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Cronaca

Palermo, antimafia: confiscati beni a esponente del clan Santa Maria di Gesù

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PALERMO – Nella mattinata di ieri a Palermo, ad esito di articolata attività investigativa svolta per il contrasto dell’accumulo di beni di illecita provenienza da parte dell’associazione mafiosa Cosa Nostra e con particolare riferimento alla famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, i Carabinieri del ROS hanno dato esecuzione a un decreto di confisca, emesso, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, dal Tribunale di Palermo – Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di PULLARÀ Ignazio nato a San Giuseppe Jato (PA) il 13.04.1946.

Il predetto è esponente di assoluto spessore della famiglia mafiosa di Palermo – Santa Maria di Gesù, di cui in passato è stato anche reggente, ed è oggi detenuto poiché condannato alla pena dell’ergastolo per omicidio.
Lo spiccato profilo criminale di PULLARA’ è emerso anche dal suo coinvolgimento nelle complesse e sanguinose vicende che condussero negli anni ’80 all’eliminazione degli storici capimafia palermitani e dei soggetti a loro vicini e, dunque, all’avvicendarsi al potere della cd. ala corleonese a cui si associarono gli esponenti delle articolazioni mafiose palermitane, i quali trovarono così modo di affermarsi dopo il vuoto di potere derivato dalle cd. guerre di mafia.

In proposito, il provvedimento di confisca ha evidenziato che la pericolosità di PULLARA’ non solo deve certamente individuarsi come risalente ad un’epoca ancor precedente alle prime condotte per cui è stato condannato, ma deve anche ritenersi conservata sia durante lo stato di pluriennale latitanza, cessata ad inizio degli anni ’90, e sia pure nel corso della successiva detenzione, alla luce della documentata e perdurante possibilità di incidere nelle dinamiche economiche del sodalizio mafioso e di vedere tuttora riconosciuto il proprio sostentamento in carcere e quello dei familiari.

Il provvedimento ha riguardato dei beni per un valore complessivo pari a circa 1,6 milioni di euro, comprendenti 3 immobili (dove erano dislocate importanti attività commerciali).
In particolare, gli esiti giudiziari hanno riconosciuto la riconducibilità al detenuto uomo d’onore dei predetti beni, formalmente di proprietà dei fratelli MACALUSO Antonino, nato a Palermo il 01.11.1960, e MACALUSO Salvatore, nato a Palermo il 14.02.1965.

Durante le attività investigative svolte, sono stati puntualmente monitorati, captati e riscontrati i rapporti di frequentazione e i connessi flussi di danaro fra i fratelli MACALUSO e alcuni affiliati alla famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù, tra cui l’uomo d’onore DI MARCO Gaetano, nato a Palermo il 28.07.1950, e PULLARA’ Santi, nato a Palermo il 03.07.1979, figlio di Ignazio e anch’egli condannato per la partecipazione all’associazione mafiosa.

L’analisi dei dati investigativi, derivanti anche da approfondite indagini bancarie, ha consentito di acclarare che MACALUSO Antonino, ricevuti i canoni a lui corrisposti dai locatari degli immobili, procedeva sistematicamente, per il tramite di DI MARCO Gaetano, a farne avere cospicua parte a PULLARA’ Santi.

Quest’ultimo in più occasioni manifestava espressamente sia la destinazione delle somme al padre sia la regia di questi in ordine alle questioni salienti afferenti alla gestione di detti immobili, permettendo di rilevare tipiche manifestazioni dell’animus del proprietario (come l’interesse alla messa a reddito, al mantenimento delle condizione strutturali e del valore, la manifestazione di una possibile volontà di alienare i beni fissandone il prezzo).

Inoltre è stata documentata la preoccupazione di PULLARA’ Santi in ordine all’eventuale concorrenza commerciale di altre grosse aziende impegnate nel settore della distribuzione, intenzionate ad avviare loro attività nei pressi di quelle svolte negli immobili locati.

Del pari, è stata rilevata la ferrea intenzione di PULLARA’ nel pretendere che – a seguito di un incendio dovuto a cause accidentali – uno dei locatari dei magazzini confiscati con l’odierno provvedimento acquistasse l’immobile da lui utilizzato a una cifra altissima e assolutamente fuori mercato, stimata in due milioni di euro.

Le conversazioni intercettate, del resto, hanno chiaramente dimostrato che PULLARA’ Santi – oltre ad amministrare il patrimonio immobiliare intestato ai MACALUSO nell’interesse e per conto del padre – allorquando mosso da autonome idee imprenditoriali da concretizzare nei predetti immobili, si rivolgeva in maniera naturale al contesto mafioso di riferimento.

Infatti, è stato documentato che proprio DI MARCO Gaetano ricordava a PULLARA’ Santi la necessità di chiedere a GRECO Giuseppe, esponente di vertice del sodalizio mafioso di Santa Maria di Gesù, l’autorizzazione per dare corso alle sue iniziative economiche, così come previsto dalle ferree regole di Cosa Nostra per il controllo del tessuto territoriale e imprenditoriale valide anche per gli affiliati.

Infine, grazie alle ampie risultanze investigative, è stato valutato come, a fronte delle ingenti risorse economiche gestite dai PULLARA’ e dell’alto tenore di vita documentato, nessuno degli appartenenti al nucleo familiare abbia mai dichiarato redditi o altre entrate significative.

In tale contesto è dunque risultato evidente che la famiglia PULLARA’ ha potuto contare su risorse di provenienza illecita – ab origine – negli investimenti connessi con l’acquisto dei terreni e con le successive edificazioni degli immobili confiscati, esborsi chiaramente incompatibili con le condizioni economiche rilevabili dai dati ufficiali.

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Bari, fermato corriere della droga: era pieno di hashish e coca!

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Arrestato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari un incensurato corriere della droga, originario di Mola di Bari, bloccato con un ingente quantitativo di stupefacente. I militari, a seguito di numerosi servizi di osservazione e pedinamento hanno individuato il soggetto che spesso cambiava autovettura utilizzando alcuni box auto nella sua disponibilità, ubicati in vari quartieri della città. Insospettiti da tale atteggiamento, non giustificato da alcuna attività lavorativa, i carabinieri, dopo aver seguito il “reo” per tutto il fine settimana appena trascorso, hanno proceduto al controllo, durante il quale, dopo aver rinvenuto preliminarmente alcuni grammi di Hashish, asseritamente giustificati dall’uso personale, estendevano il controllo all’autovettura, scoprendo un vano nascosto ricavato nel cruscotto dell’auto, all’interno del quale erano occultati 160 grammi di Cocaina.

A quel punto, avuta conferma al sospetto che il giovane incensurato potesse effettuare gli spostamenti per spacciare stupefacenti, i Carabinieri procedevano alla verifica e perquisizione di tutte le autovetture che nei giorni precedenti erano state mappate durante i servizio di pedinamento e delle quali aveva con sé le chiavi, a seguito della quale venivano rinvenuti e sequestrati 18 kg di sostanza stupefacente del tipo hashish ed un ulteriore autovettura dotata anch’essa di congegno elettronico, azionato con telecomando, necessario ad aprire un vano ricavato sotto il cofano posteriore, nel quale era occultato parete dello stupefacente. Oltre alla droga, nei box sono stati rinvenuti numerosi oggetti necessari alla lavorazione ed al confezionamento della droga, nonché la somma di € 12.500, in banconote da piccolo e medio taglio, frutto della fiorente ed incessante attività di spaccio posta in essere fino a quel momento. I giovane incensurato è stato tratto in arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Dalla droga sequestrata, grazie all’analisi chimica fatta dal laboratorio d’analisi stupefacenti del Comando Provinciale di Bari, si sarebbero potute ricavare 227.000 mila dosi per l’hashish risultata di altissimo principio attivo e 772 dosi di cocaina, risultata anch’essa pura al 75%, per un valore economico stimato superiore ai 120.000€, sostanza che nella vendita al dettaglio avrebbe fruttato almeno il doppio del valore appena stimato. Concluse le operazioni, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, il soggetto è stato tradotto presso la casa Circondariale di Bari in attesa di udienza di convalida.

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Morte Vannini, il pg di Roma: “Condannare i Ciontoli a 14 anni”

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“Condannare i Ciontoli a 14 anni di carcere per omicidio volontario”. E’ la richiesta del pg di Roma nell’appello bis per la morte di Marco Vannini avvenuto a Ladispoli nel maggio del 2015. Il procuratore generale Vincenzo Saveriano ha sollecitato la condanna per il padre Antonio Ciontoli, per la moglie Maria Pizzillo e per i figli Federica e Martina, quest’ultima fidanzata di Vannini. In subordine il pg ha chiesto per i figli e la moglie di Ciontoli di valutare l’ipotesi di concorso anomalo in omicidio, in base all’articolo 116 del codice penale, e condannarli alla pena di 9 anni e 4 mesi di reclusione. Il processo d’appello bis era stato disposto dalla Cassazione che aveva annullato il primo giudizio di secondo grado chiedendo di riconoscere il reato di omicidio volontario con dolo eventuale.

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Ancona, esplosione al porto provoca una densa nube di fumo: il Comune invita a tenere le finestre chiuse

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ANCONA – Un incendio di vaste proporzioni è divampato, per causa ancora in corso di accertamento, nel porto di Ancona. Le fiamme sono partite intorno alle 00:35 all’interno del capannone ex Tubimar. 

Il rogo è stato circoscritto dai vigili del fuoco ma ci sono ancora focolai all’interno dell’area. Le operazioni di spegnimento, fanno sapere i pompieri, andranno avanti comunque per tutta la giornata. 

Le fiamme, che a quanto pare non hanno causato feriti, hanno anche provocato esplosioni nel capannone, avvertite distintamente anche da molto lontano, oltre a una colonna di fumo alta e densa che ora si sta abbassando e si spostando verso sud.

Sono andati distrutti alcuni camion e le strutture dei capannoni interessati, dove potrebbero trovarsi solventi, vernici e altri materiali potenzialmente tossici. Nella zona ci sono una ditta che produce azoto liquido, una centrale elettrica, un impianto di metano. 

Il Comune di Ancona invita a tenere le finestre chiuse in via precauzionale, in attesa dei risultato delle analisi dell’Arpam e dell’Asur. Il centro città è ancora invaso dal fumo.

In prefettura ad Ancona è in corso una riunione convocata d’urgenza dal prefetto Antonio D’Acunto.

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