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Cronaca

Palermo, irruzione in una villetta privata a Cinisi: tutti a fare festa!

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I giovanissimi non si arrendono a restrizioni e divieti: un’altra festa privata è stata interrotta dai Carabinieri in una villetta della periferia di Cinisi, a cui stavano partecipando ragazzi di età compresa fra i 15 e i 20 anni.

Immancabili gli alcolici e la musica ad alto volume, ma naturalmente senza distanziamento interpersonale e mascherine: la violazione delle misure anti-Covid è costata 9.200 euro in sanzioni amministrative, applicate a tutti i 18 partecipanti all’evento.

I militari della stazione di Cinisi hanno poi affidato i minorenni alle rispettive famiglie, con l’auspicio che tali deprecabili avvenimenti siano di monito per tutti i giovani.

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Cronaca

Modugno, coppia in quarantena sorpresa a rubare 220 chili di rame

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I Carabinieri della Compagnia di Modugno hanno sorpreso e arrestato in flagranza di reato una coppia, lui 45enne, C.A. pluripregiudicato e sorvegliato speciale e lei 18enne, V.E.

I due, alle prime ore dell’alba, hanno raggiunto la linea ferroviaria Bari-Bitetto, che costeggia la S.P. 206, inutilizzata e cantierizzata, quindi hanno tranciato e sfilato 12 matasse della lunghezza di 50 metri cadauna, per un peso complessivo di oltre 220 kg di rame.

La refurtiva era stata appena caricata su un furgone quando, alle spalle dei due ladri, è sopraggiunta la pattuglia della Sezione Radiomobile di Modugno, che li ha fermati.

La successiva perquisizione veicolare ha consentito di rinvenire diversi attrezzi utilizzati per il taglio dei grossi cavi, materiale che è stato sottoposto a sequestro così come il furgone, di proprietà del 45enne. Mentre la refurtiva è stata restituita alla ditta titolare del cantiere ivi presente.

Le sorprese per i militari non sono finite lì poiché, giunti in caserma, si è accertato che il 45enne, è un sorvegliato speciale con obbligo di dimora in Bitonto, il quale quindi aveva violato le prescrizioni imposte dalla misura di prevenzione oltre che guidare con la patente revocata. L’uomo è stato quindi arrestato per furto aggravato e per la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Altrettanto grave è la posizione della 18enne, arrestata per furto aggravato: la stessa è risultata positiva al Covid-19. Infatti, si è poi accertato, che entrambi i soggetti erano in quarantena fiduciaria motivo per il quale sono stati anche contravvenzionati per l’inosservanza delle violazioni imposte per contrastare la diffusione del virus.

Entrambi, dopo le formalità di rito, sono stati accompagnati presso le rispettive abitazioni dove sono agli arresti domiciliari a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Cronaca

Palermo, arrestati per corruzione un ex funzionario del policlinico “Paolo Giaccone” e un imprenditore

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Mazzetta da 260 mila euro

Su delega della Procura della Repubblica di Palermo, i Finanzieri del locale Comando
Provinciale e i Carabinieri del NAS hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal
G.I.P. del Tribunale di Palermo con la quale sono stati applicati gli arresti domiciliari nei
confronti di:

  • Maurizio D’ANGELO (cl. 57 di Palermo), già segretario del Dipartimento dei servizi
    centrali dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo;
  • Alessandro CACCIOPPO (cl. 72 di Messina), già rappresentante legale della Italy
    Emergenza Cooperativa Sociale, con sede a Messina,
    indagati per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio unitamente a T.I. (cl. 79 di
    Palermo), S.M.L. (cl. 76 di Palermo) e G.F. (cl. 45 di Messina).
    Con il medesimo provvedimento, il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo di
    disponibilità finanziarie per 260.000 euro quale prezzo e profitto della corruzione.
    L’indagine, inizialmente avviata dai Carabinieri del NAS di Palermo, su segnalazione
    dell’azienda ospedaliera, ha evidenziato gravi anomalie nella gestione del servizio di
    trasporto ammalati all’interno del nosocomio, appaltato alla ITALY EMERGENZA nel 2012
    e svoltosi sino al 2018, con una spesa preventivata pari a 4,5 milioni di euro.
    Il pubblico funzionario D’ANGELO aveva, infatti, attestato la conformità delle fatture
    rilasciate dalla società nonostante fossero prive dei documenti e delle informazioni
    previste dal capitolato speciale d’appalto con particolare riguardo all’indicazione specifica
    dei servizi resi e nonostante fossero stati addebitati all’ente pubblico costi inerenti al
    personale già compresi nelle prestazioni remunerate.

Per effetto di tali atti contrari ai doveri d’ufficio l’azienda ospedaliera ha sostenuto un
maggiore costo pari a euro 3.367.800.
I successivi approfondimenti delegati agli specialisti del Nucleo di polizia economico-
finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, svolti attraverso complesse indagini
finanziarie e riscontri documentali, hanno consentito di contestare un patto corruttivo fra
il legale rappresentante della cooperativa CACCIOPPO e il pubblico funzionario
D’ANGELO, remunerato per la sua infedeltà con 130.000 euro, corrisposti attraverso
sofisticati stratagemmi per “schermare” gli illeciti flussi finanziari.
In un caso la cooperativa ITALY EMERGENZA ha corrisposto su un conto corrente
cointestato a T.I., figliastra del dipendente pubblico e al coniuge, S.M.L., la somma di €
80.000, poi pervenuta nella diretta disponibilità del D’ANGELO, artificiosamente
giustificata dalla volontà di risolvere bonariamente una potenziale controversia di lavoro a
fronte di una prestazione irregolare svolta dalla medesima T.I. nei confronti della
cooperativa, rapporto che si ritiene non sia in realtà mai avvenuto.
In un’altra circostanza, una società immobiliare, legalmente rappresentata da G.F., di
fatto collegata alla ITALY EMERGENZA, ha bonificato su un conto corrente, cointestato al
D’ANGELO e a un’anziana signora, ulteriori 50.000 euro.
Per giustificare il pagamento la società ha acquistato dalla donna un’immobile fatiscente,
contestualmente concesso in locazione alla suddetta cooperativa che, al di fuori da ogni
logica commerciale, versava immediatamente proprio la somma di 50.000 euro come
pagamento anticipato dei canoni di locazione per un periodo di sei anni, somma poi
entrata definitivamente nella disponibilità del pubblico funzionario.
L’odierna attività evidenzia, ulteriormente, il perdurante impegno della Procura della
Repubblica di Palermo, per il contrasto della corruzione e delle più gravi forme di reato
contro la Pubblica Amministrazione che sottraggono alla collettività risorse pubbliche,
incidendo pesantemente anche sulla qualità dei servizi forniti ai cittadini, soprattutto in
un settore delicato come quello della sanità.

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Cronaca

Milano, scacco matto a narcos e spacciatori: 37 arresti

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Nelle prime ore della mattinata, i Carabinieri del Comando Provinciale di Milano, nella suddetta Provincia e in quelle di Alessandria, Bergamo, Genova, Monza, Padova, Pavia, Roma, Varese, Vibo Valentia e Vicenza, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale meneghino su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia (Proc. Agg. D.ssa Alessandra DOLCI e Sost. Proc. Dr. Gianluca PRISCO), a carico di 37 soggetti (20 italiani e 17 stranieri, 27 dei quali verranno ristretti in carcere e 10 sottoposti agli arresti domiciliari), ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione finalizzata alla produzione, al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con le aggravanti della transnazionalità e della disponibilità di armi (artt. 74 e 73 DPR 309/90, art. 1, 2, 4 e 7 L. 895 del 1967).

L’operazione, denominata “Arhat”, scaturisce da un’indagine avviata nell’agosto del 2018 dai militari della Compagnia Carabinieri di Milano Duomo a seguito dall’arresto in flagranza di un cittadino italiano, trovato in possesso di 3,5 kg di sostanza stupefacente (tra cocaina, hashish e marijuana).

Le indagini hanno consentito l’individuazione di svariati gruppi criminali, tutti operanti nel capoluogo lombardo anche se con ramificazioni in altre aree del Paese, attivi nel traffico e nello spaccio di stupefacenti. Uno di tali gruppi è stato accertato essere composto da soggetti italiani (alcuni di origine calabrese), due dei quali sono risultati mantenere saldi rapporti con vertici ed emissari della ‘ndrangheta reggina. I restanti gruppi sono riconducibili a nuclei di origine eritrea e sudamericana, nonché ad alcune cellule, di varia nazionalità o etnia, tra loro indipendenti, che hanno tuttavia evidenziato una spiccata operatività transnazionale.

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