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Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, Italia idricamente normalizzata dalle piogge: ma la siccità estrema tocca anche il Veneto

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Anbi: “E’ la conferma che il deflusso ecologico previsto dal prossimo gennaio sarebbe disastroso per l’ambiente e l’economia di territori costruiti dall’acqua”

A Settembre, la zona centrale del Veneto tra le province di Padova, Treviso e Vicenza è stata classificata, secondo l’indice SPI (Standardised Precipitation Evapotranspiration Index), in una condizione di siccità estrema, mentre siccità severa è invece indicata, su base trimestrale , per la provincia di Venezia ed il medio-basso Polesine: a renderlo noto è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che indica anche come le precipitazioni settembrine siano calate del 54% sulla regione, toccando -69% sul bacino del fiume Sile (fonte: ARPA Veneto). A Settembre, le portate dei corsi d’acqua veneti sono state inferiori del 40% a quanto registrato negli ultimi vent’anni con l’eccezione del 2003.

“Sono segnali che, seppur parziali, non devono essere sottovalutati, perché confermano una progressiva tendenza all’inaridimento del suolo a seguito della crisi climatica” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“In una simile condizione è facile immaginare quali conseguenze ambientali ed economiche comporterebbe l’applicazione dei parametri attualmente previsti dalla normativa comunitaria sul Deflusso Ecologico, la cui applicazione scatterà dal prossimo 1 Gennaio e che prevede una riduzione fino al 70% dei flussi idrici, veicolati nella rete idraulica minore. Per questo, ribadiamo al Governo, la necessità di chiedere una moratoria in sede europea per permettere un progressivo adeguamento ai condivisi obbiettivi indicati dalla Direttiva Quadro Acque” aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

Per il resto, le precipitazioni del periodo hanno sostanzialmente normalizzato la situazione idrica del Paese, dando respiro a territori in stato di siccità da circa 6 mesi; nonostante alcuni disagi locali, l’ondata di maltempo di questo inizio d’autunno non è fortunatamente paragonabile a quella, copiosa dell’anno scorso e che fu preludio ad un autunno particolarmente piovoso.

I livelli dei grandi laghi del Nord sono sopra media con il Maggiore al 92% del riempimento.

Come prevedibile, dopo l’innalzamento dovuto alle abbondanti precipitazioni, calano le portate dei corsi d’acqua ad iniziare da quelli valdostani col torrente Lys che scende al di sotto dei flussi di periodo; lo stesso accade in Liguria con i torrenti che, dopo un paio di giorni a rischio, sono rientrati nei valori normali.

Il Po, come gli altri fiumi della regione (unica eccezione, la Stura di Lanzo passata in 24 ore da 9,2 metri cubi al secondo a mc/sec 490,00!), è in calo nel tratto piemontese mentre, grazie agli apporti pluviali, raddoppia la portata in Emilia Romagna, pur restando abbondantemente al di sotto dell’anno scorso, quando in questo periodo stava transitando una “piena” morbida. Nella stessa regione non si registra alcun picco di portata (cresce significativamente solo il Savio ); anzi tutti i corsi d’acqua restano ampiamente sotto le medie del periodo ed il Nure rimane al di sotto del minimo storico.

Andamento analogo si evidenzia in Toscana, dove tutti i fiumi ritornano ampiamente sotto la media mensile ed i valori degli anni più recenti; l’Ombrone, come la Sieve, non riesce addirittura ad abbandonare una situazione di grave criticità.

Diversa è la situazione nelle Marche, dove il forte maltempo, accanto a notevoli disagi, ha comportato evidenti crescite nelle portate dei corsi d’acqua dopo settimane di palese insufficienza.

In Abruzzo permane idricamente preoccupante la condizione del bacino della diga di Penne.

Nel Lazio, il fiume Liri si mantiene nella media del periodo, mentre il Sacco ha portata inferiore rispetto agli anni scorsi.

In Campania, i livelli idrometrici dei fiumi Sele, Garigliano e Volturno risultano in aumento grazie alla ripresa delle precipitazioni, mentre i volumi del lago di Conza e degli invasi del Cilento sono invece in ulteriore calo.

In Basilicata, i bacini continuano ad assolvere alla loro determinante funzione, distribuendo al territorio in una settimana ancora 7 milioni di metri cubi d’acqua, mentre in Puglia tale apporto è pari ad 1 milione di metri cubi.

Infine, i dati della Sicilia certificano ulteriormente come il 2021 sia da considerare il secondo anno più siccitoso del decennio dopo il 2016.

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Noleggio auto elettriche a lungo termine: come funziona e perché sceglierlo?

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Oggi sono sempre di più gli automobilisti che sono interessati al noleggio delle automobili elettriche. La mobilità elettrica, infatti, offre innumerevoli vantaggi sia di risparmio sia in termini di rispetto dell’ambiente.

La mobilità elettrica e le sue macchine sono una soluzione per girare in città e fuori senza preoccuparsi di inquinare eccessivamente l’aria e l’ambiente circostante. Ma perché acquistare un’auto elettrica quando è possibile optare per il noleggio a lungo termine?

Il noleggio auto elettriche a lungo termine è una soluzione sempre più allettante, infatti, come sottolineato da Carplanner, sono sempre di più coloro che scelgono di optare per un auto elettrica, rispetto ai modelli a diesel oppure a benzina.

Ma come funziona il noleggio auto a lungo termine per i modelli elettrici? E quali sono i vantaggi? Scopriamoli insieme!

Noleggio auto a lungo termine elettriche: come funziona?

Il noleggio auto a lungo termine dei veicoli elettrici, in realtà, funziona esattamente allo stesso modo di quello pensato per i modelli diesel o benzina, solo che offre maggiori vantaggi in termini di risparmio ed eco-sostenibilità.

I contratti di noleggio auto a lungo termine prevedono per gli interessati che vogliono una macchina elettrica, la possibilità di scegliere l’auto che preferiscono per un periodo minimo di 12 mesi fino a un massimo di 72 mesi.

L’auto elettrica che viene noleggiata a lungo termine è consegnata al cliente a fronte di un eventuale anticipo (ove richiesto) e di un pagamento mensile che include non solo la quota noleggio ma anche una serie di servizi.

Infatti, uno dei vantaggi principali del noleggio a lungo termine è sapere che pagando un importo mensile specifico, si ha la possibilità di noleggiare un’auto ma anche di ottenere inclusi nel prezzo:

  • Assistenza legale e meccanica
  • Assicurazione RC Auto e a richiesta anche Casco
  • Sostituzione e riparazione di eventuali pezzi o azione su malfunzionamenti dell’auto
  • Auto di cortesia nel caso di riparazione del mezzo noleggiato
  • Carro attrezzi su strada
  • Svolgimento delle pratiche in caso di incidente con o senza colpa
  • Tagliando e revisione
  • Cambio degli pneumatici

Grazie a un contratto di noleggio a lungo termine per un’auto elettrica non bisogna preoccuparsi più di improvvise rotture e di visite al meccanico, né di eventuali problemi assicurativi. Infatti, è l’agenzia che si occupa di tutto e il cliente che noleggia l’auto ha come unica problematica quella di dover procedere a fare il pieno per camminare in città o fuori!

Perché scegliere di noleggiare un’auto elettrica?

Perché scegliere di noleggiare un’automobile elettrica? Il noleggio di un’auto elettrica è una soluzione non solo conveniente dal punto di vista dell’assistenza e per i vantaggi dati dal nolo a lungo termine, ma anche per una serie di benefici dovuti proprio all’alimentazione del veicolo.

Infatti, grazie all’uso di un’auto elettrica è possibile:

  • Abbassare i costi di rifornimento dell’automobile, se si ha un impianto fotovoltaico i costi potrebbero quasi rasentare lo zero.
  • Avere la possibilità di installare un punto di ricarica in casa.
  • Agevolazioni per la circolazione in città. Infatti, le auto elettriche possono accedere anche alle varie ZTL senza corrispondere nulla.
  • Non richiedere un’eccessiva manutenzione
  • Le auto sono tutte tecnologiche e con un design moderno
  • Rispettano l’ambiente, non inquinano e sono silenziose

Grazie agli innumerevoli vantaggi che comporta il possesso di un’auto elettrica, molti automobilisti stanno scegliendo di abbandonare i motori diesel e benzina e optare per questa soluzione.

Per quanto riguarda il noleggio a lungo termine, questa si presenta come un’opportunità per avere una macchina elettrica, con un servizio all inclusive, che ti mette al riparo anche da eventuali guasti, senza lasciarti mai senza auto o senza supporto da parte di professionisti.

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Presentato l’Osservatorio Stili Mobilità: Milano leader della multi modalità

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Il Ministro Giovannini: “Rivoluzione culturale e consapevolezza verso le nuove forme di mobilità”

Minore utilizzo del trasporto pubblico, a parte per auto in condivisione e monopattini, vincente il mix mezzi pubblici e privati a Roma, Milano leader della multi modalità.

Questi i principali contenuti emersi durante la presentazione dell’indagine condotta da Ipsos, co-promotore dell’iniziativa, sugli stili di mobilità urbani, presentata questa mattina a Roma presso il Centro Convegni Carte Geografiche, con LINK Superpedestrian sponsor ufficiale dell’evento.

Dai dati diffusi emerge in generale come la pandemia abbia costituito una sorte di spartiacque accelerando di fatto l’utilizzo dei mezzi in sharing, in particolare biciclette e monopattini elettrici. Questi ultimi costituiscono la novità nella sharing mobility e completano, insieme al trasporto pubblico, l’offerta di servizi di mobilità per i cittadini.

”Il cambiamento negli stili di mobilità che è intervenuto con la pandemia ha stimolato un nuovo modo di muoversi”. Così il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Enrico Giovannini che è intervenuto al dibattito e ha aggiunto: “Il passaggio a una mobilità diversa, più sostenibile e che guarda nella direzione della micro mobilità, è una questione prima di tutto di comportamento piuttosto che di acquisto di nuovi mezzi di trasporto: serve infatti una rivoluzione culturale che favorisca un nuovo approccio virtuoso con l’obiettivo di costruire future generazioni di cittadini e adulti consapevoli verso nuove forme di mobilità”.

”La presentazione dell’Osservatorio sugli Stili di Mobilità ha rappresentato un importante momento di condivisione e confronto sullo scelte di mobilità degli italiani e siamo orgogliosi di poter rappresentare in questa cornice un comparto che ha garantito, soprattutto nel periodo più difficile della pandemia, una valida alternativa di trasporto sostenibile” – ha dichiarato Matteo Ribaldi, Public Affairs and Business Development Manager LINK Italia che ha poi aggiunto: “Dal confronto tra le diverse fasce di età campionata sono emersi dati interessanti: ad esempio la fascia 18-24 anni è quella che riscontra un approccio più positivo legato ad una maggiore consapevolezza del mezzo, ma anche quella con una conoscenza molto minore delle regole da rispettare. Per questo motivo, come LINK, siamo impegnati in progetti rivolti agli studenti come “LINK4schools”, sviluppato proprio in collaborazione con Legambiente, per fornire loro una formazione a 360 gradi sulla mobilità sostenibile, con un focus specifico sul monopattino elettrico per un utilizzo sempre più corretto e responsabile”.

“La mobilità delle città quest’anno è cambiata, in meglio, anche grazie a 120 nuovi servizi di sharing mobility con monopattini elettrici. È questa una occasione straordinaria a disposizione dei cittadini e dei sindaci. Non possiamo rinunciarvi e non possiamo punire chi usa bene i monopattini, cioè la grande maggioranza degli utenti. Dobbiamo invece fissare regole conosciute e condivise, uguali o simili a quelle in vigore per le biciclette. La prima misura preventiva di sicurezza è questa: conoscere e condividere regole chiare. Come per le bici. La guerra tra utenti della strada (pedoni, ciclisti, automobilisti…) la lasciamo alla brutta politica: noi cittadini usiamo di volta in volta il mezzo di trasporto, anche in sharing, più comodo”. Ha dichiarato Andrea Poggio, responsabile mobilità di Legambiente.

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Centro Sud Italia, non piove più. Gargano, Dg ANBI: “Necessari investimenti. Pronti centinaia di progetti definitivi a servizio del territorio”

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Con un’immagine ad effetto sono chiamate “bombe d’acqua” ma, se si escludono i violenti e talvolta tragici eventi estremi, non sta piovendo più, in maniera utile, su Umbria, Abruzzo e Puglia: lo segnalano i dati raccolti nel report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che registra come, in Settembre, sull’Umbria siano mediamente caduti solo mm. 21,6 di pioggia (mm.24,1 in Agosto), scendendo addirittura a mm. 4,75 nelle zone meridionali della regione; solo 12 mesi fa erano piovuti mm. 101,53!

Peggio ancora va in Abruzzo, i cui pluviometri superano il -90% dopo il -73% di Agosto e l’invaso di Penne segna la peggiore performance dal 2017 (a Settembre erano trattenuti solo 0,59 milioni di metri cubi d’acqua) .

Dati pluviometrici negativi nel mese di agosto anche per le Marche (dal -50% di Montemonaco a -67,3% di Carpegna) con evidenti conseguenze negative sulle portate dei corsi d’acqua, tornati in calo, seppur in vantaggio sul 2019.

In Puglia, nei primi 8 mesi dell’anno si registrano pesanti deficit pluviometrici con generalizzate caratteristiche di “severa siccità”, che sfociano in “siccità estrema” nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani, toccando anche quelle di Brindisi e Taranto fino a sconfinare in buona parte della Basilicata (fonte: Centro Meteo Puglia).

Anche in Emilia Romagna i dati pluviometrici sono largamente negativi: la media regionale delle precipitazioni nel periodo Marzo-Settembre 2021 è la più bassa dal 1961 con un deficit di oltre 200 millimetri nel settore centro-orientale, dove manca all’appello fino al 50% delle piogge; tornano così a soffrire le portate dei principali fiumi con Reno e Nure ancora sotto il minimo storico, così come i bacini piacentini Molato e Mignano sono scesi ai livelli più bassi dal siccitoso 2017 (fonte: ARPAE).

“Questi dati confermano la necessità di un Piano Nazionale Invasi, multifunzionali e perlopiù medio piccoli sul modello dei 1000 laghetti proposti con Coldiretti per incrementare la percentuale di acque di pioggia trattenute sul territorio ed oggi ferma all’11% – indica Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Accanto a nuove realizzazioni, bisogna portare a termine le opere incompiute e manutentare i tanti bacini, che hanno la capacità ridotta dal progressivo interrimento.”

“Scendendo nel dettaglio – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – il nostro Piano di Efficientamento della Rete Idraulica del Paese prevede, al Sud, il disinterrimento di 45 invasi ed il completamento di altri 6, garantendo quasi 2700 posti di lavoro, grazie ad un investimento di circa 536 milioni di euro; per quanto riguarda il Centro Italia, sono previsti 36 progetti definitivi per il disinterrimento di altrettanti invasi ed il completamento di altri 6 bacini per un investimento complessivo di circa 186 milioni di euro capaci di attivare oltre 900 posti di lavoro.”

Al Nord calano i livelli dei laghi Maggiore (ora sotto media) e Lario, mentre restano abbondanti le portate del fiume Adda, in Lombardia.

Resta sostanzialmente stabile la media dei flussi nei corsi d’acqua piemontesi con gli estremi della Dora Baltea in aumento e della Stura di Lanzo in decrescita.

Calano anche le portate del fiume Po, largamente sotto i livelli medi e dell’anno scorso, ma che si mantengono comunque su valori superiori alla portata di magra ordinaria.

Reggono, seppur in leggero calo, i fiumi veneti ad eccezione del Piave, che supera i livelli degli anni precedenti, mentre torna ad essere preoccupante la situazione dei fiumi toscani, abbondantemente sotto media e lontani dalle portate del 2020, nonostante la recente ondata di maltempo; l’anno scorso, un più lungo periodo piovoso favorì importanti portate fluviali per molti giorni.

Nel Lazio, il lago di Bracciano è in calo (-11 centimetri), così come i fiumi Liri e Sacco.

In Campania, su base settimanale, i livelli idrometrici dei fiumi Garigliano, Volturno e Sarno risultano in diminuzione, mentre stabile è il Sele, unico superiore alla media del recente quadriennio; I volumi del lago di Conza e degli invasi del Cilento sono in ulteriore calo.

In Basilicata, toccata da una tardiva siccità, gli invasi calano di quasi 10 milioni di metri cubi in una settimana; lo scorso anno, dopo una persistente assenza di piogge estive, la decrescita era stata di solo 1 milione e mezzo di metri cubi in questo periodo.

Nella confinante e siccitosa Puglia, questa settimana l’acqua nei bacini registra -1,5 milioni di metri cubi, mentre quelli sardi segnano il terzo peggior risultato dal 2010 dopo i disastrosi 2016 e 2017 (al 30 Settembre 2021 trattenevano 1039,79 milioni di metri cubi).

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