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Frosinone

PALIANO: IL TAR RESPINGE IL RICORSO DI ACEA E IL SERVIZIO IDRICO RESTA AL COMUNE

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Il ricorso presentato in febbraio da ACEA S.p.A. contro il Comune di Paliano era per ottenere la cessione degli impianti e delle reti del servizio idrico comunale

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Red. Cronaca

Paliano (FR) – Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione di Latina, con sentenza n. 415/16 ha dichiarato improcedibile il ricorso presentato in febbraio da ACEA S.p.A. contro il Comune di Paliano per ottenere la cessione degli impianti e delle reti del servizio idrico comunale.La bocciatura del ricorso fa seguito alla richiesta di salvaguardia promossa dall’amministrazione Alfieri all’indomani della notifica del ricorso al TAR da parte di ACEA, e segna una prima importante vittoria nella lotta per il mantenimento del servizio attualmente gestito da AMEA S.p.A.

"Il rigetto del ricorso di ACEA – ha dichiarato il sindaco Domenico Alfieri – ci conforta in questa nostra battaglia per garantire ai cittadini di Paliano l’indipendenza e l’autonomia nella gestione delle proprie risorse. L’acqua come bene pubblico è un valore a cui non possiamo, né vogliamo rinunciare. È nostra intenzione, quindi, mantenere il servizio idrico in AMEA S.p.A., ma oltre a perseguire lo scontro giudiziario contro ACEA dobbiamo far sì che AMEA stessa sia nelle condizioni economiche più solide e idonee per fronteggiare il mercato. Non dobbiamo infatti dimenticare che l’azienda nel 2014 era in perdita di circa 300mila euro nella gestione del servizio idrico. Oggi, chiedendo un sacrificio ai cittadini con l’adeguamento della parte fissa, abbiamo posto le basi affinché AMEA possa continuare a ricoprire il ruolo di gestore dell’acqua in maniera eccellente, così come garantito nei tanti anni di attività, e con tariffe per i cittadini di Paliano fortemente più basse rispetto all’ATO5. Adesso, da parte nostra, dobbiamo lavorare perché la richiesta di salvaguardia sia accettata, forti di quanto disposto dall’articolo 147 del Decreto Legislativo 152 del 2006".
 

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Cronaca

Frosinone, riapre la Questura con nuove modalità di accesso

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FROSINONE – La Questura di Frosinone riparte dopo il lockdown, resosi necessario per far fronte alla grave pandemia che ha colpito il nostro paese. Già nei giorni scorsi erano state rese note le nuove modalità di accesso all’Ufficio Immigrazione, che dalla sua riapertura riceve solo per appuntamento, ma è stato necessario fornire una più completa serie di indicazioni per tutti gli utenti che avranno bisogno di usufruire dei vari servizi della Questura.

All’ingresso della struttura è stata esposta apposita cartellonistica che riporta in italiano, francese, inglese e arabo le regole di comportamento da seguire per salvaguardare la propria e l’altrui salute. Ai cittadini che avranno necessità di recarsi presso l’ufficio di Polizia sarà inoltre richiesto di compilare un’autocertificazione, nella quale dovranno dichiarare quali sono le proprie condizioni di salute attuali rispetto alla presenza di sintomi riconducibili alla SARS-CoV-2.

Come per accedere in tutte le strutture pubbliche anche per far ingresso nella Questura di Frosinone sarà necessario munirsi di guanti e mascherina, mantenere la distanza di almeno 1 metro tra le persone, intrattenersi solo negli uffici d’interesse per il tempo strettamente necessario per il disbrigo della propria pratica e ovviamente non accedere in presenza di febbre o sintomi influenzali.

Gli ingressi saranno contingentati per evitare il sovraffollamento dei locali, pertanto si consiglia di recarsi presso la sede di Via Vado del Tufo solo in presenza di necessità e per il disbrigo di pratiche che non possono essere rimandate.

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Cronaca

Arce, morto Guglielmo Mollicone lo stesso giorno che sua figlia è scomparsa

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Si è spento Guglielmo Mollicone, il padre di Serena, la studentessa di Arce (Frosinone) uccisa nei primi giorni di giugno 2001 e ritrovata in un boschetto a poca distanza dal suo paese. “Serena adesso è con il suo papà”, ha scritto un familiare sui social. L’uomo, 72 anni, lo scorso novembre era stato colpito da un infarto e da allora era ricoverato in una struttura di lungodegenza.L’Osservatore d’Italia ha avuto modo di intervistarlo, parlarci. Ha lottato vent’anni per avere giustizia per sua Serena ma purtroppo è morto prima di vedere condannati gli assassini della sua giovane figlia.

Il padre di Serena non assisterà all’epilogo delle nuove indagini sull’omicidio di sua figlia avvenuto, per uno strano scherzo del destino, il 1° giugno del 2001. Esattamente 19 anni fa Serena usciva di casa per non rientrarci mai più. Guglielmo Mollicone aveva avuto un infarto mesi fa e il suo fisico non si era più ripreso. Muore mentre la giustizia, dopo anni di indagini e colpi di scena, aveva ora imboccata una strada netta chiedendo il rinvio a giudizio del maresciallo Franco Mottola, ex comandante della
stazione dei carabinieri di Arce, della moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale, e dell’appuntato Francesco Suprano. Mottola, i suoi familiari e Quatrale sono accusati di concorso in omicidio.

Il Covid-19 ha rallentato il processo – Era attesa per il mese di marzo la decisione da parte della procura sul processo a carico del maresciallo Franco Mottola, della moglie Anna Maria, del figlio Marco, del maresciallo Vincenzo Quatrale e dell’appuntato Francesco Suprano. Mottola, i suoi familiari e Quatrale sono accusati di concorso in omicidio. Per Quatrale si ipotizza anche l’istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi, mentre l’appuntato Francesco Suprano deve rispondere di favoreggiamento.

Spinta contro una porta in caserma e uccisa – Secondo la Procura di Cassino la studentessa morì dopo essere stata spinta contro una porta dentro la caserma dei carabinieri di Arce, forse dopo un litigio con il figlio di Mottola, Marco. La ricostruzione del delitto tratteggiata dalla perizia medico-legale indicò una compatibilità tra lo sfondamento della porta dell’alloggio della caserma dei carabinieri di Arce e la frattura cranica riportata dalla 18enne. Fu inoltre accertata la “compatibilità tra i microframmenti rinvenuti sul nastro adesivo che avvolgeva il capo della vittima e il legno della porta, così come con il coperchio di una caldaia della caserma”, aveva spiegato il procuratore di Cassino, Luciano d’Emmanuele.

Il corpo portato nel bosco dopo la morte – La svolta nelle indagini fu la perizia del Ris che rilevò come il corpo di Serena, ormai senza vita, fu spostato nel boschetto dell’Anitrella dove fu poi trovato con mani e piedi legati dal nastro adesivo e una busta di plastica in testa. Durante le nuove indagini, gli inquirenti hanno ascoltato 118 testi, molti dei quali scelti tra i 1.137 più volte sentiti nei diciotto anni di ricerca della verità per il delitto di Arce. La vicenda giudiziaria dell’omicidio della 18enne è stata lunga, tortuosa e segnata da episodi anche inquietanti. Due anni dopo il delitto fu arrestato con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere Carmine Belli, un carrozziere poi prosciolto nel 2006 da ogni accusa della Cassazione. Ad aggiungere mistero anche il suicidio del carabiniere Santino Tuzi che nel 2008, prima di essere ascoltato dai magistrati, si uccise sparandosi nella sua auto.

Un caso che resta avvolto dal mistero, un omicidio che potrebbe essere stato scatenato da un movente terribile: forse Serena il giorno in cui morì era andata nella caserma dei carabinieri per denunciare alcuni traffici legati alla droga. Successivamente la lite e poi la tragedia.

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Frosinone

Rocca d’Arce: messa blindata

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Continua senza sosta l’impegno delle Guardie Forestali Montane presiedute dal presidente sig. Rocco Simone. Nella mattinata di domenica. infatti, diversi volontari del gruppo di protezione civile G.F.A. Valle del Liri, su richiesta del parroco don Arcangelo D’Anastasio, si sono adoperate al fine di garantire sicurezza , salute e rispetto delle regole dei fedeli che hanno partecipato alla Santa Messa domenicale.
Presenti alla celebrazione eucaristica, oltre a diversi fedeli, il sindaco prof.ssa Rita Colafrancesco e il vicesindaco dott.ssa Marilena Di Folco che si sono complimentati con i volontari per l’eccellente organizzazione del servizio e soprattutto per l’ottima risposta dei cittadini nell’ osservare scrupolosamente le regole disposte dall’ultimo DPCM.
Infatti, il gruppo di P.C. Guardie Forestali Ambientali del presidente Simone, in forte collaborazione con il vicesindaco dott.ssa Di Folco si era adoperato giá da qualche giorno al fine di predisporre i banchi nel rispetto delle distanze, oltre che cartelloni per indicazioni alla cittadinanza, gel disinfettante per mani e mascherine per i fedeli.

Il consigliere nazionale ANCI Patrizio Di Folco ha desiderato complimentarsi, affermando:” “Rocca d’Arce è uno dei pochi paesi a zero contagio, il tutto grazie al forte impegno e alla sinergia dell’amministrazione comunale, delle forze dell’ ordine ,dei volontari della protezione civile e soprattutto dei cittadini che hanno dimostrato forte senso di responsabilità nel rispetto delle istituzioni , delle leggi e dei diversi regolamenti.Continuiamo così ed usciremo sicuramente vincitori da questa guerra invisibile. Grazie a tutti. Viva Rocca d’Arce , viva L’Italia .”

“Un plauso al corpo delle Guardie Forestali Ambientali Valle del Liri per il costante impegno a tutela del territorio e a salvaguardia della comunità. Questo periodo rappresenta una fase molto delicata e il supporto di tutti è fondamentale anche per garantire l’osservanza delle misure di contenimento come il distanziamento sociale”.ha concluso Gianluca Quadrini, commissario straordinario della XV Comunità Montana di Arce.

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