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Politica

Parla il papà di Luigi Di Maio: “Chiedo scusa, mio figlio non era a conoscenza di nulla”

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Luigi Di Maio non era a conoscenza dei lavoratori impiegati in nero nell’azienda del papà. Lo ribadisce lo stesso Antonio Di Maio nel video pubblicato sulla propria pagina Facebook, nel quale legge una lettera in cui spiega: “Sentivo il dovere di scrivere. Mi dispiace per mio figlio Luigi che stanno cercando di attaccare ma, come ho già detto, lui non ha la minima colpa e non era a conoscenza di nulla”.

“Chiedo scusa per gli errori che ho commesso, chiedo scusa alla mia famiglia per i dispiaceri che hanno provato, e chiedo scusa anche agli operai che hanno lavorato senza contratto per la mia azienda anni fa”. E’ quanto afferma Antonio Di Maio, papà del vicepremier Luigi, in un video pubblicato su Facebook nel quale racconta la sua verità sulle vicende relative alla sua azienda.

Luigi Di Maio avrà ancora voglia di “andare avanti”, dice il papà nel video su fb. “Ho nascosto i miei errori per un motivo banale che per me era importante, avevo paura di perdere la loro stima. Cosa che forse è accaduta comunque. Come ha scritto mia cugina ‘Non potendo attaccare l’onestà, la trasparenza e il coraggio di Luigi, ecco che sono partiti attacchi spropositati contro la sua famiglia pur di screditarlo e di togliergli la voglia di andare avanti’. Cosa che, se conosco mio figlio, non succederà”. “Io sono molto orgoglioso dei miei figli e sono orgoglioso di Luigi”, scrive ancora, aggiungendo che il vicepremier a volte gli ha dato una mano in azienda “come fanno tanti figli con i padri e ci sono tutti i documenti che lo provano, lui li ha già pubblicati”.

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Politica

Intenso vertice tra Conte, Salvini e Di Maio: mancano ancora 3 miliardi per evitare guai con Bruxelles

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Una riunione ristretta di un’ora per evitare che sulla manovra lo scontro tra M5S degeneri in crisi. Prima del vertice allargato sulla legge di bilancio a Palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte e i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini si vedono in una stanza separata. Sul tavolo ci sono alcuni dei nodi che, ormai da giorni, incendiano i rapporti tra M5S e Lega.

Conte invita i due contraenti di governo alla calma con un primo risultato: l’accordo sull’ecotassa è il simbolo della rinnovata tregua tra i vicepremier. Ma sull’altro nodo, quello delle coperture per il 2,04% con cui puntare a evitare le sanzioni Ue, manca ancora una soluzione e Di Maio e Salvini arrivano a Palazzo Chigi con la comune intenzioni di non cedere su reddito di cittadinanza e quota 100.

“Le coperture ci sono”, assicurano fonti di Palazzo Chigi a vertice ancora in corso spiegando che saranno prese dalle pieghe del bilancio. Ma la strada per trovarle, in realtà, è molto più laboriosa di quanto appaia.

Per sopperire alle richieste di Bruxelles servono almeno 3 miliardi. Conte, che si è intestato da giorni la partita del negoziato tra Italia e Ue, secondo quanto si apprende da fonti nell’esecutivo, avrebbe chiesto un ulteriore taglio di 1,5 miliardi alle due misure “bandiera” di M5S e Lega.

La richiesta non troverebbe, al momento, nessun placet né in Di Maio né in Salvini: oltre il taglio da 2 miliardi a cui si è pervenuti su reddito e quota 100 i due vicepremier non vanno. E torna, sullo sfondo, lo scontro tra M5S e Lega e l’ala moderata del governo, rappresentata da Conte e dal ministro del Tesoro Giovanni Tria.

Tanto che, a tarda notte e a riunione ancora non finita, rimbalzano voci secondo cui Conte, di fronte ai “no” dei suoi vice, avrebbe messo sul tavolo il suo incarico in caso dell’apertura di una procedura di infrazione da parte dell’Ue. Voci che fonti leghiste di governo smentiscono seccamente, parlando di “totale accordo” tra il presidente del Consiglio e i vicepremier su numeri e contenuti della manovra. La trattativa, nel governo e tra governo e Ue, però è tutt’altro che finita.

Il vertice allargato, al quale partecipa anche il titolare del Mef Giovanni Tria, il ministro Riccardo Fraccaro e i viceministri al Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia, inizia alle 21:30 circa e termina all’una del mattino, con ancora l’incognita dell’accordo con Bruxelles. Passi avanti notevoli vengono invece fatti sull’ecotassa.

L’imposta resta per le auto extralusso e i Suv ma non per quelle di piccola cilindrata. Un ecobonus fino a 6mila euro viene introdotto per chi compra elettriche e ibride. Il M5S ottiene anche l’ok al taglio alle pensioni d’oro fino al 40% – con cui si finanzierà “opzione donna” – e i fondi per le metro e le buche di Roma.

Via libera del governo anche sul taglio dei premi Inail (per un totale da 600 milioni) e sull’innalzamento per i sindaci della soglia degli appalti diretti da 40mila a 600 milioni di euro (quest’ultima norma voluta dalla Lega). Il bonus cultura, inoltre, non si applicherà più a concerti e cinema.

La manovra comincia comunque a prende forma e, assicurano a Palazzo Chigi, in giornata gli accordi presi stanotte saranno spiegati nei dettagli

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Editoriali

Reddito di cittadinanza e sussidi agli immigrati, spoltronire e appisolare allo stesso momento? Due facce della stessa medaglia

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Il reddito di cittadinanza e i sussidi agli immigranti si somigliano, hanno molto in comune, quasi quasi sembrerebbero uguali, ma non è così.
Tutti e due guardano verso la stessa fascia sociale, si prefiggono lo stesso scopo e ambedue sono amati e odiati, osannati ed osteggiati.
Il vento di sinistra critica, denigra e boccia il provvedimento “reddito di cittadinanza” e un vento di destra spazzerebbe via, se ne avesse l’autorità, tutti i sussidi agli immigrati.

Dal Centro Romanesco Trilussa il sonetto di Filippa dedicato al reddito di cittadinanza

Nell’ultimo dibattito in Camera sulla manovra M5s-Lega c’è stato un grandissimo dibattito sul famigerato reddito di cittadinanza.
Il deputato di Forza Italia, Alessandro Cattaneo, chiudendo il suo intervento, un monologo che risplendeva il genio oratorio dei Greci, ha criticato aspramente il provvedimento sostenendo che il reddito si dovrebbe riconoscere a chi produce e non ai fannulloni per stare sul divano. Come Cattaneo la pensano molti altri, la maggior parte personalità di sinistra come Fiano, Graziano Delrio, Anna Ascani, Francesco Boccia, Maria Elena Boschi e quasi tutto il Pd che si dichiarano contro il governo perché il “Reddito di cittadinanza non è manovra di sinistra, non crea lavoro”.

In un serrato dibattito su La7, c’è stata un’accesa polemica tra l’economista Antonio Maria Rinaldi e lo stesso deputato Cattaneo. Quest’ultimo è ritornato a ribadire:

“Se dal governo gialloverde fosse stato fatto un atto di coraggio, i 10 miliardi di euro che buttiamo al vento per il reddito di cittadinanza sarebbero potuti essere utilizzati per dare sgravi veri e sostanziali alle piccole imprese, cosa che non è stata fatta”.

Non c’è solo la sinistra che condanna il provvedimento del M5S, in fila si incontrano la Gelmini e altri 

Ultimamente si è aggregato al coro nei talk show Andrea Ruggeri, nipote di Bruno Vespa, nuovo responsabile tv di Forza Italia. Suonano tutti la stessa partitura e cioè: il reddito si dà a chi produce e non per stare in poltrona.

Non è per niente peregrina e fuori posto, però, l’obiezione che viene sollevata dalla destra nel dibattito.

Se il reddito si dà a chi produce, come spiegare il sussidio che si dà agli immigrati? Non starebbero in poltrona e neanche sul divano, però sta di fatto che li si trovano in giro, sulle panchine, sui marciapiede ed altrove senza produrre alcun bene.

Addirittura, a volte, qualcuno di loro, produce ben altro che “Beni per il Paese”

Lo Stato chiede ai Comuni di individuare delle strutture che possano accogliere gli stranieri e si impegna a versare un contributo di 30 euro oltre l’Iva al giorno per ciascuno straniero che chiede asilo politico

Il reddito di cittadinanza pesa sul bilancio dello Stato italiano, si prevedono euro 780,00/mese per ogni avente diritto, mentre a carico della collettività, il sussidio per ogni profugo pesa per euro 1.150,00/mese.
C’è chi ribatte dicendo che parte del sussidio agli immigranti proviene da stanziamenti Ue. Questi signori dimenticano che i contributi che formano quei fondi UE sono sempre a carico dei contribuenti, e non nascono nell’orto di Jean-Claude Juncker.

Il business dell’immigrazione

Un altro fatto da non trascurare è la corruzione, le frodi ed i grandi affari che ruotano intorno al tema immigrazione.
Vedi l’ultima inchiesta sulle cooperative di Catania. L’operazione chiamata “Black Job”, condotta dalla Guardia di Finanza, vede coinvolti l’ispettorato del lavoro, ex rappresentanti istituzionali e figure alte dell’ASP. Anche questa ha un costo sia sociale che economico.

Povertà autoctona e straniera

Come si può facilmente dedurre, il reddito di cittadinanza e il sussidio agli immigranti sono due provvedimenti che tendono a uno scopo comune, alleviare la povertà, la prima povertà autoctona e l’altra povertà straniera, ma sempre POVERTA’ rimane.
La differenza, secondo il Cattaneo ed altri, sta nel fatto che gli usufruttuari del reddito di cittadinanza, sempre secondo i Cattaneo, serve per fare spoltronire i giovani italiani mentre sorvolano che il sussidio fa appisolare gli immigranti sulle panchine ai giardini pubblici. Molti non riescono ad afferrare il distinguo. Non crediamo sia lessicale. Molto più probabile potrebbe essere questione di colore politico.

Emanuel Galea

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Economia e Finanza

Manovra, doccia fredda per l’Italia. Moscovici su deficit: “Ancora non ci siamo”

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Il commissario Pierre Moscovici incalza Roma sul deficit: “L’Italia dovrebbe compiere ulteriori sforzi per il Bilancio 2019, dice commentando l’annuncio del governo italiano di un deficit al 2,04% per il prossimo anno. “È un passo nella giusta direzione – afferma intervenendo presso la commissione affari economici del Senato, – ma ancora non ci siamo, ci sono ancora dei passi da fare, forse da entrambe le parti”.

Moscovici, torna a dire che la Francia di Emmmanuel Macron puo’ sforare il tetto del 3% per finanziare le misure volte a sedare la crisi dei gilet gialli, ma ha auspicato che questa violazione dei patti assunti con Bruxelles per il 2019 sia “piu’ limitata possibile” e “temporanea”.
Nessun commento alle parole di Moscovici da parte di Palazzo Chigi. Il presidente è concentrato sul negoziato. Quello che filtra da Palazzo Chigi è fiducia e orgoglio per la proposta fatta, che pure in una responsabile riduzione del rapporto deficit Pil lascia invariati redditi di cittadinanza e quota 100, coerentemente con quanto sempre promesso. Questa è la strada intrapresa e che si continuerà a percorrere, sottolineano fonti di Palazzo Chigi.

Ed intervengono anche i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini. “Continuiamo a sostenere con convinzione la nostra proposta – affermano in una nota -. Piena fiducia nel lavoro di Conte. Siamo persone di buon senso e soprattutto teniamo fede a ciò che avevamo promesso ai cittadini, mantenendo reddito di cittadinanza e quota 100 invariati. Manterremo tutti gli impegni presi, dal lavoro alla sicurezza, dalla salute alle pensioni senza penalizzazioni, dai risarcimenti ai truffati delle banche al sostegno alle imprese”.

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