediterranea torni protagonista”

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ALBANO LAZIALE (RM) – “Verdura di stagione e frutta a chilometro zero, cereali, legumi, pesce e carni e dei nostri allevamenti.

Tutto con il giusto bilanciamento. Un sistema nutrizionale che, è risaputo, porta benefici alla salute di ciascuno di noi: la dieta Mediterranea deve tornare la regina delle mense dei nostri ragazzi. Ma non solo, perché nel nostro programma elettorale della coalizione di centrodestra, l’alimentazione nostrana e lo slow food sono al centro di un progetto più grande che comprende anche la formazione.

Abbiamo già preso accordi di massima per l’apertura di una sede universitaria con un ateneo pubblico molto importante per aprire una nuova finestra su Albano. Nella nostra coalizione c’è un gruppo di professionisti che hanno già stilato un progetto cui manca soltanto l’attuazione.  Albano a vocazione enogastronomica con ragazzi che si formano per essere la classe dirigente di domani e dominare un settore di cui la nostra Città dev’essere capofila. Un progetto che coinvolga le realtà produttive del territorio, i ristoratori di Albano e crei anche le condizioni per un futuro solido circuito turistico fondato intorno ai valori della dieta mediterranea e del mangiare sano. Questo significa visitare le nostre aziende ortofrutticole, valorizzare i nostri mercati, degustare prelibatezze nei ristoranti di Albano e ricostruire un settore che non esiste più nella nostra città. Questo si può fare soltanto se si parte dalle scuole, se si sensibilizzano i nostri ragazzi che potranno poi essere sicuri di trovare lavoro e nuove opportunità nella loro Città. Questo è possibile, è necessario ed è il momento di attuarlo. Il centrosinistra pensa troppo mentre noi siamo pronti a realizzare”.  Così in una nota il candidato Sindaco di centrodestra Matteo Mauro Orciuoli

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