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Cronaca

PALAZZI DI GIUSTIZIA ALL'INDOMANI DELLA STRAGE DI MILANO: COME CAMBIANO LE MODALITA' DI ACCESSO

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I giornalisti de "L'Osservatore d'Italia" hanno affrontato la situazione dei controlli e il livello di sicurezza in alcuni Palazzi di Giustizia italiani

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di Christian Montagna, Angelo Barraco, Maurizio Costa, Silvio Rossi e Cinzia Marchegiani

All'indomani della strage di Milano, si torna a parlare della sicurezza nei Palazzi di Giustizia che, ad oggi, risultano sempre più indifesi. L'Osservatore d'Italia ha analizzato la situazione di alcuni Tribunali italiani letteralmente incustoditi. Può essere questo il modo in cui in Italia si garantisce sicurezza e incolumità agli uomini di legge? Ebbene, finora è sempre stato così e lo dimostrano i fatti. E' bastato un tesserino finto, un accesso in compagnia di un avvocato o di un volto noto alla guardia di turno a far scatenare l'ira di un folle. In virtù dei fatti tragicamente accaduti, dunque, se queste sono le misure di sicurezza viene da chiedersi con quale coraggio e con quali mezzi l'Italia potrebbe essere in grado di difendersi ad esempio dai terroristi. Ma, cosa incredibile a dirsi, nonostante la strage di Milano, ancora oggi numerosi tribunali si presentano impreparati dinanzi ad un potenziale pericolo. Per fortuna in molti altri sono scattate le nuove misure di sicurezza che hanno destato non poche proteste. L'argomento diventa sempre più delicato e non tutti gli operatori dei Tribunali intervistati sono stati disposti a rispondere alle nostre domande.

NAPOLI
Il Palazzo di Giustizia di Napoli riunisce alcuni degli uffici giudiziari più importanti tra cui la Corte d'Appello e il Tribunale, La Procura Generale e la Procura della Repubblica, il Tribunale di Sorveglianza e gli uffici UNEP. Attraverso gli opportuni collegamenti, magistrati, avvocati, dipendenti e pubblico con percorsi opportunamente separati accedono alla "piazza coperta" destinata allo smistamento delle persone. All'interno della struttura inoltre si trovano i locali dell'Arma dei Carabinieri oltre alle celle di sicurezza.

Nei giorni successivi ai fatti milanesi, anche il Palazzo di Giustizia di Napoli è stato letteralmente abbandonato: un solo agente all'esterno, perlopiù distratto e facilmente raggirabile, un atteggiamento deciso e sicuro e chiunque sarebbe potuto entrare dritto nelle aule. Per almeno tre volte siamo riusciti a passare inosservati senza che nessuno potesse fermarci per l'identificazione. Stessa storia per il Tribunale di Torre Annunziata, terra oggetto di scontri tra clan camorristici: accessi incustoditi, ascensori accessibili a tutti e Procuratori offerti in pasto al primo folle di turno che tranquillamente avrebbe potuto vagare tra le aule e i corridoi come se fosse in un museo.

Durante la mattinata di lunedì 13 aprile 2015 sono scattate le nuove regole per accedere al Palazzo di Giustizia: file lunghissime tra caos e proteste hanno sostato per l'intera mattinata dinanzi all'edificio in attesa dei dovuti controlli. Anche magistrati e avvocati hanno dovuto transitare per il metal detector, aprire le borse e mostrare telefoni e tablet: da oggi infatti non sarà fatta più alcuna eccezione. L'attesa per entrare si è protratta per molto e di conseguenza le udienze sono cominciate in ritardo ma questo, è soltanto l'inizio dell'effetto Giardiello che ha portato alla riflessione sulla sicurezza dei nostri tribunali. Alle undici di questa mattina, la maggior parte delle udienze non erano ancora cominciate e le due aree d'accesso, Centro Direzione e piazza Falcone e Borsellino erano colme dalle otto. Non sono piaciute però a chi ci lavora queste nuove regole che a fine mattinata ha richiesto la riunione della giunta della Camera Penale di Npoli che a sua volta ha invitato il procuratore generale in Corte d'Appello "di revocare ad horas il provvedimento in oggetto oppure di voler adottare le misure che riterrà opportune per garantire un normale svolgimento delle attività giudiziarie". Proprio dalla classe degli avvocati sono giunte maggiori proteste, in virtù del fatto che spesso in un giorno sono costretti ad accedere agli edifici più volte e non sarebbe possibile ogni volta doversi sottoporre ad ore di fila.

MARSALA
Abbiamo verificato anche il Tribunale di Marsala, una struttura che ha la sua età e la sua storia e che ha visto Paolo Borsellino attraversare i corridoi sul finire degli anni 80. Ma le misure di sicurezza? Non appena ci si appresta ad entrare presso il Tribunale vi sono due ingressi, uno per gli Avvocati e Giudici sulla sinistra e uno per gli spettatori e gli imputati nella zona centrale. L’ingresso centrale è controllato poiché vi è il metal detector e i militari che controllano i soggetti, oltre all’ ispezione corporale, prima di entrare ogni soggetto deve deporre i suoi avere (borse ecc…) in un rullo collegato ad un computer che controlla l’eventuale presenza di materiale che possa arrecare danno all ’interno delle borse. L’accesso avviene soltanto dopo il controllo da parte delle guardie che accertino l’assenza di oggetti estranei e dannosi. L’ingresso riservato agli avvocati invece non è controllato tanto quanto quello dell’ingresso principale. Provando a chiedere telefonicamente maggiori informazioni e soprattutto cambiamenti in seguito ai fatti di Milano, uno scaricabarile di telefonate e di attese ha fatto sì che la situazione ad oggi non potesse essere aggiornata.

ROMA

Anche i tribunali della regione Lazio corrono ai ripari dopo la strage del palazzo di giustizia di Milano, ma non tutti. I presidenti delle varie strutture hanno deciso di aumentare le misure di sicurezza per prevenire eventuali attentati. Sebbene quasi tutti possedessero già delle misure di controllo dei varchi di accesso, i tribunali laziali vogliono implementare le guardie che controllano i documenti necessari per entrare nei palazzi di giustizia. A Roma, nel tribunale di piazzale Clodio, uno dei più grandi in Europa, sono aumentate drasticamente le misure di sicurezza, soprattutto ai varchi di accesso della cittadina giudiziaria. I quattro ingressi del tribunale capitolino saranno sorvegliati attentamente e i permessi di accesso verranno chiesti anche ai magistrati, agli avvocati e ai giornalisti. Il problema principale, infatti, riguarda le entrate riservate al personale che lavora nel tribunale, proprio quelle utilizzate dall'imprenditore milanese per compiere la strage all'interno del tribunale, nella quale hanno perso la vita tre persone. A piazzale Clodio, gli ingressi riservati al pubblico saranno provvisti di "rapid scan", metal detector di ultima generazione. Anche un folto numero di carabinieri parteciperà ai controlli degli ingressi. Ma in questo edificio ha sede soltanto il tribunale penale, mentre le sezioni civili, a Viale Giulio Cesare, hanno un ingresso senza metal detector all’ ingresso. Realisticamente la maggior parte dei problemi, avvengono quando c’è un procedimento di tipo penale, ma non si può escludere la possibilità che uno squilibrato possa accedere armato anche in una causa civile, qualora gli interessi in gioco siano di notevole entità.

VELLETRI E LATINA (RM)
Nei tribunali di Velletri e di Latina, invece, la situazione risulta essere di gran lunga diversa. Nel palazzo di giustizia veliterno ci sono solamente tre guardie giurate a turno, un numero insufficiente per un tribunale così grande e così a rischio. Solamente qualche mese fa, durante una udienza, sono stati esplosi anche dei colpi di arma da fuoco dai parenti degli imputati. Non ci fu nessun morto, ma la situazione a Velletri non è delle migliori. Comunque, il tribunale veliterno è provvisto dei migliori sistemi di sicurezza, tra i quali metal detector, porte allarmate, telecamere e vari sistemi di sorveglianza.
A Latina la sicurezza del tribunale è ancora pessima. Fino a due mesi fa, la struttura non aveva neanche i sistemi di base. Solamente con l'arrivo del nuovo direttore la situazione è migliorata.

CIVITAVECCHIA (RM)
Il tribunale di Civitavecchia, che ha le sezioni civile e penale nello stesso edificio, dispone di due ingressi, con metal detector, con la possibilità per gli avvocati di accedere dietro la presentazione del tesserino. Per il momento non è ancora cambiato nulla, ma si vocifera nell’ ambiente forense di una stretta sui controlli degli avvocati, con una più scrupolosa attenzione ai pass del personale abilitato.

TIVOLI (RM)
Telefonando al servizio centralino, ci viene confermato che ad oggi le procedure di sicurezza non sono stare cambiate. Facendo riferimento alla visita di qualche settimana fa al Tribunale stesso di Tivoli di un suo conoscente, Marchegiani spiegava all’ interlocutore telefonico che presso il palazzo di Tivoli era presente un metal detector dove passavano gli imputati e i visitatori tranne gli avvocati che potevano bypassare il controllo elettronico mostrando semplicemente il loro tesserino. Il centralinista conferma che questa procedura è ancora attuale, quindi gli avvocati passano senza alcun controllo ulteriore. C’è da chiedersi come queste procedure possano esorcizzare sicurezza al cittadino se una qualsiasi persona munita di un tagliando (vai a capire se valido) entra nei palazzi di giustizia in modo alquanto dubbio. Questa era la domanda in realtà che già tempo fa mi era balenata nella mente, ora, dopo gli accadimenti di Milano, si pensa di gestire la favola della sicurezza con slogan alquanto propagandistici del governo, che ad oggi, almeno per il Tribunale di Tivoli non ha avuto alcun seguito. Ma la domanda sorge spontanea:”chi frequenta i tribunali, conosce alla perfezione il meccanismo della sicurezza, alla sottoscritta è bastato una semplice chiacchierata con chi aveva avuto accesso al tribunale per fare le opportune deduzioni.” L’aspetto più drammatico della tragistoria di Milano è nel dover ascoltare come una sconvolgente tragedia possa alimentare un complotto contro gli stessi magistrati. La tragedia è stata alimentata dalla disperazione e dalla conoscenza di come le nostri sedi istituzionali sensibili a situazioni pericolose siano in balia di procedure effimere. I carabinieri richiesti davanti al palazzo di Giustizia a Milano sembra più un’offesa all’ intelligenza di chi nella quotidianità ha visto le falle del sistema e si chiede ora il perché di queste scelte, se basta venire a conoscenza che tuttora nei Tribunali si può entrare indisturbati senza grandi controlli. Questa è l’Italia signori.
 

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Cronaca

Morte Sestina Arcuri, gli avvocati di Landolfi: “Impianto accusatorio contrassegnato da forzature”

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Lo stesso consulente della Procura aveva escluso categoricamente la caduta diretta dal primo al piano terra ma poi è stata verbalizzata altra tesi – A Officina Stampa i video esclusivi della perizia effettuata dal consulente della Procura

Un tassello importante si aggiunge nel processo per il caso di Sestina Arcuri, la 26enne morta la notte tra il 3 e il 4 febbraio del 2019 a seguito di una caduta per le scale dell’appartamento della nonna del suo fidanzato Andrea Landolfi, 31 anni, accusato dell’omicidio della giovane donna.

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La perizia delegata alla psichiatra Cristiana Morera dalla Corte di Assise di Viterbo smonta di fatto l’attendibilità del testimone Matteo Vettori, un ragazzo che ha dichiarato che Maria Sestina, la sera del 3 febbraio 2019 avrebbe manifestato l’intenzione di lasciare il compagno perché si sarebbe ingelosita della cameriera del pub frequentato dalla coppia insieme al figlio di Landolfi quella tragica sera.

La cameriera, 24 anni, è stata la prima a testimoniare nel processo a Viterbo e la prima a dire di non aver dato peso al racconto di Matteo Vettori, frequentatore del locale e persona conosciuta nel posto, in quanto “a volte dice delle bugie bianche”. La cameriera ha dichiarato di aver visto i tre tranquilli e poi di averli visti battibeccare: “A noi che stavamo in sala non è sembrata una situazione allarmante e quindi non siamo intervenuti”. 

Dopo le dichiarazioni della lavoratrice del pub arriva l’accurata perizia tecnica stilata dalla Dottoressa Cristiana Morera, perito nominato il 20 maggio del 2020 dal Dottor Mautone, Magistrato del Tribunale di Viterbo, Presidente Della Corte di Assise giudicante.

La perizia, che riporta la data del 12 marzo 2021, non lascia spazio a interpretazioni

Matteo Vettori non è nelle condizioni di essere sottoposto a un futuro esame dibattimentale nel contradditorio tra le parti: “Le condizioni psicofisiche – si legge nell’atto – del periziando Matteo Vettori, risultato affetto da disabilità intellettiva di grado moderato lieve in comorbidità con un disturbo d’ansia con notevoli note fobiche”. Ci sono 21 pagine di accurata perizia che sostengono tali dichiarazioni.

La difesa del Landolfi – che aveva, sin da subito, dubitato fortemente della ricostruzione accusatoria – con i propri consulenti ha dimostrato alla Corte come l’impianto accusatorio fosse contrassegnato da forzature.

I consulenti degli avvocati Serena Gasperini e Daniele Fabrizi del foro di Roma, la dottoressa Roberta Bruzzone, la dottoressa Cecilia Forenza, L’ing. Giuseppe Monfreda e il dottor Massimiliano Mansutti alle ultime due udienze dibattimentali hanno spiegato ogni aspetto. A giugno la sentenza.

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Sbarchi senza sosta: l’hotspot di Lampedusa scoppia. Lamorgese chiede maggiore solidarietà nei confronti dell’Italia

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Lampedusa torna ad essere letteralmente sotto assedio. Negli ultimi due giorni gli sbarchi di migranti si susseguono al “ritmo” di quasi uno all’ora.

Dai piccoli barchini partiti dalla coste tunisine con poche decine di persone, ai vecchi pescherecci stracarichi di centinaia profughi in fuga dall’inferno libico. Il bilancio degli arrivi, che conta già oltre 2 mila migranti, si aggiorna in continuazione. E l’hotspot dell’isola è ormai al collasso. Nella notte tra domenica e lunedì, circa 700 persone sono rimaste all’addiaccio sul molo Favarolo per mancanza di posti all’interno della struttura. Intanto, al largo della Libia, si consumava l’ennesima tragedia: un’imbarcazione si è capovolta e cinque persone, fra cui un bambino, sono annegate.

Da gennaio, sono 500 i profughi che hanno perso la vita nel Mediterraneo, mentre nel 2020 furono 150. Dopo i 16 sbarchi con circa 1500 migranti che si sono registrati nella giornata di domenica, sono approdati sull’isola altri quattro barconi, per un totale di 635 profughi. Nella tarda mattinata se ne sono aggiunti altri 97, fra cui 4 donne e 2 bambini. Poi le condizioni del mare sono peggiorate e all’orizzonte non sono state avvistate altre imbarcazioni.  

“Siamo preoccupati che sempre più persone intraprendano questo viaggio pericoloso e la perdita di vite umane è intollerabile. Finora almeno 500 persone sono annegate nel Mediterraneo centrale quest’anno rispetto ai circa 150 morti registrati nello stesso periodo” del 2020 ha detto all’ ANSA Safa Msehli. “Gli Stati non possono ignorare le proprie responsabilità e obblighi ai sensi del diritto internazionale. Abbiamo bisogno di più mezzi guidati dallo Stato per la ricerca e il soccorso nel Mediterraneo”.

Colloquio telefonico tra il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ed il commissario europeo per gli Affari Interni Ylva Johansson dopo i massicci sbarchi di migranti degli ultimi giorni. Lamorgese, si apprende, ha spiegato che l’obiettivo immediato dell’Italia, in attesa della definizione del Patto su immigrazione ed asilo, è attivare entro l’estate un meccanismo temporaneo di solidarietà tra gli Stati europei disponibili per il ricollocamento delle persone soccorse in mare. Johansson ha ringraziato l’Italia per il suo impegno nella gestione dei flussi ed ha riconosciuto che l’Europa deve dare un segnale di solidarietà. La titolare del Viminale ha illustrato al commissario Johansson i numeri degli arrivi e le previsioni in vista della stagione estiva, che peraltro coincidono con le stime della Commissione Ue. Alla luce di questi dati, il ministro ha invocato un cambio di rotta immediato in direzione di una maggiore solidarietà nei confronti dell’Italia. Non si possono infatti attendere i tempi del contrastato negoziato in corso sul Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo. Serve subito che un gruppo di Paesi – come avvenuto nel settembre del 2019 con l’accordo di Malta cui hanno partecipato anche Francia e Germania – si faccia carico di accogliere automaticamente, sulla base di un meccanismo di quote condivise, i migranti soccorsi in mare. Per evitare che tutto il peso dei flussi estivi destinati ad aumentare ricada solo sull’Italia. Lamorgese e Johansson hanno poi discusso della missione congiunta a Tunisi programmata per il 20 maggio. Con le autorità tunisine si punterà a cercare un accordo finalizzato a frenare le partenze ed aumentare i rimpatri, a fronte di un sostegno economico – cui parteciperà anche l’Europa – per la ripresa del Paese in forte crisi.

E nel tardo pomeriggio l’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu in Libia in un tweet ha scritto che “42 sopravvissuti a un naufragio sono appena stati riportati a Tripoli dalla Guardia costiera libica. L’Unhcr e la Croce rossa stanno curando i sopravvissuti che soffrono di ustioni in diverse parti del corpo. Un cadavere è stato recuperato e 23 persone risultano disperse”.

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TikTok appoggia la Technology Coalition per proteggere i minori

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TikTok aderisce alla Technology Coalition, un’organizzazione che lavora per proteggere i minori dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali online. Lo comunica la società in una nota. “La sicurezza della community è sempre la nostra massima priorità, soprattutto dei nostri utenti più giovani. L’adesione ha un duplice significato: rispecchiare la nostra politica di tolleranza zero contro questi fenomeni e sottolineare l’esigenza di una risposta collettiva a questa sfida globale”, scrivono in un post ufficilae due manager della società, Alexandra Evans, Head of Child Safety Public Policy Europe e Tracy Elizabeth, Minor Safety Policy Lead. “TikTok entrerà a far parte anche del consiglio della Coalition e di una serie di comitati che mirano a promuovere la protezione dei minori online e offline e una maggiore trasparenza sulle continue evoluzioni delle minacce alla loro sicurezza”, sottolineano. “Questa partnership si aggiunge a quelle già in essere con le principali organizzazioni per la sicurezza online tra le quali Family Online Safety Institute, ConnectSafely, National Center for Missing and Exploited Children, WePROTECT Global Alliance e la Internet Watch Foundation per garantire che le nostre policy e funzionalità continuino a promuovere un ambiente sicuro e accogliente per la nostra community. TikTok supporta anche l’implementazione dei Principi Volontari per il contrasto allo sfruttamento sessuale e l’abuso di minori online (Voluntary Principles to Counter Online Child Sexual Exploitation and Abuse)”. L’adesione alla Technology Coalition, sottolinea infine TikTok, va a rafforzare gli impegni presi nell’ultimo anno per promuovere “un’esperienza positiva e sicura per gli adolescenti sulla piattaforma, comprese le funzionalità Collegamento Familiare, impostazioni di privacy predefinite per gli account di utenti di 13-17 anni e la rimozione della messaggistica diretta per i minori di 16 anni”.

F.P.L.

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