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Parla il papà di Luigi Di Maio: “Chiedo scusa, mio figlio non era a conoscenza di nulla”

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Luigi Di Maio non era a conoscenza dei lavoratori impiegati in nero nell’azienda del papà. Lo ribadisce lo stesso Antonio Di Maio nel video pubblicato sulla propria pagina Facebook, nel quale legge una lettera in cui spiega: “Sentivo il dovere di scrivere. Mi dispiace per mio figlio Luigi che stanno cercando di attaccare ma, come ho già detto, lui non ha la minima colpa e non era a conoscenza di nulla”.

“Chiedo scusa per gli errori che ho commesso, chiedo scusa alla mia famiglia per i dispiaceri che hanno provato, e chiedo scusa anche agli operai che hanno lavorato senza contratto per la mia azienda anni fa”. E’ quanto afferma Antonio Di Maio, papà del vicepremier Luigi, in un video pubblicato su Facebook nel quale racconta la sua verità sulle vicende relative alla sua azienda.

Luigi Di Maio avrà ancora voglia di “andare avanti”, dice il papà nel video su fb. “Ho nascosto i miei errori per un motivo banale che per me era importante, avevo paura di perdere la loro stima. Cosa che forse è accaduta comunque. Come ha scritto mia cugina ‘Non potendo attaccare l’onestà, la trasparenza e il coraggio di Luigi, ecco che sono partiti attacchi spropositati contro la sua famiglia pur di screditarlo e di togliergli la voglia di andare avanti’. Cosa che, se conosco mio figlio, non succederà”. “Io sono molto orgoglioso dei miei figli e sono orgoglioso di Luigi”, scrive ancora, aggiungendo che il vicepremier a volte gli ha dato una mano in azienda “come fanno tanti figli con i padri e ci sono tutti i documenti che lo provano, lui li ha già pubblicati”.

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Politica

No SalvaRoma, Conte su tutte le furie e Salvini soddisfatto

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Dopo circa quattro ore termina uno dei Consigli dei ministri più tesi della storia giallo-verde. La riunione, alla fine, vede il vicepremier Matteo Salvini ottenere quanto aveva annunciato prima del Cdm alle telecamere: lo stralcio di gran parte della norma Salva Roma dal decreto crescita, in particolare dei commi 2,3,4,5 e 6. Ma le scorie della riunione non finiscono qui. Il M5S perde in Cdm ma annuncia battaglia in sede di conversione di legge del decreto e avverte il leader della Lega che non farà sconti sulla vicenda Siri.

La mossa del leader della Lega di annunciare lo stralcio del Salva Roma ai cronisti davanti Palazzo Chigi prima del Cdm fa andare su tutte le furie il premier Giuseppe Conte. “Non siamo tuoi passacarte”, avrebbe detto il capo del governo a Salvini invitandolo ad avere rispetto per l’organo collegiale di governo.

Ad alzare la tensione della riunione è anche il caso Armando Siri

Il M5S pone la questione al centro delle battute iniziali del Cdm, mantenendo il punto sulla necessità che il sottosegretario leghista si dimetta. I toni si alzano attorno al tavolo di governo dove, alle 20, si presentano i ministri leghisti al gran completo mentre tra i M5S sono presenti solo Alberto Bonisoli, Elisabetta Trenta e Barbara Lezzi. Luigi Di Maio arriva alle 21, dopo aver registrato “diMartedì” e aver visto, dagli studi di La7, il suo alleato annunciare vittoria sulla norma Salva Raggi fuori dalla sede di governo. “La Lega è soddisfatta, i debiti della Raggi non saranno pagati da tutti gli italiani ma restano in carico al sindaco”, esulta Salvini a fine serata. “La norma è stata approvata a metà, con i commi 1 e 7. E’ un punto di partenza, sul resto decideranno le Camere”, replicano fonti di governo M5S. Mentre, dal Campidoglio, la reazione allo stralcio della norma è secca. Se la norma alla fine non passasse Lega avrebbe fatto un dispetto a tutti i romani, sarebbe stato lo sfogo della sindaca Virginia Raggi ai suoi.

Passa, apparentemente senza problemi, la norma sui rimborsi ai risparmiatori truffati delle banche. E il tetto dell’indennizzo diretto, tra la soddisfazione del M5S, aumenta da 100mila a 200mila.

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Politica

Decreto “SalvaRoma”, c’è chi dice no e chi dice si: la nuova telenovelas Lega e M5s

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Il vicepremier Matteo Salvini è arrivato poco dopo le 19 a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri. Alla riunione, che deve ancora iniziare, ci sono tutti i ministri della Lega ma sono diverse le assenze tra i 5 Stelle, a cominciare da Luigi Di Maio.

Sono almeno tre, a quanto si apprende da fonti di governo M5S, i ministri del M5S presenti al Consiglio dei ministri sul decreto crescita. Si tratta del ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, della ministra della Difesa Elisabetta Trenta e della ministra per il Sud Barbara Lezzi. Tutti presenti, invece, i ministri leghisti, come sottolineato sin dall’inizio da fonti del partito di Salvini. Presente anche il sottosegretario Giancarlo Giorgetti.

‘Salva Roma fuori da dl crescita. Provvedimento ad hoc per tutti i comuni’. Lo afferma Matteo Salvini parlando con i cronisti davanti Palazzo Chigi.

“Nessuna crisi di governo, l’Italia ha bisogno di un governo per 4 anni”, sottolinea Salvini. “Il mio rapporto è con il M5S è buono, non ho tempo e voglia per litigare con nessuno”, aggiunge.
“Sì”. Replica così il Salvini a chi gli chiede se il sottosegretario Armando Siri resterà al suo posto. E a chi gli chiede se ha parlato del caso con il titolare del Mit Danilo Toninelli, Salvini replica: “Toninelli non c’è”.

“Quando si parla di crescita è importante esserci”. Lo stralcio del “salva Roma” dal decreto “l’ho concordato con chi c’era”. Lo afferma il vicepremier Salvini parlando con i cronisti e facendo riferimento alle diverse assenze registrate tra i membri del governo M5S in Consiglio dei ministri.

Nel decreto crescita è stata inserita la norma che permette la partenza del fondo di indennizzo per i rimborsi dei risparmiatori coinvolti nei crack bancari. Lo ha annunciato il vicepremier, Matteo Salvini, parlando davanti a Palazzo Chigi. “So che sono in corso altre interlocuzioni a Roma e a Bruxelles” per allargare ulteriormente la platea, ma c’é “urgenza di rimborsare da subito” chi è più in difficoltà, ha aggiunto.

Ma fonti di governo del M5s smentiscono.”Non è stato discusso il decreto crescita” in Cdm, “dunque non si è potuto stralciare nulla, meno che meno il salva Roma”

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Editoriali

L’Africa non è il Klondike e l’Europa non è la terra promessa

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L’Europa non è la terra promessa, non è il paese “buono e spazioso, il paese dove scorre latte e miele” come quello promesso agli Israeliti liberati dall’Egitto, descritto in Esodo 3:8. D’altro canto, nell’Africa, ahinoi, già dall’inizio del XV° secolo si annunciava l’alba precorritrice di una corsa al saccheggio di risorse umane e naturali, un facsimile della corsa all’oro del Klondike che ebbe inizio nel 1896 attirando gente di tutto il mondo, perché al contrario di quello che si possa credere, l’Africa non è povera altrimenti non si capisce perché dovrebbe interessare tanto alle multinazionali.

Sarebbe interessante allora capire perché tanti giovani africani lasciano la loro terra, rischiando tutto, attraversando il deserto, sfidando torture e affrontando le perfide onde del mediterraneo per giungere in Europa.
Molti di loro sono più che consapevoli che il loro faticoso viaggio sarà interrotto in Libia e lì, il loro sogno s’infrangerà incontrando la spietata disumanità degli scafisti e dei trafficanti di uomini . L’attuale conflitto in atto in Libia aggrava la già precaria situazione dei migliaia di migranti .
Perché in Italia, in particolare, si vuole convincere tutti della povertà del continente africano e si investe di anatemi e si scomunica chiunque osi mettere in dubbio questo “dogma”. Qui invece questo dogma si contesta e si cerca di illustrare un’altra verità di quella che si vuole fare veicolare.
.Fondi, finanziamenti, sussidi e aiuti a pioggia dall’Europa all’Africa
Il 16 gennaio 2019 la Commissione europea ha adottato il budget annuale umanitario di 1.6 miliardi di euro per il 2019, il cosiddetto “budget iniziale”. Questo è il budget più alto finora adottato dall’Ue per crisi umanitarie.

In un articolo di Galli della Loggia sul Corriere , il 28.6.2018 si leggeva che l’UE versa 14 miliardi di euro in media ogni anno. A questi, continua il politologo, vanno contati i fondi che si versano alla Libia e alla Turchia per contrastare l’immigrazione. Ancora da conteggiare i fiumi di versamenti che l’Africa beneficia anche in parte dei 51,5 miliardi di euro del Fondo Europeo di sviluppo (FES), fondo istituito nel 1957 nel Trattato di Roma, che l’Unione europea ha messo a disposizione per il periodo 2014-2020. Se poi si considerano le contribuzioni e le donazioni varie da parte del volontariato ed a questi si sommano le spese che l’Italia e altri paesi Ue sostengono per il mantenimento degli immigrati già sul territorio, si avrà infine un costo globale, anche se molto approssimativo, di quello che implica la voce “immigrazione”.

Da tutte queste elargizioni, quante effettivamente arrivano agli africani in crisi?

Facile rispondere alla domanda. Mentre il paese è ricco di risorse, la popolazione ha un livello di povertà assoluto. Lo sfruttamento è generale. Le immense ricchezze del continente sono sempre state oggetto di scambio commerciale con l’esterno e con evidente vantaggio di mercati stranieri.
Il ricavo economico delle svariate risorse del continente, risorse naturali, idriche, forestali, energetiche come petrolio e gas, minerarie come oro, argento,diamanti ,ferro, rame, carbone, bauxite, titanio, uranio e non solo e poi i prodotti per l’esportazione come il caffè, il cotone, il cacao, il tè e le gomme, non coinvolgono la popolazione. Si calcola che il loro livello di povertà sia di un dollaro Usa per giorno.

L’Africa è il paese degli estremi opposti

Nel continente però,ci sono anche territori con livelli di vita al pari di quelli occidentali. Uno di questi è il Sudafrica. Si trovano grandi aziende agricole, grandi strutture industriali, grandi aziende che hanno rilevanza mondiale. A modo esemplificativo si cita la SAB – South African Brewery che con una continua politica di acquisizione in tutto il mondo è attualmente il primo produttore di birra. Controlla fra l’altro la Peroni italiana.
Da non sottovalutare il settore terziario, sia dei servizi che del turismo che dimostra una continua crescita, godendo di risorse naturali accessibili e una buona stabilità in Namibia, Kenya, Egitto, Marocco e Etiopia.
Fiore all’occhiello dell’economia di successo è quella degli stati isolani di Seychelles, Riunione, Mauritius e Capo Verde.

Ritorna la domanda: perché tanta gioventù cerca allora di espatriare?
A questa domanda già in parte è stato risposto. Le cause geografiche e climatiche c’entrano in parte. Le guerre tribali non dovrebbero influenzare,perché ogni paese ha avuto la sua brava guerra, il suo bravo periodo di terrorismo e la gioventù non è espatriata , al contrario sono rimasti per difendere territorio e popolazioni.

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita.(Confucio)

E’ un fatto innegabile che la ricostruzione industriale dell’Europa, le nascenti economie asiatiche e persino lo sviluppo industriale americano hanno tutti lucrato di materie prime a basso costo “saccheggiate” dal continente, facendo sì che l’Africa anziché godere di un sviluppo industriale e agricolo che avrebbe dovuto produrre nuovi posti di lavoro, in realtà ha subito un sfruttamento minerario senza alcun beneficio per le popolazioni indigene. Le stesse potenze europee hanno amministrato nuovi territori e c’è chi li amministra tutt’ora, per averne un beneficio economico senza investire nel futuro di quella gente.

Il Papa emerito Benedetto XVI sostiene il diritto di non emigrare:
“Nel contesto socio-politico attuale, però, prima ancora che il diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra, ripetendo con il Beato (ora Santo) Giovanni Paolo II che “diritto primario dell’uomo è di vivere nella propria patria: diritto che però diventa effettivo solo se si tengono costantemente sotto controllo i fattori che spingono all’emigrazione”, (Discorso al IV Congresso mondiale delle Migrazioni, 1998)”.

Fermo restando il diritto sacrosanto a non emigrare, cioè il diritto a essere in condizione di rimanere nella propria terra; constatato che le potenzialità del continente sono immense e non aspettano che di essere messe a disposizione delle comunità locali ;visto che l’Europa e non solo, stanziano miliardi di euro come aiuti; visto e considerato che da indagini fatte, di tutti questi miliardi alla popolazione non arrivano che pochi spiccioli; assodato che le multinazionali sono quelle che da sempre hanno lucrato sulle ricche risorse del continente, è arrivato il momento di cambiare politiche. Anziché elargire miliardi e miliardi, consegnandoli in mani a chi finora non ha saputo tradurli in strutture e benessere per gli africani, l’Europa e l’occidente dovrebbero cambiare politica e cioè anziché soldi liquidi inviare ditte, ingegneri, tecnici e quant’altro con progettazioni per avviare strutture, costruire strade, ponti, porti, vie di comunicazione anche fluviali, adoperando il know how europeo, impegnando mano d’opera indigena, pagandola con salari contrattuali normali.

Solo così si potranno evitare a migliaia di emigranti di arenarsi nei campi in Libia, cadere nelle mani dei trafficanti per poi essere usati dai partiti per le campagne elettorali.

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